Home / Articoli pubblicati daLelio Castaldo

Agrigento cambia, Agrigento ha  un nuovo sindaco. Si chiama Franco Miccichè, medico di professione, adesso primo cittadino di una città difficile da amministrare come quella di Agrigento.

Lillo Firetto esce di scena. Esce a testa alta, esce senza recriminazioni, senza pentimenti, pronto a poter rifare tutto quello che ha fatto. Ma i giochi, purtroppo, ormai sono fatti.  Firetto ci ha abituati a vedere una città diversa, più organizzata, più completa nei suoi punti strategici. Ha valorizzato non poco il centro storico, ha centrato alcune pedine da mettere nel posto giusto. Non è stato come i sindaci precedenti che non hanno fatto nulla, anzi solo danni. Il predecessore di Firetto si ricorda solo per un’opera realizzata a San Leone: un disastro. Poi il nulla, zero totale. Non faceva altro che dire…no ci sono soldi. Bene, così non si può amministrare. Lui è voluto rimanere, ma i risultati sono stati disastrosi.

Con Firetto la città ha visto qualche miglioria; una serie di piazze, nuove geometrie, e nuovi spazi per tutti, grandi e bambini. Ha lasciato a desiderare, però la questione spazzatura. Firetto si è trovato nel bel mezzo di un cambiamento radicale per quanto riguarda i rifiuti e la pulizia della città. Ha pagato lo scotto di un cambiamento che spesse volte lo ha messo in difficoltà

A Firetto l’onore di non avere dichiarato il dissesto, nonostante un debito lasciato dalla precedente amministrazione non di poco conto. E’ andato avanti, a testa bassa, con quello che poteva fare. Certo, poteva fare di più. A Roma e a Bruxelles poteva attingere più di qualche soldo, non ci è riuscito. Forse non si è circondato di quelle figure decise, preparate, pronte ad andare ad attingere soldi a destra e a manca.

Da questo elemento vogliamo ripartire con speranza. Franco Miccichè ha imperniato la sua campagna elettorale sui soldi che Firetto non è riuscito a recuperare. Qui iniziano i veri dolori per il nuovo amministratore della Città dei Templi.

Miccichè deve scrollarsi di quella etichetta che per alcuni avversari è stata un cavallo di battaglia: è un buono, timido, troppo debole per amministrare una città come Agrigento. Ora occorre soltanto tirare fuori i maroni. Franco Miccichè si è messo in gioco. Chiangimestra questa città non ne ha bisogno; occorre solo lavorare, lavorare, lavorare.

Un consiglio al nuovo sindaco: stia attento ai tragediatori, ai miserabili, ai ruffiani. Ricordiamo, per dovere di cronaca, che fino a 15 giorni addietro gli avversari politici vedevano in Miccichè un cancro da abbattere, lui e quel Di Mauro che ha avuto la forza, il coraggio e la straordinaria lungimiranza nel carpire (differente da capire…) che il medico agrigentino fosse la persona giusta. Ci è riuscito, i numeri sono numeri. Questo è il capolavoro di Di Mauro. Chapeau.

L’accozzaglia di inciuci post primo voto è solo preoccupante. Gli sconfitti hanno cominciato a leccare e sbavare a favore di Miccichè. Non potevano perdere u sceccu cu tutti i carrubbi; e allora, quasi per incanto, ecco Miccichè e Di Mauro diventare i migliori di tutti, il massimo, il buon governo e le persone ideali per amministrare. Schifo dello schifo dello schifo. E non si vergognano!

Si ricorda, ai poveri di memoria, che uomini e partiti che si sono accodati alla causa Miccichè-Di Mauro nell’ultimo vagone dell’ultimo treno dopo il primo turno, che il loro apparentamento ha creato solo danni al gruppo Miccichè-Di Mauro. Le gente sussurrava: “noi non li abbiamo voluti e loro rientrano con la tracotanza! Non andiamo a votare”.

I voti per Miccichè sarebbero stati molti di più se Forza Italia, Diventerà Bellissima, e Fratelli d’Italia fossero rimasti fuori dalla partita, accettando una sconfitta che il popolo sovrano aveva conclamato; molta gente è rimasta schifata da apparentamenti di volgarissimo gusto. Del resto la gente, nel primo turno, aveva già deciso. E molta gente è rimasta a casa, a scapito di Miccichè, politica più bella di tutti i tempi. Ricordiamo a questi signori, accodati nell’ultimo vagone dell’ultimo treno, che il loro apporto aveva creato una serie di ostacoli al cammino di Miccichè. Forse, oggi, il dottor Franco avrebbe preso più voti senza l’apporto (???) di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Diventerà Bellissima.

Pensate, gentili lettori, che oggi figurano assessori della Giunta Miccichè che la popolazione ha bocciato sonoramente. Entrano consiglieri comunali che il popolo ha bocciato sonoramente. Lo sporco coefficiente degli apparentamenti costringe a far rinascere persone che la città aveva defenestrato con il più sacrosanto dei diritti: il voto.

