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«L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza apre uno scenario inquietante su come vengono utilizzati i fondi pubblici nel settore della sanità. L’indagine fa emergere un radicato sistema di malaffare che piega il servizio sanitario pubblico agli interessi dei privati e mette in luce l’assenza di una reale trasparenza dei procedimenti amministrativi. Nel fare i complimenti ai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina e al Procuratore De Lucia per l’importante e corposa attività investigativa, mi auguro che anche la politica avvii al più presto una seria riflessione sull’utilizzo dei soldi pubblici nel mondo della sanità . Le risorse destinate alla sanità devono essere utilizzate per offrire la migliore assistenza sanitaria possibile alla collettività e non per arricchire i privati con la connivenza di funzionari pubblici, come sembra far emergere l’operazione della Guardia di Finanza”.
E’ quanto dichiara il deputato regionale del Movimento Cinque Stelle Antonio De Luca, componente della commissione Sanità e della commissione Antimafia e Anticorruzione all’Ars, insieme ai parlamentari regionali e nazionali eletti a Messina Valentina Zafarana, Francesco D’Uva, Grazia D’Angelo, Antonella Papiro e Barbara Floridia.

“Nelle prossime ore – continua De Luca – chiederò un’audizione del commissario Asp di Messina in commissione Antimafia per avere chiarimenti sulle procedure dei controlli interni e sui metodi di trasparenza».

Fsi-Usae ha preso atto che anche l’ultimo incontro di trattativa per il rinnovo del contratto del personale del comparto sanità è stato inconcludente e, considerando che il triennio 2019-2021 scadrà fra circa tre mesi e la trattativa procede a rilento, ritiene ci siano tutti i presupposti per temere il peggio ed avviarsi cioè verso un rinnovo contrattuale economicamente inadeguato.

Fsi-Usae ritiene infatti che le somme stanziate sono foriere di aumenti indecorosi per il personale della sanità, che esce con le ossa rotte da un’epidemia ancora in corso e già costretto ad ingoiare il rospo di un precedente CCNL dagli aumenti evanescenti. Inoltre, ad oggi, non sembrano esserci i giusti presupposti e la volontà delle parti di prendere atto, nella riclassificazione del personale, della crescita delle competenze e delle specializzazioni che negli ultimi venti anni la legislazione ha imposto alle diverse professionalità nel settore delle professioni sanitarie. Né d’altro canto sembra che con l’attuale trattativa l’agenzia Aran voglia prendere atto dell’inquadramento degli Oss nel nuovo ruolo sociosanitario in modo adeguato.

Insomma Fsi-Usae ritiene che nel comparto, così, gli operatori continueranno ad essere retribuiti con paghe da fame e perciò ha proclamato lo sciopero nazionale del comparto della sanità per il prossimo 11 ottobre ed ha convocato il proprio Consiglio Nazionale di Federazione per coordinare le manifestazioni ai livelli regionali e la connessa azione politico-rivendicativa per il prossimo sabato 25 Settembre 2021.

Fsi-Usae: dice No! Ad aumenti ridicoli ed inconsistenti del salario e a finte revisioni di carriera che mettano nuove zeppe sulla testa dei lavoratori, e chiede:

– aumenti sostanziosi degli stipendi base (2.000 € netti mensili);

– indennità professionali specifiche per operatori sanitari e socio sanitari;

– una revisione delle classificazioni con percorsi di carriera aperti e il riconoscimento delle competenze professionali;

– posizionamento nell’area dirigenziale delle professioni sanitarie;

Adamo Bonazzi, Segretario Generale della Federazione ha dichiarato a tale proposito: “Serve rispetto per gli operatori sanitari a cui va riconosciuta una dignità professionale che oggi – nei fatti – viene negata. Assistiamo alle pantomime della triplice, che fa dichiarazioni assurde a cui sa di non poter tenere fede e alle bugie delle false organizzazioni di categoria che addirittura chiedono di spostare la firma del contratto al 2022 perché non sanno come giustificarsi per le fandonie che hanno raccontato ai lavoratori. Con il CCNQ di individuazione dei comparti si poteva procedere a transitare le professioni sanitarie di cui alla legge 42 del 1999 nell’area della dirigenza ma loro non hanno voluto. Si dicono di categoria ma la verità è che non sono preparati alla crescita culturale della categoria che vorrebbero rappresentare e subiscono la sudditanza dai medici e quindi vogliono che gli infermieri (e le altre Professioni Sanitarie) restino nel comparto.”

