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Con piacere vi presentiamo la nuova, accattivante grafica del nostro giornale, che cresce e cambia veste senza perdere mai di vista i princìpi del nostro lavoro, senza perdere mai l’efficacia della notizia in tempo reale, l’attenzione verso la cultura e il rispetto verso il nostro unico padrone: il lettore.

Abbiamo lavorato con impegno a che i nostri lettori potessero sentirsi sempre più a proprio agio, all’interno delle pagine del nostro giornale e che potessero incuriosirsi, godendo di una grafica che facilita la lettura, la ricerca di articoli in archivio e la volontà di andare a cercare all’interno della testata ciò che è più consono al proprio gusto e alla personale necessità in fatto di informazione.

Ancor più ad oggi abbiamo la possibilità di raccontare la Sicilia è non solo, abbiamo la possibilità di portare la nostra testata, vestita di nuova forma e di una grafica accattivante, fuori dai confini della nostra terra, pronti ad essere come sempre un fiore all’occhiello nel mondo dell’informazione

 

Lelio Castaldo

Avviso ai malviventi con spiccato riferimento ai furti: continuate a rubare auto nel piazzale di sosta dell’ospedale di Agrigento San Giovanni di Dio; tanto non vi controlla nessuno.

Sembrerebbe una barzelletta ma è una triste realtà. Appena la notte scorsa altre due auto sono state “prelevate” dai soliti ladri che hanno agito indisturbati nel parcheggio del nosocomio agrigentino. Nell’ultimo mese le auto rubate sono arrivate a 5.

Ancora più buone sono le condizioni in cui operano i delinquenti che svolgono il loro “lavoro” nella tranquillità più assoluta. Nessun guardiano, nessuna guardia giurata, nessun cancello con tanto di barra. Arrivano, “prelevano” e vanno via come fossero i titolari delle auto che rubano.

Basta, adesso basta. Non è più tollerabile una situazione del genere, scandalosa e preoccupante che può accadere solo dalle nostre parti.

E se nel parcheggio dell’ospedale c’è poco da stare tranquilli, all’interno della struttura sanitaria la situazione non è tanto migliore.

Al San Giovanni di Dio (visto che siamo in tempi di “ospitalità…) può entrare chiunque. La situazione s’è fatta davvero antipatica e tutto il personale impegnato soprattutto nelle ore notturne ha paura.

Provate ad immaginare il personale reperibile che viene chiamato in piena notte e giunge all’ospedale di contrada Consolida. E vista la straordinaria frequenza con la quale avvengono i furti di auto non possono essere esclusi incontri ravvicinati con i malviventi che potrebbero sentirsi anche “disturbati” dalla presenza di gente onesta che viene chiamata per compiere il proprio dovere.

E nei reparti? Chi garantisce la tranquillità nei reparti?

Badate bene, gentili lettori; nei reparti dell’ospedale di Agrigento nel corso della notte, può entrare chiunque a qualsiasi ora. Anche in questo caso i controlli sono assenti per una semplice ragione: manca il personale di sorveglianza!

Superfluo (perché già lo sanno) informare i vertici dell’Asp agrigentina. Non si può, però, sottacere il fatto che tutti, ormai, hanno paura.

La vicenda è assai delicata. In tristi storie come queste non possono esserci né sordi né ciechi. Qui bisogna agire immediatamente.

Ci permettiamo di girare la problematica non solo ai vertici dell’Asp ma anche alla prefettura di Agrigento, vista l’assoluta (e riconosciuta) sensibilità di sua Eccellenza  il prefetto dott. Dario Caputo nel garantire l’ordine e la sicurezza pubblica soprattutto (ma non solo) in un luogo come l’ospedale di Agrigento.

Per adesso, vista la pericolosità, ci soffermiamo sulla questione sicurezza, ma nei prossimi giorni torneremo ad occuparci dei drammi che vivono tutti i reparti per mancanza di personale di ogni ordine e grado, guarda caso, soprattutto la notte, dove ci sono primari che sono costretti a far rimanere i familiari del paziente per assisterlo!)

