Home / Articoli pubblicati daLelio Castaldo

Così come a Porto Empedocle, anche a Favara sono stati stravolti tutti i connotati politici che inizialmente avrebbero dovuto stravolgere Favara e l’universo mondo.

Ed invece non è andata così. L’ondata oceanica pentastellata di alcuni anni addietro sembra avere affievolito la propria brillantezza. La luce, al tempo denominata 5stelle, avrebbe dovuto accecare uomini e cose, mari e monti, terra e aria. Ed invece, il mare è rimasto al proprio posto, i monti altrettanto, le terra continua a girare come una volta e l’aria che si respira è sempre la stessa.

Anna Alba, sindaca di Favara, è stata eletta con un vero e proprio plebiscito. Voti a iosa, Consiglio comunale con percentuali disarmanti (a proprio favore) e Giunta piena di stelle luccicanti.

Oggi, dicembre 2019, le cose sembrano assai cambiate. Consiglio comunale e Giunta letteralmente dimezzati; il 50% dei consiglieri ha preferito non avere più per tetto un cielo di stelle. La stessa cosa hanno fatto gli ex assessori e qualche ex vicesindaco; avranno pensato che un solaio in cemento armato fosse più sicuro di un tetto fatto di stelle. Anche perché, spesso, ma soprattutto ad agosto, cadono…

Non si può non sottolineare però, come la stessa Anna dei presunti miracoli (mai avvenuti) abbia avuto un certo acume quando, colpita da folgorazione, ha compreso che in questo mondo era ancora disponibile qualche posto anche per i grillini.

Da sola, dopo una esperienza amministrativa assai deludente che certamente ha fatto sgranare bene i suoi occhioni, ha capito che il regno dell’onestà, delle persone perbene, della buona politica e del buon senso non aveva piantato i suoi tentacoli solo nel Movimento partorito da un comico italiano.

Ed infatti, l’Anna battagliera, non ha esitato un solo istante a rimescolare carte, tarocchi (e qualche macumba) quando ha sentito odore di sfiducia. Due tre mosse azzardate, coraggiose ed anche provvidenziali. Sta di fatto che a salvare la sua poltrona, alla fine, sono stati coloro i quali originariamente appartenevano alla frangia denominata opposizione; quella stessa opposizione che ha asfaltato chi aveva promosso l’atto di sfiducia contro di lei: “fratelli e sorelle” dei 5stelle!

Un esempio lampante di come l’onestà e tutte le virtù mondiali non appartengono solo ai grillini ce lo ha dato l’ennesimo ricambio “generazionale” della nuova e fiammante Giunta Alba (oltre a rimarcare il fallimento totale degli ex assessori pentastellati che avrebbero dovuto salvare la “Città dell’Agnello Pasquale”).

Ho avuto il piacere di avere un colloquio telefonico con il nuovo assessore allo Sport, Turismo e Spettacolo Miriam Mignemi. Non nascondo che l’unica domanda che le ho fatto è stata la seguente: “Scusi assessore, ma lei è una grillina, appartiene al Movimento 5stelle”? Lapidaria, ha risposto: “Assolutamente no! Credo che Anna Alba mi abbia scelto facendo leva sulla esperienza e sulle potenzialità che potrò mettere in campo a favore della comunità favarese”. Poi, per improvvisi sopraggiunti impegni (eh, già, è un assessore…) ha dovuto chiudere il telefono in modo repentino.

Ma quel tempo di conversazione mi ha fatto comprendere una fatto assolutamente “straordinario”: anche Miriam Mignemi è fortemente convinta (come del resto molti altri milioni di italiani) che in realtà le persone oneste, perbene e preparate non appartengono solo al mondo grillino;  anche altrove, qualcuno, lo si può anche trovare.

E questo, Annuzza, lo ha capito bene!

Il dott. Franco Miccichè, candidato a sindaco alle amministrative del maggio 2020, ha già avviato la propria campagna elettorale. A turno ascolteremo tutti gli altri candidati. Ovviamente se lo riterranno opportuno. In caso contrario il nostro dovere è quello di avvisare i nostri lettori.

Agrigento lo ricorda come un attivo assessore della Polizia Municipale. Ora il dott. Franco Miccichè si presenta alla città nella nuova veste di candidato sindaco. Una decisione avvenuta dopo mesi di incertezza, ma che, appena ufficializzata, ha subito suscitato reazioni,  alcune anche di pessimo  livello. E forse anche qualche ansia in più per qualcuno…

“Devo essere sincero, allora non pensavo di fare il sindaco. Ma subito dopo le mie dimissioni, amici, parenti,  colleghi ma anche tanti conoscenti, mi hanno esternato  il loro apprezzamento per il lavoro svolto e il dispiacere per avere lasciato. Tutti hanno cominciato a sollecitarmi per candidarmi a sindaco. Non ho preso sul serio la cosa. Mi sembrava troppo lontana da me, medico impegnato  al lavoro e in famiglia. Ma dopo tante insistenze provenienti da diversi settori, alla fine ho deciso di impegnarmi in prima persona.  Ma mentre inizialmente erano queste sollecitazioni e il mio senso civico a spingermi, ora invece, avendo già cominciato a lavorare per conoscere a fondo i problemi di questa città , comprendo, anche in conseguenza degli attacchi violenti e scomposti che ho subito, che c’è bisogno di riportare Agrigento dove merita di stare”.

