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Apprendiamo oggi che alcuni, pochi, organi di stampa agrigentina, hanno pubblicato la notizia del prossimo allestimento di alcuni nuovi reparti all’ospedale di Agrigento e della provincia. Bene, benissimo, anzi male.

E non male per gli organi di stampa che svolgono egregiamente il proprio lavoro, ma male, anzi malissimo, per l’intero ventaglio informativo agrigentino e quindi per l’intera opinione pubblica agrigentina a cui si rivolge (ripetiamo) l’intero ventaglio informativo agrigentino e non solo una minima parte di esso.

Perchè pensiamo male? Perchè “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, come ripeteva spesso Giulio Andreotti. La spiegazione è tutta in un legittimo e opportuno interrogativo. Il seguente: “L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento non ritiene che tali notizie siano meritevoli di essere diffuse a tutti gli organi di stampa agrigentini?

Altre volte, in altre occasioni, abbiamo constatato che la lista degli indirizzi e-mail dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento comprende tutti, davvero tutti, gli organi di stampa che operano tra Agrigento e provincia. E allora, altro interrogativo, perchè non si ritiene utile, al fine della conoscenza pubblica dei progressi o regressi che siano della sanità agrigentina, informare con un comunicato stampa ufficiale tutta la stampa agrigentina?

Attenzione: per evitare equivoci precisiamo che l’Azienda sanitaria potrebbe inviare a tutti il comunicato stampa anche dopo che la notizia oggetto del comunicato stampa sia stata pubblicata in anteprima (grazie ad una legittima soffiata) da pochi organi di stampa. Lo accettiamo. Ognuno ha i suoi canali privilegiati e li sfrutta al momento giusto.

Poi però sarebbe testimonianza di accortezza da parte dell’Asp rendere edotti tutti i giornalisti con una comunicazione ufficiale a rimedio, che magari integri e arricchisca di particolari la notizia pubblicata in anteprima da poche testate.

Grazie per l’attenzione e, confidiamo, per la comprensione. Arrivederci alla prossima, anzi al “prossimo comunicato”.

La decisione del Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico (chi ne ha chiesto la convocazione e perché visto che era presente solo il sindaco di Agrigento), ha sferrato il colpo mortale all’economia agrigentina.

Sia ben chiaro il Covid-19 è stata una pandemia drammatica e devastante ma da noi non è mai stata fuori controllo.
Allora perché questo inutile quanto devastante provvedimento?
La città ed i commercianti, è il momento che si ribellino, consegnino le chiavi al sindaco ed impugnino il provvedimento(noi siamo al loro fianco).

Sindaco, la città è in uno stato comatoso, igiene 0, Servizi essenziali, le erbacce dentro le ville ed i giardini cittadini stanno arrivando alle stelle, i commercianti attendono un provvedimento di sgravio delle tasse comunali da noi sollecitato ed invece non arriva nulla, mascherine 0, cosa stai facendo oltre a chiudere le uniche attività che possono dare respiro all’economia cittadine? non sarebbe stato meglio regolare e mandare in strada a fare i controlli i 3 vigili urbani che utilizzi per la tua scorta ? Il prefetto sa di questo ed altre irregolarità? ecc… ecc… ecc….

Ad Agrigento da 5 anni, PRIVARE E’ L’UNICO MEZZO CHE CONOSCE L’AMMINISTRAZIONE FIRETTO, ha esordito nel lontano 2015 abolendo il ferragosto anziché dettare regole e farle rispettare, ed oggi unico capoluogo in Sicilia ed unica città in provincia, viene vietata la vendita di alcol dalle 21 e chiusura dei locali alle 24, il tutto se davvero fosse stata una decisione del Comitato per la sicurezza Provinciale, sarebbe dovuto essere esteso alla intera provincia.

Ed allora perché? perché continuare a distruggere l’economia Agrigentina con la scusa del Covid-19 in un’isola con contagi vicino allo zero ed una provincia assolutamente fuori dal rischio contagi?