 

N.B. Mi viene in mente proprio in questo momento un ex direttore dell’Asp agrigentina, il quale, ad ogni bilancio consuntivo gridava, sostanzialmente, al mondo intero che le casse dell’Azienda erano “in positivo” o che comunque erano state risparmiate enormi somme…

C’è o non c’è da vergognarsi?

 

 

 

Con il più classico e retorico pensiero secondo il quale le leggi vanno rispettate non entriamo nel merito sulla efficacia o sulla perfezione del decreto sicurezza bis promulgato da Salvini che ha di fatto chiuso i porti italiani onde evitare il continuo (mai cessato) sbarco di essere umani in cerca di miglior fortuna.

E se le leggi devono essere rispettate, donna Carola Rackete, capitana non di lungo corso della Sea Watch, non solo le ha calpestate in lungo e in largo ma ha fatto di tutto per avere un misero briciolo di notorietà internazionale sfruttando la pelle dei migranti usati come veri e propri ostaggi “le cui condizioni di salute peggioravano di giorno in giorno”.

Mi è sembrato di rivedere un film che negli ultimi anni è andato davvero molto di moda; quel film che vede come protagoniste quelle femminelle che pur di avere un pizzico di notorietà, denunciano dopo venti anni di essere state violentate da celebri personaggi dello sport, del cinema e dello spettacolo.

Una notorietà che in questo caso esalta soltanto lo sfondo sessuale più che una tentata carriera professionale andata a male.

E così, Carolina, conscia del fatto che di lei in questi giorni avrebbe parlato il mondo intero, non ha esitato un solo istante non solo a trasgredire le leggi italiane ma ha anche tentato di affondare una motovedetta della Guardia di Finanza che stava tentando di impedire alla Sea Watch l’attracco nel porto lampedusano.

E lei non si è fatta trovare impreparata. Da perfetta attrice ha anche trovato la forza di sorridere mentre veniva posta in arresto!

Purtroppo il corridoio lampedusano nel cuore del Mediterraneo continua a funzionare, anche perché non basta la Rackete di turno, con le sue decisioni illegali; non scordiamoci che di piccole Sea Watch sono all’ordine del giorno. Uno, due, tre sbarchi che non passano al centro delle attenzioni e nessuno si accorge di nulla.

Non comprendiamo bene perché la Rackete in questi lunghissimi giorni invece di trattare con le autorità italiane il decreto sicurezza bis firmato da Matteo Salvini non abbia pensato di trasferire i disperati in cerca di approdo verso i porti tedeschi di cui lei è una degna figlia. Oppure di farli sbarcare in uno dei porti abbelliti di tulipani, visto e considerato che la nave batte bandiera olandese.

Una bambina davvero capricciosa, la Carola, che adesso però, dopo la impopolare popolarità (perdonate il gioco di parole), rischia di rimanere chiusa in carcere (ad Agrigento) per tanti lunghissimi anni.

Forse avrebbe fatto meglio a ritornare ad occuparsi di uccelli, che da buona volontaria, ha curato e protetto in terra francese negli anni passati.

 

 

 

 

 

Intellettualmente onesto, leale e incorruttibile. Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ha rispettato in toto quelle che erano state le ultime volontà del defunto assessore regionale Sebastiano Tusa il quale, 36 ore prima della sua tragica scomparsa, aveva dichiarato in aula (a seguito di una interrogazione) che il direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi Giuseppe Parello doveva andare a casa.

E così è stato. Musumeci ha provveduto alla roteazione (eufemismo di rimozione) di Giuseppe Parello, già direttore del Parco agrigentino.

Parello si è contraddistinto per la sua discutibilissima direzione (e gestione) del Parco Archeologico della Valle dei Templi e, in tempi di Sagra del Mandorlo in Fiore, di una cattivissima gestione del denaro pubblico, utilizzandolo come se fosse denaro proprio. Il suo ventriloquo, per l’occasione Carmelo Bennardo, responsabile della Sagra, ha fatto il resto.

