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Non possiamo non iniziare questo “Filo” senza fare i complimenti alla sindaca di Favara Anna Alba, la quale, appena qualche ora fa, ha superato il primo grandissimo scoglio del suo seppur breve percorso politico.

Anna è stata strepitosa, una meraviglia. Ha vinto una battaglia che solitamente viene combattuta contro i nemici, che nel caso specifico si chiama opposizione. Ed invece no; Anna è stata maestosa nell’abbattere inesorabilmente il fuoco amico, che nel caso specifico si chiama maggioranza.

Incredibile ma vero. Ieri, fino a tarda notte, Anna ha dovuto fare i conti principalmente con i “suoi fratelli”, gli stessi che la innalzavano al cielo nel giorno della sua vittoria a primo cittadino di Favara.

Figli di un solo padre, Anna e i fratelli, con il passar del tempo, si sono ritrovati sempre più distanti; il sindaco, piano piano, ha avvertito che il cordone ombelicale cominciava a lacerarsi. Dapprima le chiacchiere, poi i fatti. I fatti che, da piccole realtà, sono diventati drammatiche verità. Verità che hanno schiacciato ogni ombra quando i “suoi fratelli” hanno chiesto la sua testa.

Ma Anna non è Abele; in memoria del primo assassinio avvenuto sulla terra qualche migliaio di anni addietro, ha preso le contromisure. Si è ribellata e non ha accettato il fratricidio che voleva consumarsi in una sola notte. Spalle larghe e via al contraccolpo finale; micidiale, istantaneo, fulminante. Anna schiaccia la testa ai suoi fratelli e li opprime in modo inesorabile. A salvare la prima cittadina è stata…l’opposizione, incredibile ma vero!

Nel frattempo, per cerare di nazionalizzare un fatto locale, un altro Giarrusso (Dino), dopo il Mario di Porto Empedocle, ha fatto parlare di se. Con una entrata a gamba tesa (che invece è stata da umile principiante) ha cercato di salvare il salvabile per tenere alta la testa di Anna.

Un vero e proprio autogol. La tragedia l’ha subita il principiante Giarrusso (Dino) al quale, tra l’altro, chiediamo scusa in anteprima se il nostro scrivere sarà di pessimo livello e non sarà, al contrario, frutto adorabile per il suo palato. L’importante e capirsi; l’importante e comprendere il significato anche se manca qualche accento; l’importante e… caro eurodeputato.

Accusa e offende un dissidente dei 5stelle, Joseph Zambito (al quale va tutta la nostra solidarietà) e fa finta di non accorgersi che sono i discepoli grillini locali che vogliono azzannare Anna Alba. Troppa vergogna per ammetterlo.

Tutto fa brodo, anche giustificare un misero attacco contro tutto e contro tutti. Più che una iena è sembrato un gattino imbranato, privo di orientamento. Il più classico dei classici comportamenti giallostellati che invece di guardare avanti (lo dicono ma non lo fanno mai) puntano il dito contro le amministrazioni precedenti.

Minaccia querele, minaccia denunce; minaccia. Ovvio che non possiede ottimo spessore politico.  Ha anche qualche dimenticanza: non ricorda, infatti, di far parte di quel numerosissimo gruppo di miracolati eletti che, approfittando del malessere e dei mal di pancia degli italiani, ha raccattato voti a destra e a manca prendendo al volo il “Frecciarossa”, che, però, adesso sembra essere di più un treno a vapore. Luciano Cadeddu ne sa qualcosa…

Tornando ad Anna. L’augurio nostro è che d’ora in avanti, dopo il fallito sgambetto, possa amministrare una città difficile come Favara, con tutte le sua problematiche che necessitano interventi urgenti.

Ma oggi, Anna ha una consapevolezza in più: quando entra in Consiglio comunale non dovrà essere lei a vergognarsi di guardare negli occhi i suoi…fratelli.

 

Si attende solo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e la formalizzazione del contratto di assunzione per Giulio Santonocito, Direttore Generale dell’Asp di Agrigento, in procinto di andare a dirigere l’Asp Roma5. Il decreto, non vincolante, lo ha firmato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti lo scorso 2 ottobre.

