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Lunedì 13 settembre ore 21.00

ROBERTO HERLITZKA LEGGE DANTE

a cura di Antonio Calenda

produzione Gruppo della Creta

Prosegue la lettura integrale di Roberto Herlitzka della Divina Commedia a cura di Antonio Calenda.

Dopo l’Inferno, letto nel mese di maggio del 2021, Roberto Herlitzka torna al TeatroBasilica per completare la meravigliosa impresa di leggere integralmente l’opera di Dante Alighieri.

Il primo appuntamento si terrà lunedì 13 settembre con la lettura dei primi sei canti del Purgatorio, a cura di Antonio Calenda. produzione Gruppo della Creta

In questo 2021 che celebra i 700 anni dalla sua morte, il Sommo Poeta non smette di riservarci sorprese: con Roberto Herlitzka il linguaggio simbolico, allegorico, anagogico e metaforico della Commedia, si farà ancor più avvincente guardando quell’oltre, croce e delizia per ogni essere umano spesso costretto a saper “come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e ’l salir per l’altrui scale” e che, in qualunque condizione umana interiore ed esteriore si trovi, aspirerà sempre “a riveder le stelle”.

Questi tutti gli appuntamenti con Roberto Herlitzka

13 e 27 settembre

4 e 18 ottobre

2, 15, 29 novembre

13 dicembre

Sarà in scena in prima nazionale presso il Teatro Antico di Segesta nell’ambito delle Dionisiache 2021, Romeo e Giulietta di William Shakespeare, con la regia di Nicasio Anzelmo.

In scena Giovedì, 19 agosto, ore 19.15, venerdì 20, sabato 21, domenica 22, mercoledì 25, giovedì 26 agosto ore 19.15  Simone Coppo (Romeo), Eleonora De Luca (Giulietta) e Anna Lisa Amodio (Madonna Capuleti), Giuseppe Benvegna (Baldassarre), Camillo Marcello Ciorciaro (Padre Montecchi),Nicolò Giacalone (Mercuzio/Lo speziale), Alessandro Marmorini (Duca di Verona), Giacomo Mattia (Paride), Mimma Mercurio (Madonna Montecchi), Marco Valerio Montesano (Benvolio), Lorenzo Parrotto (Tebaldo), Matteo Munari (Gregorio/Frate Giovanni), e con Monica Guazzini (la balia),Giovanni Carta (Frate Lorenzo) e la partecipazione di Domenico Pantano (Padre Capuleti). Lo spettacolo è una produzione CTM Centro Teatrale Meridionale in esclusiva per Dionisiache. Una produzione imponente e coraggiosa, che in un momento storico particolare si impegna a coinvolgere un grande numero di attori e maestranze; un segnale di sostegno concreto e reale a chi continua a subire quotidianamente sulla sua pelle le dure conseguenze economiche della pandemia in un settore da sempre in difficoltà.

Note di Nicasio Anzelmo

La definizione di tragedia non sembra molto appropriata a un’opera il cui fascino consiste soprattutto nella suggestione poetica di brani che con la tragedia vera e propria hanno poco a che fare. In realtà è la storia di un amore contrastato, come quello di tante commedie, che si conclude dolorosamente soprattutto per una serie di romanzeschi contrattempi, attribuibili a un destino particolarmente maligno. I due eroi non hanno fatto nulla per meritarselo: sono vere vittime e non creature che, mosse da una qualche forma di hybris, si siano attirate una terribile punizione; sarebbe arduo trovare in loro quell’incrinatura, quel segreto senso di colpa che trasformano un individuo, cui sono capitate alcune disgrazie, in un personaggio tragico. A meno di non considerare come Hybris l’ambizioso tentativo di edificare un microcosmo dell’amore inattaccabile dalla società, dalle sue violenze e dai suoi pregiudizi. È un amore concepito come incondizionato e che, in quanto tale, non tollera di essere confuso con il matrimonio come istituzione sociale o con la mera soddisfazione dell’istinto sessuale, additata quale meta sufficiente in sé, dai due personaggi di rilievo, quali Mercuzio e la Balia.

È impossibile realizzare questa utopia, in una società, in un mondo, che non la tollera. Ed è proprio la società a determinare la caduta degli amanti infelici, che l’età appena adolescenziale rende teneramente patetici.

Infatti essi sono convinti che il piccolo universo da loro creato corrisponda a quello reale e che le sue leggi abbiano una validità assoluta. In questo senso il destino che li conduce alla morte finisce con l’apparire lo strumento di un mondo disposto sì a versare qualche lacrima sui due sventurati, ma non ad accettare e a perdonare la carica eversiva di un amore così profondo, così totale e, nello stesso tempo, anche così disarmato.

Un’opera complessa e per niente banale, piena di fascino poetico nel raccontare quello che nei secoli è diventato l’inno dell’amore impossibile. O forse amore non è, e se non lo è, che cos’è quindi?

Come sempre accade, i capolavori vivono sì nello spazio simbolico della propria epoca, ma al contempo fanno di quello spazio simbolico un universo a sé stante. Così quest’opera reca il marchio del genio shakespeariano e l’idealismo romantico (se mai c’è stato).

