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Torna dal 4 all’ 8 settembre 2019 – presso il parco Anna Bracci –  Primavalle…mica l’ultima: la manifestazione, giunta all’ottava edizione. Alberto Laurenti, Luciano Lembo, Ariele Vincenti, Emilio Stella, Rino Gaetano Band, Orchestraccia, Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, Maurizio Fortini e I Musici Romani, Daniele Coccia, The Raggae Circus di Adriano Bono saranno solo alcuni dei protagonisti dell’evento.

La festa, torna finalmente in scena dopo un anno sabbatico e si riprende lo spazio che merita.

“Dodici mesi di pausa racconta Simone Conte dell’associazione Vengo da Primavalle – utili per ricaricare le pile e ripartire dalle belle motivazioni che ci hanno accompagnato in questi anni. Organizzare un appuntamento di questa portata non è semplice, soprattutto se si vuole garantire il massimo della qualità e contemporaneamente offrire alla cittadinanza circa quaranta ore di eventi live a ingresso gratuito. Il nostro obiettivo è duplice: riqualificare le zone degradate e portare cultura in un quartiere considerato, troppo spesso, dormitorio. A distanza di tempo sono ancora le stesse finalità a darci la carica e a motivarci a crescere. Noi, non molliamo”.

L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE.

Primavalle … mica l’ultima! – che ha il patrocinio gratuito di ATER ROMA E ASL ROMA 1è la festa promossa dall’associazione “Vengo da Primavalle”, associazione nata da un gruppo di cittadini uniti dalla voglia di mostrare il volto migliore di Primavalle. 40 ore di programmazione live tra teatro, danza, comicità, concerti, dibattiti, e artisti di strada per rendere questa ottava edizione indimenticabile.L’elemento che rende la festa Primavalle…mica l’ultima! un appuntamento atteso dalla cittadinanza (avvicinando al parco Anna Bracci e agli eventi culturali le diverse fasce d’età) è senza dubbio la fitta programmazione di spettacoli dal vivo di generi diversi. Uno ricco spazio multidisciplinare di alta qualità. La scelta stessa del nome dell’evento rappresenta il desiderio di risvegliare l’orgoglio di una periferia troppe volte raccontata solo con immagini di degrado, che invece dimostra di essere luogo di produzione culturale, in grado di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto.

Si parte in bellezza il 4 settembre con Mezzo Pieno Mezzo Vòto Maurizio Fortini e I Musici Romani in concerto con la partecipazione straordinaria di Daniele Coccia Paifelman, Cristiana Polegri e Rude MC. Grande appuntamento giovedì 5 settembre con  Tutte le strade portano ar core! di e con Ariele Vincenti, Er Pinto, Emilio Stella e a seguire Improvvisando di e con Alberto Laurenti e Luciano Lembo. Venerdì 6 settembre serata ricca di musica con Civico 33 e a seguire la Rino Gaetano Band. Sabato 7 protagonisti Bim Bum Band e subito dopo The Raggae Circus di Adriano Bono. Gran finale domenica 8: alle 20.00 andrà in scena Fino alle stelle scalata in musica lungo lo stivale di e con Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, per la regia di Raffaele Latagliata; a seguire l’imperdibile concerto dell’Orchestraccia. 

 

PROGRAMMA GIORNALIERO DETTAGLIATO

Tutti i giorni dalle ore 18:00: Apertura stand. Laboratori artistici a cura dell’Associazione Cantieri dello Spettacolo. Animazione e intrattenimento a cura di CreatoriDiSorrisi.net. Concerti a cura di musicisti itineranti.​​​​

Da mercoledì a venerdì sarà presente la Asl Roma 1 per attività informative, di controllo e prevenzione

Presenteranno le serate: Claudia Portale, Chiara De Felice, Athenea Borgel e Silvano Passamonti

Mercoledì 4 settembre

19:00 Akuna Malata – I tamburi di strada in concerto

19:30 “Verano” di Armando Ottaiano e “Il decimo giorno” di Alberto Ventimiglia, a cura delle Edizioni Ponte Sisto. Intervista a cura di Marco Della Porta

20:30 Verrospia in concerto

22:00. “Mezzo Pieno Mezzo Vòto” Maurizio Fortini e I MUSICI ROMANI in concerto con la partecipazione straordinaria di Daniele Coccia Paifelman, Cristiana Polegri e Rude MC

Durante la serata lezione di bachata e animazione latina con i maestri Riccardo e Rebecca Rossi, scuola Salsa Easy

 

Giovedì 5 settembre

19:00 Accademia de I MUSICI in concerto

19:30 “C’è un fiume che passa” di Emanuela Sanna, a cura delle Edizioni Ponte Sisto. Intervista a cura di Marco Della Porta

20:30 “Tutte le strade portano ar core!” di e con Ariele Vincenti, Er Pinto, Emilio Stella

22:00. Il Puff presenta “Improvvisando” di e con Alberto Laurenti e Luciano Lembo

Durante la serata esibizioni di danze orientali con la maestra Ilaria Iajaa e di danze caraibiche con il maestro Fabio Locatelli, scuola Eleish Dance Academy

Venerdì 6 settembre

18:00 Passeggiata tra i murales guidata dai ragazzi del laboratorio “Street Art Trip” con il supporto del collettivo artistico “Invisibile – Ex Muracci Nostri”

19:00 Presentazione del progetto “RelAzioni a catena – comunità educante in movimento”. Dibattito sui temi della dispersione scolastica e valorizzazione del territorio, a cura di Associazione AIM. “RelAzioni a catena” è un progetto selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

19:30 “Il pozzo delle nebbie” di Roberto Morassut e “Five” di Carmelo Lavorino, a cura delle Edizioni Ponte Sisto. Intervista a cura di Marco Della Porta

20:30 Civico 33 in concerto

22:00. Rino Gaetano Band

Durante la serata:

– esibizione di spettacolo del fuoco a cura di Le Khaleesi;

– show di Burlesque con Agnes V. Julie.

