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Oggi, sabato 23 gennaio 2021. Giornata piovosa, qualche tuono, cielo plumbeo. Poi “scampa”, riappare il sole, il cielo diventa azzurro come gli occhi di una ragazza innamorata. Poi ancora qualche nuvola.

Il Covid 19 impazza, la Sicilia è a terra, i contagi non mollano il futuro è incerto.

La vita, però, va avanti. Per i vivi, ovviamente.

Tra i vivi ci sono anche loro. Ma chi?

Si riunisce un gruppo che si identifica in Forza Italia.  Spicca una nobildonna, Margherita La Rocca Ruvolo. C’è da dire qualcosa, bisogna tenere a galla il nome di Forza Italia, ma motivi ce ne sono pochi, molto pochi. Di Forza Italia si riconosce il silenzio, il quasi nulla, l’antipolitica.

Forza Italia era, adesso vaga. Sono finiti i tempi del 61 a zero, sono finiti i tempi di quando la gente credeva ancora nel cambiamento. Allora non si sapeva nulla, poi si è scoperto che il cambiamento era Dell’Utri, e tutti si sono dovuti ricredere: meglio Andreotti, Fanfani e Spadolini.

L’unica notizia degli ultimi tempi che contraddistingue Forza Italia è il passaggio dell’on. Margherita La Rocca Ruvolo nel clan di Berlusconi. No, perdonate, c’è un’altra notizia che ha fatto risaltare il partito creato dal Cavaliere: il voltafaccia subito dall’on. Vincenzo Giambrone, eterna promessa galliana, ai vertici regionali ma senza mai nulla ottenere. E dire che lo stesso Giambrone, per certi versi, ci ha perso pure la faccia pur di salvare quattro “amici” di medio e mediocre corso. Quegli amici del bar di Gino Paoli. Volevano cambiare il mondo, ma in realtà, appena sobri, non hanno cambiato un bel nulla. Finito l’effetto del micidiale miscuglio si ritorna alla normalità; e quindi, guai a girare dietro l’angolo perché la tragedia è pronta e servita.

Come la chiama un mio collega, donna Margherita (che certamente è un titolo nobiliare) piomba ad Agrigento. Tutti si aspettano che porta qualche buona nuova. Non si dimentichi che la Margherita La Rocca Ruvolo è la presidente della Commissione regionale alla Sanità; c’è un altro componente della stessa commissione: Afflitto Gallo Riccardo. Incredibile ma vero, in Commissione regionale Sanità ritroviamo ancora un altro onorevole agrigentino: tal Carmelo Pullara.

Si riuniscono (senza il Pullara), quasi a fare assembramento, attualmente vietati dal Covid 19. Microfoni, giornalisti, fotografi. Si spera che sia stata fatta qualcosa per Agrigento, per l’ospedale di Agrigento, per tutta la sanità provinciale agrigentina, eternamente in ginocchio.

Ma quando mai!!! La Rocca Ruvolo, da fresco passaggio a Forza Italia, dice sostanzialmente: “Noi siamo Forza Italia, siamo grandi, siamo forti e vogliamo fare davvero qualcosa per questa terra. Ringrazio l’on. Gallo per aver fatto tanto affinchè diventasse una realtà il mio passaggio a Forza Italia”.

Poi, La Rocca Ruvolo, elogia le donne, e cita Antonietta Testone (doveva essere una quota rosa in Giunta regionale ed è rimasta peggio di un salice piangente). Anche lei, la Testone, con mutismo e rassegnazione come tanti, tantissimi altri del gruppo agrigentino di Forza Italia, è presente.

E vabbè. Il microfono passa all’on. Gallo che quasi a smentire tutti dichiara sostanzialmente (non è facile decifrarlo): “Bene, complimenti, ringraziamo l’on. Gianfranco Miccichè per quello che ha fatto, dalla Ruvolo a Zambuto…”.

Emerge come quasi fosse una colpa nominare Zambuto assessore e La Rocca Ruvolo commissario provinciale. Gallo, intanto, nel bene o nel male, “scarica” tutto a Miccichè e al presidente Musumeci e si lava le mani come a “Fonzio” Pilato, quasi a smentire le parole appena dette dalla Ruvolo che invece lo aveva “accusato” di essere stato promotore della sua nomina.

Chi ci capisce è bravo. E’ la volta di Zambuto, il quale ringrazia ancora una volta Gallo per l’intervento a suo favore nella nomina assessoriale. Ma come, se Gallo un minuto prima aveva smentito tutto?

C’è ancora il tempo per ascoltare le parole di due consiglieri comunali “azzurri” che si complimentano ai complimenti (scusate il gioco di parole) fatti dalla La Rocca Ruvolo a tutta la vicenda.

Più pietoso di così…

N.B. Sono stati sguinzagliati alcuni scendiletto che avranno il compito di indagare e capire da dove è partita questa tragedia.

Quale è la tragedia?

Semplicemente questo articolo…

L’Istituto Superiore della Sanità più chiaro di così non può essere: “La Sicilia è una regione ad elevato rischio contagi”.

Questo lo sapevamo già sconfortati dai numeri che ogni giorno purtroppo escono dalle migliaia di tamponi che vengono processati.

