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A tutela dell’ambiente e contro i reati ambientali, proseguono nell’Agrigentino i controlli congiunti tra Polizia Ferroviaria, Arpa protezione ambiente e Provincia di Agrigento. Il personale operativo ha ispezionato e poi sequestrato un impianto di auto-demolizioni ad Agrigento. Sono state riscontrate diverse irregolarità, tra materiali ferrosi e pneumatici smaltiti non secondo norma, e olio esausto sversato nel terreno. L’area è stata resa a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Ad Agrigento i poliziotti della Squadra Mobile hanno arrestato due immigrati dalla Tunisia di 20 anni allorchè hanno bloccato e minacciato un connazionale al piazzale Rosselli, e gli hanno rapinato circa 60 euro. Un altro tunisino di 30 anni è stato arrestato dai poliziotti della Volanti di Porto Empedocle perché rientrato illegalmente in Italia nonostante il provvedimento di respingimento.

Ad Agrigento i Carabinieri hanno elevato contravvenzioni a tre locali nel centro cittadino perché sorpresi a diffondere musica ad alto volume oltre l’orario consentito. I militari sono intervenuti durante la notte tra sabato e domenica, a seguito di alcune telefonate al 112 da parte di residenti infastiditi dal rumore della musica ben oltre l’orario autorizzato. Le tre sanzioni ammontano complessivamente a 6.200 euro.

Il magistrato di Sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ritenendo più marcata la pericolosità sociale di Antonio Massimino, 51 anni, inquisito e ristretto per associazione mafiosa, ha aggravato la misura preventiva della sorveglianza speciale. Il giudice ha motivato il provvedimento sulla base del ruolo di coordinamento dell’associazione mafiosa di Agrigento che Massimino avrebbe svolto durante il periodo in cui è stato sottoposto alla sorveglianza di pubblica sicurezza. Dunque, in sostituzione della libertà vigilata, a Massimino è stata imposta la misura di sicurezza della casa lavoro per due anni. Attualmente Antonio Massimino è detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Sassari.

“La necessità di assicurare l’incolumità dei cittadini e di alcune strutture, unita agli errori delle scelte operate negli anni passati, con la messa a dimora di alcune specie vegetali poco idonee per alcune sistemazioni a verde, sta portando sempre più spesso al ricorso di soluzioni drastiche, come l’eliminazione di piante intere o la potatura con il sistema della capitozzatura. Per questo i professionisti devono fare la propria parte per portare all’estinzione di una pratica consentita ma nociva per lo sviluppo delle piante”.

A parlare è il presidente provinciale dell’Ordine dei dottori Agronomi e dei dottori Forestali Maria Giovanna Mangione, che interviene nuovamente nel dibattito pubblico sul tema annoso delle operazioni di potatura.

“Siamo di fronte agli effetti di decenni di trascuratezza e di superficialità nella progettazione e cura del verde – continua – cosicché oggi stiamo pagando un caro prezzo e stiamo pregiudicando per sempre questo patrimonio verde, che viene via via eliminato o potato in modo estremo, per evitare possibili diffide da parte di privati cittadini perché, magari, la pianta è di difficile recupero per mere questioni di bilancio. Alla fine, il danno è per l’interesse collettivo – continua – perché i cittadini si vedranno privati proprio di quegli elementi, gli alberi, che tutto il pianeta ritiene oramai fondamentali per la crescita dell’umanità e per combattere il riscaldamento globale”.

La presidente Mangione, adesso, si riserva di adottare insieme al Consiglio tutte le necessarie iniziative che possano consentire di ripensare completamente alle modalità di progettazione e di gestione del verde pubblico, evitando tra l’altro, il ricorso a questa forma aggressiva di potatura da parte degli Enti pubblici. L’idea è quella di concordare anche con gli iscritti all’Ordine degli Agronomi e dei dottori Forestali che si occupino della consulenza del verde pubblico, modalità e protocolli di buone prassi.

“Gli agronomi hanno in questa vicenda un ruolo delicatissimo – conclude Mangione –. Per questo invito tutti i colleghi a non avallare il ricorso alla capitozzatura che, per quanto consentita dalle norme vigenti, in larga parte dei casi, è solo una via più comoda ed economicamente più sostenibile, per i Comuni, di gestire il patrimonio verde. Forse è anche arrivato il momento che lo Stato crei un fondo speciale, destinato ai municipi, per la gestione e pianificazione del verde pubblico. Senza interventi mirati rischiamo di fare tanta demagogia ma poca costruzione, e le future generazioni ce ne chiederanno conto”.