Gli inestinguibili odi familiari, lo sferragliare delle spade, i sussurri amorosi dei giovanetti in amore nei freschi giardini italiani, l’enfasi e il lirismo sentimentale senza paragoni del loro fraseggio amoroso, il ballo intrecciato del caso e della malasorte, il sinistro operare dei veleni nel freddo della tomba (dovuto anche al maneggio di un frate un po’ pasticcione quasi da opera buffa), le morti incrociate degli amanti resteranno nella memoria in fiamme dello spettatore e del lettore avvinti dal binomio di sempre (che come non mai qui celebra il suo trionfo): l’Amore che eleva le anime in cielo e la Morte che trascina i corpi sottoterra.

Al Teatro Greco di Siracusa tornano le rappresentazioni classiche.

Dopo le due tragedie, per la commedia, ritorna a Siracusa Antonio Calenda, uno dei maestri della regia italiana, che dirigerà la commedia Le Nuvole di Aristofane che sarà messa in scena al Teatro Greco di Siracusa per la quarta volta dopo gli allestimenti del 1927, il primo anno in cui la Fondazione Inda decise di aprire alle commedie il proprio programma di rappresentazioni classiche, con la direzione artistica di Ettore Romagnoli, nel 1988 con la regia di Giancarlo Sammartano e nel 2011 quando a dirigere la commedia fu Alessandro Maggi.

DATE AGOSTO
3/5/7/9/11/13/15/17/19/21

TRAMA
Strepsiade è un padre pieno di debiti a causa dei vizi del figlio, giocatore e nullafacente. Deciso a farsi insegnare come difendersi e vincere tutto con la forza della parola, Strepsiade si reca da Socrate e dai Sofisti che, come un coro di Nuvole spiega ed esemplifica , sanno insegnare come disquisire e vincere ogni partita.
Il vecchio però fatica a capire e si fa sostituire dal figlio, che assiste al diverbio tra Discorso Migliore e Discorso Peggiore, ove prevale il secondo. Strepsiade si rende presto conto che il figlio ha imparato assai bene a prevaricare su tutto e tutti, padre compreso. Arrampicatosi allora sul tetto della scuola, dà fuoco a tutto.
Note di Antonio Calenda:
In un’Atene travolta dalla lunga ed estenuante guerra del Peloponneso, si compone l’opera funambolica di Aristofane, artista ed intellettuale completamente immerso nel dibattito politico e filosofico del suo Tempo. La complessità geniale della sua scrittura consiste nel coniugare la levità di fantomatiche invenzioni comiche, con un’analisi lucida e disincantata delle fragilità del suo Tempo. Smarriti gli Dei della polis, perduto il monolitico riferimento all’ethos tradizionale, la democrazia periclea e sofistica mina i valori che erano stati della generazione dei “maratoneti”. Nuove divinità, le Nuvole, mutevoli, ambigue sino alla contraddizione, a volte persino smarrite, guidano i mortali: solo chi possiede le armi della “parola” può convincere e vincere gli altri delle proprie ragioni, rendendole assolute. La polemica con Socrate nasconde l’amara consapevolezza dell’ineluttabile fine della polis, dell’impossibilità costitutiva della nuova filosofia a garantire unità e coesione sociale. Una commedia quasi surreale che con un salto d’epoca diventa tragedia nel rogo finale, in cui il vano sacrificio di Socrate non è liberatorio per nessuno, nemmeno per lo stesso protagonista, nostalgicamente impegnato nel disperato tentativo di recuperare un rapporto con gli dei tradizionali, tra lo sconcerto delle Nuvole. In questo scenario inquieto si aggira Aristofane, autore e regista, com’era usanza, della sua opera, immerso nella messa in scena di questa nuova edizione de “Le Nuvole”, brechtiana, surreale, inquieta e crudelmente comica.

Un modo originale ed incisivo per raccontare le donne e il loro scomodo posto nel mondo nel corso delle epoche, soprattutto se dotate di talento e passione.

Al Campania Teatro Festival edizione 2021, ieri sera a Capodimonte – Casino della Regina, è andato in scena nella prima delle due serate in programma, “Artemisia, Caterina, Ipazia … e le altre” di e con Laura Curino che sul palco si mostra da sola ma in realtà, è in compagnia di personaggi femminili evocati e rappresentati con carisma ed efficacia. Ed è questa la magia del teatro. Una sorta di coralità sorretta dalla suggestione di immagini su più livelli,  di opere d’arte che furono di Artemisia Gentileschi che come Caterina D’Alessandria e Ipazia, sono state il simbolo di donne sapienti, che pur di difendere idee e talento, furono disposte al martirio ma non abdicano mai dalle proprie scelte, qualunque ne fosse il costo. 

Vite difficili, crisi mistiche, voglia di salvare il mondo, convincerlo, quel mondo, a cambiare rotta ed anche ad accettare il ruolo della donna come protagonista della vita pubblica e delle arti e non solo come madri e mogli sottomesse.

