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Brutta avventura quella vissuta da un gruppo di giovanissimi, che intorno alle 23 di ieri, al viale della Vittoria, nei pressi della villa Bonfiglio sono stati avvicinati da tre uomini di nazionalità tunisina.

I tre extracomunitari, tutti 15enni, sotto la minaccia di un coltello a serramanico sono riusciti a farsi consegnare dai giovanissimi soldi e smartphone.

Tempestivo è stato l’intervento di una gazzella dei Carabinieri, i quali erano stati avvistati da alcuni passanti che si erano resi conto di quanto stava accadendo.

Imminente è stata la segnalazione a tutte le forze dell’ordine, i quali hanno rintracciato gli extracomunitari, in una comunità alloggio del luogo. I tre tunisini, ancora in possesso del coltello a serramanico, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Palermo, la refurtiva è stata recuperata e riconsegnata ai legittimi proprietari.

Arresto un 44enne Cono Cucina. I carabinieri della locale stazione di Lampedusa ha no dato seguito alla condanna definitiva a carico dell’uomo.
Cono Cucina è stato  condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, poiché riconosciuto colpevole di incendio.
Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo, nel 2015  avrebbe chiesto la messa a posto al titolare di un autonoleggio all’indomani di un incendio ai danni dell’imprenditoria.

I  Carabinieri del Gruppo Tutela della Salute di Napoli, con il supporto dei Comandi Provinciali di Cosenza, Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia, nonché dei NAS di Roma, Bologna, Latina, Torino, Cremona, Treviso ed Alessandria, nelle prime ore 23 ottobre hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Castrovillari su richiesta della locale Procura delle Repubblica nei confronti di 6 componenti di un’associazione per delinquere finalizzata al rilascio di falsi diplomi di Operatore Socio Sanitario, nonché al contestuale sequestro di n. 291 titoli di qualifica professionale illecitamente rilasciati ad altrettanti soggetti.

I destinatari del provvedimento sono quattro imprenditori operanti nel settore degli istituti di formazione professionale, due residenti nell’hinterland cosentino e due nel napoletano, e due dipendenti dell’ASP di Cosenza.

Stando alle indagini svolte dal NAS Carabinieri di Cosenza sotto il costante coordinamento del Procuratore Capo della Repubblica di Castrovillari, dott. Eugenio Facciolla, e del Sostituto Procuratore, dott. Antonino Iannotta, gli odierni arrestati avrebbero organizzato, negli anni 2015/2017, oltre 30 corsi di O.S.S. e O.S.S.S. (Operatore Socio Sanitario ed Operatore Socio Sanitario con formazione complementare) attraverso una scuola professionale all’uopo costituita in Altomonte, denominata SUD Europa, priva di accreditamento alla Regione Calabria.

Gli allievi dell’istituto, reclutati nel tessuto sociale calabrese mediante la prospettiva di un facile sbocco lavorativo, pagavano 2000 euro per frequentare evanescenti corsi teorico-pratici in cui veniva loro offerta una formazione professionale del tutto inadeguata, assai distante dagli standard previsti dalla vigente legislazione.

Infatti, la normativa nazionale prevede, per il conseguimento del diploma di Operatore Socio Sanitario, la frequenza di un corso almeno 1000 ore comprensive di 450 ore di tirocinio presso strutture sanitarie accreditate; ciò al fine di garantire la massima tutela ai soggetti verso i quali gli OSS sono tenuti ad esplicare la propria delicata funzione professionale, spesso appartenenti alle fasce più deboli come anziani, disabili e ammalati lungodegenti.

Nel caso della scuola SUD EUROPA, invece, le indagini hanno acclarato che la didattica era gestita in maniera a dir poco superficiale; le lezioni avvenivano inizialmente all’interno di locali del C.A.P.T. (ex ospedale) di Trebisacce (CS), ove lavorano tuttora due degli arrestati, il tutto avente l’unico fine di fornire agli allievi una parvenza di prestigio e ufficialità ai corsi. L’Azienda Sanitaria di Cosenza, poi, venuta a conoscenza dello svolgimento dei corsi in carenza di qualsiasi autorizzazione, ha imposto l’immediata cessazione delle attività, ma il bussiness e le lezioni non si sono interrotte proseguendo all’interno delle sale di un hotel di Trebisacce.

Per rendere l’idea della reale preparazione di alcuni degli studenti, basti segnalare che solo alcuni di essi hanno svolto alcune ore di volontariato presso strutture socio-assistenziali dell’hinterland cosentino, mentre per molti altri la formazione pratica veniva data per assolta pur non avendo mai di fatto messo piede in una struttura sanitaria.

