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Indagini in corso ad Agrigento dopo il rinvenimento cadavere di uno studente cinese, tra l’autopsia, il rilevamento delle impronte e gli eventuali video delle telecamere di sorveglianza.

Ad Agrigento indagini sono in corso a seguito del rinvenimento da parte dei Vigili del fuoco del cadavere di un uomo cinese di 22 anni, nel centro storico, nella sua camera in un Bed and breakfast dove ha alloggiato, in salita Iacono, nei pressi del cortile Santo Spirito, trafitto da una coltellata al cuore. La vittima è lo studente Tianzheng Zhang, iscritto da un anno all’Accademia di Belle Arti di Agrigento. Venerdì sera avrebbe litigato con qualcuno e sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile. E’ improbabile l’ipotesi del suicidio. Il giovane è stato trovato sul letto, vestito, non in pigiama. I Carabinieri sono impegnati a riscontrare il funzionamento delle telecamere: due di quelle che inquadrano l’ingresso del Bed and breakfast non funzionano. E interrogano i residenti della zona, dove vi sono parecchi B&B e affittacamere. Nessuno avrebbe udito urla o rumori sospetti. Finestre e porte risultano essere chiuse e non forzate. Ai fine delle indagini, oltre all’autopsia, già disposta dalla Procura di Agrigento, saranno determinanti anche gli accertamenti mirati per rilevare le impronte digitali sul lungo coltello da cucina conficcato al petto. Ad allertare le forze dell’ordine sarebbero stati alcuni connazionali che non riuscivano a rintracciare il 22enne. Sul posto è intervenuto anche il magistrato di turno, Cecilia Baravelli.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Quattro persone, compreso un ex deputato regionale siciliano, sono state arrestate e poste ai domiciliari dai carabinieri del comando provinciale di Catania nell’ambito di un’inchiesta sulla Società degli Interporti siciliani Spa, azienda a totale partecipazione pubblica.

I reati ipotizzati dal Gip nel provvedimento cautelare, a vario titolo, sono induzione indebita a dare o promettere utilità, peculato, corruzione per un atto contrario ai propri doveri d’ufficio e contraffazione e uso di pubblici sigilli.

Dopo l’incendio nella nave “Superba” sono state recuperate le condizioni di sicurezza al porto di Palermo. Il sindaco Lagalla: “Sarebbe stata una tragedia se il traghetto fosse stato in navigazione”.

Adesso, lunedì 16 gennaio, non vi è più alcuna ragione di apprensione. Il rogo è domato. Danni sì, ma nessun ferito, solo lievi intossicazioni. Altre pagine di tragedie navali, come l’ultima nel tempo della “Costa Concordia”, sono state purtroppo scritte altrove, e non a Palermo dove a tarda sera di sabato 14 gennaio, intorno alle ore 22, al porto della capitale siciliana, al molo “Santa Lucia”, un incendio è divampato all’interno di una nave della compagnia “Gnv” (Grandi navi veloci), la “Superba”, come superbe sono le sue dimensioni.

E’ il traghetto che naviga lungo la tratta Palermo – Napoli. Al momento dell’incidente è stato ancora attraccato, pronto a salpare. Poco prima che si sollevassero gli ormeggi, nella stiva si sono sprigionate le fiamme, perché, per cause da accertare, si è infuocato un auto-rimorchiatore nel garage. Una nube di fumo nero ha invaso la banchina. E’ scattato l’allarme e, come secondo protocollo, sul posto sono intervenuti subito i Vigili del fuoco. Poi le ambulanze del 118. Poi la zona è stata transennata. Nel frattempo i 184 passeggeri sono stati accompagnati a terra. Il personale di bordo, una ottantina di componenti dell’equipaggio, non hanno invece abbandonato la nave, altrettanto come secondo protocollo. Ricordate invece il comandante della nave “Costa Concordia”, Francesco Schettino, tra i primi a terra dopo l’incidente, e la rabbia del comandante della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, che in collegamento radio gli ordinò di risalire a bordo… “Comandante salga a bordo, cazzo!”…
I testimoni a Palermo raccontano: “Un boato, uno scoppio. Ci hanno avvertiti che dovevamo recarci alla reception. Lì ci hanno detto che dovevamo scendere. Abbiamo sentito forte l’odore di fumo, lo abbiamo visto. Poi i Vigili del fuoco sono entrati e noi passeggeri abbiamo lasciato la nave in modo ordinato”.