Nessun problema, dunque, circa il suo trasferimento a Roma sulla inconferibilità o incompatibilità con la sua nomina a seguito di un procedimento penale che, ad un certo punto, aveva lasciato qualche perplessità.

Santonocito è stato preferito rispetto ad una rosa di 17 candidati che ambivano al nuovo prestigioso incarico romano. Sicuramente ha molto influito il suo curriculum assolutamente eccellente.

Non si può non sottolineare come Giulio Santonocito sia stato nell’ultimo ventennio fra i più brillanti direttori generali di Agrigento; non ha badato a spese, ovviamente fin dove poteva, ed invece di diventare famoso come qualche suo predecessore (che preferiva essere promosso per la sua “virtualità” economica a scapito dei gravi disagi che i pazienti agrigentini patiscono ogni giorno) ha investito tanto sulla tecnologia, a volte all’avanguardia, per ogni reparto dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Onore al merito, dunque, a Giulio Santonocito, il quale, come del resto ogni essere  umano, qualche volta (ma raramente) ha mostrato qualche piccola defaillance.

Nessuno è perfetto, ci mancherebbe altro! Ha avuto qualche “dimenticanza” su fatti e circostanze che avrebbero sicuramente meritato la sua presenza. Senza volersi soffermare sul particolare, Santonocito ha avuto la possibilità di presiedere convegni medici di tutto rispetto i cui temi rappresentavano una vera innovazione per la sanità agrigentina, da sempre messa all’angolo e costretta a rincorrere i “bravi medici del nord”. Polemiche e tragedie sottobanco hanno impedito al Direttore Generale di essere presente ad eventi del tutto eccezionali.

Per farla breve: è stato come quell’atleta fenomenale che corre più del vento e poi si dimentica di passare il testimone al proprio compagno. Comunque, è andata così.

Il suo trasferimento all’Asp di Roma5 apre nuovi scenari (e nuovi balletti) per la sua sostituzione. C’è fermento, c’è da nominare il nuovo Direttore. La posta in palio è alta è soprattutto ci sono tanti nuovi posti di lavoro in attesa di essere occupati. Si sono sbloccati i concorsi e c’è da nominare nuovi primari anche nella provincia di Agrigento (di questo ne riparleremo più avanti).

Un gioco forte, quasi d’azzardo, soprattutto se si considera che l’Asp di Agrigento gestisce ogni anno quasi 600 milioni di euro per tutta la provincia. Non solo, le responsabilità sono anche micidiali. La nuova classe medica e soprattutto i nuovi primari dovranno gestire la sanità nel nostro territorio per i prossimi 15-20 anni.

Ed in tutto questo contesto, purtroppo, bisogna fare i conti anche con la politica, la quale, come il sale, entra in ogni pietanza.

C’è chi sogna clamorosi ritorni, ma il “colore” non “appatta”. Troppe volte, infatti, il virtuoso ex direttore Generale dell’Asp di cui sopra è stato visto nella Città dei Templi pur rivestendo la carica in altra provincia. Per carità, a nessuno è vietato innamorarsi della Valle dei Templi o del centro storico di Agrigento; probabili anche motivi di affetto. Però, troppo spesso, la sua presenza in città ha coinciso con l’altrettanta presenza di politici e deputati regionali di spicco.

E intanto, il Direttore Amministrativo dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, Salvatore Iacolino lascia la città dei Templi per trasferirsi alla corte del Direttore Generale dell’Asp di Siracusa Lucio Ficarra, ex manager dell’Asp agrigentina.

Non dimenticare mai, però, che prima si devono fare i conti con l’oste. E ad Agrigento gli osti sono tanti.

O forse, uno soltanto…

“Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra…”

Sono 1 miliardo e 400 mila i cristiani che nel mondo abbracciano la religione cattolica che ha in Papa Francesco il suo maggiore esponente planetario.

Preghiamo. E le preghiere, spesso, fanno i miracoli. Il dott. Franco Miccichè è vivo! E’ stato intravisto oggi nei telegiornali di Televideoagrigento nel corso dei quali ha confermato per la nona volta nel giro di due mesi che “correrà per le amministrative del 2020”.

