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Come annunciato all’indomani dell’approvazione della Finanziaria, il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha incontrato a Palazzo d’Orleans in video-conferenza sindacati e associazioni di categoria al fine di predisporre, nel più breve tempo possibile, un Piano regionale per la ricostruzione economica e sociale dell’Isola e per l’efficientamento burocratico. Dunque Musumeci, insieme agli assessori Gaetano Armao, Toto Cordaro, Roberto Lagalla, Antonio Scavone, Mimmo Turano, Alberto Pierobon e Manlio Messina, ha ascoltato, in tre ore di riunione, i rappresentanti di circa trenta sigle che descrivono il confronto come sereno ma serrato, e, soprattutto, proficuo, perché sono state espresse tutte le istanze e le criticità che caratterizzano il settore produttivo siciliano in occasione dell’avvio della fase 2 dopo il 4 maggio a termine del lockdown iniziato il 9 marzo scorso. Lo stesso Musumeci, a margine del tavolo virtuale, ha commentato: “L’obiettivo del governo è elaborare un documento condiviso per accompagnare questo periodo in Sicilia, a sostegno delle imprese, dei settori produttivi e dei lavoratori, ma anche snellire il più possibile i processi burocratici e accelerare la spesa pubblica destinata agli investimenti e alle infrastrutture. Tale documento deve essere frutto di concertazione, asciutto, essenziale, attuabile in tempi celeri. La Sicilia produttiva deve ripartire, nel rispetto delle norme di sicurezza, più determinata che mai”.

A conclusione, Musumeci ha invitato tutte le parti sociali ad inviare entro martedì prossimo, 12 maggio, le proposte ritenute prioritarie, che saranno raccolte e sintetizzate da una speciale task force, coordinata dal dirigente regionale Benedetto Mineo. Si tratta del gruppo di lavoro già allestito alla Regione per coordinare le misure finanziarie ed economiche necessarie a fronteggiare l’attuale crisi provocata dall’emergenza Coronavirus. Unanime la reazione positiva delle parti sociali presenti al vertice, che ribadiscono: “Serve un’azione comune per arginare la disoccupazione, rilanciare le infrastrutture, investire con decisione sul turismo e sulle imprese salvando i posti di lavoro che sono ad altissimo rischio. Musumeci ha annunciato la disponibilità del Governo a riprogrammare i fondi a disposizione dopo l’emergenza per investimenti strutturali: sarà un’occasione da non sprecare”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

 

I casi coronavirus in Sicilia. Non si placano le polemiche per le scarcerazioni di detenuti, anche pericolosi, a causa dell’emergenza covid. Giudici a lavoro sulle istanze.

I contagiati da coronavirus in Sicilia sono 3.267. Dall’inizio dei controlli i tamponi effettuati sono stati 91.306. Sono risultate positive 3.267 persone. Attualmente sono ancora contagiate 2.202. 818 sono guarite e 247 decedute. Degli attuali 2.202 positivi, 393 pazienti sono ricoverati, di cui 26 in terapia intensiva, e 1.809 sono in isolamento domiciliare.
Ecco la distribuzione dei positivi nelle province siciliane: Agrigento 69, Caltanissetta 127, Catania 685, Enna 294, Messina 373, Palermo 397, Ragusa 54, Siracusa 111, Trapani 92.
Nel frattempo, tanti giudici giudicanti sono impegnati, non solo in Sicilia, ad esaminare le richieste di scarcerazione di tanti detenuti siciliani che invocano gli arresti domiciliari, fuori dal carcere, brandendo il pericolo del coronavirus. Giudici per le indagini preliminari, Tribunali del Riesame o di Sorveglianza, e Corti d’Appello, competenti a decidere in tali casi, sono a lavoro per accertare se ricorrano i presupposti per la concessione del beneficio della detenzione domiciliare in ragione dell’emergenza “covid”.

