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Il presidente della Regione, Musumeci, si avvarrà di Polizia ed Esercito. Istituita una task force anticrisi economica.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, recentemente, a fronte dell’emergenza coronavirus, ha usato termini militari, appropriati e mai fuori luogo. Alludendo all’attuale stato di guerra – perché guerra è ed è guerra contro un nemico invisibile quale è il virus importato dalla Cina – il presidente Musumeci si è espresso ad esempio così: “Ogni giorno ci scontriamo con chi non collabora o rema contro, i disertori, ma siamo in guerra, e i disertori non si fucilano ma si abbandonano sul campo di battaglia”. E poi, ancora ad esempio, Musumeci si è espresso così: “Abbiamo chiesto i dispositivi di sicurezza alla Protezione civile nazionale. Sono arrivati con il contagocce. Ma siamo in guerra. E in guerra non si fanno i processi”. Ebbene adesso Nello Musumeci veste la divisa del comandante d’armi in Sicilia, ed è più che condivisibile che la vesta. Lui raccomanda prudenza, responsabilità, rispetto rigido delle sue ordinanze, e dunque, brandendo l’articolo 31 dello Statuto speciale della Sicilia, che non è stato mai applicato, il presidente invoca il potere, sancito dallo stesso articolo 31, di avvalersi della Polizia di Stato e dell’Esercito di stanza nell’Isola in situazioni di emergenza. Sì. E’ così. L’odierna è la più grave emergenza dal dopoguerra. Quindi, la giunta regionale ha approvato un disegno di legge costituzionale composto da un solo articolo. E poiché è un disegno di legge costituzionale, ovvero che gratta alcune pareti della Costituzione Italiana, è stato trasmesso prima all’Assemblea Regionale per l’approvazione, e poi volerà a Roma per essere approvato definitivamente da Camera e Senato. Dopodiché, per l’attuazione delle ordinanze o di altri suoi provvedimenti, il presidente della Regione Sicilia, di concerto con il ministro dell’Interno, si potrà avvalere della Polizia di Stato. E, di concerto con il ministro della Difesa, disporrà delle Forze armate di stanza in Sicilia. Nel frattempo il governo Musumeci, con un apposito decreto a firma dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha istituito una speciale task-force per coordinare le misure finanziarie ed economiche necessarie a fronteggiare l’attuale crisi provocata dall’emergenza coronavirus. Il gruppo di lavoro si è già insediato a Palazzo d’Orleans a Palermo, ed è composto dal ragioniere generale della Regione, dai dirigenti generali dei dipartimenti Finanze, Programmazione e Attività produttive, dalle Autorità di gestione dei Fondi europei e nazionali, e dall’Autorità regionale dell’innovazione tecnologica, oltre che dal capo di Gabinetto vicario del presidente Musumeci. A coordinare la task force, a cui non spetterà alcun compenso, è il dirigente regionale Benedetto Mineo, già capo dell’Agenzia delle dogane e ai vertici di Equitalia. Il compito di Mineo consiste nel pianificare e monitorare lo stato degli interventi anticrisi, e nel rendicontare al governo, avvalendosi delle strutture tecniche regionali e dell’assistenza tecnica, sui fondi disponibili nei vari dipartimenti.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Il presidente della Regione, Musumeci, interviene su restrizioni e picco, dispositivi di sicurezza e rientri nell’Isola.


