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Il processo per l’omicidio di Denis Bergamini si farà. 

Isabella Internò l’allora fidanzata del calciatore che quel 18 novembre del 1989 era con lui sulla statale 16 nei pressi del Castello di Roseto Capo Spulico, e che dichiarò che Denis si era suicidato finendo sotto le ruote di un camion che l’aveva poi trascinato per 60 metri,  è stata rinviata a giudizio con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e da futili motivi, in concorso con soggetti ancora ignoti. Lo ha deciso il gup di Castrovillari Fabio Lelio Festa accogliendo la richiesta del pm Luca Primicerio.

La prima udienza del processo è stata fissata per il 25 ottobre prossimo.

In aula non erano presenti né la Internò né la sorella di Bergamini Donata.

Nel corso dell’udienza, l’avvocato Angelo Pugliese, difensore di Isabella Internò, nella sua arringa durata circa tre ore, ha illustrato le tesi della difesa chiedendo il non luogo a procedere per la propria assistita.

La famiglia Bergamini era rappresentata dall’avvocato Fabio Anselmo che si è così espresso subito dopo la decisione:

 

Si scrive un nuovo capitolo. La giustizia ha fatto una inversione di marcia. Grazie soprattutto al procuratore Facciolla che ha avuto il coraggio di far riaprire il caso. […] Una pagina importante e una inversione di marcia estremamente tardivo. 32 anni. 32 anni da quei verbali falsi, che certificavano il traumatismo, lo sfondamento del torace che guarda caso,  collimava con la versione di Isabella Internò e cioè  l’investimento di Denis e il suo trascinamento per 60 metri e seguito di un tuffo suicidario.

Mi inquieta che gli autori di quei verbali di ricognizione cadaverica non possono essere perseguiti. 
Al processo finalmente avremo la possibilità di far entrare in una aula giudiziaria la verità. 
Oggi non è stata condannata Isabella Internò, oggi è una tappa fondamentale, è stata rinviata a giudizio. Abbiamo ottenuto un processo che sembrava non si volesse fare. Sono stato accusato di fare i processi mediatici, ma come si fa senza la presenza dei media nel momento in cui tu rappresenti una verità così surreale e palesemente falsa, cioè che il corpo di Denis è stato investito da un camion, e trascinato per 60 metri senza produrgli alcuna lesione, quando metà addome  (non il torace) ha i segni di sfondamento da parte di una ruota del camion e nessun altro segno. Quando la dottoressa Innamorato dice al signor Conte il poliziotto “il corpo guarda che parla”, lo dice in modo preoccupato, e questa circostanza è stata diciamo fortunata, perché quel corpo ha voluto parlare, e tutto questo lo dobbiamo alla giustizia, nel bene e nel male. 

Io ancora mi tormento, ancora mi meraviglio e ancora mi indigno.
Temo il giorno in cui tutto sarà “come da ordinaria amministrazione”.

Le ultime parole di George Floyd – “non posso respirare” – si sono trasformate nello slogan della manifestazione di protesta ed indignazione, contro la morte dell’afroamericano che 48 ore fa è morto, o forse dovremmo dire è stato ucciso, da 4 poliziotti a Minneapolis, durante un controllo, senza ancora un perché.

Però una domanda nasce spontanea: “Vale più un resoconto fatto a parole, o un video dettagliato realizzato in presa diretta, lì sul posto, che racconta di come siano andate le cose?

Per adesso sappiamo solo che i 4 poliziotti sono stati licenziati, che sulla vicenda si sta indagando, che l’uomo è morto e sul suo corpo si effettuerà l’autopsia e che la manifestazione di protesta ha riempito le strade della città, e non ha avuto connotati docili tanto che la polizia ha dovuto usare i gas lacrimogeni contro la folla in cerca di una risposta.

Un poliziotto bianco uccide un nero.
Un classico da film americano.
Qual è la condotta della polizia nei confronti dei neri?
Sembra esserci ancora una ingombrante condizione di razzismo, in essere, tanto che nel 2016 nacque un movimento chiamato “Black Lives Matter” (le vite nere contano) impegnato nella lotta contro il razzismo perpetuato a livello socio-politico verso le persone di colore.

Che aveva fatto, dunque, George Floyd, quel giorno  in cui è morto? Chi era George Floyd?
46enne afroamericano che per vivere faceva il buttafuori di un ristorante, poi chiuso per il lockdown, in cerca di una nuova occupazione, fermato all’interno della sua auto dai 4 poliziotti che avrebbero avuto una segnalazione circa un traffico di documenti farsi, c’è chi sostiene che fosse in possesso di sostanze stupefacenti. Un po’ ostica la motivazione, ma facciamo che andava bene così.