La Curino il palco lo riempie con presenza scenica e una voce incisiva, mentre racconta con tono tagliente e a volte ironico, i personaggi e le opere di Artemisia Gentileschi – che si vendicò dello stupro subìto, proprio attraverso la pittura – e le difficoltà nel dipingere Caterina D’Alessandria che sarà poi da lei dipinta vestita di rosso, con una corona sul capo e in mano la palma del martirio. Non sorride, Caterina come non sorride Ipazia, astronoma che sorrideva solo al cielo, perché il cielo le parlava.

Ipazia che fu protagonista del celebre affresco “La scuola di Atene” di Raffaello Sanzio che è messa in scena come una singolare sfilata di moda (e di arte) e qui l’attrice mostra una prorompente sagacia.

Ma Laura Curino fa anche di più, in scena: sfonda la quarta parete e parla con il pubblico domandando se alcune cose le si conoscessero. Molti tratti delle vite raccontare, erano infatti sconosciute allo spettatore, che va via con un pezzo di cultura incastrata tra la soddisfazione di saperne di più e la forza prorompente dell’arte teatrale, che appaga.

Suggestiva e coinvolgente le immagini di un cosmo che inghiottono quasi l’attrice che sembra fluttuare nell’aire, nella parte finale della piéce, sulle note dell’aria “Lascia che io Pianga” cantata da Cecilia Bartoli. 

Un’ora e quindici minuti di spettacolo che parte piano, che incuriosisce e poi esplode attraverso la caratura artistica di Laura Curino, che ci mette la giusta enfasi nei racconti delle atrocità che toccarono in sorte ai suoi personaggi, e regge lei stessa il peso di quelle vite mentre dialoga con la coscienza che non si piega al compromesso.

Tante parole, seminari, spettacoli sulle donne che non fecero mai un passo indietro, eppure Artemisia dipingeva nel silenzio.

Applausi per la Curino, un pubblico appagato e un altro successo per questa edizione del Campania Teatro Festival, spazio culturale di grande pregio.

Stasera si replica, stesso posto, stessa ora

 

 

 

 

Simona Stammelluti 

 

“Quando abbiamo concepito il progetto intitolato “Classici del Secolo Futuro” nessuno dei presenti immaginava che il futuro sarebbe stato così come da più di un anno lo conosciamo. Abbiamo avuto la previdenza di utilizzare i classici per fotografare, ascoltare, prefigurare il presente. Ed essi, una volta di più, ci hanno condotto in luoghi e in sentimenti che la realtà ha solo mostrato con maggior precisione e radicalizzato. È bastato, come sempre, essere contemporanei ma non cronisti. La tragedia accaduta e che sta accadendo è, in questo momento, irraccontabile se non attraverso i sentimenti che stanno sconvolgendo il pianeta: il dolore, la confusione, la paura. Le allieve e gli allievi del Terzo anno hanno reagito. Che è quello che fanno gli artisti, da sempre.
Siamo giunti al quinto anno dei “Classici del secolo futuro”: quattro spettacoli scritti e interpretati dalle allieve e dagli allievi, assistiti e poi diretti da drammaturghi e registi. Non c’è nessuna distorsione da parte dell’artista/docente/tutor ma l’esaltazione e la messa in forma di quello che viene dai giovani allievi/artisti che mettono l’essere umano al centro dell’evento teatrale. Perché qualcosa cresca bisogna prendersene cura, per avere fiducia bisogna darne, per essere ascoltati bisogna ascoltare. E questo è quello che Bartolini/Baronio, Fabrizio Pallara, Lorenzo Gioielli, Virginia Franchi e Daniele Prato hanno fatto con ancora più convinzione in questo anno particolare.
I Classici hanno, come sempre, un filo conduttore che quasi deroga dai classici da cui sono tratti: Cappuccetto Rosso, Amleto, Antigone, Sogno di una notte di mezza estate. Questo fil rouge non è mai scelto a priori, ma viene desunto da quello che accade intorno agli allievi/artisti che quelle riscritture concepiscono.
È il potere il tema, la distorsione, la manipolazione, la credulità che rendono il potere così difficile da sconfiggere se teso unicamente alla propria conservazione. L’unica arma a disposizione è la cultura, la più immateriale, disattesa qualità in questi tempi in cui l’unica lente con cui analizzare i comportamenti umani sembra essere solo l’economia e la tecnica.
La cultura che è rappresentata dagli strumenti e dai processi con cui si riesce a ragionare con la propria testa e ancor di più a sentire con il proprio cuore.
Non sappiamo se la bellezza salverà le donne e gli uomini, lo speriamo. Intanto, anche quest’anno, abbiamo provato a mostrarla”.
Lorenzo Gioielli

Il prossimo appuntamento dei Classici del secolo futuro si terrà dall’ 1 al 2 luglio 2021 h. 20.00 con lo spettacolo “Il Nostro Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate”, da “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare. Tutor drammaturgia e regia Fabrizio Pallara.
Scritto ed interpretato da: Ivan Maria Artuso, Emanuele Baroni, Iulia Bonagura, Eleonora Bracci, Valerio Castriziani, Tommaso D’alia, Benedetto Bruno Di Maggio, Luca Giacomini, Claudia Ligorio, Lisa Lippi Pagliai, Tommaso Lo Cascio, Giovanna Malaponti, Riccardo Mosca, Alice Silvestrini, Filippo Tancredi, Alice Tempesta, Claudia Turchi.

