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Nel tardo pomeriggio di oggi il Tribunale di Cosenza ha convalidato l’arresto di Ivan Pucci il Maresciallo comandante della Stazione Carabinieri di Carolei, confermando altresì la misura degli arresti domiciliari almeno fino alla prima udienza che si terrà a metà febbraio c.a.

Pucci, 50 anni, è accusato di sequestro di persona e lesioni ai danni del Capitano Giuseppe Merola, comandante della Compagnia Carabinieri del capoluogo Bruzio, condotto poi al nosocomio cosentino dove gli è stata consegnata una prognosi di lesioni guaribili in 30 giorni.

Sembrerebbe che il Maresciallo avrebbe reagito in quella maniera a seguito di un trasferimento da Carolei a Corigliano-Rossano. Lo stesso questa mattina ha ingerito dei farmaci, presumibilmente per nuocersi. Anche Pucci pertanto finisce all’ospedale.

Sta di fatto che tra cavalierati, titoli vari e chi più ne ha più ne metta, questa storia non ha nulla di nobile.

Così inizia il nuovo anno.

 

Simona Stammelluti 

 

Ci sono voluti 10 anni ma alla fine la giustizia e la verità si sono finalmente allineate.

Stefano Cucchi fu pestato da due carabinieri fino alla morte. Sono stati loro ad ucciderlo. E’ questa la verità sancita dalla Corte D’assise di Roma che arriva dopo 10 lunghi anni da quel 16 ottobre del 2009, quando il 33enne fu arrestato a Roma per droga e fu restituito alla sua famiglia senza vita dopo una settimana.

Sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale i due carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, nell’ambito del processo per la morte di Stefano Cucchi, morto nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto.

Una pena di 12 anni per i due militari dell’Arma dei Carabinieri, inflitta dai giudici della Corte d’assise di Roma.  Assolto invece dall’accusa di omicidio preterintenzionale l’imputato-teste Francesco Tedesco, condannato a due anni e sei mesi per falso.

Tre anni 8 mesi per falso, inflitti al maresciallo Roberto Mandolini, ex comandante della stazione Appia,  che è stato però assolto dall’accusa di calunnia dopo che il reato è stato riqualificato in falsa testimonianza. Assolto dalla stessa accusa anche il carabiniere Vincenzo Nicolardi.

Assolto uno dei medici, prescritte accuse per gli altri quattro.

I giudici hanno inoltre assolto uno dei cinque medici imputati, Stefania Corbi, per “non aver commesso il fatto”. Prescritte invece le accuse per il primario del reparto di Medicina protetta dell’ospedale dove fu ricoverato il geometra romano, Aldo Fierro, e per altri tre medici Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Per tutti il reato contestato era di omicidio colposo.

Adesso Stefano potrà riposare in paceCosì Ilaria Cucchi subito dopo la sentenza.
Poi ha continuato: “Oggi ho mantenuto la promessa fatta a Stefano dieci anni fa quando l’ho visto morto sul tavolo dell’obitorio. A mio fratello dissi: Stefano ti giuro che non finisce qua. Abbiamo affrontato tanti momenti difficili, siamo caduti e ci siamo rialzati, ma oggi giustizia è stata fatta e Stefano, forse, potrà riposare in pace. Stefano non è caduto dalle scale, Stefano è stato ammazzato di botte. Questo lo sapevamo e lo ripetiamo da 10 anni”.

E poi ancora: “in questi 10 anni chi è stato al nostro fianco ogni giorno sa benissimo quanta strada abbiamo dovuto fare.Voglio ringraziare Fabio (l’avvocato Fabio Anselmo)  il dottor Musarò e il Dott. Pignatone, la Squadra mobile di Roma, tutte gli uomini e le donne in divisa per bene che insieme a me c’hanno creduto fino all’ultimo momento”

Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri dopo la sentenza: “Abbiamo manifestato in più occasioni il nostro dolore e la nostra vicinanza alla famiglia per la vicenda. Un dolore che oggi è ancora più intenso dopo la sentenza di primo grado che definisce le responsabilità di alcuni carabinieri venuti meno al loro dovere, con ciò disattendendo i valori fondanti dell’istituzione”. “Sono valori – riprende – a cui si ispira l’agire di 108mila carabinieri che, con sacrificio e impegno quotidiani, operano per garantire i diritti e la sicurezza dei cittadini, spesso mettendo a rischio la propria vita, come purtroppo testimoniano anche le cronache più recenti”.

Commozione per i genitori di Stefano, Rita e Giovanni Cucchi: “Avanti per la verità e la giustizia, lo abbiamo giurato sul corpo martoriato di Stefano. Questo è il primo passo e andremo avanti fino alla fine, ma oggi è già tanto e vogliamo ringraziare la procura di Roma e tutte le persone che ci sono state vicine”. 

Subito dopo la lettura della sentenza un carabiniere, visibilmente commosso, ha fatto il baciamano a Ilaria Cucchi. “Finalmente dopo tutti questi anni è stata fatta giustizia“, ha dichiarato il militare mentre accompagnava i genitori di Stefano Cucchi, anche loro commossi, fuori dall’aula di Rebibbia dove si è celebrato il processo.

 

Nella notte gli uomini dell’Arma dei Carabinieri, sono stati impegnati in una vasta operazione contro la ‘ndrangheta calabrese con diramazioni nel centro e nord Italia (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Lazio) nonché in Germania.

Sono ben 169 i provvedimenti cautelari emessi dalla DDA di Catanzaro diretta dal Procuratore Nicola Gratteri.

L’ operazione denominata “Stige” condotta dal ROS e dal Comando Provinciale Carabinieri di Crotone.