Gli agrigentini sono stati bravi, la politica sta continuando ad utilizzare la macchina dell’emergenza, per fare campagna elettorale,

Da chi è arrivata la Richiesta di convocazione del comitato PROVINCIALE PER L’ORDINE E LA SICUREZZA? Noi siamo più che certi che è arrivata dal sindaco di Agrigento, unico sindaco presente, la decisione infatti seppure si tratta di un comitato provinciale, riguarda solo i Comuni di Agrigento, Sciacca, Licata, Palma, Favara, Canicattì e tutti i paesi della movida rimangono aperti e tranquillamente affollati.

C’è una nave madre che si è sbarazzata, a quanto pare, di 400 migranti che adesso stanno vagando (oltre a quelli che si sono nascosti e non sappiamo quanti sono e dove andranno a finire) lungo la statale 115, tra Licata, Palma e Agrigento, in cerca di acqua, di un ristoro e di un pezzo di pane perché stremati da tutto.

E’ possibile che una nave madre (non autorizzata al traffico di carne umana) possa sparire nel nulla? Ma quanto è “piccola” questa nave?

Cosa da pazzi. Sparire non in un fitto bosco ma in mare aperto!

E questa gente? La statale è presidiata da tutte le Forze dell’Ordine le quali, fra mille difficoltà, stanno cercando, stanno cercando, stanno cercando…di fare cosa? Cosa stanno cercando di fare? Qualcuno è pronto a rispondere a questa domanda?

E gli altri, i fuggitivi, quelli che riescono a scappare?

E dire che Google con le nuove app, anche a nostra insaputa, oggi riesce a vedere quante volte andiamo in bagno durante il giorno fin dentro casa nostra. E poi, dinnanzi all’occhio selvaggio riesce a sfuggire una nave…

Ed ancora. Come stanno quelli acciuffati? Tutti bene, avranno problemi di salute? In Africa si contano già centomila casi di Covid 19 e in questi mesi, luminari infettivologi mondiali ci hanno spiegato che una sola persona può contemporaneamente contagiare altre quattro persone; altri dicono due, altri dicono addirittura otto.

Una cosa è certa: contagiano, come contagia un italiano, un americano, un francese, un tedesco.

Bene o male, (forse più male che bene) in Europa tutti siamo sotto controllo. Non pensiamo proprio che a questa povera gente prima di imbarcarsi sulla “MADRE NAVE” sia stato effettuato il tampone.

La Moby Zaza è in continuo via vai da e per Lampedusa; perché nel frattempo nelle Pelagie sono sbarcati qualche centinaio di altri poveri cristi.

Non ultimo, lo sbarco di una sessantina di persone nella piccola Isola di Linosa avvenuto poche ore fa.

Questo, allo stato. Ore 15,57 di domenica 24 maggio, anno del Signore 2020.

La Moby Zaza, di fatto, fra pochissimo avrà difficoltà nere a far effettuare la quarantena a bordo dei propri salotti. Nei quattordici giorni previsti di fermo sbarcheranno altri mille migranti!

Attenzione, fra dieci giorni ne sbarcheranno altri mille e fra venti giorni ancora altri mille. E a giugno, luglio, agosto, settembre?

Pagheremo, forse, altri tre, quattro, cinque navi da crociera per dare aiuto a questa povera gente? E basteranno?

Si salvi chi può…

Oggi, 23 Maggio 2020, si celebra la Giornata  Nazionale della Legalità, data simbolo della lotta  contro tutte le mafie e del  ricordo di coloro che hanno dedicato e perso la propria  vita per difendere il valore della legalità.

La CGIL di Agrigento, in occasione di questa importantissima ricorrenza, quest’anno,  ha deciso di intitolare la propria Sala delle Conferenze a Lorenzo Panepinto, il Maestro di Santo Stefano Quisquina, primo Sindacalista della CGIL  ucciso della mafia, il 16 Maggio 1911, davanti la porta di casa.

Fu il protagonista di una serrata lotta per i diritti dei lavoratori del settore agrario, in un momento storico-politico in cui tali diritti venivano calpestati. Innovatore e lucido pensatore, contribuì ad apportare un visibile e deciso cambiamento all’apparato agrario fortemente condizionato dalle mafie, pagandone il prezzo con la vita.

