Home / 2023 / Gennaio (Pagina 28)

Ve lo ricordate il racconto di Michela e il suo papà (potete leggerlo qui) che abbiamo raccolto una settimana fa, che raccontava la malasanità all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, considerato da tutti un ospedale “virtuoso”?

In merito a quel racconto abbiamo ricevuto la testimonianza di una giovane che lavora come sanitario nella stessa struttura e che conosce bene quella realtà. È una vera denuncia di una realtà che a tratti fa orrore.

 

Purtroppo o per fortuna come sanitario riconosco la realtà nel racconto della signora Michela, lo riconosco ogni giorno da quando ho iniziato ad approcciarmi a questo mondo.
Viviamo in una sanità virtuosa che però subisce sempre più tagli, di ogni tipo, non ultima per colpa/grazie alla guerra ed all’aumento delle patologie virali poi le risorse sia materiali che farmaceutiche scarseggiano e non si riesce a far fronte alla richiesta. Siamo spesso costretti a modificare terapie antibiotiche poiché non si ha disponibilità (e non sempre è l’antibiotico ovviamente a cui il paziente risponde), siamo costretti a crearci il dosaggio magari che ci serve, siamo costretti a richiedere mille consulenze per valutare le nuove combinazioni di terapie e la loro possibilità di eventuali interazioni.
La scarsa qualità che si ha, sia di medici che di infermieri, è anche colpa dell’università, che permette a tutti di laurearsi nonostante magari non sia proprio corretto far proseguire alcune persone. Ho avuto compagni di corso, presso una Facoltà prestigiosa come quella di Bologna, che si sono laureati con me nonostante gli esiti negativi delle valutazioni in tirocinio, ma è solo la punta dell’iceberg dell’università.
Altra problematica è il sistema sia pubblico che privato, che permette a chiunque di lavorare anche se lo fa male e causa anche danno ai pazienti (se non la morte) grazie a mille sotterfugi, esempio lampante si ha in ambito chirurgico; se un paziente decede il trentunesimo giorno post intervento allora la morte non è riconducibile all’intervento. Sapete quanti pazienti vengono trascinati a quel fatidico giorno? Sapete purtroppo quanti parenti non sanno la realtà di cosa sia successo perché nei referti vengono omessi dettagli e si sentono dire “era un intervento chirurgico, poteva avere delle complicanze, com’è scritto nel consenso che è stato firmato?” E tu che ci lavori stai in silenzio, sperando che un giorno magari qualche parente capisca ed arrivino i NAS a far domande, perché sai che sono medici e strutture che alle spalle hanno il mondo e se fossi tu a denunciarli non resteresti mai anonima e non potresti più lavorare, ma comunque sia ti porti il peso di quei pazienti e di quei familiari addosso per tanto, perché ti senti complice anche tu di un “omicidio”.
Vi parla un coordinatore, una persona giovane che studia ogni giorno per migliorare e crescere e che comunque lotta quotidianamente con una direzione per avere/creare/migliorare, ma che puntualmente viene fermata per mancanza di risorse umane (infermieri e medici) o materiali, oltre che per la testardaggine delle persone “vecchie” che credono di saper fare il loro lavoro boicottando il cambiamento e l’innovazione perché “si è sempre fatto così”.
Questo purtroppo è solo lo specchio della sanità, oltre ai continui tagli, al continuo aumentare le responsabilità senza giusta tutela e giusto riconoscimento economico (motivo per cui la maggior parte scappa all’estero). Per non parlare del continuo carico di lavoro che viene aumentato per mancanze di risorse umane, doppi turni, riposi saltati ed abuso delle tanto discusse reperibilità: una persona che fa mattina ed ha un turno di reperibilità 20-7 per “urgenze ed emergenze” potrà esser chiamato alle ore 19 perché la sala operatoria sfora come orario e quindi l’elezione prosegue oltre l’orario previsto di fine semplicemente perché l’organizzazione delle sale operatorie viene pensata senza valutare la fattibilità di alcuni interventi da parte di alcuni chirurghi? Magari sono i reperibili che terminata alle 22 la chiusura dell’elezione, alle 2 di notte vengono richiamati per la reale urgenza e lavorano fino alle 7, aspettando il cambio e alle 13 devono ripresentarsi per coprire il turno del pomeriggio.
Noi giovani siamo davvero diversi nelle nostre generazioni, ma non siamo diversi dalle precedenti però, veniamo accusati di non aver voglia di lavorare e di pretendere solo, ma gli esempi che abbiamo quotidianamente…. ci hanno insegnato qualcosa di diverso o sono solo bravi a giudicare senza guardar il proprio orticello?

