Home / Articoli pubblicati daLelio Castaldo

Onorevole Di Caro, Favara è sommersa dai rifiuti e non è la prima volta che accade. Quali sono le cause?

“Guardi lei dice che non è la prima volta che accade io aggiungo che Favara oggi è, purtroppo, a un passo dalla zona rossa e l’unica città della provincia di Agrigento invasa dai rifiuti. Le altre città non navigano nell’oro eppure cercano di garantire, tra mille problemi, un servizio essenziale e fondamentale in piena pandemia covid-19.

Il governo regionale poi, con a capo il Presidente Musumeci, ha avuto 4 anni e addirittura poteri speciali per mettere a regime il sistema dei rifiuti e gli impianti obsoleti. Cosa ha fatto in questi 4 anni? Nulla di nulla. È anche per questo che oggi ci troviamo in una situazione del genere. Ora addirittura tirano fuori dal cilindro la soluzione degli inceneritori, con tempi di realizzazione decennali, o quella di spedire i rifiuti all’estero con i fondi europei. Due follie che non risolvono l’emergenza”.

Quindi assolve l’amministrazione comunale della sua città?

“Assolutamente no. Gli operatori ecologici non riescono a ricevere puntualmente il loro stipendio mensile e giustamente manifestano il loro disagio incrociando le braccia.

Il Comune ha il dovere di riscuotere la tassa sui rifiuti e attraverso questa finanziare il servizio di raccolta e smaltimento compresi gli stipendi per gli operatori ecologici.

In questo, chi amministra il Comune di Favara ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di garantire il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, di contrastare l’evasione e di garantire un servizio equo e dignitoso per tutti i cittadini.

Peraltro devo dire che la pandemia ha peggiorato di poco la situazione, prima del covid-19 l’emergenza rifiuti a Favara era quasi un appuntamento mensile”.

La sindaca Alba ha accennato a un fondo perequativo e che farà ricorso all’art.191 per risolvere l’emergenza rifiuti. Potrebbe spiegarci meglio di cosa si tratta?

“Andiamo con ordine. Il famigerato “fondo perequativo” è contenuto nell’articolo 11 della finanziaria regionale 2020 e non ha nulla a che vedere col pagamento degli stipendi agli operatori ecologici. La quota di riparto per Favara è di 1.281.661,52 euro ma si tratta di un fondo concesso solo in caso di esenzione o riduzione dei tributi locali a favore degli operatori economici in crisi pandemica. Mesi fa ho chiesto formalmente al presidente della regione un’anticipazione, solo per Favara, ma a quanto pare non è possibile.

In merito all’art.191, stiamo parlando del codice dell’ambiente che in situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica, consente al sindaco il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti. Quindi l’idea sarebbe quella di trovare altre ditte disposte a pulire la città. Ma la domanda è: con quali soldi paghi le nuove ditte visto che non puoi pagare gli stipendi degli operatori ecologici delle ditte già aggiudicatarie del servizio?”

 Quindi siamo in un vicolo cieco. Quali potrebbero essere le soluzioni per uscirne?

 “Ho più volte sollecitato il governo regionale a fare qualcosa di straordinario e urgente per il Comune di Favara. Ma finora le mie richieste sono rimaste inascoltate da Musumeci e i suoi. Piuttosto mi chiedo perché il comune non ha ancora emesso il saldo TARI 2020 e la prima bimestralità 2021. Se non si permette di pagare a quei pochi che vogliono farlo allora è finita.

Anni fa io ed altri proponemmo un modello nuovo di riscossione dei tributi a partire dalle notifiche. Perché non formare i tanti dipendenti precari e abilitarli alla notifica degli atti emessi dal comune? Perché non utilizzare un metodo ingiuntivo anziché perdere anni sulle cartelle esattoriali? Chi ha uno stipendio fisso e una busta paga deve essere messo nelle condizioni di pagare immediatamente e se non lo fa si può far rivalsa anche con pignoramenti tramite terzi”.