Oggi, con questa iniziativa, la CGIL di Agrigento, vuole ricordare questo suo grande rappresentante, assieme a tutti gli altri, affinchè non si disperda la memoria di coloro che hanno difeso strenuamente i diritti dei lavoratori , e si acquisti la consapevolezza che la mafia si può e si deve sconfiggere attraverso la legalità e  l’impegno di tutti .

Questo è quanto!

La Guardia di Finanza che si fa i fianchi così; indaga, cerca, sbircia. E scopre l’inferno.

Un inferno che, come al solito, colpisce il cuore della Sicilia, dei siciliani, dei pazienti, degli ammalati, dei bisognosi.

Sia chiara una cosa: l’opposizione, ossia il Movimento 5Stelle, così come Rifondazione Comunista e una sparuta parte del PD (Nello Dipasquale) sta puntando il dito contro il malaffare che ha colpito la Sanità siciliana che vede coinvolti Direttori, amministratori, politici e imprenditori.

Gli onorevoli di cui nel titolo cosa fanno? Attualmente impegnati in una guerra senza confini per continuare a spartire posti di potere, direzioni, sottogoverni. Il tutto in piena emergenza coronavirus!

La Savarino, La Rocca Ruvolo, Gallo, lo stesso Pullara non fanno altro che plaudire i signori che vengono piazzati nei posti di potere, augurando loro buon lavoro. Basta, nulla più.

Applausi. E nel frattempo la gente muore; muore di malaria, come il caso di Loredana Guida, la collega giornalista agrigentina deceduta anche, e non solo, perché all’ospedale di Agrigento manca un reparto di malattie infettive. Scoppia il caso; Razza, l’enfant prodige, promette urbi et orbi. Cala il silenzio. C’è una scappatoia, un mezzuccio per tagliare corto alle domande imbarazzanti. Recita testualmente: “C’è una indagine in corso…”. Oppure: “Ho inviato gli ispettori…”

La Procura di Agrigento apre una inchiesta. Menomale, perché a livello politico nessuno conosce e riconosce la questione morale.

A Siracusa muore Calogero Rizzuto, Direttore del Parco Archeologico; come? Non si sa…

Anche in questo caso la Procura della Repubblica apre una inchiesta. Del caso si occupa la Rai, La 7 e persino Papa Francesco.

L’universo mondo chiede la testa di Lucio Ficarra, direttore Asp di Siracusa, certamente fra i più chiacchierati in Italia. Dove è stato lui non ha lasciato buoni ricordi. Ciò non vuol dire che abbia operato male; ma di profumo nessuna ombra. Suscitano perplessità le dichiarazioni che rilascia, tranne a Giletti, perché si nega, non certo da eroe. Anzi, il Ficarra minaccia; non spara, non accoltella, non promette un posto in una bara. La sua minaccia è la denuncia, la querela. Un modo per intimidire chi lo critica.

Non si capisce bene perché tutti i deputati dell’Ars lasciano solo Nello Dipasquale che ha avuto il coraggio di denunciare la fine mesta di Calogero Rizzuto. Dove sono la presidente della Commissione Sanità Margherita La Rocca Ruvolo, il vice presidente Carmelo Pullara, il componente Riccardo Gallo, Giusi Savarino? Forse stanno ancora litigando, c’è qualche pedina ancora da piazzare.

Ficarra fa di peggio. Ad una collega giornalista che lo intervista dichiara testualmente: “Sono stato chiamato dalla Regione all’Asp di Siracusa per definire le procedure per l’apertura del nuovo ospedale aretuseo”. Un investimento da 150 milioni di euro. E quando la giornalista lo incalza, lui seraficamente dichiara: “Io devo fare un passo indietro? Se ne traggano le conseguenze… Adesso basta, ho detto più di quello che dovevo dire…”

E’ possibile tutto ciò?

Fa specie, su questa vicenda, il silenzio assoluto di Claudio Fava, sempre pronto ad  intervenire in ogni situazione attorno alla quale si avvertono disagi e anomalie. Vigile su tutto, controllore d’altri tempi, non interviene di fronte a situazioni pericolose ed imbarazzanti come le drammatiche vicende di malasanità avvenute a Siracusa e ad Agrigento. Perché Fava, è rimasto in silenzio? Un mistero.