Sabato 7 settembre

19:00 “Note libere”, spettacolo musicale di teatro di figura a cura di Federica Mancini, Teatro La Casetta, Cantieri dello Spettacolo

19:30 “Battito di ciglia” di Giorgio Cameli, a cura delle Edizioni Ponte Sisto. Intervista a cura di Marco Della Porta

20:00 Dimostrazione di Boxe controllata a cura della Marco Aurelio Boxe

20:30 Bim Bum Band in concerto

22:00. The Raggae Circus di Adriano Bono

Durante la serata:

– esibizioni di danze orientali a cura dell’Accademia Bollywood Club. Direzione artistica Gabriella Singh;

– show di Burlesque con Agnes V. Julie

Domenica 8 settembre

19:00 GEO (Gift Economy Orchestra) di Primavalle. L’originale orchestra di quartiere in concerto

19:30 “Ordinaria diversità” di Elena Improta, a cura delle Edizioni Ponte Sisto. Intervista a cura di Marco Della Porta

20:00 “Fino alle stelle – scalata in musica lungo lo stivale” di Tiziano Caputo e Agnese Fallongo Regia di Raffaele Latagliata

22:00. Orchestraccia

23:30 Chiusura festa, Fuochi d’artificio

Durante la serata:

– esibizioni di danze orientali con la maestra Helena e di hip hop con la maestra Mary Neri, scuola Stile Danza e Fitness Center;

– show di Burlesque con Agnes V. Julie

 

foto corriere della sera

È Vanessa Redgrave, l’attrice premio Oscar nel 1978, che al Teatro Greco di Siracusa  il prossimo 12 giugno, riceverà l’Eschilo d’oro

 

La Fondazione Inda assegnerà il prestigioso riconoscimento all’interprete britannica Vanessa Redgrave  che ha fatto la storia mondiale del cinema e del teatro e che in carriera ha vinto un premio Oscar come attrice non protagonista per Giulia, il film diretto da Frank Zinnemann con Jane Fonda, ha ricevuto in carriera sei nomination all’Oscar, e ha ottenuto due Golden Globe, un Bafta, due Prix al Festival di Cannes, la Coppa Volpi a Venezia, due Emmy e, in campo teatrale, un Tony Award e un Olivier Award, entrambi come miglior attrice.

La cerimonia di consegna dell’Eschilo d’Oro, il riconoscimento assegnato dal 1960 dalla Fondazione Inda a personalità che si sono internazionalmente distinte nel teatro classico e negli studi sulla classicità greca e latina, è in programma il 12 giugno al Teatro Greco di Siracusa prima della replica di Elena di Euripide. L’Eschilo d’oro nel corso degli anni è stato assegnato tra gli stranieri ai registi Theo Anghelopulos, Ariane Mnouchkine e Peter Stein ma anche a Vittorio Gassman, Giorgio Albertazzi e Irene Papas. Vanessa Redgrave è interprete di innumerevoli produzioni teatrali, dagli inizi con i testi di William Shakespeare, Anton Cechov, Henrik Ibsen, Bertolt Brecht al Tony Award vinto nel 2003 come miglior attrice per Il lungo viaggio verso la notte di Eugene O’Neill.

Lunghissima e pluripremiata la carriera cinematografica con Redgrave interprete di alcune delle pellicole che hanno segnato la storia del cinema, da Blow-up di Michelangelo Antonioni ad Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet. L’attrice è anche Andromaca nelle Troiane di Micheal Cacoyannis ed è stata protagonista di produzioni televisive di grande qualità come il film Fania che le consente nel 1980 di ricevere l’Emmy Award come miglior attrice. Nel 2018 le è stato conferito il Leone d’oro alla carriera alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Da sempre impegnata politicamente e per il rispetto dei diritti umani, Vanessa Redgrave è ambasciatrice dell’Unicef e il 12 giugno, prima di ricevere l’Eschilo d’oro, presenterà al Teatro comunale di Siracusa, Sea Sorrow. Il film documentario, diretto dall’interprete britannica racconta la storia passata e presente dei rifugiati in Europa concentrandosi in particolare sui bambini rifugiati. La proiezione del film documentario è organizzata dalla Fondazione Inda in collaborazione con l’Ortigia Film Festival.

Nella Stagione 2019 della Fondazione Inda anche due eventi speciali: l’omaggio a Pina Bausch, lunedì 3 giugno alle 18, nel salone Amorelli di Palazzo Greco, in corso Matteotti a Siracusa. “Il mito greco nelle Tanzoper di Pina Bausch” è il titolo dell’incontro che vedrà Marinella Guatterini commentare Ifigenia in Tauride e Orfeo ed Euridice. Il 10 giugno, alle 18, in piazza Minerva, nel centro storico di Ortigia, è invece in programma “Voci. impronte femminili nella città antica”, in collaborazione con enciclopediadelledonne.it  Le attrici della Stagione 2019 al Teatro Greco di Siracusa e personalità siracusane come il questore Gabriella Ioppolo, il Sovrintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa Irene Donatella Aprile, Maria Musumeci, direttore del Polo regionale di Siracusa per i siti e i musei archeologici e poi ancora Simona Arnone, dirigente scolastico e Cettina Voza, storica e scrittrice, leggeranno alcuni brani dedicati a donne dell’antichità, da Santippe a Saffo, da Artemisia a Santa Lucia.