Abbiamo letto di una sua legge che istituisce un fondo di 10 milioni di euro per garantire gli stipendi degli operatori ecologici.

“In questi giorni il governo regionale sta cercando di riproporre all’Assemblea Regionale Siciliana la legge di “riforma degli ambiti territoriali ottimali e nuove disposizioni per la gestione integrata dei rifiuti”. La legge così com’è è un disastro annunciato ma può essere utile per cercare una soluzione al pagamento degli stipendi arretrati degli operatori ecologici. In tal senso abbiamo già depositato un emendamento secondo noi importante.

Si tratta di una soluzione rivolta ai comuni che non riescono a garantire un servizio di raccolta e smaltimento degno di un Paese civile. L’istituzione di un fondo di rotazione regionale che i comuni potranno utilizzare solo ed esclusivamente per pagare gli stipendi degli operatori ecologici. I comuni dovranno poi restituire, entro dodici mesi, le somme senza interessi una volta incassata la tassa sui rifiuti. Speriamo sia accolta favorevolmente dal governo regionale e dalla sua maggioranza”.

Le elezioni amministrative sono state rinviate a ottobre. Questo giornale seguirà molto da vicino tutta la campagna elettorale di Favara; già cominciano a uscir fuori i nomi di possibili candidati. Lei è già schierato?

 “Mi da una notizia;  chi ha detto che le elezioni amministrative sono state rinviate a ottobre 2021? Ovviamente è una battuta per dire che ancora l’assessore alle autonomie locali non ha decretato nulla, anche per dire che ci si allinea alle direttive nazionali.

Io mi schiero con la città. Favara è una città gravemente ferita, non solo a causa della pandemia e ha bisogno dell’aiuto di tutti. Nessuno può pensare agli steccati politici o alle bandierine di partito, quando incombe un secondo dissesto finanziario e le emergenze sono all’ordine del giorno. So bene che è complicato, ma è indispensabile il sostegno di tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti di Favara, attorno ad una consapevolezza: la città si salva se ognuno è disposto a perdere qualcosa e scegliere il bene collettivo a discapito delle piccole rendite di posizione, più che legittime in condizioni di normalità. Ma Favara è una città che deve tornare ad essere straordinaria e sono convinto che sarà così se tutti prendiamo consapevolezza del nostro piccolo pezzo di responsabilità, del lavoro, l’abnegazione e l’attenzione che i favaresi meritano”.

La troupe di Sicilia24h.it in trasferta con il direttore Lelio Castaldo e il suo vice Simona Stammelluti a Mazara del Vallo, a casa di Piera Maggio per gli ultimissimi aggiornamenti sulla vicenda di Denise Pipitone, incontra l’avvocato Giacomo Frazzitta

 

GUARDA L’INTERVISTA

 

 

 

 

 

La Valle dei Templi, patrimonio dell’Umanità, “principessa” dell’Unesco, con la sua maestosità domina incontrastata una fetta dorata del Mediterraneo. Quel luccichio che abbraccia il muoversi delle onde con lo sconfinato orizzonte.

In questo scorcio di paradiso terrestre mondiale, affiorano poderose due enormi navi da crociera, come a dimostrare che difficilmente in altre parti del globo possano esistere luoghi migliori.

Peccato che a bordo delle stesse non vi siano turisti ad ammirare le nostre bellezze, ma povera gente immigrata a completare un turno di quarantena anti-coronavirus.

Povera Agrigento!

 

Premessa: mentre scriviamo questo Filo di Nota abbiamo la piena consapevolezza che, non essendo giustizialisti dell’ultima ora, gli arrestati e gli indagati sulla triste vicenda della Sanità in Sicilia, fino a prova contraria e fino al terzo grado di un principio giuridico, sono presunti innocenti.

Però…

Tale circostanza non vieta a nessuno di cercare di capire perché sono avvenuti fatti e situazioni assai inquietanti nella nostra amata Sicilia.