Hanno lavorato 10 squadre dei Vigili del fuoco, i militari della Capitaneria, Polizia, Guardia di Finanza. Un mezzo navale ha sparato acqua sul lato destro della nave, e i pompieri sulla stiva, per evitare che le fiamme investissero altri mezzi oltre il camion. “Portitalia” e “Operazione servizi portuali” di Palermo hanno collaborato attivamente nel gestire il flusso delle persone sulla banchina e la viabilità. Al porto anche il sindaco della città, Roberto Lagalla. Le sue parole: “Sono stati sicuramente momenti di paura quelli vissuti all’interno della nave, ma alla fine ciò che più conta è che tutti i passeggeri siano stati tratti in salvo e che non abbiano riportato conseguenze alla salute. Ringrazio i Vigili del fuoco, la Capitaneria di porto, la Polizia di frontiera e il personale dell’Autorità portuale per il tempestivo intervento per mettere in salvo i passeggeri, e l’equipaggio della nave, per avere prestato loro assistenza e aver condotto le operazioni di spegnimento del rogo. Per fortuna è successo mentre la nave era in porto. Avremmo rischiato una tragedia se il traghetto fosse stato in navigazione”.

Dopo le dichiarazioni di Manlio Messina è divampato un incendio nella maggioranza di centrodestra a sostegno di Schifani. Da Roma interviene Fratelli d’Italia in veste di pompiere.

Non si placano le polemiche sulla mostra “Sicily, Women and Cinema” a Cannes, che avrebbe comportato per la Regione Siciliana un costo di 3 milioni e 750mila euro, e la cui organizzazione è stata poi annullata dopo che il presidente della Regione, Renato Schifani, ha sollecitato una dettagliata relazione all’assessore regionale al Turismo Francesco Scarpinato. A scatenare lo scontro nella maggioranza tra Forza Italia e Fratelli d’Italia sono state le dichiarazioni dell’ex assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, di Fratelli d’Italia, predecessore di Scarpinato, e adesso parlamentare nazionale, secondo il quale “la contrattazione dell’affidamento si è svolta ed è stata quindi seguita dall’allora assessore ad interim del Turismo, il presidente Schifani, dal 20 ottobre all’11 novembre 2022”. Schifani ha replicato: “Ogni commento è superfluo, preferisco un secco no comment”. Nella coalizione di centrodestra si è altrettanto scatenata una raffica di reazioni alle parole di Messina. Il capogruppo di Forza Italia, Stefano Pellegrino: “Esprimiamo grande stupore. Al di là della definizione di ‘assessore ad interim’ riferita al Presidente della Regione, che denota una sorprendente poco accurata conoscenza dei meccanismi di governo e di delega all’interno dell’Amministrazione, le parole dell’esponente di Fratelli d’Italia sono gravissime ed esulano evidentemente dal caso specifico, con toni e illazioni offensive nei confronti del Presidente della Regione scelto e sostenuto in campagna elettorale da tutta la coalizione di centrodestra. Crediamo che sia urgente e indispensabile un chiarimento da parte di Fratelli d’Italia per garantire l’indispensabile spirito di fiducia e rispetto, e l’altrettanto indispensabile azione sinergica fra i diversi componenti del Governo, senza i quali vi è il concreto rischio di non garantire un proficuo lavoro a servizio dei cittadini siciliani che hanno scelto Renato Schifani come Presidente della Regione”. Allo stesso modo si sono schierati gli altri partiti della maggioranza a sostegno di Schifani: la Lega tramite la capogruppo in Assemblea, Marianna Caronia, e la Democrazia Cristiana di Cuffaro con il capogruppo Carmelo Pace. E di conseguenza si è reso inevitabile l’intervento di Fratelli d’Italia, direttamente da Roma. Il responsabile nazionale dell’organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, ha buttato acqua sul fuoco e ha scritto: “Massima trasparenza e lealtà reciproca sono i pilastri che ci uniscono nel buon governo della Sicilia. Abbiamo il dovere morale e politico di verificare continuamente, senza celare niente ai cittadini che ci hanno dato fiducia, la correttezza di ogni singola scelta. Come Fratelli d’Italia siamo al fianco del Presidente Schifani e di Francesco Scarpinato nel chiedere chiarezza per ogni singolo euro di denaro pubblico speso o in procinto di essere impegnato. Rivolgiamo un appello a tutti, a 360 gradi, a interrompere lo stillicidio di dichiarazioni, supposizioni, congetture e retroscena che fanno solo il gioco dei nostri avversari. Con senso di responsabilità che deve accomunare tutti, nessuno escluso, verifichiamo non sulle agenzie ma nei luoghi deputati la correttezza di ogni singolo passaggio, per poi dare all’opinione pubblica tutte le opportune informazioni complete e controllate”.