Il presidente della Fondazione Inda Francesco Italia, il consigliere delegato Mariarita Sgarlata e il sovrintendente Antonio Calbi hanno illustrato questa mattina anche il programma della Giornata mondiale del rifugiato. Il 17 giugno, in collaborazione con UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sul palco del Teatro Greco di Siracusa, dalle 21, si alterneranno artisti come Tullio Solenghi, Maddalena Crippa, Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi, gli attori della Stagione 2019 al Teatro Greco di Siracusa, gli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico e poi ancora Bernard Dika, il ventenne nato in Albania, arrivato in Italia insieme ai genitori quando aveva ancora pochi mesi di vita e insignito del titolo di Alfiere della Repubblica italiana, a dicembre del 2016, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel corso della serata, che vedrà anche la partecipazione dei rappresentanti dell’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati, è in programma lo spettacolo L’Abisso di e con Davide Enia. La Fondazione Inda è partner per il tredicesimo anno di UNHCR e anche quest’anno parte del ricavato dalla vendita dei biglietti sarà devoluto in beneficenza.

Tra giugno e luglio sono poi previsti gli incontri all’Orecchio di Dionisio con gli interventi dello scrittore e saggista Claudio Magris, il 19 giugno su Alcesti, Euridice e l’idea del tempo; di Luciano Canfora il 25 giugno sul tema Il colpo di stato di Lisistrata; il 29 giugno con l’attrice e scrittrice Lella Costa che dialogherà con Margherita Rubino su Donne e guerra in Aristofane. A chiudere i quattro incontri sarà Eva Cantarella, lunedì 1 luglio, con un intervento su Donne e misoginia nel mondo antico. Tutti gli incontri sono in programma alle 17,30 e sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Il 21 giugno, alle 21, al Teatro Greco di Siracusa appuntamento con Agon, il processo simulato ai personaggi degli spettacoli classici. A organizzare l’evento, che si tiene al Teatro Greco di Siracusa dal 2009, sono la Fondazione Inda, The Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, l’Associazione Amici dell’Inda e l’Ordine degli Avvocati di Siracusa. Sul banco degli imputati per l’edizione 2019 di Agon salirà Elena interpretata nelle Troiane da Viola Graziosi. Processo a Elena: artefice o vittima della guerra di Troia? è il titolo della serata che vedrà l’ex magistrato Gherardo Colombo sostenere l’accusa contro Elena, Vittorio Manes, avvocato e professore ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna ricoprire i panni del legale difensore mentre la giuria sarà presieduta da Livia Pomodoro, ex presidente del Tribunale di Milano, e composta da Giuseppina Paterniti Martello, direttrice del Tg3 e Loredana Faraci, docente all’Accademia delle Belle arti di Roma. Protagoniste della serata saranno anche le attrici Laura Marinoni, interprete di Elena nell’Elena di Euripide diretto da Davide Livermore e Maddalena Crippa, Ecuba nelle Troiane con la regia di Muriel Mayette-Holtz. Come ogni anno, dopo il dibattimento la giuria popolare, costituita dal pubblico che seguirà il processo, esprimerà il proprio giudizio di condanna o assoluzione nei confronti dell’imputata.

 

Presentata la stagione 2019 2020 del Teatro della Cometa: undici titoli in abbonamento compongono il ricco cartellone. Un programma variegato per soddisfare gusti e sensibilità diverse che si caratterizza per la qualità delle proposte 

Esistere e resistere in una società che non sempre riconosce la specificità del ruolo del teatro e della cultura. È questo lo spunto di riflessione che ha guidato la composizione della stagione 2019| 2020 del Teatro della Cometa.

Ci sono gesti e luoghi che ci aprono a una parte nascosta della nostra identità ed il teatro è il luogo per eccellenza dell’identità. Sempre più frequentemente si sottolinea l’importanza del “fattore cultura” e se ne evidenzia la specificità. La cultura non è una risorsa come tutte le altre. Ed e ancor più vero che qualche volta è una risorsa migliore di altre. Il teatro è l’occasione più stimolante, è la più potente agenzia produttrice di significato di cui la società possa disporre. Eppure il mondo dello spettacolo attraversa da ormai troppo tempo una fase di faticosa transizione, in cui gli sforzi di rilancio del settore si devono confrontare quotidianamente con antiche insensibilità e pregiudiziali distrazioni.

Pertanto è necessario resistere ed esistere, perché l’arte è tra le attività umane quella che più di altre contribuisce a conoscere profondamente la realtà e la vita, a comprenderle nella loro complessità e nella loro essenza, a cogliere e nello stesso tempo a creare il loro senso ed il loro significato e ad individuare e prefigurare le linee di sviluppo della storia del rapporto dell’uomo con il mondo.

Undici titoli in abbonamento compongono il ricco cartellone 2019/20 della stagione del Teatro della Cometa. “Gli spettacoli sono stati selezionati – spiega il Direttore Artistico Giorgio Barattolo – come sempre con l’intento di incontrare i più diversi gusti non solo dei nostri abbonati che di anno in anno rinnovano la fiducia, ma anche quelli di un nuovo pubblico che siamo desiderosi di accogliere nel nostro teatro. Generi diversi per divertire, emozionare e riflettere. Un programma variegato per soddisfare gusti e sensibilità diverse che si caratterizza per la qualità delle proposte”.