Non abbiamo voluto pubblicare, per nostra forte volontà, una pec che abbiamo ricevuto (proprio in occasione di una nostra proposta pubblicitaria) da parte del Parco; incredibile e soprattutto indicibile. Il suo ventriloquo, Carmelo Bennardo, ha dovuto firmare quella pec in quanto direttore della Sagra. E noi, consapevoli di ciò, siamo stati zitti. Comunque, il peggio è passato.

Parello va a casa. Un uomo fortunato che ha “incrementato” i numeri delle presenze nella Valle dei Templi grazie alle disumane azioni dell’isis (che ha messo bombe e camion impazziti nei punti nevralgici del turismo mondiale); un terrorismo schifoso e micidiale che ha distratto migliaia e migliaia di visitatori internazionali a scegliere mete turistiche assai pericolose per optare, alla fine, luoghi e siti molto più sicuri come la Valle dei Templi di Agrigento. E lui, Parello, senza alcun merito, si è intestato numeri che certamente non collimavano  con il suo operato di direttore del Parco.

Anzi, negli ultimi anni, nonostante l’isis, “l’attività straordinaria” di Giuseppe Parello è stata anche capace di far diminuire le presenze nella Valle.

Comunque, è andato. E’ andato nonostante la sua pervicacia e la sua intraprendenza al fine di rimanere al proprio posto, in barba a quella rotazione prevista ai sensi della trasparenza e della legalità e nonostante una interrogazione parlamentare dell’on. Giusi Savarino che sollecitava già qualche anno addietro, la prevista e sacrosanta rotazione dei direttori dei Parchi siciliani. Ma lui, Parello, come il più classico del non “mi schiodo, e no che non mi schiodo non mi schiodo”, girava a destra e a manca pur di rimanere al proprio posto.

 A dirigere il Parco Archeologico della Valle dei Templi sarà l’architetto Roberto Sciarratta, profondo conoscitore della materia, dopo anni e anni di intensa attività lavorativa sin dalla nascita del Parco, il quale conosce a memoria ed alla perfezione tutti i meccanismi per quel tanto atteso e definitivo decollo del turismo nella Valle dei Templi, senza l’aiutino (purtroppo) delle stragi provocate da quei miserabili e delinquenti dell’isis.

All’architetto Roberto Sciarratta l’augurio di un buon lavoro per il nuovo e prestigioso incarico meritatamente ottenuto.

 

 

 

A quattro giorni dal voto europeo non sembra esserci pace nel partito della Lega guidato dal vice Premier Matteo Salvini.

La campagna elettorale del candidato Igor Gelarda è stata ancora disturbata da una serie di denunce ed espulsioni dal partito avvenuta qualche giorno addietro in terra ragusana.

In pienissima campagna elettorale Gelarda aveva organizzato un convegno nel centro di Ragusa per piazzare gli ultimi colpi e convincere gli elettori a votare per lui. Presenti anche alcuni iscritti al partito i quali subito dopo aver partecipato al convegno sono stati espulsi dal partito dai big locali Massimo Iannucci e Graziana Di Giacomo, schierati con l’altra candidata della Lega, la licatese Annalisa Tardino.

Uno degli espulsi, Giovanni Parrino, ha addirittura denunciato i due big locali della Lega per il fatto di “essere stato cacciato via perché supporter del candidato Gelarda”.

Insomma, per Gelarda ancora un colpo basso che probabilmente non merita. Ma sembra proprio che il diavolo abbia messo la coda solo su di lui. O forse le tragedie e gli scandali che accadono negli altri partiti (perché ci sono…) vengono debitamente tenuti nel più assoluto silenzio.

Lo stesso Gelarda, appena la settimana scorsa, era stato vittima di una serie di piccole tragedie che sono ruotate attorno al suo sostenitore principale nella campagna elettorale in provincia di Agrigento: l’ex presidente dell’Akragas Calcio ed imprenditore Silvio Alessi.

