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Sarà in scena al Teatro della Cometa dal 4 al 15 dicembre …FINO ALLE STELLE! scalata in musica lungo lo stivale di e con Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, regia Raffaele Latagliata.

Dopo il clamoroso successo della passata stagione con “Letizia va alla guerra”, lo straordianario duo Fallongo – Caputo, torna al Teatro della Cometa con un nuovo imperdibile spettacolo.

 

“E mica ti cade dal cielo, sai? La felicità, quella… te la devi conquistare”!

Così Tonino, cantastorie siciliano dall’animo poetico, musicista istrionico e affabulatore, convincerà Maria, fanciulla dal temperamento apparentemente mite ancora ignara del suo straordinario talento, a seguirlo in un’impresa a dir poco improbabile: scalare l’intero stivale alla ricerca di fama e gloria per arrivare… FINO ALLE STELLE! Un sogno ardito e un po’ folle, soprattutto considerandone il punto di partenza: la strada. Soprattutto negli anni ’50. Soprattutto in Sicilia. Soprattutto senza un soldo in tasca. Ma quanto può incidere la volontà nella vita di un essere umano? Quanto è appannaggio del proprio volere e quanto invece del caso e della sua squisita sregolatezza? Ebbene, la risposta corretta è quella che ognuno sceglie di darsi. Così, Tonino e Maria, piombati casualmente l’uno nella vita dell’altra, scoprendosi legati da un’intesa artistica impossibile da ignorare, decidono di intraprendere il viaggio. Un viaggio dentro loro stessi e lungo tutta la penisola, attraverso regioni, dialetti ed eventi musicali dal sapore tipicamente nostrano; un viaggio reale e metaforico insieme fatto di momenti privati, piccoli dissapori e comiche gelosie; un viaggio alla ricerca della grande occasione che possa cambiar loro la vita, un’occasione che forse non arriverà mai o forse sì? Magari non proprio come se l’erano immaginata…

Allo Spazio Diamante dal 28 novembre al primo dicembre sarà in scena SERATA GENET da Jean Genet; due testi: Splendid’s progetto visivo e regia Gianluigi Fogacci e Stretta Sorveglianza, progetto visivo e regia di Alessandro Averone. La banda della Rafale, o banda della raffica, che al settimo piano del Grand Holtel Splendid ha sequestrato e ucciso la figlia di un miliardario americano, si è formata in carcere, e in carcere tornerà dopo che l’assedio della polizia la costringerà ad una rocambolesca resa… Protagonisti: Andrea Nicolini, Simone Ciampi, Laurence Mazzoni, Sebastian Morosini Gimelli, Domenico Macrì, Michele Maccaroni, Gianluigi Fogacci, Giovanni Longhin.

Questo progetto nasce da alcune conversazioni con il maestro Peter Stein durante le fasi preparatorie di Richard II in cui sono stato coinvolto come attore.  Dopo aver visto i miei lavori su Pirandello (“O di uno o di nessuno”) e Shakespeare (Cymbeline) affrontati con compagnie di giovani attori, il maestro ha ritenuto che io fossi in grado di condurre un laboratorio con gli attori da lui selezionati per l’allestimento di Richard ma che non avevano ruoli di primaria responsabilità e soprattutto visibilità, così importante ormai nel così detto mercato del lavoro.    La componente esclusivamente maschile del gruppo ha ovviamente ristretto la scelta del testo e la proposta di Genet è arrivata dal maestro Stein, autore a suo tempo alla Schaubuhne di una memorabile messa in scena de “I negri” , che inizialmente mi ha suggerito “Stretta sorveglianza”, dopo vari incontri si è arrivati dietro  mio suggerimento a “Splendid’s”che ha tra l’altro il numero di personaggi esattamente corrispondente al numero di attori della compagni e  ha, non solo per questo motivo  incontrato il favore del maestro.  Dopo alcune letture con la compagnia, anche di altri testi, si è aggiunta la collaborazione di Alesandro Averone che si è proposto di lavorare su “Stretta sorveglianza” e che ho accolto con gioia data la grande stima professionale che a lui mi lega.  Dividendoci il tempo per le prove si è moltiplicato lo sforzo per la compagnia ma si è ampliata la visione sulla poetica dell’autore che viene così declinata con due stili completamente diversi di messa in scena, pur mantenendo le corrispondenze e le continuità tematiche presenti nelle due opere.   Man mano che il lavoro cresceva e prendeva forma ci siamo trovati d’accordo che presentare i due testi in un’unica serata sarebbe stato giusto per garantire un’offerta singolare e articolata.

La banda della Rafale, o banda della raffica, che al settimo piano del Grand Holtel Splendid  ha sequestrato e ucciso la figlia di un miliardario americano, si è formata in carcere, e in carcere tornerà dopo che l’assedio della polizia la costringerà ad una rocambolesca resa , ed è proprio il carcere la scena dove si svolge la torbida storia di tre galeotti e un secondino in “Stretta sorveglianza”   Per quanto riguarda “Splendid’s”ciò che più mi ha colpito è la maestria del gioco teatrale che Genet mette in atto: in un clima da Vaudeville i personaggi,  che uno dopo l’altro riempiono la scena, sembrano che siano preoccupati  di recitare un ruolo e di voler essere coerenti con la loro auto rappresentazione ,  ma  via via che la vicenda si dipana e il cerchio della polizia/società si stringe intorno a loro, il senso di pericolo e di morte aumenta  ed esaspera le relazioni,  che legano i componenti della banda spingendoli a tradirsi e a rinfacciarsi vecchie ruggini.   Gli inganni, i travestimenti, La morale rovesciata, il gioco al massacro, la lotta per la leadership, i continui capovolgimenti di fronte (tutto il repertorio scenico caro a Genet insomma), sono le linee portanti del testo, e percorrerle con spregiudicata vitalità insieme alla compagnia è stata ed è la sfida che mi sono proposto.   L’incontro con quest’autore, di cui ringrazio il maestro Stein, è stato a dir poco sorprendente (ma dovrei dire a questo punto scioccante).  Non ho mai letto niente di così sconvolgente, sconveniente, violento, irriverente e scandaloso come le sue opere, soprattutto i romanzi, e non è un caso infatti che Genet si sia avvicinato alla letteratura quando era in carcere leggendo Dostoevskij.  E se dovessi condensare in solo aggettivo il carattere della sua opera non me ne verrebbe uno più appropriato che virile, ed è proprio questa virilità che pulsa nelle sue opere che ho cercato di restituire, chiedendo agli attori uno sforzo interpretativo estremamente impegnativo e complesso, facendo emergere i paradossi e gli ingredienti da commedia attraverso la verità dei personaggi e non indugiando sulle modalità convenzionali della commedia e del vaudeville”.