E si tratta anche di persone detenute per reati gravi, come mafia e droga, tra alcuni che sono in attesa di giudizio fino ad altri che scontano condanne definitive. Ad esempio, nell’elenco degli aspiranti carcerati a domicilio vi è Gaetano Riina, 87 anni, di Corleone, fratello del capo dei capi, attualmente detenuto a Torino.

Il suo difensore, l’avvocato Pietro Riggi, motiva l’istanza di scarcerazione e spiega: “E’ gravemente ammalato. Nel carcere di Torino ci sono 60 detenuti risultati positivi al coronavirus. E’ una situazione davvero pericolosa per un anziano che ha un solo rene, che ha già rischiato la vita con più infarti e con un enfisema polmonare”. Gaetano Riina, se non dovesse essere scarcerato, sconterà ancora due anni della condanna subita. Complessivamente sono circa un centinaio le istanze di “domiciliari covid” proposte da boss di Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta. Le Procure antimafia competenti in genere si sono già espresse con parere contrario alla scarcerazione, perché i magistrati inquirenti ritengono gli arresti domiciliari non idonei per soggetti ad alta pericolosità che, peraltro, ritornerebbero nelle loro città. Nel frattempo però sono stati già 376 i mafiosi e i trafficanti di droga, anche detenuti nei reparti di “alta sicurezza” che sono stati provvisoriamente trasferiti dal carcere a casa per condizioni di salute precarie, attestate da certificati e perizie, legate all’emergenza covid. Quasi la metà dei 376 sconta una condanna definitiva, gli altri sono ancora in attesa di giudizio.

Al Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è stato rimproverato di non avere ricercato e attrezzato soluzioni alternative agli arresti domiciliari. Ecco perché il ministro della Giustizia originario di Mazara del Vallo, Alfonso Bonafede, ha tagliato la testa del capo del Dap, Francesco Basentini, che in verità si è dimesso lui dopo che Bonafede ha sostanzialmente commissariato il Dap nominando come vice capo Roberto Tartaglia, il magistrato istruttore in primo grado del processo cosiddetto “Trattativa” in Corte d’Assise a Palermo. Poi, dopo le dimissioni, a Basentini è subentrato Dino Petralia, consigliere del Csm, Procuratore Generale a Reggio Calabria e già Aggiunto a Palermo, e che gli agrigentini ricordano come Procuratore della Repubblica di Sciacca nei primi anni 2000.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A fronte delle polemiche insorte sulla Sicilia “blindata” e sui rientri nell’Isola, soprattutto in riferimento ai ricongiungimenti familiari, il presidente della Regione spezza alcune catene della blindatura. Nello Musumeci prospetta: “Adesso allarghiamo un po’. Possono rientrare anche coloro che si vogliono ricongiungere con le proprie famiglie. E per farlo devono rispettare le solite regole, cioè la verifica al momento dello sbarco e poi la quarantena” – sottolinea il governatore, che poi ricorda, come monito: “Abbiamo ricevuto tante richieste di cittadini che intendono ricongiungersi con la famiglia. Ma quando ai primi di marzo ci fu il primo grande esodo dal Nord verso il Sud, quando arrivarono oltre 47 mila persone, abbiamo trovato centinaia di positivi asintomatici tra loro. Ecco perché ora serve un rientro molto scaglionato, solo per necessità”. E dunque, nell’ambito del “sì condizionato” ai rientri in Sicilia, Musumeci si è rivolto al ministero dei Trasporti invocando un potenziamento delle corse, severamente limitate da marzo in poi a seguito dell’esplosione della pandemia.

E il presidente spiega: “Abbiamo chiesto al ministero dei Trasporti di portare i voli da Roma per Palermo e Catania da 2 a 4, sperando che l’Alitalia non si abbandoni a speculazioni, perché mi risulta che il costo dei voli negli ultimi giorni sia assolutamente inaccessibile e inaccettabile. Al tempo stesso manteniamo la corsa del treno da Roma a Messina, e per quanto riguarda lo Stretto invece chiediamo di passare dalle attuali 5 corse a 8 corse”.