Già, gli attacchi violenti. Solo i vili si comportano così. Si riferisce alle vignette che la vedono protagonista insieme all’on. Di Mauro?

“Questo è uno degli attacchi che ho subito negli ultimi giorni e che mi ha dato fastidio; lo trovo tanto offensivo perché tende a denigrare (non si capiscono i motivi…) sia me che l’on. Di Mauro. Voglio ricordare a più di qualcuno che l’on. Di Mauro è la seconda carica dell’Ars e la terza della Regione. Ma poi dico una cosa: le campagne elettorali si fanno così?

E’ possibile che Franco Miccichè viene visto come uno dei più papabili e, quindi, si usano questi miseri mezzucci per screditare?

“Non voglio pensare ad una ipotesi del genere. Sarebbe troppo squallido…”

Io al suo posto ci penserei. Si guardi un po’ attorno…

“Preferisco non girarmi e guardare avanti con fiducia. Agrigento merita ben altro!”

Ma com’è realmente il suo rapporto con l’on. Di Mauro?

“E’ un rapporto trasparente, alla luce del sole, come può avere un medico, che lavora in questa città, con un deputato regionale di questa provincia. La collaborazione è alla luce del sole . E’ solo la cattiveria o la pruriginosità di qualcuno, voler trovare qualcosa di sotterraneo o di oscuro in questo rapporto. Tutti i candidati sindaco di Agrigento hanno avuto sostegno di partiti e politici. Finora non ha fatto “scandalo”. Da oggi è una cosa della quale bisogna vergognarsi e nascondersi.  Sono passati i tempi in cui i politici decidevano e imponevano le loro volontà. Ora c’è un medico che vuole prendere per mano la sua città e vuole migliorarla in una logica di grande collegialità”.

Chi sosterrà la sua candidatura? Ci sono altri partiti o movimenti pronti ad abbracciare il suo progetto? Il PD, il Movimento 5stelle, la Lega?

“Sarò brevissimo. A me interessa che venga abbracciato il mio progetto civico. Se sposano questo mio senso le porte sono aperte a tutti. Che si chiami PD, o una sua parte, o Lega o quanto altro”.

Come si sta organizzando per cambiare questa città?

“Noi stiamo studiando a fondo le problematiche di Agrigento. Abbiamo lavorato a una cabina di regia e abbiamo già insediato i primi tavoli tematici. Siamo soltanto all’inizio, ma ci sono dei punti sui quali posso essere già nelle condizioni di dire quello che farò, ovvero la creazione di un assessorato al Turismo e uno al Lavoro. Sono due problematiche fondamentali per Agrigento e i suoi abitanti. Lei pensi, ad esempio, quanti aspetti sono legati al turismo: lavoro, servizi, commercio, sviluppo, igiene ambientale, verde pubblico solo per citarne alcuni. E questo significherebbe economia e lavoro per i nostri concittadini. Ma turismo è anche ambiente, sport, qualità della vita e tanto altro. Quando parlo di Agrigento ribadisco un mio vecchio concetto secondo il quale Agrigento ha bisogno di crescere dalla base. Sia nel lavoro  e nell’economia, ma anche nella qualità della vita. E in questa ci inserisco la mobilità urbana, acqua e rifiuti, strutture sportive, cultura e università. A proposito di quest’ultima, infatti, ho appreso da molti miei amici che non possono mandare i figli all’università fuori sede purtroppo per questioni economiche. Ho così compreso l’importanza del potenziamento del Cua che è una opportunità per tutti e aiuta anche il patrimonio immobiliare degli agrigentini”.

In bocca al lupo!

“Crepi…”

N.B. Ovviamente chiudiamo i commenti per non consentire ai soliti miseri di potersi sfogare anonimamente anche attraverso le pagine del nostro giornale.

Certo, fa un certo effetto vedere che nelle classifiche di ogni “benessere” la città di Agrigento prima scala 40 posti e poi, qualche mese dopo, si ritrova fanalino di coda in un altro studio su scala nazionale.

Fermi, fermi, lo sappiamo tutti che si tratta di classifiche e, quindi, di ricerche effettuate in base a parametri sostanzialmente diversi. Ed ancora; un conto è studiare solo sulla città e un altro è analizzare tutto il territorio provinciale.

E la politica? Già, la politica. Quella scienza e quell’arte di governare che deve entrare in tutto e per tutto. Nulla si muove se non c’è lo zampino della politica.

E’ un’offesa per le proprie orecchie, però, ascoltare come i politici riescano anche a criticare laddove il disastro viene coniato dalla politica stessa.

Dunque, Agrigento all’ultimo posto. Si tratta di uno studio effettuato in tutta la provincia. Il dato principale che spinge nel baratro la Città dei Templi riguarda la sanità.