Non è stato ancora spento l’incendio divampato in serata nel porto di Palermo a bordo della nave Superba della Gnv che alle 22 sarebbe dovuta partire per Napoli. Poco prima che si levassero gli ormeggi un autorimorchiatore all’interno del garage ha preso fuoco.

Una grossa nube di fumo nero ha invaso la banchina e sul posto sono giunte subito le squadre dei vigili del fuoco che hanno iniziato le operazioni di spegnimento. Al momento sono impegnati 12 mezzi dei pompieri e 34 uomini per fronteggiare le fiamme e il fumo nero sprigionato nella stiva. Nel rogo sono rimasti danneggiati altri mezzi.
Sulla nave c’erano oltre 180 passeggeri che sono stati fatti scendere. Al porto sono arrivate anche diverse ambulanze, oltre al sindaco Roberto Lagalla. Secondo le prime informazioni non ci sarebbero feriti, ma sono qualche intossicato. Da quantificare anche eventuali danni alle vetture. Portitalia e Operazione e servizi portuali di Palermo hanno messo a disposizione le proprie maestranze e le squadre per dare supporto alle autorità e alla Gnv. Il personale di Osp sta gestendo il flusso di persone presenti in banchina, coordinando la viabilità e l’ingresso e uscita dei mezzi. Portitalia invece è a disposizione di Gnv, nella qualità di impresa portuale, per dare supporto logistico e, se sarà necessario, procedere alle operazioni di sbarco dei mezzi.

(ANSA)

Cinquantacinque anni fa, la notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, un devastante terremoto sconvolse la valle del Belice, radendo al suolo diversi paesi e causando 400 morti. Sciamo di scosse che cancellarono paesi e la loro identità, come Partanna, Salaparuta, Gibellina, Montevago, Santa Margherita di Belice.

Da allora la memoria delle comunità  belicine ha sempre impedito che calasse l’oblio sulle vicende di una ricostruzione per molti versi rimasta incompiuta, che non permette di chiudere definitivamente una pagina tuttora dolorosa.

Anche quest’anno le commemorazioni in programma, in quei paesi belicini che continuano a portare i segni della distruzione, sono cariche di emozioni, ma anche di sollecitazioni per la conclusione di una ricostruzione mia completata, nonostante i 55 anni trascorsi.

Già ieri sera a a Montevago si è tenuta una fiaccolata fino ai resti della Chiesa Madre tra i ruderi del vecchio abitato, con la posa di una corona di fiori in onore di tutte le vittime del sisma.

«Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio di cinquantacinque anni or sono, un terremoto devastante sconvolse la Valle del Belice, recando morte ai suoi abitanti, distruggendo abitazioni e paesi, infliggendo il dolore più straziante». Questo il messaggio che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto dedicare «alle vite spezzate, alle famiglie che vinsero la paura e la disperazione, ai loro discendenti che hanno aperto nuove strade». «Il Paese intero partecipò con commozione alle sofferenze di quelle comunità», aggiunge il capo dello Stato, per il quale comunque «rimane indelebile la solidarietà sviluppata dalla comunità nazionale» e «lo spirito di condivisione degli italiani», a cui «hanno contribuito in modo significativo le persone della Valle del Belice, difendendo la propria dignità e i propri diritti, e trasformando le tante sofferenze e privazioni in energia civile».

A chiosare la chiusura dell’anello della ricostruzione è il coordinatore dei sindaci del Belice, Nicolò Catania, sindaco  di Partanna e deputato all’Ars: «Lo Stato non può trattare in maniera differente nord e sud – afferma – La Valle del Belice ha avuto assegnato un finanziamento complessivo in 55 anni che rappresenta un terzo di quanto è stato dato al Friuli Venezia Giulia in 7 anni». «Qui non siamo cittadini di serie B, lo Stato sembra essersi dimenticato di questo territorio», conclude Catania, rimarcando infine che «da troppi anni nulla è più previsto come finanziamento», e che «c’è la necessità di chiudere in fretta la ricostruzione»

Ha organizzato una serata danzante senza attenersi alle prescrizioni imposte da parte della Questura, per la tutela dell’incolumità pubblica all’interno del locale, adibito a discoteca. E’ accaduto ad Agrigento per la notte di Capodanno. Adesso il titolare del locale, un ventenne agrigentino, è stato denunciato in stato di libertà, alla Procura della Repubblica, per aver svolto attività di pubblico spettacolo, trattenimento o ritrovo, senza avere osservato le prescrizioni dell’Autorità.