Punteremo l’attenzione proprio su questi soggetti, che prima vedevano in Di Mauro e Miccichè il male oscuro e adesso, pur di avere un briciolo di visibilità, sono stati costretti a umiliarsi e prostrarsi pur di rimanere a galla. La città di Agrigento di questi partiti e di questi uomini non ha bisogno. Confidiamo sul lavoro portato avanti dal gruppo Miccichè. I bocciati, rientrati dalla porta secondaria, mettono paura. Forza Italia principalmente, Diventerà Bellissima, Fratelli d’Italia e gli altri (che adesso fanno gli auguri al muovo sindaco dopo averlo vituperato) sono in agguato, pronti ad azzannare qualsiasi respiro alla amministrazione vincente. Lo ribadiamo, loro non hanno vinto, sono stati bocciati; è la legge elettorale che li riqualifica, li rimette in campo, li riorganizza.

Calma, calma. La gente ha cercato di tenerli lontani dall’amministrare. Adesso si devono fare i conti con la realtà, dura, amara, cruda. Altro che assessori e consiglieri trombati che riemergono dal nulla. Miccichè dovrà guardarsi prima di tutto da questa gente, dai loro partiti, dai loro padrini.

Ribadendo gli auguri a Franco Miccichè, nello stesso tempo assicuriamo al primo cittadino che saremo vicini a lui per essere, nello stesso tempo, vicini alla città. Il nostro mezzo di comunicazione sarà pronto a smascherare i falsi, i tragediatori, gli accattoni, i questuanti di un assessorato, di un incarico, di un posto al Civico consesso, di un sottogoverno, di un qualcosa che li tiene a galla.

Buon lavoro, Sindaco!

“Il grido d’allarme del sindaco di Agrigento Lillo Firetto non è isolato. Porteremo la questione all’attenzione della Commissione Salute all’Ars, meravigliandoci dell’assordante silenzio”.

Anche io, come dichiara Firetto , non ci sto “Qual’e’ la risposta all’emergenza? Se dei malati più gravi del focolaio dell’Rsa di Sambuca di Sicilia sono stati trasferiti nell’ospedale di Agrigento e ora è al completo il prossimo malato dove sarà curato? La situazione è gravissima e comprendo la preoccupazione di Firetto e il suo grido d’allarme non è sicuramente isolato .Porteremo -annuncia Pullara- la questione martedì prossimo 20 ottobre al tavolo della sesta commissione all’Ars alla presenza dell’Assessore Razza e i componenti del comitato scientifico per l’emergenza Covid. Chiederò quale sia l’azione da mettere in campo per affrontare il dilagare dei contagi con il conseguente esaurimento dei posti in terapia intensiva specie nel nostro ospedale di Agrigento”.

Incredibile ma vero! Non siamo su scherzi a parte, ciò che state leggendo corrisponde alla pura e sana verità.

Chi scrive queste frasi drammatiche? Un comune paziente da ricoverare in ospedale? NO! Un paziente affetto da Covid 19 che non sa cosa fare e dove andare? NO! Una delle persone anziane colpite dal coronavirus nell’Rsa di Sambuca? NO! Una persona colpita da una bronchite? NO! Chi sarà costui che abbraccia senza alcun interesse l’appello del sindaco di Agrigento?

Presto serviti. Chi scrive è colui il quale avrebbe dovuto risolvere da almeno otto mesi i problemi che egli stesso pone, ovvero l’on. Carmelo Pullara, vicepresidente della Commissione regionale alla Sanità, dove insistono altri due onorevoli che nulla hanno fatto per la questione sanitaria agrigentina: La Margherita La Rocca Ruvolo e l’on. Riccardo Gallo. La prima presidente della commissione, il secondo componente della stessa commissione.

Anche in questo caso l’on. Pullara, non riesce a provare un briciolo di vergogna per le parole appena profferite in un misero comunicato stampa nel quale l’unico valore che lo stesso Pullara avrebbe voluto dare al suo “portentoso scritto” è quello di fornire un piccolo aiutino elettorale al suo candidato sindaco Lillo Firetto.

Parla come se fosse un estraneo, come se fosse un falegname, un fabbro, un muratore, come se a lui il problema non lo interessasse in prima persona. Ha dimenticato che sono otto mesi che non fa una mazza per la Sanità agrigentina, sin da quando nel nosocomio agrigentino si è scoperto che nell’anno del Signore 2020 si può morire ancora di malaria. Loredana Guida: purtroppo questo nome ancora oggi non riesce a scalfire minimamente le coscienze dell’assessore regionale Razza e di tutta la commissione regionale Sanità.

Lui “porterà in commissione la questione del caso”, ha scritto nel comunicato odierno. Cioè a casa sua!!! Ed ecco l’atroce sospetto: ma Pullara sa di appartenere alla commissione Sanitò o no?

Torniamo indietro. Scoppiò il caso, tutti mortificati, commossi e colpiti dal dolore per la perdita della cara collega. Presto Agrigento avrà il reparto di malattie infettive; faremo questo, faremo quello, tu chi mi dasti e iu chi ti detti. Bla bla bla, bla bla bla. Dove è il reparto di malattie infettive? Dove sono i percorsi anti Covid all’ospedale San Giovanni di Dio? Dove sono i posti letto in terapia intensiva? Dove andrebbe ricoverato, stasera, un paziente affetto da Covid 19?