E a proposito del Credo, la nobilissima preghiera dei cattolici, si hanno ragionevoli certezze che anche lo stesso Miccichè faccia parte di quel miliardo e passa di cattolici che popolano il mondo.

Non fosse altro perché nel corso dell’ intervista di oggi Miccichè ha tenuto a ribadire di non avere nessun padrino politico (prendendo per l’ennesima volta le distanze di Di Mauro come se avesse la peste) precisando testualmente: “Io non ho nessun credo politico, il mio credo si chiama Agrigento…”.

Ci risiamo. Miccichè, agli occhi dei telespettatori, allontana Di Mauro dalla propria candidatura, ma non dimentica, però, che ha bisogno dei suoi numeri per nutrire (almeno) speranze per essere eletto.

Gli agrigentini ormai, hanno gli occhi bene aperti. Oltre ad essere incazzati oggi seguono molto da vicino anche le mosse sottobanco che avvengono inevitabili nel corso di una campagna elettorale.

Nel frattempo, sgamato dal collega Manlio Viola, Di Mauro ieri ha incontrato a Roma il sottosegretario alle Infrastutture Giancarlo Cancellieri. Si, è vero, ci sono strade e ponti da sistemare, ma gli addetti ai lavori sottolineano come, invece, i due politici si sono incontrati  per parlare di spaghetti alla carbonara o di bucatini alla amatriciana.

Più che un laboratorio politico sembrerebbe più un laboratorio di cucina delle migliori trattorie di Trastevere.

Subito arrivano le smentite sui social. Nessun accordo tra un nuovo laboratorio politico che dovrebbe chiamarsi “pd-autonomisti-5stelle”. Cosa c’entrano gli autonomisti con il patto scellerato tra i 5Stelle e il PD?

Ho chiamato per due volte, intorno alle 15,00, l’on. Michele Sodano (5Stelle) ma non mi ha risposto. Successivamente ho compreso il perché: era intento a scrivere su facebook che l’incontro di ieri tra Di Mauro e Cancellieri non c’entra nulla con la candidatura di Franco Miccichè. Anzi, il giovane Sodano è entrato a gamba tesa proprio sul vice presidente dell’Assemblea Regionale sancendo una rottura definitiva prima che questa potesse nascere. Scrive: “Siamo pronti ad interloquire solo con chi è desideroso di dare tanto alla nostra città, in assoluta discontinuità con il passato”. Una cosa è certa: Di Mauro non rappresenta il presente.

L’on. Sodano ha anche precisato che all’incontro di Roma non era presente l’on. Michele Catanzaro del PD. Sarà vero? Perché non credere al giovane pentastellato?

Però è altrettanto vero che l’on. Di Mauro e Michele Catanzaro negli ultimi tempi hanno intensificato le loro passeggiate nei corridoi di Palazzo dei Normanni. Si narra che abbiano percorso una quindicina di chilometri a fare avanti e indietro intensi di discussione.

Di cosa avranno parlato? Certamente di pasta con le sarde…

E questo perché la stampa, certa stampa, ha il meraviglioso difetto di scrivere la verità, di scoprire altarini e far saltare accordi disdicevoli.

Si, disdicevoli perché in quella che sembrava una normale seduta del Civico consesso di Favara è stata tirata in ballo anche la segretaria comunale, “a conoscenza” di una presunta provocazione (roba da circo Togni) discussa in anticipo con il “Salvatore”, pardon, con Tonino Scalia.

Lo so, tutto è inverosimile; basta guardare sulla pagina fb del Comune di Favara.

Dopo un volgarissimo (e nessuno si è scandalizzato…) attacco alla stampa con spiccato riferimento al collega Giuseppe Moscato, reo di non avere le p… che noi chiamiamo regolarmente palle, ad un certo punto Tonino Scalia, sgamato proprio da Moscato sulla sua proposta di aumento del gettone di presenza, si rivolge alla ignara e incredula segretaria comunale e le dice: “Segretaria, lo sapevamo già io e lei del putiferio che sarebbe scoppiato appena usciva fuori la storia dell’aumento del gettone di presenza. Ma, segretaria, per favore, lo dica che le avevo anticipato che la mia voleva essere soltanto una provocazione!”