Ad Agrigento oggi lunedì 2 dicembre, al Palazzo Filippini, in via Atenea, nei locali dell’Urban Center, alle ore 16, il sindaco, Lillo Firetto, avvia il laboratorio di innovazione culturale nell’ambito del programma Uia, Urban Innovation Action. Le istituzioni, le associazioni, le imprese e tutti i cittadini di Agrigento sono invitati a partecipare per offrire il loro contributo di idee e progetti per lo sviluppo culturale della città. Un gruppo di esperti sarà a disposizione anche domani martedì 3 dicembre dalle ore 10 alle 18, e mercoledì 4 dicembre dalle 10 alle 14.

Ad Agrigento, domani, martedì 3 dicembre, nella sede dell’Ordine degli Architetti, in via Gaglio, alle ore 10, l’architetto Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, e il Capo del Genio Civile, architetto Rino La Mendola, presenteranno il convegno sul tema “Norme tecniche 2018, Sisma Bonus e Sblocca Cantieri: nuovi strumenti per la sicurezza delle costruzioni e per il rilancio del comparto edilizio” che si svolgerà mercoledì 11 dicembre dalle ore 8:30 in poi nei locali dell’Hotel Dioscuri a San Leone – Agrigento. Il convegno è organizzato dall’Ordine degli Architetti di Agrigento in collaborazione con l’assessorato regionale alle Infrastrutture, il Dipartimento regionale Tecnico e l’Ufficio del Genio civile di Agrigento, con il patrocinio del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

L’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento, coordinata da Claudio Lombardo, segnala e documenta in foto e video che a Realmonte la Scala dei Turchi è soggetta ad un graduale sbriciolamento. Claudio Lombardo afferma: “Centinaia di massi sono venuti giù durante il maltempo degli scorsi giorni. I detriti di marna sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmonte. L’eccessiva cementificazione tutto intorno alla scogliera ha modificato il normale deflusso delle acque meteoriche, e poi l’esagerata frequentazione dei luoghi ha fatto il resto. La Scala dei Turchi si sta sciogliendo come neve al sole e ad accorgersene è solo Mareamico. Ormai sono anni che documentiamo lo stato di abbandono di questo luogo candidato a patrimonio dell’Unesco. Solo alcuni mesi fa la Scala dei Turchi era stata riaperta alla fruizione, dopo il crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio finanziata dalla Regione Sicilia. Tutti devono sapere che questo è un luogo estremamente pericoloso. Soprattutto il gran numero di turisti che la frequentano non sono consapevoli del pericolo che corrono durante la visita. Non possiamo sempre gridare al miracolo. Occorre un’operazione di responsabilità: va interdetto il versante ovest che si affaccia su lido Rossello. Ed urge una programmazione e una seria gestione del sito, con il contingentamento delle presenze. La Scala dei Turchi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, con un riverbero importante sull’aspetto turistico e di conseguenza economico del territorio, e merita dunque la giusta attenzione”.

Sulle recenti dichiarazioni rilasciate dall’ex governatore della Sicilia Totò Cuffaro interviene il capogruppo dei Popolari e Autonomisti on. Carmelo Pullara. “La querelle tra due visioni di gestione del problema rifiuti non deve trascendere in polemica. Il governo Lombardo fece la scelta di puntare su un piano di stampo ambientalista che metteva al centro del sistema la raccolta differenziata. Era semplicemente quello che facevano in quel momento e fanno ancora oggi tutti i paesi civili.
Fu una scelta politica condivisa dall’intero Governo regionale che, sostituendo la precedente, decise di non puntare sui termovalorizzatori che peraltro
apparivano in quel momento sovradimensionati rispetto al fabbisogno dell’isola”.
“Non posso che condividere ciò che ha affermato il collega On. Compagnone – continua Pullara – e quanto risulti ancora oggi di grande attualità quella scelta di puntare sulla differenziata che, se portata ai livelli delle altre città europee, porterebbe la Sicilia fuori dall’emergenza rifiuti così come anche sta facendo oggi il governo Musumeci.”

Dieci giorni di prognosi per ognuno. Questo recita il referto emesso dai medici del pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento dopo aver visitato due impiegati della Motorizzazione Civile di Agrigento.

I fatti risalgono a qualche giorno fa; nel rientro pomeridiano un signore si è presentato negli uffici siti presso il centro direzionale di via Giovanni XXIII°  per sbrigare una pratica. Secondo i primi accertamenti un impiegato ha cercato di spiegare all’uomo che per una questione temporale quella pratica non poteva essere esitata lo stesso giorno.

Da li non si è capito più nulla, si è scatenato un putiferio. A quanto, pare il figlio, subito aver ascoltato il diniego, si è letteralmente avventato prima nei confronti di un impiegato e poi nei confronti di un altro che nel frattempo era intervenuto per riportare la calma.

I due impiegati sono stati aggrediti a pugni tanto da necessitare dapprima un controllo nel vicino poliambulatorio e poi il trasporto in ambulanza all’ospedale San Giovanni di Dio per le opportune medicazioni.

L’aggressore è stato denunciato. Sulla vicenda indagano i Carabinieri.