Gianluigi Fogacci

 

In “Stretta Sorveglianza” Genet ci porta dentro le quattro mura di una cella. Tre carcerati. Un secondino. Nessuna uscita, nessuna scelta. Soltanto la possibilità di sopravvivere aggrappandosi a ciò che ci rende vivi, che ci restituisce un senso attraverso i propri ricordi, le fantasie, i demoni mai affrontati che prendono la forma di chi ci sta vicino. Brandelli di verità e di vita che hanno un valore solo all’interno delle mura del carcere. Tre vite giocano pericolosamente sul filo sottile della follia: giochi di ruolo e di potere, la disperata vitalità della provocazione, la vicinanza eccitante e perturbante della morte. Ci siamo addentrati in questo testo cercando di dare una vivida concretezza ai legami contraddittori che uniscono e incatenano i personaggi costretti in una cella. Tre corpi. Tre universi che si confrontano, si scontrano, si mischiano di volta in volta nel tentativo di restare vivi”.

Alessandro Averone

 

Inaugurerà la stagione di prosa dello Spazio Diamante in Roma dal 22 al 24 novembre uno spettacolo di Vuccirìa Teatro (una compagnia quasi tutta siciliana)  produzione Fondazione Teatro di NapoliTeatro Bellini: BATTUAGE, drammaturgia e regia di Joele Anastasi, protagonisti: Joele Anastasi Federica Carruba Toscano, Ivan Castiglione, Enrico Sortino.

BATTUAGE, termine coniato per definire i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti occasionali. Generalmente, si tratta di luoghi all’aperto o facilmente accessibili da un vasto pubblico, frequentati da singoli o coppie dedite allo scambismo. L’attività del “battere” si dierenzia dalla prostituzione in quanto non presume un rapporto sessuale a pagamento. Vespasiani, parchi cittadini, spiagge, cimiteri, cinematogra, parcheggi, aree di servizio. Non di rado però questi luoghi sono gli stessi frequentati da marchette, prostitute, transessuali che orono sesso in cambio di denaro.

BATTUAGE racconta il luogo in cui è morto anche il desiderio del desiderio. E’ un viaggio aperto all’interno dell’animo umano, declinato nella sua più estrema e profonda oscurità. Brutalità e bestialità si riversano in ogni angolo, scardinando l’ordine morale delle cose. Il popolo di questo luogo-non luogo ci viene raccontato attraverso gli occhi – deformanti – di Salvatore, un giovane lavoratore del sesso. Ma Salvatore, non è una vittima, non è costretto da nessuno. E’ l’esempio di un uomo disposto a tutto: a dissacrare quello che egli stesso ha elevato a sacro; a smantellare a piacimento i suoi valori, le sue idee, i suoi ideali.

Il sesso così diviene l’unico strumento di mediazione tra gli uomini, l’ultimo punto di contatto attraverso il quale fondare delle relazioni. L’universo che ne viene fuori è però uno spazio in cui si riversano mastodontiche solitudini che non vogliono altro che rimanere tali, il cui il desiderio è ormai evidentemente appiattito nello spasmodico sprofondare delle anime dentro se stesse. Il desiderio si tramuta quindi in un affanno distruttivo di quelle relazioni, conferendogli un significato assolutamente anti-sessuale: Il suicidio dell’eros.  Nell’indagine di questa viscerale contraddizione a cui è giunto l’uomo, si colloca quindi la ricerca drammaturgica di Battuage.

Lo spazio scenico diventa metafora del mondo che ospita piccole abitazioniorinatoio degradate: anonimi punti di ritrovo per anonimi esseri umani che abitano dei corpi che sono involucri di una decadenza comune. Un obitorio per vivi (?) occupato da 4 corpi, quelli degli attori che interpretano 8 personaggi, e che potrebbero bastare per raccontare l’umanità intera, incastrata dagli stessi depersonalizzanti meccanismi.  

BATTUAGE prova a raccontare lo sforzo, la deformità e la necessità di queste anime di rimanere ognuna saldamente attaccata a questa propria personale deformità per non auto-definirsi del tutto morte.

La storia di tutte le storie” è il racconto di un viaggio che Arlecchino, Pulcinella, Colombina e Balanzone compiono alla ricerca de ”L’Uomo che non c’è”. Durante il viaggio i quattro protagonisti saranno aiutati da Pierrot e da “Il Bambino sperduto”, mentre verranno ostacolati dai cattivi, Pantalone e Smeraldina. Il viaggio toccherà molte tappe: il paese delle paure, il mercato delle parole, l’ospedale, ecc. Arriveranno poi sulla luna e lì, vedendo il perfido Pantalone che imperversa sulla terra, decideranno di tornare indietro per contrastare la perfidia del loro avversario. Lo spettacolotratto da Gianni Rodari (adattamento di Attilio Marangon e Roberto Gandini), con la regia di Roberto Gandini,sarà in scena dal 21 novembre al 1 dicembre al Teatro India. Musiche di Roberto Gori. Protagonisti gli attori del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli: Jessica Bertagni, Maria Teresa Campus, Fabrizio Lisi, Edoardo Maria Lombardo, Gabriele Ortenzi, Daniel Panzironi, Fabio Piperno, Giulia Tetta, Danilo Turnaturi.

