“Coronavirus”, casi, ospedali, farmacie e chiese

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L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Sospese le attività chirurgiche non urgenti nel pubblico e nel privato. Novità su accesso in farmacia. Le messe in diretta facebook.


Sono 156 i casi di coronavirus in Sicilia, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale. Dall’inizio dei controlli, i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento (ossia i Policlinici di Palermo e Catania) sono 2.100. Sono stati trasmessi all’Istituto superiore di sanità, invece, 156 campioni (26 più di venerdì 13 marzo).
Risultano ricoverati 53 pazienti (quattordici a Palermo, ventitré a Catania, cinque a Messina, uno a Caltanissetta, tre ad Agrigento, due a Enna, due a Siracusa e tre a Trapani) di cui 11 in terapia intensiva, mentre 97 sono in isolamento domiciliare, quattro sono guariti e due deceduti.

Nel frattempo la Regione Sicilia ha sospeso in tutte le strutture sanitarie le attività chirurgiche, sia negli ospedali pubblici che nelle cliniche private, come ulteriore misura per contenere l’emergenza coronavirus. L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, spiega: “Ho disposto ai dirigenti delle strutture sanitarie e all’Aiop, l’associazione delle cliniche private, di sospendere con decorrenza immediata tutte le attività chirurgiche non di urgenza. E ho invitato la stessa Aiop a diffondere la disposizione alle strutture di ricovero private accreditate alla Regione”. Inoltre, ancora a contenimento dell’epidemia da coronavirus, l’assessore Razza con una propria circolare ha regolamentato l’accesso ai servizi delle farmacie dell’Isola. Durante la fase di emergenza, anche nelle ore diurne si procederà come avviene ordinariamente alla sera, ovvero mediante gli sportelli posti all’esterno della farmacia o con la porta d’accesso chiusa. E Razza aggiunge: “Questa misura riguarderà esclusivamente quelle farmacie che in questa fase non sono in grado, per ragioni strutturali, di poter adottare tutte le misure previste dalle direttive nazionali finalizzate al contenimento del contagio del virus. L’utenza non dovrà pagare alcun diritto addizionale”. Ed ancora nel frattempo la Chiesa condivide e aderisce in modo esemplare al rispetto del “restate a casa”, dispensando i fedeli dalla partecipazione e dal precetto festivo. L’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, ha diffuso un messaggio: “Secondo le indicazioni della Cei, la Conferenza episcopale italiana, dispongo che rimangano chiuse al pubblico le chiese parrocchiali e non parrocchiali, e in generale gli edifici di culto di qualunque genere. I fedeli sono di conseguenza dispensati dall’obbligo di soddisfare al precetto festivo. Ci sembra doveroso e responsabile dare un segnale che mostri coerenza con quello che il Paese sta vivendo. Mentre ve lo chiedo (come già stanno facendo altri vescovi) ne avverto tutta la pesantezza perchè potrebbe passare il segnale che il Signore venga dopo cose quali la spesa, la farmacia. Lo ripeto: se scegliamo questa ulteriore misura è solo per tutelare la salute nostra e dei nostri fratelli e per evitare che il sistema sanitario vada in tilt. Sin da adesso vi ringrazio per la comprensione che userete nei confronti di quanto vi sto chiedendo e sono fiducioso che, con l’aiuto del Signore, riusciremo a superare questo momento di dura prova. So che molti sacerdoti si stanno organizzando con dirette facebook o altro. Mi sento di incoraggiare questi sforzi e di valorizzarli nel migliore dei modi. Tutti potete avere la certezza che i sacerdoti continueranno a esercitare il loro ministero”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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