Poi Musumeci ritiene opportuno rammentare che, in ragione dello stato di necessità, i rientri in Sicilia non sono stati mai bloccati, e precisa: “Un blocco per i casi di necessità non c’è mai stato. Neanche nei gravi momenti di crisi, sia gli ordinamenti nazionali che quelli nostri hanno sempre consentito l’ingresso alle forze dell’ordine, alle forze armate, al personale sanitario, e per gravi motivi personali, sanitari o di famiglia. Quindi un blocco totale non c’è mai stato”.

Poi, dopo la rottura di alcune catene, il presidente della Regione rinsalda la blindatura intorno alle “fase 2” appena avviata, e raccomanda: “Nessuno deve pensare che la fase 2 sia un ‘liberi tutti’, stiamo attenti. Il dato di tre regioni deve farvi riflettere. Veneto, Lombardia e Piemonte assieme hanno 60.000 positivi in questo momento. La Sicilia, regione particolarmente popolosa, ne ha 2.200. Ecco, noi vorremmo che questo dato possa scendere man mano che passano i giorni. Guai a dover registrare una nuova impennata”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Musumeci a confronto con i sindacati per un piano di ricostruzione economica e sociale della Sicilia. Orlando: “Ancora ritardi per la cassa integrazione”.

Domani pomeriggio, martedì 5 maggio, il presidente della Regione incontra, in video – conferenza, le organizzazioni sindacali a Palermo, a Palazzo d’Orleans. E perché? Perché occorre, approvata la Finanziaria, attuare un Piano di rilancio economico e sociale che segua di pari passo la cosiddetta “fase 2”, avviata oggi lunedì 4 maggio. E Nello Musumeci spiega: “Occorre varare con urgenza un Piano regionale per la ricostruzione economica e sociale dell’Isola e per l’efficientamento burocratico.E ciò a sostegno delle imprese, dei settori produttivi e dei lavoratori, ma anche per accelerare la spesa pubblica destinata agli investimenti e alle infrastrutture. Deve essere un Piano frutto di concertazione, asciutto, essenziale, attuabile in tempi celeri. Dopo l’approvazione della legge di stabilità, che contiene provvedimenti emergenziali, il governo regionale intende confrontarsi con le organizzazioni di categoria e sindacali. La Sicilia produttiva deve ripartire, nel rispetto delle norme di sicurezza, più determinata che mai”. Ancora nel frattempo, in attesa del Piano di ricostruzione economica e sociale della Sicilia, non sono ancora giunte a destinazione le misure di ristoro provvisorio economico e sociale, ovvero la cassa integrazione.

E adesso a bussare alle porte della Regione sollecitando il pagamento è il presidente dell’Anci, l’Associazione dei Comuni di Sicilia, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, che così rivolge un appello: “Si torna ancora una volta a sollecitare alla Regione siciliana l’accelerazione dei tempi per l’avvio del pagamento della cassa integrazione in deroga, come previsto dal decreto ‘Cura-Italia’, a tutela dei lavoratori siciliani di aziende che stanno attraversando una profonda crisi a causa dell’emergenza coronavirus. Sembrerebbe che siano state trasmesse all’Inps per il relativo pagamento soltanto il 4 per cento delle pratiche presentate. La condizione di emergenza ha colpito in particolare il lavoro non strutturato nei settori del commercio, della ristorazione, del turismo e del terziario, per il quale è necessario intervenire attraverso la tempestiva erogazione della cassa integrazione in deroga. Si tratta di evitare una ulteriore situazione di tensione che si aggiungerebbe a quella che già vivono le fasce più deboli della popolazione destinatarie dei buoni alimentari, che sta creando un ulteriore appesantimento nei confronti di Comuni per il sovraccarico dei destinatari di interventi di beni alimentari di prima necessità”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato, alla scadenza dell’esercizio provvisorio, la Finanziaria dettata dall’emergenza “covid”. I dettagli.