Un concetto di teatro plurale e diversificato, aperto a tutti e accessibile a ciascuno, capace di proporre occasioni per riflessioni su temi di grande attualità. Tutto questo e molto altro sarà la stagione 2019|2020 del teatro Spazio Diamante in Roma. In questo complesso cantiere teatrale e culturale, le proposte della stagione di prosa, danza e musica hanno un peso specifico fondamentale. La stagione sarà idealmente divisa in tre sezioni:

 

Spazio Diamante / Teatro

Un progetto sostenuto fortemente da Alessandro Longobardi, direttore artistico dello Spazio Diamante. “Lo Spazio Diamante – afferma Longobardi – giunto alla sua terza stagione, potrebbe rientrare nella categoria dei teatri OFF tuttavia è qualcosa in più e assolve al suo ruolo di avamposto culturale nell’area adiacente al Largo Preneste, che segna uno dei limiti della vivace area multietnica fra il Pigneto, Tor Pignattara, Quadraro, Centocelle.  Da questi luoghi parte un’onda di energia creativa che sta contagiando i giovani e non solo. Assistiamo al passaggio di un pubblico teatrale qualificato alla ricerca di un’offerta artistica contemporanea espressa nei linguaggi della danza, musica e del teatro. Lo Spazio Diamante ha un coordinamento artistico composto da Alessia Gatta per la danza, Fabio De Marco e Valerio Mirabella per la musica, Eleonora Di Fortunato, Alessandro Machia, Giampiero Cicciò (che ha curato l’apertura della stagione con la terza edizione del festival inDivenire) e il sottoscritto per il teatro. Questo Spazio culturale è organizzato da OTI-Officine del teatro italiano”.

 

Spazio Diamante/ Danza

La sezione dedicata alla danza contemporanea, per il secondo anno consecutivo sarà coordinata dalla coreografa Alessia Gatta, ed ha come obbiettivo quello di dare spazio a forme e linguaggio differenti tra di loro. “Il palcoscenico del Diamante è pensato come contenitore di ricerca e cambiamento – afferma Alessia Gatta – e come luogo di scambio per coreografi nazionali e internazionali. Con una forte volontà di formare e incrementare un nuovo pubblico, la stagione danza indaga la contemporaneità e lo Spazio Diamante si afferma nel quartiere come teatro dedicato alla danza d’avanguardia, dove gli opposti si incontrano”. 

 

Spazio Diamante / Musica

Fabio De Marco è l’ideatore della sezione musicale. “La stagione musicale dello Spazio Diamante – spiega Fabio De Marco – si avvale della collaborazione con realtà importanti come DNA concerti, agenzia che opera su scala nazionale da più di vent’anni, e Unplugged In Monti, realtà romana che da anni organizza concerti a Roma e che ha scelto Spazio Diamante come nuova casa. Diversi saranno i nostri ospiti: dai tedeschi Notwist a Matt Elliott passando per gli italiani Giardini Di Mirò, che per l’occasione presenteranno uno show esclusivo in compagnia di Robin-Proper Sheppard (titolare del progetto Sophia). Ma il primo concerto che seguirà la scia di Tiny Ruins, artista australiana che ha inaugurato la stagione lo scorso 16 ottobre sarà quello di Laura Gibson che si esibirà allo Spazio Diamante nella sua unica data italiana il prossimo 13 novembre. Un’unica coerenza, la scelta della qualità, per far vivere anche di musica oltre che di teatro e danza questo piccolo ma splendido teatro di Roma Est”.

I concerti per la sezione Spazio Musica Diamante avranno inizio il 13 novembre con LAURA GIBSON, 19 e 20 novembre THE NOTWIST, il 25 novembre MATT ELLIOT, il 2 dicembre

GIARDINI DI MIRO’ con special guest SOPHIA.

La stagione di prosa sarà inaugurata dal 22 al 24 novembre con uno spettacolo di Vuccirìa Teatro, produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini: BATTUAGE, drammaturgia e regia di Joele Anastasi, protagonisti: Joele Anastasi Federica Carruba Toscano, Ivan Castiglione, Enrico Sortino. Battuage, termine coniato per definire i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti occasionali. Il popolo di questo luogo-non luogo ci viene raccontato attraverso gli occhi – deformanti – di Salvatore, un giovane lavoratore del sesso.

 

Il 26 e 27 novembre doppio appuntamento con le matinèe dei i ragazzi della Compagnia di San Patrignano.

Dal 28 novembre al primo dicembre sarà in scena SERATA GENET di Jean Genet; due testi: Splendid’s progetto visivo e regia Gianluigi Fogacci e Stretta Sorveglianza, progetto visivo e regia di Alessandro Averone. La banda della Rafale, o banda della raffica, che al settimo piano del Grand Holtel Splendid ha sequestrato e ucciso la figlia di un miliardario americano, si è formata in carcere, e in carcere tornerà dopo che l’assedio della polizia la costringerà ad una rocambolesca resa…Protagonisti: Andrea Nicolini, Simone Ciampi, Laurence Mazzoni, Sebastian Morosini Gimelli, Domenico Macrì, Michele Maccaroni, Gianluigi Fogacci, Giovanni Longhin.

 

TRAPANATERRA -Tornare per non restare, ideato da Dino Lopardo sarà in scena il 7 e 8 dicembre; in scena Dino Lopardo e Mario Russo. Trapanaterra è un’Odissea meridionale, una riflessione sul significato di «radice» per chi parte e per chi resta, un’ironica e rabbiosa trattazione dello sfruttamento di una terra.

 

Il 21 e 22 dicembre è la volta di #LUCCISANODICECOSE, è uno show giovane e giovanile che mette sul palcoscenico tutti i monologhi di Emiliano Luccisano, più apprezzati sui social. Ad accompagnarlo il musicista Alessandro Lozzi.

 

Dal 10 al 12 gennaio, Teatro Segreto presenta: IL MOTORE DI ROSELENA, da un’idea di Gea Martire, drammaturgia di Antonio Pascale, con protagonista una strepitosa Gea Martire. Costumi Carlo Poggioli. Storia in forma monologata dell’emancipazione di Roselena, nata e cresciuta dietro al Vesuvio. C’è chi si sogna in abito da sposa, chi in tailleur manageriale, lei una tuta da pilota.

 

La CLEOPATRA di Gianni Guardigli, spettacolo messo in scena ed interpretato da Carmen Panarello, sarà in scena il 18 e 19 gennaio. La Cleopatra in questione è una donna di Rimini, proprietaria dell’Hotel del Lido che ha ereditato dal padre. Ai tavolini del caffè aveva già incontrato Munir, con cui intreccia un legame d’amore. Munir, profondamente legato alla sua patria, non riuscirà purtroppo a non ritornarvi, sognandone un riscatto democratico.

 

Dal 24 al 27 gennaio è la volta del Teatro Litta – Produzione MTM Manifatture Teatrali Milanesi, con IL VENDITORE DI SIGARI, di Amos Kamil. Protagonisti: Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza; regia Alberto Oliva. Nella Germania appena uscita dalla guerra, tutte le mattine alla stessa ora, due uomini si incontrano: un professore ebreo che vuole partire per fondare lo Stato di Israele e il proprietario di una tabaccheria, dall’aspetto tipicamente tedesco. Sono sopravvissuti alla tragedia che ha appena sconvolto e quasi annientato un popolo intero.

