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La Regione pubblica l’avviso di gara per l’installazione di due termo-utilizzatori tra Sicilia occidentale e orientale. L’intervento del presidente Musumeci.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, non demorde. Termo-valorizzatori, anzi termo-utilizzatori, avanti tutta. E non uno ma due. Lo scorso 4 giugno, in conferenza, Musumeci e l’assessore regionale ai Servizi essenziali, Daniela Baglieri, hanno annunciato l’imminente pubblicazione del bando per l’affidamento ai privati, ma sotto stretto controllo da parte della Regione, degli impianti di termo-utilizzazione. E adesso hanno disposto la pubblicazione di un apposito avviso firmato dal dirigente generale del dipartimento Acqua e rifiuti, l’agrigentino Calogero Foti. Dunque, come si legge negli atti relativi, “è stata avviata la proceduta per la progettazione, costruzione e successiva gestione fino a due impianti per il recupero energetico da rifiuti non pericolosi”. Poi ci si sofferma sui dati tecnici indicati nell’avviso, ovvero: i termo-utilizzatori dovranno avere, ciascuno, una capacità di trattamento da 350 a 450mila tonnellate all’anno di rifiuti non differenziabili. Il primo impianto servirà la Sicilia occidentale (Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani) e l’altro la zona orientale (Catania, Enna, Messina, Ragusa e Siracusa). Come metodo di affidamento e gestione dei due impianti è stata scelta la cosiddetta “finanza di progetto”, ossia: impianti pubblici ma installati con risorse private e gestione affidata in concessione alla società che si aggiudicherà il bando. Le candidature sono attese entro 90 giorni dalla pubblicazione dell’avviso. Il presidente Musumeci ribadisce: “Con questa scelta, condivisa da diversi ex Ato rifiuti provinciali, apriamo una nuova stagione che consentirà alla Sicilia di liberarsi finalmente dalla schiavitù delle discariche e allinearsi alle più avanzate regioni del Nord. Nel frattempo, dobbiamo lavorare per finanziare i nuovi impianti che i Comuni vorranno programmare per incrementare la raccolta differenziata, già passata, come media regionale, dal 20 al 42 per cento. Per realizzare un nuovo impianto in Sicilia ci vogliono 5 anni. Sono tempi vergognosi dovuti alla burocrazia nazionale e regionale. I termo-utilizzatori privati si possono invece realizzare in 3 anni. Il termo-utilizzatore è un sistema ‘mangia rifiuti’ che produce calore ed energia, quindi ricchezza. Senza questa soluzione resteremmo in mano all’oligopolio dei privati e della cultura delle discariche. Noi non siamo mai stati innamorati di questo sistema, ma è la soluzione per liberarci delle discariche. Per 30 anni la politica ha lavorato per crearne soltanto di private. Le discariche sono un’offesa al buon senso e all’ambiente. Se il sistema in Sicilia dovesse arrivare al collasso, noi faremo quello che fanno le altre regioni, anche quelle ‘ambientaliste’: venderemo i rifiuti all’estero. In questo caso io sarei del parere di rifarci sulle tasche dei politici che hanno creato questo disastro”

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La presidenza del Consiglio dei ministri boccia dieci articoli della Finanziaria siciliana. Tra gli altri, cancellato l’articolo sulla stabilizzazione dei precari Asu.

