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Il caso di Palermo, purtroppo, può alimentare le già innumerevoli perplessità che ognuno di noi s’è posto in questi giorni per come affrontare eventuali azioni difensive, soprattutto dal punto di vista sanitario, se ci si trova dinnanzi ad  un “incontro ravvicinato” con il coronavirus.

Senza creare alcun allarmismo, è doveroso comunque da parte nostra, evidenziare come non tutti siamo pronti ad affrontare una eventuale emergenza che colpisce le nostri parti geografiche.

Ieri abbiamo ascoltato le parole quasi tranquillizzanti da parte dei vertici sanitari dell’Asp di Agrigento, il direttore generale Alessandro Mazara e il direttore sanitario Gaetano Mancuso i quali, sostanzialmente e nonostante la repentina diffusione del virus nella nostra Nazione, hanno esternato un certo ottimismo su come affrontare eventualmente l’emergenza ad Agrigento.

I dati che arrivano dall’ospedale San Giovanni di Dio, però, non solo per niente confortanti. Non vogliamo dilungarci a raccontare cosa accade; partendo dal presupposto che già al San Giovanni di Dio manca un reparto di malattie infettive (i già passati direttori generali dovrebbero spiegarci il perché, visto che dopo la morte di Loredana, adesso tutti vogliono eroicamente e stoicamente correre ai ripari) ma è giusto ricordare (perché loro già lo sanno) che in ospedale mancano persino le mascherine professionali antivirus, cioè quelle con protezione dal coronavirus con filtro FFP2 o FFP3. Di queste maschere nemmeno l’ombra.

Sempre in casi sospetti il personale sanitario deve (non dovrebbe) indossare adeguato DPI (dispositivo di protezione individuale) che consiste in filtranti respiratori, la protezione facciale, la tuta protettiva, i doppi guanti non sterili e la protezione per gli occhi.

Chiedano, i direttori dell’Asp ai medici del pronto soccorso, di quante tute scafandrate sono in possesso e di quante, invece, dovrebbero essercene.

Non solo; al pronto soccorso la situazione è devastante. Quando arriva un paziente con sintomi febbrili viene accompagnato da almeno dieci familiari. Ovvio che in questi casi la direzione sanitaria non c’entra nulla, ma non si può sottacere lo stato di grave disagio a cui sono sottoposti i medici del pronto soccorso.

I rimedi? Non certo dobbiamo trovarli noi, che abbiamo il compito di informare; sicuramente i preposti, Mazara e Mancuso, hanno il dovere di provvedere immediatamente per affrontare almeno questi casi, diciamo….di prima necessità.

Occorrerebbe, ad esempio, un presidio delle Forze dell’Ordine per fronteggiare i familiari che assaltano, oltre al malato, il pronto soccorso; immaginate quei poveri cristi dei medici, già in perenne crisi durante la “normalità delle cose”, contrastare anche la psicosi dei familiari i quali temono che il proprio congiunto sia affetto da coronavirus.

Riepilogando: stiamo calmi, se possiamo. Tutti! Non permettiamo che la psicosi frenetica prenda il sopravvento su tutto, altrimenti qui diventa tutto un inferno.

Lo ribadiamo ancora una volta. Comprendiamo bene che creare allarmismi inutili non giova a nessuno, ma è altrettanto vero come, al contrario, è piuttosto antipatico vedere i vertici generali dell’Asp confortare e tranquillizzare la popolazione agrigentina quando, loro per primi, sanno che al nosocomio agrigentino mancano persino le mascherine…

Dovuta premessa: l’allarme c’è, la situazione è molto seria e non è assolutamente escluso che nelle prossime ore le cose possano complicarsi ancora di più.

L’allarme coronavirus ormai è conclamato e purtroppo i numeri, specialmente (ed attualmente) al nord, continuano ad aumentare di giorno in giorno. L’Istituto Superiore della Sanità non nasconde l’allarme ma invita tutti a non creare inutili allarmismi che potrebbero alimentare la psicosi che ormai sembra allargarsi in modo smisurato ed esponenziale.

Se poi alle note preoccupazioni che può creare un allarme del genere si aggiunge anche il comportamento assolutamente becero da parte di qualcuno che, forse, ama divertirsi in questo modo, la frittata è bella e buona.