Nel nosocomio agrigentino tutto è uno schifo. Nei prossimi giorni documenteremo una situazione talmente imbarazzante che lor signori componenti della commissione Sanità dovrebbero quantomeno dimettersi in meno di 5 secondi e l’assessore regionale Ruggero Razza dovrebbe cambiare mestiere.

E’ bagarre. Firetto, principale autorità sanitaria agrigentina, ha espresso la sua preoccupazione dopo l’inferno accaduto questa notte; i casi di Sambuca di Sicilia sono emblematici, preoccupanti, sconcertanti.

Ovvio che viene naturale chiedere all’on. Carmelo Pullara, componente della commissione Sanità, cosa ha fatto dal gennaio scorso, quando perse la vita Loredana Guida affetta da malaria? E il suo presidente della stessa commissione Margherita La Rocca Ruvolo, e il suo componente Riccardo Gallo? Tutti della provincia di Agrigento!

Oggi (ma tu guarda che coincidenza) in piena campagna elettorale, l’ex baronetto di Licata esce con un comunicato stampa da rabbrividire. Non si vergogna, non prova rossore, non riesce a recitare il mea culpa. Dove sono i posti in terapia intensiva contro il Covid all’ospedale di Agrigento? Dove sono i percorsi anti Covid? A che punto sono i lavori dell’ospedale di Ribera? Avete mosso un dito da quando è scoppiata l’emergenza Covid?

E’ un nostro sacrosanto diritto chiedere all’on. Pullara dove sia stato in questi lunghi otto mesi quando la Sanità agrigentina avrebbe dovuto avere il massimo apporto, prima dall’assessore Razza e poi da voi, componenti della Commissione Sanità?

Perchè Pullara oggi si scaglia contro Zappia, direttore generale Asp, che si è insediato da appena due mesi?

Non è assolutamente tollerabile che l’on. Pullara, come fanno i babaluci dopu ca chiovi, possa uscire in questo modo senza che si chieda egli stesso cosa abbia fatto in questi otto mesi, certamente molto prima dall’avvento del dott. Zappia?

Una volgare e misera azione politica in un momento delicato come quello odierno?

Pullà, parlamuni chiaru: hai fatto parte, nella qualità di Capo Provveditore all’Asp di Agrigento, quando a dirigere la Sanità agrigentina c’era il più chiacchierato direttore generale di tutta Italia, Lucio, Salvador Ficarra il quale, forse anche con la tua complicità, si è vantato di aver lasciato l’Asp agrigentina con un bilancio attivo di 18 milioni. Poco importa se poi nei reparti mancavano coperte, cuscini e garze. E in epoca Covid? Rircordi, Carmè, che mancavano guanti e mascherine? E tu unni eratu? Chi facivatu?

No, Pullara, non ci siamo. Non pensare di abbindolare il popolo perché i tempi delle favole sono finiti da un pezzo. La salute è un bene di tutti. Pullara dica a tutti noi, cosa si sarebbe potuto fare per l’ospedale di Agrigento con 18 milioni di euro in più che invece, unitamente al Ficarra, avete lasciato nel cassetto? Meritavate un premio, un incentivo, un cotillons?  Quei soldi risparmiati, grazie alle vostre straordinarie virtù, a scapito di chi?

Certo, adesso il Direttore Generale dell’Asp dovrà avere il suo gran da fare. A Zappia, prima che viene surclassato da una classe politica che della Sanità ne ha fatto una fortuna, diamo un consiglio: controlli l’ospedale di Agrigento e vedrà che non c’è una sola cosa al suo posto; si piazzi con una tenda a Ribera per far ultimare nel più breve tempo possibile i lavori per la trasformazione in unità Covid; è possibile che stanotte tre dei sei vecchietti colpiti dal Covid in quel di Sambuca, prima vengono trasferiti ad Agrigento e poi, causa pienone, vengono ritrasportati a Sciacca? Nello Sri Lanka non crediamo possano accadere simili episodi.  Non aspetti altri morti, esigenze politiche e situazioni di circostanza per mettere in atto il suo operato.

Non segua le dichiarazioni di Pullara, vada avanti, vada oltre.

Pullara, taliami nell’occhi: vergognati!

Povera campagna elettorale agrigentina.

Fino ad ora i due candidati sindaco alle prossime amministrative di Agrigento, Lillo Firetto e Franco Miccichè, erano stati buoni, quanto meno apparentemente.

Firetto gran signore, Miccichè quantomeno altrettanto.

Sono bastate alcune uscite sui cortili preferiti da chi non ha altro da fare nella vita, cioè su facebook e roba varia, per scatenare un vero e proprio putiferio generato e fatto degenerare da alcuni supporter dei due contendenti alla poltrona di primo cittadino di Palazzo dei Giganti.

Qualcuno ha perso una memorabile occasione per stare zitto; ma è più forte di ogni altra cosa. Scrivere e offendere gli avversari con contumelie e accuse gratuite, in modo scomposto e con odio personale è roba veramente da piccoli figuri.

Miccichè, candidato di un Centro Destra che invece di unire disunisce, ha dovuto replicare ad una serie di attacchi pervenuti da uno specifico gruppo dopo una “postata” rimasta on line per pochi minuti. Di tutto, di più; poi il contrario di tutto. E il mansueto dott. Franco ha dovuto rettificare e precisare.