Strani movimenti, strane mail, strani scaricabarili. Addirittura sono state create delle apposite mail, false, per denigrare la figura politica dello stesso Alessi che in conseguenza di ciò ha presentato formale denuncia alla Polizia Postale.

Noi, la settimana scorsa, ci eravamo occupati di questa triste vicenda ed abbiamo sentito il commissario provinciale della Lega Massimiliano Rosselli il quale, nel corso di una telefonata, alla domanda sulla esistenza di una mail partita dall’indirizzo “segreteria provinciale”, tra qualche si e qualche no, ha successivamente confermato la veridicità di quella mail anche se, in effetti, ha detto che “era stata modificata  dal segretario provinciale della Lega Giovani Salvatore Cuntreri”.

Per una corretta informazione e per sentire anche la controparte (anche se parliamo di due persone che gravitano nello stesso partito) abbiamo cercato di sentire telefonicamente Salvatore Cuntreri; è stata chiamato una decina di volte ma mai dall’altro capo ci è stato risposto “pronto chi parla”.

Pur non di meno gli abbiamo anche scritto un wats e un messaggio normale informandolo che volevamo sentirlo, per la stesura di un articolo (il presente), ma anche in questo caso non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Pazienza, non è mancato per noi. Abbiamo fatto di tutto per cercare di chiarire questa diatriba tra Rosselli e Cuntreri ma, non per causa nostra, non siamo riusciti a sentire l’altra campana.

E con questo mistero che rimane non svelato i veleni sul Carroccio continuano a viaggiare tanto comodamente.

 

La sentenza di appello è assolutoria: non ha commesso il fatto.

Così l’ex presidente della Provincia regionale di Agrigento Eugenio D’Orsi è stato assolto dalla Corte di Appello di Palermo su una vicenda che riguardava il tentativo di corruzione relativo alla piantumazione di 40 palme nane nella sua villa di Montaperto che avrebbe visto come protagonisti lo stesso D’Orsi e un vivaista.

Di fatto è stata ribaltata la sentenza di primo grado allorquando l’ex presidente della Provincia era stato ritenuto colpevole e condannato a 4 mesi.

Immediatamente contattato Eugenio D’Orsi si è limitato a dire: “E’ finito un incubo durato nove anni. Non ho altro da aggiungere”.

L’avvocato che ha assistito D’Orsi, Daniela Posante, ha commentato: “Oggi è l’ulteriore conferma che ho sempre sostenuto l’innocenza e la piena estraneità ai fatti di Eugenio D’Orsi per fatti gravissimi. Spero possa ritrovare la serenità che merita”.

 

 

 

Non più di qualche mese addietro un quotidiano nazionale (che non riceve finanziamenti) ha pubblicato un articolo (riguardante la nostra bellissima e martoriata terra) che ha fatto storcere il naso e intimidito anche i più temerari.

Rappresentando uno dei titoli più falsi della storia del giornalismo italiano il piccolo e straordinario Comune di Ioppolo Giancaxio, sostanzialmente, veniva dipinto, colpito e affondato come un centro dove la mafia regna indisturbata, dove i delinquenti sono sempre in costante aumento e dove nella sottostante terra venivano nascosti e bruciati quintali di materiali pericolosi. Tale situazione avrebbe creato disagi, malessere e indiscutibili perplessità sanitarie relative a decine di migliaia di persone (molte di più rispetto agli abitanti del piccolo Comune ioppolese).

Un piccolo mistero che però è stato subito svelato. Sembrerebbe, a leggere quell’articolo, che anche migliaia di agrigentini (di Agrigento…) sarebbero state vittime dagli episodi denunciati.

Il titolo di quell’articolo tirava fino al collo anche i giurgintani purosangue; recitava testualmente: “Una nuova terra dei fuochi a pochi passi dalla Valle dei Templi”.