Stamattina una voce femminile ha “diramato” ad un non meglio specificato gruppo di whatsapp, la notizia che probabilmente all’ospedale di Agrigento c’era un caso sospetto di coronavirus e che la situazione al pronto soccorso era del tutto precipitata. La diffusione di quell’audio è stata micidiale: in pochi minuti tutta la Città dei Templi era in possesso di quelle memorabili parole.

La stessa voce femminile, conscia del gran casino che aveva creato, qualche ora dopo ha registrato un altro audio con il quale “rassicurava” tutti “perché il sospetto caso di Agrigento non era dovuto al coronavirus ma ad una semplice influenza; state tutti tranquilli – ha detto -, siamo fuori pericolo!”

Commentare un fatto del genere sarebbe da sciocchi. L’augurio, semmai, è che gli organi investigativi preposti possano individuare l’autrice dell’allarmante appello ma non tanto per arrestarla e rinchiuderla in carcere, ma soltanto per dirle a nome di tutta la città: signora, lei è una perfetta idiota.

Evidentemente qualche organo di stampa on line regionale, riconoscendo l’oro colato nelle parole di quella donna, ha subito impupato un articolo dal titolo: “Agrigento, sospetto caso di coronavirus”.

Facile immaginare cosa accade quando le idiozie di una donna vengono amplificate da organi di stampa. Ad Agrigento, stamattina, si è creato un allarme tanto ingiustificato quanto pericoloso. Le farmacie sono state prese d’assalto; le mascherine sono andate a ruba, tanta gente si è rivolta al proprio medico di famiglia e decine e decine di utenti hanno tempestato di telefonate l’ospedale di Agrigento per capire cosa fare. Anche la nostra redazione ha ricevuto mail da tutta la Sicilia per capire cosa stesse accadendo ad Agrigento. Addirittura qualcuno ha pensato bene di ricorrere nei supermercati per accaparrarsi derrate alimentari di prima necessità!

Non è escluso che si sia trattato di un caso, o forse di tanti altri casi che, però, rientrano nella norma quando il medico, soprattutto in queste ore, giudica una situazione sospetta. Attualmente, quanto accaduto stamattina al San Giovanni di Dio di Agrigento è di ordinaria amministrazione (o forse straordinaria…) in tutti gli ospedali italiani. Prassi impone che i sanitari mettano in atto il protocollo previsto dai casi di coronavirus e, quindi, eseguire il tampone per i relativi esami ed inviarlo all’istituto regionale di virologia che i Sicilia si trova al Policlinico di Palermo.

Dunque, quello che viene visto in un primo momento come un caso sospetto di coronavirus è molto facile che possa sfociare in una semplice influenza. E purtroppo non è escluso che simili episodi possano verificarsi d’ora in avanti in qualsiasi altra città della Sicilia e su tutto il territorio nazionale.

E quindi, che facciamo? Titoloni a nove colonne inutili e pericolosi per qualche clic in più?

S’era creato anche un gruppo al fine di dire basta ad eventuali casi di malasanità nella provincia di Agrigento. Un gruppo di giornalisti che gridava (non lo fa più) chiarezza per una morte assurda, inspiegabile, ancora tutta da chiarire che riguarda la collega Loredana Guida. Lei, rimasta per nove ore in pronto soccorso, alla fine ha firmato le dimissioni ed è scappata via: per esasperazione. Su questo non ci piove.

Al resto ci sta pensando la magistratura che, al contrario della classe giornalistica, non si ferma e va avanti per chiarire cosa è successo a Loredana.

Un collega di altro quotidiano intervista un ex direttore generale dell’Asp di Agrigento, Lucio Salvatore Ficarra e lo immola come un direttore che ha fatto di tutto per consentire l’apertura di un reparto di malattie infettive ad Agrigento e che, invece, a causa di numerosi ostacoli burocratici (mentre, comunque, la gente continuava e continua a morire), tale circostanza non si è potuta portare a termine.

Ficarra Lucio Salvatore, attualmente direttore all’Asp di Siracusa, è certamente il più chiacchierato manager della sanità siciliana. Chiacchierato perché ha avuto “questioni” con sindacati, interi partiti politici, sindaci e persino giornalisti che, a vario titolo, hanno criticato il suo operato.

Lui, Lucio Salvatore, l’uomo dalla denuncia facile, non ama essere criticato; memorabili sono le polemiche di qualche anno addietro sorte tra Ficarra e il PD siciliano che lamentava una cattiva gestione del manager nisseno relativamente alla sanità agrigentina ed al suo operato rispetto agli ospedali di Sciacca, Ribera ed Agrigento. L’On. Giovanni Panepinto, sindaco di Bivona e deputato regionale, ne chiese anche la rimozione.