Il presidente della Regione Nello Musumeci ha convocato per stamattina una riunione con i nove Prefetti siciliani per fare il punto sulla situazione Covid 19; una situazione che vede il popolo siciliano non essere così ligio e premuroso ad attenersi alle regole che ultimamente sono state imposte alla nostra regione.

Non a caso Nello Musumeci dirà ai Prefetti a chiare lettere di intensificare i controlli nei propri territori in quanto i tanti, tantissimi siciliani che non rispettano le regole creano grave nocumento alla collettività.

Musumeci “minaccia” (e fa bene…) di adottare ulteriori misure restrittive nel caso in cui i numeri non scendano in modo vistoso; c’è anche la seria possibilità di ritornare come nel marzo e aprile scorsi quando davvero, un elevatissimo numero di cittadini, rispettò regole e divieti in modo capillare. I meno adusi al rispetto delle leggi erano fortemente controllati dalle Forze dell’Ordine tutte.

Purtroppo c’è ancora più di qualcuno che continua a sminuire la pericolosità di questo maledetto coronavirus, il quale, a sua volta, muta le sue caratteristiche di giorno in giorno, mettendo quasi in barba tutti gli studi scientifici effettuati fino ad oggi e che vengono avviliti dai continui cambiamenti del Covid 19.

Nella foto che vedete ecco come si presentava stamattina alle 11,30 Corso Vittorio Veneto a Favara. Nel pomeriggio pubblicheremo altre foto che riguardano il Villaggio Mosè, ad Agrigento, e ci si renderà conto che davvero i Prefetti (coadiuvati dai sindaci) dovranno intensificare i controlli in modo più concreto perché, fino ad oggi, i risultati segnano un solco profondo tra chi deve rispettare le regole e chi le deve far rispettare.

Hanno più volte sottolineato che da parte loro non c’è alcun tentativo di strumentalizzazione e che anzi, il fine della lettera debitamente firmata “tenta a garantire alla comunità un giusto contemperamento tra le istanze di tutela della salute pubblica ed il diritto allo studio, come stabilito dalla normativa nazionale”.

Se poi, forse in modo poco oculato e mal celato, nella stessa lettera il sindaco di Agrigento Franco Miccichè viene accusato di essere un “tiranno” e che le sue ordinanze sono “abnormi e illegittime”, tutto può far parte del gioco. Se poi ancora si dichiara testualmente che “l’irragionevolezza e l’abnormità dei provvedimenti presi  dal primo cittadino sono suscettibili di determinare danni gravissimi e irrecuperabili al processo formativo e di crescita degli alunni”, quella parvenza di buonismo e quel tentativo di non voler strumentalizzare, a nostro modo di vedere (e ribadiamo a nostro modo di vedere) sembrano essere svaniti nel nulla.

Non ultimo (ma ci fermiamo qui) quel passaggio straordinario della lettera che fa riferimento alla politica, quando si sottolinea quel “come stabilito dalla normativa nazionale…”; a noi sa tanto di aria purificatrice. Del resto se si fa riferimento alla normativa nazionale vuol dire che lo ha stabilito la ministra Azzolina.

Dunque, i genitori, scontenti del fatto che il sindaco, con atti sacrosanti, (e ribadiamo sacrosanti) abbia chiuso le scuole agrigentine, per certi versi e visti i contenuti appena letti, si sostituiscono quasi alla scienza, la quale, a sua volta, ancora oggi non è riuscita a comprendere bene tutte le mosse (e contromosse) di questo maledetto Covid 19.

Chapeau dinnanzi a tanta sapienza di genitori indottrinati i quali, come per incanto, portano numeri e dati scientifici come se fossero seduti al posto dei vertici mondiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Oltre la scienza, i genitori illuminati, sfornano anche una linea pedagogica di tutto rispetto quasi a sostituirsi alle povere figure del passato che hanno fatto la storia dell’educazione scolastica, Maria Montessori e Joan Heinrich Pestalozzi.

“Gli abnormi provvedimenti adottati dal sindaco possono creare danni gravissimi e irrecuperabile al processo formativo e di crescita degli alunni”. Leggere frasi del genere, almeno a me, fa tanto male agli occhi.

A nostro modo di vedere, i genitori in questione, riescono a dare anche qualcosa in più rispetto a Maria Montessori, la quale ha avuto il torto di essere “soltanto” una educatrice, pedagogista, medico, filosofa, neuropsichiatra infantile e scienziata e non una politica!

Maria Montessori non è stata una politica. Loro, i genitori, si aggrappano invece alla “normativa nazionale” la quale inesorabilmente non può che essere stata partorita dalla politica e soprattutto da una donna alla quale è stato detto: “Tu vai a fare il ministro della Pubblica Istruzione…”

Quella stessa donna, detentrice del “verbo” per i genitori, che ha fatto spendere agli italiani qualcosa come centinaia e centinaia di mila euro per acquistare i banchi con le rotelle.

Il Covid 19 avanza, i numeri sono sempre più impressionanti, i contagi sono micidiali (ovunque e con chiunque) e la Sicilia, ancora oggi, è la prima regione italiana ad esserne la più colpita.

Il sindaco di Agrigento, così come tantissimi altri omologhi italiani, ha fatto benissimo a prendere un provvedimento tanto serio quanto dovuto, dettato soprattutto da un momento di totale incertezza che nessuno, al mondo, attualmente sa rendere certo.