I casi di coronavirus in Sicilia sono 1791. Dall’inizio dei controlli i tamponi effettuati sono stati 17.833.
Sono risultati positivi 1.791. Sono ancora contagiate 1.606 persone. Sono ricoverati 576 pazienti, di cui 73 in terapia intensiva. 1.030 sono in isolamento domiciliare. 92 guariti e 93 deceduti.
Ecco la divisione dei positivi nelle nove province siciliane: Agrigento 95, Caltanissetta 71, Catania 486, Enna 226, Messina 289, Palermo 250, Ragusa 40, Siracusa 71, Trapani 78.
Nel frattempo il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha telefonato personalmente ai nove prefetti della Sicilia. Il governatori li ha inviatati a intensificare la presenza delle forze dell’ordine nelle città a garanzia del rispetto del “restate a casa”. E poi ha auspicato sanzioni severissime a carico di coloro che sono fuori in strada senza una motivazione giustificabile. E lo stesso Musumeci commenta: “Sono molto preoccupato dall’atteggiamento di relax che ha assunto la popolazione del Sud e della Sicilia negli ultimi giorni. Finora abbiamo osservato le norme e ora c’è una sorta di ‘liberi tutti’. C’è la errata consapevolezza che il peggio sia passato e che quindi, con il fatalismo tipico e l’aria scanzonata noi meridionali, ci possiamo concedere la passeggiata. Chi fa questo è un irresponsabile che mette a rischio la propria vita e quella degli altri”. Dobbiamo fare ancora qualche settimana di sacrificio. Se il picco deve arrivare dobbiamo evitarlo, altrimenti vanifichiamo gli sforzi incredibili di tantissime famiglie che non possono più fare la spesa e che hanno spento persino il frigorifero perché non hanno più nulla da conservare”. E poi il presidente è intervenuto sulla perdurante questione dei dispositivi di protezione, e ha commentato: “Si era detto fin dall’inizio che l’Unità di crisi nazionale avrebbe provveduto a trasferire in periferia i camici, i dispositivi di protezione individuale e i ventilatori polmonari per le terapie intensive ma tutto questo è arrivato in maniera insufficiente e inadeguata. Negare che ci siano stati dei ritardi sarebbe come negare che a mezzogiorno ci sia luce o che a mezzanotte il buio, ma non è il momento delle polemiche: quando si è in guerra non si fanno processi”. E poi, in riferimento all’altrettanto perdurante questione dei rientri in Sicilia, Nello Musumeci replica: “Da diverso tempo abbiamo limitato gli accessi nell’Isola anche con i traghetti che da 24 corse sono passati a 4 corse giornalieri. Noi siamo fermamente convinti che le due settimane che arriveranno saranno quelle determinanti, ed è in questo momento che bisogna tenere alta la guardia. Abbiamo anche limitato le corse dei treni e l’aereo che arriva soltanto da Roma Fiumicino. Dobbiamo convincere ogni siciliano affinchè rimanga dove si trova”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I casi di contagio da coronavirus in Sicilia. Creati 23 posti di terapia intensiva a pressione negativa ad Agrigento e provincia. I dettagli e le opere in itinere.

I casi di contagiati da coronavirus in Sicilia sono 1.647. Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 15.634. Sono risultati positivi 1.647 (92 più di lunedì 30 marzo). Attualmente sono ancora contagiate 1.492 persone (84 più di lunedì 30 marzo). Sono ricoverati 575 pazienti di cui 72 in terapia intensiva, e 917 sono in isolamento domiciliare, poi 74 guariti e 81 deceduti. Ecco la divisione degli attuali positivi nelle varie province: Agrigento 91 positivi (0 ricoverati, 2 guariti, 1 deceduto), Caltanissetta 62 positivi (18 ricoverati, 4 guariti, 4 deceduti), Catania 453 positivi (150 ricoverati, 16 guariti, 29 deceduti), Enna 191 positivi (120 ricoverati, 1 guarito, 11 deceduti), Messina 283 positivi (128 ricoverati, 10 guariti, 18 deceduti), Palermo 236 positivi (87 ricoverati, 17 guariti, 9 deceduti), Ragusa 38 positivi (10 ricoverati, 3 guariti, 2 deceduti), Siracusa 66 positivi (36 ricoverati, 21 guariti, 6 deceduti), Trapani 72 (26 ricoverati, 0 guariti, 1 deceduto).