 

Doppio appuntamento allo Spazio Diamante con lo straordinario talento di Elena Arvigo. Dal 7 al 9 Febbraio, ci condurrà per mano in 4:48 PSYCHOSIS, di Sarah Kane, regia di Valentina Calvani, musiche originali Susanna Stivali. Questa lettura di 4:48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso, un inno alla vita, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole. Dal 13 al 15 marzo invece Elena sarà protagonista di I MONOLOGHI DELL’ATOMICA, tratto da “Preghiera per Cernobyl” di Svetlana Aleksievich e da “Racconti dell’Atomica” di Kyoko Hayashi, è uno spettacolo omaggio a due pagine tragiche e importanti della nostra storia: il 9 Agosto 1945 viene lanciata la bomba atomica su Nagasaki, il 26 Aprile 1986 scoppia la centrale nucleare di Cernobyl. Entrambi gli spettacoli sono una produzione Santarita Teatro e Teatro Out Off.

 

15 e 16 febbraio sarà la volta di UN BRANCO DI CANI SCIOLTI, opera diretta ed interpretata dalla Compagnia Stabile del Teatro da Camera di Roma “Pacelli”.I tre figli di Jeffe Ganzini, vengono convocati dal padre nella casa di famiglia un’ultima volta. L’uomo infatti è gravemente malato e li avrebbe radunati per comunicare loro le sue ultime volontà.

 

Dal 20 al 23 febbraio e 27 febbraio al 1° marzo sarà in scena una produzione Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi Centro di Produzione Teatrale Firenze: TEBAS LAND di Sergio Blanco, con Ciro Masella e Samuele Picchi. “Tebas Land” è un’opera del drammaturgo franco-uruguaiano Sergio Blanco, uno dei più originali e innovativi drammaturghi apparsi recentemente sulla scena internazionale. Blanco ha scritto “Tebas Land” ispirandosi al leggendario mito di Edipo, alla vita del martire San Martino e a un fatto di cronaca giudiziaria, immaginato dallo stesso Blanco, il cui protagonista è un giovane parricida di nome Martino.

 

Dal 19 al 22 marzo debutterà una produzione Teatro Menotti – TieffeTeatro Milano: UCCELLI di Aristofane, adattamento e regia Emilio Russo, con Camilla Barbarito, Giuditta Costantini, Nicolas Errico, Ludovico Fededegni, Claudio Pellegrini, Claudio Pellerito, Giulia Perosa, Maria Vittoria Scarlattei, Chiara Serangeli. Aristofane nella Grecia del 414 A.C., mentre il suo mondo si sgretola tra guerre e scontri ideologici e generazionali, riesce a fermare il tempo, a cercare una via di fuga nell’immaginario, a disegnare un impossibile mondo possibile.

 

ORPHANS di Lyle Kessler, sarà invece in scena dal 26 al 29 marzo, protagonisti Edoardo Trentini, Vincent Papa, Mattia Fiorentini, regia di Danny Lemmo. Roma, quartiere Ostiense, 1985. In una casa fatiscente vivono due fratelli orfani: Filippo è sensibile, solitario, e non si avventura mai fuori casa, mentre Felice, un violento ladro borseggiatore, rapisce un misterioso uomo di mezza età di nome Aldo. Presto l’inatteso cambia le carte in tavola.

 

QUARTETT di Heiner Muller, regia di Alessandro Mormorini, protagonisti Cristina Golotta e Roberto Negri, sarà lo spettacolo in scena da 3 a 5 aprile. Quartett è uno dei testi più celebri e controversi della produzione di Muller, uno dei padri di quello che oggi viene chiamato “teatro postmoderno” o “post-drammatico”.

 

Il 18 e 19 aprile debutterà IL CIRCO CAPOVOLTO di e con Andrea Lupo, dall’omonimo romanzo di Milena Magnani, regia Andrea Paolucci. Due storie parallele ma strettamente intrecciate, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò, due generazioni di rom in questa Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate, vite “a parte”. Una produzione Teatro delle Temperie.

 

Attesissimo appuntamento dal 24 al 26 aprile con una produzione Teatro dell’Allodola – Le Irriverenti: BOSTON MARRIAGE di David Mamet, con Monica Faggiani nel ruolo di Claire, Valentina Ferrari in quello di Anna e con Maria Sofia Palmieri nel ruolo di Catherine. Regia di Arturo Di Tullio. Un salotto borghese di fine 800. Anna e Claire si ritrovano dopo una lunga separazione. Un tempo si sono amate. Ora ciascuna vuole qualcosa dall’altra. Ma i rispettivi desideri sono incompatibili.

 

Conclude la sezione teatro dal 19 al 24 maggio, lo spettacolo LEGGITTIMA DIFESA – Nutrimenti Terrestri di Laura Giacobbe, per la regia di Roberto Bonaventura. La scrittura di Legittima Difesa, riguarda un’idea maturata molto tempo fa, quando la circostanza di un rapinatore in casa appariva come un valido pretesto teatrale, uno zoom potente sull’umore nero che bolliva nel ventre del Paese. Uno spettacolo di Nutrimenti Terrestri con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

 

Da non perdere gli appuntamenti con gli spettacoli vincitori del festival inDivenire. Il 15 gennaio

sarà in scena lo spettacolo vincitore per la sezione TEATRO LAZIO: IL VAMPA scritto e diretto da Enrico Maria Carraro Moda, con Larissa Cicetti e Enrico Maria Carraro Moda; produzione I Nani Inani. L’1 e il 2 febbraio sarà la volta dello spettacolo vincitore nella sezione TEATRO: ION, presentato dalla compagnia Collettivo I.T.A.C.A., drammaturgia e regia Dino Lopardo, con Alfredo Giovanni Tortorelli, Andrea Tosi. Il 4 e 5 marzo sarà in scena lo spettacolo vincitore del Premio del Pubblico: MNEMOSINE di Doron Cochavi, Luigi Saravo, con Cristian Giammarini, Daniele Santoro, Doron Kochavi, Claudia Vegliante, Chiara Felici, Beatrice Olga Valeri, per la regia di Luigi Saravo. Il 28 APRILE sarà la volta del vincitore del miglior progetto danza: BISBIGLIATA CREATURA_STUDIO SULLA FRAGILITÀ (Compagnia Celia/Sità).