Atene. Quattro innamorati. Un amore. Un amore non corrisposto. La fuga in un luogo lontano dalle leggi della città: il bosco. Il buio che lo avvolge. Abbandonare vestiti cuciti addosso da una società alla quale non si sente più di appartenere. Un abito e il corpo che c’è sotto. La pelle, la nostra pelle che prende il colore del sogno. Fate conto d’esser nascosti, fate conto che cielo e terra si dispieghino insieme davanti a voi. Un viaggio tra le luci e le ombre dei nostri desideri. Una visione che prende corpo, il nostro corpo. Un corpo che vuole tornare a festeggiare. Oltre il giudizio della legge e oltre il velo della morale si consuma “Il nostro sogno di una notte di mezza estate”.

Seguirà il 14-15 luglio 2021 h. 20.00 sempre presso Spazio Diamante, lo spettacolo “Antigone Soffia Contro” da “Antigone” di Sofocle, tutor drammaturgia Tamara Bartolini, regia Bartolini/Baronio

Sono inoltre aperte le selezioni per il prossimo triennio dell’Accademia di recitazione, drammaturgia e regia Stap Brancaccio diretta da Lorenzo Gioielli. I prossimi provini si terranno mercoledì 14/07/2021, a partire dalle 9.30, presso la sede dell’Accademia a Roma, in Via di Acqua Bullicante 133.
L’Accademia, alla fine del triennio, rilascia l’attestato di qualifica professionale legalmente riconosciuto (ai sensi della L. R. 23/92 e L. 845/78).
La Stap Brancaccio Accademia di recitazione, drammaturgia e regia nasce nel 2014 da un’idea del Direttore Artistico del Teatro Brancaccio e della Sala Umberto, Alessandro Longobardi, da sempre convinto dell’importanza della formazione dei giovani attori. Lorenzo Gioielli, attore, drammaturgo e regista romano, a cui è affidata la direzione artistica dell’Accademia e Rossella Marchi, organizzatrice teatrale e direttrice organizzativa della scuola, accolgono la sfida perseguendo l’obiettivo di formare artisti completi in grado di recitare, scrivere e dirigere un testo teatrale. Durante l’anno gli Allievi si confrontano continuamente con un pubblico durante le prove aperte ed incontrano artisti di rilievo per workshop di approfondimento. L’allievo viene condotto a farsi strumento e autore dell’evento teatrale: dalla lettura di un testo, alla sua interpretazione attraverso le fondamentali tecniche di recitazione e regia, comprendendo e creando strutture drammaturgiche e testi originali.
Per iscriverti alle audizioni consulta il Bando QUI. https://stapbrancaccio.com/bando-di-ammissione-selezione/
INFO E PRENOTAZIONI: tel. 06.87671757 cell. 340 6716474

I Poeti Maledetti _ N.1 Io E Baudelaire _Who Wants To Live Forever? un progetto di compagnia Biancofango con Andrea Trapani sarà in scena al TeatroBasilica dal 14 al 17 giugno alle 20,30; drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani, regia Francesca Macrì.

Fa quasi paura leggere oggi i poeti maledetti, questa combriccola di creature angeliche e ostinate, schiacciati da tragiche urgenze. Fa paura vederli e immaginarli in preda all’odio per i contemporanei, non più giovani – e cosa allora? – a ragionare con la precisione di un orefice sulla parola oscura, in balia sì degli eccessi, ma più di tutto di una fecondità e di un’intransigenza stilistica assolute. Ne avremmo bisogno oggi più che mai. Ma nel moto dell’anima che la commozione ci dona quando le parole ci incantano e ci tramortiscono, ci pugnalano e ci stupiscono, abbiamo più volte pensato che esistesse un legame anomalo, forse maleducato, fra pianoforte e verso. E così abbiamo deciso di attraversarlo, di provare a indagarlo. Fra il corpo del pianoforte, impetuoso e imponente, e il corpo della parola, saettante e tagliente, noi abbiamo messo il corpo dell’attore. Si muove fra musica e verso, s’insedia in quella solitudine di cui sono e siamo, tutti, portatori, e si mostra sul palcoscenico. Si rende disponibile ad attraversare e a essere attraversato. Si fa strada nella notte, si fa canto alla luna, si fa cielo tetro e greve, si fa albatro e prova a volare. Maldestramente, maleducatamente, forsennatamente, devotamente. Un attore, il suo pianoforte e Baudelaire. Io e Baudelaire, primo passo di una trilogia dedicata ai poeti maledetti, è un richiamo, un’invocazione alla poesia, la direzione di un ritorno. È un dialogo con se stessi, è la ricerca delle parole, è stare sulle parole e accettare che siano importanti. Io e Baudelaire è una domanda banale, semplice, autentica: ma se uno da piccolo vuole essere come Baudelaire, da grande che cos’è? Ma se uno, da piccolo, legge di nascosto le poesie, da grande cosa può diventare? Esiste un bambino che in un tema, a scuola, abbia scritto: io da grande voglio fare il poeta? Che cos’è un poeta? Baudelaire: il poeta maledetto, il poeta da cartolina, da tazza souvenir dopo un viaggio a Parigi, da poesiola da studiare a memoria prendendo l’autobus a sedici anni, il poeta delle puttane, dei vicoli la notte, il poeta delle ossessioni, delle 865 lettere alla madre, il poeta delle contraddizioni, non voluto, non riconosciuto quando ne avrebbe avuto davvero bisogno, non amato, senza un soldo e soprattutto solo, solo, solo. È sconfinata la solitudine che ci butta addosso. Ma che cos’è un poeta? Non molti anni fa qualcuno cantava davanti a migliaia di persone: Who wants to live forever? Forse Baudelaire se lo avesse sentito gli avrebbe voluto rispondere. Ma vogliamo davvero vivere per sempre?