Il collega giornalista, evidentemente, nel corso di questa intervista avrà dimenticato che il direttore di cui sopra, quando (finalmente) ha concluso il suo mandato ad Agrigento, s’era vantato di aver fatto risparmiare alcune decine di milioni di euro e che aveva iniziato un “processo virtuoso in controtendenza al trend dell’Azienda agrigentina”.

E bravo Ficarra! Un grande risparmiatore al servizio della collettività!

Cosa importa se poi al San Giovanni di Dio di Agrigento mancano pure le traverse, le coperte e i materiali di prima necessità operatoria? Nulla quaestio. Cosa importa se dentro le sale operatorie piove a dirotto perché i tetti sono un colabrodo? Nulla quaestio. Cosa importa se numerosi primari non possono garantire l’igiene nei propri reparti perché i portantini sono imboscati o non ci sono? Nulla quaestio. Cosa importa se si chiedono attrezzature da molti anni, mai arrivate? Nulla quaestio. Cosa importa se Loredana Guida nel 2020 è morta di malaria perché, in assenza di un reparto attrezzato, non ha ricevuto (gioco forza) le cure necessarie per la sua malattia? Nulla quaestio.

In questa intervista Ficarra Lucio Salvatore spiega i motive per i quali gli è stato impedito di procedere in tal senso. Dice: “Per aprire un reparto di infettivologia ad Agrigento ci vuole un milione di euro e più un altro milione per il relativo personale”.

E quindi? Per un direttore che ha fatto risparmiare all’Asp di Agrigento decine di milioni di euro, cosa vuoi che siano due milioni per salvare potenzialmente tante vite umane?

Il problema semmai è un altro: come si fa a parlare di risparmio quando la posta in gioco è quella di salvare una vita umana? Altro che risparmiare, occorre trovare subito i due milioni per aprire il reparto! Perché Ficarra, chi lo ha preceduto e chi lo ha succeduto, non ha provveduto a racimolare ed investire quella “misera somma” a fronte dei circa 600 milioni di euro (ribadiamo, seicento milioni di euro) destinati all’Asp di Agrigento?

Certo, l’Asp di Agrigento, mentre Loredana Guida muore di malaria, è ancora in attesa di un nuovo direttore generale che possa finalmente mettere la parola fine ad una questione sanitaria che considera il malato ancora un numero e non un paziente da curare. In atto, alcuni “tozzi” della politica regionale stanno cercando in tutti i modi (e con tutti i mezzi) di mettere i propri tentacoli sulla poltrona numero uno dell’Asp agrigentina, alla faccia dell’assessore alla Sanità Ruggero Razza che parla tanto di rinnovamento e di un management che sia totalmente slegato da guerre politiche che vedono spesso e volentieri i parlamentari regionali arroccati a porre bandierine sui vertici delle Aziende Sanitarie. Assessore Razza, vuole i nominativi o lei già li conosce bene?

Ficarra, perché questa intervista? Prove tecniche di un tanto agognato ritorno nella Città dei Templi?

il collega avrebbe fatto prima, avvalendosi, magari, di un pizzico di “maieutica”, a chiedere a Lucio Salvatore per quale motivo non si sia battuto affinchè la apertura di un reparto così importante diventasse una realtà. Si è “accontentato” invece, di ascoltare quel politichese che sforna le solte frasi fatte del tipo: “Per fare il reparto ci vuole il progetto, al quale noi abbiamo iniziato a lavorare, poi ci vuole il finanziamento specifico e poi ci vuole l’appalto e la realizzazione – ha sottolineato Ficarra – . Ci vogliono, dunque, circa 2 anni da quando viene dato l’avvio a quando il reparto viene consegnato”.

Ci vuole, ci vuole, ci vuole.

E la gente, mentre impazza il “ci vuole”, nel frattempo, muore…

N.B. Assessore Ruggero Razza, era stato invitato ad Agrigento nella veste di “primo comandante” della sanità in Sicilia per controllare cosa accade all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Ed invece, lei, ha preferito rimanere qualche giorno addietro a trenta chilometri dal capoluogo agrigentino per far visita e “controllare” i centri polivalenti di Bivona e Santo Stefano di Quisquina.

