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Chiaro a tutti. Anna Alba non ha esitato un solo istante a dire le cose come stanno. Non ha usato mezzi termini, è stata chiara, concisa e soprattutto decisa.

La politica locale e regionale di Favara se ne fotte altamente. L’allarmante situazione che si è venuta a creare in città (adesso si rischia seriamente l’epidemia) non scalfisce minimamente né la classe politica nè il raggruppamento di imprese che ogni anno si becca milioni e milioni di euro per rendere un servizio… come dire… che è sotto gli occhi di tutti.

Lo sappiamo bene che quando gli operatori ecologici lavorano la città è pulita, ma è in questi momenti drammatici che dovrebbe uscire fuori la sensibilità e soprattutto la responsabilità da parte delle imprese, incapaci, ad ogni costo, di sistemare la grave situazione che si è creata.

L’osso duro, cioè quella parte di operai che tiene ancora oggi in ginocchio la città nonostante il 191, sembra essere più forte dei padroni stessi i quali, a loro volta, proveranno a mettercela tutta non oggi per risolvere il problema rifiuti, ma fra un paio di anni quando in scadenza di contratto dovrà rinnovarsi lo stesso per altri tanti, tanti bei milioncini da incassare.

E poi quelle dicerie, non sappiamo se sono vere o false, secondo le quali alcuni nomi dei protestanti operai non autorizzati a tenere le braccia conserte, li vedremo stampati nelle schede elettorali alle prossime elezioni.

Così come è stato anche detto che appena la sindaca Alba andrà via, loro, gli scioperanti abusivi, inizieranno la raccolta della spazzatura. Se ciò corrispondesse al vero sarebbe una mossa da condannare aspramente da parte di chi, in queste settimane, ha mostrato, forse, toppo “amore” nei confronti di chi sta tenendo in ostaggio una città intera.

Lo stipendio è sacro, lo sappiamo bene, ma è altrettanto sacro e anche drammatico il momento in cui sta vivendo Favara.

E visto che le imprese sono complici degli operai scioperanti non autorizzati e la politica ha solo la necessità di azzannare Anna Alba, chi dovrà risolvere la questione Favara?

Premessa:

lato triste della vicenda. Questi benedetti operai devono pur comprare il pane per poter mangiare. Lo stipendio è sacro, per tutti. Senza se e senza ma.

Lato ancora più triste. Se l’Rti ha un legale, e si presuppone che sia l’avvocato Stefano Catuara (altrimenti non si capisce perchè  accompagni i titolari delle ditte negli incontri ufficiali), questi dovrebbe spiegare agli operatori che in questo momento stanno disattendendo una ordinanza del Comune emanata in via di urgenza e soprattutto un grave problema igienico sanitario che stato rilevato dai responsabili dell’Asp di Agrigento. La nota recita testualmente: “La situazione di Favara si è fatta davvero pericolosa per la salute pubblica”.

Ieri avevamo scritto che gli operatori ecologici avevano bloccato l’intervento dei camion. Subito si sono premurati di telefonare al sottoscritto smentendo tale circostanza. Anzi, avevano puntato il dito contro la ditta Traina che non apriva la discarica.

Mezze bugie, tante verità, le nostre. E’ vero che stamattina il Comune ha pagato un acconto alla ditta Traina consentendo così alla stessa di riaprire i cancelli della discarica, ma di fatto, oggi, si sta verificando quello che avevamo scritto ieri e che uno dei sindacalisti del settore, l’operatore ecologico Salvatore Arnone, ci aveva fatto smentire. Lo abbiamo chiamato due minuti fa al telefono a ci ha detto: “Stiamo bloccando i camion; non consentiremo la raccolta dei rifiuti. Non riesco a comprendere perchè il Comune riesce a trovare un acconto per la ditta Traina e per noi no. Questa storia deve finire. Vadano su altri capitoli per trovare i soldi per noi perchè da qui non ci muoviamo e non avverrà nessuna raccolta. I camion da qui non passano e siamo in attesa domani di un incontro con l’assessore al Bilancio per capire da dove deve prendere i soldi”.

Queste le parole assai preoccupanti dell’operatore ecologico Salvatore Arnone. Preoccupanti perchè non crediamo proprio che l’assessore comunale al Bilancio domani mattina possa fare apparire i soldi come se giocassero a monopoli.

A questo punto non riusciamo più a comprendere come mai non intervenga il Prefetto, motu proprio, per risolvere una situazione che ormai sembra avere perso il controllo totale. Disattendere una ordinanza del sindaco urgentissima e perentoria, disattendere un pericolosissimo grido di allarme lanciato dall’Asp per la salute pubblica e qui ancora si chiedono incontri con assessori e compagnia cantando.