 

Prenotazione obbligatoria.

Biglietto prezzo unico 15 Euro

 

TeatroBasilica Piazza Porta S. Giovanni, 10 Roma (RM)

Contatti / Prenotazione obbligatoria +39 392 97.68.519info@teatrobasilica.com

Marketing: comunicazione@teatrobasilica.com

Direzione: direzione@teatrobasilica.com

Biglietti 15 euro

Orario spettacoli 20|23 maggio 19.00 – 4|6 giugno e 14|17 giugno ore 20.30

Tutte le attività del Teatro Basilica si terranno nel rispetto della normativa sul distanziamento sociale in materia di prevenzione dal Covid19

Link utili

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Telefono                                             +39 331 7294703

Sarà in scena al TeatroBasilica dal 4 al 6 giugno ION, scritto e diretto da Dino Lopardo, da un’idea di Andrea Tosi, con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco.

Dino Lopardo/Collettivo Itaca dopo il successo di Trapanaterra (finalista In-Box ’20 e di ritorno da Primavera Dei Teatri ’20) presentano al TeatroBasilica il lavoro vincitore del premio Miglior spettacolo InDivenire 2019, che porta in scena la vicenda di silenzi e non detti di due fratelli.

 

“Cosa accade quando un essere umano viene lasciato solo a marcire in silenzio dalla propria famiglia ?”

 

Lo spettacolo, ispirato a una vicenda realmente accaduta e sollecitato da un lavoro di ricerca che parte dalla “diversità” mentale attraversando gli istituti manicomiali di Andrea Tosi, è scritto e diretto da Dino Lopardo e porta sul palco Andrea Tosi, Iole Franco e Alfredo Tortorelli.

Il lavoro muove dai concetti del diverso, del disadattamento e del pregiudizio sociale. Pochi colori in scena e pochi oggetti per raccontare lo spaccato di vita di due fratelli, Giovanni e Paolo, i quali sono divisi e segnati da un passato che li ha condizionati profondamente. Le loro giornate grigie trascorrono tra litigi e sorrisi che inevitabilmente li fanno ritornare in maniera ossessiva al loro passato, ai loro sfocati ricordi di bambini, alla presenza soffocante di un padre e alla colpa grave di uno dei due. Tale colpa forse è origine e causa di una famiglia in disfacimento e ciò ne determinerà inevitabilmente il loro destino.

Lo spettacolo è stato premiato come miglior progetto 2019 al festival InDivenire di Roma. Un lavoro di esemplare artigianato teatrale – sottolinea la motivazione del riconoscimento – un gioiello costruito su un apparente equilibrio di mondi interiori che si specchiano. Un gancio potentissimo che va ad afferrare con violenza il cuore di chi ascolta e lo costringe a fare i conti con la propria esistenza, i propri ricordi, il vissuto, il sole, il buio, i respiri, le aspirazioni, le lacrime ricacciate in gola.

 

Sinossi

Che cosa successe a Giovanni la sera prima del litigio furioso che ebbe con suo fratello Paolo? Di cosa parlò con lui? Che rapporto c’era tra i due? Il fratello, Paolo, è stato fin da bambino molto legato al padre, al contrario di Giovanni che invece ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la madre. Una madre che i due fratelli hanno conosciuto in maniera differente: Giovanni la ricorda come madre affettuosa, mentre Paolo come la pazza del paese. Lei che, dopo il secondo parto, cade in una forte depressione. Paolo fin da bambino ascolta il padre parlare della madre come un peso, come una palla al piede e di Giovanni come il figlio mai voluto. Giovanni vive sulla sua pelle il non essere accettato come figlio e tacciato dal padre stesso come diverso. Un padre “Padrone”, anaffettivo, chiuso nelle sue convinzioni che non accetterà mai la condizione di suo figlio neanche davanti alla morte.

 

Note di Regia

Essere emarginati o emarginarsi? Cosa accade quando un essere umano viene lasciato solo a marcire in silenzio dalla propria famiglia: una famiglia ottusa, retrò, all’antica come direbbe un noto scrittore. L’elemento esilio, allontanamento, confino per certi versi è stato l’oggetto principale di studio in fase di realizzazione di questo primo approccio sulla diversità.