Evidentemente, le esigenze dei primari dell’ospedale di Agrigento non le interessano.

Continui così, Razza.

Battagliera, come tuo papà Leonardo, che adesso hai incontrato. Siamo certi che non lo hai trovato tranquillo e sereno, come del resto eri tu prima di entrare in quel sonno maledetto che ti ha portato alla fine di una esistenza che grida tanta rabbia e che certamente necessita monumentali chiarimenti.

Lo sappiamo bene, Lory, che dopo tante, tantissime ore passate in un angolo del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio, sei scappata via esausta e soprattutto con le idee non proprio chiare. La tua febbre non diminuiva, anzi aumentava in modo esponenziale e tu, per prima, non sei riuscita a fartene una ragione.

Sei ritornata al nosocomio di Agrigento solo per mettere la parola fine ai tuoi giorni, nulla più.

Morire di malaria nel 2020, dopo un viaggio in Africa, in Nigeria. Quella febbre non ti ha convinto, proprio perchè tornavi dall’Africa. Non a caso ai medici del pronto soccorso lo hai ripetuto tante, tantissime volte.

Dobbiamo ancora onorarti per l’ultimo saluto, con la piena consapevolezza che hai lasciato questo mondo con tanta rabbia per una morte tanto assurda.

Faremo di tutto per dare pace e serenità al tuo cuore che stanotte ha cessato di battere.

 

 

 

 

 

Che peccato!

Un vero e proprio peccato vedere tanta gente che ormai da anni si sta sacrificando per  far crescere un partito in netta evoluzione essere azzoppata da un autista che sta mettendo a serio repentaglio la credibilità di un intero partito in provincia di Agrigento.

Il tutto, on. Meloni, a pochissimi giorni (saranno un centinaio) da una importante tornata elettorale che vede proprio Agrigento al centro di elezioni amministrative che dovranno decidere le sorti della “Città dei Templi” nei prossimi 5 anni.

Non posso non sottolineare il grande spirito di sacrificio e di serietà che ha mostrato in questi anni il rappresentante nazionale di Fratelli d’Italia Lillo Pisano, persona perbene e onesta, per far crescere autorevolmente il partito da Lei rappresentato in tutta la provincia di Agrigento.

Con la consapevolezza che Lei, on. Meloni, rappresenta ormai nelle linee mondiali una figura di spicco (io credo fortemente che la sua persona ed il suo partito sono di dare davvero una svolta all’Italia) ho altrettanta consapevolezza che Lei e tutto lo stato maggiore di Fratelli d’Italia non sia a conoscenza di cosa accade politicamente nella nostra terra, dove, vuoi o non vuoi, il punto di riferimento è il suddetto Lillo Pisano.

Qui c’è una campagna elettorale in corso ed i Suoi proclami che spingono all’unità, alla civiltà ed al comportamento leale nei confronti degli avversari politici sembra essere andato a farsi benedire.

Il grande lavoro messo in atto dal Pisano, da qualche mese, viene sminuito massacrato e messo in serio pericolo dal suo autista personale, il quale, attraverso una campagna elettorale lontana anni luce da quelli che sono i Suoi princìpi, sta davvero mettendo in difficoltà i Fratelli d’Italia regionale e provinciale.

L’autista di Pisano ha nella sua mente una campagna elettorale che vede il competitore politico non da affrontare civilmente ma come un nemico pericoloso da abbattere con qualsiasi mezzo, soprattutto con infondate accuse ed offese personali che nulla c’entrano con il Suo credo che, ormai da anni, sta cercando con successo di inculcare al popolo italiano.

Non nuovo a simili episodi, l’autista di Pisano ogni qualvolta che legge su altri media il nome dell’on. Roberto Di Mauro (che lei conoscerà bene in quanto vice presidente dell’Assemblea regionale siciliana) o del suo candidato a sindaco alle prossime amministrative dott. Franco Miccichè (un’altra persona perbene), si scatena su facebook con attacchi indiscriminati, violenti e spesse volte incivili, come nel caso del post che non solo La invito a leggere ma che spero Le faccia trovare la forza di mettere la parola fine ad un scempio del genere.