Già, la Sicilia. Figurarsi se una regione come la nostra fosse rimasta fuori da un presunto scandalo nazionale; altrimenti che Sicilia sarebbe?

Senza dichiararsi facili profeti, già un anno fa, chi scrive sbraitava dai microfoni di questo giornale alcune cose che nel mondo della sanità siciliana non funzionavano, tra il silenzio assordante di tutti. Uno sbraitare talmente rumoroso che costrinse l’assessore dimissionario Ruggero Razza a chiamare il sottoscritto per chiedere conto e ragione.

Qualcosa non quadra e alcune domande devono essere necessariamente poste. Al momento non si parla né di mazzette, tangenti e truffe varie atte a far riempire le tasche di alcuni delinquenti che, come già è avvenuto in altre parti, hanno marciato sulla salute di ogni singolo cittadino italiano.

Dati manipolati per evitare la zona rossa. Questa è l’accusa della Procura di Trapani nei confronti di un assessore e alcuni dirigenti del mondo sanitario siciliano.

Per quale motivo questa gente avrebbe dovuto modificare i dati del Covid 19 (sempre in difetto e mai per eccesso) se tale circostanza non avrebbe permesso a chicchessia di intascare un solo euro “fuori mano”? Almeno, così pare fino ad oggi.

E allora, senza il dio denaro, la situazione si inquieta e inquieta ancora di più chi vuole venire presto a conoscenza della verità. Perché la manipolazione? Chi avrebbe pressato politici e dirigenti a sguainare numeri falsi di positivi e di cadaveri al popolo siciliano? Perché un corpo esamine diventa un numero da ridurre in più giorni e non in uno solo? A quale pro?

Cercare di spaventare il meno possibile la popolazione siciliana? Sarebbe stato un atto devastante, perché quando si parla di salute del cittadino giochini e giochetti si trasformano in vere e proprie azioni criminali. Tra l’altro, “proteggere” la Sicilia da numeri terrificanti non sarebbe servito a nulla visto e considerato che non si tratta di un caso isolato ma riguarda una pandemia che avvolge l’intero globo nel quale un tozzo geografico come l’Italia ne fa ampiamente parte.

Quale giovamento (secondo la Procura) avrebbe tratto l’indagato assessore e i dirigenti a lui collusi?

Una falsificazione che, a nostro modo di vedere, avrebbe comportato anche una discrasia con i numeri forniti alle varie Asp siciliane e in tutti i Comuni. Secondo gli inquirenti questo gioco al vetriolo sarebbe in circolo (come il virus) almeno da cinque mesi. Adesso occorre comprendere se in questo micidiale presunto traccheggio siano state coinvolte anche le Asp siciliane, le quali, tra un cadavere in più e un positivo in meno, avrebbero diffuso dati (e probabilmente a loro insaputa) non corrispondenti alla realtà.

Non a caso, oggi nessun ente preposto alla diffusione dei numeri giornalieri siciliani, non ha fornito alcun dato. Quindi, Regione ferma, Istituto Sanità fermo, Protezione Civile ferma, Asp siciliane ferme, Cts fermo, Comuni fermi. Tutto fermo!

Con la massima fiducia nella magistratura (e con rispetto verso gli indagati) attendiamo con speranza l’evolversi delle indagini le quali, un giorno, ci diranno cosa avrà spinto e soprattutto da chi sono stati spinti gli interessati a comportarsi in questo modo.

donare

transitivo

Dare con assoluta spontaneità, liberalità, disinteresse; regalare, ma con una sfumatura più solenne (anche + a ): d. i propri averi ai poveri; donò tutti i suoi libri alla Biblioteca dell’Università, ecce ecc…

Abbiamo voluto chiarire il significato del verbo donare perché qui, adesso, si è perso ogni barlume di razionalità e di lucidità mentale.