Prendo spunto da una nota inviata oggi alle redazioni da parte degli assessori Hamel e Battaglia e della consigliere comunale Bruccoleri. Comprendiamo perfettamente che c’è da difendere la “Ragion di Stato”, ma scivolare in morbide bucce di banane può diventare assai pericoloso.

La Bruccoleri, sostanzialmente, dichiara come l’ospedale di Agrigento e tutta la sanità siano da terzo mondo; però non fa i conti che il bistrattato San Giovanni di Dio viene collegato a tutta la “questione sanitaria” della provincia e che, di conseguenza, sul  capoluogo si ritorcono i disastri ospedalieri di Canicattì, Licata, Ribera e così via dicendo. La consigliera comunale avrebbe dovuto (più che potuto) far mente locale su come appena qualche giorno addietro sia stato trattato un proprio congiunto nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Agrigento. Dica, con sincerità, se il trattamento ricevuto mostrava connotati da terzo mondo oppure è stato eccellentissimo. Lo dica, per favore.

All’avvocatessa Bruccoleri e a tutti i lettori voglio raccontare un episodio avvenuto poco tempo fa ad un “paziente” agrigentino che vive da alcuni anni a Milano. Colpito da calcolosi della colicisti il paziente si è recato all’ospedale Humanitas di Milano; gli è stato riferito che l’intervento (per l’asportazione) poteva essere effettuato non prima di due anni! Il paziente, tanto paziente e con non poca sorpresa, se ne torna a casa; la settimana successiva viene colpito nuovamente da forti dolori. Torna all’Humanitas e, vista la “gravità” della situazione, i medici gli dicono che potrà essere operato entro un mese.

No, non stiamo scherzando. Questa è storia! Consigliere Bruccoleri, vuol sapere come è finita? Quel paziente di Milano è venuto ad Agrigento, in 24 ore è stato operato al San Giovanni di Dio e il giorno dopo è tornato a Milano.

Perché la politica? Questo giornale appena una settimana addietro ha pubblicato un articolo (e delle foto) riguardante il nosocomio agrigentino. L’acqua che entra da tutte le parti e alcune sale operatorie chiuse! E lei, consigliere Bruccoleri, unitamente a tutto il Civico Consesso dove eravate, cosa avete fatto? Chi deve difendere i diritti alla salute dei cittadini? Qualcuno ha detto una sola parola? Qualcuno si è recato in ospedale o all’Asp per protestare? Silenzio assoluto.

L’Asp, c’è anche l’Asp. Principale responsabile dei disastri sanitari. E dire che l’Asp dovrebbe essere quell’organo atto a garantire “nel migliore dei modi” il diritto sanitario di ogni cittadino. Con la salute, con la vita non si scherza.

Mi viene in mente un “passato” direttore generale dell’Asp, Lucio Ficarra, il quale, il giorno del suo addio ad Agrigento, nel corso di una vera e propria autocelebrazione, sottolineò il fatto che aveva lasciato l’Azienda con un utile di alcuni milioni di euro! Poco importa se nel frattempo il 40% degli ascensori dell’ospedale non funzionavano. Poco importa se da 5 anni alcuni reparti richiedono gli ecografi e nessuno muove un dito. Poco importa se primari e medici sono costretti ad “operare” fra mille difficoltà, con turni massacranti, senza infermieri, senza portantini e a volte, ahimè, anche senza piccoli strumenti o attrezzature che salvano la vita di ogni persona. A qualcuno interessa se qualche primario deve recarsi in sala operatoria con l’ombrello? E Ficarra…

Avvocato Bruccoleri, assessori Hamel e Battaglia, adesso ascoltatemi: venite con me a fare un giro in periferia (non tanta periferia) con una telecamera e vediamo se i problemi agrigentini riguardano solo la sanità.

A che ora ci vediamo e dove?

Sono stati più di duemila i lettori che hanno deciso di partecipare al sondaggio che questo giornale ha pubblicato 4 giorni addietro.

In vista delle amministrative, che si terranno nella primavera prossima, sicilia24h.it ha proposto ai propri lettori di votare, su una rosa di nomi provvisoria, quello che, secondo loro, potrebbe essere il sindaco ideale per la città di Agrigento.

Non senza sorpresa a piazzarsi al primo posto è stato il medico agrigentino Franco Miccichè con 542 voti che hanno rappresentato il 27% di tutti i votanti.

Al secondo posto si è piazzato il sindaco uscente Calogero Firetto con 378 voti e il 19%. Al terzo posto Marco Zambuto con il 16% e 319 voti.

Seguono Davide Lo Presti (11%) e Aldo Piazza (10%).

Da sottolineare come anche in questo confronto il partito dei “non so” e dei “nessuno” ha rappresentato una grande percentuale che supera il 17% e che si piazza al secondo posto del nostro sondaggio.

Non si può non sottolineare come il vincitore virtuale Franco Miccichè è l’unico volto nuovo rispetto a tutti gli altri candidati e pertanto si intravede nella volontà degli elettori quella necessità di respirare aria nuova. Non fosse altro perché ben 4 candidati su 5 proposti hanno già governato città di Agrigento, Firetto, Zambuto e Piazza, mentre Lo Presti è stato assessore della Giunta Zambuto. Non si può negare loro, dunque, di avere avuto la possibilità di cambiare le sorti agrigentine.

