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L’Ufficio Statistica del Comune di Palermo pone a confronto le ultime due settimane: in Sicilia frena la diffusione del coronavirus. I dettagli.

L’Ufficio Statistica del Comune di Palermo, sulla base di quanto comunicato dalla Regione Sicilia al ministero della Salute, ha tracciato un consuntivo a confronto tra le settimane dall’11 al 17 gennaio e dal 18 al 24 gennaio. Ebbene, in estrema sintesi, la pandemia covid 19 frena, e rispetto alla settimana precedente, dall’11 al 17, adesso, nella settimana dal 18 al 25, sono diminuiti i nuovi positivi e sono aumentati meno i ricoverati e i deceduti. Sono però aumentati ancora gli ingressi in terapia intensiva. In particolare, nel corso della settimana dal 18 al 25 i nuovi positivi in Sicilia sono stati 9023, il 28,8% in meno rispetto alla settimana precedente dall’11 al 17, quando si è registrato il valore più elevato dall’inizio della pandemia, il 29% di tasso di positività. Ancora tra il 18 e il 25 i tamponi molecolari positivi sono pari al 23,1% delle persone testate, in sensibile riduzione rispetto al 29,9% della settimana precedente dall’11 al 17. Il numero degli attuali positivi è pari a 47654, ed è il valore più elevato dall’inizio della pandemia. E sono 1229 in più rispetto alla settimana precedente. E le attuali persone in isolamento domiciliare sono 45996, 1201 in più rispetto alla settimana precedente. E poi ancora, i ricoverati attuali sono 1658, di cui 227 in terapia intensiva. Rispetto alla settimana precedente sono aumentati di 28 unità, di cui 19 in più in terapia intensiva. Più nel dettaglio, tra il 18 e il 25 gennaio si sono registrati 121 nuovi ingressi in terapia intensiva, in aumento dell’8% rispetto ai 112 della settimana precedente. E poi, il numero attuale dei guariti è 78872, ed è aumentato di 7557 unità rispetto alla settimana precedente dall’11 al 17. A domenica 25 la percentuale dei guariti sul totale dei positivi è pari al 60,8%. Domenica 17 invece è stato riscontrato il 59,1%. Nel frattempo aumentano i morti: il numero dei deceduti, pari a 3226, è aumentato tra il 18 e il 25 di 237 unità rispetto alla settimana precedente dall’11 al 17 gennaio. Il tasso di letalità, ovvero la proporzione tra quanti morti sugli attuali positivi, il rapporto a domenica 25 è pari al 2,5%, così come quanto domenica 17. Ancora nel frattempo, in riferimento al tasso di ricovero, ovvero la percentuale di ricoveri sui positivi, i ricoverati complessivamente rappresentano il 3,5% degli attuali positivi. Ed i ricoverati in terapia intensiva lo 0,5%.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Depositate le motivazioni della condanna all’ergastolo del boss palermitano Giuseppe Graviano per i due Carabinieri uccisi in Calabria nel ’94. I dettagli.

In Calabria, innanzi alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, al processo cosiddetto ‘Ndrangheta stragista’, il boss palermitano di Brancaccio, Giuseppe Graviano, ed il capomafia della ‘Ndrangheta, Rocco Santo Filippone, uomo di fiducia dei Piromalli, sono stati condannati all’ergastolo, imputati dell’omicidio di due Carabinieri, Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, assassinati da un commando della ‘Ndrangheta il 18 gennaio del 1994 sulla corsia sud dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo di Scilla, dove furono impegnati in un’operazione di controllo del territorio. Ebbene, adesso sono state le motivazioni della sentenza. E tra l’altro i giudici della Corte d’Assise scrivono: “Nel 1994, l’attentato ai Carabinieri in Calabria e la tentata strage allo stadio Olimpico a Roma sarebbero avvenuti in un momento in cui le organizzazioni erano alla ricerca di nuovi e più affidabili referenti politici, disposti a scendere a patti con la mafia, che furono individuati nel neopartito Forza Italia di Silvio Berlusconi in cui erano confluiti i movimenti separatisti nati in quegli anni come risposta alle spinte autonomistiche in Sicilia e Calabria”. Ancora tra le motivazioni, i magistrati affrontano anche il presunto caso dell’incontro che, secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, sarebbe avvenuto nel gennaio 1994 tra Graviano e Marcello Dell’Utri in via Veneto a Roma. In sintesi le parole di Spatuzza: “I due avrebbero discusso del nuovo partito politico che stava per nascere, Forza Italia”. Altrettanto ebbene, a tal proposito i giudici della Corte d’Assise calabra scrivono: “Può ragionevolmente ritenersi che il Graviano il 21 gennaio 1994, prima di incontrare lo Spatuzza per discutere degli ultimi dettagli riguardanti l’attentato, poi fallito, allo stadio Olimpico, avesse avuto modo di colloquiare con il Dell’Utri che nello stesso giorno si trovava a Roma poco distante dal bar Doney”. Nel corso del dibattimento, a domanda dei giudici giudicanti, Giuseppe Graviano ha risposto: “Marcello Dell’Utri? Non lo conosco. E poi se continuate con queste domande, a cui ho già risposto al pubblico ministero, va a finire che mi stanco. Non ho mai avuto a che fare con le stragi e non so di contatti con la ‘Ndrangheta.”. E poi, ancora, a domanda del difensore delle parti civili, l’avvocato Antonio Ingroia: “Vuole dirci se Silvio Berlusconi fu il mandante delle stragi?”, Graviano ha risposto: “Per il momento non lo ricordo”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

