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“Negli scorsi decenni tutti frequentavano le splendide e larghe spiagge di Porto Empedocle. Purtroppo le scelte dissennate di un sistema fognario approssimativo l’hanno condannata ad un lento declino. Oggi rileviamo e documentiamo almeno sette sversi di acque di dubbia provenienza in spiaggia che hanno trasformato il litorale in un vero disastro!
A tutto ciò si aggiunge il tentativo di nascondere questa tragica realtà, hanno arato le spiagge come se fosse un campo di patate e hanno tentato di coprire gli sversi, che in alcuni casi sono fognari! Tutto questo non farà altro che allontanare sempre di più i flussi turistici, che cercano sempre luoghi incontaminati”.
Lo dichiara Claudio Lombardo, responsabile di Mareamico.

Alle ore 12 del 10 giugno è fissata la presentazione delle candidature, con l’obbligo del numero di firme a sostegno di ciascun candidato, che a sua volta è obbligato a presentare almeno una lista in 5 province a sostegno di colui o colei che vincerà la consultazione.

“Sono trascorsi trenta anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Lunedì, 23 maggio, come ogni anno si commemora la strage di Capaci.
Così come avviene da alcuni anni, preferisco non presenziare ad un momento pubblico che nel tempo si è trasformato nell’inutile parata di un’antimafia salottiera, in un teatro dell’assurdo al quale prendere parte anche stando accanto a chi ha responsabilità – quantomeno morali – su ciò che avvenne in quegli anni”.
Lo dichiara Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’.
“Se dopo trenta anni non conosciamo ancora la genesi delle stragi; se non sappiamo con certezza acclarata giudiziariamente perché morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i componenti della loro scorta; se non sappiamo i veri motivi della strage di Via D’Amelio e il perché del depistaggio delle indagini, dovremmo avere il pudore, per rispetto alle vittime, di evitare di partecipare a queste narcisistiche sfilate.
Recarsi sui luoghi del dolore – prosegue Ciminnisi -, assistere ai cortei delle auto blu, alle interviste che sanno di niente, alla lacrimuccia facile in onore alle telecamere, senza che si sia data una risposta ai tanti perché di quelle stragi, ci rende tutti moralmente responsabili dinanzi al dolore dei familiari e dinanzi le future generazioni.
Ed è giusto che sia così.
È troppo facile partecipare ai funerali delle vittime, alla loro commemorazione.
Riascolto le parole dell’avvocato Fabio Trizzino – difensore dei figli del compianto giudice Paolo Borsellino – pronunciate nel corso dell’udienza tenutasi a Caltanissetta per il grave e colossale depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio.
Trizzino, riferendosi a chi non era sul banco degli imputati, ha citato il brano di una canzone di De Andrè: “Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti”.
Ebbene, fin quando non si saranno date le risposte ai tanti perché, non parteciperò a manifestazioni alle quali prendono parte esponenti politici, rappresentanti delle istituzioni, rappresentanti di associazioni e tanti altri che con i loro silenzi, o con i loro errori, dovrebbero sentirsi a pieno titolo “coinvolti”.
Fino ad allora, lasciamo che a ricordare i nostri eroi partecipando alla loro commemorazione, siano soltanto il volto della Palermo e della Sicilia pulita, le lacrime dei loro familiari, i giovani che vogliono sapere e che ancora si commuovono, chi crede nella Giustizia e nella Verità.
Quella giustizia che dobbiamo avere il coraggio di pretendere, anziché cercare quattro minuti di visibilità nel corso di una manifestazione pubblica alla cui partecipazione non saremo degni fin quando non lo avremo dimostrato con le nostre azioni stando accanto soltanto a chi vuole la verità.
Ecco perché lunedì, in occasione della commemorazione della strage di Capaci – conclude Giuseppe Ciminnisi -, preferirò ricordare in solitudine la carezza del giudice Giovanni Falcone ad un ragazzino che voleva sapere il perché dell’uccisione di suo padre, vittima innocente di mafia.