L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato, alla scadenza del termine massimo dei quattro mesi di esercizio provvisorio, la Finanziaria 2020, dettata interamente dall’emergenza covid. A Sala d’Ercole sono stati 32 i voti a favore e 20 i contrari. La legge di stabilità stanzia 1 miliardo e 500 milioni di euro di fondi statali riprogrammati. Il raggio di coinvolgimento della Finanziaria, adesso prossima all’esame da parte del governo Conte che ha sostituito il Commissario dello Stato, comprende: tabella H,
sostegno a cinema e a teatri, associazioni e fondazioni, oltre che alle società sportive, poi ristrutturazioni edilizie, agevolazioni per i mutui, interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli immobili appartenenti al patrimonio e al demanio regionale. Poi l’esenzione, per il 2020, del pagamento del bollo auto fino a 54Kw, o acquistate prima del 2011, e per redditi fino a 15 mila euro, 300 milioni di euro per aiuti alle imprese e al comparto del turismo, prestiti erogati da Irfis, Ircac e Crias per aziende artigiane, partite iva e imprese fino a un massimo di 25 mila euro, con una parte a fondo perduto. E poi aumentato il fondo a sostegno dei pescatori, da 10 a 30 milioni di euro, l’esenzione per il 2020 del pagamento del suolo pubblico per bar e ristoranti, ok al fondo da 75 milioni di euro gestito dall’assessorato Turismo per acquistare pernottamenti da tour operator, agenzie, strutture alberghiere ed extra alberghiere per offrire sconti ai turisti, anche siciliani, per le vacanze nell’Isola. Ed ancora 1,5 milioni di euro da ripartire fra i Comuni di Porto Empedocle, Pozzallo e Lampedusa. E poi 2 miliardi per i trasporti pubblici, la circolazione gratuita di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine ed ai vigili del fuoco in servizio ed in possesso di apposito tesserino di riconoscimento. E poi sospese le tasse sulle concessioni governative, ovvero sulle autorizzazioni concesse dalla Regione in materia di pesca, artigianato e attività produttive, sospesi per il 2020 i canoni sul demanio e irrigui dei consorzi di bonifica relativi al periodo 2012-2020. E poi previsto un bonus di mille euro a tutti i sanitari, medici, infermieri, operatori e addetti 118, coinvolti nell’emergenza coronavirus. Poi 50 milioni di euro al settore agricoltura, e altri cospicui finanziamenti ai Comuni, e non solo, per la fuoriuscita dal precariato.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Nel frattempo alla Regione si recita il “mea culpa” sui ritardi nel pagamento della cassa integrazione. L’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone, ha annunciato delle indagini interne per comprendere il perché. E il dirigente del dipartimento Lavoro, Giovanni Vindigni, che forse il perché lo ha compreso, ha disposto il rientro in ufficio di parecchio personale che finora, a fronte dell’emergenza covid, ha lavorato a casa. Al momento le pratiche di cassa integrazione analizzate sono state 1.788 su oltre 37mila. I lavoratori in attesa sono circa 135mila. Ecco perché Vindigni ha prospettato che dal 4 maggio in poi, almeno la metà del personale che si occupa di tale settore, seppur con le opportune rotazioni, dovrà presentarsi in ufficio. E l’emergenza covid? Al personale saranno fornite mascherine e guanti, nell’ambito di misure anti contagio. Sindacati e Consulenti del lavoro obiettano che responsabili dei ritardi sono soprattutto i sistemi informatici della Regione, ormai obsoleti, non al passo coi tempi. Il presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Palermo, Nino Alessi, spiega: “ La piattaforma è troppo rigida, e basta un piccolo errore formale perché sia respinta. Tutte le altre Regioni permettono di fare correzioni su aspetti formali in corso d’opera. In Sicilia invece per una svista si può bloccare tutto. E ciò anche per un errore minimo, come ad esempio il codice di avviamento postale, che deve essere indicato sulla pratica, e non può essere quello generico della città, nel caso di Palermo 90100, ma quello esatto del quartiere”. Conferma e rilancia il segretario regionale della Cgil, Alfio Mannino, che ribatte: “Questi problemi sono da sempre un’esclusiva della Sicilia. L’assessore Scavone ci ha proposto di cambiare piattaforma, ma farlo adesso significherebbe bloccare tutto per almeno una settimana. Adesso, invece, c’è bisogno di accelerare”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