Per tanti si tratta della cronaca di una morte annunciata: la Finanziaria regionale siciliana, approvata lo scorso 1 aprile, è stata parzialmente impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha sostituito il Commissario dello Stato preposto alla valutazione. Vittime dell’impugnativa sono dieci articoli, bocciati dai ministri dell’Economia, della Salute e della Pubblica amministrazione. La bocciatura più grave è il no all’articolo 36 sulla stabilizzazione dei precari Asu, ovvero 4.571 persone, impegnate in Attività socialmente utili, che da più di 24 anni attendono il contratto a tempo indeterminato. Perché l’articolo 36 è stato cancellato? Perché violerebbe diversi principi costituzionali: parità di trattamento dei lavoratori, pareggio di bilancio, accesso al pubblico impiego, copertura finanziaria e oneri a carico del bilancio. E poi l’articolo 117 sulla stabilizzazione del personale in Enti Locali allorchè la Regione avrebbe sconfinato nella competenza statale. No del governo anche su altri articoli relativi al personale: l’assegnazione della retribuzione sostitutiva ai dipendenti della Cuc, la Centrale unica di committenza, e poi il riconoscimento, retroattivo, di scatti di anzianità di servizio al personale “ex Arra”, oggi Osservatorio delle Acque del Dipartimento regionale Rifiuti. Stop anche ad alcune norme di ambito socio-sanitario, come per esempio gli articoli della Finanziaria relativi ai progetti di assistenza agli studenti disabili, l’articolo che istituisce i Centri regionali di diagnosi prenatale, il contributo, da quantificare di volta in volta, all’Istituto zooprofilattico della Sicilia per la prevenzione di malattie trasmissibili dagli animali all’uomo, e l’incremento orario ai veterinari specialisti ambulatoriali. Tra gli altri, come gli articoli che avrebbero introdotto delle novità farmaceutiche, non è salvo nemmeno l’articolo sull’ok alla “cannabis terapeutica” con l’avvio di progetti per la fornitura secondo il fabbisogno accertato dalle Autorità Sanitarie nazionali. A fronte di quanto accaduto, l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, commenta: “L’impianto della manovra finanziaria è assolutamente salvo e corretto. La Ragioneria generale aveva avanzato sospetti di incostituzionalità su 46 norme. Alla fine la legge di bilancio è passata indenne al vaglio, e su quella di stabilità l’impugnativa riguarda una decina di norme, il 90 per cento di iniziativa parlamentare. Su 115 articoli della Finanziaria ci sta che una decina siano contestabili. Tutte le vestali che avevano detto che la manovra sarebbe saltata dovrebbero prenderne atto”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’ex procuratore generale a Palermo, Scarpinato, ascoltato dalla Commissione antimafia sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. I dettagli.

L’ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, è stato ascoltato poco più di tre ore dalla Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, impegnata in un’inchiesta di approfondimento sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e i poliziotti della scorta. Roberto Scarpinato, rispondendo alle domande dei commissari, tra l’altro ha affermato: “Dopo la caduta del muro di Berlino, e quindi delle protezioni di cui alcuni apparati dello Stato avevano goduto fino ad allora, un gruppo, una ‘supercosa’, come l’ha chiamata Riina, composta da ‘Ndrangheta, Cosa nostra, massoneria, destra eversiva e servizi segreti deviati, avrebbe messo in campo un vero e proprio ‘gioco di guerra’, all’interno del quale è rimasto risucchiato Paolo Borsellino. Lui come altri, tra Dalla Chiesa, Mattarella, La Torre e Falcone. Ma la vicenda di via D’Amelio più di altre mostra, nel contesto di un sistema che puntava a destabilizzare lo Stato per evitare il pericolo di un governo con la sinistra, come Cosa nostra si fosse fatta braccio armato di altri interessi. In quel momento, infatti, in Parlamento era prevalente una maggioranza garantista contraria a convertire in legge il decreto antimafia voluto da Falcone che introdusse l’ergastolo ostativo, e che scadeva il 7 agosto. Pippo Calò aveva comandato a tutti di stare ad aspettare, perché era probabile che il decreto non fosse convertito. Riina decide che non può attendere e che Borsellino deve essere ucciso prima. Il progetto della strage di via D’Amelio subisce un’accelerazione improvvisa, di cui Riina si assume la responsabilità ma che non riesce a spiegare. Ed è qui che è evidente come Cosa nostra si sia mossa per ordini altrui, di fatto contravvenendo ai propri interessi”. E poi, alla domanda: “Ma perché questa fretta di uccidere Borsellino prima del 7 agosto?”, Scarpinato ha risposto: “Perché Borsellino aveva capito. E se avesse messo uno dietro l’altro le cose che aveva capito, lì scoppiava la bomba. Aveva capito tante di quelle cose. Se Borsellino avesse detto: ‘guardate che qui c’è un piano di destabilizzazione che non è stato voluto da Cosa nostra ma da altri’, cosa sarebbe successo in Italia? Doveva essere ucciso in fretta prima che rivelasse il piano eversivo. Falcone, invece, poteva essere ucciso con facilità a Roma, mentre si preferì una strage molto più complessa, sempre per creare un clima di destabilizzazione. La ‘supercosa’ era fatta di apparati dello Stato che si sono mossi in base a interessi non solo nazionali ma anche internazionali. Borsellino sapeva che ci fossero entità esterne a Cosa nostra, ovvero pezzi deviati dello Stato dinnanzi ai quali capisce di non avere scampo e lo annota nell’agenda rossa. Dopo l’esplosione in via D’Amelio, il capitano Arcangioli, indagato e poi prosciolto per non avere commesso il fatto, prende la borsa con dentro l’agenda e percorre 60 metri fino a via Autonomia siciliana. Quello che è inspiegabile è che Arcangioli ritorna indietro con la borsa, e rimette la borsa dentro l’automobile. Di certo l’agenda viene sottratta nei pochi minuti dopo l’esplosione con un coordinamento perfetto”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