Al termine di tali percorsi formativi fittizi, gli indagati fornivano anticipatamente ai discenti le soluzioni alle domande dei test degli esami finali, raccomandandosi di impararle a memoria. Le prove finali erano svolte a Napoli, ove gli allievi venivano accompagnati a mezzo di pullman noleggiati dalla stessa associazione, e avvenivano dinnanzi alla commissione ufficiale della Regione Campania, ignara del reale percorso formativo dei corsisti.

L’intero sistema fraudolento, infatti, era reso possibile dall’apporto determinante dei due sodali rappresentanti di altrettanti istituti di formazione regolarmente accreditati presso la Regione Campania, il SA.DRA. ed il CHECK UP Formazione, i quali provvedevano a costruire un percorso formativo falso agli allievi provenienti dalla scuola SUD EUROPA, inserendo i discenti negli elenchi dei propri corsi di OSS e OSSS, facendo così risultare che gli studenti calabresi avessero frequentato le lezioni teoriche presso le aule SADRA e/o CHECK UP ed i prescritti periodi di tirocinio presso le Case di Cura Villa Angela di Napoli e IOS MELUCCIO di Pomigliano D’Arco (NA), ove in realtà gli allievi non avevano mai messo piede.

Proprio per tali motivi, l’Autorità Giudiziaria ha anche disposto il sequestro dei 291 titoli illecitamente conseguiti con le modalità sopra elencate, che in queste ore sono sottoposti a sequestro penale da parte dei Carabinieri su tutto il territorio nazionale.

Il giro d’affari prodotto, per il solo periodo oggetto d’indagine, ammonta ad oltre 570.000,00 euro, anch’essi in queste ore sottoposti a sequestro preventivo sui conti correnti della Scuola SUD EUROPA e degli indagati.

 

 

 

 

Fanno chiasso le morti in divisa! Oserei dire che hanno un altro dolore.

Pierluigi Rotta e Matteo Demenego avevano poco più di trent’anni.

Alcuni colpi della loro stessa pistola se li sono portati via lo scorso venerdì 4 ottobre, quando Alejandro Augusto Stephan Meran, uno dei due fratelli portati in commissariato per il furto di un motorino, ha sottratto le armi agli agenti e li ha feriti a morte.

Quel pomeriggio i due agenti erano in servizio, a Trieste, quando quello che sembrava un fermo simile a molti altri si è trasformato in un’incredibile tragedia. Il come resta tuttora da chiarire.

Nella notte del 26 Luglio viene ucciso a Roma anche il carabiniere Mario Cerciello Rega. Altra divisa macchiata di sangue. Altra divisa che ha ricordato a tutti la fragilità di questo Stato.

Quello che dovrebbe essere un luogo di sicurezza e di garanzia del diritto come della Legge si è trasformato in un improbabile palcoscenico di violenza, di vite spezzate, di un sistema dannosamente deteriorato. Un sistema che non supporta gli agenti, spesso non tutelati, sottopagati.

E, così, un’altra questura ha fatto parlare di sé, ha imbrattato le sue pareti, ci ha chiarito che qui, in questo Paese, non si è mai al sicuro, dentro o fuori i commissariati, dentro o fuori i luoghi propri dello Stato.

A tal proposito, sembra uno strano scherzo del destino la concomitanza dei due omicidi con l’ennesima udienza del processo Cucchi. Nelle stesse ore, infatti, a qualche chilometro di distanza, diverse uniformi, in quel caso sporche di sangue altrui, erano sul banco degli imputati. Finalmente, dopo quasi dieci anni da quel terribile 22 ottobre, il Pm chiedeva una condanna per gli agenti coinvolti, cercava riscatto per un volto apostrofato in troppi modi, pretendeva verità e giustizia. Le stesse che si spera possano venir fuori anche per Cerciello Rega, Rotta e Demenego. Tre giovani, come Stefano, morti per una divisa.

Morti per e di Stato.

Lo stesso Stato che si è definito ferito dopo il vuoto delle istituzioni come quello della tutela dei cittadini. Con o senza distintivo.

In quest’anno sono stati almeno 5 gli agenti morti mentre erano in servizio. Un anno che ha visto le forze dell’ordine spesso al centro del dibattito malsano che caratterizza il nostro Paese e il suo rapporto con l’Arma. Un rapporto che accende gli animi e divide l’opinione pubblica al punto da aver creato quasi due diversi schieramenti: quello a cieca difesa della divisa e quello a cieco contrasto della stessa.