La invito, come sto facendo unitamente con l’On. Lollobrigida, suo congiunto, e l’On. Giampiero Cannella, a prendere immediatamente seri provvedimenti attraverso il rappresentante provinciale Lillo Pisano nonché del segretario provinciale Fabio La Felice (che purtroppo, fino ad oggi, non sono intervenuti per come avrebbero dovuto) a frenare i comportamenti scomposti posti in essere dall’autista dello stesso Pisano il quale, a quanto pare, dopo aver ascoltato personalmente alcuni componenti del cerchio magico locale di Fratelli d‘Italia, non godrebbe di una stima particolare proprio a causa dei suo comportamenti, in totale antitesi con le sue linee guida nazionali ed in totale contrasto con quella politica che dovrebbe essere scritta con la P maiuscola. L’avversario politico non è un elemento da denigrare o da abbattere fisicamente (così come ogni giornalista che si “permette” di scrivere le due paroline magiche che mandano in tilt l’autista di Pisano e che corrispondono ai nomi di Di Mauro o Miccichè).

Io (e non solo io) che tanto apprezzo la Sua nuova politica, il suo nuovo processo di democratizzazione e quella libertà di parola senza mai trascendere non posso non sottolinearLe questo momento assai antipatico che sta vivendo la città di Agrigento, attualmente confusa, non orientata e distolta prima dai Suoi proclami espressi a livello nazionale e poi sminuiti nella Città dei Templi a causa da un supporter di Fratelli d’Italia (non ci è dato sapere se è un iscritto ma di certo è una persona di fiducia di Pisano e che si firma su facebook con gli hashatg amministrative2020, fratelliditaliacè, fratelliditaliavince) che nulla ha a che vedere con la Sua linea dettata a destra e a manca in ogni piazza italiana.

Si faccia spiegare, On. Meloni, attraverso i Suoi “generali locali” per quale motivo l’uomo di (presunta) fiducia di Pisano attacca gli avversari politici in modo incivile e non parla (e soprattutto non dice le motivazioni) del proprio (non ufficiale) candidato che Fratelli d’Italia dovrebbe appoggiare alle prossime amministrative. Nei prossimi giorni, se non verrà resa edotta, torneremo con un altro editoriale attraverso questo umile quotidiano on line per fare un quadro ben più chiaro di coloro i quali saranno i prossimi candidati, a quali partiti appartengono e soprattutto da quali partiti provengono. Lei, On. Giorgia Meloni, non può non sapere ciò che accade in questo lembo di Sicilia, che tanto necessita di idee innovative, propositive e speranzose per il nostro futuro e attraverso le quali la Sua persona e la Sua figura politica in questi tempi tanto si stanno battendo per sperare in una società migliore, fiduciosa e carica di prospettive.

Si parla tanto di un Centro Destra unito pronto a battere qualsiasi avversario. Tenga presente che il vice presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, l’On. Di Mauro,  appartiene al Centrodestra! E Lei, On. Meloni, pensa proprio che con un elemento del genere (che Fratelli d’Italia non può vantarsi di annoverare tra le proprie fila) si possa guardare all’orizzonte con un briciolo di ottimismo?

Intervenite, prima che sia troppo tardi.

E così arrivò il tanto atteso 25 gennaio, giorno in cui buona parte di ogni tessuto sociale della provincia di Agrigento ha manifestato contro l’isolamento viario su tutto il nostro territorio (senza imitare le sardine, il migliaio non è stato superato).
Presenti i sindaci di tutti i Comuni dell agrigentino, organizzazioni sindacali, la chiesa, confederazioni ed anche il comitato dei genitori, con la presenza di  quelle famiglie che hanno subìto la tragedia della perdita di un proprio congiunto su quel maledetto tratto di strada della s.s 640.
Manca il 98% della deputazione agrigentina, regionale e nazionale, fatta eccezione per l’onorevole Roberto Di Mauro,  l’onorevole Margherita La Rocca Ruvolo e l’onorevole Michele Catanzaro.
Gli altri assenti “ingiustificati” non sappiamo che fine abbiano fatto;  qualcuno ha postato video sui social come se si parlasse di ricette culinarie mediterranee, altri, probabilmente, ancora impegnati a sfogliare la margherita su quello che sarà il cavallo vincente alle prossime amministrative, pronto ad essere agguantato come fanno iene e sciacalli.  Ogni popolo si merita la classe politica che elegge.

La parola passa ai veri protagonisti, seguiamo le interviste

 

 

 

 

 

Precisiamo subito una cosa: se l’avvocato Salvatore Falzone nutre ancora qualche dubbio sulla sua candidatura a sindaco di Agrigento non ha assolutamente torto.