La Fortitudo Agrigento alla ricerca del riscatto e dell’accesso in semifinale forte del vantaggio ottenuto al Palamoncada contro Imola. Troppi errori in fase offensiva hanno portato la squadra emiliana a riaprire la serie e puntare sul fattore campo, la squadra di coach Catalani cerca invece di caricare la squadra e puntare ad un ritorno al Palamoncada con il risultato in cassaforte. Torna tra i titolari anche Peterson, assente preannunciato per motivi extra sportivi in Gara 3 e sarà un rinforzo importante a livello fisico per chi ha disputato tre gare in meno di una settimana. Se Imola dovesse vincere domani alle 20:30 al Palaruggi la sfida decisiva sarà mercoledì 25 maggio al Palamoncada, in caso contrario si attenderà la vincente tra Rieti, già affrontata in Coppa Italia, e Salerno, affrontata sia in campionato che in Supercoppa a inizio stagione.
Il coach Catalani sottolinea l’importanza di questo match e ringrazia anche la vicinanza di tutti i tifosi di Agrigento: “Dopo la sconfitta in gara-3 abbiamo subito un altro match point per provare a chiudere questa serie. Sapevamo che la prima in terra imolese sarebbe stata una sfida ostica in un campo dove tante squadre in questa stagione sono capitolate.
Abbiamo giocato una gara offensivamente deficitaria, come è evidente anche guardando le statistiche, ma vogliamo subito guardare avanti, trovando più fluidità e fiducia in attacco e correggendo qualcuno degli errori che, all’interno di una prova difensiva positiva, non possiamo in questa fase permetterci. Voglio ringraziare anche a nome della squadra i tanti tifosi presenti al palaRuggi per sostenerci e i tantissimi che da Agrigento ci hanno fatto sentire la loro vicinanza”.

Sono come fantasmi, si aggirano per tutta la Sicilia, non risultano da nessuna parte eppure esistono e sono ben 280 mila lavoratori. E sono illegali. Riparano auto, ristrutturano case, curano l’estetica, realizzano servizi fotografici e video per matrimoni ed eventi di ogni genere. Tutto rigorosamente in nero, senza garantire dipendenti e clienti. Quasi 100 mila imprese artigiane abusive, 280 mila lavoratori irregolari che fanno della Sicilia la terza regione italiana nella classifica del lavoro illegale dopo Calabria e Campania con il 18,5 per cento di imprese abusive.

Ecco la fotografia scattata dall’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia, nell’ambito della campagna nazionale, attraverso il linguaggio dei fumetti con strisce dedicate ai vari mestieri, dal titolo “Occhio ai furbi! Mettetevi solo in buone mani”.  Tre gli obiettivi dell’iniziativa: mettere in guardia i consumatori dal rischio di cadere nelle mani di operatori improvvisati, valorizzare qualità, durata, rispetto delle norme, convenienza e sicurezza del lavoro dei veri artigiani, richiamare le Autorità ad un’azione di controllo e repressione e di contrasto all’evasione fiscale e contributiva.

“Già nel periodo di Natale – diche Andrea DI Vincenzo, segretario di Confartigianato Imprese Sicilia – abbiamo posto l’attenzione sulla lotta all’abusivismo lanciando un video, realizzato da Just Maria, dal titolo ‘Regalati un Natale senza imprevisti – Affidati alle imprese artigiane’, evidenziando i rischi che si corrono affidandosi ai lavoratori irregolari. Una battaglia sempre urgente in questo momento in cui le imprese artigiane cercano di uscire dalla crisi. Oltre alle campagne però – continua Di Vincenzo – ci vuole un’azione congiunta delle autorità di controllo e degli enti locali nella quale noi siamo pronti a farci parte attiva. Bisogna aumentare i controlli e sconfiggere questo fenomeno. Per premiare gli artigiani che sono riusciti onestamente a sopravvivere alla crisi e per salvaguardare i cittadini e i loro risparmi dagli illegali”.

 LO STUDIO DELL’OSSERVATORIO.

Concorrenza sleale del sommerso. L’analisi degli ultimi dati dell’Istat disponibili a livello regionale sull’economia non osservata (anno 2019) evidenzia in Sicilia un peso del lavoro non regolare (280 mila unità) sul totale pari al 18,5% (>12,6% nazionale), che la posiziona terza dopo Calabria e Campania nella classifica nazionale per valore più elevato. A livello settoriale si rilevano valori superiori per Agricoltura (37,0%) e Costruzioni (22,0%); mentre è per il Manifatturiero esteso che si rileva un peso del lavoro irregolare più ridotto (11,3%).

La quota di valore aggiunto generato da impiego di lavoro irregolare rilevata per la nostra regione è, dopo quella di Calabria e Campania, la più alta e pari al 7,4% (>4,9% nazionale).

La nostra Isola risulta inoltre, dopo Lombardia, Campania e Lazio, una delle prime 5 regioni (4^) per numero di unità di lavoro indipendenti non regolari pari a 95.600. Tra le prime dieci province italiane per numero di unità di lavoro indipendenti non regolari ne troviamo due siciliane: Palermo con 21.800 unità e Catania con 21.500 unità.