Aragona non dimentica Carmelo e Laura Mulone, i fratellini, 10 e 7 anni, che persero la vita a causa dell’esplosione di un vulcanello alle Maccalube, nella tragica giornata del 27 settembre 2014, dove si erano recati col papà per una giornata di svago.

Il Comune di Aragona ha deciso di intitolare ai due bambini una strada cittadina. La cerimonia si terrà lunedì 27 settembre quando, in occasione della manifestazione, verrà scoperta una targa commemorativa appositamente predisposta.

L’evento è stato voluto dall’amministrazione comunale, in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, a cui appartiene il papà dei bambini scomparsi, Rosario Mulone, all’epoca dei fatti in servizio presso la caserma di Joppolo Giancaxio.

647 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 21.480 tamponi processati. L’incidenza sale poco al di sopra del 3% mentre ieri era al 2,3% e tale dato, purtroppo, riporta la Sicilia in testa ai nuovi contagi giornalieri in tutto il territorio nazionale. Gli attuali positivi sono 18.416; i guariti sono 1.449 mentre si registrano altre 15 vittime che portano il totale dei decessi a 6.756. Sul fronte ospedaliero sono adesso 656 i ricoverati, mentre in terapia intensiva sono 82, 10 in più rispetto a ieri.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 12, Catania 310, Messina 75, Siracusa 105, Ragusa 28, Trapani 60, Caltanissetta 28, Agrigento 23, Enna 6.

Verdetto totalmente ribaltato rispetto alla sentenza di primo grado che aveva condannato con pene severe gli imputati.

La Corte d’assise d’Appello di Palermo ha assolto nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e il senatore Marcello Dell’Utri, accusati di minaccia a Corpo politico dello Stato. Mori, Subranni e De Donno sono stati assolti con la formula perché il “fatto non costituisce reato”, mentre Dell’Utri “per non aver commesso il fatto”. In primo grado erano stati tutti condannati a pene severissime. Dichiarate prescritte le accuse al pentito Giovanni Brusca.

Pena lievemente ridotta al boss Leoluca Bagarella: i giudici hanno riqualificato il reato in tentata minaccia a Corpo politico dello Stato, dichiarando le accuse parzialmente prescritte. Ciò ha comportato una lieve riduzione della pena passata da 28 a 27 anni.

Nel corso del processo d’appello, cominciato il 29 aprile del 2019, è uscito di scena, per la prescrizione dei reati, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che rispondeva di calunnia aggravata all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e concorso in associazione mafiosa.

I sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera avevano chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Al termine del primo dibattimento, la Corte d’Assise aveva inflitto 28 anni a Bagarella, 12 a Dell’Utri, Mori, Subranni e Cinà e 8 a De Donno e Ciancimino. Vennero poi dichiarate prescritte le accuse rivolte al pentito Giovanni Brusca. Sotto processo, ma per il reato di falsa testimonianza, era finito anche l’ex ministro dell’interno Nicola Mancino che venne assolto. La Procura non presentò appello e quindi l’assoluzione diventò definitiva.

Per la cosiddetta trattativa è stato, infine, processato separatamente e assolto, in abbreviato, l’ex ministro Dc Calogero Mannino.

Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento prosegue l’iter della gara per l’affidamento per l’aggiornamento della mappatura del rischio sismico degli edifici scolastici delle scuole medie superiori di proprietà dell’Ente. La prima seduta pubblica della commissione di gara è stata convocata il primo ottobre 2021 alle ore 9 presso la sala gare dell’Ente in Via Acrone. La gara prevede l’esecuzione di indagini diagnostiche e l’effettuazione delle verifiche tecniche finalizzate alla valutazione del rischio sismico degli edifici scolastici di proprietà del Libero Consorzio. L’importo complessivo della gara per l’accordo quadro annuale con un solo operatore economico ammonta a € 227.000,00 oltre IVA. La documentazione completa è consultabile nel sito internet www.provincia.agrigento.it, nella sezione “Gare e Appalti”. Il bando di gara è stato predisposto dal Settore Edilizia Scolastica del Libero Consorzio. Tutta la procedura per partecipare alla gara è stata gestita in modalità telematica. Ulteriori informazioni potranno essere richiesti anche alle sedi Urp del Libero Consorzio.