Dall’altra sponda, Lillo Firetto, da sempre compassato e in ordine; ha dovuto sfoderare qualche barlume di un Firetto sconosciuto a seguito di un replicare, sempre attraverso i cortili di facebook, scomposto e non certo degno della sua persona. O, almeno, non eravamo mai abituati a vederlo reagire in questo modo.

Il tutto causato da una supporter dello stesso primo cittadino la quale, non avendo altro da fare, gioisce a passare il proprio tempo a sciorinare idiozie in quel cortile che comunemente si chiama social.

Ed ecco che viene a mancare in modo palese quel lume della ragione, quel bon ton che da sempre eravamo abituati a vedere ed ascoltare. Sarà stata tutta apparenza?

Una supporter, una dichiarazione, un caos; una frase profferita da una persona che per una regola naturale avrebbe dovuto seguire altri istinti.

Non c’è cosa più bella per una donna che allattare, tirare fuori una mammella e dare vita alla propria creatura. Ed invece no; la natura si snatura, è viziata, è controcorrente.  Forse è più bello mungere che allattare…

E’ la vita, lo sappiamo bene. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, con gli orrori e gli errori, con le contrapposizioni e le contraddizioni.

La figura avrebbe fatto meglio a stare zitta. Solo lo smemorato di Collegno la frega in fatto di memoria. Poi viene lei, unica e inscindibile persona attaccata al potere, alla politica, senza mai aver lavorato per meriti propri, a scapito di persone magari più bisognose. Donna per tutte le stagioni, camaleontica a seconda delle esigenze “politiche”. Sciorina, sproloquia. Trova la forza di parlare di “rapporti fiduciari” senza provare un briciolo di vergogna. La concitazione della favela, dell’ars oratoria, le fa perdere il lume della ragione. Non capisce lei stessa ciò che dice.

In questo momento apprendiamo che anche “lui” scende in campo. Ma è peggio di lei.  E anche lui, nel perdere una clamorosa occasione per stare zitto, non riesce a vergognarsi.

Nella vita si vince, si perde. Lei (loro) non sa (sanno) perdere. Forse percepisce (percepiscono) che la “minneddra” dalla quale ha (hanno) sempre attinto (con politici diversi) sta per svuotarsi, perché il latte prima o poi, finisce.

Si nasce, si muore.

Lei (e lui) non riesce (riescono) a rassegnarsi…

Firetto Miccichè, scontro tra giganti. Non proprio.

Tutto come previsto o quasi. Ci si aspettava di più dal sindaco uscente Lillo Firetto che però, ahimè, ha forse (e non solo lui…) ha fatto male i conti con la realtà.

Miccichè gli da’ un sacco di voti di scarto e il primo Lillo (ma non è l’unico) rimane assai sorpreso.

Ovvio. Sindaco uscente, lui dichiara che “anche i sindaci uscenti pagano i loro prezzi”, e, quindi, il rischio che si deve correre è anche questo. Lui, Firetto, lo corre, lo investe in pieno e adesso, per certi versi, ne paga le conseguenze; paga forse a caro prezzo, perché oggettivamente i conti mentali sciorinati dai “proprietari della verità” erano ben altri.

Del resto ogni candidato del quasi 500 aveva perso la testa, si era ubriacato; non aveva meno di 500 voti! Numeri di una città di 14 milioni di abitanti! New York!

La realtà è ben altra e te ne accorgi solo quando smetti di sognare e apri bene gli occhi. Bocciati inesorabilmente, esclusi, allontanati ma soprattutto “schifiati” dai cittadini.

E adesso? Altri 15 giorni di bordelli, incontri, accordi, sotterfugi, anomalie, tragedie, violenze, meschinità, minacce, testate, occhiali rotti. “Il popolo non mi ha voluto, ma io devo esserci a tutti i costi. Il mio piattino non può rimanere vuoto”, penserà qualcuno.

I tempi regolari sono finiti. Adesso si va ai supplementari e la battaglia si fa ancora più aspra, stancante, difficile.

Miccichè rientra in tutto questo gioco e lo fa a gamba tesa, forse anche a sua insaputa. I numeri sono numeri, incontrovertibili. Le chiacchiere servono solo per passare un quarto d’ora a Porta di Ponte o mentre sei dal barbiere pronto ad azzannarti i capelli.

Che succede adesso? I perdenti, i bocciati, i non voluti dagli agrigentini, i tragediatori, come faranno a rientrare dalla porta secondaria?

Girgenti ha scelto, i giurgiuntani anche. Un pizzico in più di Franco Miccichè e qualcosa di Lillo Firetto. Il resto a casa, via dai maroni perchè si ha la necessità di provare altri lidi. Certo, Firetto non è l’ultimo arrivato, ha governato questi 5 anni e la gente saprà sciegliere. Ed ecco, adesso, l’evolversi dei rapporti incestuosi, snaturati, miseri, inusuali.