Il poliziotto che si è inginocchiato letteralmente sul collo di George Floyd, si chiama Derek Chauvin, 19 anni di carriera e diverse denunce per uso eccessivo della forza, con una causa relativa ad un’accusa di violazioni dei diritti costituzionali federali di un prigioniero.

Il punto è perché da un controllo si finisce per morire.
Noi certo, non abbiamo nulla da invidiare agli americani anche in circostante come questa.
Non ci dimentichiamo  (no, non ci dimentichiamo perché tanto è impossibile dimenticare) di Stefano Cucchi, per il quale la giustizia ha incominciato ad arrivare dopo 10 anni, quando finalmente sono venute fuori le responsabilità di chi lo arrestò, lo trattenne, lo picchiò fino ad ucciderlo. Omertà, silenzio che è tanto violento quanto un pugno, un calcio, un ginocchio sul collo, come quello che ha presumibilmente ucciso George Floyd poche ore or sono.

E se per Cucchi (e per molti altri come lui, vittima della condotta violenta e non maldestra come spesso si cerca di giustificare) non c’erano testimoni che ripresero con il telefonino in mano gli eventi, lì, sul posto, a Minneapolis mentre si consumavano, due giorni fa una ragazza che era presente, ha filmato tutto e le immagini sono molto eloquenti, sono vere, pulsano e fanno male.

(Ho scelto di non inserire il video, ma se volete lo trovare in rete, ma preparatevi perché fa male).

Un uomo nero, a faccia in giù, ammanettato con un poliziotto bianco che gli preme un ginocchio sul collo, che non si ferma malgrado gli venga detto che non può respirare, malgrado il sangue che esce dal naso, malgrado l’implorazione dei presenti che urlano di smetterla. Arriva l’ambulanza, il medico infila la mano sotto il ginocchio del poliziotto per verificare se ci sia ancora il battito, carica l’uomo sull’ambulanza, ma lo stesso in serata, viene dichiarato morto.

Perché tanta violenza?
Cosa è avvenuto prima dell’arresto?
Purtroppo il filmato non mostra gli istanti che precedono quell’atto di forza.

Ci sono sentimenti che vengono fuori, che non si possono tenere a bada, che ci pongono nella condizione di riflettere sul perché ancora accadano questi episodi. Orrore, rabbia, dispiacere, sofferenza, affollano pensieri e sensazioni e ci si interroga su come sia possibile provare così tanto odio verso qualcuno, soprattutto quando si indossa una divisa. Violenza, contro persone che implorano prima di morire, che si lasciano morire, che lottano fino alla fine prima di soccombere, di soffocare, di morire tra dolori atroci, da soli, vittime (forse consapevoli) dell’odio che un altro essere umano prova verso di te.

Nessuna colpa può giustificare tanta violenza, nessuna.
Vi prego, vi prego, vi prego, sto soffocando, non posso respirare (please, please, please i can’t breathe” – sono state le ultime parole prima che George Floyd morisse soffocato e senza più fiato. Ripete tre volte le parole “Per favore” prima di morire.

Anche Stefano Cucchi morì martoriato da danni irreversibili da percosse così evidenti che ancora oggi, quando sua sorella Ilaria mostra quella gigantografia, a me viene da restare senza fiato. Chissà quante volte ha chiesto di fermarsi, Stefano Cucchi.

Giustizia sia fatta, e al più presto.
Giustizia per George Floyd.
Perché non esistono al mondo tante Ilaria Cucchi, lei che non si è mai, mai, mai arresa davanti alla morte di suo fratello e ha lottato insieme ai suoi genitori per 10 lunghi anni, affinché venisse fuori la verità, solo la verità e insieme all’avvocato Fabio Anselmo sono riusciti a far condannare i due carabinieri, colpevoli della morte del giovane romano che avvenne il 22 ottobre del 2009.

La violenza deve essere bandita, la violenza che nasce da una forma di razzismo profonda, radicata ancora in una società che può provare a difendersi da tutto tranne che da atti come quelli che ancora si perpetuano per le strade, dentro le caserme, oltre il muro del rispetto della vita umana.

 

Simona Stammelluti 

 

 

 

Ormai non ci sono più dubbi: Denis Bergamini é stato ucciso prima di essere coricato sotto le ruote del camion. A darne certezza l’avvocato della famiglia Bergamini Fabio Anselmo, all’Uscita di una udienza a porte chiuse durata quasi 6 ore.

