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 Segreti d’Autore – dal 29 luglio al 14 agosto – si propone anche quest’anno come osservatorio civile dei rapporti tra il patrimonio culturale italiano e studiosi, scrittori, associazioni, musicisti, attori  impegnati per la sensibilizzazione del connubio uomo – territorio. Un Festival tra gli affascinanti borghi storici del Cilento che apre un’indagine sull’ambiente, sulla legalità, sulle scienze e sulle arti.

Una manifestazione aperta gratuitamente al pubblico che coinvolge le bellezze paesaggistiche dei comuni: Sessa Cilento, Serramezzana, Stella Cilento, Lustra, Laureana Cilento, Gioi Cilento.

 Il Festival della Legalità, dell’Ambiente, delle Scienze e delle Arti inaugurerà l’ottava edizione nel mese di luglio 2018.

Tra gli appuntamenti più significativi si segnalano il 29 luglio, a Valle/Sessa Cilento, nella splendida cornice di Palazzo Coppola, Vita d’attore, la regista Nadia Baldi dialoga con Alessio Boni sulla sua esperienza di attore teatrale, cinematografico e televisivo;

il 3 agosto, a Lustra, il compositore Peppe Vessicchio presenterà il suo libro La musica fa crescere i pomodori, sul legame tra la musica e la dieta mediterranea;
il 4 agosto, a Serramezzana, La signora della scena, Lina Sastri racconta la magia della recitazione. Ai due attori verrà conferito il Premio Segreti d’Autore 2018, scultura realizzata da Mimmo Paladino;
il 5 agosto,  a Laureana Cilento, Falcone e Borsellino la ricerca della verità, Franco Roberti, Assessore Politiche Integrate Sicurezza e Legalità Regione Campania e Giovanni Chinnici, Presidente Fondazione Chinnici,  dialogano con lo scrittore e regista Ruggero Cappuccio.

Nella sezione musica, il 2 agosto Di terra e mare, a Valle/Sessa Cilento il concerto spettacolo con Claudio Di Palma;
l’8 agosto, a Stella Cilento, ritornano gli Avion Travel con il loro nuovissimo album Privé ;
il 10 agosto, a Gioi Cilento, Su x giù Gaber con Renato Salvetti e Antonella Ippolito; l’11 agosto, a Valle/Sessa Cilento, Operina elettro- meccanica, una singolare installazione concerto di e con Enzo Mirone;
il 12 agosto, a Serramezzana, i dirompenti Foja;
il 14 agosto a Valle/Sessa Cilento concluderà la sezione il concerto L’armonia sperduta con Raffaello Converso, elaborazioni e orchestrazioni di Roberto De Simone.

Per gli spettacoli teatrali nazionali ospitati da Segreti d’Autore,
il 3 agosto, nel cortile di Palazzo Andrea Verrone a Lustra, Simu e Pùarcu di e con Angelo Colosimo;
il 5 agosto, a Laureana Cilento, Il mio giudice con Sara Bertelà;
 il 6 agosto, a Serramezzana, FOSCO (storia de nu matto) di e con Peppe Fonzo;
il 7 agosto, a Valle/Sessa Cilento, Ellepi (such a perfect day) di e con Fulvio Cauteruccio e Flavia Pezzo;
il 13 agosto, a Serramezzana, Patrizio vs Oliva con l’ex pugile Patrizio Oliva e Rossella Pugliese.
La sezione teatro si conclude il 14 agosto, a Valle/Sessa Cilento, con lo spettacolo Anime esito del laboratorio teatrale organizzato dal Festival.

Segreti d’Autore, con il sostegno del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, si arricchisce degli incontri culturali con Silvio Perrella, Giovanni Guadagna, Giuseppe Galzerano e Carlo Pellegrino e di un appuntamento cinematografico con Slot di Dario Albertini.