Ribadiamo ancora una volta: loro, gli operatori ecologici, non hanno torto ma la situazione adesso si è fatta pericolosissima. La salute pubblica non può dipendere dalla forza di alcuni operatori che bloccano tutto. Se proprio non si riesce a far lavorare gli operatori ecologici che si chiami l’esercito.

Viene veramente difficile capire come ancora lo Stato non sia sceso in campo con le proprie forze.

 

L’avvocato Giuseppe Di Miceli, vice presidente regionale di Konsumer, unitamente alla sua associazione, sta seguendo da vicino il caso rifiuti di Favara. Abbiamo sentito il suo parere sulla vicenda.

 Avvocato, oggi dovrebbe riprendere la raccolta dei rifiuti, tra intimazioni e problemi igienico sanitari

“Questo non  possiamo prevederlo ma quello che è certo è che il perdurare della mancata raccolta sta creando un grave danno all’ambiente che sarà lungo da ripristinare  e un serio danno alla salute pubblica dei cittadini ed un danno all’economia locale d’immani proporzioni. Già proprio le attività commerciali di Favara messe in ginocchio dalla Pandemia non riescono a risalire la china perché il consumatore preferisce andare a fare il propri acquisti in un ambiente salubre più tosto che in una città piena di rifiuti. Questa situazione è ancora più drammatica per le attività di ristorazione all’aperto le quali subiscono il fetore dei rifiuti”.

Lo Stato ha dato (non a tutti) il contentino ristoro che è servito per pagare una bolletta della luce. Chi risarcirà adesso i commercianti, i ristoratori e tutta la categoria dei danneggiati non certo per colpa del Covid ma dal fatto che la gente da Favara scappa. Una beffa ulteriore..

“Questa è una bella domanda ma preferiamo che prima di un eventuale risarcimento arrivi al più presto lo svolgersi normale delle attività”.

Si, avvocato, ma chi dovrà risarcire?

“Ha una domanda di riserva?”

Si, tante altre. Favara è un paese di evasori con un tasso elevato…

“No, Favara non è un paese di evasori. Certo ci sono, è fisiologico ma riteniamo le percentuali di comunicate non corrette. Il dato che a Favara il 70% dei contribuenti non paga la Tari a noi non risulta. Anzi, molti dei nostri iscritti (a Konsumer Agrigento si iscrivono quasi 300 soci all’anno) si sono rivolti e si rivolgono ai nostri sportelli proprio per definire la loro posizione tributaria ed in molti casi è successo che il contribuente favarese pur avendo pagato al Comune risultava moroso. Probabilmente oggi con l’avvento del sistema Pago PA questo non accadrà più. Per avere un dato più chiaro bisognerebbe avere i dati della SRR AG EST che nel 2018 accertò la TARSU  2011 e 2012, e capire quante furono le correzioni in autotutela quanti di questi hanno poi pagato, e quante le posizioni prese in carico e trasmesse al Comune. Ancora, non deve sfuggire il dato che molte attività commerciali sono state costrette a restare chiuse per colpa del Covid e quindi non hanno potuto pagare. Inoltre eppur vero che a Favara la TARI, per come da ultimo regolamento approvato in consiglio comunale, si paga pure per gli immobili non utilizzati, privi di utenze, mobili e suppellettili con la sola riduzione del 30% e molti ritenendola ingiusta non versano il dovuto, salvo la presentazione di relativa perizia giurata che comunque ha il suo costo”.

Ma allora perché a Favara vi è questo “buco” finanziario proprio sul servizio di raccolta dei rifiuti?

“Questa è una bella domanda che ci facciamo anche noi. Specie in considerazione dei fondi statali e regionali stanziati per l’emergenza Covid ai Comuni per provvedere ai servizi essenziali. Quello che non comprendiamo è perché gli altri Comuni della provincia riescono, seppur con difficoltà a sopperire alle quotidiane emergenze dei propri servizi essenziali e a Favara no?”

Effettuare la differenziata in modo corretto e preciso sarebbe una soluzione per Favara?

“Si, certo. Ma per effettuare un buona differenziata occorre avere un servizio di raccolta efficiente che perduri nel tempo. Altrimenti tutto diventa inutile. Ci spieghiamo meglio se io oggi conferisco la plastica ma non la raccolgono volendo essere civili, per quanto tempo potrò accumularla in casa? Stesso discorso per l’umido ed i pannolini e per gli altri rifiuti. Se il tutto viene raccolto ogni 15 giorni è vero simile che nascano le discariche abusive che condanniamo fermamente, ma che allo stesso tempo non si possono evitare”.

Quanti sono i cittadini che sono stati sanzionati per il non corretto conferimento?

“Questo è un dato che non conosciamo, anche perché essendo noi un’associazione in difesa dei consumatori e dell’ambiente, i trasgressori accertati si rivolgono ad altri. Comunque non ci risulta che sia state elevate chissà quante sanzioni anzi, a Favara mancano le foto trappole e quelle poche che c’erano sono  in disuso”.