l governo Musumeci in ritardo sulle risorse a fondo perduto contro la pandemia covid e sulla spesa dei fondi europei. L’intervento del Partito Democratico.

Sono due le bordate che il Partito Democratico catapulta sul governo della Regione. La prima riguarda le risorse finanziarie che il governo Musumeci ha stanziato per alleviare i danni economici provocati dalla pandemia covid. La seconda invece trae spunto da quanto ha appena sostenuto il “Sole 24 ore”, ovvero che la Sicilia è in grave ritardo nella spesa dei fondi europei a disposizione. Più nel dettaglio la prima bordata è scagliata dal deputato nazionale del Partito Democratico, Carmelo Miceli, che spiega: “La Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate ha certificato che dall’inizio della pandemia ad oggi il Governo nazionale ha erogato per la Sicilia ben 553 milioni di euro a fondo perduto, di cui 403 milioni con il decreto Rilancio e 150 milioni con i decreti Ristori. Per quanto ci sia ancora da fare, una cosa è certa: il Governo Conte ha fatto la sua parte. il Governo Musumeci invece? Dove sono e a quanto ammontano le somme a fondo perduto stanziate dal suo Governo? E che fine hanno fatto i fondi della ‘Finanziaria di guerra’ approvata ormai da quasi un anno dalla giunta regionale?”. Il senso di approssimazione con cui sta operando Musumeci è dimostrato dall’incapacità di presentare un Bilancio di previsione che serva a contrastare gli effetti economici negativi della pandemia. Continuando così affonderà l’economia di un’intera Isola” – conclude Miceli. La seconda bordata invece è lanciata dal deputato regionale Giuseppe Lupo, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea Regionale, che ha appena letto sul “Sole 24 ore” che la Sicilia deve ancora certificare 2 miliardi e 700 milioni di euro di spesa dei fondi europei a disposizione. E Lupo denuncia: “L’allarme lanciato dal ‘Sole 24 ore’ sul ritardo con il quale la Sicilia sta portando avanti la spesa dei fondi europei suona come un ulteriore campanello d’allarme sull’incapacità gestionale del governo Musumeci: secondo l’autorevole quotidiano economico infatti la Sicilia deve ancora certificare 2,7 miliardi di euro di Por Fesr su una dotazione di 4,3 miliardi da utilizzare entro il 2023. E se si considerano anche le somme del Psr, i fondi europei da spendere entro il 2023 salgono a 4,2 miliardi. Musumeci è sempre pronto a lamentarsi quando deve scaricare le responsabilità sugli altri, ma in questo caso davvero non può cercare alibi. I fondi europei dovrebbero essere l’asse portante delle politiche di coesione e sviluppo della Regione, ma ancora con il suo governo la Sicilia sale alla ribalta per incapacità e ritardi”.

 

(Angelo Ruoppolo)

L’Assemblea Regionale approva l’esercizio provvisorio del bilancio fino al prossimo 28 febbraio. Critiche dalle opposizioni.