Artefici di questa straordinaria iniziativa un “giornalista” e il direttore regionale di Legambiente, signorina Claudia Casa. La stessa, oggettivamente, aveva lanciato un grido d’allarme su un impianto di compostaggio (terra dei fuochi) poco distante (meno di un chilometro) dal piccolo Comune agrigentino.

Al di la della presunta defezione dell’impianto, ciò che colpi (e ferì) una intera città, Agrigento, è stato quel miserabile titolo; accostare la terra dei fuochi a Ioppolo Giancaxio e accostarla alla Valle dei Templi comporta per un giornale un richiamo sicuramente diverso; in conseguenza di ciò esiste la possibilità che si riesca a vendere qualche copia in più. E per un giornale scevro da ogni finanziamento non è roba da poco. Occorre sottolineare, però che i “pochi passi” dalla terra dei fuochi alla Valle dei Templi corrispondono geograficamente a quasi venti chilometri di distanza!

Aspettando il minuzioso lavoro che la magistratura sta portando avanti sulla presunta “terra dei fuochi”, non possiamo, però, non fare alcune considerazioni che coinvolgono direttamente la direttrice regionale di Legambiente, signorina Claudia Casa. La stessa, forse non preoccupandosi più di tanto dell’aria che si respira a Ioppolo Giancaxio, ha comprato un appartamento (dove vive) proprio nel piccolo centro avvolto, presumibilmente, da tanto veleno.

Ci troviamo dinnanzi ad un caso di masochismo? Non ci è dato sapere. Una cosa è certa: si può anche ricercare il piacere attraverso il dolore; ma questo tipo di dolore (respirare aria cancerogena, diciamolo chiaramente) in molti casi porta direttamente al camposanto. C’è poco da stare allegri!

E’ pacifico che ognuno della propria vita può fare ciò che vuole. Diventa assai antipatico, però, coinvolgere e mettere a rischio la salute di migliaia di persone provenienti non solo dai “pochi passi” della Valle dei Templi ma anche da altri Comuni limitrofi a Ioppolo Giancaxio. Il tutto, inevitabilmente, a seguito del grido lanciato qualche mese addietro dalla stessa direttrice Casa che ha avuto il supporto dal quel giornalista.

Migliaia di persone giungeranno il prossimo 1 giugno nella “terra dei fuochi” per partecipare e gustare magnifici panini imbottiti di ottima salsiccia, cipolla, patatine e tanto altro in occasione della manifestazione denominata “Mangia e Passia”.  Per un’altra singolare coincidenza, come in occasione dell’acquisto della casa, anche in questa circostanza è scesa in campo (ormai da alcuni anni) la direttrice di Legambiente che organizza e rappresenta l’associazione del cigno verde per lo street food a Ioppolo Giancaxio.

Ci chiediamo, visto il presunto pericoloso inquinamento dell’aria che avvolge Ioppolo Giancaxio, quale tipo di aria respireranno coloro i quali azzanneranno paninazzi con salsiccia e brischetto di maiale nel corso dell’evento “Mangia e Passia”. Quali rischi corrono?

Se il grido d’allarme lo ha lanciato la stessa organizzatrice della manifestazione (infaticabile soggetto che fa di tutto per salvaguardare la salute e soprattutto i polmoni delle persone), è opportuno raggruppare in un ambiente così a rischio tanti involontari protagonisti che hanno il solo “torto” di apprezzare tanta buona carne di maiale?  

Con un pizzico di preoccupazione giriamo il grido d’allarme al primo ufficiale sanitario del Comune di Ioppolo Giancaxio nella persona di Giuseppe, Angelo Portella. Anche lui, così come la direttrice Claudia Casa, non solo ha il dovere di salvaguardare la salute dei propri concittadini ma nello stesso deve far di tutto per non metterla a repentaglio.   

Così come anche noi, attraverso il nostro lavoro, abbiamo il dovere morale (come ha fatto la direttrice Casa qualche mese addietro) di informare la gente da eventuali pericoli che possano nuocere alla propria salute.