Nel Luglio del 2001 a Genova, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato il tricolore per la “macelleria messicana” parlando di tortura. Cos’è accaduto dopo, invece, è tuttora sotto i nostri occhi. Secondo un ordine di forza e non di forze dell’ordine, infatti, il G8 di Carlo Giuliani ha mutato il modo di guardare la divisa.

L’inferno a Genova, però, non si è fermato al 2001. Nel settembre del 2005 e nell’ottobre del 2008 persero la vita Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi, altri due volti che hanno intensificato le distanze tra la gente comune e le forze dell’ordine, fin troppo spesso spalleggiatesi tra sé piuttosto che allontanatesi da chi ne storpiava il nome e la natura. Episodi mai dimenticati che hanno creato precedenti e scomodi passati, timori e antipatie, alimentando pregiudizi dannosi per il Paese e la sua incolumità. Come ha dimostrato, ad esempio, l’esultanza per la morte di Filippo Raciti, l’ispettore scomparso nel 2007 nel tentativo di sedare i disordini alla fine del derby di calcio Catania-Palermo e tristemente evocato anche adesso dalle frange più delinquenti delle curve d’Italia.

Ecco che allora le scomparse di Pierluigi Rotta, Matteo Demenego e Mario Cerciello Rega rientrano, purtroppo, in un’altra categoria, forse la sola che accomuna davvero gli italiani ovvero il precariato. Una condizione che, da Nord a Sud, sta facendo registrare sempre più decessi e con una frequenza da record.

Soltanto nei primi otto mesi di quest’anno sono state 685 le denunce all’INAIL di casi mortali,un vero e proprio bollettino di guerra, deceduti mentre erano in servizio.

Esattamente come gli agenti di Trieste o gli operai senza nome uccisi in fabbrica, sulle impalcature, nei campi coltivati con sangue e sudore.

Tutte morti in divisa, tutti morti di Stato.

Una domenica infausta nel cosentino, dove subito dopo la mezzanotte due auto si sono scontrate frontalmente causando la morte di 4 giovanissimi.

6 in tutto le vittime di un incidente dovuto forse alle strade sdrucciolevoli post piogge.

Il bilancio è dunque di 4 morti e 2 feriti; tutti giovanissimi, i deceduti, poco più che diciottenni.

L’incidente è avvenuto sulla strada statale 107 silana-crotonese, al km 25 e 500 in prossimità dello svincolo di Rende in provincia di Cosenza. 

I 4 giovani che viaggiavano sulla Polo Volkswagen sono deceduti nell’impatto frontale. Sono invece attualmente ricoverati nel nosocomio cosentino i due trentenni, un uomo e una donna, che viaggiavano sulla Citroen C3.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, il 118 e i Carabinieri della vicina Compagnia di Rende. 

In corso le indagini per verificare le dinamiche del drammatico incidente.

Roggiano Gravina (CS) –  Venivano sottoporti a turni di 9 ore al giorno e pagati solo 20 euro, senza alcun rispetto delle norme di sicurezza e in assenza di regolare contratto. Erano lavoratori extracomunitari richiedenti asilo politico, oltre che ospiti nel territorio di Roggiano Gravina in provincia di Cosenza. Sono stati i Carabinieri del luogo a scoprire l’illecito e ad arrestare un imprenditore agricolo di 44 anni, del posto, A. L. in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del  Tribunale di Cosenza per i reati di “intermediazione illecita” e “sfruttamento del lavoro”.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cosenza, sono state avviate dai militari della Stazione Carabinieri a seguito di segnalazioni sulla presunta presenza di un “caporale” che impiegava nel proprio fondo agricolo lavoratori stranieri, approfittando dello stato di bisogno in cui versavano, per sottoporli a condizioni di illecito sfruttamento senza neppure un contratto di assunzione.

Partendo da tali elementi, i militari hanno proceduto ad effettuare mirati servizi di osservazione in alcuni terreni siti nel Comune di San Marco Argentano che, in un arco temporale compreso tra il mese di settembre dello scorso anno ed agosto 2018, hanno consentito di dare un nome ed un volto al “caporale”, accertando che era solito prelevare quotidianamente diversi extracomunitari da un Centro di Accoglienza Straordinaria di Roggiano Gravina e condurli presso un fondo ubicato nel territorio di San Marco Argentano, dove venivano sistematicamente impiegati quali braccianti agricoli nella raccolta di ortaggi. Attraverso videoriprese i Carabinieri sono riusciti a documentare le pesanti giornate lavorative degli extracomunitari, come confermato dalle dichiarazioni precise, dettagliate e convergenti successivamente rese dagli stessi lavoratori, provenienti dal Gambia, dal Bangladesh e dal Senegal. Prelevati all’alba, intorno alle ore 05.00, da un furgone condotto dall’imprenditore, affluivano sui terreni coltivati ad ortaggi dove prestavano la loro attività lavorativa ininterrottamente fino a 9 ore – orientativamente dalle 06.30 alle 15.30 – in un contesto lavorativo assolutamente degradante.