A farlo, dopo aver fatto tutti gli accertamenti necessari, sono stati i poliziotti della squadra amministrativa della Questura. Quella notte nonostante l’imponente servizio d’ordine in piazza Stazione, la polizia di Stato ha effettuato innumerevoli controlli a tutti coloro che erano stati autorizzati ad organizzare pubblici spettacoli, soprattutto discoteca. E in questo caso, nel locale nei pressi di San Leone, per la notte più lunga dell’anno, i poliziotti hanno accertato irregolarità.

Ha rinvenuto una pistola semiautomatica calibro 6,35, con matricola abrasa di marca “fratelli Galesi – Brescia”, dotata di caricatore rifornito di cinque cartucce dello stesso calibro – pronta all’uso dunque – all’interno di un immobile disabitato di sua proprietà. Un trentacinquenne bracciante agricolo, di Alessandria della Rocca, incensurato, ha immediatamente allertato il 112.

Sul luogo si sono precipitati i carabinieri della Compagnia di Cammarata. L’uomo, ascoltato dai militari dell’Arma, non ha saputo fornire alcuna notizia circa la provenienza. Il ritrovamento in una palazzina in territorio di Alessandria della Rocca. Il bracciante agricolo, mentre era impegnato in lavori di ristrutturazione dell’abitazione, ha trovato la rivoltella.

L’arma, naturalmente, è stata sequestrata. I carabinieri hanno avviato le indagini anche di carattere tecnico sulla pistola per capire se vi siano delle impronte o se sia già stata utilizzata in altre occasioni e provare a risalire alla persona che ha nascosto l’arma nello stabile.

Italia Viva Sicilia, grazie al responsabile regionale Ambiente, Claudio Lombardo, ha sollevato una questione importantissime che riguarda la tutela di zone vulnerabili e che vanno tutelate perché adiacenti anche alla Valle dei Templi, patrimonio dell’Unesco.

“La petizione ha come obiettivo quello di bloccare le esercitazioni militari effettuate in quelle aree,  utilizzate come poligono di tiro.

Jeep, uomini e blindati scorrazzano in lungo e largo per tutta l’area, sparando sulle sagome e trovando il mare come recettore finale delle ogive inquinanti.

Tutto questo continua a svolgersi nonostante l’area sia confinante con l’appena istituita Riserva orientata di Punta bianca e scoglio patella.

Legittimo che le Forze Armate si esercitino- in aree diverse- ma la tutela dei luoghi non è assolutamente conciliabile con le esercitazioni militari, che disturbano l’avifauna ed inquinano con i metalli pesanti il terreno ed il mare prospiciente.

Il prossimo 31 luglio scade la concessione demaniale quinquennale, che permette le esercitazioni militari, chiediamo al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, di non concedere alcuna proroga della concessione demaniale e, semmai, di individuare altri siti ove non si arrechi danno di alcun tipo”.

Così il responsabile regionale Ambiente di IV, Claudio Lombardo.

“Esprimo grande soddisfazione per il Parlapiano di Ribera che oggi raggiunge un fondamentale traguardo a tutela della salute della comunità locale.
Quando ci siamo insediati nella scorsa scorsa legislatura, ricordo bene, abbiamo trovato un ospedale che era destinato a essere chiuso e in questi anni grazie ai fondi per il Covid e alle deroghe che si sono potute ottenere, la struttura ha ricevuto importanti finanziamenti che ne hanno consentito la ristrutturazione e il potenziamento.
Oggi, il provvedimento che autorizza l’apertura del pronto soccorso costituisce un nuovo e importante tassello, esito di un lungo lavoro del territorio, delle associazioni, degli amministratori locali, dell’Asp e del nuovo assessore Volo, che ringrazio.
A questo si somma l’inoltro formale della richiesta di riconoscimento del Parlapiano come ospedale di zona disagiata, che porterà numerosi vantaggi in termini di servizi ospedalieri offerti ai cittadini”.