Di fatto gli ultimi 25 anni sono stati governati da chi oggi si propone a prendere le redini di una città che sostanzialmente è cambiata poco.

E fa anche un certo effetto vedere che alcuni nuovi (ma vecchissimi) candidati riescano a vedere la città odierna completamente in ginocchio e bisognosa di una svolta. Strano ma vero!

Sembrano altre persone quando rilasciano dichiarazioni inverosimili. Cosa hanno fatto nel corso della loro sindacatura? Tutti hanno ereditato una città in ginocchio! Agrigento affossata era e così è rimasta. E oggi i “novelli” candidati gridano allo scandalo!

Non solo; alla domanda…ti ricandidi a sindaco c’è anche un “penso di no” che fa riflettere. Quel “penso” lo ha proferito un altro “nuovo” ex sindaco di Agrigento, il pluripregiudicato Calogero Sodano nel corso di una intervista rilasciata ad un blog.

Già condannato per reati commessi durante la sua sindacatura, Sodano è anche in procinto di subire un procedimento che dovrà stabilire se in passato, esattamente durante le elezioni del 93’, sia stato “aiutato” da Cosa Nostra per vincere la corsa a primo cittadino di Agrigento.

Non è un caso, dunque, se i lettori oggi riflettono con più attenzione e guardano al futuro con una certa preoccupazione (ma anche di speranza). Da qui la necessità di un volto nuovo pronto a governare Agrigento (calma, calma, senza incazzature. I lettori hanno scelto così. E per noi i lettori sono sacri). Dall’allora Sodano all’attuale Firetto sono passati (oltre ad un quarto di secolo) Piazza e Zambuto (al quale va riconosciuto il fatto di essersi dimesso da primo cittadino per un presunto scivolone giudiziario che però non ha mai commesso).

Per favore, non cominciamo con la solita litanìa che recita “dietro questo candidato c’è questo politico o dietro l’altro candidato c’è quell’altro politico”. Tutti i politici sono dietro un candidato; e se non lo sono per adesso (attualmente in riva al fiume che aspettano, aspettano, aspettano…) lo saranno prossimamente magari quando il quadro sarà più chiaro. E allora si che, come avvoltoi, scaleranno il carro del probabile vincente. Altro che ideali!

Per tornare al sondaggio una giusta riconoscenza va data a chi non è stato inserito nei nominativi da votare. Molti lettori (tanti) hanno scritto in redazione per segnalare come le dirigenti scolastiche Enza Ierna e Anna Maria Sermenghi (la storia della scuola agrigentina) sarebbero le persone ideali per governare la città dei Templi.

Ce ne scusiamo con le dirette interessate. Vuol dire che nel prossimo sondaggio inseriremo anche i loro nominativi.

 

 

La notizia anche stavolta non ha colto di sorpresa nessuno, anzi ha amplificato il solco, da tempo profondo, che esiste all’interno di Forza Italia in Sicilia.

Ebbene si, il rais di Forza Italia Gianfranco Miccichè, capo storico e politico di Forza Italia dal 94 ad oggi, ha rinnovato sia i vertici amministrativi che l’ufficio politico, continuando così il repulisti che spoglia, attualmente, la politica azzurra agrigentina da ogni ruolo.

Ma cosa è successo? Perchè oggi Forza Italia, poi Pdl e oggi nuovamente Forza Italia, dopo le gesta gloriose agrigentine degli anni passati con Alfano e Cimino, vera e propria roccaforte azzurra, in provincia di Agrigento è stata ghettizzata e ostracizzata dall’imprevedibile Gianfranco?

Di sicuro non può passare inosservato il fatto che il rapporto politico e personale tra Gianfranco Miccichè e Riccardo Gallo non è stato mai idilliaco; anzi, sembrano proprio due separati in casa.

Nel nuovo scacchiere del partito che traghetterà Forza Italia alle amministrative del 2020 e che vedrà un centinaio di comuni isolani al voto il commissario Miccichè ha cancellato dalla cartina geografica Agrigento. Di fatto la classe dirigente agrigentina di Forza Italia sembrerebbe essere in via di estinzione.

Agrigento, Raffadali, Siculiana, Realmonte, Ribera sembrano essere stati tagliati da marasmi politici che invece suscitano un enorme interesse, come è l’elezione di un sindaco.

Strano. Per Miccichè ormai da due anni la provincia di Agrigento è sparita; alle scorse regionali, per poter chiudere la lista di Forza Italia, l’on. Gallo tirò fuori dal cilindro il famoso listino che oggettivamente si rivelò una bufala. E per riparare alle minchiate, in quella occasione un già stanco Vincenzo Giambrone lanciò a reti unificate un messaggio da tregenda: “Bevo l’amaro calice o si muore; si immolò per la “ragion di Stato” in un momento dove era di fatto impossibile trovare un agnello sacrificale. Non venne eletto ma i suoi quasi 3700 voti contribuirono a fare scattare il seggio. Giambrone è rimasto con il cerino acceso in mano: nessuna delle promesse è andata a buon fine (vedi l’assessorato regionale alla Agricoltura).