Ci faccia sapere signor sindaco quali provvedimenti intende adottare e soprattutto quali adempimenti di legge in materia di sanità verranno posti in essere al fine di garantire a “migliaia di persone” la certezza che nel Comune da lei amministrato, il prossimo 1 giugno si possa respirare aria pulita mentre “si mangia e si passia”.

Faccia presto!

 

Strazio, dolore e commozione per i funerali del piccolo Salvatore Falsone, di tre anni, si sono svolti questo pomeriggio a Palma di Montechiaro.

Inevitabile e comprensibile il dolore dei genitori i quali non riescono a darsi pace per una morte che oggi è al vaglio della magistratura a seguito di una denuncia presentata e secondo la quale vengono evidenziate precise responsabilità sulle cause del decesso del piccolo.

I fatti, brevemente, sono andati così: sabato scorso i genitori di Salvatore corrono verso il poliambulatorio di Palma di Montechiaro dove il medico di turno decide di chiamare il 118 per trasportare il bambino al San Giacomo d’Altopasso di Licata.

Giunto al pronto soccorso viene chiesta una consulenza nel reparto di pediatria all’interno della quale Salvatore viene controllato prima e dimesso successivamente. In meno di 24 ore accade l’irreparabile. Durante la notte le condizioni (già precarie) di Salvatore peggiorano ulteriormente e alle prime luci del giorno papà Giuseppe e mamma Fatima tornano al nosocomio licatese. Non si è ancora capito bene se Salvatore sia giunto già cadavere o la sua morte sia avvenuta qualche minuto dopo.

Da li la denuncia ai Carabinieri e l’apertura di una inchiesta da parte della Procura di Agrigento che ha già fatto eseguire nella giornata di ieri l’autopsia sul corpo del piccolo sfortunato.

Oggi, in una chiesa stracolma, si sono svolti i funerali. Lacrime, tantissime lacrime da parte di tutti i presenti. Una piccola bara bianca non può non uccidere nel profondo dell’anima.

Durante l’omelia il prete ha parlato di “superficialità”. Vuol dire poco, può dire tanto. La magistratura è già a lavoro.

Una cosa è certa: non siamo preposti a individuare questo o quell’altro responsabile (ammesso che ci sia); le cause possono essere tantissime e non necessariamente debbano avere un solo colpevole.

Lo stesso sistema sanitario regionale potrebbe anche avere un ruolo determinante al fine di evitare simili tragedie?

 

 

 

Che nella giornata di ieri fosse accaduto qualcosa di strano non c’era alcun dubbio.

La nota stampa odierna del senatore Stefano Candiani, commissario regionale della Lega, è la piena conferma che all’interno del partito di Matteo Salvini in provincia di Agrigento più di qualcosa non quadra.

Non solo, il deplorevole episodio accaduto ieri non può e non deve passare inosservato all’interno di un partito in continua evoluzione e che negli ultimi mesi ha ricevuto ampi consensi anche in Sicilia.

Il fatto. Ieri mattina è stato diramato agli organi di stampa un comunicato proveniente dalla mail della segreteria provinciale della Lega. Un comunicato che ha avuto un solo e preciso compito: delegittimare la figura di Silvio Alessi, notissimo imprenditore agrigentino e di Igor Gelarda (responsabile Enti Locali in Sicilia) in questo momento impegnato a portare avanti una difficile campagna elettorale.

Un comunicato falso, intriso di una serie di accuse contro Alessi. La cosa peggiore (e forse la più ingenua) è che qualcuno ha ben pensato di usare le parole del senatore Candiani senza che lui sapesse nulla. Il classico scivolone su una buccia di banana che, però, ci è sembrata tanto avvelenata.

Come è possibile inventarsi di sana pianta un virgolettato e per di più riferito ad un senatore della Repubblica, commissario regionale della Lega e sottosegretario all’Interno?