L’ex componente della Commissione antimafia e attuale vice presidente della Commissione alla Sanità Carmelo Pullara, indagato in questa brutta vicenda denominata “Sorella Sanità”, poverino, inveisce contro i gonfiatori di palloni.

Chi sono i gonfiatori di palloni? Quei maledetti siti on line, mascalzoni e malfattori, che hanno il solo peccato di riportare le notizie. E siccome la notizia del giorno è l’indagine che colpisce l’onorevole licatese, non bastano un milione di metri cubi di aria per poter gonfiare miliardi di palloni.

Onorè, ascuta a mia. Cerca di difenniti, comu fannu tutte le persone perbene, e un fari u chiangi minestra. Sta tranquillu ca si vinci, tutti semu felici.

 

“Siamo esterrefatti dinnanzi alle ultime esternazioni del Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. Cosa dobbiamo pensare? O ha ragione chi pensa che si stia rivelando il più anti democratico degli anti democratici, oppure dobbiamo suppore che non stia reggendo bene lo stress. Gli consigliamo un buon periodo di riposo, magari alla Terme di Acireale appena riaperte, dove magari potrebbe ritrovare anche un benessere neuronale”.

Lo dice Franco Calderone, responsabile in Sicilia del Movimento per l’Equità Territoriale (fondato dal giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile).

Che aggiunge:

“Definire coloro i quali non la pensano come lui ‘poveretti con problemi di famiglia’, è fuori da ogni grazia di Dio. Offendere e ridicolizzare il dissenso è indegno di un Paese democratico. Ma, d’altronde, è lo stesso Musumeci che qualche tempo fa, evocando scenari da rupe Tarpea, aveva pesantemente umiliato i disabili: ricordate il suo “senza i disabili la Regione avrebbe più soldi”?

“E adesso, – prosegue Calderone- ci propone un attacco sconsiderato verso chi lo critica, verso chi, comprensibilmente, non accetta l’ingresso della Lega, un partito da sempre nemico della Sicilia e del Sud, nella Giunta regionale. Un ingresso che mortifica i siciliani e da lui avallato per meri calcoli personalistici, per una logica da manuale Cencelli che calpesta ideali e dignità di questa terra.

Non abbiamo mai condiviso le idee politiche di Musumeci, ma in passato  lo abbiamo rispettato per la sua moderazione e per quello che sembrava un vero attaccamento alla Sicilia e alla sua identità. Non lo riconosciamo più. Dov’ è Musumeci? Lo stress da insuccessi sta tirando fuori la sua propensione verso una cultura inaccettabile in un Paese democratico? Se è così,  l’Ars ne prenda atto e lo mandi subito a casa: salvare la democrazia in Sicilia è più importante che salvare uno scranno. Se, invece,- conclude il responsabile siciliano del Movimento per l’Equità Territoriale – si trattasse di un affaticamento grave, di una sindrome delirante,  allora chi gli sta vicino, provveda a prendersi cura di lui prima che il suo malessere crei altri danni alla Sicilia”.

Certo, sostituire Sebastiano Tusa non è stato facile.

Tusa era un genio, l’Archeologia il suo pane quotidiano che conosceva a memoria, l’Arte la sua passione, la Cultura il suo cruccio.

Un sogno spezzato brutalmente, con una violenza inaudita Tusa muore in Africa, lontano dai suoi posti, in tragico incidente aereo.

Da allora, l’assessorato regionale ai Beni Culturali è rimasto prima ammutolito e poi vacante. Quattrodici lunghissimi mesi, anche ma non solo, per trovare un degno sostituto del povero predecessore.

Con i Beni Culturali in Sicilia non si può scherzare. Altro che Grande Muraglia Cinese (per quanto bella possa essere), qui, nella nostra Trinacria, regna una altissima percentuale di Patrimoni dell’Umanità che, ovviamente, il mondo non solo visita ma anche ci invidia.

Apprendere che il collega giornalista  Alberto Samonà, nonché mio omologo nella direzione del quotidiano on line ilSicilia.it, sia stato nominato quale responsabile dell’assessorato regionale ai Beni Culturali inorgoglisce non solo il sottoscritto ma anche tutti i siciliani. O quasi.