Ok dell’Assemblea regionale siciliana al disegno di legge che autorizza l’esercizio provvisorio del bilancio della Regione fino al prossimo 28 febbraio. Sala d’Ercole ha approvato il testo composto da 10 articoli con 39 voti favorevoli, 14 astenuti e 6 contrari. Si sblocca, quindi, la spesa regionale di circa 231 milioni di euro. Nel frattempo, entro il 28 febbraio bisognerà approvare il Bilancio di previsione e la Finanziaria per il 2021. Si tratta della prima applicazione dell’intesa finanziaria conclusa con lo Stato lo scorso 14 gennaio per rateizzare il disavanzo in 10 anni. L’esercizio provvisorio approvato sostiene le spese di funzionamento della Regione, finanzia in dodicesimi la spesa degli enti pubblici regionali, i contributi per la gestione di parchi e riserve naturali, e consente il pagamento della quarta trimestralità relativa alle spese di funzionamento degli enti locali siciliani oltre a riattivare una serie di servizi essenziali come i contributi ai portatori di disabilità e per le modalità di contrasto al Covid 19. Interventi sono previsti anche a favore di teatri, musei e altre attività culturali oltre alle attività sportive e turistiche. Istituito anche il Collegio dei revisori dei conti della Regione, organo di controllo contabile sulla spesa regionale nel cui ambito occorre, in base all’accordo con Roma sul disavanzo, inserire misure di contenimento e razionalizzazione della spesa corrente regionale, in parte già avviate dal Governo regionale nell’ultimo triennio. Critiche sono le opposizioni. I deputati del Movimento 5 Stelle affermano: “Dentro all’esercizio provvisorio non c’è praticamente nulla. E’ il quarto in tre anni, e, tra l’altro, è reso possibile solo grazie alla spalmatura del disavanzo in 10 anni concessa da Roma. Questo governo continua a confermarsi completamente deficitario ed inaffidabile su tutti i fronti. Anche per questo chiediamo che si insedi al più presto una commissione speciale che vigili sul rispetto degli impegni presi con Roma, cosa di cui non ci fidiamo per nulla. Noi, di certo, non faremo mancare il nostro controllo e il nostro sprone”. E il capogruppo del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, rilancia: “Il governo nazionale ha salvato la Regione siciliana dal fallimento. Adesso Musumeci non ha più alibi per non presentare un Bilancio di previsione che serva a contrastare gli effetti economici negativi della pandemia. Abbiamo votato contro l’esercizio provvisorio perché lo riteniamo insufficiente ad affrontare l’emergenza economica che investirà la regione nei prossimi mesi”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I Carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Agrigento, agli ordini del colonnello Vincenzo Castronovo, hanno concluso un’indagine di contrasto a reati ambientali, relativa alla campagna olearia 2020 da ottobre a dicembre e l’illecito smaltimento delle acque di vegetazione. Un opificio è stato chiuso, e sono state denunciate due persone. Ai Carabinieri non è sfuggita la cupa colorazione nerastra di cui si è tinta la foce del fiume Naro nella località balneare di Lido Cannatello, circostanza peraltro denunciata anche dall’associazione ambientalista Mareamico. E’ scattata un’immediata operazione di controllo lungo l’intero fiume Naro, sia da terra che da cielo con un aeromobile. Risalendo il fiume si è giunti al punto di immissione delle acque nerastre, ovvero il depuratore di Favara, in contrada Chimento Burgialamone. Dalle analisi congiunte tra Carabinieri del Centro Anticrimine Natura di Agrigento e personale dell’Arpa è emerso il malfunzionamento del depuratore con parametri che superano abbondantemente i limiti tabellari, in particolare di oltre 34 volte per l’escherichia coli. Anche le acque di vegetazione, immesse nel depuratore, ne hanno compromesso la funzionalità.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Monitoraggio della Protezione civile. In Sicilia il tasso di positività al record del 29%. Ecco il perché dell’ordinanza rossa del presidente Musumeci