Il direttore dell’Asp di Agrigento, Alessandro Mazzara

Nel frattempo, nell’ambito dello stato d’attuazione degli interventi in emergenza covid 19, l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, coordinata dal direttore generale Alessandro Mazzara e dal direttore sanitario, Gaetano Mancuso, ha finora concretizzato, nell’arco di poco tempo a disposizione, 23 posti di terapia intensiva (nelle foto), e si tratta di postazioni tutte a pressione negativa “che – sottolinea il direttore Mazzara – Agrigento e la sua provincia non hanno mai avuto”. Dunque, all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento 12 posti di terapia intensiva nella cosiddetta “Recovery Room”, con isolamento dell’areazione delle stanze degenze covid 19 al terzo piano e con percorso separato, come ribadito anche in occasione del recente incontro in video-conferenza con l’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza. Inoltre, l’Azienda sanitaria provinciale ha presentato una certificazione della ditta che si occupa degli impianti di climatizzazione garantendo che l’aerazione del reparto è indipendente. E poi, ancora, all’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera sono in creazione 10 posti di terapia intensiva al complesso operatorio del primo piano. Il completamento è previsto entro il 4 aprile. Poi all’ospedale “Giovanni Paolo secondo” di Sciacca 10 posti di terapia intensiva nel reparto di Rianimazione. Poi all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì sono in creazione 6 posti di terapia intensiva nel reparto di Rianimazione entro il 2 aprile. Poi all’ospedale “San Giacomo d’Altpopasso” di Licata 6 posti di terapia intensiva nel complesso operatorio. Attenzione: mancano i ventilatori polmonari ma sono attesi a breve termine dalla Protezione civile nazionale per tramite dell’assessorato regionale alla Sanità.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I casi di contagio da coronavirus in Sicilia. L’emergenza anche sul fronte economico. Oltre 140 milioni di euro per i Comuni dell’Isola. Ecco i soldi nell’Agrigentino.

I casi di contagiati da coronavirus in Sicilia sono 1.555. Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 14.758. Sono risultati positivi 1.555 (95 più di domenica 29 marzo). Attualmente, sono ancora contagiate 1.408 persone (78 più di domenica 29 marzo). Sono ricoverati 559 pazienti, di cui 75 in terapia intensiva, 849 in isolamento domiciliare, 71 guariti e 76 deceduti.

Ecco la divisione degli attuali positivi nelle varie province: Agrigento 86, Caltanissetta 63, Catania 405, Enna 183, Messina 280, Palermo 229, Ragusa 30, Siracusa 62, Trapani 70.


L’emergenza coronavirus è sanitaria ed anche economica. Sul fronte sanitario è infuocato il caso dell’Oasi di Troina, cittadina in provincia di Enna da ieri quarta zona rossa in Sicilia dopo Agira, Villafrati e Salemi. All’interno dell’Oasi Maria Santissima è morta una giovane degente, e sono oltre cento i contagiati tra pazienti e operatori compreso il presidente. Ed il sindaco di Troina, Fabio Venezia, rivela: “Ho la polmonite”. Nel frattempo l’aumento dei contagi in Sicilia si mantiene contenuto: ogni 24 ore un centinaio di casi in più. Aumentano però i morti: dopo il medico di Palma di Montechiaro, Lorenzo Vella, è morto anche un uomo di 65 anni originario di Balestrate e ricoverato all’ospedale “Cervello” a Palermo, una donna di 92 anni contagiata nella Casa di cura Rsa “Villa delle Palme” a Villafrati e morta all’ospedale di Partinico, ed il sindacalista catanese della Cisl, Gianfranco Raco, di 69 anni.