“Siamo molto soddisfatti – ha detto – possiamo dire che Denis Bergamini è stato ucciso prima di essere coricato sotto il camion. È confermata la morte per asfissia. Questo esito ha dato contorni più netti rispetto a quelli che aveva dato la perizia, e certe frasi che potevano essere interpretate in maniera ambigua, sono state invece ben spiegate, in un significato univoco”.

Una perizia inattaccabile, come l’ha definita l’avv. Anselmo.

Alla domanda se si va o meno a processo lo stesso Anselmo risponde: “noi riteniamo di si, ma questo dipende dal procuratore”.

Ed è proprio Facciolla, nelle cui mani finisce nuovamente il fascicolo, che deciderà per l’eventuale rinvio a giudizio per Isabella Internò e Raffaele Pisano. Il procuratore che – come ha detto ancora Anselmo – ha ancora carte da giocare e ancora lavoro da fare.

Ma lo stesso Facciolla si è detto molto soddisfatto del lavoro fatto dai periti e da come è andato l’incidente probatorio. 

Soddisfatta e provata anche Donata Bergamini che sostiene che “oggi é stato fatto quello che doveva essere fatto allora”. Una morte negata per 28 anni. Soddisfatta Donata del lavoro dei periti e delle risposte che hanno dato oggi.

“Qualcosa la condividiamo qualcosa no” – è stata l’unica battuta dell’avv. Malvaso che difende il camionista Pisano.

È scappato via l’Avv. Puglisi difensore della Internò,  che però in prima battuta, prima ancora dell’inizio dell’udienza rispondendo ad un collega di Sky sport circa cosa si aspettasse da questa giornata ha riposto “nulla di buono” lasciando intendere una reale preoccupazione circa i risultati di questa lunga giornata di udienza.

Ricordiamo che oggi si è tenuto l’incidente probatorio per il caso Bergamini, a Castrovillari, dove i periti incaricati hanno discusso i passaggi delle loro superperizia effettuate sui resti del calciatore morto il 18 novembre 1989, la cui salma è stata riesumata in luglio su richiesta della procura di Castrovillari.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo e il perito Dott. Ricci

 

 

L’udienza é stata tenuta dal Gip Dott.ssa Teresa Reggio, alla presenza dei periti incaricati, al procuratore di Castrovillari Dott. Eugenio Facciolla, alla sorella del calciatore Donata Bergamini, al suo avvocato Fabio Anselmo, ai difensori dei due indagati, Avv. Angelo Pugliese per Isabella Internò e l’Avv. Domenico Malvaso per il camionista Raffaele Pisano.

Entrambi – Internò e Pisano – ad oggi indagati, dichiararono che il Bergamini si fosse suicidato gettandosi sotto le ruote del camion in corsa.

Le cose non sono andare così, e adesso sappiamo con certezza che Denis era già morto quando è stato coricato sotto le ruote del camion.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

Donata Bergamini – la sorella del calciatore Denis Bergamini, morto il 18 novembre del 1989, la cui morte dopo 28 lunghi anni a seguito di nuove perizie, appare ben diversa da quella disegnata come un suicidio – torna in Calabria; ci torna per l’ennesima volta, con il coraggio e la tenacia di sempre.
Torna perché quel caso che più di qualcuno ha deciso di chiudere troppo presto come un suicidio, adesso mostra i dettagli crudi di una verità che si è aspettata fin troppo a lungo.

Denis non si è suicidato lanciandosi sotto un camion in corsa (così come raccontarono l’allora fidanzata Isabella Internò e Il camionista Raffaele Pisano) ma è stato soffocato.

Senza entrare in merito a quello che discuteranno nelle prossime ore i periti incaricati dalla procura di Castrovillari di analizzare con mezzi sofisticatissimi i resti del corpo di Denis, e che avremo modo di raccontare dettagliatamente nei prossimi giorni, mi preme sottolineare come in questi lunghi anni, Donata Bergamini non è stata solo la donna schiva, riservata, coraggiosa, tenace ed instancabile mentre portava sulle spalle il fardello di una verità che veniva spostata un anno dopo l’altro sempre un po’ più distante da dove è sempre stata, ma é stata colei che ha saputo tenere insieme tutti coloro che Denis lo hanno amato come uomo e come calciatore.

Intorno a Donata e al ricordo di quel ragazzo talentuoso ed innamorato della vita, si è stretto un gruppo sempre più ampio, che, come Donata e la sua famiglia, aspetta la verità per congedare la paura che fa la morte senza un perché, e per restare fedeli ad un dolore che si è consumato troppo presto e che mai passerà.