Ieri, in pompa magna, quel che rimane del gruppo provinciale di Forza Italia, ha organizzato una conferenza stampa per autoincensare con una sorta di “autofellatio” un fatto che invece, nei mondi “normali” dovrebbe passare inosservato, se si specifica che il ruolo della politica, intesa come “res pubblica” dovrebbe operare al servizio della comunità.

Tanto merito per cosa? A Zambuto sicuramente si, l’unico dei presenti a non essere mai stato di Forza Italia, il quale ha avuto l’argume di andare a riprendere le carte impolverate di un finanziamento già esistente e programmato per metterlo in atto.

Bravo Zambuto, onore al merito!

Sentire, però, le parole del presidente del Consiglio comunale di Agrigento Giovanni Civiltà nel corso della sua intervista, provoca una sorta di rigetto che qualsiasi orecchio di tutto il mondo animale (uomo compreso) farebbe fatica ad accettare e soprattutto ad ascoltare.

Civiltà dichiara testualmente: “Oggi con il finanziamento che Forza Italia dona alla città di Agrigento, sarà possibile riqualificare la parte centrale del nostro centro urbano con grandissimi risultati…”

Buttanazza della miseria infame, ma il dott. Civiltà si rende conto delle cose che dice o è proprio un mammalucco?

Forza Italia avrebbe donato 600 mila euro alla città di Agrigento? Cioè: Civiltà, Gallo, Gramaglia, Cuffaro (Silvio), Caci, Margherita, Coiro, Cantone e qualche altro avrebbero messo le mani in tasca, nel proprio portafogli, per “donare” alla città di Agrigento questa prima trance di 600 mila euro?

Civiltà ma dove minchia vivi? Dovresti sapere a memoria che quei soldi escono dalle tasche di tutti noi! Altro che donare! Ma cosa ha donato Forza Italia alla Città dei Templi? Per quale motivo, secondo voi, siete stati messi li?

Un atto dovuto, un atto già scritto, che dovrebbe regnare nelle regole ferree della vera politica diventa una conquista di un gruppo di politicanti che vogliono apparire a tutti i costi pur dichiarando castronerie di ogni genere?

La volete smettere o no?

Ha avuto la fortuna di vincere una elezione quasi plebiscitaria ed in conseguenza di ciò anche in Aula Sollano, grazie ai numeri, solo una sparuta minoranza dovrebbe opporlo.

Sembrerebbe, però che le cose non vadano per il verso giusto. Ad essere colpito dal “fuoco amico”, l’azione più inetta che possa esistere al mondo, è proprio Franco Miccichè, da sempre “chiacchierato” per avere la “colpa” di essere una persona estremamente perbene.

Agrigento ha l’urgenza di subire forti e decisi interventi (cosa che il primo Miccichè ha sempre detto e saputo); pare che dietro l’angolo, ma non troppo, il primo cittadino subisca pressioni e attacchi di una parte di quella politica appartenente alla peggiore specie che tutti vorremmo dimenticare in fretta ed in furia.

Attorno alla Giunta comunale non si respira aria primaverile; considerate che questa amministrazione si è insediata quattro mesi addietro; eppure, sin dall’inizio, Miccichè ha dovuto fare i conti senza l’oste. Non ha forse considerato che i partiti che si sono aggrappati al carro vincente sono stati tanti. Quando hanno perso le elezioni con i propri candidati e per non rimanere con il culo per terra, i perdenti dopo averlo quasi vituperato nel corso di una campagna elettorale piena di tragedie, hanno visto in Miccichè, quasi come un miracolo, essere divenuto la persona “giusta nel posto giusto”.

I numeri, chiaramente, non tornano. Troppi questuanti, anche con modi poco ortodossi, cercano ancora oggi di entrare o far entrare in questo o in quell’altro posto una pedina pur di avere un briciolo di potere in mano. Si, una pedina manovrata da un unico regista.