Miccichè tiranno? Beh, potrebbe anche esserlo, ma non gli si può negare che il suo provvedimento, giusto o sbagliato che sia, serve anche a tutelare la salute dei figli di quei genitori che tanto lo stanno contestando.

Che piaccia o no, è così…

“Come ben evidenziato, alla stregua delle passate vicende, nessuna condotta illecita da me è mai stata posta in essere men che meno con la consapevolezza di particolari appartenenze di soggetti normalmente inserite nel circuito economico e sociale della provincia di Agrigento.”

“Pur non risultando indagato ovvero coinvolto, certo – sottolinea Pullara – fanno dispiacere i titoli dei quotidiani ed il tritacarne mediatico ma in questa nostra terra purtroppo quando fai politica e decidi di farla con la presenza assidua sul territorio per venire incontro lecitamente alle esigenze ed ai bisogni delle persone capita inconsapevolmente, come evidenziato, di venire a contatto con talune persone e purtroppo taluni ambienti.

Forse – continua Pullara – pago lo scotto di una ingenuità e carenza di conoscenze, direi per fortuna, derivanti da una cultura ed educazione familiare improntata ai sani principi a partire da quello del lavoro che non consente la conoscenza di un sottobosco di tale fattispecie.”

“Non di secondaria importanza, conclude il deputato- ragionando per assurdo, rispondendo preventivamente ad azioni di sciacallaggio e di delegittimazione, appare necessario evidenziare come al netto dei voti di Palma di Montechiaro sarei comunque risultato democraticamente il primo degli eletti”.

Questa la dichiarazione che l’on. Carmelo Pullara ha inviato oggi alle redazioni giornalistiche dopo che qualche quotidiano on line ha scritto il suo nome e cognome nell’ambito della operazione denominata “Oro bianco” che, in un certo qual modo, ancora una volta (e noi che non siamo inquirenti non capiamo il perché) ha partorito il nome dell’on. Carmelo Pullara.

Premessa: non partecipiamo ad azioni di sciacallaggio e delegittimazione come lo stesso Pullara ha comunicato in una sua nota diramata oggi; nell’ambito di questa indagine, allo stato, Pullara non risulta indagato in questa vicenda e pertanto rispettiamo quello che è l’andamento giudiziario; crediamo ciecamente alle parole di Pullara quando dice: “Pago lo scotto di una ingenuità e carenza di conoscenze, direi per fortuna, derivanti da una cultura ed educazione familiare improntata ai sani principi a partire da quello del lavoro che non consente la conoscenza di un sottobosco di tale fattispecie; infine, l’on. Carmelo Pullara parla di essere rammaricato di finire ancora una volta sul tritacarne mediatico.

Pullara non ama particolarmente questo giornale. Noi di questa circostanza ce ne freghiamo; come abbiamo scritto prima, siamo convinti che Pullara paghi lo scotto di ingenuità (come sostiene egli stesso); siamo convinti che Pullara sia stato eletto, a sua insaputa, da un pezzo di cosiddetti “paraccara” palmesi i quali, certamente, non appartengono all’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Non sappiamo nemmeno che tipo di rapporti abbia avuto con il bancario e consigliere comunale di Palma di Montechiaro Salvatore Montalto, coinvolto nella operazione “Oro bianco” fino al collo.

Certo, (ma non vuol dire nulla) lo stesso Montalto appena l’altro ieri ha pubblicato nella sua pagina di facebook un comunicato dello stesso Pullara che promuoveva il vaccino anti Covid a favore di malati con patologie gravi.

Una coincidenza? Perché no! Anche questo fa parte della vita.

Ovviamente, pur rimanendo convinti che Pullara sia innocente in tutte le vicende giudiziarie che lo riguardano (ribadiamo, spesse volte nominato e non indagato) nutriamo ragionevoli certezze che la fortuna non faccia parte della sua vita; almeno negli ultimi anni, dopo aver spopolato alle ultime elezioni regionali; qualcosa gira male a suo favore. Anzi, gira esattamente in suo sfavore: non è possibile che nelle ultime grandi inchieste giudiziarie che riguardano soprattutto l’ambito della Sanità e malaffare, il suo nome, per un motivo o per un altro, viene sempre alla ribalta.

Sfortuna, coincidenza, malasorte? Questo non lo sappiamo né siamo in grado di poterlo stabilire.

Almeno noi…

Devo necessariamente infrangere quella che è la prima regola per un giornalista: essere obiettivo, mai di parte, equidistante da tutto e tutti.

Comprendo perfettamente anche che questa prima regola deontologica non sempre viene messa in atto (mi riferisco al panorama mondiale del giornalismo) ma stavolta, almeno io, lo faccio con piena coscienza, sapendo di stravolgere una regola ferrea dalla quale, noi giornalisti non possiamo prescindere.

Non nascondo un grande orgoglio, una grande felicità ed una grande gioia per quello che il mondo intero ha visto stasera in esclusiva su Canale 5: l’intervista di Fabio Marchese Ragona, da marzo nostro Direttore Editoriale, che ha realizzato al Nostro Francesco, di professione Papa!

Eh si, gentili lettori, impossibile non sottolineare che Fabio, tra l’altro mio diretto congiunto, ha realizzato stasera un colpo davvero mondiale.