Perdonatemi, gentili lettori, ma stiamo cazzeggiando o si cerca di fare sul serio? Che vuol dire…era una provocazione?

Noi, più che credere ad una provocazione, ci aggrappiamo ragionevolmente ad un proverbio siciliano che recita testualmente: “si ti viu ti ioco, si un ti viu t’arrobbu”.

Teniamo a precisare che il “t’arrobbu” nulla c’entra con il senso metaforico del latrocinio, ma entra in perfetta sintonia con il significato di…meglio non essere sgamato, e se mi sgami… avevo parlato già con la segretaria. Se tutto passa inosservato ho vinto io!

Detto questo, Ci chiediamo cosa vuol dire e cosa significa per Tonino Scalia amministrare una città? Un consigliere che se ne frega delle buche stradali e dei veri problemi cittadini, che invece si sofferma su una frase biblica del tipo…salverò i favaresi, come lo inquadrate voi, gentili lettori? Li salverà dalla peste, da terremoti, da gravissime epidemie?

Ma dove vive questo signore? Favara negli ultimi anni ha sfoderato centinaia e centinaia di giovani con le palle (palle, Tonino, palle…) che da soli, senza alcun aiuto e senza nessuna cravatta addosso si sono fatti un mazzo così, trasformano la Città dell’Agnello Pasquale in un centro commerciale di elevatissimo spessore dove nel suo cuore tutte le notti sono illuminate. E tutto questo senza alcun apporto né di Scalia né dell’amministrazione comunale.

Che salvi, Scalia, cosa vuoi salvare?

Semmai, se proprio devi salvare qualcosa, salva il Comune dalla tua presenza.

Un’altra esigenza immediata che si ritrova oggi Favara  è quella di liberarsi immediatamente dal vice presidente del Consiglio comunale Giuseppe Nobile. Questo signore ha scambiato le aule consiliari per il soggiorno o la cucina di casa sua. Non ha gradito la presenza di Moscato, il quale ha dovuto cedere alle pesanti provocazioni portate avanti per un’ora contro stampa e giornalisti. Moscato, in quel momento, ha solo espresso tutto il disagio che attualmente provano i cittadini favaresi , e cioè quello di avere le palle rotte (palle, Scalia, palle…). Ha fatto solo il portavoce.

E che fa Nobile? Sentendosi in pantofole e sul divano di casa sua, invita i vigili urbani a cacciare via dall’aula il giornalista che stava annotando tutto.

Lo sappiamo bene che in quell’aula nessuno degli esterni possa profferire parola, ma non si può rimanere inermi dopo una bella oretta di insulti e improperi.

Loro hanno questo modo di essere “liberi” con la stampa, insultandola prima e cacciandola via dopo; altro che diritto all’informazione, altro che trasparenza, altro che confronto.

E libertà di stampa vuol dire anche scrivere come qualcuno vuole aumentare economicamente il proprio gettone di presenza.

Ah, scusateci, era soltanto una provocazione. E la segretaria potrà confermarlo…

Ecco il video dell'”eroico” Giuseppe Nobile

A Francè, basta dai!

Persino una persona perbenissimo e stimatissima come te in queste ultime settimane sta cadendo quasi nel ridicolo.

Purtroppo, Francè, questi sono gli scherzi della politica ai quali certamente non sei (o eri) abituato. Non è possibile che con cadenza quindicinale annunci la tua candidatura a sindaco ad un giornale diverso. L’hai fatto con altri, l’hai fatto con me, stamattina l’hai fatto con un altro collega. Il tutto nel giro di un mese.

E Francè, sai quale è la cosa più bella? Che noi giornalisti quando annunciamo la tua candidatura siamo convinti di avere fatto uno scoop.

Francè, ma quale scoop, Francè?