Da lì in avanti il partito provinciale governato dal tandem Gallo-Giambrone cominciò a franare e le macerie hanno cancellato una linea ed una identità politica; Forza Italia non ha eletto alcun sindaco tranne qualche “acquisto” a percorso iniziato, come ad esempio il sindaco di Siculiana.

Nel nuovo ufficio politico, vero cervello e braccio operativo del partito verso le amministrative, sono rappresentati i seguenti territori: Falcone e Calderone per la Sicilia orientale e Schifani e Milazzo per l’occidentale; una Sicilia occidentale che sembra, però, fermarsi a Lercara Friddi. Da Cammarata in poi tutto il territorio provinciale agrigentino sembra essere curdo.

Più che Forza Italia, ad Agrigento esiste forse una Sforza Italia; un redivivo Toto’ Iacolino, dopo l’ennesima candidatura della figlia Giorgia alle europee, sembra essere diventato il punto di riferimento di Miccichè in provincia.

L’on. Gallo continua a pagare scelte che si sono rivelate veri e propri boomerang; il non aver appoggiato (alle europee) Giuseppe Milazzo e l’avere votato Saverio Romano, il tutto contro le indicazioni di Gianfranco Miccichè, ha dato l’input al presidente della Assemblea Regionale Siciliana per scatenare una lenta ma inesorabile corsa che ha come principale obiettivo quello di mantenere le distanze (sempre più distanti…) dall’onorevole agrigentino.

Una cosa è certa; Miccichè ha circoscritto la Sicilia occidentale, rispettando in toto sia l’area geografica che quella politica: la provincia si ferma a Lercara Friddi.

Almeno per adesso e fino adesso. Poi, si sa, nella politica può succedere di tutto.

 

Non possiamo non iniziare questo “Filo” senza fare i complimenti alla sindaca di Favara Anna Alba, la quale, appena qualche ora fa, ha superato il primo grandissimo scoglio del suo seppur breve percorso politico.

Anna è stata strepitosa, una meraviglia. Ha vinto una battaglia che solitamente viene combattuta contro i nemici, che nel caso specifico si chiama opposizione. Ed invece no; Anna è stata maestosa nell’abbattere inesorabilmente il fuoco amico, che nel caso specifico si chiama maggioranza.

Incredibile ma vero. Ieri, fino a tarda notte, Anna ha dovuto fare i conti principalmente con i “suoi fratelli”, gli stessi che la innalzavano al cielo nel giorno della sua vittoria a primo cittadino di Favara.

Figli di un solo padre, Anna e i fratelli, con il passar del tempo, si sono ritrovati sempre più distanti; il sindaco, piano piano, ha avvertito che il cordone ombelicale cominciava a lacerarsi. Dapprima le chiacchiere, poi i fatti. I fatti che, da piccole realtà, sono diventati drammatiche verità. Verità che hanno schiacciato ogni ombra quando i “suoi fratelli” hanno chiesto la sua testa.

Ma Anna non è Abele; in memoria del primo assassinio avvenuto sulla terra qualche migliaio di anni addietro, ha preso le contromisure. Si è ribellata e non ha accettato il fratricidio che voleva consumarsi in una sola notte. Spalle larghe e via al contraccolpo finale; micidiale, istantaneo, fulminante. Anna schiaccia la testa ai suoi fratelli e li opprime in modo inesorabile. A salvare la prima cittadina è stata…l’opposizione, incredibile ma vero!

Nel frattempo, per cerare di nazionalizzare un fatto locale, un altro Giarrusso (Dino), dopo il Mario di Porto Empedocle, ha fatto parlare di se. Con una entrata a gamba tesa (che invece è stata da umile principiante) ha cercato di salvare il salvabile per tenere alta la testa di Anna.

Un vero e proprio autogol. La tragedia l’ha subita il principiante Giarrusso (Dino) al quale, tra l’altro, chiediamo scusa in anteprima se il nostro scrivere sarà di pessimo livello e non sarà, al contrario, frutto adorabile per il suo palato. L’importante e capirsi; l’importante e comprendere il significato anche se manca qualche accento; l’importante e… caro eurodeputato.

Accusa e offende un dissidente dei 5stelle, Joseph Zambito (al quale va tutta la nostra solidarietà) e fa finta di non accorgersi che sono i discepoli grillini locali che vogliono azzannare Anna Alba. Troppa vergogna per ammetterlo.

Tutto fa brodo, anche giustificare un misero attacco contro tutto e contro tutti. Più che una iena è sembrato un gattino imbranato, privo di orientamento. Il più classico dei classici comportamenti giallostellati che invece di guardare avanti (lo dicono ma non lo fanno mai) puntano il dito contro le amministrazioni precedenti.