Il sipario si apre il 9 ottobre con VALIUM una commedia anti stress di Alessandro Sena, con Niccolò Albanese, Stefano Antonucci, Giorgio Carosi, Marine Galstyan, Raffaele La Pegna, Giada Lorusso, Valeria Romanelli, Vittoria Rossi, Francesco Sgro. Il 30 ottobre Simona Marchini e Susy Del Giudice saranno i protagonisti di EXIT – Grazie dei fiori, regia Giovanni Esposito. Il 13 novembre debutterà lo spettacolo 7 ANNI con Giorgio Marchesi, Massimiliano Vado, Pierpaolo De Mejo, Serena Iansiti, Arcangelo Iannace, per la regia di Francesco Frangipane. Il 4 dicembre si va …FINO ALLE STELLE!  scalata in musica lungo lo stivale di e con Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, regia di Raffaele Latagliata. Il 20 dicembre è la volta di NON È VERO MA CI CREDO di Peppino De Filippo con Enzo Decaro per la regia Leo Muscato. Il 15 gennaio alla Cometa arriva LISISTRATA da Aristofane, con Gaia De Laurentiis, Stefano Artissunch, Gian Paolo Valentini, Stefano Tosoni, con la regia Stefano Artissunch. Il 29 gennaio Pino Insegno e Alessia Navarro saranno i protagonisti di IMPARARE AD AMARSI regia Siddhartha Prestinari. Dal 19 febbraio Marco Falaguasta porterà in scena NEANCHE IL TEMPO DI PIACERSI per la regia di Tiziana Foschi. Il 4 marzo alla Cometa arriva IL TEST con Roberto Ciufoli, Benedicta Boccoli, Simone Colombari, Sarah Biacchi, con la regia di Roberto Ciufoli. Dal 25 marzo Luca De Bei e Barbara Porta porteranno in scena CHE TE LO DICO A FARE, testo e regia Luca De Bei. Si conclude la stagione con IL MISTERO DEL CALZINO BUCATO con Marco Zadra, Marco Morandi, Marco Spampy che sarà in scena dal 15 aprile.

Prosegue anche in questa stagione il Nuovo Salotto Cometa: da ottobre ad aprile un venerdì al mese organizzeremo nel foyer del teatro, l’Aperitivo Culturale del nuovo Salotto Cometa: tra food, cultura e performance, si racconteranno progetti, idee, storie, per favorire conversazioni, connessioni, in un clima famigliare e accogliente; il teatro non deve essere considerato un luogo d’eccezione, ma deve essere una casa da vivere pienamente. Mettetevi comodi nel Salotto Buono di Roma e seguite la Cometa.

 

Se il teatro non fosse solo un’entità artistica che si consuma su tavole del palcoscenico, dovrebbe inchinarsi davanti a tanta bravura.

E’ una bravura che stupisce, incanta e a volte disarma, durante quei 100 minuti in cui si consuma in modo originale e intenso, un monologo difficile da dimenticare, e che ti rimbomba dentro per molti giorni a venire. Ti rimbomba dentro in quelle riflessioni che innesca, in quelle parole ripetute che diventano tue, in quelle domande che ti poni circa la tua vita di donna, non solo in quanto tale, ma anche in relazione al mondo maschile e alle vicissitudini che la vita ti mostra sotto forma di sfida.

In tournée fino a maggio, con PFF – Piano Forte Forte trisonata per corpo femminile e pianoforte, una eclettica, talentuosa e affascinante Valentina Cidda, diretta da Valentino Infuso – che ha scritto il testo e ne ha curato la regia – in quella che senza dubbio si può definire come una delle “mise en scène” più belle, appassionate, coinvolgenti e realistiche che il teatro possa regalare.

Valentina Cidda non è solo un’attrice ma anche una pianista che durante lo spettacolo mostra particolare virtuosismo artistico. In scena lei e un pianoforte a coda, che si piega ad ogni sua esigenza espressiva. Un pianoforte che sa essere Piano e poi Forte e Forte ancora, mentre la musica che ne viene fuori è protagonista anch’essa. Un pianoforte che è suo complice, a volte rifugio, spazio da vivere, piccolo mondo che lei sposta e di cui mostra il profilo mentre fa un viaggio nei passaggi della vita, dalla nascita fino alla fine, fino a quel momento nel quale se non ti fermi la vita ti inghiotte, se non recidi alcuni legami finisci per soccombe, se non fai pace con te stessa, non saprai mai chi sei.

Il monologo, che racchiude in se la forza di una voce sola,  si sviluppa su tre tempi;  tre sonate, tre momenti dell’esistenza, tre stadi di mutamento che Valentino Infuso scrive con una disarmante lucidità, mettendo a nudo corpo e anima, l’essenza umana ed espressiva di una donna, unendo l’artista al suo pianoforte e riuscendo in maniera affilata a volte, a coniugare tutto al femminile, tirando fuori probabilmente, quel femminile che risiede in lui in maniera profonda, scrivendo e traducendo in linguaggio teatrale ogni dettaglio di un viaggio i cui colori prendono mille sfumature, diventano potenti, prorompenti, appaganti. E’ come se tutte le emozioni, che iniziano piano ma poi diventano forti e ancor più forti durante la performance e che Valentina racconta, vive e suda, in scena, in qualche modo avessero attraversato anche lui.

Mai un uomo è stato così tanto spietato e chirurgico come è stato Infuso, nel tracciare le prove, le trasformazioni, le paure in cui viene rinchiusa una donna, e l’inferno nel quale a volte finisce, dopo essere venuta al mondo.

Valentina è sola in scena, ma sa essere tanti personaggi, fuori e dentro di lei, sa disegnare con la sua magistrale interpretazione la vita di una donna che nasce, cresce, che soffre, soccombe, subisce violenza, e poi si innamora, e che passa la vita a cercare di capire … a capire tutto e tutti, e la risposta la trova solo nel finale, e la consegna anche al suo pubblico.

Una Valentina Cidda che sa dare vita in maniera realistica ad ogni sfumatura emotiva, dalla paura alla speranza, dall’illusione alla resa e mostra il pianto, il dolore, la delusione. E tutto questo lo fa attraverso le tre parti dello spettacolo, che sono tre fasi dell’esistenza e tre momenti di mutamento, accompagnate da tre sonate: Origine del male, inferno e guarigione.