Sgambetti, tragedie, spunnapedi oggi rappresentano il pane quotidiano in una città che necessita di ben altri provvedimenti ma soprattutto di ben altri personaggi.

Miccichè, fra le innumerevoli richieste, si trova impreparato e a causa di quel suo grande “difetto” di essere una persona perbene, si trova a gestire malissimo una situazione che di giorno in giorno si fa sempre più pressante.

Dicevamo dei malumori in Giunta; ci sono e sono tanti. Gli assessori eletti dovrebbero lavorare per far partire una macchina amministrativa che già presenta notevoli difficoltà; ed invece, qualcuno, deve lottare per mantenere la propria posizione in Giunta perché un “amico” vuole strappargliela.

Inspiegabili, ad esempio, le ultime uscite del consigliere comunale Gramaglia e, peggio ancora, del presidente del Consiglio Civiltà il quale, forte della sua carica (avuta anche grazie ai voti degli ex nemici ora divenuti bravissimi) dovrebbe mostrare una flemma super partes e scevra da ogni condizionamento dettato dal proprio padrone politico.

Ed invece no; non si è ancora capito bene che giochino ridicolo e ripugnante stiano portando avanti Gramaglia e Civiltà. Impossibile e incredibile come i due consiglieri possano attaccare documenti firmati da una Giunta che dovrebbe essere unita con la colla Artiglio. Attaccano persino l’unico assessore di Forza Italia, Nino Costanza Scinta, altra persona assolutamente onesta e perbene, “reo” di aver firmato una determina in particolare.

Lo stesso Costanza Scinta sembrerebbe che in questo momento, più che lavorare con serenità per il bene della città, sia costretto a difendere il proprio posto  (senza lottare con i denti avvelenati) con un vecchissimo marpione della politica. Vedi caso, questo personaggio, appartiene alla stessa “famiglia” di Forza Italia, salito sul carro berlusconiano all’ultima ora quando ha capito che in altro partito la sua elezione nell’ottobre scorso sarebbe stata assai rischiosa.

Che poi, farse! In questo partito, ad Agrigento, nulla è garantito. Pensate che a rischiare sono gli stessi marpioni che vogliono scalzare gli altri (compagni di partito).  Basterebbe che un consigliere facesse un passo indietro e ritornare nel partito di Berlusconi per fare scoppiare un vero e proprio finimondo. Chissà se a questo “ipotetico” consigliere gli sia stato promesso un posto in Giunta. Altro che Costanza Scinta, marpioni e quanto altro. Qui ci vuole un Comune con almeno 50 assessorati; oppure, come detto, sacrificare il proprio amico. Del resto la “lealtà” in questo partito è universalmente riconosciuta.

Ora il problema è uno; il sindaco Miccichè dovrebbe cominciare ad incazzarsi seriamente su quanto di poco politico (e tanti spunnapedi) sta accadendo attorno al suo operato, alla sua Giunta ed alla macchina amministrativa in genere (si ricorda al gentile lettore che tanti e tanto ambiti sono i posti di sottogoverno…).

Occorre chiarezza. Miccichè è attaccato da quelle che dovrebbero essere le sue forze ed in vece si ritrova a lottare e combattere con una forza (Italia) che in tanti vorremmo capire dove vuole andare a parare.

E’ inutile nasconderlo: l’aria che attualmente si respira sembra essere leggermente torbida.

Caro sindaco, così non va assolutamente. Ogni tanto, per fare questo mestiere, non bisogna essere sempre galantuomini. Spesso ci vuole cinismo, fermezza e decisione, senza mai sforare nelle illegalità

Torneremo ad essere più chiari nei prossimi giorni nell’attesa che Miccichè cominci a liberarsi da tragediatori, marpioni e gente affamata (come le iene) di potere.

Se ne freghi se qualche consigliere possa passare all’opposizione. Ma almeno faccia in modo che “suoi” uomini della Giunta possano lavorare con serenità.

A presto, Franco!