 

Per la sezione Spazio Danza Diamante, la stagione avrà inizio il 15 e 16 novembre con TIME TO JACK di House To Be; dall’omonima traccia del 1985 di Chip E. Htob si propone sulla scena romana con un evento completamente dedicato alla House culture: musica, danza ma non solo, un momento di scambio e aggregazione sociale e culturale imperdibile: 12 coreografi, 5 guest, 5 dj, 10 ore di musica, dance theatre, workshop, jam session, battle party. Il 6 dicembre sarà di scena ROMANZA – trittico dell’Intimità di Cie Twain physical dance theatre direzione artistica, coreografia e regia Loredana Parrella, progetto per due interpreti Yoris Petrillo, Elisa Melis. BODY THING della Compagnia Collettivo Trasversale, con la coreografia Macia Del Prete, sarà in scena il 17 gennaio. Il 31 gennaio, sarà la volta di L’UOMO DAL CERVELLO D’ORO, regia e coreografia di Alessia Gatta, drammaturgia di Marco Angelilli, musiche di Mokadelic, visual artist Viola Pantano, disegno luce Daniele Davino, interpreti [Ritmi Sotterranei] Contemporary Dance Company. Il 14 febbraio sarà in scena CONVERGENZE con i danzatori di E.sperimenti Dance Company, coreografie di Federica Galimberti. La sezione danza si concluderà il 17 aprile con la prima nazionale di ACID ABLA, autrice e performer Ambrita Sunshine, drammaturgia Claudia Bonsi, musiche Lady Maru, visual Loredana Antonelli, grafiche Chiara Di Meglio, foto Alberto Guerri, produzione Compagnia Atacama.

 

Serata evento il primo novembre con l’anteprima dello spettacolo LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI, testi e libretto di Howard Ashman, musiche di Alan Menken, con Giampiero Ingrassia nel rulo di Seymour, Fabio Canino nel ruolo Mushnik, Belia Martin nel ruolo di audrey, e con la Drag Queen Velma K nel ruolo di Audrey 2 e Emiliano Geppetti nel ruolo di Orin Scrivello. Scene Gianluca Amodio, costumi Francesca Grossi, coreografie Luca Peluso, direzione musicale Dino Scuderi, adattamento e regia Piero Di Blasio. Lo spettacolo è realizzato con il sostegno della Regione Lazio.

 

Fari puntati anche su I CLASSICI DEL SECOLO FUTURO, I “Classici del secolo futuro” – Quattro riscritture senza paura” un progetto teatrale firmato Accademia Stap Brancaccio. Il format è ideato dal direttore artistico dell’Accademia di recitazione, drammaturgia e regia Lorenzo Gioielli e prodotto da Sala Umberto grazie al suo direttore artistico Alessandro Longobardi. La rassegna si basa su un percorso di riscrittura contemporanea di autori classici del teatro.Quattro spettacoli interamente scritti e interpretati dagli allievi del terzo anno dell’Accademia Professionale Stap Brancaccio provocati e sostenuti dai docenti e dalle molte esperienze creative vissute nel triennio. Irriverenti e vitali, nel rispetto non cieco ma attivo di quello che ci hanno lasciato e di come possono parlare alle nuove generazioni, i Classici del secolo futuro hanno come obiettivo quello di restituire al pubblico il nucleo pulsante e vivo del concetto stesso di “classico”, opere imprescindibili che raccontano l’umanità. Il tutto nel rispetto di un teatro sinceramente popolare, giovane, emozionante.

Dal 5 al 10 novembre sarà di scena all’OffOff Theatre di Via Giulia a Roma, lo spettacolo Bert Brecht Strasse, per la regia di Giancarlo Sammartano, con Claudio Trionfi, Ivano Cavaliere, Maria Beatrice Giovani, Andrea Lami, Giulia Malavasi, Alisia Pizzonia.

Bert Brecht Strasse ha una scrittura scenica ispirata all’opera teatrale, poetica, letteraria, civile e teoretica di Bertolt Brecht, in ricordo e difesa del suo pensiero di arte e di vita e della sua struggente utopia di una società del futuro e di una nuova democrazia dell’uguaglianza.

Note di regia: l’attore Ekkehard Schall – marito di  BarbaraBrecht , figlia del drammaturgo tedesco – nel suo libro La mia scuola di teatro, scrive dell’esistenza di riflessioni e appunti di Bertolt Brecht, nei suoi ultimi anni del Berliner Ensemble, per una possibile messa in scena di Aspettando Godot.

Brecht e Beckett? Possibile? Il poeta e drammaturgo militante, l’ideologo della rivoluzione morale (e materiale) delle società e degli stati, il sofista dialettico dell’antinaturalismo, l’utopista del Nessuno o tutti, guarda ora alla landa desolata dell’incomunicabilità beckettiana, al tragico nichilismo esistenziale dei sommersi?  Beckett-Brecht: una contraddizione in termini.  Cosa cerca Brecht in quel testo, ora che finalmente ha il suo teatro, uno spazio di apparente libertà nella stretta delle ragioni di stato, al centro di un Europa ancora in guerra, anche se fredda? Cerca altre leve della contraddizione, l’esercizio del dubbio, il superamento degli steccati di senso e di metodo sul fare teatro.

Lo spettacolo nasce da questa eretica suggestione. Pensare a Brecht come a Krapp, il protagonista dell’opera drammatica L’ultimo nastro di Krapp, che in una notte d’estate del ’53- ricorda e rappresenta il suo mondo, con i suoi versi, i suoi apologhi, i suoi personaggi.  Il giorno declina, vacillano le speranze, si spenge il suo sigaro per l’amarezza. Come Stanislavskij degli ultimi anni –stesso contraddittorio destino- riceve a casa giovani allievi, vecchi fantasmi, e trasforma il suo salotto nella stanza segreta dell’esperimento. Smonta e prova l’immenso materiale della sua opera cercando con brani di Godot nuove forme per la sua protesta. Va in scena il teatro da camera di un’umanità prima illusa e poi disperata, che lotta solo per il soldo, che vive sopravvivendo. Scena dove governa la contraddizione del mondo disuguale, tra la cattiveria utile dei molti, e l’inutile bontà dei pochi: quella solidarietà sentimentale che lascia tutto com’è. Parabola di un mondo che collettivamente sa organizzare solo la sua distruzione, che evoca ipocritamente la natura solo per legittimare l’immobilità dei propri rapporti economici e sociali, che parla di morale così come si fischia nel buio per farsi coraggio.    