Francè, con tutta la stima che nutro per te, ti dico basta, fermati! In quelle poche volte che ci siamo sentiti o incontrati ho sempre dimostrato il mio apprezzamento verso la tua persona, ma non puoi negare che, altrettante volte, ho sottolineato che questa politica, questo mondo politico, soprattutto quello “giurgintanu” non ti appartiene; sei un pesce fuor d’acqua, offende quasi la tua correttezza e il tuo essere da sempre intellettualmente onesto.

Francè, una sera ci incontrammo (per fatal combinazion) e ricordo che ti dissi: “Ma cu tu fa fari…”.

La tua risposta è stata eccellente e mi ha anche inorgoglito. Mi hai detto: “Lelio, tu mi vuoi bene…”

Si, Francè, io ti voglio bene. Ma tu, ti vuoi bene?

Mi pare di capire, Francè, se continui così minacci di ledere la tua autostima. Mi avevi annunciato la conferenza stampa e dopo qualche ora l’hai rimandata. E si percepisce anche che non hai tanta voglia di farla, nonostante ogni quindici giorni “rompi gli  indugi” e ad un giornalista per volta lo illudi con degli scoop che sono di cartapesta.

Concludo, Francè, concludo. Voglio gentilmente ricordarti che l’on. Di Mauro, così come l’on. Gallo o l’ex ministro Alfano avranno i loro difetti, avranno le loro pecche ma ti assicuro che non hanno la peste! Francè, non puoi fare come gli amanti, che si vedono di nascosto e poi a letto si scatenano come un vulcano in piena eruzione!

Di Mauro, pubblicamente, ti ha giurato (quasi) amore eterno. O meglio, almeno fino al prossimo maggio. Futtitinni, Francè delle persone. Del resto è la tua figura che scende in campo.

Sono convinto, comunque, che il tuo io da qualche tempo a questa parte sta subendo una pressione psicologica non indifferente. Sei combattuto, incerto, ami questa città come una cosa preziosa ma poi, alla fine, anche tu sei arciconvinto che questa politica non ti rende tanto onore.

E allora, Francè, ricorda la risposta che mi hai dato: “Lelio, tu mi vuoi bene…”

Quale era la mia domanda?

 

 

 

 

Bacchettatore, fustigatore, più che politico è sembrato un sindacalista. Ha dato anche le pagelle e per le prossime amministrative ha consigliato di votare il suo pupillo, il dott. Franco Miccichè.

Non ha nemmeno lesinato di chiedere qualche voto (perché dopo le ultime esperienze di questo si tratta) ad un ex sindaco di Agrigento, il pluripregiudicato Calogero Sodano, definendolo “l’ultimo sindaco più importante che ha avuto la città dei Templi”.

E’ iniziata così la campagna elettorale dell’on. Roberto Di Mauro che ieri ha rilasciato una intervista al collega Arturo Cantella. Fermo e a tratti anche Churchilliano quando, ad un certo punto, in modo non molto subliminale, sostanzialmente ha dichiarato: “Qui comando io. Noi siamo pronti a condurre una campagna elettorale seguendo programmi e iniziative, ma se qualcuno pensa di fare della campagna elettorale una questione personale, sappia che noi siamo pronti per la guerra…”

I presupposti, per una guerra, ci sono tutti, anche se speriamo vivamente che tale circostanza possa essere solo una previsione. La campagna elettorale per le prossime amministrative è iniziata troppo in fretta e in modo non leggero.

Certo, prima di Sodano ad amministrare Agrigento c’era stato proprio Roberto Di Mauro; dunque l’attuale vice presidente dell’Ars appartiene alla categoria dei bravi sindaci; dopo Sodano (per Di Mauro) il fallimento totale.

Seppur stuzzicati dall’onorevole Roberto, facciamo finta di aver sentito male e ci limitiamo a dire soltanto che sia lui che Sodano si sono contraddistinti per vicende giudiziarie che non certo hanno fatto sorridere e rianimare la città di Agrigento.

Osannare un ex sindaco che è stato condannato definitivamente per fatti commessi proprio durante il suo mandato di primo cittadino non sembra essere un buon esempio, soprattutto per i più giovani.