Scegliere, lo ribadiamo, non è stato facile così come sostituire Tusa in questo delicatissimo comparto.

La storia di Alberto Samonà parla da sola, chiaro, in modo inequivocabile. Altro che leghista, 5 stelle, di Destra di Sinistra. Samonà è Alberto Samonà. Stop, senza altra discussione.

La meraviglia sarebbe stata al contrario, se sui social non si fosse scatenato un putiferio che, ovviamente e non è la prima volta, prende il volo in occasioni del genere soprattutto quando c’è da “opporsi”.

Stesso discorso è avvenuto per il sindaco di Furci Siculo, Francilia o per Cantarella di Catania. Il punto non è la cultura, la preparazione, la storia, ma bensì il colore politico. Squallido.

Le tradizioni familiari del giornalista e scrittore Alberto Samonà sono sotto gli occhi di tutti. Il Teatro di Sciacca, voluto dal nonno e dello zio del neo assessore ne è una classica testimonianza. Progettato, realizzato e messo a punto, a Sciacca sembrano essersi dimenticate di questa importantissima struttura, tanto da soprannominarla l’eterna incompiuta.

Per quanto riguarda tutto il resto il curriculum di Samonà parla da solo.

Per favore, i detrattori facciano un passo indietro e prendano atto che il neo assessore Alberto Samonà è, prima l’uomo, e poi, la figura giusta messa nel posto giusto.

Smettiamola con questi mezzucci di basso valore politico; purtroppo, oggi, c’è qualcuno che crede che siano ancora efficaci.

Al “collega” Alberto Samonà gli auguri di buon lavoro!

 

 

 

Silviù, prova ad immaginare la delusione che avrà provato il mondo cattolico della tua città, della nostra terra, quando oggi, 13 maggio, invece di sperare in altre celestiali apparizioni, sei apparso tu!

E vabbè, accontentiamoci di Silvio, qualcuno avrà detto, pur sottolineando la planetaria differenza tra quella “Bella Donna” che sparge miracoli con tanta generosità e il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro, apparso in un video, che sparge una serie di minchiate per fortuna non miracolose.

Nel video Cuffaro segnala la presenza di un nuovo caso Covid 19 a Raffadali; prima, giustamente, si scaglia contro i suoi concittadini che hanno preso alla leggera la Fase 2. E fin qui, tutto normale.

Poi sottolinea una dichiarazione, gravissima, pericolosa e priva di ogni verità. Dice: “Il focolaio del coronavirus ad Agrigento è l’ospedale San Giovanni di Dio. Non andate in quel posto”!

Meraviglia (ma non più di tanto) il silenzio assoluto da parte dei vertici sanitari agrigentini i quali avrebbero dovuto zittire le idiozie proferite dal primo cittadino di Raffadali, attraverso dure e precise prese di posizioni. Ed invece nulla.

Premesso che i due casi avvenuti in ospedale appartengono ad un soggetto che lavora in amministrazione e ad un altro che lavora in farmacia.

Tralasciando anche questo non meno importante chiarimento, abbiamo una infinita curiosità di sapere dove Silvio abbia attinto notizie così false, così fuorvianti e così gravi?

Silvio caro, sei a perfetta conoscenza del significato del sostantivo maschile “focolaio”? Nutro un ragionevole dubbio del fatto che, ancora oggi, non ti sia reso conto della gravità nelle parole che hai detto! Al contrario, nutro una ragionevole certezza che tu possa fare confusione tra un focolaio e i più allegri e coloriti falò di ferragosto.

Proprio tu, che sei il primo ufficiale sanitario della città che amministri, inviti la popolazione a non mettere piede in ospedale, iniettando alla stessa enormi dosi di paure che potrebbero essere letali?

Silvio, sei a conoscenza, di quante persone in questi ultimi tristi mesi, sono rimaste stecchite a casa perché non si sono volute recare in ospedale e che, al contrario, avrebbero potuto salvarsi tranquillamente?

Ascolta Silviù, ascolta un tuo amico da almeno 40 anni; ed è un consiglio, questo, che voglio esternare anche ai tuoi omologhi di altri Comuni viciniori. Quando dovete comunicare non mettetevi dinnanzi ad una cam, perché quel puntino rosso acceso vi fa impazzire e, spesse volte, inconsciamente, è capace di far esternare dalla vostra bocca cazzate di ogni genere.