In Sicilia si prospettano altri giorni cruciali per comprendere l’andamento della pandemia da coronavirus. Le due settimane di zona rossa, appena iniziate, serviranno a piegare una curva dei contagi che fatica a ridursi, come testimoniano i dati del monitoraggio settimanale effettuato dalla Protezione Civile di Palermo. Ebbene, dagli ultimi 7 giorni esaminati, ovvero la settimana dall’11 al 17 gennaio, emergono percentuali davvero raccapriccianti: in Sicilia mai così tanti nuovi e attuali positivi, con un tasso di positività al 29%. Più nel dettaglio, durante la scorsa settimana i nuovi positivi in Sicilia sono stati 12.674, il valore più elevato di sempre. I tamponi positivi sono pari al 29,9% dei test processati. Il numero degli attuali positivi è di 46.425, che è altrettanto il valore più elevato dall’inizio della pandemia. Le persone in isolamento domiciliare sono 44.795, ossia 4.762 in più rispetto alla settimana precedente dal 4 al 10 gennaio. I ricoverati sono complessivamente 1630. E i 208 in terapia intensiva, da una settimana all’altra, sono aumentati di 157 unità. Il numero complessivo dei guariti, 71315, è aumentato di 7494 rispetto alla settimana precedente. Il numero dei morti, pari a 2.989 complessivi, è aumentato, dall’11 al 17 gennaio, di 261 persone decedute rispetto alla settimana precedente. Ecco i numeri che hanno indotto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ad invocare a Roma l’istituzione della zona rossa, e ciò anche se a fronte dell’Rt la Sicilia sarebbe stata, forse, arancione. Tuttavia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha assecondato le richieste della Trinacria. E non solo: il presidente Musumeci rilancia la prospettiva oltre le due settimane rosse dal 18 al 31 gennaio. E il suo monito è: “Se fra due settimane i dati non ci dovessero convincere, stabiliremo misure maggiormente restrittive e chiuderò anche le scuole primarie e le prime classi della media. E questo nessuno potrà impedircelo. Allo stato non sono le scuole il focolaio, però, se il dato non cala, tutto quello che sarà necessario sarà fatto” – conclude. E nell’Isola le polemiche imperversano soprattutto sulle scuole, tra i sostenitori della chiusura totale contro coloro invece secondo cui i focolai non insorgono negli ambienti scolastici. Al momento in Sicilia le scuole superiori sono in didattica a distanza al 100%, mentre le scuole primarie e le prime classi delle scuole medie sono in presenza, come secondo ordinanza di Musumeci, ma non in tutti i Comuni. Alcuni sindaci infatti, come accaduto ad Agrigento, hanno, con il parere delle Aziende sanitarie di competenza, emanato ordinanze per chiudere le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A lavoro il “tavolo” costituito alla Regione per contrastare il deposito di rifiuti radioattivi in Sicilia. L’intervista all’assessore Toto Cordaro.

Entro la fine di febbraio saranno pronte le motivazioni per sostenere la netta contrarietà della Regione all’inserimento di quattro aree della Sicilia nella mappa nazionale dei siti di possibile stoccaggio di scorie radioattive. Si è insediato il “tavolo” di lavoro che elaborerà le osservazioni. Attorno al “tavolo” siedono quattro docenti delle Università dell’Isola, i sindaci di Trapani, Butera, Petralia Sottana e Castellana Sicula, il commissario straordinario di Calatafimi-Segesta, e la presidente della commissione Ambiente all’Assemblea Regionale, Giusy Savarino. A presiedere la “tavolata” è l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, ed a coordinarla è Aurelio Angelini, presidente della Commissione tecnico-scientifica di verifica dell’impatto ambientale. Il gruppo di lavoro ha 60 giorni di tempo dalla pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) per formulare le argomentazioni contrarie da presentare a Roma entro il 4 marzo. La mappa nazionale prevede la ripartizione in tre fasce dei 67 siti potenzialmente idonei sul territorio nazionale: la prima è composta da 12 siti ritenuti “molto interessanti” la seconda di 11 siti classificati come “interessanti” e, infine, una terza fascia che comprende 44 siti “meno interessanti” in cui rientrano i quattro siciliani, ovvero Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula-Petralia Sottana e Butera. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, commenta: “Abbiamo tempestivamente dato vita a questo gruppo di studio formato da persone qualificate per mettere assieme le ragioni per le quali possiamo contestare la paventata previsione di ospitare il deposito delle scorie nucleari. Non servono battaglie campanilistiche o cieche contestazioni, ma confrontarsi con argomentazioni ragionevoli, con tesi inoppugnabili. Lo Stato ha il diritto e il potere di decidere quale sito utilizzare, se non si trova davanti a contestazioni fondate. Noi, invece, abbiamo sufficienti elementi per dimostrare che la previsione rimane del tutto irragionevole” – conclude. Ed Aurelio Angelini aggiunge: “Le criticità generali già rilevate riguardano il trasporto delle scorie radioattive che dovrebbe avvenire via mare e che rappresenterebbe un ulteriore aggravamento in termini logistici, l’alto grado di sismicità della regione e il fatto che alcuni dei siti individuati ricadono in aree geologiche di particolare interesse, fra cui il Geopark delle Madonie, indicato dall’Unesco” – conclude Angelini.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Salvo il bilancio della Regione Siciliana. Il governo Conte approva il pagamento in 10 anni del disavanzo. I dettagli e gli interventi delle opposizioni.