Devono, comunque, essere individuati dei responsabili per questa catastrofe oggi di tipo anche sanitario. La mancata raccolta coinvolge Comune, evasori, discariche, ditte, imprese e operatori ecologici.

“Tranne quest’ultimi, che lavorano per ricevere lo stipendio che a Favara non ricevono regolarmente, nemmeno l’anno scorso in pieno lockdown, nonostante il pericolo del contagio inconsapevole, poi per gli altri chi non ha peccato scagli la prima pietra”.

I casi di Favara e Agrigento sono emblematici.

Emblematici perché mettono a nudo il re, senza se e senza ma, rendendo chiara una situazione che non solo mostra una difficile soluzione per ripristinare un briciolo di dignità ad un cittadino sempre più sommerso dalla munnizza, ma adesso vede anche contrapposti una serie di correnti politiche pronti ad agguantare un posto di prestigio nel consiglio di amministrazione dell’Ato Rifiuti. Il tutto per dire qui ci sono io e metto la bandierina blu.

Lo scontro è decisamente violento, le liti sono sotto gli occhi di tutti (anche se si vogliono nasconderle). Poi, vedi caso, nel corso delle riunioni viene a mancare il numero legale e le discussioni (o i bordelli veri e propri) vengono rimandati a data da destinarsi.

Intanto Favara e Agrigento soffrono lo strano comportamento che in questo particolare momento assumono il raggruppamento di imprese che gestisce il servizio: Sea-Iseda.

A breve dovranno (?) essere assunti altre 36 unità per dare man forte ai già precari operatori ecologici. Non dobbiamo essere noi a stabilire se queste assunzioni siano di natura politico-clientelari o di curricula di tutto rispetto dove dovrebbe emergere la meritocrazia.

Certo, se le assunzioni saranno di tipo clientelare (vedi il gran casino scoppiato a Girgenti Acque) il responso non sarà così roseo per come ci si aspetta.

Una volta ricevuto il favore, chi parlerà in futuro contro gli eventuali disservizi? Non solo il piacere, ma anche la presa per i fondelli? A chi dovrebbe essere addebitata una eventuale colpa di gravi disservizi dopo aver ricevuto un “grosso favore”? Mutu tu, mutu iu e le città sono una pattumiera a cielo aperto.

E quindi, strade sporche, vie piene di cumuli di immondizia, gravi problemi igienico sanitari che con il caldo aumentano sensibilmente.  Di chi sarà la colpa?

Non si capisce bene, infatti, come mai l’Iseda a Varese, con un numero di operai decisamente inferiore rispetto a quello di Agrigento, vanta di essere una delle prime imprese qualitative della Lombardia mentre ad Agrigento, con molti operai in più, si vive di fatto nella merda.

L’ex sindaco Firetto non ha avuto la possibilità di raggiungere il terzo step della differenziata perché non è stato riconfermato primo cittadino. E così, la nuova amministrazione sta pensando di assumere nuove 36 unità che dovrebbero dare manforte agli attuali operai. Un fatto, questo, che suscita enormi perplessità. L’unico dato certo è che tutto ciò provoca ancora un grave disagio agli utenti agrigentini che dovranno pagare ulteriormente questi soldi che danno di sicuro più profitto alle imprese che gestiscono il (dis)servizio; e nel frattempo ingrassa quella politica che cerca di mettere bandierine a destra e a manca. Prima l’acqua, adesso nella munnizza. Sono sempre gli stessi personaggi. Si accerta il fatto criminoso delle assunzioni ad ogni piè sospinto e non si riesce a trovare la contropartita. Saranno dei mecenati? Saranno dei benefattori? Saranno dei santoni? Ma per favore, dai. Ed essendo ancora liberi continuano imperterriti a cercare di mettere i propri tentacoli ovunque.

Agrigento è in procinto di assumere 36 nuove unità con costi che, inevitabilmente, graveranno sulle spalle degli agrigentini. Altro che riduzione delle tariffe! Le bollette più care d’Italia continueranno a pagarsi proprio dalle nostre parti.

Le imprese hanno vinto le loro belle gare e avrebbero dovuto garantire il servizio per la città al 100/%. Ma quando mai! Ogni giorno un problema, un nuovo sciopero, un  nuovo disservizio, una nuova protesta e una nuova montagna di rifiuti.

Occhio a queste nuove situazioni che si stanno venendo a creare. Queste assunzioni, che dovranno essere vagliate attentamente da chi di competenza, non porteranno quasi certamente una miglioria al servizio della raccolta della spazzatura.

E noi, come dei coglioni, mentre entra in scena la più classica azione della politica-clientelare, continuiamo a pagare profumatamente un servizio che ogni mattina ci fa trovare la spazzatura in ogni angolo della nostra città.

Ma si può continuare così, tra il silenzio complice di tutti?