 

Il silenzio è peggiore di un presunto procurato allarme. L’omertà, quando si tratta di casi di vita o di morte, è una bestia che deve essere debellata e contrastata con tutti i mezzi.

Covid 19. La pandemia vola imperterrita per la sua strada e noi ancora oggi siamo costretti a fare i conti con i silenzi. I silenzi vigliacchi, criminali e a volte anche assassini.

Non ci stiamo più a subire le morti come quelle di Loredana Guida; non ci stiamo più a subire i silenzi in un momento dove, al contrario, tutto deve essere reso chiaro. La pandemia viaggia a vele spiegate, ovunque. E viaggia anche nelle scuole.

Procurare allarme una mazza! Qui la gente muore; e forse muore la gente inconsapevole, la più genuina, la più rispettosa delle regole e delle leggi.

Qualcuno, Sindaco, Prefetto, Questore, Protezione Civile, Asp e così via dicendo, dovrebbe rendere edotta una intera popolazione, quella di Agrigento, relativamente a quanto sta accadendo attorno a questa straordinaria e misera città.

Non nascondo un certo piacere nell’affermare che proverei molta gioia in questo momento a prendere a calci nel sedere l’ex ministra Azzolina. Le scuole, oggi in tutto il territorio nazionale, stanno vivendo un momento assai drammatico. Dirigenti e insegnanti fanno quello che possono, ma la pandemia viaggia a trecento chilometri orari in più rispetto a loro.

Non va, cavolo! Non va! Non funziona. I numeri sono chiari e in questo particolare e delicato momento non si può né rischiare né cazzeggiare con un mostro che ogni giorno prende per il culo scienziati e addottrinati in materie di pandemie.

Adesso questo giornale, che si assume la piena responsabilità di ciò che pubblica, non vuole sottostare né alle notizie cosiddette “virali” né, peggio ancora, ai silenzi pericolosissimi che si celano dietro una risposta del genere: “Non creiamo allarmismo!”.

Spiacente, ma noi non ci stiamo. Chiediamo lumi su una voce insistente circa la realizzazione di un festino presso un circolo sportivo (omettiamo il nome)  ad Agrigento, o poco fuori città, dove hanno partecipato lo scorso sabato, decine, decine e decine di persone. Una di queste, purtroppo, era affetta da Covid 19.

Sarebbe anche opportuno sapere (o meglio, rendere edotti i cittadini) cosa sta accadendo all’interno della scuola elementare e media Garibaldi. Si registra un caso positivo (di un alunno) che, per una singolare coincidenza, (ovviamente a propria insaputa) avrebbe partecipato al presunto festino di cui si sta parlando troppo spesso e con spropositata insistenza in tutta la città di Agrigento.

Abbiamo ragionevoli certezze che il “festino” sia stato effettuato. Il momento, drammatico, impone di rispettare l’esatto contrario. Altro che festini!

Chiamateli incoscienti, chiamateli come volete, io saprei come chiamarli. Di certo, se tutto ciò corrisponde al vero (per altre delucidazioni siamo a disposizione) siamo davvero messi male. Non ci interessa sapere chi ha partecipato al festino, perché per loro proveremmo solo tristezza e malinconia.

Ma tutto ciò non può passare inosservato.

Sbrigatevi, perché qui si muore.

La tristissima vicenda venuta fuori dopo che un solo quotidiano on line aveva pubblicato la notizia del siluramento del Cardiologo-Emodinamista Giuseppe Caramanno ha aperto scenari tipici pirandelliani dai quali, (senza che nessuno ce lo avesse suggerito…) prima ci ha tenuti ben lontani dal partecipare ma oggi, con le nuove scenette e soprattutto i nuovi personaggi che si sono aggiunti, impongono una seria riflessione su quanto sta accadendo.

Come spesso non accade, ma accade, questa volta ci sentiamo pienamente nel diritto di scendere in campo per il semplice fatto che questo giornale, da sempre e soprattutto da solo, ha lanciato campagne editoriali fortissime contro l’Asp di Agrigento e a tutti i politici della Regione siciliana che ruotano attorno al comparto sanità.