Associazioni di studiosi ed esperti di natura, difesa del territorio, legalità e geologia, completano il quadro del Festival che si articola nei comuni del Cilento storico.  Durante l’intero arco della manifestazione saranno proposti percorsi naturalistici, passeggiate guidate nella natura: La Rocca del Cilento – Da Casigliano a Rocca Cilento, a cura del professor Antonio Malatesta; I paesaggi e le piante della dieta Mediterranea, a cura della professoressa Dionisia De Santis.

Tra le iniziative collaterali: il laboratorio per attori condotto da Elena Bucci; le mostre, all’interno di Palazzo Coppola, Sahara Te Quiero a cura di Romeo Civilli e Memento Deus Lux Aeterna a cura di Rosario Tedesco.

L’ingresso agli spettacoli, ai percorsi naturalistici e ai seminari è gratuito.

Informazioni: www.festivalsegretidautore.it

 

 

Per oltre 20 anni nella compagnia teatrale Krypton – con la quale ha fatto anche Beckett – oggi Fulvio Cauteruccio classe 1967, figlio del sud ma fiorentino d’adozione, “di teatro” e “con il teatro” vive. Lo spettacolo Roccu u stortu” di cui ha curato la regia, con le musiche de “Il parto delle nuvole pesanti”, fu trasmesso in versione integrale nel programma Teatri Sonori di Rai Radio 3 e da Palcoscenico di Rai 2.

Apprezzatissimo nel ruolo di Don Catello nel “Ferdinando” di Annibale Ruccello, con la regia di Chiara Baldi – che è stato in scena al Teatro Eliseo a Roma lo scorso novembre – e intenso sul palco del teatro Niccolini di Firenze in questi giorni con “Prigionia di Alèkos” di Sergio Casesi, che narra la vicenda umana, politica e poetica del rivoluzionario greco Panagulis, risponde alle mie domande, mentre si racconta un po’.

SS: Come valuti un lavoro che ti viene proposto?
FC: Valuto la produzione, la credibilità del regista e poi i colleghi. Tutto questo è importante tanto quanto un ruolo o un testo.

 SS: Come lo scopre un attore, se la sua strada è il ruolo drammatico o quello comico?
FC: È cosa nota che il ruolo drammatico sia più facile. Far ridere è una questione di tempi, non solo di battute. A volte se non sai usare una pausa, puoi fare tutto giusto, ma non ti riesce la parte comica.
Personalmente mi sono cimentato, riuscendo in entrambi i ruoli. Basti pensare al mio ruolo in “Ferdinando” di Annibale Ruccello della Baldi. Entrambi i caratteri in quel ruolo, mentre il personaggio prende corpo e poi si riscalda e si sfalda, partendo in maniera esilarante e poi invece lasciando uscire la drammaticità dell’uomo che fa i conti con troppe cose, oltre che con se stesso.

SS: Di solito un attore dice: “mi piacerebbe fare questo ruolo”. A te com’è andata questa faccenda del “mi piacerebbe”?
FC: Quel “mi piacerebbe” cambia nel tempo, sai?! Capita a tutti di voler fare l’Amleto, o Agamennone. Poi però scopri tante scritture, e nel mio caso, l’essere curioso mi ha aperto tante strade nel mondo del teatro. E poi ti dirò, preferisco fare anche una piccola parte, buona e con bravi attori, che ruoli da protagonista in cose pessime. Ma di questi tempi ci sono troppi finti attori, disposti a tutto e così c’è un gran caos. Ci vorrebbe una commissione di esperti che dica “tu sì, puoi farlo, tu no”, come nella scuola russa o americana. Che poi anche per i registi, dovrebbe valere la stessa selezione.

SS: Tanti giovani vorrebbero fare questo mestiere. Un attore di esperienza come te, cosa direbbe loro?
FC: Di valutare bene, perché se non riesci a viverci,  facendo questo mestiere,  forse sarebbe il caso di lasciar stare. E poi studiare, perché l’improvvisazione è deleteria. Bisogna leggere la storia, la letteratura e bisogna conoscere la vita artistica di chi è esistito artisticamente prima di noi. Di solito non si lavora solo in due casi: se non si ha talento o se si ha un brutto carattere. Tutto il resto sono solo chiacchiere.
Vedi Simona, i grandi attori sono umili, timidi spesso.
Ricordo Irene Papas con la quale ho lavorato, Michele Di Mauro, bravissimo attore e poi Gassman, di cui sono stato allievo.