Nessuno dei perdenti, da Forza Italia a Fratelli d’Italia, vuol rimanere fuori dalla partita. Bocciati dal popolo sovrano, vogliono e pretendono a tutti i costi una fetta di torta da spartire, al di la di quello che è stato il risultato. Occorre mettere le mani nella marmellata. Il tutto a scapito degli agrigentini.

Firetto e Miccichè (e Di Mauro…), fino a ieri avvolti dalla peggiore scabbia e dal Covid 19, erano da tenere lontano dalla portata degli adulti; oggi, per incanto, son diventati dei gustosi bocconcini alla crema da gustare e inghiottiti in un sol boccone. Piattino in mano, i “grandi partiti”  cacciati via dalla gente, tremano, fervono, leccano, miserano, minacciano e pretendono: “Compà, fratè, ti dugnu i me voti, chi c’è pi mia?”

Corsi di formazione, sottogoverni, un Voltano qualsiasi, un assessorato, una presidenza, un salvagente che li faccia rimanere a galla, come gli stronzi però! I lecchini di turno, adesso, si scateneranno. Un incarico è sempre un incarico!

Non è questa la politica, purtroppo. La politica è tutt’altra cosa e quando si perde non si deve più sperare nei tempi supplementari. Si esce di scena, alla ricerca di altri lidi, come i topi di fogna, nella speranza che il popolo, quello serio ed onesto, non metta in atto una disinfestazione totale e generale tanto da abbattere questo triste film, visto e rivisto tante volte. Non deve essere dimenticato che tra i questuanti con il piattino in mano spiccano i ricattatori, i violenti, gli aggressori e i delinquenti. E questo la magistratura lo sa bene. Altro che servizi segreti!

Nei prossimi giorni vi sveleremo, tra i perdenti, chi sarà il più accattone dei partiti che vorrà riempire le proprie tasche delle miserie della gente bisognosa, onesta, perbene; quella che crede ancora che i tragediatori non esistono più.

Invece di scappare via da una città che li ha sonoramente bocciati, adesso leccano, questuano, pietiscono, sono proni. Lo schifo più totale.

MISERABILI.

N.B. Si è rivisto in tv, dopo due mesi, l’onorevole Michelino Sodano, forse dei 5stelle. Ha parlato di governo centrale e piattaforma Rousseau. Un plauso a lui per come ha supportato la candidatura a sindaco di Marcella Carlisi.

Arrivano le nubi, spariscono le stelle…

Non c’è cosa peggiore di chi, essendo fuori mestiere, vuole inculcare ad un altro un mestiere che non conosce.

Il duro attacco alla stampa di Favara (ovviamente questa redazione è vicina ai colleghi) perpetrato da parte del Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo “Bersagliere Urso Mendola” ci è parso tanto antipatico quanto inutile.

La vicenda riguarda una scritta apparsa sul muro della scuola di cui sopra, razzista certamente, che, oltre all’universo mondo, ha attirato anche il comparto giornalistico.

E qualche collega dei media di Favara ha “osato” scrivere la notizia (perché è doveroso ricordare alla Dirigente che noi facciamo anche cronaca) senza chiedere il permesso a lei!

Antipatico, davvero molto antipatico. Forse la Dirigente Rosetta Morreale ha scambiato i giornalisti per suoi allievi, per i suoi insegnanti, per il personale Ata e persino per il custode del plesso scolastico. C’è anche un’altra ipotesi: avrà scambiato l’Istituto scolastico per casa sua?

No, esimio Dirigente, noi per pubblicare una notizia avvisiamo, semmai, il nostro Direttore. E lei, ovviamente, non lo è: è e rimane il Dirigente scolastico di una delle milioni di scuole italiane che nulla ha a che vedere con il nostro lavoro.

Noi facciamo il nostro, che è quello di documentare, informare, cercare la verità in ogni notizia, rendere edotti i propri lettori nel massimo rispetto della lealtà e trasparenza. Pubblicando la foto con quella scritta e raccontare l’accaduto è compito nostro, non suo! Faccia il suo di lavoro, e si sforzi al massimo di farlo bene, come fa ogni giornalista. Il “rimproverino” da Preside, per usare un termine che un tempo incuteva timore, oggi non è più di moda (come facevano una volta le maestrine con le bacchette in mano…). Guardiamoci tutti negli occhi, lo faccia con coscienza, e come per incanto anche lei scoprirà che alla fine siamo tutti Dirigenti: a casa, a scuola, in ufficio, al supermercato, al cinema, ovunque.

Lei, semmai, ha svolto meravigliosamente quello che era, nella circostanza, il suo compito: far cancellare immediatamente quella scritta razzista.

Quello lo ha saputo fare bene.

Brava, continui così.

Non ce l’ha fatta la donna ottantenne rimasta coinvolta nell’incidente accaduto in via Valverde. Già dal primo momento dello schianto le condizioni di Accursia Alba, 80 anni, erano apparse subito gravi. Era in coma dallo scorso 9 settembre, stanotte è deceduta. Era rimasta ferita mercoledì della scorsa settimana.

Appena uscita dalle Giummare, dove aveva assistito alla santa messa insieme ad un’amica, era stata investita da una moto di grossa cilindrata. Ferita in maniera fortunatamente non grave nell’incidente, anche l’altra donna. Ricoverata al reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sciacca, non ha mai più ripreso conoscenza.