Tornate ai comunicati stampa, tornate alla carta scritta. E’ più lineare, ha la stessa incisività e magari può essere riletta e soprattutto corretta.

Avete un ufficio stampa, a cosa serve? Sai, a volte anche il responsabile della comunicazione potrebbe evitare di far fare cattive figure al proprio sindaco!

Così come, sono certo, che se una tua omologa di un Comune vicino nei giorni scorsi anziché apparire in un video avesse scritto un comunicato stampa e magari farlo rileggere al proprio addetto stampa, non avrebbe sicuramente bisticciato con quell(A) diabete che tanto male arreca ai comuni mortali.

Silviù, occhio…

Un uomo (?) di 69 anni, pensionato di Priolo Gargallo (Siracusa) è stato il protagonista di una vicenda che non riusciamo a denominarla con le parole in quanto definirla raccapricciante sembra essere un vero e proprio eufemismo.

Il pensionato è accusato di aver legato con una grossa catena sul paraurti posteriore della sua auto un cane (pare fosse di sua proprietà) per trascinarlo con la vettura in corsa, in una strada interpoderale, fino a farlo morire in modo orrendo.

Ad assistere alla schifosissima scena, suo malgrado, un giovane che stava facendo attività sportiva su una bicicletta. Subito (e giustamente) ha avvertito i militari che sono intervenuti.

Unitamente ai militari sono intervenuti anche alcuni veterinari i quali, dinnanzi ai loro occhi, si sono ritrovati una scena raccapricciante. Il povero cane aveva tutte le ossa spezzate ed è morto per i forti dolori.

Il pensionato è stato denunciato con l’accusa di maltrattamento sugli animali.

Da chiarire la vicenda. C’è una intervista radiofonica realizzata ieri da Riccardo Gaz al delegato Oipa provinciale di Siracusa che ha denunciato punto per punto il gesto inqualificabile dell’uomo. Invitiamo i nostri lettori ad ascoltarla attentamente. Ovviamente, sui fatti, stanno indagando gli inquirenti e pertanto l’intervista potrebbe avere un significato relativo.

Inevitabile la polemica scoppiata attorno a questo caso; tutto l’apparato forense siracusano si è rifiutato categoricamente di difendere il pensionato “che non ama gli amici a quattro zampe”. E sui social si è scatenato un putiferio.

Altrettanto putiferio sui social si è scatenato quando si è appreso che a difendere quell’uomo sono, manco a dirlo, due avvocatesse di Agrigento le quali non hanno esitato un solo istante a prendere eroicamente la vicenda nelle proprie mani.

Sono le avvocatesse Daniela Posante e Graziella Vella, attaccate in modo pesante sui social. Ovvio che tale comportamento è assolutamente da censurare. Posante e Vella hanno dichiarato: “Dai primissimi momenti dell’assunzione dell’incarico a tutt’oggi stiamo ricevendo pesantissimi insulti – anche discriminatori di genere – e gravi minacce di morte anche nei confronti dei nostri familiari; si tratta di comportamenti di una gravità inaudita che verranno ad uno ad uno denunciati alle Autorità ma che non ci fanno desistere dall’incarico ricevutoRicordiamo a tutti quanti lo ignorano che la difesa è un diritto riconosciuto dalla Costituzione che spetta ad ogni individuo a salvaguardia delle libertà fondamentali.

Anche la camera penale di Agrigento è intervenuta a difesa delle due avvocatesse le quali, dopo avere ricevuto l’incarico del pensionato di Priolo, sono state fatte oggetto di offese, ingiurie e minacce di morte. La Camera Penale “manifesta il proprio sdegno per il comportamento di persone che non hanno ben compreso le fondamenta della nostra civiltà giuridica e le regole di convivenza civile. Ricordiamo che le avvocatesse stanno compiendo il ruolo di difensore in un procedimento penale che costituisce una garanzia costituzionale per tutti gli indagati in uno Stato di diritto come il nostro”.

Chi scrive preferisce non commentare…

Ecco l’audio.