 

Le forze politiche centriste alla Regione e la ricandidatura di Nello Musumeci alla presidenza. L’intervento dell’assessore Roberto Lagalla.

I prossimi 25 e 26 giugno, venerdì e sabato, a meno di imprevisti come già accaduto l’11 e 12 giugno, e poi anche in occasione dei prossimi venerdì e sabato, 18 e 19 giugno, il presidente della Regione, Nello Musumeci, nel corso di una manifestazione, ufficializzerà la propria ricandidatura alla presidenza della Regione tracciando un consuntivo, lui e i suoi assessori. Le forze politiche centriste al momento hanno ritenuto che sia troppo presto per esprimersi nel merito della riconferma di Musumeci. E l’assessore regionale a Istruzione e Formazione, Roberto Lagalla, spiega: “Non mi pare che nessuno abbia posto pregiudiziali alla legittimità della richiesta del presidente di svolgere il suo secondo mandato, cosa che reputo assolutamente giustificata, ovviamente nella misura in cui risulterà chiaro il perimetro dell’alleanza, il programma di governo e la strategia complessiva della coalizione”. E poi, in riferimento alla compattezza o meno del centrodestra a sostegno di Musumeci, l’assessore Lagalla aggiunge: “Il centrodestra sta lavorando. Al di là delle inevitabili fibrillazioni d’aula, le forze politiche che sostengono questo governo stanno dimostrando di potere tradurre in fatti una parte significativa del programma di governo. Occorre definire il perimetro dell’alleanza, ma non vedo pregiudiziali rispetto a questa esperienza Musumeci, magari ancora più larga”. Poi, disegnando una visione politica complessiva di quanto adesso accade alla Regione, Roberto Lagalla afferma: “C’è una coalizione che governa e che sta continuando a governare unita, poi c’è un Partito Democratico che va in giro per la Sicilia con il Movimento 5 Stelle, e poi c’è Claudio Fava che è arrabbiato perché il Partito Democratico va in giro con il Movimento 5 Stelle. Questa è la situazione”. Ed ancora, sull’eventuale candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della Regione per il centrosinistra, Lagalla commenta: “Tutto è possibile nella vita e sappiamo anche che esistono stelle che non tramontano mai. Ma sappiamo anche che esistono stelle che pur continuando a brillare sono già tramontate da un pezzo. L’intelligenza, la cultura, la capacità di parola di Orlando non sono in discussione, ma come tutti è un uomo e come ogni uomo, che per 30 anni, ogni mattina, è chiamato alle stesse responsabilità e alle stesse difficoltà, sempre maggiori, evidentemente si usura. Credo che Orlando, come sarebbe capitato a ciascuno di noi, provi ormai molta stanchezza”. Infine, a proposito dell’impegno della giunta regionale, l’assessore Lagalla sottolinea: “Sono convinto che questo governo abbia lavorato molto e continua a lavorare bene. Spesso, però, la gente, che legge distrattamente i giornali, non conosce tutto il lavoro che viene svolto da un governo. Ogni governo ha tempi di incubazione e di istruttoria che non consentono di rapportare il risultato direttamente a chi ne è stato l’artefice, soprattutto per i cambiamenti più radicali. Come dice Musumeci, c’è un tempo per la semina e un tempo per il raccolto. Ci sono anche raccolti tardivi. E sicuramente la pandemia covid ci ha tenuto molto impegnati con attività straordinarie e certamente non in programma”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Da novembre scorso la Regione non paga le imprese edili. I costruttori edili siciliani: “Siamo indebitati e senza liquidità. Licenziamo tutti”.