Minaccia querele, minaccia denunce; minaccia. Ovvio che non possiede ottimo spessore politico.  Ha anche qualche dimenticanza: non ricorda, infatti, di far parte di quel numerosissimo gruppo di miracolati eletti che, approfittando del malessere e dei mal di pancia degli italiani, ha raccattato voti a destra e a manca prendendo al volo il “Frecciarossa”, che, però, adesso sembra essere di più un treno a vapore. Luciano Cadeddu ne sa qualcosa…

Tornando ad Anna. L’augurio nostro è che d’ora in avanti, dopo il fallito sgambetto, possa amministrare una città difficile come Favara, con tutte le sua problematiche che necessitano interventi urgenti.

Ma oggi, Anna ha una consapevolezza in più: quando entra in Consiglio comunale non dovrà essere lei a vergognarsi di guardare negli occhi i suoi…fratelli.

 

Si attende solo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e la formalizzazione del contratto di assunzione per Giulio Santonocito, Direttore Generale dell’Asp di Agrigento, in procinto di andare a dirigere l’Asp Roma5. Il decreto, non vincolante, lo ha firmato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti lo scorso 2 ottobre.

Nessun problema, dunque, circa il suo trasferimento a Roma sulla inconferibilità o incompatibilità con la sua nomina a seguito di un procedimento penale che, ad un certo punto, aveva lasciato qualche perplessità.

Santonocito è stato preferito rispetto ad una rosa di 17 candidati che ambivano al nuovo prestigioso incarico romano. Sicuramente ha molto influito il suo curriculum assolutamente eccellente.

Non si può non sottolineare come Giulio Santonocito sia stato nell’ultimo ventennio fra i più brillanti direttori generali di Agrigento; non ha badato a spese, ovviamente fin dove poteva, ed invece di diventare famoso come qualche suo predecessore (che preferiva essere promosso per la sua “virtualità” economica a scapito dei gravi disagi che i pazienti agrigentini patiscono ogni giorno) ha investito tanto sulla tecnologia, a volte all’avanguardia, per ogni reparto dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Onore al merito, dunque, a Giulio Santonocito, il quale, come del resto ogni essere  umano, qualche volta (ma raramente) ha mostrato qualche piccola defaillance.

Nessuno è perfetto, ci mancherebbe altro! Ha avuto qualche “dimenticanza” su fatti e circostanze che avrebbero sicuramente meritato la sua presenza. Senza volersi soffermare sul particolare, Santonocito ha avuto la possibilità di presiedere convegni medici di tutto rispetto i cui temi rappresentavano una vera innovazione per la sanità agrigentina, da sempre messa all’angolo e costretta a rincorrere i “bravi medici del nord”. Polemiche e tragedie sottobanco hanno impedito al Direttore Generale di essere presente ad eventi del tutto eccezionali.

Per farla breve: è stato come quell’atleta fenomenale che corre più del vento e poi si dimentica di passare il testimone al proprio compagno. Comunque, è andata così.

Il suo trasferimento all’Asp di Roma5 apre nuovi scenari (e nuovi balletti) per la sua sostituzione. C’è fermento, c’è da nominare il nuovo Direttore. La posta in palio è alta è soprattutto ci sono tanti nuovi posti di lavoro in attesa di essere occupati. Si sono sbloccati i concorsi e c’è da nominare nuovi primari anche nella provincia di Agrigento (di questo ne riparleremo più avanti).

Un gioco forte, quasi d’azzardo, soprattutto se si considera che l’Asp di Agrigento gestisce ogni anno quasi 600 milioni di euro per tutta la provincia. Non solo, le responsabilità sono anche micidiali. La nuova classe medica e soprattutto i nuovi primari dovranno gestire la sanità nel nostro territorio per i prossimi 15-20 anni.

Ed in tutto questo contesto, purtroppo, bisogna fare i conti anche con la politica, la quale, come il sale, entra in ogni pietanza.

C’è chi sogna clamorosi ritorni, ma il “colore” non “appatta”. Troppe volte, infatti, il virtuoso ex direttore Generale dell’Asp di cui sopra è stato visto nella Città dei Templi pur rivestendo la carica in altra provincia. Per carità, a nessuno è vietato innamorarsi della Valle dei Templi o del centro storico di Agrigento; probabili anche motivi di affetto. Però, troppo spesso, la sua presenza in città ha coinciso con l’altrettanta presenza di politici e deputati regionali di spicco.

E intanto, il Direttore Amministrativo dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, Salvatore Iacolino lascia la città dei Templi per trasferirsi alla corte del Direttore Generale dell’Asp di Siracusa Lucio Ficarra, ex manager dell’Asp agrigentina.

Non dimenticare mai, però, che prima si devono fare i conti con l’oste. E ad Agrigento gli osti sono tanti.

O forse, uno soltanto…

“Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra…”

Sono 1 miliardo e 400 mila i cristiani che nel mondo abbracciano la religione cattolica che ha in Papa Francesco il suo maggiore esponente planetario.

Preghiamo. E le preghiere, spesso, fanno i miracoli. Il dott. Franco Miccichè è vivo! E’ stato intravisto oggi nei telegiornali di Televideoagrigento nel corso dei quali ha confermato per la nona volta nel giro di due mesi che “correrà per le amministrative del 2020”.