La famiglia ha un peso specifico, come pure gli affetti, il condizionamento della società. Ho voluto che i protagonisti di questa storia fossero entrambi rinchiusi nelle loro aspirazioni, sogni, vizi e tanta rabbia.

Non c’è chi vince o chi perde ma solo il fluire degli eventi che condizionano un essere umano sin dalla nascita. Il punto focale è propriamente la famiglia perché è la radice da cui ogni individuo trae la sua condizione esistenziale.

Dino Lopardo

 

 

Prenotazione obbligatoria.

Biglietto prezzo unico 15 Euro

 

TeatroBasilica Piazza Porta S. Giovanni, 10 Roma (RM)

Contatti / Prenotazione obbligatoria +39 392 97.68.519info@teatrobasilica.com

Marketing: comunicazione@teatrobasilica.com

Direzione: direzione@teatrobasilica.com

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Orario spettacoli 20|23 maggio 19.00 – 4|6 giugno e 14|17 giugno ore 20.30

Tutte le attività del Teatro Basilica si terranno nel rispetto della normativa sul distanziamento sociale in materia di prevenzione dal Covid19

Dopo l’enorme successo del ciclo di spettacoli Shakespeariani dal titolo “Abbiamo Rapito William Shakespeare – Sta bene, è in buone mani, solo, avevamo altri programmi per lui”, proseguono gli appuntamenti della prima rassegna di Streaming Drama® di Casa Shakespeare nata dal bisogno di raccontare storie con parole e linguaggi nuovi. È nata con questo scopo la III edizione della rassegna teatrale di Casa Shakespeare, in versione web, fino al 21 maggio 2021 – tramite diretta streaming sui canali social del teatro Satiro Off. Più che una semplice rassegna teatrale, il progetto di Casa Shakespeare (la casa fondata in onore del Bardo, in seno al Teatro Satiro Off di Verona), delinea un nuovo modo di intendere la drammaturgia: lo Streaming Drama®.

 

Fautori del progetto, il Direttore Generale di Casa Shakespeare Solimano Pontarollo e il nuovo Direttore Artistico Andrea de Manincor: “fino al 21 maggio 2021, torniamo a dare vita alla nostra relazione teatrale, raccontando Shakespeare, gli autori contemporanei e i loro linguaggi innovativi, passando dal teatro interattivo dello Shakespeare Interactive Museum, fino ad arrivare a un importante omaggio a Dante Alighieri, una trilogia, in occasione del 700° anniversario della sua morte. E lo faremo con il patrocinio di Comune di Verona, Provincia di Verona e Regione Veneto, e con il sostegno di Fondazione Zanotto e Fondazione Cariverona. 7 appuntamenti in tutto con una prima parte interamente dedicata al Bardo e la seconda parte dedicata alla Commedia di Dante”.

 

La prima grande innovazione portata da Casa Shakespeare in questa stagione 2021, è la modalità narrativa battezzata Streaming Drama®. Ovvero, parole e codici contemporanei per mettere in scena una delle cose più vecchie del mondo, il teatro. Streaming Drama sarà il teatro online di Casa Shakespeare, frutto di contaminazioni, esperimenti e necessità incontrate durante il lockdown di marzo, aprile e maggio 2020, e delle successive ricerche fatte con la Shakespeare Week online, di giugno 2020. Lo Streaming Drama, consegna allo spettatore la possibilità di stabilire un confronto diretto con l’interprete, in una soggettiva capace di portarlo a immedesimarsi con il personaggio, l’antagonista, con la storia tutta. Dal vivo, e online, in streaming. In una relazione nuova e inesplorata.

 

Ma come funziona tecnicamente lo “Streaming Drama”:

  • l’attore diventa interprete e anche operatore con un meccanismo di ripresa, sfruttando lo smartphone o un altro device adatto per la ripresa (o auto ripresa) in movimento
  • si utilizza la tecnica di recitazione più antica del mondo occidentale (ossia la rappresentazione di uno o più personaggi all’interno di una storia) attraverso una ricerca espressiva che metta al primo posto la parte espressiva del “pensiero” e di tutto quello che “passa” sul viso, negli occhi, dell’attore
  • Ci si arriva attraverso una piattaforma digitale (Zoom o altro) attraverso un link di accreditamento
  • Si utilizzano tutte le potenzialità messa a disposizione da questa o queste piattaforme, per una ripresa che inquadri talora più soggetti (attori) coinvolti, anche in un meccanismo di finestre che si aprono e nelle quali possiamo scrutare volti o reazioni di quello specifico personaggio
  • Il pubblico partecipa “live”, perché la rappresentazione di uno Streaming Drama è sempre dal vivo, in diretta e commentabile.

Non solo Shakespeare dunque, ma per i 700 anni di Dante, tre giorni di Dante Connection a maggio. Una stagione in cui la sfida del digitale sarà un percorso condiviso con gli abbonati, i quali diventeranno co-protagonisti nell’evoluzione artistica e nella realizzazione dello Streaming Drama.