L’Ance Sicilia, l’associazione che riunisce i costruttori edili siciliani, denuncia: “La Regione siciliana da novembre non paga le imprese edili che, tuttavia, hanno continuato a garantire la prosecuzione dei lavori”. E i costruttori aggiungono: “Ci siamo indebitati, e abbiamo mantenuto i cantieri, in tempo di pandemia, solo grazie a soldi anticipati dalle banche e ricorrendo a tutti gli aiuti statali possibili”. E poi sottolineano: “Adesso, però, non solo non abbiamo più liquidità, né ne riceviamo altra, ma le banche, pressate dalle nuove e più restrittive norme europee, sollecitano il rientro dei crediti temendo che scadano in sofferenza”. E poi i costruttori prospettano: “A questo punto non possiamo che comunicare ai sindacati una decisione dolorosa quanto improcrastinabile: siamo costretti a licenziare tutti i lavoratori, a chiudere le imprese, e alla fine tutti ricorreranno al reddito di cittadinanza”. E il tutto è rilanciato dal presidente dell’Ance Sicilia, Santo Cutrone, che denuncia: “Gli imprenditori sono disperati, indignati, stanchi di non ricevere più alcuna risposta dagli assessorati, nè al telefono, nè alle mail, nè negli uffici, e neppure su una eventuale previsione di pagamento delle somme dovute”. Ecco perché Cutrone, dopo i precedenti a vuoto, ha inviato l’ennesimo sollecito al presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore all’Economia, Gaetano Armao. E il presidente Ance Sicilia scrive: “Per inspiegabili ragioni, dallo scorso mese di novembre 100 milioni di euro mancanti sono rimasti sospesi, così come lo sono da gennaio 2021 ad oggi tutte le altre fatture emesse successivamente. Si fanno continui annunci di sblocco di somme attraverso la ri-programmazione di fondi europei o con il superamento dei rilievi della Corte dei Conti. Di recente abbiamo anche letto di disposizioni impartite agli assessorati per pagare le fatture non evase. Ma non succede nulla. Perchè i burocrati non firmano i mandati di pagamento? E’ possibile che dopo un anno e mezzo di crisi, di restrizioni, ci sia qualcuno, solo in Sicilia, che non compie il proprio dovere, scatenando disastri economici nelle imprese, nelle famiglie dei lavoratori, nel mondo dei fornitori e dei professionisti legati alle costruzioni? E’ così che si vuole affrontare e gestire la sfida del ‘Recovery Plan’? Ma cosa deve accadere per redimere chi ancora oggi pensa di potere mantenere atteggiamenti di arrogante indifferenza e insensibilità nei confronti di un popolo che soffre?”

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, rilancia la ricandidatura. A meno di imprevisti, il 25 e 26 giugno la manifestazione di ufficializzazione della candidatura.

Per il rinnovo del Parlamento Regionale, con l’elezione di 70 deputati, e l’elezione diretta del Presidente della Regione, occorre attendere fino all’autunno del prossimo anno 2022. Tuttavia, l’attuale governatore, Nello Musumeci, come già più volte informalmente annunciato, è candidato alla riconferma al vertice di Palazzo d’Orleans. In occasione di precedenti e recenti incontri della maggioranza di centrodestra, Forza Italia si è mostrata possibilista, Fratelli d’Italia, Udc e Cantiere popolare ritengono invece che sia troppo presto per sciogliere il nodo, mentre Lega e Movimento per le Autonomie hanno disertato le riunioni ritenendo l’argomento ancora prematuro, e, soprattutto, inopportuno in un periodo gravato dall’emergenza sanitaria ed economica. Dunque, la maggioranza che sostiene Nello Musumeci non è ancora compatta sulla ricandidatura, e così la manifestazione di ufficializzazione della candidatura, già in calendario lo scorso fine settimana, 11 e 12 giugno, è stata prima rinviata a venerdì e sabato prossimi, 18 e 19 giugno, e poi, altro rinvio, al 25 e 26 giugno, ancora sabato e domenica, quando tutti gli assessori della giunta regionale presenteranno i risultati raggiunti in 3 anni e 7 mesi dall’insediamento del governo Musumeci. Poi sarà lo stesso Musumeci a tracciare un consuntivo complessivo, e rilanciare la propria candidatura. Adesso, e fino al prossimo 25 giugno, è di conseguenza in corso un lavoro, dietro le quinte, di cucitura della coalizione, per superare titubanze e ostacoli. Nel frattempo, Nello Musumeci ribadisce: “Nel 2017 sono stato la sintesi di un centrodestra che non era certamente considerato vincente. E’ stata la prima grande vittoria in controtendenza nazionale. Oggi non sto governando da solo, siamo una squadra. Ed è una squadra che, tra mille difficoltà, sta provando a rimettere in piedi la Regione, fra tante macerie. Sento di non dover fermare questa azione, e sono certo che nessuno vorrà favorire divisioni” – conclude. E in netta antitesi verso la ricandidatura dell’attuale presidente si pone il sindaco di Messina, Cateno De Luca, che ha già iniziato la corsa verso la presidenza e conferma: “Sono già in campagna elettorale per governare la Sicilia, stiamo definendo l’organizzazione del movimento di ‘liberazione’ dell’isola, lo presenterò a settembre e ne vedranno delle belle. Giocare d’anticipo è la mia storia. Non sono abituato ad aspettare il battesimo di qualcuno, pretendere ora attenzioni particolari è prematuro. Con Salvini c’è stima reciproca, coltiviamo il rapporto ma per me non è una pre-condizione: non è che mi serve il benestare suo o di Berlusconi per fare le mie scelte”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Dopo 50 anni il governo Musumeci presenta la prima proposta di riforma della legge sul Turismo in Sicilia. Le novità e l’intervento dell’assessore Messina.