Dall’altra parte del fronte sanitario, sulla trincea economica guerreggiano i Comuni, esposti alla esasperazione sociale. In Sicilia, dei 400 milioni di euro stanziati dal Decreto Conte del 28 marzo, pioveranno quasi 44 milioni di euro, che si sommano ai 100 milioni di euro stanziati dal governo Musumeci per sostenere le famiglie in difficoltà. I sindaci siciliani hanno invocato la rapida distribuzione dei soldi annunciati da Conte, scavalcando ostacoli e ritardi della burocrazia. E il governo a Roma li ha accontentati, perché immediata è stata l’ordinanza firmata dal capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borelli. Subito, a pioggia, 43 milioni e 484mila euro per i 390 Comuni dell’Isola. I fondi saranno trasformati in buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari o prodotti di prima necessità. Saranno i Comuni a gestire la distribuzione delle risorse finanziarie costruendo la platea dei beneficiari del contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici provocati dall’emergenza Covid-19. In Sicilia, tra i capoluoghi di provincia, il contributo più elevato è stato assegnato al Comune di Palermo: 5 milioni e 143mila euro, poi Catania 2 milioni e 559mila euro, e a Messina 1 milione e 707mila euro. Poi Siracusa 901.655 euro, Trapani 547.508 euro, Ragusa 538.631 euro, Caltanissetta 472.337 euro, Agrigento 444.627 euro, ed Enna 189.881 euro. Ancora più nel dettaglio, tra i Comuni agrigentini più densamente popolati, sono stati assegnati a
Sciacca: 361.714 euro
Canicattì: 357.634
Licata: 359.772
Favara: 313.239
Palma di Montechiaro: 235.489
Ribera: 176.391
Porto Empedocle: 157.120.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La giunta regionale, presieduta da Nello Musumeci, ha stanziato 100 milioni di euro dalla Regione Siciliana per consentire alle famiglie disagiate di accedere all’assistenza alimentare. Lo stesso Musumeci commenta: “Si tratta di una prima necessaria risposta che vogliamo dare per consentire a migliaia di famiglie siciliane, ormai esasperate, di far fronte almeno alle immediate esigenze alimentari. Speriamo che arrivino prestissimo anche gli interventi dello Stato, da me più volte sollecitati. In queste settimane di paralisi sono cresciuti a dismisura nella nostra Isola i nuclei familiari più fragili e maggiormente disagiati, quelli cioè che stanno soffrendo più di tutti la perdurante crisi dovuta all’emergenza Coronavirus. Sono famiglie che in parte si aggiungono alle altre 450 mila dichiarate povere in Sicilia, secondo i dati dell’Istat. Le risorse saranno assegnate, in più tranche, a tutti i Comuni, che nella distribuzione dovranno prestare particolare riguardo alle nuove povertà determinate dalle famiglie che non percepiscono più alcun reddito, compreso quello di cittadinanza, e alcuna altra assistenza economica o sanitaria. A questa prima misura abbiamo potuto procedere in via amministrativa ed è il frutto della condivisione di tutti i gruppi parlamentari all’Assemblea Regionale e delle organizzazioni sociali. Adesso bisogna lavorare ad un Bilancio 2020 emergenziale, come abbiamo già concordato nel giro di incontri di mercoledì e giovedì scorsi. È questo lo spirito unitario, appena richiamato nel suo messaggio alla Nazione dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il quale dobbiamo lavorare”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Nell’ambito dello stato d’attuazione degli interventi in emergenza covid 19, l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, coordinata dal direttore generale Alessandro Mazzara e dal direttore sanitario, Gaetano Mancuso, ha finora concretizzato: all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento 12 posti di terapia intensiva nella cosiddetta “Recovery Room”, con isolamento dell’areazione delle stanze degenze covid 19 al terzo piano. Poi all’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera sono in creazione 10 posti di terapia intensiva al complesso operatorio del primo piano. Il completamento è previsto entro il 4 aprile. Poi all’ospedale “Giovanni Paolo secondo” di Sciacca 10 posti di terapia intensiva nel reparto di Rianimazione. Poi all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì sono in creazione 6 posti di terapia intensiva nel reparto di Rianimazione entro il 2 aprile. Poi all’ospedale “San Giacomo d’Altpopasso” di Licata 6 posti di terapia intensiva nel complesso operatorio. Il tutto è con sistema di aerazione separata e mai centralizzata, con canali antimicrobici e filtrazione assoluta.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I casi coronavirus in Sicilia. Il picco contagi e la resistenza del sistema sanitario. Autorizzati nuovi laboratori per l’analisi dei tamponi: esito test anche all’ospedale di Agrigento.

Sono 1.168 gli attuali positivi al coronavirus in Sicilia. Dall’inizio dei controlli i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 11.079. Sono risultati positivi 1.260, mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.168 persone. Sono ricoverati 500 pazienti, di cui 75 in terapia intensiva, 668 sono in isolamento domiciliare, 53 guariti e 39 deceduti.

L’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, ha già prospettato, rilanciando le previsioni degli esperti, una forbice di contagi compresa tra i 4500 e i 7000 contagi da covid 19 in Sicilia entro metà aprile. Ed il presidente della Regione, Nello Musumeci, adesso conferma. “Sì, le proiezioni peggiori, disastrose, parlano di 7.000 contagiati in Sicilia. Noi – aggiunge – immaginiamo 600 posti letto in rianimazione sui quali già si lavora da diversi giorni, e poi aree destinate a ospedalizzazione di pazienti che non necessitano di terapia intensiva”. Al momento i numeri dei contagi in Sicilia testimoniano altro rispetto a quanto previsto, ma la matematica in tale caso, purtroppo, è una opinione. Infatti, Musumeci raffredda e sussurra con cautela: “E’ chiaro che i numeri non devono illudere, perché da noi non è ancora arrivato il picco. E’ solo un campanello d’allarme e noi stiamo lavorando in funzione di questa onda lunga attesa per inizio o metà aprile”. Poi, a fronte di quanti ritengono che, se l’onda dei contagi che tormenta il nord dovesse abbattersi anche al Sud, in Sicilia, si rivelerà una immane sciagura, Nello Musumeci altrettanto raffredda e replica: “L’idea che se arriva al Sud il fenomeno del Nord sia la catastrofe io la respingo, perché alcuni hanno decisamente un’idea sbagliata del Sud. La sanità siciliana, al di là di quello che si dice al Nord, è riuscita ad affrontare il problema, e sta lavorando per affrontarlo, con preoccupazione, ma occupandosi di quello che serve fare. Poi Dio pensa a tutto il resto, naturalmente”.