Perché abbiamo deciso di portare avanti il progetto “Streaming Drama – Teatro a Distanza con presenza degli attori”, nonostante il 27 aprile scorso abbiano riaperto i luoghi dello spettacolo?

“La risposta è semplice – afferma il Direttore Artistico Andrea de Manincor – perché non abbiamo intenzione di fermare il futuro. E per alcune semplice ragioni, che danno … ragione – da perdonare il bisticcio di parole – alla prospettiva pionieristica del nostro Streaming, che stiamo con insistenza continuando a studiare ed approfondire.

1) Innanzitutto perché per il pubblico a distanza si tratta comunque di un’esperienza immersiva: il meccanismo è quello di una ripresa che permette di scrutare (tolto l’orpello scenografico che aggraverebbe la sensazione di falsità, più che di finzione, dell’azione rappresentata) negli occhi e nelle espressioni degli attori

2) in secondo luogo perché si tratta di un’esperienza live per il pubblico, una diretta vera e propria, vissuta a contatto con l’ansia, la sporcatura, l’imperfezione che tenta di farsi emozione tipica del lavoro dell’attore

3) e infine perché i confini angusti di un piccolo teatro off si spezzano, e possiamo intercettare pubblico dall’Italia, dall’Europa, dal Mondo, che si connette e si immerge con noi entrando sul palco dove vivono i meccanismi della più antica relazione che esista, quella di un corpo con le parole di cui si fa carne.

Occhi che ci guardano e che guardiamo al di là dello schermo. Questo per noi si chiama futuro, questo per noi – con una tecnologia sempre più limpida ma non invasiva – è lo Streaming Drama.  l’Off, si proietta nel mondo, e la globalità sale sul palco del Satiro”.

Ecco i prossimi appuntamenti

  • 19 MAGGIO mercoledì h. 10 per le scuole e h 19 per il pubblico Streaming Drama®: DANTE Connection: INFERNO
  • 20 MAGGIO giovedì h. 10 per le scuole e h 19 per il pubblico – Streaming Drama®: DANTE Connection: PURGATORIO
  • 21 MAGGIO venerdì 10 per le scuole e h 19 per il pubblico 9 – Streaming Drama®: DANTE Connection: PARADISO

Informazioni e contatti

Per abbonarsi è semplice: acquista su Evenbrite il biglietto e segui la rassegna su Zoom. Web: https://www.facebook.com/casashakespeare

Teatro Satiro Off di Vicolo Satiro 8, a Verona, in presenza online, nella modalità STREAMING DRAMA®.

Per info: 0454578922 – www.casashakespeare.it.

Intervento cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, POR Veneto 2014-2020

Progetto 652-0001-818-2020

Appuntamento il 21 maggio con il quarto video di Concerto “Omaggio A Ennio Morricone” tenuto da Leandro Piccioni e il Quartetto Pessoa. Il concerto tenutosi in occasione della serata inaugurale del festival del Cinema italiano di Madrid 2020, e realizzato presso il Forum Music Village di Roma il 26 Novembre 2020, è ora disponibile suddiviso in cinque video che saranno pubblicati sul canale ufficiale YouTube del “Quartetto Pessoa & Leandro Piccioni” a partire dal aprile e fino al 4 giugno. Dopo “Mission”, “C’era una volta in America” e “Nuovo Cinema Paradiso”, il quarto video del concerto è quello dedicato a “C’era una volta il west” che sarà possibile vedere a partire dalle ore 13,00 di venerdì 21 maggio su https://www.youtube.com/channel/UCUddNhpv9WpjCPXvRZ9jcsQ

 

La quinta e ultima uscita sarà il 4 Giugno con l’ “Estasi Dell’oro”. Il quintetto composto da pianoforte e quartetto d’archi esalta la suggestione melodica ed espressiva dei capolavori del Maestro Morricone.

 

Leandro Piccioni ha collaborato con Ennio Morricone fin dal 2001 e dal 2015 è stato il suo pianista solista ufficiale. Con il Maestro ha suonato in tutto il mondo con orchestre internazionali, fra le quali l’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, la Filarmonica della Scala, l’orchestra della Radio di Madrid, l’orchestra della Rai di Torino, l’orchestra Sinfonica di Praga, l’orchestra Roma Sinfonietta, solo per citarne alcune, svolgendo centinaia di concerti in tutto il mondo e superando i 500.000 spettatori solo dal 2015 al 2016. Recentemente Leandro Piccioni ha suonato come solista nei due concerti autunnali dedicati al Maestro con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretti dal Maestro Antonio Pappano. Leandro Piccioni ha vinto il Premio David di Donatello 2020 come “Miglior Musicista” con l’Orchestra di Piazza Vittorio. La colonna sonora premiata con le musiche originali di Piccioni è stata realizzata in collaborazione con il Quartetto Pessoa

 

“La mia ammirazione per la musica di Ennio Morricone e il mio affetto umano per lui – afferma Leandro Piccioni – mi hanno indotto a realizzare arrangiamenti per pianoforte e quartetto d’archi e ciò grazie anche alla collaborazione che ho da anni con il Quartetto Pessoa”.