Da lungimirante della politica, più volte assessore e consigliere comunale, conosce bene il movimento della macchina che accende i motori soprattutto quando la campagna elettorale comincia a surriscaldarsi.

Se ne sentono e se ne dicono di tutti i colori ma in realtà, allo stato, nessuna certezza e nessun compromesso sulle alleanze che dovrebbero supportare questo o quell’altro candidato. Tutti vogliono essere sicuri, tutti vogliono salire sul carro vincente e tutti, attualmente, cazzeggiano a destra e a manca.

In questi giorni imperversa “l’unità” del Centro Destra attraverso comunicati più o meno veritieri ma che hanno un unico comune denominatore: insieme si può vincere.

L’onorevole Giusi Savarino incita all’unione; il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia Lillo Pisano fa la stessa cosa; il segretario regionale dell’Udc, Decio Terrana, crede in un Centro Destra unito pronto a battere qualsiasi avversario; il coordinatore  cittadino della Lega si unisce al coro. Nei comunicati, Forza Italia un giorno c’è e un altro no.

Impossibile, dunque, per Falzone, riuscire a capire, almeno per adesso, quale sarà “l’accoppiamento” che dovrebbe far partorire la sua candidatura.

Una cosa è certa: Falzone, confuso e poco persuaso, non essendo uno sprovveduto ha già capito che in atto si sta cercando di destabilizzare chi osserva attentamente le dinamiche per le prossime amministrative. Si, no, ni, forse, non si sa, stai tranquillo e soprattutto stai sereno!

Falzone ha compreso che si sta cazzeggiando più del dovuto ed in questo contesto rimane lungamente perplesso nell’assistere a voli pindarici di ogni genere che, ovviamente, frenano non poco chi vuole mettere alla luce del sole la propria faccia.

L’unica certezza che ha è il fatto di essere un uomo e, quindi, secondo le ragioni del coordinatore provinciale della Lega Rosselli, ha “buone possibilità” di scendere in campo non essendo né Nuccia Palermo né Rita Monella.

Il Centro Destra, ad Agrigento, si sta giocando una grossa fetta di credibilità. I proclami di canna da zucchero non servono a nulla né aiutano chi vorrebbe  amministrare una città come Agrigento, dalle sorti incerte e dal futuro assai nebuloso.

Sembra azzardato un corposo aiuto da parte dell’ Udc i cui numeri, in percentuale, a meno di una apocalisse, non superano le dita di una mano.

C’è anche da dire un’altra cosa; ad Agrigento mai e poi mai ci potrà essere una unione compatta al 100%. Gli Autonomisti, allo stato, non hanno alcuna intenzione di chiudere e far parte del cerchio del Centro Destra, almeno fino a quando ci sarà questa Forza Italia.

Non è assolutamente un caso se in queste ore, partiti e partitini stanno facendo di tutto per coalizzarsi ed abbattere l’unico grande ostacolo politico che regna ad Agrigento: Roberto Di Mauro e il candidato Francesco Miccichè.

Chi vivrà, vedrà…

N.B. Il bello deve ancora venire…

 

E’ come una sorta di condanna, eterna, che affossa Agrigento e gli agrigentini.

Così come è vero che ogni popolo ha il governo che si merita. E Agrigento merita proprio tutto ciò che sta accadendo attorno ad essa, grazie ad una classe politica che, spesse volte, fa rimpiangere i tempi di una volta.

Nella primavera prossima (cioè fra meno di 70 giorni) la Città dei Templi è chiamata ad un appuntamento importantissimo quale è la consultazione elettorale per eleggere il primo cittadino.

Ed in questo contesto, come dicevamo, a meno di 70 giorni dalla “primavera” il rassegnato elettore agrigentino non sa da che parte iniziare. Destra, Sinistra, Centro, Movimento? In queste ore si fa un gran parlare, si registrano interventi degli addetti ai lavori ed il quadro che emerge dalle loro parole è desolante, mortificante, avvilente.

Si tentano accordi, si piazzano bandierine a destra e a manca e dopo un solo giorno  vengono spazzate via come fuscelli. Si cena insieme e si rinnega il giorno dopo; baci, abbracci e…calci in culo. Invece di discorsi sensati e seri vengono fuori tragedie, fotomontaggi, ripicche e spunnapedi.

Perché tutto ciò? Semplice! Questo abbiamo e questo dobbiamo tenerci.