Le condizioni di lavoro imposte dal “padrone” – in palese difformità dalle minimali regole dei contratti collettivi nazionali – contemplavano soltanto una pausa di appena 30 minuti (nel caso gli immigrati avessero voluto consumare cibi portati al seguito), senza mettere a disposizione degli “sfruttati” acqua per rifocillarsi ed in assenza di luoghi idonei per ripararsi dal caldo o per soddisfare le proprie esigenze fisiologiche. A fronte di così gravose condizioni di lavoro la retribuzione concordata era di appena 20 euro giornaliere, del tutto sproporzionata rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, a riprova dell’opera di sfruttamento posta in essere in danno dei lavoratori stranieri.

Nel medesimo contesto investigativo, i Carabinieri hanno anche potuto ricostruire un tentativo di deviare il corso delle indagini da parte dell’arrestato, il quale, in diversi approcci con gli extracomunitari, aveva provato a condizionarne i racconti al fine di alleggerire le proprie responsabilità.

 

Simona Stammelluti

 

 

Ritrovato corpo in avanzato stato di decomposizione nel greto del fiume Crati, non molto distante dal Centro Commerciale di Zumpano, nella zona tra Rende e San Pietro in Guarano in provincia di Cosenza

 

Il corpo scarnificato e in parte in decomposizione, presumibilmente femminile, è stato trovato da un pescatore che occasionalmente si trovava in quella zona, particolarmente isolata.

Sul posto sono intervenuti la D.ssa Greco della Procura di Cosenza, che ha disposto l’autopsia, i tecnici del Reparto Operativo dei Carabinieri di Cosenza, che hanno effettuato i rilievi del caso, e poi ancora il medico legale e l’entemologa (esperta di insetti) D.ssa Teresa Bonacci dell’Università della Calabria oltre ai Carabinieri di Rende guidati dal Capitano Maieli.

Spetterà agli approfondimenti del medico legale e dell’entemologa stabilire con certezza se si tratti di un uomo o di una donna, oltre che individuare la data e le cause del decesso.

Il corpo ritrovato in data odierna, era completamente privo di indumenti e di alcune parti anatomiche, risultato di azione di animali selvatici sul corpo abbandonato da diverso tempo.

Probabilmente il corpo è stato portato sul posto del ritrovamento dopo la morte, ma saranno gli esami autoptici e le indagini a svelare la verità.

 

Simona Stammelluti

Nella notte gli uomini dell’Arma dei Carabinieri, sono stati impegnati in una vasta operazione contro la ‘ndrangheta calabrese con diramazioni nel centro e nord Italia (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Lazio) nonché in Germania.

Sono ben 169 i provvedimenti cautelari emessi dalla DDA di Catanzaro diretta dal Procuratore Nicola Gratteri.

L’ operazione denominata “Stige” condotta dal ROS e dal Comando Provinciale Carabinieri di Crotone.

Agli indagati – ritenuti partecipi della cosca “Farao-Marincola” – viene contestata l’associazione di tipo mafioso e altri reati aggravati dal metodo mafioso.

Gli inquirenti parlano di una vera e propria “holding criminale” capace di gestire affari per milioni di euro.

Nella mattinata di oggi, la conferenza stampa presso la DDA di Catanzaro.

 

Simona Stammelluti

Domani, giovedì 12 gennaio 2017, ricorre il 72esimo anniversario della morte del Tenente dei Carabinieri Antonino Di Dino, Medaglia di Bronzo al Valor Militare “alla memoria”, deceduto nell’adempimento del dovere a Naro, in occasione di una ribellione armata. In occasione della ricorrenza, domani, a Canicattì, alle ore 10.30, sarà celebrata una Messa nella Chiesa San Diego. Parteciperanno autorità civili e militari, locali e provinciali, nonché i familiari della vittima del dovere.

Controllo del territorio tra Agrigento e Favara ad opera, durante il fine settimana, dei Carabinieri della Compagnia di Agrigento. Ecco gli esiti : impegnate 9 pattuglie, 3 persone denunciate in stato di libertà, 1 persona segnalata alla Prefettura di Agrigento, 205 persone controllate e identificate, 63 veicoli controllati, 8 perquisizioni personali e veicolari; elevate 20 contravvenzioni per violazioni al Codice della Strada, 9 patenti ritirate; 3 carte di circolazione ritirate e 3 veicoli sottoposti a sequestro.