Ed ancora. I ventenni di oggi non possono ricordare che una mattina la città di Agrigento è stata colpita e affondata da un vero e proprio terremoto politico. Una intera Giunta era stata arrestata.

Fatti, questi, avvenuti nel corso delle “amministrazioni brillanti” che, secondo Di Mauro, si sono fermate a Calogero Sodano e delle quali lo stesso Di Mauro ne ha fatto parte. Non solo; ma Di Mauro, nel frattempo è stato (ed è) per oltre venti anni una presenza di spicco nella Regione Siciliana; non si è limitato ad essere soltanto onorevole ma è stato più volte anche assessore. Non si ricordano atti eclatanti che siano stati effettuati a favore della Citta dei Templi.

Così come non sarebbe male sapere se quelle brillanti amministrazioni abbiano causato strascichi economici che possibilmente ancora imperano come gufi nelle già dissanguate casse comunali. I tempi erano sicuramente diversi e, all’epoca, amministrare era molto più facile. Non esisteva il patto di stabilità e non esisteva la razionalizzazione delle spese. Roma e Palermo inviavano fiumi di soldi e i finanziamenti oggi hanno subito una riduzione del tra il 65 e il 70%.

Non è un caso se, ancora oggi, o forse fino a pochissimo tempo addietro, l’architetto Ottavio Sodano, grande amico (non possiamo dire parente perché il figlio onorevole pentastellato ci ha smentiti…) e uomo di punta per tanti anni dell’amministrazione Calogero Sodano ancora oggi si presenta al primo piano del Comune, ufficio Ragioneria, per un “residuo” economico riguardante la realizzazione del progetto del Collegio dei Filippini.

E’ bello parlare e bacchettare, ma sarebbe altrettanto bello parlare con cognizione di causa e magari portare alla luce numeri e fatti che, probabilmente, ancora oggi e a distanza di decenni, fanno tremare le casse comunali agrigentine.

In attesa della conferenza stampa del candidato pupillo Francesco Miccichè, porgiamo distinti saluti.

Non se ne poteva più. Tra una indiscrezione, tra un sentito dire, tra un sogno notturno, tra una discussione rubata tra i “lapara”  (che saluto affettuosamente) di Porta di Ponte sta andando via una estate colma e ricolma di notizie ridicole e prive di ogni fondamento che non hanno sicuramente allietato le serate afose agrigentine.

Uno strazio davvero. Miccichè si, Miccichè no. Zambuto si, Zambuto no. Picarella si, Picarella no. Pagine e pagine ed ancora pagine riempite del nulla; le uniche certezze, paradossalmente, erano le indiscrezioni!

Stamattina, dopo aver letto per la milionesima volta  che il dott. Franco Micciche“secondo indiscrezioni” sarebbe pronto a scendere in campo per le prossime amministrative, mi sono davvero stancato. Non fosse altro perché a risentirne è tutta la nostra categoria la quale, a mio modo di vedere, farebbe a meno molto volentieri constatare che un proprio iscritto potesse costruire un meraviglioso scoop giornalistico… “secondo indiscrezioni”.

Ho chiamato e incontrato il dottor Franco Miccichè (non nascondo di averlo posto sotto sequestro per circa un’ora). Gli ho detto: “O parli o da qui non me ne vado più. Per favore Franco, ferma questo scempio delle indiscrezioni…”

Detto Fatto. Miccichè, persona assolutamente perbene, ed ha accettato il mio suggerimento.

Alla mia domanda sulla sua candidatura, ha risposto (due punti virgolette e neretto): “Si, in effetti troppe indiscrezioni. Direttore ti comunico ufficialmente che sarò candidato alle prossime amministrative di Agrigento”. (punto e chiusura virgolette).

Cavolo, finalmente nessuna indiscrezione, Franco Miccichè sta parlando sul serio!

Continuo e chiedo: “Perché questa scelta dopo mesi e mesi di lunga meditazione?”

Franco Miccichè risponde (due punti virgolette e neretto…): “Amo troppo la mia città e pertanto con la mia candidatura spero di dare un valido contributo civico, anche a discapito della mia professione”. (punto e chiusura virgolette).