Sull’episodio è tuttora aperta un’indagine. La procura della Repubblica di Sciacca sta vagliando adesso la posizione del conducente della moto.

Dopo la Statale 115, adesso tocca alle martoriate strade del centro cittadino essere “ritoccate” in vista della tapa del Giro d’Italia in programma il 4 ottobre. Domani inizieranno i lavori di pavimentazione delle strade della città di Agrigento. Per consentire l’esecuzione dei lavori, da domani e sino a cessata necessità, il tratto stradale compreso tra via Crescente, la passeggiata Archeologica e via Crispi, sino a raggiungere piazza Vittorio Emanuele, sarà “a traffico limitato”, come da ordinanza del Comune di Agrigento.
“Ho avuto modo di apprezzare la disponibilità e la professionalità dei funzionari incaricati – afferma il Capo del Genio Civile Rino La Mendola – che stanno facendo di tutto per riuscire ad eseguire i lavori entro la fine del mese e quindi in tempo per il passaggio del giro di Italia. In pochi giorni, hanno redatto il progetto, acquisito i pareri e proceduto alla verifica e validazione dello stesso progetto, consentendo un immediato avvio dei lavori”.
“Puntiamo sulla pazienza dei cittadini – spiega La Mendola – per i disagi che dovranno affrontare durante le prossime due settimane, a causa del traffico limitato in zone nevralgiche della città. Al fine di ridurre il tempo di esecuzione dei lavori e quindi i disagi per i cittadini, abbiamo prescritto alla ditta esecutrice di lavorare anche nei giorni festivi”. I lavori, che sono stati finanziati dal Governo Musumeci con delibera 370 dello scorso 3 settembre. Nel dettaglio gli operai si occuperanno della scarificazione della vecchia pavimentazione stradale, nella sistemazione dei tombini, che in atto non sono allineati alla superficie stradale e nella ripavimentazione con apposito tappetino bituminoso di usura, che garantirà una superficie particolarmente idonea al transito ciclistico.

E così è scoccata l’ora x. Da oggi dobbiamo friggerci con questo olio, che sia di oliva o di semi vari. Da oggi in poi l’unica mossa possibile è che qualcuno possa solo dire…mi ritiro. Di altro non si potrà più fare.

E siccome, essendo ad Agrigento ed essendo governati in questa città da eminenti e degni figli di Wiliam Shakespeare non escludiamo che tale evenienza possa accadere. Costi quel che costi e con qualsiasi mezzo, dal ricatto alla minaccia, dalle aggressioni fisiche, alle testate.

Procediamo con ordine e guardiamo bene chi sono i designati nelle varie Giunte dei sei candidati sindaci.

Sindaco uscente, Lillo Firetto. Sono sette le liste che lo sostengono: Andiamo avanti, Rinasce Agrigento, Buongiorno Agrigento, Agrigento Futura, Onda, Noi e Agrigento sostenibile.

Ed ecco gli assessori designati: qui la prima sorpresa; Giorgia Iacolino fino all’altro ieri candidata con Forza Italia. E siccome all’interno del gruppo di Forza Italia agrigentino le sorprese (eufemismo) non mancano mai, di notte in notte Giorgia è sparita nel nulla. All’alba, gioco forza (ma aveva anche tante altre scelte da poter fare) passa con Lillo Firetto. Contenta lei, contenta lei. Ma, la scelta di Giorgia, toglie i mugugni a Forza Italia e li mette in casa Firetto. Inevitabile che qualcuno a cui era stato promesso il posto in Giunta è dovuto saltare. Chi pensa che questo strascico finale non creerà problemi se lo può scordare. Vedremo chi avrà ragione.

Certo, fa male agli occhi quando da qualche parte si legge miseramente che “Giorgia Iacolino ha lasciato Forza Italia”, così, come se nulla fosse. Ed invece, e presto chiariremo, di bordelli immani tra via Crispi e San Leone ce ne sono stati tantissimi. Giorgia non ha lasciato Forza Italia: a Giorgia l’hanno fatta scappare a gambe levate,  presa quasi a calci nel sedere, come si usa fare in certi ambienti politici.

Poi gli altri designati: l’avvocato Tania Castronovo, Giandomenico Vivacqua, Antonio Sutti e lo studente Giorgio Bongiorno (Muglia onnipresente e potente). Stavolta, però, in quota discutibile con l’on. Pullara. Giorgio mi è simpatico però in questo momento avrebbe fatto meglio a scegliere altri lidi. Non di può predicare bene e poi razzolare malissimo. Peccato di gioventù.

Marco Zambuto. A sostenere Zambuto Diventerà Bellissima, Udc e Forza Italia. Zambuto si fida ciecamente ed anche in questo caso se è contento lui siamo contenti tutti. Assessori designati: Gianni Tuttolomondo, l’ex provveditore Raffaele Zarbo, l’on. Decio Terrana, la appena premiata al Sipario d’Oro Antonella Gallo Carrabba e, a sorpresa, molta sorpresa (ma solo per noi) il cardiologo ed emodinamista Diego Milazzo, brillante professionista che si spera non sia caduto, a sua insaputa (e ribadiamo a sua insaputa), in qualche tranello tipico shakespeariano. Anche in questo caso staremo a vedere. Poi l’avvocato Franco Iacono. Già assessore di Marco Zambuto ad un certo punto del suo mandato è stato invitato dallo stesso Zambuto ad andare via, di notte. Oggi il ritorno di fiamma… Gli auguri a Franco Iacono, persona assolutamente perbene e serio professionista.