In atto c’è una polemica che riguarda il Movimento 5stelle e Fratelli d’Italia. Da quando sono nati, chi scrive, ha subito mosso delle perplessità sul “verbo” che ha professato il Movimento fondato dal comico Grillo. Giunti in Italia (e anche ad Agrigento) come profeti, con il dito puntato contro tutto e contro tutti, sono stati assassinati dai fatti e dall’inesorabile macchina da guerra che si chiama “tempo”. Oltre ad essere galantuomo, arriva sempre preciso, puntuale micidiale. Ha ridimensionato Grillo, grillini e compagnia cantando; li  ha fatti scendere sulla terra mentre loro erano convinti di appartenere all’iperuranio.

Predicatori di altri tempi ma razzolatori di dubbia qualità. Nel frattempo, mentre stanno cercando di pomiciare con il PD,  il viceministro Cancelleri grida al mondo intero che le nostre strade sono da sistemare immediatamente; e i suoi galoppini di terra agrigentina cosa fanno? Votano NO alla proposta sulla riduzione del “caro voli” in terra siciliana.

Tale insolita (ma non troppo) circostanza porta, però, delle novità; si scopre, ad esempio, che alle ultime nazionali gli elettori agrigentini hanno fatto volare (gratis)  verso Montecitorio anche una tale che di nome fa Rosalba e di cognome fa Cimino, “di li Grutti”.

Più o meno come è accaduto ai piedi del Tempio della Concordia quando una mattina ci siamo svegliati con un nuovo onorevole agrigentino-norvegese che in pochi, anzi pochissimi, conoscevano. Di nome fa Michele e di cognome fa Sodano.

Lo stesso che oggi accusa di immobilismo trentennale il presidente della Regione Musumeci e gli onorevoli della nostra terra. Può anche darsi che sia così, ma probabilmente ha sbagliato giorno per il suo nuovo proclama. I deputati siciliani pentastellati hanno detto no alla tragedia dei siciliani che riguarda anche il caro voli. Puntano il dito (come mai?) contro Fratelli d’Italia che li ha più o meno smascherati.

Oggettivamente, negli ultimi sondaggi, anche Fratelli d’Italia insidia i 5stelle (ormai in perenne notte di San Lorenzo) nella classifica del gradimento e si sta cercando di distorcere il popolo con ogni mezzo.

Poi la Lega. Stanlio e Ollio, princìpi della risata, sono suore orsoline.

Il coordinatore provinciale del partito di Salvini, tale Massimiliano Rosselli, ha dichiarato che alle prossime amministrative di Agrigento la Lega ancora non ha deciso su cosa fare ma l’unica certezza è che il candidato sindaco non sarà una donna!

Discriminazione di genere o cosa altro? Non c’è altra spiegazione sulle parole di Rosselli. Avrebbe fatto prima (e meglio) a dire…”non vogliamo la Nuccia Palermo a sindaco di Agrigento”. O no?

Ed ecco il riemergere con prepotenza la confusione nell’elettore agrigentino. Che minchia vuole dire questo Rosselli ancora non si è capito.

Certo, la Palermo non sarà amata. Ogni suo intervento politico viene contestato dal coordinatore cittadino della Lega, tale Di Mare, e le liti e i cortili impazzano sui social.

Salvini da Milano e da tutte le piazze italiane sta cercando di fare un po’ di chiarezza. Anche se ha mangiato e dormito insieme a loro, oggi vuole distinguersi dal Movimento 5stelle soprattutto sulla chiarezza. Una sua visita ad Agrigento, in questo delicatissimo momento politico, non sarebbe male.

Con questi coordinatori, le ombre hanno surclassato quelle poche luci che ogni tanto s’accendevano…

Troppi crolli di rocce e detriti vari nel versante ovest della Scala Dei Turchi, la situazione è diventata al momento pericolosa.

Per tale motivo ed anche per una serie di provvedimenti adottati dalle autorità preposte, il sindaco di Realmonte Calogero Zicari ha disposto l’interdizione all’accesso alla Scala dei Turchi.

Il tutto in attesa di attivare un tavolo tecnico dal quale dovrebbero scaturire le soluzioni per mettere in sicurezza il versante in questione e riaprire l’accesso a tutti i pedoni.

L’interdizione avrà la durata di tre mesi. Già attivati alla risoluzione la Regione Siciliana, la Prefettura di Agrigento e tutti gli uffici preposti alla salvaguardia e tutela del territorio.