Dai tempi di Ficarra, il noto “risparmiatore” fino ad arrivare all’anno scorso, quando ad Agrigento qualcuno ha “avuto il lusso” di morire di malaria per la mancanza di un reparto di malattie infettive all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

Oggi, con una allarmante semplicità, pochi (per fortuna) dimenticano e cancellano con un colpo di spugna quanto ciò accaduto. Ed invece di sorridere in faccia ai “muti per necessità” sciorinano con poca eleganza epiteti contro chi si è esposto in modo pesante, rischiando non solo minacce di querele ma anche di ben altra natura. Ma tant’è. Continuiamo a mantenere le spalle larghe e pienissima consapevolezza di non appartenere a questo o a quell’altro “clan” politico.

L’unico clan al quale apparteniamo fino ai capelli è quello del rispetto e del diritto della salute di ogni cittadino, di ogni paziente che ha bisogno di cure. Aggiungiamo fieri: “Felicissimi di appartenere a questo clan”. La storia, come quella di Garibaldi e Napoleone è scritta; il nostro archivio, accessibile a chiunque, è la nostra storia. E la storia non si può cancellare.

La polemica mediatica con i vertici politico-sanitari infuocò con l’avvento del Covid 19, sempre in piena solitudine. E mentre l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza chiedeva conto (ma senza avere ragione) sui miei articoli, l’altra politica che adesso sta uscendo fuori per misere battaglie personali mostrava un assordante silenzio.

Arrivò il nuovo Commissario all’Asp e fiduciosi, attendemmo una svolta sanitaria agrigentina che prima nessuno aveva mai saputo dare. Zappia si presentò con un curriculum di tutto rispetto e l’ottimismo era sempre più crescente.

Ad Agrigento, come purtroppo sta accadendo adesso (vanamente) con il primario Giuseppe Caramanno basta un nonnulla per abbattere decine e decine di anni di prestigiosa professionalità. Basta un titolo di un articolo per creare scompiglio e depistaggi.

Non possiamo e soprattutto non dobbiamo entrare nel merito di quanto accaduto dopo il “siluramento” di Caramanno da Capo Dipartimento; le questioni tecniche non fanno parte del nostro lavoro. Denunciamo se in ospedale mancano i guanti; denunciamo se l’ospedale è sporco; denunciamo se in ospedale mancano le mascherine; denunciamo se in ospedale accade di tutto. Abbiamo anche denunciato che a Canicattì c’è un primario di Cardiologia non particolarmente aduso ad ascoltare i consigli di un Direttore Generale dell’Asp ma di un soggetto che oggi ha aperto i conti con la Legge.

Di contro non possiamo dare soluzioni con algoritmi e teoremi più che pitagorici per capire se è meglio o peggio chiudere un reparto rispetto ad un altro oppure se occorre mantenere le prestazioni aggiuntive (ndr). Pensate che questo sia un problema che può risolvere un giornalista?

Certo, fa specie se il Commissario Zappia si meraviglia del “tanto rumore” attorno alle vicende Caramanno e Li Calzi. Un titolo di quel genere che colpisce un professionista con tanto di storia (e non sulla carta) non può non fare rumore.

I siluri si usano in guerra, nella battaglia navale; ma soprattutto i siluri si usano per colpire ed affondare l’avversario, il nemico.

Giuseppe Caramanno non è un nemico da abbattere ma è un professionista; ha un grande “difetto”: invece di usare i siluri come il collega giornalista, si arma di buona volontà e salva ogni giorno almeno due vite umane, ottimamente collaborato da una equipe di elevata professionalità.

Oggi l’Emodinamica agrigentina è certamente fra le più brillanti non solo in Sicilia ma anche nel Mezzogiorno d’Italia. Strano, ma vero! Un dato, questo, che non può e non deve passare inosservato per nessuno. Tutti inclusi.