E a proposito del Credo, la nobilissima preghiera dei cattolici, si hanno ragionevoli certezze che anche lo stesso Miccichè faccia parte di quel miliardo e passa di cattolici che popolano il mondo.

Non fosse altro perché nel corso dell’ intervista di oggi Miccichè ha tenuto a ribadire di non avere nessun padrino politico (prendendo per l’ennesima volta le distanze di Di Mauro come se avesse la peste) precisando testualmente: “Io non ho nessun credo politico, il mio credo si chiama Agrigento…”.

Ci risiamo. Miccichè, agli occhi dei telespettatori, allontana Di Mauro dalla propria candidatura, ma non dimentica, però, che ha bisogno dei suoi numeri per nutrire (almeno) speranze per essere eletto.

Gli agrigentini ormai, hanno gli occhi bene aperti. Oltre ad essere incazzati oggi seguono molto da vicino anche le mosse sottobanco che avvengono inevitabili nel corso di una campagna elettorale.

Nel frattempo, sgamato dal collega Manlio Viola, Di Mauro ieri ha incontrato a Roma il sottosegretario alle Infrastutture Giancarlo Cancellieri. Si, è vero, ci sono strade e ponti da sistemare, ma gli addetti ai lavori sottolineano come, invece, i due politici si sono incontrati  per parlare di spaghetti alla carbonara o di bucatini alla amatriciana.

Più che un laboratorio politico sembrerebbe più un laboratorio di cucina delle migliori trattorie di Trastevere.

Subito arrivano le smentite sui social. Nessun accordo tra un nuovo laboratorio politico che dovrebbe chiamarsi “pd-autonomisti-5stelle”. Cosa c’entrano gli autonomisti con il patto scellerato tra i 5Stelle e il PD?

Ho chiamato per due volte, intorno alle 15,00, l’on. Michele Sodano (5Stelle) ma non mi ha risposto. Successivamente ho compreso il perché: era intento a scrivere su facebook che l’incontro di ieri tra Di Mauro e Cancellieri non c’entra nulla con la candidatura di Franco Miccichè. Anzi, il giovane Sodano è entrato a gamba tesa proprio sul vice presidente dell’Assemblea Regionale sancendo una rottura definitiva prima che questa potesse nascere. Scrive: “Siamo pronti ad interloquire solo con chi è desideroso di dare tanto alla nostra città, in assoluta discontinuità con il passato”. Una cosa è certa: Di Mauro non rappresenta il presente.

L’on. Sodano ha anche precisato che all’incontro di Roma non era presente l’on. Michele Catanzaro del PD. Sarà vero? Perché non credere al giovane pentastellato?

Però è altrettanto vero che l’on. Di Mauro e Michele Catanzaro negli ultimi tempi hanno intensificato le loro passeggiate nei corridoi di Palazzo dei Normanni. Si narra che abbiano percorso una quindicina di chilometri a fare avanti e indietro intensi di discussione.

Di cosa avranno parlato? Certamente di pasta con le sarde…

E questo perché la stampa, certa stampa, ha il meraviglioso difetto di scrivere la verità, di scoprire altarini e far saltare accordi disdicevoli.

Si, disdicevoli perché in quella che sembrava una normale seduta del Civico consesso di Favara è stata tirata in ballo anche la segretaria comunale, “a conoscenza” di una presunta provocazione (roba da circo Togni) discussa in anticipo con il “Salvatore”, pardon, con Tonino Scalia.

Lo so, tutto è inverosimile; basta guardare sulla pagina fb del Comune di Favara.

Dopo un volgarissimo (e nessuno si è scandalizzato…) attacco alla stampa con spiccato riferimento al collega Giuseppe Moscato, reo di non avere le p… che noi chiamiamo regolarmente palle, ad un certo punto Tonino Scalia, sgamato proprio da Moscato sulla sua proposta di aumento del gettone di presenza, si rivolge alla ignara e incredula segretaria comunale e le dice: “Segretaria, lo sapevamo già io e lei del putiferio che sarebbe scoppiato appena usciva fuori la storia dell’aumento del gettone di presenza. Ma, segretaria, per favore, lo dica che le avevo anticipato che la mia voleva essere soltanto una provocazione!”

Perdonatemi, gentili lettori, ma stiamo cazzeggiando o si cerca di fare sul serio? Che vuol dire…era una provocazione?

Noi, più che credere ad una provocazione, ci aggrappiamo ragionevolmente ad un proverbio siciliano che recita testualmente: “si ti viu ti ioco, si un ti viu t’arrobbu”.

Teniamo a precisare che il “t’arrobbu” nulla c’entra con il senso metaforico del latrocinio, ma entra in perfetta sintonia con il significato di…meglio non essere sgamato, e se mi sgami… avevo parlato già con la segretaria. Se tutto passa inosservato ho vinto io!

Detto questo, Ci chiediamo cosa vuol dire e cosa significa per Tonino Scalia amministrare una città? Un consigliere che se ne frega delle buche stradali e dei veri problemi cittadini, che invece si sofferma su una frase biblica del tipo…salverò i favaresi, come lo inquadrate voi, gentili lettori? Li salverà dalla peste, da terremoti, da gravissime epidemie?