Ad accogliere Donata Bergamini in Calabria il prossimo mercoledì 29 novembre sarà una rappresentanza del gruppo Facebook “VERITÀ PER DONATO BERGAMINI” e una rappresentanza dell’ASSOCIAZIONE VERITÀ PER DENIS, che instancabilmente da diversi anni sostiene questa causa, sostiene la famiglia insieme a tutti coloro che meritano di poter conoscere la verità, quella coerenza tra ciò che è accaduto e ciò che è realtà oggettiva ed assoluta.

Siamo tutti con Donata Bergamini, siamo tutti con il suo avvocato Fabio Anselmo che ha il pregio di aver scovato e discusso le motivazioni che hanno condotto alla riapertura del caso e siamo tutti di poco pretese…vogliamo solo la verità.

Simona Stammelluti


Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo
Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.
E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.
Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.
Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.
Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.
Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo

Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.

E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.

Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.

Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.

Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.

Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Dopo 3 ore di udienza a porte chiuse, il Gip  Dot.ssa Teresa Reggio ha riconosciuto la validità delle motivazione alla base della richiesta dell’incidente probatorio proposto dalla Procura di Castrovillari nella persona del procuratore capo  Dott. Eugenio Facciolla e ha disposto la riesumazione della salma di Denis Bergamini per il 10 di Luglio p.v. C’è stato anche il conferimento di incarico  ai consulenti tra cui due biologi del RACIS di Roma, Dott. Berti e Dott. Santacroce, ai quali il Gip ha fissato in 120 gg il termine entro il quali gli stessi dovranno esprimersi in merito ai quesiti peritali.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo


Al termine dell’udienza il procuratore Facciolla ha dichiarato che “si riprende da dove si era lasciato. Non si vince e non si perde. È un passo avanti, è un passo importante nell’indagine, il giudice ha disposto in base a quanto era stato richiesto dalla Procura, per altro anche la difesa ha perorato questo tipo di attività. Dalla riesumazione mi aspetto qualcosa di rilevante per l’indagine ma non di decisivo
Anche il legale della famiglia Bergamini,  AVV. Fabio Anselmo, rispondendo alle domande dei giornalisti ha dichiarato: “siamo molto determinati, così come anche il Procuratore Capo. Durante l’incidente probatorio faremo tutte le verifiche, saranno delle operazioni complesse. Dalla riesumazione e dalla tecniche moderne ci aspettiamo quello che aspettiamo da 28 anni, la verità”.
E poi Donata Bergamini, sorella del calciatore presente in aula ha  rilasciato anch’ella la sua dichiarazione in queste parole: “io mi aspetto quello che mio fratello ci ha lasciato, il cuore a tutti quelli che cercano e vogliono ancora la verità, e il corpo a Isabella Internò”.

Eugenio Facciolla - Procuratore Capo della Procura di Castrovillari


Ad oggi probabilmente come detto da Facciolla, la scienza potrà fornire conferme o smentire a quelle che sono ancora ipotesi sulla morte del Bergamini, la cui verità stenta ancora oggi, dopo 28 lunghi anni a disvelarsi.
E come disse qualcuno super partes: “la verità vi renderà liberi
Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.
A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.
La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.
Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.
Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.
Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.
Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.
La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.
Simona Stammelluti

Attenzione sempre alta sul caso Bergamini, si va verso la verità che orami la famiglia aspetta da 28 lunghi anni e il Sicilia24h seguirà ancora tutte le fasi

Una storia che qualcuno probabilmente ha provato a cambiare nel finale. Ma la vita vera non è una storia che si può raccontare come meglio si vuole e la morte di Denis Bergamini, che quel maledetto 18 novembre del 1989 aveva solo 27 anni, amava la vita e un finale così non se lo aspettava.

A reggere i colpi degli eventi in tutti questi anni, la sua famiglia e sua sorella Donata, che mai ha creduto alla versione data dall’allora fidanzata Isabella Internò che dichiarò che Denis si fosse suicidato buttandosi sotto le ruote del camion che sopraggiungeva sulla statale 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico, lì dove, ad una piazzola di sosta, lo stesso giocatore avrebbe parcheggiato la sua Maserati, per compiere quel gesto sconsiderato.

La famiglia Bergamini non si è mai arresa e con il loro legale, l’Avv. Fabio Anselmo, hanno chiesto ed ottenuto la riapertura del caso.

Il Gip di Castrovillari ha dunque deciso che il caso Bergamini si riapre, ha accettato l’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha convocato per il prossimo 26 giugno l’udienza per la nomina dei periti, per la riesumazione del corpo del giocatore, morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora non chiare.