I mestieri ad alta vocazione artigiana esposti alla concorrenza sleale. Prendendo a riferimento i quattordici mestieri maggiormente sotto pressione per la concorrenza sleale ed includendo sia i servizi di riparazione di beni per uso personale e per la casa sia i restanti mestieri operanti nella manutenzione e riparazione di autoveicoli (in particolare carrozzieri ed elettrauto) si delinea a fine 2021 un totale di 39.233 imprese attive con un’alta vocazione artigiana: le imprese artigiane perimetrate sono, infatti, 29.744 e rappresentano il 75,8% del totale, quota circa 4 volte il 18,8% osservato per il totale economia. L’artigianato è particolarmente esposto in quanto in tali mestieri si concentrano il 41,4% delle imprese del comparto, quota circa 4 volte il 10,3% rilevato per il totale imprese. In particolare, la vocazione artigiana è particolarmente elevata e supera la media già alta per: Acconciatura e estetica (91,7%), Fotografo (84,6%) e Manutenzione e riparazione di autoveicoli (83,0%).

 A livello provinciale l’artigianato è più esposto a Caltanissetta (42,9%), Siracusa (42,8%) e Catania (42,4%); mentre rappresenta quote più elevate del totale imprese nei mestieri più esposti al fenomeno dell’abusivismo a Enna (87,0%), Agrigento (81,1%) e Ragusa (79,9%).

Alla vigilia del 30esimo anniversario della strage di Capaci con tante iniziative in tutta la Sicilia, questo il sondaggio che Ipsos, leader mondiale nelle ricerche di mercato, ha donato alla Fondazione Falcone. Un’analisi a tutto campo che svela le convinzioni degli italiani sul magistrato siciliano divenuto simbolo della lotta alla mafia.

La maggioranza relativa (42%) ritiene invece che siano stati condannati esecutori materiali e mandanti mafiosi, ma non sia stata fatta luce sui presunti mandanti occulti e sulle coperture politiche. E un altro terzo pensa che non siano stati scoperti nemmeno i mandanti mafiosi o addirittura neanche i veri killer. Interessante è anche l’opinione del campione sulla reazione dello Stato all’attentato di Capaci e a quello di Via D’Amelio in cui, 57 giorni dopo la morte di Falcone, persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Per un terzo del campione le istituzioni reagirono cercando un ‘compromesso politicò con Cosa Nostra.

Per il 22% la reazione delle istituzioni è stata ‘militarè e ‘giudiziarià e si è manifestata con un potenziamento del controllo del territorio, con le indagini e con gli arresti. Per il 21%, invece, lo Stato ha reagito investendo sulla cultura della legalità. Solo 1 su 10 ritiene che non ci sia stata alcuna reazione.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte mobili, domenica 22 maggio a Palma di Montechiaro in piazza Bonfiglio, e a Giardina Gallotti Presso L’Associazione Fratres in via belvedere

Tutte le raccolte saranno operative dalle ore 8.00 alle 12.00 A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi di laboratorio effettuate in occasione della donazione.

1.998 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 15.605 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 2.117. Il tasso di positività scende al 13% ieri era al’14,1%. La Sicilia è al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 84.428 con una diminuzione di 3.865 casi. I guariti sono 6.126 mentre le vittime sono 12 portano il totale dei decessi a 10.849. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 633, in terapia intensiva sono 29.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 541 casi, Catania 452, Messina 217, Siracusa 275, Trapani 208, Ragusa 183, Caltanissetta 144, Agrigento 208, Enna 45.

Ad Agrigento si è spento, all’età di 75 anni, il professor Pietro Zarbo, storico docente al Liceo Classico “Empedocle”, stimato e apprezzato per la preparazione, lo spessore culturale e umano, la passione da sempre profusa nell’insegnamento, e per la dedizione rivolta all’educazione delle nuove generazioni, nella scuola e nella vita di tutti i giorni. Alla moglie Maria Antonietta Marchetta e ai figli Fabio, Alessandro, Claudio, Debora e Roberto, le condoglianze da parte degli editori e dello staff di Teleacras. I funerali si svolgeranno lunedì 23 maggio, ad Agrigento, nella chiesa Cuore Immacolato di Maria del Villaggio Mosè, alle ore 15:30. La salma sarà poi accompagnata al Cimitero di Cattolica Eraclea.