Non posso entrare nei particolari, ma vi posso assicurare che i motivi che hanno indotto Papa Francesco a scegliere per la prima volta nella storia il nostro Direttore Editoriale, sono davvero straordinari, appartenenti ad un uomo “normale”; quello stesso uomo che, appena nominato capo della cristianità nel mondo, dalla finestra del Vaticano salutò la popolazione con un semplice…buonasera.

Detto ciò, non posso che essere strafelice del fatto che Fabio Marchese Ragona, lo ribadisco ancora, appartenente alla famiglia di sicilia24h.it, sia stato capace di realizzare una intervista che certamente rimarrà nella storia.

Sarà piaciuta, non sarà piaciuta poco importa; il fatto di sedersi ad un metro dal Sommo Pontefice per rivolgergli una serie di domande rappresenta un fatto giornalistico di rarissima (allo stato unica) straordinarietà.

Da dieci anni a Mediaset, ricordo Fabio che spesse volte, giovanissimo, permaneva per più giorni a casa mia; era l’epoca di “Opinioni”; tutte le volte che andavo a registrare una puntata lui veniva sempre con me. Stava zitto per tutta la durata della registrazione, ma era scontato che lui, sin da piccolo, lasciava intravedere che “da grande” avrebbe avuto straordinarie soddisfazioni.

Assicuro che Fabio è andato avanti da solo, non senza difficoltà, dimostrando giorno dopo giorno passione ed amore per la sua professione. Ribadisco un concetto che ritengo non indifferente: da solo.

Stasera il coronamento. Quaranta minuti a tu per tu con Papa Francesco. Quell’uomo, più che un Papa, che e riuscito a farsi apprezzare sin dall’inizio del suo mandato terreno.

Che dire? Orgogliosi di avere Fabio Marchese Ragona come nostro Direttore Editoriale, prima che mio congiunto.

Il resto è solo storia. Storia che stasera Fabio ha saputo scrivere all’intera umanità.

Grazie Direttore, orgogliosi di te!

Sarà anche una coincidenza ma nelle ultime settimane da più parti, gli utenti (che spesso hanno ragione) e dalle amministrazioni comunali (che spesso puntano il dito contro gli altri) sembra essere riservata una certa attenzione al comparto dei rifiuti.

Spesso le amministrazioni comunali, il cui servizio viene gestito dal gruppo Rti, o scappano dinnanzi alle telecamere (vedi il sindaco di Favara Anna Alba) oppure convocano conferenze stampa senza interlocutori; ciò vuol dire che possono sciorinare qualsiasi accusa (sempre nei confronti degli altri) lasciando intuire a chi ascolta che il problema è sempre lo stesso.

Questo giornale ha deciso di sentire anche l’altra campana, almeno per capire meglio e più da vicino se davvero questo gruppo Rti è costituito da persone che sembrano mostri a dieci zampe e con tre teste, oppure…

Uno di questi mostri a dieci zampe è certamente il presidente dell’Iseda, Giancarlo Alongi, presidente dell’azienda capofila della Rti che insieme a Sea e Seap, ha in appalto il servizio.

Presidente Alongi, allora, un mostro con tre teste?

“La ringrazio per la bella etichetta non molto carina; però, alla fine, se ci pensi bene non sarebbe male possedere tre teste. Una, quella più razionale, servirebbe per andare avanti nella normalità; le altre due, magari, pronte a contestare chi ci accusa spesso e volentieri e qualche volta anche con piccole imperfezioni”.

Presidente, usciamo dallo zoo e torniamo in noi.  Può spiegarci quali sono le motivazioni che stanno alla base dei disservizi che vengono segnalati sia dall’utenza che dall’amministrazione comunale?

La causa principale delle inadempienze che ci vengono contestate, è da addebitare al sottodimensionamento del personale operativo. In fase progettuale del bando, infatti, il personale addetto ai servizi è stato calcolato tenendo conto di un numero di utenze da servire inferiore di almeno il 10 per cento rispetto ai numeri reali. Tutto questo comporta oggi la necessità di dover distogliere parte del personale addetto ai servizi accessori, come lo spazzamento o il decespugliamento, per implementare l’organico necessario a garantire il completamento giornaliero del servizio di raccolta”.

Continuiamo sui numeri. Quante persone lavoravano fino a 5 anni fa nel settore dei servizi di igiene urbana ad Agrigento e quante ce ne sono oggi e perchè vennero fatti questi tagli?

“Prima del 2015 c’erano al lavoro circa 175 unità di cui 43 a part-time, con un sistema di raccolta con cassonetti stradali che impegnava giornalmente non più di 40 unità. Oggi ci sono 110 unità operative compresi i part-time con un servizio di raccolta porta a porta, che necessita di almeno 80 operatori.

I tagli vennero fatti perchè l’allora amministrazione comunale, ritenne di equiparare la città di Agrigento a città come Varese, Treviso o Bolzano, città dove la differenziata è partita 30 anni addietro e dove non hanno le stesse problematiche che abbiamo noi”.

A quali problematiche si riferisce?