Spettacolo composito dall’opera teatrale, poetica, letteraria, civile e teoretica di Bertolt Brecht, in ricordo e difesa del suo pensiero d’arte e di vita; della sua struggente utopia di una società del futuro, di una nuova democrazia dell’uguaglianza compiuta, partecipata e senza ritorno.

Come ogni anno la Festa del Cinema di Roma ospita il Rebibbia Festival proiezioni, incontri, laboratori che dal 21 al 27 ottobre coinvolgono la popolazione reclusa, fral’Auditorium del Carcere e l’Auditorium del MAXXI.

Il Rebibbia Festival è promosso da La Ribalta Centro Studi Enrico Maria Salerno, Fondazione Cinema perRoma, Provveditorato Regionale Carceri del Lazio. Colsostegno di MIBAC e Regione Lazio. In collaborazione con Rai Cinema, Clipper Media, Hikari Corporate (Fr.) con ilcanale franco-tedesco ARTE. Grazie alla disponibilità della Corte Costituzionale.

PERCHE’ IL CINEMA VA IN CARCERE

Il tempo vuoto della detenzione deve essere riempito diopportunità: istruzione, formazione, lavoro per chi sconta lapena. C’è anche spazio per il Cinema, capace di illuminare l’oscurità oltre le sbarre. Cinema da vedere, cinema da realizzare: quest’anno il filo rosso del Rebibbia Festival è proprio l’immagine del carcere e dei suoi ospiti dolenti, vistaattraverso lo sguardo dei cineasti.

PROGRAMMA aperto al pubblico esterno al carcere

21 ottobre 2019 dalle 17,30 alle 19,30 – Auditorium del MAXXI

Focus su Il Cinema Italiano racconta il Carcere – 1955/2019

Un incontro che alterna brevi clip di celebri film e riflessionisul tema, coordinato da Mario Sesti, con Giuliano Amato(Giudice costituzionale), Carmelo Cantone (Provveditorealle Carceri del Lazio, Abruzzo e Molise), Fabio Cavalli(Regista). Attraverso un veloce montaggio per titoli e temi,curato da Nicola Calocero e Tommaso Sesti, si getta losguardo oltre le mura delle prigioni, su un vero e propriofilone cinematografico “di genere”. Da Accadde alpenitenziario di Giorgio Bianchi (1955), con Aldo Fabrizipoliziotto penitenziario, attraversando i decenni con titolicome Detenuto in attesa di giudizio di Loy, Mary per sempredi Risi, Cesare deve morire dei Taviani, per arrivareall’attualità di Viaggio in Italia la Corte Costituzionale nelleCarceri di Cavalli (2019), con la testimonianza diretta diGiuliano Amato nell’incontro coi ragazzi e le ragazze dicamorra, nell’ “Isola Prigione” di Nisida. L’ingresso è libero.

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24 ottobre 2019 ore 16:00 (ingresso pubblico ore 15:00) – Auditorium di Rebibbia N.C.

Anteprima europea del docufilm per il canale franco-tedesco ARTE

Prison de Rebibbia. L’évasion par le théâtre [sottotitoli in italiano], regia di Marie David.

Basato sul lavoro teatrale di Laura Andreini SalernoIstruzioni di volo”, con i detenuti-attori del Carcere di Rebibbia. Regista teatrale assistente Giuditta Cambieri. Produzione Hikari Corporate. Interverranno la regista, ilcorrispondente di ARTE in Italia Salvatore Aloise e l’interocast (Progetto di inclusione sociale PREXIT– Regione Lazio). Arte, rete televisiva europea dal 1992, trasmette ogni giorno, nel programma Arte Regards (Sguardi), un reportage su un’iniziativa europea ragguardevole. Un tuffo dentro realtà inedite. L’Europa in tutta la sua diversità. All’interno di questo programma abbiamo realizzato un reportage dedicato all’esperienza teatrale con i detenuti di Rebibbia Nuovo Complesso, curata dalla Associazione La Ribalta – Progetto Prexit. Attraverso il lavoro della regista Laura Andreini Salerno, della regista assistente Giuditta Cambieri e della collaboratrice Francesca Di Giuseppe, del personale dell’Istituto penitenziario e dei detenuti della Compagnia G8, proviamo a mettere in luce la particolarità e l’importanza di questa iniziativa.  Che cosa può offrire ai detenuti, isolati dietro le sbarre? Quali possono essere i benefici per tutta la società? L’arte teatrale è un’apertura sul mondo, sulla letteratura, sulla collettività. Richiede di lavorare insieme, di sottoporsi ad un certo rigore nel gioco scenico.  

Ingresso libero accreditamento obbligatorio alla mail rebibbiafestival@gmail.com

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27 ottobre 2019 ore 16:00 (ingresso pubblico ore 15:00) – Auditorium di Rebibbia N.C.

Il Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanziincontrerà i detenuti e le detenute ad un anno dalla partenzadel Viaggio della Corte nelle carceri. L’occasione è lapresentazione ufficiale ai reclusi molti dei quali protagonisti del Viaggio in Italia la Corte Costituzionale nelleCarceri, di Fabio Cavalli, prodotto da Clipper Media con RaiCinema.