Continuo ed insisto: “Chi sarà il deputato regionale di riferimento?”. Franco Miccichè risponde (due punti, virgolette e neretto…): “Nessuno! Al momento non ho alcun punto di riferimento sicuro e certo. Ovviamente se in conferenza stampa si presenta qualcuno di loro non posso cacciarlo via. Confermo che sarò solo”. (chiusura virgolette e punto).

Insisto. Quando terrai la conferenza stampa? Ti prego Franco, metti la parola fine a questo scempio; sveglia qualcuno che ancora, secondo indiscrezioni, sogna ad occhi aperti!”

Franco Miccichè risponde (due punti virgolette e neretto): “Mercoledi prossimo, in un noto hotel di San Leone”. (chiusura virgolette, punto).

L’intervista finisce qui.

Qualcuno, non si rassegna, e continua beatamente a sognare. E fra i sogni mostruosamente proibiti spicca anche quello che “secondo indiscrezioni”  (perché non c’è nessun virgolettato) l’on. Riccardo Gallo abbia “abbandonato l’altro candidato Marco Zambuto”.

Pensate un po’, gentili lettori, mi tocca anche difendere l’on. Gallo del quale non nutro una straordinaria simpatia. Dico questo: ma quando mai l’on. Riccardo Gallo ha sposato la causa Marco Zambuto? Quando mai l’on. Gallo ha confermato di supportare alle prossime elezioni il marcuzzo degli agrigentini? Quando avete visto o letto una dichiarazione di chicchessia che confermi questo sodalizio?

Zambuto (per ora…) incontra tutti e fa bene! Ha incontrato anche me! E questo cosa vuol dire che Zambuto appartiene alla corrente castaldiana?

Stavolta, Gallo, ti sono vicino. Non troppo, però…

Dopo ben 82 giorni (e notti) di caldo terrificante ad Agrigento è tornata un po’ di aria fresca.

Non è bastato. La politica, purtroppo, ha messo la mani anche sulle condizioni meteo che gravitano su Agrigento. A rendere l’aria quasi bollente ci ha pensato il toto candidati alle prossime amministrative 2020 che in questi giorni (e da diverse settimane) impazza sulla nostra città tra pronostici, nominativi virtuali, candidati inventati e molte, molte tragedie sottobanco.

Testate giornalistiche che ormai non sanno più che inventarsi (ops, che scrivere…) pur di attirare l’attenzione dei lettori.

Procediamo con ordine.

Capitolo Firetto: l’attuale sindaco agrigentino, Lillo, ha già fatto sapere che alle prossime amministrative spera di conquistare un posto in pole position. Non ha mai nascosto la volontà di riproporsi agli agrigentini che 4 anni addietro lo hanno acclamato e accolto come un vero e proprio re.

Certo, Lillo Firetto ha la piena consapevolezza che l’anno venturo non sarà più come nel 2015 e  con questa certezza ha iniziato (non da ora) il tortuoso percorso che dovrebbe ricucire e sistemare i molti cuori che ha infranto.

Capitolo Miccichè: non temiamo alcuna smentita se sosteniamo che il dott. Franco Miccichè negli ultimi mesi ha superato persino Di Maio e Salvini in fatto di presenze sulla stampa locale. Da sempre un’ombra, mi candido si, mi candido no. Nel tempo in cui viviamo la presenza di Samara, sarebbe davvero antipatico avere a che fare con più fantasmi.

L’on. Di Mauro farebbe carte false pur di presentarlo come suo pupillo (???) nello scranno più alto del Comune di Agrigento. Miccichè, più confuso che persuaso, continua a sfogliare la margherita; la sua titubanza, ahimè, esce fuori in tutto il suo splendore quando, ogni tanto, mentre sfoglia la margherita, becca qualche petalo marcio.

Dal sottoscritto interpellato telefonicamente appena ieri mattina, Franco Miccichè mi ha assicurato che la settimana entrante dovrà sciogliere la riserva. Di Mauro prima e i tragediatori in agguato stanno aspettando questa notizia con assoluta trepidazione.