L’attrice si muove nello spazio con la consapevolezza del suo corpo, bello e agile, si serve del pianoforte sul quale sale, oltre che suonarlo con tutte le parti del corpo e in posizioni particolarissime che mostrano non soltanto una bravura come pianista ma anche una concentrazione impeccabile, dell’artista. Non si fa fatica a realizzare quando lungo e meticoloso sia stato il lavoro sul suo corpo, considerato che ogni movimento, ogni gesto, ogni espressione sono perfettamente intonate all’esigenza di un sentimento, che in scena viene scolpito, modellato, plasmato.

La nascita, una violenza subìta da bambina per mano di uno zio, rapporti come vuoti a perdere, mentre si subisce il dolore  nascosto nelle pieghe di un finto amore, il perdono che non cancella colpe; e poi ancora la presenza ingombrante di una madre che per sua vanità esalta momenti comuni come se fossero talenti e che è assente quando la figlia ha bisogno che qualcuno le dica di “non farlo”. Un padre  che non c’è – “papàà?!? Papà non c’è” –   che lascia biglietti asettici, la giovinezza che lascia il posto all’età adulta, ai tacchi a spillo e ai progetti finiti in frantumi, mentre la narrazione si fa intensa e poi drammatica, si fa ironica a volte, ma al contempo spietata.

Le gambe di Valentina Cidda in scena sono protagoniste e disegnano non solo la storia narrata, ma anche i passi andati, quelli perduti e quelli in bilico sul ciglio di un precipizio che è anche emotivo.

I cambi d’abito, bianco, nero, rosso, e un pantalone di pelle attillato nell’ultima parte della pièce prima del finale, sono intonati alle intenzioni dell’autore. Com’è vero che quando tutto è chiaro, bastano due tratti per raccontare una storia.

Il dramma che si consuma in scena è così prorompente che ti prende allo stomaco, che ti fa sentire, avvertire, provare l’angoscia, il peso degli sbagli, i rigurgiti di rancore ed è facile restare impigliati in uno stato estatico, in cui si sublimano e si mescolano finzione e realtà.

E mai scema durante quei 100 minuti la bravura di una pianista che quello strumento lo sa far sussurrare, sussultare, stridere, armonizzare. Quelle musiche, quelle sonate che nascono sulla scena, per la scena, nate da un gesto che si fa suono e poi musica, e la musica torna ad essere parola, e poi risata, lacrima, impeto di rabbia, slancio e commozione.

I brani suonati e cantati nella seconda parte (seconda sonata) segnano la bravura di Valentina Cidda come compositrice.

E così  dopo aver proposto seduta al pianoforte e inguainata in un pantalone di pelle,  il brano  “Ammazza la mamma”, la protagonista del monologo Mina Vlad, ormai divenuta donna in carriera, racconta di aver scritto quel pezzo per la colonna sonora dell’omonimo film vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino.

Se questo spettacolo è un po’ una favola moderna, allora il connubio tra Valentina e il suo pianoforte costituisce l’incantesimo, capace di comunicare, anestetizzare, risvegliare la consapevolezza di sé.

“Posizione a signorina”, “capisco … capisco tutto io” sono alcune delle espressioni che segnano il corso del racconto portato in scena e che potremmo tutti provare a raccontare, ognuno per quel che resta della scia di talento e di significato che il teatro di Valentino Infuso e Valentina Cidda lasciano sera dopo sera nei teatri italiani, ma l’unica cosa che va fatta è andarsi a sedere in platea, per vivere qualcosa che ci appartiene e che non si comprende mai fino in fondo, fin quando non si inciampa nella “posizione giusta”.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesca Benedetti sarà la protagonista dal 23 al 31 Marzo 2019, al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico) di Ecuba di Euripide, drammaturgia e regia di Giuseppe Argirò. In scena un cast d’eccellenza: Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Maurizio Palladino, Maria Cristina Fioretti, Viola Graziosi, Elisabetta Arosio.

 

Francesca Benedetti – Premio Le Maschere 2018 – è la straordinaria interprete che veste i panni della regina di Troia. Ecuba incarna una sofferenza senza fine, consumata in una disperata solitudine. Troia è caduta e le donne di Ilio attendono la sorte riservata ai vinti. Lo spettro della guerra si svuota di ogni significato ideologico e declina la violenza in tutte le sue varianti, propagandosi come una malattia senza cura. Vittime e carnefici vengono accomunati dalla sopraffazione. In un momento di assenza di pace, in cui i teatri di guerra sono molteplici, raccontare gli orrori della violenza è un dovere etico. La drammaturgia di Euripide raffigura l’ineluttabilità della storia umana e l’indifferenza degli dei, spettatori attoniti e crudeli di fronte allo stupefacente spettacolo del mondo.

In più di sessant’anni di carriera Francesca Benedetti ha interpretato i più importanti ruoli femminili della storia del teatro classico e contemporaneo, e ispirato i più grandi registi italiani da Missiroli a Castri, da Cobelli a Ronconi a Strehler. Nata a Urbino, artista ecclettica di straordinario talento, racconta: “Ci sono tre eventi che nella mia vita artistica sono stati fondamentali e mi piace sempre ricordarli: nel 1974 lo spettacolo “Macbetto” scritto per me da Giovanni Testori (premio la Maschera con Lauro d’Oro), nel 1976 “Il Temporale” di Strindberg con la regia di Giorgio Strehler, fino ad arrivare al 1983 anno in cui con Emilio Isgrò fondammo le “Orestiadi” di Gibellina (protagonista per tre anni nel ruolo di Clitennestra)”.