In Sicilia “liberi tutti” solo quando sarà a disposizione il vaccino contro il coronavirus. Parola di Nello Musumeci. E il presidente della Regione conferma e rilancia: “Sì, la logica dei numeri non deve farci perdere di vista che l’emergenza continua e continuerà per diverso tempo”. E ribadisce: “Diremo ‘liberi tutti’ solo quando sarà trovato il vaccino”. Poi, sulla mobilità fuori dalle regioni di appartenenza, Musumeci interviene così: “Io sono contrario alla mobilità extra-regionale. Dal nord è arrivata la proposta dell’apertura verso altre regioni, ma c’è stato un no di Cateno De Luca e mio. Noi siamo riusciti a ridurre la diffusione del virus perché abbiamo ridotto del 94% la mobilità ordinaria in Sicilia”. Poi, in riferimento a ciò che affligge maggiormente la Sicilia in termini economici, ovvero la crisi del turismo in un’Isola a spiccata e determinante vocazione turistica, Nello Musumeci commenta: “Noi, almeno per quest’anno, puntiamo su un turismo autoctono. Parliamo di almeno due milioni di persone. Speriamo che i dati epidemiologici potranno consentire di aprire anche al resto degli italiani, ma intanto come Regione, abbiamo comprato dei pacchetti che affidiamo ai tour operator: chi va in vacanza può pagare due notti e la terza la regaliamo noi”. E poi, più in genere sul rilancio dell’economia, il presidente della Regione prospetta: “Abbiamo bisogno di spendere risorse pubbliche, aprire velocemente i cantieri. Con le procedure vigenti possiamo scordarcelo perché impongono attese estenuanti, incompatibili con la gravità del momento. Bisogna snellire le procedure. Il presidente Conte si è riservato di decidere”. E poi, sui dispositivi di protezione, Musumeci si irrigidisce così: “Sulle protezioni ho detto al governo che la mascherina dovrà essere obbligatoria non solo sugli autobus o nei negozi, ma anche per strada o al parco”. Ovviamente il “liberi tutti” solo e allorquando sarà commerciabile il vaccino preoccupa le imprese siciliane. La Cna regionale invoca un trattamento meno severo in Sicilia sulle riaperture. E il dirigente regionale Cna, Francesco Cuccia, annuncia: “Facendoci carico della rabbia e del disagio della categoria, ci siamo subito mossi. Chiederemo con forza, attraverso un accorato appello alle Istituzioni politiche della Regione con in testa il presidente Musumeci, che la Sicilia, facendo leva sul fatto che la parabola del contagio sia ormai vicina allo zero, rivendichi una diversa programmazione della ripresa delle attività in modo da consentire a tante imprese, compresi acconciatori e centri estetici, e aggiungiamo noi anche bar e ristoranti, una riapertura più ravvicinata nell’ambito della calendarizzazione dell’avvio della fase 2”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I cantieri in Sicilia sono in cantiere. A breve saranno riattivati. Il dopo emergenza coronavirus è soprattutto rivitalizzazione economica, quindi lavoro e produzione. L’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, conferma e spiega: “Il Governo Musumeci è impegnato al superamento dell’emergenza coronavirus.