Pensando alla realizzazione di un docu-film che racconti l’incontro fra i Giudici della Corte Costituzionale e le Carceri italiane – racconta il regista Fabio Cavalli – mi è tornato in mente il “Viaggio in Italia” di Guido Piovene: un reportage prima radiofonico per la RAI, poi in volume, sul finire degli anni ’50. L’Italia è molto cambiata. Ma c’è una cosa che tiene insieme le generazioni: la Carta Costituzionale. Poco se ne parla, eppure è la legge fondamentale che dà forma alla nazione ed incide sulla vita di ciascuno di noi. Anche sulla vita dei cittadini detenuti. Per questo docufilm ho provato ad assumere il punto di vista di Piovene: andare a scoprire davvero quello che si crede illusoriamente di conoscere. Aprire lo sguardo sugli aspetti della realtà che non stanno in luce, coperti dal bagliore dei rilievi; trovare l’ombra nel tuttotondo. Storie di viaggi e incontri; uomini, donne, persone uniche e comuni (i Giudici, i Carcerati, il Personale penitenziario …); storie di luoghi inaspettati (le Carceri, il loro habitat architettonico e il loro contesto antropologico); e storie di paesaggi visivamente potenti, il loro spirito profondo, quello che il tempo disegna, incidendo anche lo spirito del popolo che li abita. Ho potuto usare qualsiasi mezzo di ripresa per disegnare i rilievi del nostro Paese, sorvolando coi droni il maestoso Palazzo della Consulta e i cieli sopra le carceri. Genova-Marassi: il carcere e lo stadio di calcio appaiati, che portano lo stesso nome e condividono le stesse tifoserie esultanti, una libera l’altra reclusa;  Napoli con l’incantevole atollo vulcanico che ospita il carcere di Nisida, coi ragazzi e le ragazze di camorra; l’immenso assolato carcere di Lecce, prigione per donne di malavita; Terni con lo strazio dei “fine pena mai”; Milano-S.Vittore, monumentale come un Pantheon inaccessibile in mezzo alla città; Firenze-Sollicciano: un’immensa costruzione disegnata come un giglio di cemento, inquietante in mezzo al nulla; e Rebibbia, con le detenute-madri e i loro bimbi innocenti e carcerati. Poi, tappa dopo tappa, dai cieli siamo scesi giù, nel profondo delle celle e nei loro sotterranei, accompagnati da un Agente penitenziario che ha fatto da Caronte in questo viaggio iniziatico. Occorreva dare tridimensionalità alla Costituzione della Repubblica Italiana, attraverso i punti di vista dei suoi custodi ed interpreti: i Giudici. E fare altrettanto con quel “sistema della pena”, tanto evocato, vilipeso o invocato, e, fondamentalmente, sconosciuto. Da una parte gli uomini e donne dell’Istituzione; dall’altra gli uomini e donne e ragazzini minorenni che l’Istituzione l’hanno violata. Il loro incontro getta un po’ di luce fra le ombre. Un incontro per me emozionante, un’avventura fra storie umane incredibili, dolorose, paradossali, umanissime. Un film sugli sguardi dei Giudici e dei Detenuti. Fra il prima e il dopo l’incontro c’è una differenza ben visibile negli sguardi. La stessa differenza che spero di leggere negli sguardi degli spettatori all’uscita dalla proiezione”.

L’ingresso è libero con accreditamento obbligatorio a rebibbiafestival@gmail.com

Si alza il sipario sulla stagione teatrale 2019/2020 del Teatro della Cometa. Si inizia con uno spettacolo intelligente, divertente e di grande raffinatezza: VALIUM una commedia anti stress scritta e diretta da Alessandro Sena. Protagonisti: Stefano Antonucci, Giorgio Carosi, Marine Galstyan, Raffaele La Pegna, Cristiano Leopardi, Giada Lorusso, Valeria Romanelli, Vittoria Rossi, Francesco Sgro. Lo spettacolo sarà in scena dal 9 al 27 ottobre.

Un gruppo di attori si prepara per il debutto del loro nuovo spettacolo teatrale di cui è autore e regista un ragazzo alle sue prime esperienze con una compagnia teatrale e alla sua ultima occasione per diventare celebre.

Attrici raccomandate da personaggi molto noti, attori particolarmente stravaganti, segretarie in piena crisi di nervi e melliflui produttori diventano inaspettatamente i protagonisti delle sue giornate nelle quali un Valium potrebbe essere la soluzione efficace per calmare l’agitazione che lo anima e sedare gli stati d’animo dei protagonisti del suo spettacolo. A rendere tutto difficile ma anche divertente, una serie di imprevisti che da problemi diventano opportunità attraverso l’arrivo di improbabili quanto singolari personaggi che mettono a dura prova i piani di lavoro del giovane autore fino a compromettere il debutto del suo spettacolo.

 VALIUM è uno spettacolo divertente, una commedia anti stress diretta da Alessandro Sena che porta in scena “il teatro nel teatro”, modalità nella quale gli attori si muovono con grande naturalezza e dinamismo in uno spettacolo che ruota intorno alla figura dell’artista e ai compromessi che egli è costretto ad accettare per poter fare il proprio lavoro.

Ed è proprio il “compromesso” l’elemento centrale di tutta la piéce che si apre con una riflessione su “cosa” ogni giorno accettiamo senza esserne consapevoli; per vivere, per amare o per trovare un posto sotto la migliore luce, così come sono costretti a fare i protagonisti della commedia.

Uno spettacolo dai ritmi serrati dove la musica gioca un ruolo importante nel permeare un respiro fra le singole scene che si consumano sotto il disegno di una scenografia che restituisce un ambiente reale, come può essere quello di un teatro in allestimento, capace di svelare agli spettatori i segreti di un dietro le quinte spesso celato ai loro occhi, con il potere di evocare in colui che guarda una diretta simbiosi con quanto succede sulla scena.

Una formazione d’eccellenza, la possibilità di debuttare al Teatro Greco di Siracusa e di lavorare con alcuni tra i più grandi registi nel mondo.

La Fondazione Inda ha prorogato i termini per la presentazione delle domande di partecipazione alle selezioni per il primo anno dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico di Siracusa. Tutti coloro che intendono partecipare ai provini per il triennio accademico 2019/2022 avranno tempo fino al 20 settembre per inviare i documenti previsti dal bando pubblicato sul sito dell’Istituto, www.indafondazione.org

Il percorso di formazione a Siracusa consente agli allievi di partecipare a laboratori e stage con alcuni tra i più importanti registi e attori della scena nazionale e internazionale e di seguire un percorso di crescita umana e professionale che si snoda attraverso oltre 3 mila ore di lezione tra corsi di recitazione, dizione, regia, canto, scherma scenica, teatro-danza, danza e storia del teatro.

Punto di forza che rende unica in Italia l’Accademia d’Arte del Dramma Antico è la possibilità per gli allievi di debuttare al Teatro Greco di Siracusa nelle rappresentazioni classiche che ogni anno richiamano migliaia di persone da tutto il mondo; un inizio di carriera di grande impegno per i giovani che possono così misurarsi con il grande pubblico diretti da registi di fama o emergenti.