Note di Regia di Giuseppe Argirò

Troia è caduta e in quel lembo di terra che separa il Chersoneso dalle macerie della città, le donne di Ilio attendono la sorte riservata ai vinti. Nella terra di Tracia i Greci aspettano venti Propizi alla navigazione, che potrà essere ripresa solo dopo il sacrificio di Polissena, superstite principessa troiana. La vittima immolata dagli Achei costituirà l’estremo onore riservato ad Achille e favorirà il viaggio di ritorno. Ecuba, la regina di Troia, dovrà subire questa decisione, frutto del l’orrore del conflitto sullo sfondo della città distrutta. La moglie di Priamo dovrà assistere a quest’ennesimo scempio in terra di Tracia, dove il più giovane dei suoi figli, Polidoro è stato ucciso dal re Polimestore, al quale il ragazzo era stato affidato con un ingente quantità d’oro nel tentativo di salvarlo. Questi i presupposti dell’azione drammatica che alimentano il dolore e i propositi di vendetta di Ecuba.

La protagonista di Euripide incarna una sofferenza senza fine, consumata in una disperata solitudine: Ecuba rappresenta il dolore assoluto, senza alcuna catarsi. In questo scenario bellico, lo spettro della guerra si svuota di ogni significato ideologico e declina la violenza in tutte le sue varianti che si propaga come una malattia senza cura, dai vincitori, ai vinti; vittime e carnefici vengono cosi accomunati dalla sopraffazione. Ecuba, custode della memoria della stirpe troiana, annientata dai Greci, non lascerà scampo al traditore Polimestore, infliggendogli un castigo tremendo. Una madre senza patria e senza figli mette in scena un dolore trasfigurante, irripetibile a qualsiasi latitudine scenica, come ci ricorda Amleto citando la complessità dell’arte teatrale. Protagonista di quest’ impresa è Francesca Benedetti, un’attrice multiforme ed emotivamente intelligente nel cogliere le peripezie dell’animo umano. Nello spettacolo sarà coadiuvata da Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Viola Graziosi. In un momento di assenza i pace in cui i teatri di guerra sono molteplici, raccontare gli orrori della violenza è un dovere etico che valica l’ aspetto estetico e ritrova le sue ragioni più profonde nel dibattito democratico, che solo il linguaggio scenico sa rendere evidente, nella sua necessità. La drammaturgia di Euripide raffigura l’ineluttabilità della storia umana e l’indifferenza degli dei, spettatori attoniti e crudeli di fronte allo stupefacente spettacolo del mondo.

 

 

Risonanze Magnetiche scritto e diretto da Alessandra Panelli, sarà in scena al Teatro della Cometa dal 26 marzo al 7 aprile,  con Mauro Marino, Barbara Porta, Costanza Castracane

La storia di due donne e un uomo che “nel mezzo del cammin di loro vita” si trovano ad un bivio: soccombere all’ineluttabilità delle cose, così come le vorrebbe un certo modo di pensare, o trovare la forza per reagire e reinventarsi in una nuova esistenza vitale e fantasiosa.

Una sorta di favola che i tre amici raccontano al pubblico, consapevoli del grande bisogno che c’è di credere ancora nella forza dell’amicizia, sentimento a volte sottovalutato a favore di altri considerati più forti come l’amore o spesso confuso con la connivenza o con l’evasione dall’impegno.

In un arco di tempo che va dal 1990 ad oggi, in un curioso intreccio di personaggi ed eventi che li vede collegati prima ancora che loro stessi sappiano di esserlo, i protagonisti si incontrano e, attraverso la loro capacità di cogliere i segni che magicamente si presentano sul loro cammino, riescono a fondersi in un’amicizia speciale grazie alla quale è possibile risuonare magneticamente insieme e costruire una nuova idea di futuro.

Al teatro Manzoni di Roma dal 28 marzo al 21 aprile va in scena “2 Donne in Fuga…”

Un testo di successo, in Francia, soprattutto a Parigi. Due attrici grandiose – Marisa Laurito e Fioretta Mari – che lo reciteranno come fosse stato scritto per loro. Questo è 2 Donne in Fuga… tratto da Le fuggitive di Pierre Palmade e Christophe Duthuron, per l’adattamento di Mario Scaletta e la regia di Nicasio Anzelmo, in scena al Teatro Manzoni dal 28 marzo al 21 aprile.

Due donne si incontrano di notte su una strada statale mentre fanno l’autostop. Entrambe fuggono dalla loro vita, Margherita da 30 anni di vita di casalinga, moglie e madre repressa, Clorinda detta Clo dalla casa di riposo dove il figlio l’ha parcheggiata dopo la morte del marito. L’incontro suscita le battute più divertenti, per il luogo e l’ora equivoci.

Clo ha un temperamento forte e, nonostante l’età, non si lascia intimidire da Margherita, più giovane ma anche più sprovveduta. E’ l’inizio di un’avventura che vede le due donne viaggiare in autostop, interpretando una commedia dalle battute felici che non sono mai fini a se stesse ma servono a costruire con ironia i caratteri diversissimi delle due donne.

Così mentre la progressione narrativa della commedia, sviluppata per brevi scene autonome, eleganti e funzionali, vede le due donne avventurarsi in situazioni diversissime (dalla strada provinciale al cimitero, dalla fattoria alla casa di estranei nella quale entrano come due ladre…), dalle quali scaturiscono battute e situazioni divertentissime, ogni scena aggiunge un tassello alla vita e alla psicologia delle due protagoniste mostrando allo spettatore il nascere di una vera amicizia. Si ride di gusto per l’ironia e l’arguzia delle battute e si sorride nel riconoscere, nelle due protagoniste, alcuni aspetti della nostra vita, a volte pavida, altre volte più temeraria, in un perfetto equilibrio tra commedia e vita (vera), niente affatto retorico.  Uno spettacolo perfetto, da vedere e portare nel cuore per il resto della vita.