Così come è storia il fatto che in molti (che riconoscono i nostri precedenti e non cancellano con una spugna tutto quanto di buono effettuato), hanno chiesto sulle nostre pagine di facebook (ma anche con tante mail) il perché del nostro provvisorio quanto provvidenziale silenzio su un cortile mediatico che non ci appartiene ma che oggi si è fatto assai antipatico, che colpisce un professionista come Giuseppe Caramanno.

Ma continuiamo ancora.

Quando si parla di professionalità Giuseppe Caramanno non ha bisogno le difese di chicchessia. Oggi sorgono come funghi interventi di politici che hanno tanto il sapore di battaglie contro altri più che vere e proprie difese della professionalità. Ci chiediamo dove erano appena un anno fa molti onorevoli agrigentini quando il sottoscritto sbraitava da questo giornale che in ospedale e perché no, anche in Emodinamica, mancavano persino i guanti per potere operare?

Da qualche mese il risveglio pre-primavera. Alcuni deputati regionali scrivono almeno una interrogazione al giorno per svariati motivi. Leggere, però, una amorfa difesa a favore di Caramanno fa male anche agli occhi.

Quando c’era bisogno di interventi duri e decisi, nessuno parlava; oggi che c’è una guerra da combattere contro il nemico politico ci si inventano persino le note stampa.

Che si tratti di una guerra personale è chiaro. Non fosse altro perché a “difendere” il dott. Caramanno è stato un politico che prima ha chiesto l’accesso agli atti per capire meglio la vicenda del siluramento (Canicattì-Licata) e successivamente (ieri) ha dichiarato l’esatto contrario: “Canicattì e Licata non sono figli di un dio minore…”

E allora: si amu a cugliuniuari, cugliuniamu; se vogliamo avere una sanità più efficiente ci si deve comportare diversamente.

Poi ieri, l’intervento di un consigliere comunale; poi l’ex sindaco che forse per un momento avrà dimenticato di essere stato il principale ufficiale sanitario anche quando in ospedale mancavano le mascherine.

In questo teatrino poco edificante si specula e si gioca con la figura di un professionista serio e capace come il dott. Caramanno, il quale certamente non ha bisogno di difese di ufficio da questo o dall’altro politico.

Agrigento da sempre, ma soprattutto nell’ultimo anno, ha vissuto momenti drammatici con la sanità ed oggi sorge spontanea la domanda: “Ma dove eravate?”

Infine, non posso non sottolineare la bella impressione che mi ha fatto l’on. Di Mauro quando parlammo più volte per motivi giornalistici di sistemare la sanità agrigentina. Grandi propositi, grandi progetti e grandi idee.

Purtroppo, nella vita, non si vive di soli propositi ma occorrono i fatti. Di Mauro, in questo momento, ha lasciato fuori i fatti ed ha messo dentro i buoni propositi.

Troppo poco, onorevole. Continuiamo ad avere fiducia in lei, ma si sbrighi…

N.B. Perché questo titolo? Agrigento, purtroppo, è nota come la città dei mandanti e degli esecutori materiali. Non c’è una cosa che tu faccia se dietro non c’è qualche occulto suggeritore. Tutto ciò emerge con grandezza quando si parla di politica. Ed ecco quindi: se scrivi di Gallo, il suggeritore è Iacolino; se scrivi di Iacolino, il suggeritore è Gallo; se scrivi di Di Mauro, il suggeritore è Pullara; se scrivi di Pullara, il suggeritore è Di Mauro; se scrivi della Savarino, il suggeritore è Di Mauro; se scrivi di Di Mauro, i suggeritori sono la Savarino e Gallo.

La cosa più bella è la seguente: se scrivi, è perché te lo suggerisce Di Mauro; se non scrivi è perché…te lo suggerisce Di Mauro!!!

Va campa…

In un bordello credo che ci siano meno difficoltà oggettive…