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La triste vicenda che ha colpito e in atto colpisce ancora il Comune di Favara non sembra volgere al termine.

Cumuli di spazzatura fanno da padrone in tutte le vie della città nonostante sia già passato un mese dall’inizio della protesta dei lavoratori; tra un tira e molla la situazione si è fatta pesantissima; si rischia anche per la salute pubblica. Chi si trova a Favara, infatti, oggi indossa la mascherina di più per il pericolo igienico sanitario scaturito dai cumuli di rifiuti (una puzza incredibile che gira nell’aria) che per il Covid, situazione questa che non sembra essere meno preoccupante.

Non si cercano colpevoli, perchè ognuno porta avanti i propri diritti. Ma ci sono le ditte, o meglio l’Rti capofila Iseda che hanno anche dei doveri (visto e considerato che i miliardi li incassano loro).

Leggete attentamente cosa prevede l’articolo 17 del capitolato stipulato con l’Ente appaltante che si può leggere a pagina 42. Sembra che più chiaro di così non si può. Eppure l’Rti continua a fare i cavoli propri.

Nella prospettiva delle elezioni Amministrative a Favara, in autunno, il 10 ottobre, i responsabili di “Scegli Progetto Comune”, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, PiùECO Ecologisti Confederati, e di varie associazioni di volontariato e di attivismo civico, dopo diversi incontri hanno concluso un accordo politico per affrontare, in forma unitaria, la prossima competizione elettorale comunale. I promotori dell’intesa affermano: “Bisogna ridisegnare e ricostruire Favara, rendendola una città mediterranea ed europea, nuova, aperta, solidale e democratica. E’ necessario non solo ripristinare una condizione di vita ‘normale’, fatta di decoro, pulizia delle strade, rispetto delle regole sociali e del bene comune, e di trasparenza dell’azione amministrativa, ma anche far sì che si possa guardare ai prossimi decenni in una coraggiosa visione di rigenerazione urbana, economica, sociale e culturale. Abbiamo formato sei aree di lavoro che, con l’apporto di tutte le forze culturali ed associative presenti sul territorio, consentiranno di elaborare un programma amministrativo utile a dare a Favara un nuovo volto. Nei prossimi giorni sarà convocata un’assemblea unitaria di tutti i simpatizzanti, iscritti e firmatari delle varie forze, e si ufficializzerà la candidatura a sindaco”.

In Sicilia si lavora al progetto di un’ampia alleanza di centro, politica ed elettorale. I segretari regionali di Cantiere Popolare, Massimo Dell’Utri, Italia Viva, Davide Faraone, e Udc, Decio Terrana, si sono appena riuniti a Palermo per puntellare il progetto centrista e allestire un’asse popolare, liberale e riformista. Sarebbe il primo di una serie di interlocuzioni che si svolgeranno nei prossimi giorni per costruire un progetto di governo per la Regione, al voto nell’autunno 2022, e per la città di Palermo, al voto nella primavera 2022. La presenza di Faraone testimonierebbe un allontanamento del partito di Renzi dal blocco del centro-sinistra.

Vi è anche Burgio, in provincia di Agrigento, tra le 24 località italiane che hanno presentato la manifestazione d’interesse al Ministero della Cultura per partecipare al titolo di “Capitale italiana della cultura” per l’anno 2024. E’ quasi identica la distribuzione geografica tra le diverse zone interessate: 7 città al centro, 7 al nord e 10 tra sud e Isole. Adesso tutte le città partecipanti dovranno presentare il proprio progetto che sarà sottoposto alla valutazione di una commissione di sette esperti nella gestione dei beni culturali. La città vincitrice, grazie anche al contributo statale di 1 milione di euro, mostrerà, per il periodo di un anno, i propri caratteri originali che ne determinano lo sviluppo culturale, inteso come motore di progresso dell’intera comunità. Oltre Burgio, in Sicilia ha presentato istanza di partecipazione la città di Siracusa.

E’ morto, in detenzione domiciliare, l’anziano boss mafioso Antonino Bonafede. Ex allevatore, aveva 85 anni.