Lo vuole fare anche nel settore dei lavori pubblici perché riteniamo che l’infrastrutturazione di un territorio sia elemento essenziale di crescita e di sviluppo dello stesso contesto territoriale. Ecco perché stiamo predisponendo atti e organizzazione per fare ripartire tutti i nostri cantieri. Gli investimenti infrastrutturali dovranno essere la prima leva per bloccare la crisi economica scatenata dall’epidemia del Coronavirus. Il Governo Musumeci, in tal senso, sta lavorando al dopo emergenza, per far sì che la Sicilia sia pronta quando il lockdown avrà fine e si sia già portata avanti sulla ripartenza dei cantieri”.

E di che si tratta? Falcone risponde: “Della ripresa degli interventi per il riassetto della frana di Letojanni sulla Catania-Messina, e poi nella portualità, a Castellammare del Golfo e a Sant’Agata di Militello, e con l’avvio dei lavori per il porto di Sciacca. E poi vi sono gli interventi nell’edilizia popolare come la ripresa dell’attività a Ribera e a Giarre, mentre nel settore ferroviario, è in programma il riavvio dei cantieri presso la fermata metropolitana di Fontanarossa ancora nel catanese, alla stazione di Capaci in provincia di Palermo e per la tratta ferroviaria che collega Castelvetrano a Trapani. Anche nel comparto stradale e autostradale sono vari i cantieri per i quali è prevista la ripartenza in accordo con Anas. Faremo ripartire col Consorzio autostrade anche la più importante opera autostradale che è la Siracusa-Gela. Ciò avverrà ai primi di maggio. La Regione – conclude l’assessore Falcone – ha assicurato con puntualità i pagamenti, così da garantire la liquidità alle imprese e difendere i posti di lavoro”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il presidente della Regione interviene sul rispetto delle misure restrittive da parte dei siciliani, e sul peggio che tanti ritengono ormai trascorso. E le parole di Nello Musumeci sono: “Mi sento vicino ai milioni di siciliani costretti a rimanere a casa e che stanno dando una bella dimostrazione di disciplina e di civismo a tutti gli italiani. Se oggi i numeri ci danno ragione è perché sin dall’inizio abbiamo voluto seguire la linea del rigore e della prudenza. Se guardo ai numeri delle altre Regioni mi sento autorizzato a dire che il sistema sanitario siciliano ha retto e sta reggendo abbastanza bene. Ed è merito di una sana programmazione, ma anche di un appassionato impegno dei medici, degli infermieri e di tutti gli operatori sanitari. Anche loro alla prima esperienza. Certo non sono mancati anche in Sicilia episodi di carenze e qualche errore: ne faremo tesoro per il futuro, anche perché, lo ripeto, non è finita qui”.

Ancora nel frattempo, il piano sanitario regionale per l’emergenza, con i due traguardi del 10 e del 20 aprile da conseguire in ciascuna azienda sanitaria provinciale in termini di posti letto terapia intensiva e posti degenti covid, è tuttora in corso, senza alcun freno. E Musumeci conferma: “Sì, ho voluto incontrare a Palermo tutti i direttori generali della sanità regionale, ai quali ho raccomandato di proseguire nella realizzazione del piano emergenziale. Sempre pronti al peggio. Il presente è il risultato del lavoro di settimane di confronto tra buona politica e competenza scientifica. E’ ovvio che dobbiamo subito iniziare a preparare un piano per il giorno dopo l’emergenza, perché questa stagione deve insegnare a tutti che la sanità non può essere fatta solo di tagli”.