 

Come nasce la collaborazione tra Leandro Piccioni e il Quartetto Pessoa?

È la storia di un incontro. Un incontro di esperienze e competenze musicali diverse, che porta alla nascita di un quintetto. Nel 2002 Leandro Piccioni, scrive alcuni arrangiamenti per il cd “Poco mossi gli altri bacini” degli Avion Travel e alcuni sono realizzati per quartetto d’archi. Nasce così la collaborazione con il Quartetto Pessoa.

 

Il Quartetto Pessoa, nato nel 1998, composto da Marco Quaranta e Rita Gucci ai violini, Achille Taddeo alla viola e la violoncellista coreana Kyung Mi Lee (primo violoncello dell’Orchestra Roma Sinfonietta) svolge attività concertistica con accostamenti tra genere classico, jazz, rock, tango e contemporaneo.

Nel 2006, nasce l’idea di suonare insieme a Leandro Piccioni, con il proposito di eseguire il quintetto più rappresentativo della storia della musica: l’opera 34 di Brahms. L’idea è di unire le esperienze musicali, partendo da un repertorio classico per arrivare alla musica moderna e da film mentre nel frattempo Leandro Piccioni compone la musica per la fiction “Assunta Spina” e la colonna sonora de “Il Posto dell’Anima” di Riccardo Milani e per le registrazioni si affida al primo violino Marco Quaranta e al suo quartetto come prime parti dell’orchestra. Collaborazione che si ripete anche per il film “Lascia perdere Johnny” di Fabrizio Bentivoglio, candidato ai David di Donatello nel 2008.

Nel luglio del 2006 il quintetto debutta con l’opera 34 di Brahms, “le Stagioni” di Piazzolla e, per la prima volta in concerto, alcuni temi da film di Piccioni appositamente trascritti per questa formazione. Attraverso questa nuova rilettura la musica di Piccioni assume dei caratteri espressivi completamente diversi rispetto alle originali orchestrazioni e si rinnova in una forma più classica e da concerto.

L’esperienza di “Omaggio a Ennio Morricone” è la consacrazione della ormai collaudata collaborazione tra Leandro Piccioni & il Quartetto Pessoa.

 

Questo il link del canale YouTube

Quartetto Pessoa & Leandro Piccioni

https://www.youtube.com/channel/UCUddNhpv9WpjCPXvRZ9jcsQ

 

Due le produzioni teatrali venete in programma al Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio. In debutto il 13 e il 14 giugno a Napoli, alla Manifattura della Porcellana a Capodimonte, nella Sezione Prosa nazionale, lo spettacolo “Baciami”, “ispiratissimo” alle opere della scrittrice Clarice Lispector. Regia, scena, luce e interpretazione di Patricia Zanco con Daniela Mattiuzzi. Prodotto da La Piccionaia di Vicenza, in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto. La storia ha luogo in uno stato di emergenza e di calamità pubblica in cui l’attrice si colloca dentro il testo di Lispector e dà voce a quelle “bocche balbettanti” che non riescono a protestare per la loro condizione di miseria e di abbandono. Sospeso tra la lotta vitale e il compimento del destino, il racconto assumerà le forme di un funambolesco, disperato ma ironico tentativo di collegare i fatti che accadono a quel sentire profondo che dà senso alla vita. Un estremo tributo all’immaginazione dove ognuno è lo specchio segreto di chi gli sta di fronte, è il teatro. In cantiere il progetto sonoro con Andrea Cera, Gabriele Grotto e il Dipartimento di Musica Contemporanea e Nuove Tecnologie del Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza.

 

È originario, invece, di Rovigo il Teatro del Lemming che arriva al Festival l’8 e il 9 luglio con “Metamorfosi – di forme mutate”, in scena per la Sezione Progetti Speciali nello spazio del Cisternone del Real Bosco di Capodimonte. Diretta dal suo fondatore Massimo Munaro, la Compagnia – tra i più noti gruppi teatrali di ricerca in Italia per una poetica incentrata sulla relazione con lo spettatore – propone per ogni partecipante un’immersione intima e personale nello spazio del rito, del mito e del ricordo. Liberamente ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, autore su cui il gruppo aveva già lavorato conducendo proprio al Napoli Teatro Festival il laboratorio “I cinque sensi dello spettatore” nel 2019, insieme a frammenti poetici di Bino Rebellato, Nina Nasilli e Munaro stesso, il lavoro propone anche una possibile via d’accesso ad un altro livello di realtà, dove siamo posti all’incrocio fra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Quasi un percorso labirintico nella memoria in cui la distanza attore-spettatore, dovuta ai protocolli di sicurezza anti-Covid, mima la distanza che ci separa da ciò che è stato e che non tornerà più. Nell’epoca del distanziamento sociale e del consumo ossessivo di immagini standardizzate, il tentativo è quello di costruire uno spazio misterico, nel quale opporre al fragore dei media il silenzio di un incontro tra semplici esseri umani. Gli interpreti sono Alessio Papa, Diana Ferrantini, Fiorella Tommasini, Katia Raguso, Marina Carluccio.