 

Sarà in scena al Teatro Stanze Segrete a Roma, dal 5 al 10 marzo 2019, LA CASA DEL PADRE scritto e interpretato da Giovanna Lombardi, con la regia  di Francesca Fiorentino

La poesia, la dolcezza, il coraggio, l’amore, le emozioni, i ricordi, la sfrontatezza, l’audacia, la tenerezza…tutta la bellezza della scrittura di Giovanna Lombardi.

La casa, nido di amore e protezione. La casa del Padre, luogo senza contaminazioni del figlio Primogenito, non atteso.Generato da padre sicuro e madre incerta.

Storia surreale e grottesca, raccontata da Miranda, che conduce lo spettatore nel mondo degli arcani e, tra la figura del Matto, dell’Eremita, della Papessa e della Vergine folle, incarna l’Archetipo.

Come in una fiaba antica, lo spettacolo, arricchito da musica, poesia e bel canto, è un ritorno all’origine, alla propria dimora: Itaca.

La protagonista, Miranda, dopo tante peripezie, giunge a comprendere la Legge del Padre e a superarla grazie alla riscoperta del “femminile”.

Dopo Diario Licenzioso di una Cameriera e Il fantastico mondo di Ivanilda, Giovanna Lombardi torna al Teatro Stanze segrete con un nuovo viaggio in una dimensione spesso volutamente nascosta: la nostra profonda interiorità. Lo spazio teatrale diviene un involucro dove tutto diventa occasione di fantasticherie.

Note Di Autore Di Giovanna Lombardi

La realizzazione di un testo simbolico rende il racconto non affidato all’interpretazione dell’attore, ma agli Arcani, che riportano, tra il ludico ed il complesso, lo spettatore a una memoria collettiva, per lo più “subconscia”, di ordine esoterico.
Il personaggio va ad incarnare, di volta in volta, l’archetipo e in modo spettrale, trasparente, riflette il segreto recondito e occulto che ogni arcano rappresenta.
L’arcano del Mondo, nell’epilogo, così racchiude tante forme e porta a rivelare il tutto come Unità.
Attraverso lo sguardo, lo spettatore, se accetta di tramutarsi in ciò che vede, come in uno specchio, vedrà il significato svelarsi piano piano in un riflesso.
Ho voluto eliminare ogni concetto di separazione, individualità e quindi femminilità e mascolinità.
Una donna può essere attiva e un uomo ricettivo, in questo modo, la madre incerta e il padre certo rompe gli stereotipi e il mentale affidandosi al racconto fiabesco di un bambino che tutto crede, tutto spera e così, fecondo, materializza il divino in sé.

 

Sarà in scena al Piccolo Eliseo dal 21 febbraio al 3 marzo 2019, SHAKESPEA RE DI NAPOLI, lo spettacolo che da 25 anni attraversa i palcoscenici dei teatri italiani ed esteri. Il testo di Ruggero Cappuccio, pubblicato nella Collana Classici Einaudi è interpretato da Claudio Di Palma e Ciro Damiano. La messinscena nata al Festival di Sant’Arcangelo diretto da Leo De Berardinis nel 1994 ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. Shakespea Re di Napoli continua ad affascinare platee e generazioni diverse costituendo uno dei rarissimi esempi di lunga durata nell’ambito delle produzioni private italiane.

Shakespea Re di Napoli nasce da questo perché: la morte è quel sogno ad occhi chiusi che nella vita facciamo ad occhi aperti. Il mio difetto è credere solo negli aldilà, oltre il visibile, oltre il reale, la parola, il teatro.  Siamo nei primi anni del Seicento. Desiderio torna a Napoli dopo un avventuroso naufragio e riabbraccia il suo vecchio amico Zoroastro. A lui racconta di aver vissuto a lungo a  Londra e di essere diventato il più grande interprete dei personaggi femminili del grande drammaturgo inglese. Zoroastro è incredulo, sospetta che Desiderio stia narrando una delle raffinate menzogne cui lo ha abituato fin da ragazzo. La sfida interiore tra i due amici va avanti tra altissima poesia e tagliente comicità, mentre il mistero si estende progressivamente sulle loro vite. Così, nella storia appaiono misteriosi fotogrammi: le sabbie, il Seicento, la peste, un quadro, un baule, l’inchiostro sbiadito dei Sonetti di Shakespeare. Una nave affondata. Un anello perduto. Desiderio e Zoroastro: due amici sorpresi nell’abbraccio di un addio e di un ritorno. L’Inghilterra. Il genio. La bellezza. Le lettere dell’eros del grande poeta di Stratford . Tutto fiammeggia in una lingua che è intima di un’idea della partitura, della concertazione, del suono, in cui i sensi impongono una comunicazione intuitiva fondata sull’indicibile del compositore, l’indicibile dell’interprete, l’indicibile dell’ascoltatore. Solo il non detto è degno di essere letto. Solo i silenzi possono veramente essere ascoltati. Il conflitto e confronto del teatro elisabettiano con le forme espressive della Napoli barocca sono i presupposti per l’invenzione di una sinfonia del dire, specchiata in significati e ritmi che tendono alla sospensione assoluta di una storia nel tempo. La menzogna, l’indimostrabilità, la falsificazione dei fatti come gesto eversivo in grado di estendere i confini della verità sono in questa scrittura le luci che affermano e negano ogni cosa. Dopo tutto l’arte somiglia alla ricerca di prove che dimostrino eventi mai accaduti.