Nella sua abitazione doveva scontare altri cinque anni di reclusione. Condannato definitivamente per associazione mafiosa, per ragioni di salute gli era stato concesso di uscire dal carcere nel 2017. Il decesso è avvenuto giovedì scorso, ma la notizia è trapelata oggi.
A fine maggio scorso, in virtù un’ulteriore condanna definitiva per violazioni agli obblighi imposti ai condannati mafiosi, il Tribunale di Marsala, a seguito dell’inammissibilità del ricorso dell’imputato dichiarato dalla Cassazione nel febbraio di quest’anno, gli ha confermato il termine della detenzione domiciliare al 2026. Antonino Bonafede era padre dell’ex latitante Natale Bonafede, in carcere con condanna all’ergastolo per omicidi commessi nei primi anni ’90 su ordine della Cupola allora capeggiata da Totò Riina. “Le ultime indagini sulla mafia trapanese, effettuate dal Ros dei Carabinieri – hanno recentemente spiegato gli investigatori – hanno fatto emergere come, a seguito degli arresti dei capi famiglia, i fratelli Rallo Antonino e Vito Vincenzo, la reggenza vacante della Famiglia di Marsala sarebbe stata affidata, nel 2009, proprio all’anziano Uomo d’Onore Antonino Bonafede (“zio Nino”), ritenuto una garanzia anche in virtù dei precedenti rapporti di massima collaborazione con lo storico defunto capo mandamento di Mazara del Vallo, Vito Gondola, con il quale venivano organizzati i summit mafiosi”.
Fu nell’aprile 2018 che la Cassazione rese definitiva la condanna di Antonino Bonafede a 16 anni di carcere (pena “complessiva”, comprendente cioè una precedente condanna a 6 anni già scontata) inflitta l’8 giugno 2015 dal Tribunale di Marsala, e confermata il 13 novembre 2017 dalla Corte d’appello di Palermo, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia dei carabinieri “The Witness”, del 9 marzo 2015.

 

Ventenne del Gambia probabilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti, ha incominciato ad infastidire i passanti, tentando anche di denudarsi e dicendo frasi senza senso. I poliziotti della Questura di Agrigento lo hanno poi riportato alla calma. É accaduto in via Manzoni ad Agrigento. Il giovane, già noto alle forze dell’ordine, appena ha visto gli agenti si é scagliato contro di loro. Per questo, poi denunciato a piede libero per l’ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Un ragazzo milanese di 15 anni è morto in mare a Panarea nelle Eolie. I genitori che sull’isola hanno una villa, (sono originari di Milano ma vivono in Svizzera) avevano noleggiato un natante.

Vicino l’isolotto di Lisca Bianca il ragazzino si è tuffato con maschera e pinne. Dopo un po’ non vedendolo più i genitori hanno dato l’allarme. Nel tratto di mare sono giunti i sub del Diving locale che si sono immersi. Hanno iniziato a perlustrare il tratto di mare e hanno rinvenuto il corpo privo di vita.
Probabilmente la vittima ha avuto un malore in acqua. Il corpo del ragazzino è stato trasferito sulla motovedetta della guardia costiera. La morte del ragazzo ha turbato gli abitanti e i vacanzieri presenti sull’isola. La famiglia è molto conosciuta, vive a Panarea da diversi anni e tra la gente c’è dolore immenso. La guardia costiera ha inviato un fascicolo alla procura di Barcellona Pozzo di Gotto. La salma è stata trasferita nella sala mortuaria del cimitero a disposizione dell’autorità giudiziaria

Protezione Civile, forestale, vigili del fuoco, sono mobilitati dalle 18 di questo pomeriggio per controllare le fiamme che sul versante nord ovest della montagna di Erice, che sovrasta la città di Trapani, sta divorando ettari di macchia mediterranea e minacciando alcune abitazioni. Il fuoco, alimentato dal forte vento di libeccio, sta scendendo lungo le pendici fino a Bonagia arrivando a ridosso delle case.

Una villetta è stata investita dalle fiamme ed ha subito alcuni danni prima che riuscissero a intervenire i vigili del fuoco. La strada provinciale 20 è stata chiusa dalle pattuglie della polizia municipale di Erice e Valderice per impedire il transito in direzione di Bonagia.
Il fronte del fuoco sembra muoversi in due direzioni: verso l’alto in direzione della zona a ridosso del bosco demaniale di San Matteo, dove ci sono le stalle dei cavalli e degli asini custoditi dalla Forestale. Verso la costa, invece, le fiamme stanno percorrendo il fianco della montagna in direzione di Pizzolungo. Alcuni abitanti della zona di Santissimo Crocifisso e grotta contrada Emiliana hanno già dovuto lasciare le loro abitazioni

Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, lungo il Viale Leonardo Sciascia, un uomo di oltre 80 anni, alla guida della sua automobile, una Opel Corsa, ha investito un giovane di 23 anni intento ad attraversare la strada, e che, a seguito dell’impatto è sbalzato contro il parabrezza dell’auto, addirittura sfondandolo. E’ stato trasportato all’ospedale “San Giovanni di Dio”. Ha subito diversi traumi. Sul posto hanno eseguito i rilievi di rito i poliziotti della Volanti.

E lungo la strada provinciale 32, tra Ribera e Cianciana, per cause in corso di accertamento, si sono scontrati un furgone e un’automobile Fiat 500. Il conducente dell’auto, un uomo di Cianciana, ha subito gravi ferite. Ferito lievemente è il conducente del furgone, un commerciante di Alessandria della Rocca.