Nel frattempo, anche in Sicilia si ritiene opportuno praticare quanti più tamponi è possibile. E a tal fine sono stati aumentati i laboratori di analisi che esaminano il tampone. In Sicilia finora vi sono stati 12 laboratori operativi. Da oggi, sabato 28 marzo, saranno 20, sia pubblici che privati. E i privati sono stati selezionati da una commissione sulla base dell’avviso pubblico dell’assessorato regionale della Sanità e rispondono ai criteri previsti dalle disposizioni dell’Istituto superiore di sanità. Altre strutture sono al momento in corso di autorizzazione. Tra le strutture pubbliche destinate all’esame tampone del covid-19 vi sono l’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento, poi a Palermo l’Istituto zooprofilattico, l’Ismett e il Buccheri La Ferla.

E poi altri ancora a Caltanissetta, Catania, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, Ragusa, Siracusa e Marsala. L’assessore Ruggero Razza spiega: “Sì, è vero, più tamponi inevitabilmente significa e significherà anche un aumento del numero di positivi, ma questo, come vedremo poi, non deve sempre allarmare. Ovviamente si spera sempre in aumenti contenuti e che la curva non esploda, o quantomeno tenerla sotto controllo. Ci sono state anche polemiche per la presunta lentezza dell’arrivo dei tamponi, ma ora, con l’aumento dei laboratori, almeno tale problema dovrebbe essere risolto”. Nel frattempo il numero dei tamponi eseguiti in Sicilia è aumentato progressivamente. Nei primi 20 giorni ne sono stati effettuati 3294, con un media di 150 circa al giorno, poi la media è stata di 500 al giorno, e poi, ad esempio tra mercoledì e giovedì scorso, sono stati 1400.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. L’intervento del presidente Musumeci su rientri, finanziaria e mascherine. All’ospedale di Enna si utilizza l’anti-artrite.


Sono 1.095 i casi coronavirus in Sicilia. Dall’inizio dei controlli, i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 9.658. Sono risultati positivi 1.164 (170 più di mercoledì 25 marzo), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.095 persone (159 più di mercoledì 25 marzo). Sono ricoverati 414 pazienti, di cui 68 in terapia intensiva, mentre 681 sono in isolamento domiciliare, 36 guariti e 33 deceduti (1 ad Agrigento, 2 a Caltanissetta, Palermo e Siracusa, 4 a Messina, 6 a Enna e 16 a Catania).

Nel frattempo, il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha incontrato, in video conferenza a Palazzo d’Orleans, i capigruppo dell’opposizione e della maggioranza all’Assemblea regionale siciliana. Sono state avanzate diverse proposte sul piano economico e sanitario relative all’emergenza coronavirus. In particolare, si è concordato sulla necessità di lavorare ad una nuova legge finanziaria legata alle priorità imposte dall’attuale situazione. Ancora nel frattempo, nel merito del caso “rientri”, Musumeci ha ribadito: “Facciamo appello ai siciliani, soprattutto a chi ancora bussa alle porte e vuole rientrare: a loro dico di rimanere dove sono perché non sanno cosa portano con loro. Oggi la prudenza è la migliore cura senza farci prendere dalla paura. Andiamo avanti con cautela e sono convinto che anche le regioni del Sud sapranno uscire fuori da questa situazione. Quando tutto questo sarà finito dovremo passare ad affrontare l’emergenza economica”.