In Sicilia la legge regionale sul Turismo è in vigore da 50 anni, dagli anni ’70, ed è sempre la stessa. Adesso, dopo mezzo secolo, il governo Musumeci, tramite l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, ha presentato una bozza di riforma della legge. Tra le novità spiccano il Cir, il codice identificativo regionale, che sarà assegnato a ciascuna struttura ricettiva per riconoscere subito le strutture autorizzate e per accedere ai servizi, e ciò contro la piaga dell’abusivismo nel settore. Anche coloro che affittano la propria casa a fine di ospitalità turistica dovranno dotarsi del codice identificativo regionale e pagare le tasse e la tassa di soggiorno regolarmente come tutti gli altri in un sistema di garanzie per il turista e di equità per chi offre ricettività. Poi vi è la previsione di sette marchi di qualità per le strutture ricettive a seconda della loro vocazione, ad esempio verde, sport, matrimoni, congressi, famiglie, e che saranno quindi una sorta di carta d’identità della struttura. Poi il battesimo di un’Agenzia regionale del Turismo, per risolvere i ritardi burocratici, snellire le procedure, gestire le promozioni turistiche e assumere le decisioni secondo l’andamento del mercato. E poi una riforma del sistema degli Enti provinciali del Turismo affinché siano punto di riferimento unico per gli operatori turistici soprattutto per la riduzione dei tempi per ottenere le autorizzazioni. Attualmente invece i riferimenti per gli operatori sono tre: Comune, Provincia e Regione. E, infine, maggiore attenzione verso le Agenzie di viaggio, anch’esse danneggiate dalla pandemia covid, con nuovi sistemi di prenotazione, e nuove procedure autorizzative più definite e snelle. E l’assessore Manlio Messina annuncia: “Entro un paio di settimane invieremo la prima bozza di riforma alle associazioni di categoria, per avere il loro parere, eventuali ulteriori suggerimenti ed il via libera per procedere con la predisposizione di una norma importante che cambierà il volto dell’accoglienza in Sicilia”. E poi l’assessore aggiunge: “Le associazioni avranno una decina di giorni per le loro osservazioni, e poi la bozza sarà integrata e andrà in giunta di governo. Dopo il passaggio da palazzo d’Orleans sarà trasmessa all’Assemblea Regionale per l’analisi nelle commissioni di merito, per poi arrivare in aula, si spera, a settembre. E’ una riforma importante che porta innovazione. Una legge moderna e propositiva, una riforma 4.0 alla quale la Sicilia ha un grande interesse”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ancora non attuata la norma della finanziaria regionale sulla stabilizzazione dei lavoratori Asu. L’assessore Scavone punta il dito contro il ministero dell’Economia.

Nell’aprile scorso, in occasione dell’approvazione della finanziaria della Regione Siciliana, si è brindato all’approvazione della norma per la tanto attesa e agognata fuoriuscita dal precariato e la stabilizzazione del lavori Asu, ovvero impegnati in Attività socialmente utili. E invece il brindisi, al momento, si è rivelato un calice amaro, perché tale norma della legge di stabilità regionale non è stata ancora attuata. E perché? Perché il semaforo da Roma è ancora rosso. Si perché il ministero dell’Economia, rivolgendosi a Palermo, a Palazzo d’Orleans, ha invocato lumi sull’articolo 36 della finanziaria regionale, relativo alla stabilizzazione del personale socialmente utile. Ecco perché adesso l’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone, punta il dito contro il governo nazionale e pretende rimedi.