E’ stato uno dei tormenti finanziari che più degli altri ha assillato il presidente della Regione, Nello Musumeci, e il suo governo. Adesso, finalmente, il governo Conte ha approvato lo schema di accordo che permetterà di spalmare, diluire, rateizzare in 10 anni l’ultima quota del maxi-disavanzo emerso a galla nel 2018. Ciò permette alla Regione di risparmiare 400 milioni di euro sul bilancio dell’anno in corso, che è dunque salvo. In tal modo si potrà approvare almeno il bilancio o esercizio provvisorio, sbloccando da subito la spesa della Regione (seppure in modo limitato a un dodicesimo del bilancio dell’anno scorso). E lunedì prossimo, 18 gennaio, l’Assemblea Regionale si riunisce con all’ordine del giorno l’approvazione dell’esercizio provvisorio. Ancora più nel dettaglio, il governo di Roma ha imposto alla Regione Sicilia un piano di rientro in 10 anni che vale 40 milioni subito e poi somme crescenti fino al 2029, quando il risparmio rispetto ai livelli di spesa corrente attuale raggiungerà il miliardo e 740 milioni. Fra le misure collaterali vi è il blocco per tre anni del turn over dei dirigenti regionali, poi tagli alla spesa per il personale, ovvero meno 10% sul salario accessorio, poi la riduzione dei fondi all’Assemblea Regionale, e poi ritocchi ai vitalizi dei deputati regionali. E poi, inoltre, riforme che riguardano forestali e consorzi di bonifica. All’approvazione verso l’accordo “spalma disavanzo in 10 anni” plaudono, con moderazione, le opposizioni. Il Movimento 5 Stelle, tramite il capogruppo a Sala d’Ercole, l’agrigentino Giovanni Di Caro, commenta: “E’ un provvedimento che mette una grossa toppa alla cattiva amministrazione regionale e ci salva, di fatto, dalla bancarotta sicura cui il governo Musumeci ci stava spingendo con la sua inerzia. Non è da sottovalutare, infatti, che la giunta regionale ci ha messo più di un anno per approvare la lista degli impegni chiesti da Roma per concedere la dilazione, rischiando di far saltare l’intesa. L’auspicio è che ora Musumeci e il suo staff cambino passo e comincino a lavorare sin da subito per concretizzare gli impegni assunti, alcuni dei quali sono veramente importanti per il futuro dell’isola. Ci riferiamo, solo per fare qualche esempio, al completamento delle procedure di liquidazione delle partecipate in fase di dismissione, alla riduzione dei centri di costo, delle spese per le locazioni passive, degli organici dirigenziali e all’adeguamento tempestivo a quanto deciderà la Corte Costituzionale in materia di riduzione dei vitalizi. Sull’attuazione degli impegni presi non faremo sconti” – conclude Giovanni Di Caro. Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza il capogruppo del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, che commenta: “Ancora una volta, pur in un momento particolarmente complesso, il governo nazionale ha dimostrato grande senso di responsabilità andando incontro alle esigenze della Regione Siciliana con l’accordo per il ripiano pluriennale del disavanzo 2018. Adesso il governo Musumeci non ha più alibi, presenti il bilancio di previsione 2021/2023 ed attivi un programma urgente di riforme strutturali per la riqualificazione della spesa e per investimenti produttivi”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La presentazione dell’esercizio provvisorio all’Assemblea Regionale e le polemiche su omissioni e ritardi: l’intervento di Giuseppe Lupo.