Forse qualcuno avrà pensato che il danno (fallito miseramente) che si voleva perpetrare nei confronti dell’imprenditore agrigentino potesse passare inosservato inviandolo alla stampa!!!

Tra l’altro, chi scrive, ieri ha parlato personalmente con il commissario provinciale della Lega Massimiliano Rosselli; subito si è capito che nell’aria qualcosa non quadrasse. Anzi, lo stesso Rosselli ha dichiarato al sottoscritto che in effetti il “virgolettato” non era “così tanto puro, ma il senso del comunicato più o meno era quello…”

Oggi la secca smentita del senatore Candiani il quale ha confermato la totale infondatezza di quanto scritto nel comunicato di ieri.

E adesso? Può passare inosservato un episodio de genere senza che si trovi un vero e proprio responsabile?

Dovrà essere lo stesso commissario provinciale Rosselli a trovare il responsabile di un episodio così tanto grave quanto carico di cattiveria.

E se Massimiliano Rosselli non riuscirà ad individuare il responsabile, dovere morale impone di mettersi da parte autonomamente riconoscendo una cattiva gestione provinciale da parte di un partito che sta facendo i miracoli per brillare in tutto e per tutto.

E ieri la Lega non ha affatto brillato…

 

 

 

 

 

Abbiamo deciso di riprendere integralmente la conferenza stampa di presentazione del convegno avente per tema “La rivoluzione nella terapia dello stroke ischemico” organizzato dal Direttore dell’unità cardiologica dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento Dottor Giuseppe Caramanno che si terrà nelle giornate di oggi, a partire dalle ore 15,30 e domani 11 maggio a partire dalle ore 9 presso l’Hotel della Valle di Agrigento.
A sentire le parole del Dottor Giuseppe Caramanno, fra i più brillanti emodinamisti in Sicilia, nutriamo qualche remora sulla presunta e tanto auspicata rivoluzione che vuole portare avanti il primario agrigentino in quanto troppi ostacoli, troppe inutili e sterili polemiche e perché no (aggiungiamo noi) qualche pizzico d’invidia, stanno bloccando inopinatamente una iniziativa che non ha eguali in Italia.
Mentre la Sanità Nazionale e Regionale, considerando un paziente soltanto un numero, continua ad operare tagli ad ogni piè sospinto, la sacrosanta rivoluzione del Dottor Caramanno continua a subire gravissimi e pericolosissimi freni inspiegabili.
Nella redazione di quest’articolo siamo tentati a scrivere di più da ipotetici pazienti e non da giornalisti; non è accettabile, quando si tratta di salvare una vita umana, essere considerati potenziali pazienti di serie B sol perché si vive in un’area geografica della Sicilia penalizzata rispetto a chi vive a Messina, a Catania e a Palermo.
Per ogni persona che disgraziatamente viene colpita da un ictus cerebrale ogni minuto che passa è prezioso. Non è tollerabile che il percorso di un ammalato debba fermarsi, dopo i dovuti accertamenti previsti per legge, al quarto piano dell’Ospedale San Giovanni di Dio per poi sperare in un viaggio di speranza e di fortuna che lo possa trasportare in elisoccorso nei centri abilitati per questo tipo di intervento. Basterebbe salire qualche piano in più per trovare un complesso operatorio e emodinamica decisamente all’avanguardia dove nel corso di questi anni sono stati effettuati decine di migliaia di interventi con grande successo.

La nostra speranza è che nostri politici, in particolare quelli agrigentini, sposino tale iniziativa affinchè i pazienti affetti da ictus possano avere la migliore cura possibile. La deputazione regionale (agrigentina) non può e non deve far finta di nulla dinnanzi a quanto sta accadendo attorni a questa incresciosa (tutto diventa increscioso quando si parla di morte) e antipatica vicenda.
Vi lasciamo alle parole del Dottor Giuseppe Caramanno. Ad ogni lettore le opportune e dovute valutazioni.