SS: Racconta.
FC: Sono stato fortunato ad averlo come maestro e rimane ogni giorno quel che ho imparato. Con lui ho imparato che il teatro è divertimento e fatica in proporzioni variabili. Ho imparato che si cammina insieme agli altri per un po’ e poi si può avere una seconda giovinezza in questo lavoro. Io dopo 20 anni in compagnia con mio fratello adesso da 5, viaggio da solo.
Un tempo dicevo “ma chi me l’ha fatta fare” – (ridiamo) – oggi non più, perché in definitiva, so fare bene solo quello.
Gassman si ostinava a chiamarmi Fabio e non Fulvio, eppure era quel maestro che mi dava coraggio, che mi spronava a fare sempre meglio.
Alla fine della scuola, prima dello spettacolo finale il direttore mi declassò per la dizione. Io ci rimasi male ma Gassman volle parlarmi e mi disse: “non ci sono grandi parti per grandi attori, né piccole parti per piccoli attori; ci sono solo parti, anche piccole per bravi attori”.
Poi mi suggerì di mettere una pausa, in un punto particolare di una battuta,  feci come mi suggerì e fu un successo.

 SS: Cosa ci vuole per essere un buon attore, oltre al talento che non si può né ignorare, né inventare?
FC: Devi essere capace di riconoscere il linguaggio della contemporaneità, ma devi conoscere la storia;  il passato del teatro è il primo maestro che va ascoltato.

SS: Fai anche cinema; hai appena recitato con Zingaretti in Montalbano. Che vestito indossi meglio, quello teatrale o quello cinematografico?
FC: Sono un attore di teatro che non disdegna affatto il cinema, ma che aspetta una parte importante per dedicarcisi a pieno; nel frattempo continuo con il teatro che mi appaga e che mi fa vivere e “sentire vivo”.

 Gli chiedo se ha figli, mi risponde che ha un cane, che ha portato in scena, una volta, e che gli ha rubato gli applausi, anche! Ci salutiamo, con la promessa di rivederci, presto…a teatro.

 

Simona Stammelluti

Il teatro come custode di quell’arte che trasmigra da un autore ad un attore; e a dirigere le dinamiche e il senso di un’opera – con un ruolo tanto delicato quanto decisivo – il regista.
La regista, in questo caso; Perché Nadia Baldi la sua genialità, non l’ha vestita solo mettendo in scena una delle opere più belle di colui che fu “proprietario unico” di una drammaturgia che molto ricorda il senso del teatro di Beckett, di quel malessere che quando manifestato, esplode e gratifica, ma utilizzando un personalissimo linguaggio scenico.
Annibale Ruccello – per chi ha avuto l’onore di amarlo non solo come drammaturgo ma anche come antropologo – ha lasciato in eredità al mondo teatrale un materiale nobile, una tradizione popolare; Ruccello aveva una scopo ben preciso, quello di tirare lo spettatore dentro un vissuto, dentro la trama, non intesa come storia in se, ma come insieme di maglie lavorate ad arte, capaci di inglobare e di risvegliare nella tragicità del vivere, l’uomo che approccia al teatro, proprio tra le mure del teatro.
Assistendo al Ferdinando con la regia di Nadia Baldi – in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino a domenica 5 novembre – sembra come se la stessa regista abbia ascoltato un suggerimento di chi quel testo lo ideò.
Sono le sfumature, la dinamicità, il ritmo e la credibilità degli attori calati in quel contesto pensato da Ruccello che immaginò una Napoli del 1870 a cavallo tra due epoche, a fare dello spettacolo della Baldi un esempio di buon teatro.