Il Partito Democratico ha protestato per il ritardo: “ancora nessuna Finanziaria all’Assemblea Regionale da parte della Giunta Musumeci”. In verità il governo regionale non ha colpe perchè ancora non ha ricevuto il necessario giudizio di parifica sul rendiconto 2019 da parte della Corte dei Conti. E adesso, peggio ancora, i giudici contabili hanno fissato la relativa udienza per il 29 gennaio prossimo. Pensate che l’anno scorso il giudizio di parifica giunse il 13 dicembre. Tale dilatazione dei tempi del giudizio di parifica sarebbe determinata dalla pandemia covid in corso e dall’impedimento di alcuni giudici. Nel frattempo, la Procura della Corte dei Conti ha presentato dei rilievi alla prima bozza di rendiconto, che la Ragioneria generale della Regione ha subito accolto, promettendo di correggere le contestazioni e riportare alcune tabelle in giunta per una nuova approvazione. Dunque, se il giudizio di parifica del rendiconto 2019 è atteso per il 29 gennaio, non prima sarà possibile approvare Bilancio e Finanziaria. Ecco perché il governo Musumeci ha proposto all’Assemblea Regionale due mesi di esercizio provvisorio, gennaio e febbraio. E il relativo Disegno di legge è stato già approvato dalla giunta. L’anno scorso sono stati quattro, il massimo consentito, i mesi di esercizio provvisorio, durante i quali è possibile spendere in dodicesimi. Nel frattempo, ancora dal Partito Democratico si sollevano armi e scudi a seguito dei ritardi connessi all’approvazione dell’esercizio provvisorio. A scagliare la prima pietra è il capogruppo all’Assemblea Regionale del partito di Zingaretti, ovvero Giuseppe Lupo, che afferma: “Il governo regionale è paralizzato, non ha ancora presentato il bilancio di previsione 2021/2023 e non è in grado di presentare l’esercizio provvisorio: questo immobilismo è inaccettabile. Oltretutto il governo Musumeci avrebbe dovuto presentare il Piano delle riforme e di razionalizzazione della spesa entro il prossimo marzo. E’ urgente affrontare in Aula con la giunta regionale temi che non possono più attendere ad iniziare da crisi finanziaria, emergenza sanitaria, scuola e trasporto pubblico locale” – conclude Lupo.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Proficua seduta della Commissione Territorio e Ambiente all’Assemblea Regionale. Coro di no alle scorie radioattive da sotterrare anche in Sicilia

Il governo Musumeci ha approvato una delibera in cui, in riferimento ai quattro siti siciliani candidati ad ospitare rifiuti radioattivi, si ribadisce: “La natura insulare, di per sé, rappresenta un elemento ostativo alla creazione di un Deposito di rifiuti nucleari in Sicilia in ragione del rilevantissimo rischio di incidente connesso al trasporto dei materiali radioattivi per via terra e per via mare”. “E la maggior parte dei rifiuti al momento è al nord” – ha sottolineato l’assessore a Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, che ha partecipato ad una seduta nel merito della Commissione Territorio e Ambiente presieduta dall’agrigentina Giusy Savarino. Ancora nella delibera approvata, il governo regionale ricorda che in Sicilia sono stati riconosciuti sette siti Unesco e due geoparchi Unesco, di cui uno proprio nel Parco delle Madonie, territorio di Castellana Sicula, e Petralia Sottana, ovvero due delle quattro aree individuate per sotterrare scorie radioattive”. Ed ancora l’assessore Cordaro precisa che dei 67 siti in tutta Italia individuati come potenzialmente idonei a ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che sorgerà in una di queste aree, 12 sono ritenuti ‘molto interessanti’, 11 ‘interessanti’ e 44 ‘meno interessanti’: ebbene le quattro aree della Sicilia rientrano tra le ‘meno interessanti’”. Ed a conclusione della seduta della Commissione Territorio e Ambiente, i componenti del Movimento 5 Stelle, ossia Giampiero Trizzino, Stefania Campo e Stefano Zito, commentano: “Ne eravamo certi prima, lo siamo ancora di più ora: il deposito di scorie radioattive in Sicilia non ci sarà mai. Il coro di no in Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale da parte dei sindaci delle aree chiamate in causa dalla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (la CNAPI) è una sorta di pietra tombale sull’eventualità di un sito di stoccaggio in Sicilia”. Alla riunione della Commissione hanno partecipato anche i sindaci dei Comuni interessati, dunque Trapani, Castellana Sicula Petralia Sottana, Butera, e Calatafimi Segesta. Ed i deputati 5 Stelle aggiungono: “Il coro del no è stato unanime. Le condizioni geografiche, le infrastrutture, il carattere insulare, nonché i siti di pregio agricolo hanno portato gli amministratori locali a non accettare la proposta della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ricordiamo che questa Carta è solo una proposta e nulla di definitivo, sulla quale si devono determinare le amministrazioni locali coinvolte. Essendo queste tutte in linea nel non accogliere la proposta, ed essendo questa anche l’idea del Governo regionale, la Sicilia – lo possiamo dire senza incertezze – si dichiara unanimemente contraria ad ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)