Lo dichiara l’on. Giusi Savarino.

I Carabinieri della squadra “Lupi” del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Catania hanno arrestato in flagranza di reato di spaccio di droga due catanesi di 24 e 33 anni. Durante un apposito servizio antidroga nel rione Monte Po, in due locali in loro uso, i militari hanno trovato e sequestrato complessivamente 42 grammi di cocaina, 810 grammi di marijuana, tre bilancini di precisione, materiale per il confezionamento di ‘dosi’ e 590 euro ritenuti provento dello spaccio. L’arresto del 24enne e del 33enne, già noti alle forze dell’ordine per pregresse specifiche vicende giudiziarie, sono stati convalidati dall’autorità giudiziaria che ha disposto la loro permanenza in custodia cautelare in carcere.

Marco Vullo, Assessore ai servizi sociali del Comune di Agrigento informa i cittadini che il Comune eroga attraverso il progetto “Liberi di Andare” il servizio Trasporto Disabili a valere sui finanziamenti dei Piani di Zona 2018-2019 e 2019-2020

La  modalità di presentazione della richiesta del servizio  spiega l’Assessore è digitale.

Cliccando sulla home page del Comune nella sezione “AVVISI” è stato creato apposito   link di collegamento alla piattaforma digitale “Servizio Sociale Digitale” htpps://agrigento.serviziosocialedigitale.it.

Accedendo nella parte cittadino il beneficiario del servizio dal   gennaio 14 gennaio 2023, ore 18:00, potrà presentare istanza on line per le seguenti tipologie di trasporto –  Stessa modalità per gli operatori sociali che potranno presentare istanza accedendo nella parte operatore sociale.

  1. a) scolastico: rientra in questa tipologia di trasporto l’accompagnamento dal domicilio, dell’utente presente nel Comune di Agrigento, Aragona, Favara e Raffadali, alle scuole secondarie di primo grado al fine di garantire l’accesso al diritto allo studio e viceversa;
  2. b) riabilitativo: accompagnamenti dal domicilio dell’utente ai centri di riabilitazione per sottoporsi a prestazioni terapeutiche riabilitative al fine di garantire il mantenimento e la prevenzione del degrado di soggetti svantaggiati affetti da gravi patologie che gravano sul livello di autonomia e viceversa;
  3. c) occasionale: rientrano in questa tipologia di trasporto tutti gli accompagnamenti difficilmente programmabili e definibili nel tempo, al fine di soddisfare le esigenze dei cittadini disabili, (raggiungimento di servizi e/o strutture pubbliche e private a carattere socio sanitario, aggregativo l’effettuazione di visite mediche, terapie ecc

I beneficiari del servizio, in possesso dei predetti requisiti, previa valutazione dell’UVM, saranno ammessi, tramite piattaforma digitale al fine di poter consentire alla stessa di elaborare una graduatoria il cui criterio di accesso è basato sul minor reddito e a parità di reddito sarà data priorità alla data di ricezione generata dalla piattaforma telematica. Completate le lavorazioni ciascun beneficiario, riceverà sul numero di cellulare indicato in piattaforma al momento della presentazione dell’istanza, un messaggio che indicherà il numero di trasporti da poter utilizzare.

A tal punto sempre tramite piattaforma potrà scegliere l’operatore sociale dal quale ricevere il servizio.

Stessa procedura sarà applicata per gli operatori sociali – previa valutazione dei requisiti, saranno accreditati sulla piattaforma e potranno essere scelti all’interno della stessa.

La somma finanziata dalla Regione Siciliana – Dipartimento della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali “Ufficio Piano” pari ad € 135.975,00 sarà erogata fino alla capienza dei fondi afferenti le annualità 2018 – 2019 – 2020.

L’Assessore ai servizi sociali Marco Vullo ringrazia per il lavoro certosino e costante tutto il personale dei Servizi Sociali per avere lavorato per il raggiungimento di questo primo obiettivo e annuncia che a breve partiranno altri avvisi per implementare servizi di assistenza e sostegno per le categorie fragili.

Questo dimostra l’interesse dell’Amministrazione Miccichè per dare risposte concrete attraverso un welfare a 360 gradi utilizzando tutte le forme di finanziamento in campo.