“Innanzitutto noi viviamo in un contesto, ed è sotto gli occhi di tutti, dove alcune persone, invalidando gli sforzi della maggior parte della popolazione, non si fanno alcuno scrupolo a gettare la spazzatura per strada, a non differenziare i rifiuti o a scaricarla in periferia o nelle piazzole di sosta degli scorrimenti veloci. Quindi l’abbandono indiscriminato dei rifiuti è il primo problema serio che al nord non hanno. In secondo luogo, una città come Agrigento ha il problema dello scerbamento così come in molte città del sud”.

Cioè?

Mentre al nord nelle strade ci sono marciapiedi e scalinate sigillati e viene gettato il sale per non far gelare le strade, (tutti elementi che aiutano a contenere la crescita dell’erba), al sud abbiamo strade non asfaltate, marciapiedi sconnessi, e infiltrazioni di acqua ovunque, tutte componenti che fanno in modo che l’erba cresca alta in tutte le stagioni. Per tagliare l’erba, non potendo usare disserbante vietato per legge, occorre farlo a mano e questo significa che occorre il personale, cosa che diventa difficile visti i tagli. Noi, per spazzare e discerbare tutta la città di Agrigento, che oltre dal centro è composta da tante piccole cittadine, Villaggio Mosè, San Leone, Villaseta, Monserrato, Montaperto, Zingarello, Villaggio La Loggia, Giardina Gallotti e Fontanelle, abbiamo solamente 15 unità operative”.

Un numero bassino…

“Un numero insufficiente direi. Come si fa a tenere sotto controllo un territorio così vasto? A questo si aggiunga che quando abbiamo partecipato a questa gara di appalto, gli impianti di conferimento e smaltimento rifiuti, non erano quelli attuali”.

In che senso non erano quelli attuali?

“Le spiego. All’epoca dell’appalto, il conferimento dell’umido era previsto alla periferia di Agrigento nell’impianto della ditta Giglione. Oggi tale tipologia di rifiuto viene conferita presso la stazione di trasferenza della Seap in territorio di Lercara. La frazione indifferenziata che in precedenza veniva conferita a Siculiana presso l’impianto della Catanzaro Costruzioni, oggi viene portata a Cammarata presso l’impianto della Traina srl. Infine plastica, vetro e carta che venivano portate nella zona industriale di Agrigento alla Progeo, vengono oggi conferite presso l’impianto della Ecoface  srl a Ravanusa. Da qui un aumento esponenziale dei tempi di trasferimento dei rifiuti con impianti a chilometri di distanza da Agrigento e la conseguente necessità di dover impiegare nelle operazioni di trasporto, uomini e mezzi aggiuntivi a scapito, conseguenzialmente, dei servizi ordinari quali ad esempio lo spazzamento meccanizzato. Ma di tutto questo, non si è mai parlato con dovizia”.

Appurato che il servizio è cresciuto economicamente a causa dei costi di smaltimento finale, cosa si può fare a questo punto?

Occorre dare immediatamente il via ad un progetto di creazione di una struttura di impianti che dia la possibilità di abbassare la tassa senza effettuare ulteriori tagli al servizio. Capisco che la realizzazione di impianti non si fa dall’oggi al domani ma occorre iniziare al più presto perchè le conseguenze di conferire i rifiuti lontano dalla città sono nefaste sulla qualità del servizio e sulle bollette dei cittadini. Non si può pretendere di avere una buona qualità dei servizio continuando a fare tagli di personale per risparmiare sui costi finali”.

Tra le “accuse” che vengono mosse alle imprese recentemente, c’è quella di non avere realizzato un’adeguata campagna di sensibilizzazione.

 “Anche su questo aspetto vorrei chiarire alcuni concetti. Evidentemente chi lo dice non ricorda importanti campagne degli anni passati come “Facciamo la cosa giusta” o la più recente “Lo faresti a casa tua”, oppure le giornate ecologiche organizzate nelle scuole agrigentine. A questo proposito possiamo anticipare che a breve partiremo con un’ulteriore campagna di sensibilizzazione in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Agrigento. Se poi le persone si comportano in un certo modo non ci sono campagne di sensibilizzazione che tengano”.

 In che senso?

“Ma secondo lei, se una persona non paga la tassa sui rifiuti e scaraventa la sua spazzatura agli angoli dei marciapiedi o nelle piazzole di sosta, può cambiare idea solo perchè vede uno spot o legge un articolo che invita a non sporcare? Sarebbe molto bello se bastasse questo”.

Ultima domanda, presidente: perchè qui spesso viene contestato e la sua impresa in Lombardia, per fare lo stesso lavoro, è risultata fra le più brillanti del settore?

“Sa che spesse volte mi pongo la stessa domanda?”

 

N.B. Ovviamente questo giornale rimane disponibile per ascoltare anche le altre campane.

Ci sono danni economici e dimostrabili a causa della chiusura obbligatoria delle nostre attività imposta dal DPCM, a seguito dell’emergenza sanitaria. Per questo l’Associazione operatori turistici “Tante Case e Tante Idee” chiede al sindaco Franco Miccichè un sostegno, attraverso l’annullamento della Tari, della tassa della pubblicità, quella di soggiorno e l’abbattimento dell’Imu. Inoltre chiedono una task force.