E’ motivo di grande soddisfazione per la Fondazione Inda il successo ottenuto in questi anni da molti degli allievi che si sono diplomati nella scuola di teatro dell’Istituto nazionale del dramma antico. Le attività dell’Accademia, nella prestigiosa sede dell’ex convento di San Francesco, prenderanno il via tra ottobre e novembre dopo le selezioni che si terranno sia a Siracusa sia a Roma. Tutte le informazioni per l’iscrizione alle selezioni e il bando sono disponibili su www.indafondazione.org, nella sezione Inda giovani.

Dopo la positiva esperienza delle due precedenti edizioni (con Sette contro Tebe, regia di Marco Baliani e Eracle, regia di Emma Dante), ritorna anche quest’anno la collaborazione tra l’Istituto Italiano del Dramma Antico e l’Estate Teatrale Veronese. Sul palco del Teatro Romano di Verona, andrà in scena – il 13 e 14 settembre 2019 – Elena di Euripide con protagonista Laura Marinoni, diretta dal regista di fama internazionale Davide Livermore, che oltre aver aperto la stagione teatrale del Teatro Greco di Siracusa 2019, ha inaugurato la stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano con Attila di Verdi.

Livermore – che per il suo allestimento ha immaginato una Elena anziana che fa riaffiorare i suoi ricordi in uno Stige nero, luogo concreto e insieme visionario, nel quale gli stessi ricordi sprofonderanno nuovamente – ama profondamente questo testo perché, come dichiara: “ Elena è tragedia atipica da contorni che sfumano in un giuoco ironico; il finale poi sembra irridere coloro che cercano di fare dell’arte un elenco di “categorie” che debbano pedantemente rispondere a regole fisse. In Elena non si muore. E si sorride come nelle tragedie elisabettiane, che in fondo ci risultano sempre un pò lontane nonostante i nostri sforzi intellettuali, perché capaci di lasciare convivere le componenti del tragico e del comico, capaci di non vivisezionare la vita e le sue componenti in un modo un pò troppo laico, libero…inglese. Forse anche per questo Elena non viene rappresentata da oltre quattro decenni, perché non risponde a nessuna aspettativa della critica che etichetta, ma chiede a chi critica di essere libero da attese, aperto ad accettare un altro livello, forse semplicemente moderno… la verità è talmente improbabile che ci accosta al mondo del ricordo e al modo in cui ognuno di noi, in questo tempo post freudiano, gioca con la vita e la sua rappresentazione … “la negacion de la evidencia” diceva Calderon, che spesso è un meccanismo dove ricadiamo per lasciare svaporare verità inaccettabili o insostenibili, fatti dolorosi. Esiste una colpa più pesante di quella di aver generato il più grande conflitto armato della storia antica? … Elena ci costringe al confronto con un alto e altro livello di menzogna, quella giocata in modo consapevole, ironicissimo e amaro al contempo, quel livello di sofisticazione proprio di donne e uomini che fanno i conti con la vita; persone illuminate di consapevolezza che con la vita stessa e la sua rappresentazione giuocano con arte, disponendo i ricordi nello spazio della memoria. Questo vedremo: uno spazio dove affiorano i tanti naufragi di un’esistenza, e vedremo Elena vecchia alla fine della sua vita che dispone dei suoi ricordi e crea questa “immagine fatta di cielo che respira” con le sue fattezze per cambiare almeno per un pò la memoria, per giocare con essa, per immaginare un’altra possibilità, sognarla, un altro finale, come per tutti noi il desiderio di un happy ending”.

Elena è uno spettacolo che si avvale di una potente architettura visiva (al cui effetto concorrono la superficie nera d’acqua che occupa interamente il palco, il fascino dei costumi di Gianluca Falaschi, lo schermo che avvolge e abbraccia il retro della scena) e una coinvolgente e seducente drammaturgia sonora, creata ad arte da Andrea Chenna che intreccia perfettamente molti generi musicali miscelati tra loro.

Paride non ha rapito Elena, ma un fantasma con le sembianze di Elena. La vera Elena si trova in Egitto, dove il re Teoclimeno intende sposarla a forza. Per sfuggirgli, Elena si rifugia in un luogo sacro. Qui incontra il naufrago Menelao, reduce da Troia con pochi soldati. Riconosciutisi, i due mettono a punto un piano di fuga.

Fingendo di aver saputo da un viandante (Menelao stesso) che il marito è morto, Elena ottiene dal re una nave per fare un rito funebre in mare. Imbarcatosi con Elena, Menelao e i suoi soldati, eliminano la ciurma e fuggono. Il re, gabbato, vorrebbe uccidere la sorella, l’indovina Teloneo, che con il suo silenzio ha favorito la fuga dei Greci. Ma i Dioscuri lo frenano, convincendolo ad accettare la volontà degli Dèi.

Nel cast di Elena, oltre la protagonista, una carismatica, affascinate, travolgente (come è stata definita dalla critica) Laura Marinoni, anche Sax Nicosia (Menelao), Giancarlo Judica Cordiglia (Teoclimeno), Viola Marietti (Teucro), Maria Grazia Solano (la Vecchia), Simonetta Cartia (Teonoe), Linda Gennari e Maria Chiara Centorami (messaggeri), Federica Quartana (la corifea), Bruno Di Chiara, Marcello Gravina, Django Guerzoni, Giancarlo Latina, Silvio Laviano, Turi Moricca, Vladimir Randazzo, Marouane Zotti (coro di Dioscuri). La traduzione è di Walter Lapini, le scene di Davide Livermore, i costumi di Gianluca Falaschi, le musiche di Andrea Chenna, le luci di Antonio Castro, videomaker è Paolo Jep Cucco.

Le due serate veronesi sono per l’INDA, il coronamento di quella che è stata una stagione da record nell’anno del rinnovamento, con la fine del commissariamento e l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione presieduto da Francesco Italia, del Consigliere Delegato Mariarita Sgarlata e del Sovrintendente Antonio Calbi. L’annata straordinaria vissuta dalla Fondazione Inda è testimoniata dai numeri con 163.000 spettatori in 50 serate, (25 mila in più rispetto al 2018), e incassi assai significativi; un record assoluto in 105 anni di storia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Per la 56ª stagione della Fondazione Inda che andrà in scena nel 2020, gli spettacoli programmati saranno: Le Baccanti di Euripide, Ifigenia in Tauride di Euripide e la commedia Le Nuvole di Aristofane.