E poi, ancora, in riferimento alla prospettiva del quando e del come la cosiddetta “fase 2” dopo l’emergenza, Musumeci prospetta: “Non sono i decreti governativi a decidere quando si passerà alla ‘fase 2’, ma i numeri del contagio. L’ho detto al presidente Conte. Serve tuttavia una prudente graduale riapertura, almeno per quei cantieri di lavori pubblici che non comportano assembramento di operai e nel rispetto delle distanze. Se al Nord si può continuare a lavorare per il ponte di Genova, non capisco perché in Sicilia non si possa fare lo stesso, specie sulle reti stradali e ferroviarie. Ma spero che presto si torni alla normalità. La nostra economia è in ginocchio, molte famiglie e le imprese vivono nel dramma. Abbiamo appena varato una Finanziaria che proporremo a breve all’Assemblea regionale: serve ad aiutare gli operatori economici, i professionisti, i lavoratori e le famiglie. E’ una iniezione di liquidità, per centinaia di milioni di euro. Assieme ad essa servono gli investimenti: al governo nazionale e all’Europa chiediamo perciò nuove regole per spendere più in fretta possibile e fare ripartire la nostra economia”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Incombe anche l’emergenza sbarchi di migranti in Sicilia. Tanti sindaci, e anche cittadini con petizioni on line, hanno invocato l’allestimento di una nave per l’accoglienza, dove alloggiare gli immigrati in quarantena.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha già reperito la nave, e si è rivolto subito al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, così: “Una nave per la quarantena degli immigrati, capace di ospitare fino a 488 persone. L’abbiamo trovata: è la Motonave Azzurra della compagnia Gnv – Grandi Navi Veloci, dotata di protocollo sanitario per l’assistenza a bordo di casi di covid 19 positivi, idonea quindi a garantire le condizioni sanitarie necessarie alla quarantena di sospetti contagi ed attrezzata anche per preparare i pasti giornalieri. Ecco la nostra soluzione, presidente Giuseppe Conte, non ci sono più alibi. Basta solo sottoscrivere il contratto. Ed è un compito del governo nazionale. Non c’è più motivo di scaricare sulle strutture della Sicilia il peso organizzativo di collocare centinaia di persone immigrate, pronte a sbarcare nei prossimi giorni sulle coste siciliane, vittime di spregiudicati venditori di carne umana. La Sicilia non vuole vivere col coronavirus la stessa drammatica esperienza della Lombardia: la gente ha paura, i sindaci hanno civilmente lanciato l’allarme, come faccio io da tre giorni. Evitiamo altra tensione sociale. I migranti che rischiano di annegare vanno soccorsi e messi in quarantena. Ma lo si faccia su una nave in rada. E anche presto” – ha concluso Musumeci.

Anche 32 sindaci agrigentini hanno firmato un documento indirizzato al premier Conte, e a lui si sono rivolti così: “Alla luce dei continui sbarchi che avvengono sulle coste siciliane, riteniamo necessario che il Governo intervenga con urgenza per predisporre tutte le misure utili e le strutture necessarie per l’accoglienza e la sicurezza dei migranti nel rispetto delle norme restrittive per il contenimento del coronavirus. Mentre chiediamo grandi sacrifici ai cittadini per evitare il diffondersi del virus non possiamo assistere a continui sbarchi con soluzioni improvvisate per accogliere i migranti utilizzando luoghi poco sicuri. Alle persone che arrivano vanno garantite accoglienza, sostegno, cure adeguate e tamponi mettendo in tal modo al sicuro la salute degli operatori e delle comunità che li ospitano. Una soluzione adeguata per gestire in sicurezza l’arrivo di migranti provenienti dalle coste africane sarebbe quella che Le è stata chiesta dal presidente della Regione Nello Musumeci.

La proposta prevede l’approntamento di un’apposita nave-accoglienza da ormeggiare in rada per permettere ai migranti di poter fare la quarantena in sicurezza prima che raggiungano i luoghi di destinazione europei. In previsione di nuovi sbarchi nelle prossime ore, occorre che il Governo da Lei presieduto trovi una soluzione il più rapidamente possibile prima che la situazione possa sfuggire di mano. In un periodo così difficile e complesso come quello attuale non si possono lasciare da soli i sindaci già in prima linea, con grande difficoltà, per far rispettare le necessarie norme di contenimento del virus”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)