Richieste importanti queste, ma che in un momento delicato come questo comprendiamo che non possono non essere soddisfatte del tutto. Come manifestato durante un primo incontro con il primo cittadino, ci teniamo a sottolineare che è nostra intenzione essere al suo fianco e venirgli incontro. Riteniamo utile però, che anche l’amministrazione comunale dia un segnale dimostrando con i fatti di tenere a cuore il settore turistico. Sarebbe opportuno che in consiglio comunale si discutesse proprio della sospensione del pagamento della tassa relativa al suolo pubblico.
Inoltre, occorrerebbe trovare soluzioni per i tributi IMU e tari. Della
Tassa di soggiorno ad oggi non beneficia nessuno, né gli ospiti delle strutture e nemmeno le strutture stesse. Sono somme la cui destinazione non è affatto chiara.
La situazione è molto delicata e cominciare con la sospensione della tassa di soggiorno almeno fino al dicembre 2021 sarebbe un segnale importante.

Non poteva non avere ripercussioni drammatiche la vicenda relativa alla nomina dell’ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto, ad assessore regionale in quota Forza Italia.

Una nomina che lascia tutti (o quasi) di stucco; non tanto per Marco Zambuto, persona perbene e seria, assai discutibile dal punto di vista politico.

L’on. Vincenzo Giambrone non aveva bisogno neanche della prima fila per ottenere il giusto premio che merita una persona che da oltre un quarto di secolo è stata al servizio del partito fondato da Berlusconi e che spesse volte ha tolto castagne molto infuocate da situazioni che da solo è riuscito ad arginare.

Lo abbiamo sentito; non è incazzato come qualcuno potrebbe immaginare; è molto, molto amareggiato, deluso ma ancora pronto a dare battaglie in un futuro ancora incerto e tutto da decifrare.

“Voglio conto e ragione – inizia Giambrone – da Miccichè prima e Gallo poi per comprendere il perché di questa scelta scellerata. Marco Zambuto, persona che stimo personalmente, non ha mai avuto nulla a che spartire con Forza Italia; mai una campagna elettorale, né locale, né regionale, né nazionale. Anzi, è stato un politico di sinistra nella qualità di presidente regionale del PD. Ditemi cosa c’entra con Forza Italia? Aggiungo che ancora sono il commissario di Forza Italia e in quanto tale non riconosco la figura di Marco Zambuto”.

Con flemma, ma anche con molta decisione, Vincenzo Giambrone continua: “Gianfranco Miccichè, meno di un anno fa, mi aveva assicurato che sarei stato io l’assessore al primo rimpasto. Ricordo che eravamo nella sua stanza e mentre mi prometteva (una falsa promessa) sul suo onore l’incarico di assessore, batteva il dito sul tavolo!”

Onorevole si è sentito tradito?

“Tradito solo? Umiliato, amareggiato; non posso credere che esistano situazioni così misere all’interno di partito. Ad Agrigento, con Miccichè e Gallo, si perde anche la dignità politica!  Sono 25 anni che servo il partito e questo è il risultato. Avrei preferito come assessore un uomo di partito, non un uomo che nel corso della sua vita politica ha cambiato più partiti che mutande. Questo è davvero scellerato!”

Miccichè, Gallo. La responsabilità su questa decisione?

“Miccichè, come dicevo prima, politicamente non sa cosa significhi la parola onore. Non è un uomo ma soltanto un masculiddu. Non nascondo che in questo anno ho cominciato a sentire un po’ di puzza di letame e i fatti, oggi…

Con Gallo mi legava una amicizia di famiglia; di lui mi sono fidato ciecamente, poi man mano che è passato il tempo ho imparato che nella vita fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio ancora. Oggi mi fido solo di me stesso. Dispiace che l’on. Gallo accetti supinamente le decisioni palermitane senza accennare un briciolo di contesa per una giusta causa. Questo è orribile. Vorrei capire a chi ho dato la mia fiducia personale”.

L’entourage dell’on. Gallo in tutta questa vicenda?

“Quale entourage? Ho ragionevoli certezze che sono stato tradito da tutti. Da alcuni con il silenzio, da altri con molte chiacchiere. Altri amici storici dell’on. Gallo sono scappati via a gambe levate”.

E adesso cosa farà?

“Ci sono anche i miei amici che ho in tutta la provincia che sono delusi e amareggiati per questa triste vicenda. Dovrò incontrare loro, sentirli tutti e poi prendere decisioni sul da fare. Troppe stanze politiche all’interno di Forza Italia agrigentina; inammissibile e inaccettabile. Oggi all’interno di Forza Italia provinciale viene a mancare quella dignità politica che il nostro presidente Berlusconi ha sempre preteso. C’è una vera e propria diseducazione per i valori politici”.

Cosa vuol dire stanze politiche?

“Preferisco la domanda successiva…”

La domanda successiva non l’aspetta, Giambrone riparte da solo. Dice: “Gesù Cristo è stato tradito; Giulio Cesare è stato tradito. Chi ha da intendere intenda…”

Augurare buon anno all’on. Vincenzo Giambrone ci è sembrato il minimo che potessimo fare…

Gioco forza, e contro la mia volontà, mi sono assentato per un periodo relativamente lungo perché sono stato alle Maldive per un periodo di vacanza “forzata”. Comunque, è andata.

Ricomincio a riprendere la mia attività e riapro dopo tanto tempo il mio attrezzo da lavoro: il pc.