Capitolo Udc: di Margherita La Rocca Ruvolo non parliamo. Ha spento lei stessa i bollori di un nostalgico Decio Terrana.

 Capitolo 5stelle: le “stelle cadenti” non hanno ancora deciso nulla ma è chiaro che alle prossime amministrative saranno in prima linea.

Capitolo Lega: un’altra stella che cade ogni giorno di più si chiama Matteo Salvini il quale, comunque, nonostante le ultime acrobazie che lo hanno portato nel baratro più profondo, sarà presente con un proprio candidato leghista.

Capitolo Sodano (Calogero): l’ex sindaco di Agrigento, il pluripregiudicato Calogero Sodano ha riempito oggi le pagine dei quotidiani regionali. Non nasconde la possibilità di correre nuovamente per la poltrona di primo cittadino! Oggettivamente qualcosina nell’aria si era sentita ma sembrava essere una classica voce di popolo. Certo, Sodano non ha mai smesso di sognare pur di ritornare nella politica nonostante due condanne definitive che lo hanno conclamato pluripregiudicato. E lui non si è mai arreso! Per misurarsi, alle scorse nazionali ha dovuto immolare il proprio figlio e, invece di parlare di esperienza infausta ha detto al giornalista di agrigentooggi: “E’ stato un successo…”

Un successo che ha visto soltanto lui. Ha parlato di 4 mila voti in città quando invece sono stati 3127;  per non dire dell’altrettanto “successo” che Sodano ha voluto rimarcare nel collegio uninominale. Il proprio figliolo ha ottenuto 13652 preferenze. Certo, se fosse stato da solo sarebbe stato davvero un successo. Peccato che il suo rivale ha conquistato “soltanto” 62587 preferenze e che, accipicchia, portava il suo stesso cognome: Sodano (Michele).

Forse si sarà confuso, l’ex sindaco agrigentino, e l’omonimia gli ha reso ancora una volte un brutto scherzo. Quella stessa omonimia che nel 2006 gli aveva consentito di falsificare un certificato che lo rendeva ineleggibile alle elezioni regionali. Da li la condanna definitiva che è andata ad aggiungersi a quella relativa all’abusivismo edilizio.

Condanne, queste, che non vedrete mai nella sua pagina di wikipedia, un dizionario multimediale assolutamente autobiografico (nonché autocelebrativo). Sodano è stato sgamato da questo giornale che si era accorto di una impercettibile bugia  nella casella “condanne riportate”; il pluripregiudicato aveva scritto: “Nessuna”.

Una volta beccato con le mani nella marmellata (e probabilmente avvilito dalla vergogna) i suoi “consiglieri” gli hanno suggerito di togliere la casella “condanne riportate” e scrivere nel proprio profilo le condanne degli altri!

Molto dipende, ha lasciato intendere Sodano nella intervista, il fatto che prossimamente si dovrà difendere da quella che è considerata l’accusa più infamante: avere avuto a che fare con la mafia. Già assolto, la Procura Generale della Corte d’Appello di Palermo ha impugnato il provvedimento riaprendo il caso. Certo, passare indenni da un procedimento per fatti di mafia, cosa volete che siano per Sodano due condanne definitive che avrebbero dovuto metterlo da parte definitivamente?

Capitolo Zambuto: il “Marcuzzo degli agrigentini” non ha mai smentito un suo ritorno alla corsa di primo cittadino. Non si è mai nascosto a nessuno e si dichiara pronto a scendere in campo come fece nel 2007, solo contro tutti. E i proverbi non sbagliano mai: “Maglio solo che male accompagnati”. E ad Agrigento di cattivissime compagnie ce ne sono parecchie.

Marco Zambuto, al contrario di Sodano poco sensibile alle condanne definitive, ha dalla parte sua il fatto di aver trovato il coraggio e l’onestà intellettuale di dimettersi da primo cittadino a seguito di una condanna subita in primo grado e che alla fine ha visto la sua completa e totale assoluzione.

Una bella differenza tra tutti i candidati e il pluripregiudicato Sodano che sogna ancora una volta di guidare la Città dei Templi.

A presto!