Franco Miccichè, la novità. Ben quattro liste sosterranno il medico agrigentino e gli assessori designati sono i seguenti: Un pizzico di filosofia, che non guasta in una terra come Agrigento, è dettata dalla presenza di Diego Fusaro; poi Marco Vullo, instancabile consigliere comunale da sempre ben voluto da tutti. Francesco Picarella, altra figura di spicco che capeggia la Confcommercio in Sicilia; infine, il cardiologo emodinamista Giovanni Vaccaro, il quale, sotto la sapiente regia del primario dott. Giuseppe Caramanno, riesce a dare lustro con la sua professionalità al reparto.

Daniela Catalano, altra novità. E’ sostenuta da Fratelli d’Italia e Lega. Nella Giunta i nomi dell’eurodeputato Annalisa Tardino, di spiccata professionalità e la prima che ha messo subito le carte in tavola smascherando una serie di giochetti poco edificanti. E’ stata grande. Poi Lillo Pisano il quale, da solo e senza avere un entourage brillante, ha saputo portare in alto il partito della Meloni raggiungendo ottimi risultati. Gli altri designati: il dentista Giovanni Castorina e l’architetto Alberto Parla.

Marcella Carlisi è la candidata sindaca del Movimento Cinque Stelle che avrà a sostegno una sola lista. Tra i nomi degli assessori la professoressa Susy Cattano, Alfonso Scanio, Livio Sutera Sardo, la guida turistica Marco Falzone, il medico cardiologo Calogero Calcullo e il veterinario Massimiliano Passalacqua.

Angela Galvano, potrebbe rappresentare una novità. Nella lista dei possibili assessori figurano il giornalista Nino Randisi, i commercialisti Salvatore Licari e Giovanni Volpe e il medico Carmela Maria Gallo Carabba.

Che succede non lo sappiamo. E più cerchiamo di capire più non capiamo. Chiamiamo al cellulare e non rispondono; chi è a Roma, chi a Milano chi a Trieste.

Non abbiamo chiamato, però, l’on. Carmelo Pullara che in questo momento preferiamo non disturbare. Di portavoce e di neo coordinatori pare che ne abbia abbastanza. Però un pizzico di chiarezza deve pur farla; non siamo persecutori di nessuno, ma l’onorevole licatese non può nascondere che attorno a lui ed alle sue liste, in questo momento, qualcosa non quadra.

Certo, se di questo caso bizzarro ce ne occupiamo soltanto noi (cosa assai probabile…), a Pullara ed a tutto il suo entourage viene facile sparare contro questa testata giornalistica ed il suo Direttore.

Stiamo soltanto cercando di fare un pizzico di chiarezza su una vicenda che già appariva “ballerina” due settimane fa, quando un candidato delle liste di Pullara aveva già propagandato il suo viso, il suo simbolo e con tanto di…Firetto sindaco.

Quel “pizzino” sparì dalla circolazione un’ora dopo la sua nascita. Siccome non siamo malpensanti, abbiamo creduto di più ad un errore della tipografia…

Qualche tempo dopo lo stesso inghippo. Un altro candidato, mette in mostra la sua faccia, quella di una bella signora e alla fine tanto di…Firetto sindaco.

Pullara, forse stremato dalle “pazzie tipografiche”, molla l’osso. Nomina di notte in notte i coordinatori provinciali delle sue liste e il giorno dopo (più o meno) un fantomatico comunicato scritto non si sa da chi (tanto che il nostro giornale ha parlato di comunicati fantasma, vedi articolo del 31 agosto) confermava, abbracciava, pomiciava e alla fine sposava a tutto spiano il progetto del sindaco uscente Lillo Firetto.

Fin qui nulla di male. Poi una burrasca giudiziaria si è abbattuta sull’on. Pullara (che speriamo venga chiarita presto). La burrasca, sembrerebbe, che adesso si sposta verso il terreno politico; qualcuno “mussia”, altri si girano dall’altra parte, altri ancora partono per il nord Italia.

 

Appena 20 ora fa, nel momento in cui scriviamo, l’on. Carmelo Pullara ha immortalato sulla sua pagina di facebook lo stesso post di alcuni giorni addietro: “nominati i coordinatori adesso bisognerà aspettare una settimana per decidere il sindaco da appoggiare…”

Ma come? Appena 48 ore prima non v’eravate sposati con Firetto?

Ripensamenti? Errori di facebook? Mancava la connessione? E’ stato ripostato un post per errore? Nessuno chiarisce nulla, primo fra tutti lo stesso on. Pullara il quale, al contrario, dovrebbe fare luce su quanto sta accadendo attorno al moto pericolosamente ondoso delle sue liste.

