Il figlicidio a Raffadali, la confessione del padre e il commento del Procuratore Luigi Patronaggio

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Dopo l’omicidio del figlio a Raffadali: la confessione del padre, l’intervento del sindaco, Silvio Cuffaro, e il commento del procuratore Luigi Patronaggio.

Gaetano Rampello, 57 anni, poliziotto in servizio al Reparto Mobile della Questura di Catania, il padre che ha confessato di avere ucciso il figlio di 24 anni, Vincenzo Gabriele, ascoltato da carabinieri e magistrati ha spiegato: “Gli davo 600 euro al mese, ma non gli bastavano mai. Mi picchiava e mi minacciava sempre per i soldi”.

Lui, il figlio, avrebbe sofferto di disturbi di natura psicologica. E l’omicidio, il figlicidio, è stato commesso al culmine di una delle tante liti. La causa scatenante sarebbe stata l’ennesima pretesa di denaro da parte di Vincenzo Gabriele, che in piazza Progresso avrebbe urlato contro il padre: “Bastardo e uomo di m… mi devi dare altri 15 euro…”. Il padre ha estratto e impugnato la pistola di ordinanza, e ha sparato 15 colpi, l’intero caricatore. Poi lui si è allontanato, si è seduto su una panchina e ha telefonato ai Carabinieri, ai quali si è consegnato spontaneamente.

E lui, Rampello, in attesa, è stato ritratto in video con un telefonino cellulare… Il delitto è stato testimoniato dall’impianto di video-sorveglianza installato dal Comune in piazza Progresso. Gaetano Rampello ha nominato il difensore, l’avvocato Daniela Posante. Ha reso ampia confessione, raccontando del profondo disagio vissuto all’interno della famiglia per le condizioni di salute del figlio, con fragilità psicologiche, e che, per tre anni, è stato ricoverato in una struttura specializzata.

E poi nel dettaglio, innanzi al pubblico ministero di turno, Chiara Bisso, ha raccontato l’epilogo sanguinoso: “Mio figlio mi ha telefonato chiedendomi 30 euro. Quando glieli ho dati ha iniziato a insultarmi e minacciarmi dicendomi che ne voleva 50. Mi ha aggredito e sfilato il portafogli prendendo altri 15 euro, di più non avevo in tasca. A quel punto ho avuto un corto circuito, e gli ho sparato non so quanti colpi”. Dalle indagini è emerso che Vincenzo Gabriele in passato è stato già denunciato più volte per le aggressioni al padre. Lui, Gabriele, viveva solo dopo la separazione dei genitori, ed è trapelato che fosse solito spendere parecchio denaro negli acquisti tramite internet.

Il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, ha affermato: “Vincenzo Gabriele ha avuto un’infanzia difficile per la separazione dei genitori. Per tanti anni, da piccolo, è stato ricoverato in una comunità per bambini con disagio sociale. Il padre vive a Catania ma tornava ogni mese in paese per incontrarlo e dargli quanto necessario per il sostentamento economico. La madre vive a Sciacca. Lui viveva da solo, ma c’era uno zio che si prendeva cura di lui. Vincenzo era introverso e molto diffidente. Il Comune ha cercato di coinvolgerlo, per dargli anche delle motivazioni in lavoretti per conto del Municipio, ma non c’è stato verso. Era un ragazzo molto ordinato e pulito. Quando faceva qualche sbavatura, qualcuno bonariamente lo riprendeva. Nessuno mai dei raffadalesi, consapevoli delle sue difficoltà, lo ha mai accusato di nulla”. In riferimento anche alla strage Tardino a Licata, ecco il commento del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio: “I recenti episodi di tragica ed inaudita violenza avvenuti in questi giorni in provincia di Agrigento hanno evidenziato malesseri profondi all’interno della società e delle famiglie, acuiti dal grave isolamento provocato dalla pandemia, e non adeguatamente contenuti da un sistema socio- sanitario-assistenziale non sempre pronto ad erogare idonei servizi alla collettività. Troppo spesso quelli che sono definiti ‘gesti di follia’ sono provocati da conflitti sociali e familiari che il ‘sistema’, inteso in senso ampio e non escluso quello giudiziario, non è stato in grado di adeguatamente e legittimamente arginare e contenere”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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