Leggo, mi informo; il primo pensiero che mi viene in mente è il seguente: “In questo mese non solo non mi sono perso nulla, ma tutto rimarrà come prima; stesse facce, stessi soggetti, stesso politichese, stessi problemi. Ho solo scoperto oggi, ad esempio, che a Favara, città bistrattata da una cattivissima amministrazione della quale parleremo nei prossimi mesi, a ripulire le strade dalle sporcizie immani ci ha pensato il maltempo e non l’amministrazione guidata da una Anna Alba che riesce a trovare il coraggio di pensare di ricandidarsi alle prossime amministrative. Le piogge torrenziali hanno portato via tutto!

Mi ero fermato qualche giorno dopo l’elezione di Franco Miccichè a sindaco di Agrigento. Non so quanto sia cambiata la qualità, ad esempio, del Consiglio comunale. Una speranza: che Miccichè possa distinguersi dai suoi predecessori.

In Consiglio comunale sembra di rivedere un film già visto. Si è quasi tornati al passato; alcuni consiglieri, pur essendo stati bocciati dal popolo sovrano, si ritrovano seduti in Aula Sollano. Ricordate quando le figure politiche istituzionali si creavano dentro le segreterie politiche?

Poco importa se invece di entrare dalla porta principale si è entrati dallo sgabuzzino; l’importante è essere li. Certo, la volontà dell’elettore che vorrebbe scegliere i propri rappresentanti va a farsi benedire. E questa è una cosa orribile.

Vedo gente che dopo 20 anni è tornata “a fare politica” (ammesso che abbia mai finito…) seduta in Consiglio comunale, con sorrisi più preoccupanti che beneauguranti. E poi, i litigi, le smanie, gli spunnapedi per accaparrarsi una commissione, un sottogoverno, un incarico qualsiasi. Scene raccapriccianti già viste, trite e ritrite.

Essere fiduciosi in queste condizioni ci può stare?

Nel frattempo, in più ampie vedute politiche, assistiamo imperterriti ad un rinato (da che cosa?) onorevole Carmelo Pullara che “suggerisce” al presidente della Regione di nominare al più presto “un assessore agrigentino in Giunta”; Pullara, mastodontico, va anche oltre: ha i nomi pronti per occupare la poltrona assessoriale. Detta così: “O la Margherita della Valle del Belice o, nella peggiore (o migliore?) delle ipotesi, la saracena Giusy (sfruttando al massimo la ratio delle “quote rosa”).

Roba da matti! Defenestrato dagli Autonomisti, attualmente in cerca di autore, Pullara è componente di quella commissione regionale alla Sanità nella quale fanno parte altri onorevoli agrigentini: La Margherita di cui sopra (che per di più è anche la presidente) e l’agrigentino onorevole Gallo.

Pullara suggerisce, sfiata, nomina, sostiene, ammutta; cerca di stare in gioco o vuol mostrare ancora una forza che, francamente, pochi vedono. Il naufragio di Onda e Noi non lo scalfisce minimamente. Dimentica anche che il primo de profundis dovrebbe recitarlo per lui, visto che nella qualità di vicepresidente della commissione più importante regionale, insieme ai suoi omologhi Gallo e la Rocca Ruvolo, non è stato capace di smuovere un solo dito per migliorare una sanità agrigentina sempre di più allo sfascio.

In attesa di capire cosa vorrà fare da grande Carmelo Pullara, anche sirene forziste reclamano un assessorato a Nello Musumeci. Si, anche quel che rimane di Forza Italia (che si sente rinvigorita dagli ultimi ingressi). Faccia tosta, ma purtroppo è così.

Ci sono meriti prestigiosi o deve esserci per forza una spartizione? Stiamo cercando una sola motivazione per la quale Forza Italia provinciale (e il suo moderno e straordinario gruppo) chiede a viva voce un posto in Giunta. C’è qualcosa da ricordare?

Forse si. Ci si ricorda il silenzio assoluto. La pagina bianca (cioè senza nulla scritto) fra le più buie della storia politica agrigentina.

A presto.

Agrigento cambia, Agrigento ha  un nuovo sindaco. Si chiama Franco Miccichè, medico di professione, adesso primo cittadino di una città difficile da amministrare come quella di Agrigento.

Lillo Firetto esce di scena. Esce a testa alta, esce senza recriminazioni, senza pentimenti, pronto a poter rifare tutto quello che ha fatto. Ma i giochi, purtroppo, ormai sono fatti.  Firetto ci ha abituati a vedere una città diversa, più organizzata, più completa nei suoi punti strategici. Ha valorizzato non poco il centro storico, ha centrato alcune pedine da mettere nel posto giusto. Non è stato come i sindaci precedenti che non hanno fatto nulla, anzi solo danni. Il predecessore di Firetto si ricorda solo per un’opera realizzata a San Leone: un disastro. Poi il nulla, zero totale. Non faceva altro che dire…no ci sono soldi. Bene, così non si può amministrare. Lui è voluto rimanere, ma i risultati sono stati disastrosi.