E poi, in riferimento ai numeri dei contagi in Sicilia ed alla previsione del picco, Nello Musumeci prospetta: “Se ci mettiamo a fare il confronto con le altre regioni sembriamo in un altro mondo, ma non ci si deve illudere perché il picco da noi deve ancora arrivare anche se non sappiamo quando. Secondo alcune previsioni potrebbe arrivare intorno al 10-15 aprile. L’importante è farsi trovare pronti sapendo di dover fare i conti con un’evoluzione del fenomeno. Quindi esorto a continuare a mantenere la cautela dimostrata fino ad ora, ed a restare a casa con la stessa attenzione dei primi giorni”. E poi, ancora, a fronte della ricorrente carenza di presidi di sicurezza, il governatore si rammarica così: “Aspettiamo le mascherine, questa ormai è diventata una telenovela. Roma da dieci giorni ci rassicura che il tutto arriverà quanto prima, ma ancora non abbiamo visto niente. Di 800mila mascherine che abbiamo richiesto, ne sono arrivate circa 60mila e non omologate. Una mascherina può essere utilizzata mezza giornata, e al massimo un giorno intero. Insomma, dobbiamo fare i conti con questa amara realtà”.

Ed ancora nel frattempo, quattro pazienti affetti da Covid 19 e ricoverati nell’ospedale Umberto primo di Enna sono trattati da mercoledì scorso con il farmaco anti-artrite, giunto ad Enna dopo la richiesta inoltrata al centro sperimentatore. L’Azienda sanitaria provinciale di Enna conferma e puntualizza: “I quattro pazienti hanno i requisiti richiesti dalla sperimentazione in corso. E abbiamo richiesto l’impiego del farmaco per altri tre pazienti”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Regione e sindacati concludono l’intesa sulla cassa integrazione. Picco da 7mila contagi previsto a metà aprile: il piano posti letto.


Sono 936 gli attuali positivi in Sicilia al coronavirus. Dall’inizio dei controlli i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 8.374. Sono risultati positivi 994 (148 più di martedì 24 marzo), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 936 persone (137 più di martedì 24 marzo). Sono ricoverati 399 pazienti (50 a Palermo, 126 a Catania, 91 a Messina, 1 ad Agrigento, 17 a Caltanissetta, 53 a Enna, 17 a Ragusa, 22 a Siracusa e 22 a Trapani) di cui 80 in terapia intensiva, mentre 537 sono in isolamento domiciliare, 33 guariti e 25 deceduti (1 ad Agrigento, Messina, Palermo e Siracusa, 2 a Caltanissetta, 6 a Enna e 13 a Catania). Nel frattempo, la Regione raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitate il sito www.siciliacoronavirus.it o telefonate al numero verde 800 45 87 87. Ancora nel frattempo, Governo regionale e parti sociali hanno raggiunto l’accordo per la cassa integrazione in deroga per i lavoratori colpiti dalla riduzione o dallo stop delle attività come conseguenza dell’emergenza sanitaria in corso. Il provvedimento, in applicazione del decreto “Cura Italia”, interessa nell’isola 250mila lavoratori di tutti i settori e di tutte le tipologie contrattuali, anche quelle “atipiche”, e i lavoratori degli appalti. L’accordo prevede anche un percorso per garantire l’accelerazione dei pagamenti da parte dell’Inps. Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil Sicilia, tra i firmatari dell’intesa, commenta: “Si stima che nell’immediato le domande delle aziende saranno 40mila per circa 150mila lavoratori interessati. Si tratta di una misura di sostegno al reddito importante in questo momento difficile. L’inevitabile acuirsi della crisi ci lascia comunque prevedere la crescita delle domande e del fabbisogno economico, attualmente attestato a 300 milioni. Il fondo del ‘Cura Italia’ dovrà quindi necessariamente essere implementato e anche il governo regionale dovrà fare la sua parte con l’utilizzo a questo fine dei fondi di coesione residui” – conclude Alfio Mannino.

Ancora nel frattempo, in previsione del picco dei 7mila contagi (nella peggiore delle ipotesi) previsto per metà aprile in Sicilia, il presidente Musumeci e l’assessore Razza hanno predisposto un piano per 600 posti di terapia intensiva e altri 2800 posti letto per i degenti affetti da covid 19. Attualmente sono attivi 213 posti di terapia intensiva e 800 posti letto covid. L’obiettivo è raggiungere entro il 20 aprile 587 posti di terapia intensiva ed entro il 10 aprile 2798 posti letto per i covid. In particolare, 298 posti letto covid a Palermo, 390 a Catania, 334 a Messina, 113 ad Agrigento, 139 a Caltanissetta, 120 ad Enna, 130 a Ragusa, 98 a Siracusa e 55 a Trapani.