Scavone annuncia battaglia e premette: “Difenderemo a tutti i costi la norma della finanziaria, approvata ad aprile scorso, con cui il governo Musumeci, con il contributo di tutte le forze sindacali e politiche, ha inteso chiudere una delle pagine più buie del precariato storico”. E poi, a conclusione della riunione di un “tavolo di consultazione sociale permanente sulle problematiche relative al personale Asu”, appositamente costituito insieme ai sindacati di categoria, l’assessore Scavone ha ribattuto: “Sull’articolo 36 abbiamo già inviato lunedì scorso le contro-deduzioni richieste dal ministero dell’Economia. Chiederemo che il governo nazionale autorizzi la deroga al Decreto legislativo 118 del 2011, che impone l’armonizzazione, quindi il bilanciamento dei documenti contabili delle Regioni e degli Enti Locali”. E perché la deroga? E Scavone risponde: “Perché i costi della stabilizzazione li sosterremo noi.

La Regione intende contribuire alle necessità finanziarie della misura della stabilizzazione oltre l’intervallo temporale legato al decreto. Sarà la Regione a pagare quanto necessario ai Comuni che stabilizzano. Questo consentirebbe la storicizzazione della spesa, così come avvenuto per la stabilizzazione dei precari degli Enti Locali”- conclude Scavone. E che significa “storicizzazione della spesa”? Significa che la spesa, ossia il costo della stabilizzazione, è iscritto nel bilancio della Regione come spesa strutturale, e la si paga ogni anno. Ecco perché “spesa storicizzata”. Poi, ancora l’assessore Scavone, tesse le lodi del personale Asu non stabilizzato, e sottolinea: “Si tratta di 4571 risorse umane e professionali che da venti anni sono impiegate all’interno della pubblica amministrazione, e in molti casi sono indispensabili al normale funzionamento degli Enti Locali”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ancora non attuata la norma della finanziaria regionale sulla stabilizzazione dei lavoratori Asu. L’assessore Scavone punta il dito contro il ministero dell’Economia.

Nell’aprile scorso, in occasione dell’approvazione della finanziaria della Regione Siciliana, si è brindato all’approvazione della norma per la tanto attesa e agognata fuoriuscita dal precariato e la stabilizzazione del lavori Asu, ovvero impegnati in Attività socialmente utili. E invece il brindisi, al momento, si è rivelato un calice amaro, perché tale norma della legge di stabilità regionale non è stata ancora attuata. E perché? Perché il semaforo da Roma è ancora rosso. Si perché il ministero dell’Economia, rivolgendosi a Palermo, a Palazzo d’Orleans, ha invocato lumi sull’articolo 36 della finanziaria regionale, relativo alla stabilizzazione del personale socialmente utile. Ecco perché adesso l’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone, punta il dito contro il governo nazionale e pretende rimedi. Scavone annuncia battaglia e premette: “Difenderemo a tutti i costi la norma della finanziaria, approvata ad aprile scorso, con cui il governo Musumeci, con il contributo di tutte le forze sindacali e politiche, ha inteso chiudere una delle pagine più buie del precariato storico”. E poi, a conclusione della riunione di un “tavolo di consultazione sociale permanente sulle problematiche relative al personale Asu”, appositamente costituito insieme ai sindacati di categoria, l’assessore Scavone ha ribattuto: “Sull’articolo 36 abbiamo già inviato lunedì scorso le contro-deduzioni richieste dal ministero dell’Economia. Chiederemo che il governo nazionale autorizzi la deroga al Decreto legislativo 118 del 2011, che impone l’armonizzazione, quindi il bilanciamento dei documenti contabili delle Regioni e degli Enti Locali”. E perché la deroga? E Scavone risponde: “Perché i costi della stabilizzazione li sosterremo noi. La Regione intende contribuire alle necessità finanziarie della misura della stabilizzazione oltre l’intervallo temporale legato al decreto. Sarà la Regione a pagare quanto necessario ai Comuni che stabilizzano. Questo consentirebbe la storicizzazione della spesa, così come avvenuto per la stabilizzazione dei precari degli Enti Locali”- conclude Scavone. E che significa “storicizzazione della spesa”? Significa che la spesa, ossia il costo della stabilizzazione, è iscritto nel bilancio della Regione come spesa strutturale, e la si paga ogni anno. Ecco perché “spesa storicizzata”. Poi, ancora l’assessore Scavone, tesse le lodi del personale Asu non stabilizzato, e sottolinea: “Si tratta di 4571 risorse umane e professionali che da venti anni sono impiegate all’interno della pubblica amministrazione, e in molti casi sono indispensabili al normale funzionamento degli Enti Locali”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Reazioni contrarie da parte di Forza Italia in Sicilia al progetto di federazione delle forze politiche del centrodestra. Possibilista, invece, la Lega.