I “caratteri” tratteggiati da Ruccello, sono vividi nella rivisitazione della Baldi che però sdrammatizza su alcuni passaggi, rendendoli esilaranti, senza mai snaturalizzare l’opera che – in due ore e mezzo di spettacolo – traccia con dovizia, lo spaccato di quell’epoca che tanto Ruccello volle analizzare, mettendo a punto lo sguardo sui poveri cristi, mentre prende respiro e si espande non semplicemente la storia di una baronessa annoiata e senza stimoli che finge di essere in punto di morte, fin quando la sua e la vita delle persone a lei vicine, viene letteralmente stravolta dall’arrivo di “Ferdinando” un improbabile nipote che appaga le sue e le altrui voglie, quanto la spinta che la regista riesce sapientemente ad alimentare circa la volontà di Ruccello di scandagliare i vizi di una società che dietro una facciata di virtù, nasconde le piaghe di ogni tempo: amoralità, opportunismo, egoismo, cinismo, blasfemia, e poi ancora gli interessi, gli scandali, i disvalori che nell’opera della Baldi vengono fuori in tutta la loro crudezza ed attualità, ma non come se fossero un monito perbenista, ma al contrario come un disegno sofisticato, che si serve del linguaggio teatrale puro, e della sua naturale consapevolezza.
Credibile il napoletano parlato, credibili ed adeguate le scene a supporto di quella promiscuità che vede tutti desiderare tutto, che pone il desiderio come un nemico di un equilibrio che tutti vorrebbero conservare, ma che esplode non come un peccato ma come un gioco ad “amare male”.
L’impianto registico non é mirato all’applauso facile, ma è facile applaudire alla bravura e non solo alle intenzioni che i 4 attori in scena regalano generosamente al pubblico…quel pubblico che si divide in chi conosce Ruccello – e ne vede i tratti in quell’adattamento della Baldi che usa il testo come un ponte – e coloro che guardano semplicemente uno spettacolo di grande qualità e che si diverte mentre recupera la consapevolezza che i misfatti, attraversano le epoche finiscono proprio lì, su un palcoscenico dove 4 attori vestono le sembianze di una società che difficilmente si salverà.
Molto efficaci anche le scenografie ed i costumi, quell’abito di donna Clotilde che é un tutt’uno con quel letto che accoglie fatti e misfatti, cattiveria e mezze verità.
Una bravissima Gea Martite, straordinaria interprete, perfettamente calata nel ruolo (e che ci tengo a dirlo, non teme confronti che potrebbero venire dal passato) intorno alla quale ruotano gli altrettanto talentuosi attori; Chiara Baffi che gestiste i registri vocali benissimo, nei panni di Gesualda, la cugina povera della Baronessa che tanto potrebbe dire, che tanto potrebbe fare e che tanto fa, nella intricata storia di amori non corrisposti, di carnalità a basso costo e di dignità svenduta per un grammo di felicità.
Fulvio Cauteruccio nei panni – è proprio il caso di dirlo – di Don Catello, che porta a spasso una tonaca sotto la quale si nascondono i vizi del potere religioso. Il fascino innato di Cauteruccio che si insinua nel suo ruolo e che riempie il palcoscenico. Ferdinando è Francesco Roccasecca, scanzonato ma no troppo, credibile nel fascino del giovane che a tutti promette e a tutti da, impeccabile nella dizione, che quasi ci riesce a nasconderlo il suo essere partenopeo.
Un palco vestito di arte, di intenzioni e della giusta dimensione nella quale l’opera di Ruccello, è rivissuta in una dinamica di teatro fatto così bene, che quasi commuove.
Sono gli applausi sì, che sottolineano anche la bontà si un progetto e stando a quelli che ieri sera scoscianti hanno investito i 5 protagonisti di questo spettacolo per lunghi minuti, non posso che augurare a Nadia Baldi di essere ancora investita da quella sottile genialità.

Lo spettacolo è ancora in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino a domani…fate ancora in tempo a godere di un’arte che – a mio avviso – ha ancora molto da dire.

 

Simona Stammelluti