Se dopo il 10 aprile si dovesse precipitare in una fase ancora più aggressiva dell’epidemia, i posti letto covid potranno essere aumentati entro il 20 aprile fino a 674 a Palermo, 692 a Catania, 458 a Messina, 194 ad Agrigento, 155 a Caltanissetta, 150 ad Enna, 170 a Ragusa, 160 a Siracusa a 145 a Trapani. Ancora nel dettaglio, per quanto riguarda i posti di terapia intensiva, entro il 10 aprile la Regione conta di attivare 128 posti a Palermo, 112 a Catania, 83 a Messina, 15 ad Agrigento, 26 a Caltanissetta, 20 ad Enna, 20 a Ragusa, 20 a Siracusa, 35 a Trapani. Se dopo il 10 aprile i contagi aumenteranno, entro il 20 aprile i posti di terapia intensiva saranno incrementati a 162 a Palermo, 128 a Catania, 111 a Messina, 23 ad Agrigento, 36 a Caltanissetta, 22 ad Enna, 40 a Ragusa, 30 a Siracusa e 35 a Trapani.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Stimati tra 4.500 e 7000 contagi nell’Isola. Musumeci replica a Lamorgese su rientri e controlli sullo Stretto di Messina.

Sono 799 gli attuali positivi al Covid-19 in Sicilia. Dall’inizio dei controlli i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento sono 7.170. Sono risultati positivi 846 (125 più di lunedì 23 marzo), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 799 persone (118 più di lunedì 23 marzo). Sono ricoverati 337 pazienti (45 a Palermo, 123 a Catania, 70 a Messina, 1 ad Agrigento, 18 a Caltanissetta, 29 a Enna, 11 a Ragusa, 24 a Siracusa e 16 a Trapani) di cui 67 in terapia intensiva, mentre 462 sono in isolamento domiciliare, 27 guariti (11 a Palermo, 6 a Catania, 5 a Messina, 2 ad Agrigento ed Enna, 1 a Ragusa) e 20 deceduti (1 a Caltanissetta, Messina, Palermo e Siracusa, 2 ad Agrigento, 6 a Enna e 8 Catania). La Regione raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitate il sito www.siciliacoronavirus.it o telefonate al numero verde 800 45 87 87. Nel frattempo, l’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, ha prospettato: “In Sicilia la previsione di contaminazioni da covid-19 si attesta su una forbice tra 4.500 e le 7.000 contagi”. E poi, sui rientri, Razza ha aggiunto: “Sono quasi 40mila le persone rientrate in Sicilia, che si sono registrate nella piattaforma della Regione. Purtroppo non tutti si sono auto-segnalati. E mi fa rabbia, perché molti contagi che stiamo registrando ora sono causati da chi rientra”. Ancora nel frattempo il presidente della Regione replica alla ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che ha smentito il flusso incontrollato di persone dalla Calabria alla Sicilia attraversando lo Stretto di Messina. E Nello Musumeci ribatte: “Dal 17 marzo è vietato entrare in Sicilia, e fino a lunedì notte il controllo a Villa San Giovanni non c’era, altrimenti le fotografie non avrebbero ritratto le file con centinaia di automobili che non erano solo quelle autorizzate a entrare in Sicilia. Secondo i dati ufficiali della compagnia Caronte&Tourist, che si occupa dei traghettamenti nello Stretto, il 13 marzo 2.700 persone sono approdate a Messina dalla Calabria. Poi il 17 marzo, il giorno del mio provvedimento, sono state 1.260. E ieri martedì, dopo la mia protesta garbata ma determinata nei confronti del governo nazionale, i cui numeri sono smentiti dalle foto, sono sbarcate 551 persone tutti addetti ai lavori: il 75% in meno, dopo i controlli seri operati a Villa San Giovanni”. E poi il governatore, come da monito, sottolinea: “Noi non sappiamo chi entra in Sicilia, e chi entra oggi va incontro a una serie di ostacoli anche di natura sanitaria di fronte ai quali nessuno può intervenire. Oggi non è sicuro stare in Sicilia per chi viene da fuori”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)