Home / Post taggati"Politica"

 

Un tempo era facile sapere da che parte stare; si stava sempre dalla parte dei buoni, di quelli che non sarebbero mai stati capaci di fare del male a nessuno. Si stava dalla parte degli eroi, ma non quelli visti alla Tv. Si stava dalla parte di quelli che erano eroi ai nostri occhi, gli eroi del quotidiano: un padre, per esempio, il carabiniere che sconfigge il crimine, la maestra che ci prendeva sulle gambe e ci rassicurava che tutto sarebbe andato per il meglio, il parroco di provincia, che regalava il pallone ai più piccoli del quartiere e li invitava a giocare nel cortile della chiesa, dopo la scuola.

Oppure accadeva che si guardasse a “eroi” politici come Berlinguer che sosteneva quanto il mondo, anche quello terribile e intricato potrebbe essere conosciuto, interpretato, trasformato, messo al servizio dell’uomo, del suo benessere e della sua felicità, e che questo “lottare” deve essere l’obiettivo che riempie degnamente una vita; Lui, che sosteneva che se i giovani si impadronissero di ogni ramo del sapere e se lottassero a fianco del lavoratore e dell’oppresso non ci sarebbe scampo per il vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.

Ad oggi i giovani non hanno più nulla di ciò che necessiterebbe loro, per diventare quei giovani a cui Berlinguer si rivolgeva. Non hanno ideali, non hanno eroi; Non hanno più passioni e non hanno più punti di riferimento; Hanno tutto quel che vogliono, senza sapere cosa farne, con quel tutto.

Oggi è difficile capire da che parte stare.
Dal pulpito son tutti bravi a descrivere un mondo che non esiste, perché quel che esiste, nel disegno di qualcuno, fa paura perché in quel disegno c’è odio, c’è mancanza di rispetto per la dignità dell’uomo…c’è una deriva umana, che è dietro l’angolo di casa, che si radica sempre più ed è pronta a travolgerci. Il buono si nasconde, gioca a nascondino, mette alla prova la nostra capacità di riconoscerlo. E nell’epoca della notizia in tempo reale, alcune reazioni sono talmente imprevedibili che anche il più perspicace fa fatica a trovare una soluzione immediata a problemi troppo grandi, per essere sanati senza una strategia a lungo termine. La stampa fa quel che può, non sempre quel che deve. La difficoltà di scegliere “come darla” una notizia è pari a volte, alla maldestrezza nella tempestività che spesso va a discapito della correttezza dei dati forniti. Non dovrebbe mai valere quel che la gente vuole, come notizia, ma la notizia nella sua veridicità, con tutto quello che reca in sé.

Viviamo in un momento storico in cui non si riesce più a contenere la rabbia, l’egoismo e la violenza. E’ lo stesso periodo in cui, però, si pensa che siano sempre gli altri, il problema, che alcune cose non ci toccheranno mai, come se fossimo gli unici dotati di ottime dosi di lucidità. E’ lo stesso periodo in cui con estrema nonchalance ci si gira dall’altra parte, se si vede qualcosa si fa finta di non vedere, se si sente qualcosa si fa finta di non sentire. E quel che “non vedi” o “non senti” oggi, domani produrrà effetti devastanti, e tutti quelli che “tanto ad un metro dal mio culo, accada quel che accada” sono quelli che alla fine si domandano anche “perché“, alcune cose accadano sempre più spesso.

I fatti che la stampa sta sviscerando negli ultimi giorni sono proprio il termometro di alcune situazioni che stanno sfuggendo di mano; sfuggono di mano allo Stato che dovrebbe fare di più e meglio, sfuggono di mano a chi dovrebbe vigilare e finiscono dritti dritti in mano all’opinione pubblica che come un moderno Ponzio Pilato decide chi debba morire – in fatto di notizia – e chi debba continuare a vivere. E la stampa usa il termometro della suscettibilità, dell’impressionabilità che la società ormai inevitabilmente esprime, pur senza volerlo.

Ma quel di cui si deve dar conto – adesso e non domani –  è la mancanza di rispetto, di valori, di cultura, di integrazione e di onestà. Qui non si gioca più a chi ce l’ha più grosso, “il titolo”…Il titolo in borsa, il titolo di studio, il titolo sui giornali, il titolo ecclesiastico.

Qui non si gioca più, e basta. Perché l’apocalisse, la deriva umana è sotto gli occhi di tutti, basta guardare, basta smettere di far finta che alcune cose siano solo frutto di fatalità oppure “statisticamente” accettabili. Perché non è più concepibile che la politica alimenti odio e razzismo, che a sua volta innesca a catena altrettanti atteggiamenti di odio e di razzismo che si tramutano in offese da parte di un adulto in metro, verso un ragazzino di colore, dodicenne, italiano, o in minacce di morte da parte di docenti che dovrebbero insegnarlo, il rispetto, ed invece diventano l’esempio più becero, più offensivo di quella vita che andrebbe difesa e protetta, a qualunque costo.

E allora quei padri che uccidono i loro figli, e che sono anche quegli uomini dell’Arma, che dovrebbero essere l’emblema del buono che sa sempre cosa fare? Dirà più di qualcuno. Sono anch’essi vittime di un sistema di mancanze. Non sono innocenti, sia chiaro. Sono colpevoli di aver commesso dei crimini orribili e che forse, si sarebbero potuti evitare. Sono vittime di un sistema di mancanze, sì. Perché manca chi ascolta ciò che si consuma in silenzio, chi non insegna più a distinguere tra ciò che è tuo e ciò che ti appartiene, chi non difende quando ancora è possibili, chi non sa più indicare la strada, per scovare quel bene, che gioca a nascondino.

E allora cosa resta?
Per adesso, resta il ricordo di ciò che non è più; resta il ricordo di famiglie che non ci sono più, di ideali che non ci sono più, di onestà che non c’è più.
Resta in un figlio, il ricordo di quel padre che è morto facendo il suo dovere, in quello Stato che il suo dovere, forse, non lo sa fare più.

 

Attualmente, tutta l’arte del politico, consiste nel suscitare l’indifferenza del popolo
[Jean Baudrillard – Filosofo e Sociologo francese 27 luglio 1929/ 6 marzo 2007]

 

Simona Stammelluti

 

 

 

«Esprimo le mie più vive felicitazioni a Marcello Fiori per il nuovo importante incarico di coordinatore nazionale degli Enti locali del partito – afferma il senatore di Forza Italia, Francesco Scoma – . È un giusto riconoscimento ad un uomo che ha dimostrato grandi capacità, stimolando con ascolto e pazienza la nascita di più di 12000 Club Forza Silvio, da quando ne è responsabile nazionale. Ha incoraggiato le tante anime del partito rimaste fedeli a Silvio Berlusconi a non mollare e a continuare a credere nel progetto».