Agli indagati – ritenuti partecipi della cosca “Farao-Marincola” – viene contestata l’associazione di tipo mafioso e altri reati aggravati dal metodo mafioso.

Gli inquirenti parlano di una vera e propria “holding criminale” capace di gestire affari per milioni di euro.

Nella mattinata di oggi, la conferenza stampa presso la DDA di Catanzaro.

 

Simona Stammelluti

Che ognuno possa esprimere una propria opinione rappresenta una dei  diritti fondamentali della democrazia, ed è un diritto imprescindibile. Ma le opinioni personali, una personale interpretazione, non rappresenta i fondamenti di quella che è la verità che la categoria giornalisti è tenuto – in base al codice deontologico – a seguire. Non è concesso inserire negli articoli scritti espressione come “si dice“, “si sente in giro“, “circola voce“;
possiamo – anzi dobbiamo – insinuare un legittimo dubbio lì dove sussiste, utilizzare il condizionale dove necessario, inserire l’avverbio di tempo “verosimilmente” lì dove l’efficacia grammaticale sostiene i fatti in divenire.

Il “sentito dire” va tenuto in tasca, soprattutto in questo momento storico, nel quale le fake news (o bufale, che dir si voglia) sfruttano le manie della società, fanno leva sulle paure dei tanti e puntano il dito su ciò che da sempre trascina le masse. Il cosiddetto luogo comune, lo stereotipo intellettivo, l’interpretazione che scivola dentro una banalità che però fa tante letture, per i siti internet e per i blog che ormai dilagano, e che alimenta la pigrizia del lettore che si accontenta di quelle poche nozioni dandole per buone, perché suggestionano e permettono una facile presa di posizione.

Il filosofo Ludwig Wittgenstein, nel suo trattato “Ricerche Filosofiche” lo dice bene:

Avanziamo un’interpretazione dopo l’altra, come se ogni singola interpretazione ci tranquillizzasse almeno per un momento, finché non pensiamo a un’interpretazione che a sua volta sta dietro la prima

Qual è l’interpretazione che gira in queste ultime ore? Cos’è che si sente in giro? Cos’è che si dice? qual è la voce che circola?

Le studentesse americane avevano una polizza antistupro – si dice – quindi fingerebbero di aver subìto violenza per incassare la polizza. Le tante studentesse americane in Italia denunciano stupri – circola voce – circa 200 l’anno, che alla fine risultano per il 90% false. Queste sono dati usciti da alcune testate nazionali.

Qual è la fonte di questi dati? Perché una testata prima di riportare un dato del genere non ha provveduto a recuperare gli incartamenti? Qual è la fonte? Procura? Carabinieri? Questura?

Potremmo anche fermarci qui, senza andare oltre nella questione, sulla quale ci sarebbe molto da dire.

Nessuna polizza era stata precedentemente stipulata dalle due ragazze americane ma esiste una polizza che l’università americana in Italia stipula per i proprio studenti – uomini e donne – che copre un gran numero di problematiche che vanno dal furto, all’aggressione, dallo scippo alla rapina, dalla rissa allo stupro. Una tutela, uno scudo legale e sanitario in caso di necessità. Ecco che già la notizia, assume i contorni che deve avere.

Raggiunta da una giornalista di tiscali news, la questura  di Firenze ha smentito il dato dei 200 stupri annui, dei quali il 90% risultati falsi e specifica che “in provincia di Firenze nel 2016 ci sono state 51 denunce di violenza sessuale e che non è possibile stabilire statisticamente di che nazionalità siano le vittime, e che le denunce vengono trattate tutte nella stessa maniera“. Ecco il secondo dato che mostra i dettagli della notizia vera.

Quindi le due ragazze – che come tutti gli studenti americani che studiano in Italia possiedono una copertura assicurativa generale – hanno dichiarato di aver subìto uno stupro ad opera di due carabinieri in servizio. E’ notizie delle ultime ore che uno dei due carabinieri indagati per stupro e già sospesi dal servizio, davanti al magistrato – dopo essersi presentato spontaneamente – ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una delle due studentesse, ma che quel rapporto era consenziente. Le studentesse erano ubriache quindi in una condizione di minoranza e pertanto vi sarebbe l’aggravante, se verranno accertate le responsabilità dei due militari che hanno commesso una marea di errori e abusi, a prescindere dall’accusa gravissima rivolta loro; dall’accogliere le ragazze sulla macchina di servizio, all’aver lasciato incustodita la macchina di servizio per diverso tempo proprio vicino all’abitazione delle ragazze, oltre ad aver abbandonato il servizio cui sicuramente erano stati comandati, con tutto ciò che ne consegue.

Non abbiamo gridato perché erano armati” – dice una delle due studentesse. Sarà vero? Le indagini mirano proprio a stabilire come siano andati realmente i fatti. Si indaga sulle tracce di liquido biologico all’interno dello stabile. Inoltre uno stupro lascia molto spesso delle tracce cliniche riscontrabili dai sanitari, ed anche questo si sta appurando nelle ultime ore, oltre alle analisi su abiti e oggetti trovati nell’appartamento delle studentesse.

Il voler difendere ad oltranza più un principio, che un dato di fatto, il voler credere sempre e comunque che chi indossi una divisa sia “Salvo D’Acquisto”, e nello stesso tempo definire una ragazza alticcia, come una moderna “Maria Maddalena”, ad opera anche delle testate giornalistiche, pone l’opinione pubblica a schierarsi con un  preconcetto piuttosto che sui dati di fatto oggettivi, che a tutti gli effetti costituiscono la veridicità della notizia.

Simona Stammelluti