​ ​ Ruggero Cappuccio  

PFF – Trisonata per corpo femminile e pianoforte, scritto e diretto da Valentino Infuso, con Valentina Cidda, che sarà in tournée fino a maggio 2019, debutterà in prima nazionale a Roma al Cometa Off dal 15 al 20 gennaio

“Prendete la forza espressiva di Jessica Biel, la carica devastata di Lana Del Rey, il rock di Sheryl Crow, la schiettezza di Alanis Morrissette, centrifugate… Ecco ci avviciniamo a questa interprete… Il poderoso testo è un apertura a cuore sanguinante messa in prosa dal regista e drammaturgo con enorme sensibilità e allo stesso tempo crudezza…”

Tommaso Chimenti

Un’opera teatrale perfettamente compiuta che ti ferisce e ti accarezza, fusione ed equilibrio fra vena drammatica e comica, che arriva a vertici inaspettati e travolgenti in un turbinio di emozioni, il tutto impreziosito da momenti di grande virtuosismo interpretativo e brillantezza musicale. Uno spettacolo capace di coniugare con grande sensibilità artistica parole, musiche e movimento in un racconto intenso, sconvolgente. Tutto questo è PFF – Trisonata per corpo femminile e pianoforte, scritto e diretto da Valentino Infuso, con Valentina Cidda, che ne compone anche le musiche originali.

PFF, pronunciato con la f prolungata, come un lungo sospiro che contiene ogni sfumatura emotiva, dal pianto al sollievo, dalla fatica alla resa, dalla disperazione alla speranza, dall’ illusione al disincanto, dalla dolcezza al dolore, dall’inizio alla fine, dalla fine ad un nuovo inizio…è il racconto di una donna, è la storia di una vita, narrata per narrare tante vite…narrata per parlare a tutti, donne e uomini.

 PFF è una favola tenebrosa e delicata, rude e dolcissima, spietata e amorevole…una favola i cui personaggi prendono vita plasmati dall’invisibile ad ogni istante, dove tutto è all’ultimo fiato, senza tregua, dove la storia di una vita si fa tessuto intrecciato di dolore e bellezza, un segreto di liberazione, un’ affresco intimo e profondissimo sull’anima umana…

PFF – Trisonata per corpo femminile e Pianoforte” è un opera alchemica,  e, come tale, drammaturgicamente si compone appunto, di “tre sonate” che insieme incarnano una sinfonia complessa, coraggiosa, sfrontata. Tre parti, tre fasi dell’esistenza, i tre stadi di mutamento dal piombo esistenziale alla ricerca dell’oro che siamo e possiamo Essere…

Nella prima sonata, “Origini” (del male), si  narra la nascita, “la caduta dell’angelo”, l’inizio del viaggio terrestre di una piccola donna che comincia a poco a poco ad essere piegata, logorata, congelata, dalle grandi bugie del mondo degli “adulti”: le aspettative, il giudizio, l’inganno, la prima violenza, la vergogna, la fuga da se stessi, lo smarrimento, la paura, il senso di colpa, la ricerca disperata di un respiro d’amore autentico che manca, manca sempre, manca ovunque, manca da sempre, …

La seconda sonata, “Inferno”, si apre con l’avvio verso la vita da “signorina”, e percorre, attraverso i passaggi del diventare donna, gli schemi che, dal primo germe di dolore originario, vanno a crearsi e ripetersi ostinatamente, sciami di demoni evocati e nutriti costantemente in un anelito inarrestabile di autodistruzione…la tensione alla vita, l’omicidio continuo di ognuno per mano di ognuno, il disincanto, il dolore, la fuga, la rabbia che salva dalla disperazione ma lo fa avvelenando inesorabilmente il cuore…

La terza sonata, è “Guarigione”. La trasformazione. E’ la dissoluzione dell’ego, la fine di ogni pretesa, la consapevolezza incarnata, la responsabilità riconosciuta, l’accoglienza della Bellezza, la resa. E’ un monologo muto, dove il vuoto purifica la parola…e la restituisce scarnificata e leggera, libera e solenne nella sua trasparenza inafferrabile.

PFF è uno spettacolo così perfettamente tessuto da sembrare un essere vivente di per sé palpitante, bruciante, urgente, divorante e fecondo, fiero, vero.

Avevo da tempo il sogno di mettere in scena un monologo che raccontasse una Vita,  attraverso l’interazione unica con il pianoforte, ma non avrei mai potuto realizzarlo senza la geniale scrittura e la straordinaria, folle, pazzesca regia di Valentino Infuso…dichiara l’attrice Valentina Cidda.  

Il Pianoforte, si fa essere in carne ed ossa, fedele compagno di scena, vissuto, attraversato, suonato e suonato magicamente, con le mani, i piedi, il corpo, l’anima, penetrato, abitato, logorato dal sangue e dal sudore e glorificato dalla pace di una trasformazione che è catarsi reale, nuda, e senza filtri.

Note di Regia e drammaturgia.

 Scrivere uno spettacolo per corpo (e anima) femminile e pianoforte. Ecco. Una bella scommessa in principio.

Il viaggio di Piano, Forte, Forte, è iniziato così, “semplicemente”, da un “discorso” intorno all’essere umano. Che si tratti di un viaggio nel femminile, questo è un “dettaglio”, è semplicemente un colore, una sfumatura, ma una sfumatura intensa, potente, di quelle che emanano odore proprio, che ha richiesto a me – e lo ha fatto senza mezzi termini – non la comprensione della sensibilità femminile ma l’emersione spudorata del mio femminile profondo. E di questo ringrazio tutte le donne che sono stato nelle vite precedenti. Ogni esperienza raccontata e rivissuta in scena da Valentina, infatti, è stata scritta attraverso la mia Verità, nulla di quello che racconto io in parole e lei in corpo, voce e sudore, è arrivato nelle sue vene senza che sia transitato per le mie, e, contemporaneamente PFF è PFF proprio perché creato e vivente attraverso ciò che Valentina Cidda è, nel corpo, nella voce, nel sentire, nella musica. Nessun altro potrebbe interpretare questo testo ed incarnare questa regia.”

 Valentino Infuso