Addirittura qualche voce (non sappiamo se maligna o benigna) stamattina ha fatto circolare la notizia del ritiro della candidatura (per non meglio specificati motivi) di Gerardo Alongi, professionista agrigentino, il quale avrebbe lasciato “vedova” (politicamente, si intende) la dottoressa Di Caro che adesso, stante alle voci, dovrebbe cercare un’altra faccina da affiancare alla sua sul pizzino elettorale.

Non sarebbe male (anche perché non c’è nulla di male) se l’on. Pullara chiarisse una volta per tutte cosa sta accadendo da una ventina di giorni attorno alla sua figura politica ed alle sue liste.

E se lo facesse con questo giornale (per qualche volta ci risparmi qualche bella parola d’amore…) saremmo ben lieti di ospitarlo.

Anche perché, state certi, tutti avranno da scrivere paginate e paginate intere solo dopo che le carte sono state già date.

Troppo facile…

Certo, chiedere l’arresto di una persona non è una notizia che possa rendere felice chicchessia. Ma sprizzare odio da ogni poro non è nemmeno corretto. Anche perché  l’on. Carmelo Pullara (e non vogliamo essere sapienti conoscitori del tutto rispetto ad altri) sa meglio di chiunque che nella vita l’aereo non sempre vola a 12 mila piedi. Se qualche volta “vola basso” è perché in quel momento il pilota capisce che l’aeromobile necessita di andare quasi rasoterra.

Nel post che ha scritto sulla sua pagina di facebook, a nostro modo di vedere, l’on. Pullara si dimostra un pilota che ama volare alto, molto alto, non soffre di vertigini e tira dritto per la sua “aria”.

Carmelo Pullara è sicuramente una persona perbene e se le cose stanno come dice lui avrà modo di dimostrare la sua innocenza. La rabbia, lo comprendiamo, è tanta; ma sono proprio questi i momenti in cui bisogna razionalizzare ogni piccolo pensiero al fine di evitare scivoloni pericolosi.

Nel suo post, purtroppo, perde la testa. Porta avanti un feroce attacco istituzionale che non riusciamo a comprendere. E meno male che ad un certo punto scrive testualmente: “E qui mi voglio fermare!”

Sia lodato Gesù Cristo aggiungiamo noi. Meno male che si sia fermato!

L’embolo, però, gli riparte quando la sua rabbia si scatena come una valanga contro “qualcuno” che “gioisce per invidia perché nella vita è un piccolo uomo non potendo mai sognarsi di raggiungere i miei traguardi professionali…”

Risparmiamo il resto perché è davvero desolante.

Pullara si dà forza, da solo, in piena e totale autocelebrazione, facendo fede sui diecimila voti che gli elettori gli hanno propinato e “chissà – aggiunge – quanti saranno la prossima volta”.

Come è noto l’on. Carmelo Pullara, in occasione delle imminenti elezioni amministrative agrigentine ha presentato due liste, “Onda” e “Noi” che coinvolgono almeno una quarantina di persone, molte delle quali anche noti professionisti.

Lui, Pullara, con il cuore in mano e con la coscienza a posto invita tutti a non desistere, ad andare avanti con più forza.

Fa fede su questo e lo ritiene un punto fondamentale. E’ giusto , però, chiedersi: esiste una questione morale che dovrebbe imporre allo stesso deputato licatese di rivedere un attimino come stanno le cose. L’avere la consapevolezza di una coscienza pulita potrebbe anche non bastare in un momento delicato come quello che sta attraversando l’on. Pullara. Forse in questa fase dovrebbe essere lui stesso a dire… “mi metto da parte in attesa che la magistratura possa dimostrare con le carte ciò che adesso posso provare soltanto con la mia coscienza”.

Lo sappiamo bene; nella vita le situazioni si affrontano, si combattono, ti affliggono, ti osannano; qualche volta si perdono e spesse volte si vincono. L’augurio che facciamo a Carmelo Pullara è che prima possibile possa uscire da questo tunnel; negare, però, di trovarsi dentro (nel tunnel) fino ai capelli appare fin troppo elementare.

Non osiamo immaginare quale sarà lo scenario d’ora in avanti e fino al 4 ottobre. Ancora oggi, purtroppo, gruppi di zambutiani seminano odio e rancore attaccando la nobile figura del dott. Franco Miccichè, il quale viene accusato di essere il candidato ufficiale del vice presidente dell’Ars on. Di Mauro; un modo improvvido di rubacchiare qualche voto agli avversari (secondo loro…) usando questi metodi miserevoli e da accattoni.

Non ha fatto in tempo ad annunciare la propria candidatura che un minuto dopo anche per una persona perbene come Daniela Catalano sono iniziati i soliti coretti: “Chi c’è dietro di lei”? E qui, come un fantasma, appare dalla lontana Lombardia l’ex ministro Angelino Alfano!

Una prerogativa, questa, che contraddistingue il gruppo dei zambutiani; per forza (e cosa significherebbe?) dietro un candidato deve esserci necessariamente una presenza occulta, cattiva, pericolosa, da abbattere.

I conti, però, si fanno sempre in presenza dell’oste; più di qualcuno comincia a chiedersi chi c’è dietro un’altra persona perbene come Marco Zambuto?

E qui il discorso diventa assai complicato. Molto complicato.

A presto…