Ma dove vive questo signore? Favara negli ultimi anni ha sfoderato centinaia e centinaia di giovani con le palle (palle, Tonino, palle…) che da soli, senza alcun aiuto e senza nessuna cravatta addosso si sono fatti un mazzo così, trasformano la Città dell’Agnello Pasquale in un centro commerciale di elevatissimo spessore dove nel suo cuore tutte le notti sono illuminate. E tutto questo senza alcun apporto né di Scalia né dell’amministrazione comunale.

Che salvi, Scalia, cosa vuoi salvare?

Semmai, se proprio devi salvare qualcosa, salva il Comune dalla tua presenza.

Un’altra esigenza immediata che si ritrova oggi Favara  è quella di liberarsi immediatamente dal vice presidente del Consiglio comunale Giuseppe Nobile. Questo signore ha scambiato le aule consiliari per il soggiorno o la cucina di casa sua. Non ha gradito la presenza di Moscato, il quale ha dovuto cedere alle pesanti provocazioni portate avanti per un’ora contro stampa e giornalisti. Moscato, in quel momento, ha solo espresso tutto il disagio che attualmente provano i cittadini favaresi , e cioè quello di avere le palle rotte (palle, Scalia, palle…). Ha fatto solo il portavoce.

E che fa Nobile? Sentendosi in pantofole e sul divano di casa sua, invita i vigili urbani a cacciare via dall’aula il giornalista che stava annotando tutto.

Lo sappiamo bene che in quell’aula nessuno degli esterni possa profferire parola, ma non si può rimanere inermi dopo una bella oretta di insulti e improperi.

Loro hanno questo modo di essere “liberi” con la stampa, insultandola prima e cacciandola via dopo; altro che diritto all’informazione, altro che trasparenza, altro che confronto.

E libertà di stampa vuol dire anche scrivere come qualcuno vuole aumentare economicamente il proprio gettone di presenza.

Ah, scusateci, era soltanto una provocazione. E la segretaria potrà confermarlo…

Ecco il video dell'”eroico” Giuseppe Nobile

A Francè, basta dai!

Persino una persona perbenissimo e stimatissima come te in queste ultime settimane sta cadendo quasi nel ridicolo.

Purtroppo, Francè, questi sono gli scherzi della politica ai quali certamente non sei (o eri) abituato. Non è possibile che con cadenza quindicinale annunci la tua candidatura a sindaco ad un giornale diverso. L’hai fatto con altri, l’hai fatto con me, stamattina l’hai fatto con un altro collega. Il tutto nel giro di un mese.

E Francè, sai quale è la cosa più bella? Che noi giornalisti quando annunciamo la tua candidatura siamo convinti di avere fatto uno scoop.

Francè, ma quale scoop, Francè?

Francè, con tutta la stima che nutro per te, ti dico basta, fermati! In quelle poche volte che ci siamo sentiti o incontrati ho sempre dimostrato il mio apprezzamento verso la tua persona, ma non puoi negare che, altrettante volte, ho sottolineato che questa politica, questo mondo politico, soprattutto quello “giurgintanu” non ti appartiene; sei un pesce fuor d’acqua, offende quasi la tua correttezza e il tuo essere da sempre intellettualmente onesto.

Francè, una sera ci incontrammo (per fatal combinazion) e ricordo che ti dissi: “Ma cu tu fa fari…”.

La tua risposta è stata eccellente e mi ha anche inorgoglito. Mi hai detto: “Lelio, tu mi vuoi bene…”

Si, Francè, io ti voglio bene. Ma tu, ti vuoi bene?

Mi pare di capire, Francè, se continui così minacci di ledere la tua autostima. Mi avevi annunciato la conferenza stampa e dopo qualche ora l’hai rimandata. E si percepisce anche che non hai tanta voglia di farla, nonostante ogni quindici giorni “rompi gli  indugi” e ad un giornalista per volta lo illudi con degli scoop che sono di cartapesta.

Concludo, Francè, concludo. Voglio gentilmente ricordarti che l’on. Di Mauro, così come l’on. Gallo o l’ex ministro Alfano avranno i loro difetti, avranno le loro pecche ma ti assicuro che non hanno la peste! Francè, non puoi fare come gli amanti, che si vedono di nascosto e poi a letto si scatenano come un vulcano in piena eruzione!

Di Mauro, pubblicamente, ti ha giurato (quasi) amore eterno. O meglio, almeno fino al prossimo maggio. Futtitinni, Francè delle persone. Del resto è la tua figura che scende in campo.

Sono convinto, comunque, che il tuo io da qualche tempo a questa parte sta subendo una pressione psicologica non indifferente. Sei combattuto, incerto, ami questa città come una cosa preziosa ma poi, alla fine, anche tu sei arciconvinto che questa politica non ti rende tanto onore.

E allora, Francè, ricorda la risposta che mi hai dato: “Lelio, tu mi vuoi bene…”

Quale era la mia domanda?