Con Firetto la città ha visto qualche miglioria; una serie di piazze, nuove geometrie, e nuovi spazi per tutti, grandi e bambini. Ha lasciato a desiderare, però la questione spazzatura. Firetto si è trovato nel bel mezzo di un cambiamento radicale per quanto riguarda i rifiuti e la pulizia della città. Ha pagato lo scotto di un cambiamento che spesse volte lo ha messo in difficoltà

A Firetto l’onore di non avere dichiarato il dissesto, nonostante un debito lasciato dalla precedente amministrazione non di poco conto. E’ andato avanti, a testa bassa, con quello che poteva fare. Certo, poteva fare di più. A Roma e a Bruxelles poteva attingere più di qualche soldo, non ci è riuscito. Forse non si è circondato di quelle figure decise, preparate, pronte ad andare ad attingere soldi a destra e a manca.

Da questo elemento vogliamo ripartire con speranza. Franco Miccichè ha imperniato la sua campagna elettorale sui soldi che Firetto non è riuscito a recuperare. Qui iniziano i veri dolori per il nuovo amministratore della Città dei Templi.

Miccichè deve scrollarsi di quella etichetta che per alcuni avversari è stata un cavallo di battaglia: è un buono, timido, troppo debole per amministrare una città come Agrigento. Ora occorre soltanto tirare fuori i maroni. Franco Miccichè si è messo in gioco. Chiangimestra questa città non ne ha bisogno; occorre solo lavorare, lavorare, lavorare.

Un consiglio al nuovo sindaco: stia attento ai tragediatori, ai miserabili, ai ruffiani. Ricordiamo, per dovere di cronaca, che fino a 15 giorni addietro gli avversari politici vedevano in Miccichè un cancro da abbattere, lui e quel Di Mauro che ha avuto la forza, il coraggio e la straordinaria lungimiranza nel carpire (differente da capire…) che il medico agrigentino fosse la persona giusta. Ci è riuscito, i numeri sono numeri. Questo è il capolavoro di Di Mauro. Chapeau.

L’accozzaglia di inciuci post primo voto è solo preoccupante. Gli sconfitti hanno cominciato a leccare e sbavare a favore di Miccichè. Non potevano perdere u sceccu cu tutti i carrubbi; e allora, quasi per incanto, ecco Miccichè e Di Mauro diventare i migliori di tutti, il massimo, il buon governo e le persone ideali per amministrare. Schifo dello schifo dello schifo. E non si vergognano!

Si ricorda, ai poveri di memoria, che uomini e partiti che si sono accodati alla causa Miccichè-Di Mauro nell’ultimo vagone dell’ultimo treno dopo il primo turno, che il loro apparentamento ha creato solo danni al gruppo Miccichè-Di Mauro. Le gente sussurrava: “noi non li abbiamo voluti e loro rientrano con la tracotanza! Non andiamo a votare”.

I voti per Miccichè sarebbero stati molti di più se Forza Italia, Diventerà Bellissima, e Fratelli d’Italia fossero rimasti fuori dalla partita, accettando una sconfitta che il popolo sovrano aveva conclamato; molta gente è rimasta schifata da apparentamenti di volgarissimo gusto. Del resto la gente, nel primo turno, aveva già deciso. E molta gente è rimasta a casa, a scapito di Miccichè, politica più bella di tutti i tempi. Ricordiamo a questi signori, accodati nell’ultimo vagone dell’ultimo treno, che il loro apporto aveva creato una serie di ostacoli al cammino di Miccichè. Forse, oggi, il dottor Franco avrebbe preso più voti senza l’apporto (???) di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Diventerà Bellissima.

Pensate, gentili lettori, che oggi figurano assessori della Giunta Miccichè che la popolazione ha bocciato sonoramente. Entrano consiglieri comunali che il popolo ha bocciato sonoramente. Lo sporco coefficiente degli apparentamenti costringe a far rinascere persone che la città aveva defenestrato con il più sacrosanto dei diritti: il voto.

Punteremo l’attenzione proprio su questi soggetti, che prima vedevano in Di Mauro e Miccichè il male oscuro e adesso, pur di avere un briciolo di visibilità, sono stati costretti a umiliarsi e prostrarsi pur di rimanere a galla. La città di Agrigento di questi partiti e di questi uomini non ha bisogno. Confidiamo sul lavoro portato avanti dal gruppo Miccichè. I bocciati, rientrati dalla porta secondaria, mettono paura. Forza Italia principalmente, Diventerà Bellissima, Fratelli d’Italia e gli altri (che adesso fanno gli auguri al muovo sindaco dopo averlo vituperato) sono in agguato, pronti ad azzannare qualsiasi respiro alla amministrazione vincente. Lo ribadiamo, loro non hanno vinto, sono stati bocciati; è la legge elettorale che li riqualifica, li rimette in campo, li riorganizza.

Calma, calma. La gente ha cercato di tenerli lontani dall’amministrare. Adesso si devono fare i conti con la realtà, dura, amara, cruda. Altro che assessori e consiglieri trombati che riemergono dal nulla. Miccichè dovrà guardarsi prima di tutto da questa gente, dai loro partiti, dai loro padrini.

Ribadendo gli auguri a Franco Miccichè, nello stesso tempo assicuriamo al primo cittadino che saremo vicini a lui per essere, nello stesso tempo, vicini alla città. Il nostro mezzo di comunicazione sarà pronto a smascherare i falsi, i tragediatori, gli accattoni, i questuanti di un assessorato, di un incarico, di un posto al Civico consesso, di un sottogoverno, di un qualcosa che li tiene a galla.

Buon lavoro, Sindaco!