Questo dopo la riserva di incidente probatoria del legale di Isabella Internò, l’allora fidanzata del calciatore, indiziata numero uno per la morte di Bergamini, indagata insieme all’autista del camion Raffaele Pisano con l’accusa gravissima di omicidio volontario e premeditato con l’aggravante della crudeltà.

Si farà chiarezza dunque, si vuole accertare subito le effettive lesioni scheletriche, le tracce ematiche femminili sulla moquette della Maserati di Bergamini, dentro la quale – secondo fonti degli inquirenti – potrebbe esserci stata un’altra donna, e poi l’ora della morte che risalirebbe a molto prima di quando il camion avrebbe investito Denis Bergamini a Roseto Capo Spulico. E poi anche un esame tossicologico perché la Procura segue sempre l’impianto accusatorio che porta a frequentazioni in un appartamento sito nella città di Rende, sede di festini come quello a cui partecipò Michele Padovano, compagno di stanza di Denis, che sarebbe stato invitato subito dopo il funerale del giovane calciatore, in uno strano ricordo del giovane scomparso. Non in ultimo, l’aggravante della crudeltà e l’ipotesi del soffocamento con sacchetto di plastica.

Si procede dunque a riesumare la verità, non solo il corpo di Denis Bergamini, dopo 28 anni. Una verità che gli inquirenti pensano sia stata depistata dalla criminalità organizzata, e per la quale stanno provvedendo ad interrogare nuovi testimoni.

La verità è sempre più vicina. Serve proprio quella, per far riposare in pace Denis.

Simona Stammelluti


Non poteva finire così, senza stanarla la verità, e la pazienza e la tenacia di Donata Bergamini, della sua famiglia e dei suoi legali con a capo l’avvocato Fabio Anselmo che mai sono state riposte, adesso sono state ricompensate, almeno in parte.
Dopo l’ennesima inchiesta archiviata nel dicembre del 2015, il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, ha chiesto al Gip la riapertura delle indagini sulla morte del giocatore del Cosenza, deceduto in circostanze ancora misteriose il 18 novembre del 1989 sulla SS 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico.

foto di nunzio garofalo


Il procuratore ritiene ci siano gli elementi per riaprire il caso e analizzare nuovamente i fatti. Ci sarebbero dunque una serie di elementi che non erano stati completamente valutati in precedenza. Inoltre c’è la possibilità di utilizzare nuove e sofisticate tecnologie per eseguire accertamenti medico-legali che dovrebbero togliere ogni dubbio sulla morte del calciatore, per sapere come morì, sperando di poter conoscerne anche il vero perché. Il corpo di Denis Bergamini sarà così riesumato e sottoposto a nuove valutazioni del caso.
La richiesta della Procura di riaprire il caso è arrivata a seguito dall’istanza dei legali della famiglia Bergamini che mai hanno accettato la prima versione, secondo la quale Denis era morto suicida.
E’ proprio Donata, sorella del calciatore a rilasciare una dichiarazione al Sicilia24h che reca in se speranza ma anche cautela: “Sono contenta ma molto cauta. Ho piena fiducia nel procuratore capo Eugenio Facciolla. E’ un momento molto doloroso ma indispensabile, questo. Il mio avvocato Fabio Anselmo fin da subito, aveva capito che il nodo della vicenda era nelle perizie medico legali e per questo ci si è informati circa le nuove e ultime tecnologie in questo campo, considerato che si tratta di dover riesumare un corpo sepolto quasi 28 anni fa. Non voglio un altro caso Cucchi, anche se il corpo di Stefano ha parlato sin da subito, proprio come quello di Denis. Ed è propri seguendo il caso Cucchi che si evince l’importanza fondamentale del lavoro svolto con le nuove tecnologie dal professor Fineschi, che non conosce il caso di mio fratello, ma che contattammo per chiedergli se dopo così tanti anni, ci fossero strumenti tecnologici che potessero essere utili su un corpo sepolto da così a lungo. Credo che questo a mio fratello, gli sia dovuto
Ed è lo stesso avvocato Fabio Anselmo, raggiunto telefonicamente a confermare l’importanza di questa decisione: “Siamo molto soddisfatti. Attendiamo il provvedimento del Gip con fiducia. Sarà delicata e fondamentale l’eventuale nomina dei periti che dovranno svolgere gli accertamenti necessari”.
Adesso tocca attendere, ma tanto si attende da decenni. Ma soprattutto non si molla.
Simona Stammelluti