A Roma si lavora al progetto politico, proposto dalla Lega di Matteo Salvini, di federazione delle forze politiche del centrodestra, tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni ha risposto no, Silvio Berlusconi ha risposto “ni”, e in Sicilia, secondo quanto emerge, Forza Italia avrebbe risposto no, a fronte del rischio di spaccature insanabili all’interno del partito, non solo in Sicilia ma anche nelle regioni meridionali. Infatti, la deputata azzurra Giusi Bartolozzi, candidata capolista di Forza Italia alla Camera nel collegio Agrigento – Gela- Mazara del Vallo alle scorse elezioni Politiche, afferma: “Bene rafforzare le ragioni della convergenza politica e programmatica con la Lega e con gli altri partiti di centrodestra che supportano il Governo Draghi. Ma sarebbe inverosimile per l’elettorato di Forza Italia una fusione a freddo. L’adesione agli ideali del Partito popolare europeo, le cui radici affondano nella Sicilia di Don Sturzo, caratterizza da sempre la nostra iniziativa politica. Come diceva il filosofo cattolico Jacques Maritain, ‘occorre distinguere per unire sul serio’ – conclude. Dunque, un no alla riedizione del Popolo della Libertà, ma, invece, marciare divisi e colpire uniti. E più netta e troncante è la reazione del deputato regionale, Michele Mancuso, fedele a Gianfranco Miccichè, che ritiene opportuno muoversi verso il centro e non la destra, e che commenta: “La scelta federativa di Forza Italia oggi può avere una sola direzione: tornare a parlare col popolo liberale che per decenni ha sognato una Sicilia migliore, con Micciché e Berlusconi in testa. Lo spazio al centro non può che essere assolutamente azzurro. Siamo i soli a poterci proporre come forza motrice. Questa è la mia idea personale, ma sono certo che il mio amico fraterno e coordinatore regionale, il presidente Micciché, certamente non venderà la pelle per qualche posto in Parlamento. Saremo romantici, ma l’amore per la Sicilia e il sogno di un Sud migliore non ci lascia spazio per altri discorsi” – conclude. Possibilisti alla federazione sono invece alcuni esponenti siciliani della Lega, come il deputato regionale, Vincenzo Figuccia, che spiega: “Dobbiamo capire che dalla crisi economica aggravata dal covid bisogna trarre degli insegnamenti: i cittadini hanno bisogno di rassicurazioni, e a me l’esperienza ha insegnato qualcosa: uniti si vince, sempre. Tutti insieme stiamo vincendo una grande battaglia, e anche la politica ha il dovere di superare le divisioni per essere più concreta, più veloce, più efficiente. Quindi condivido l’idea di Salvini a livello nazionale e di Minardo in Sicilia di andare avanti con un centrodestra unito. D’altra parte non mi sembra che qualcuno abbia parlato di fusioni o annessione ma semplicemente di un grande progetto di federazione del centrodestra, una forza comune per aiutare il paese e sostenere progetti stabili per governare le grandi città e le Regioni, fino alle Politiche del 2023. Oggi la Lega, a partire dalla Sicilia, vuole rappresentare il partito della concretezza, della semplificazione e della velocità. Concludo con un auspicio che è anche un esempio pratico: partiamo dai grossi Comuni al voto, a cominciare da Palermo, e troviamo, uniti, soluzioni efficaci ai grandi problemi: i rifiuti, la mobilità, la sicurezza, il lavoro, la costa, e il sostegno alle attività produttive. I palermitani ce ne sarebbero grati”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)