L’affidamento avverrà mediante procedura aperta e con applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità prezzo, ai sensi del Codice dei contratti pubblici, nonché nel rispetto degli indirizzi forniti dalle linee guida sugli indirizzi generali sull’affidamento dei servizi attinenti all’architettura ed ingegneria.

Il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri, ha compiuto un sopralluogo nei cantieri delle strade statali 189 e 121 tra Palermo e Agrigento, al fine di assicurarsi che i lavori avanzino velocemente e senza interruzioni. Lo stesso Cancelleri afferma: “Con Anas, CMC e le imprese affidatarie abbiamo fatto il punto riguardo i lavori. Abbiamo preso un impegno ben preciso con questo territorio: i lavori non si devono più fermare fino alla consegna dell’asse principale di quest’opera, e ci sto mettendo tutto me stesso per mantenere la promessa. Dei 10 semafori che rendevano difficilissima la viabilità di questa strada già 7 sono stati eliminati. A conclusione di una corposa apertura del tratto a doppia carreggiata che avverrà fra ottobre e novembre ne dismetteremo altri 2”.

Venerdì mattina i Carabinieri della Compagnia di Canicattì scorteranno la Ford Fiesta rossa condotta dal Beato Giudice Rosario Angelo Livatino nel momento in cui incontrò il martirio dal luogo in cui è stata gelosamente custodita negli ultimi 30 anni fino al complesso San Domenico di Canicattì, dove la preziosa automobile sarà esposta al pubblico per la prima volta.

Non era un’auto blindata ma soltanto una piccola utilitaria quella che la mattina del 21 settembre 1990 il magistrato dichiarato Beato guidava lungo la strada da Canicattì verso il Tribunale di Agrigento quando i sicari della stidda, sulla SS 640 all’altezza del viadotto Gasena, aprirono il fuoco. È quella Ford Fiesta rossa ripresa nelle mille immagini che testimoniano il brutale omicidio del magistrato martire: lasciata al margine della strada dal Giudice Livatino nel disperato tentativo di fuggire alla furia dei killer, resta nella memoria con i vetri infranti dai numerosi colpi d’arma da fuoco sparati dai mafiosi.

L’auto, che si diceva fosse andata perduta, è stata recuperata e lasciata dal padre del Beato in eredità ad una persona molto vicina alla famiglia, che l’ha parzialmente restaurata e conservata.

Dichiarata bene d’interesse culturale nel 2017, la Ford Fiesta rossa è stata usata durante le riprese del film “Il Giudice Ragazzino”.

La Corte d’Appello di Palermo ha disposto il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione dei reati contestati, risalenti a prima del 2011, nei confronti di quattro imputati già condannati dal Tribunale di Agrigento il 20 ottobre del 2020. Si tratta di Elio Magrì, 58 anni di Castrofilippo, Fabio Caruselli, 72 anni, avvocato di Palma di Montechiaro, il commerciante Tommaso Savasta, 44 anni, di Catania, e un cittadino della Repubblica Dominicana, Valerio Guerra Ariel de Jesus, 41 anni. I quattro avrebbero clonato carte di credito e le avrebbero utilizzate indebitamente per acquisti in tutta Sicilia.

E’ stato il Giudice per le Udienze Preliminari Stefano Zammuto a mandare a processo un ingegnere di 43 anni, M.P. accusato di rapina perpetrata con un coltello nei confronti di una prostituta dominicana di 27 anni.

I fatti. L’ingegnere dopo aver fissato l’appuntamento per la prestazione sessuale si è recato a casa della prostituta. Finito “l’amplesso”, secondo il racconto della 27enne, il professionista ha tirato fuori dal proprio borsello un coltello costringendo la donna a farsi consegnare i soldi che aveva in casa, circa mille euro.

Subito dopo la rapina l’ingegnere è fuggito via.

Per questa vicenda era finito già agli arresti domiciliari.