Giuliana Miccichè

Mi sono presa un po’ di tempo per pensare e ripensare a questa vicenda.
Perché sono una giornalista che dovrebbe raccontare la cronaca ma anche una madre che fa i conti tutti i giorni con quel ruolo assai difficile e che ha come unico obiettivo, il bene dei propri figli.
Alla luce di questa mia ultima affermazione viene da domandarsi dove risieda il bene per i propri figli, quando si agisce come hanno agito quei genitori che a seguito del gesto gravissimo ed ignobile di quegli studenti che hanno “sparato” contro la prof di scienze, hanno fatto ricorso (vincendolo) per far annullare la sospensione (giusta) ai loro figli.
Ma facciamo un passo indietro.
È l’11 ottobre quando, dei ragazzi del primo anno (parliamo dunque di ragazzi di 14 anni) dell’Istituto Tecnico Viola-Marchesini di Rovigo (se fosse successo in Sicilia si sarebbe detto che quei ragazzi vivono in una terra di mafia, ed invece vivono e fanno i bulli al nord) creano un danno alla professoressa di scienze Maria Cristina Finatti (alla quale va tutta la mia solidarietà sempre) sparandole contro con una pistola ad aria compressa, ferendola alla testa. Tutto questo mentre un altro alunno filma la scena per poi postarla sui social (TikTok che è la negazione assoluta di ciò che può essere la cultura) allo scopo di fare visualizzazioni, followers e dunque avere una qualche notorietà.
Prima di addentrarci in tutte le conseguenze di questo gesto, proviamo ad analizzare tutte le cose sbagliate fino a questo momento.
Ragazzi 14enni entrano in classe con cellulari (che dovrebbero essere spenti e riposti appena entrati) e con una pistola ad aria compressa, con uno scopo ben preciso. Intanto dovremmo domandarci perché un 14enne possiede una pistola ad aria compressa, chi gliel’ha comprata e perché.

La prof denuncia tutti e 24 gli alunni, considerato che chi non prende le distanze da quella condotta, è complice.

Il 18 ottobre tra l’altro il consiglio di classe dispone la sospensione di 5 giorni  per lo studente che aveva sparato e altrettanti per quello che aveva ripreso la scena con il cellulare, due giorni invece per il proprietario della pistola e per l’alunno che l’aveva poi lanciata dalla finestra nel tentativo di sbarazzarsene. Punizioni decise ma mai attuate. Il motivo? La famiglia di uno dei giovani coinvolti ha presentato un ricorso interno alla scuola e il provvedimento è stato annullato: pare vi fosse un errore nella stesura del testo della sospensione.

L’attenzione però a mio avviso non è sull’annullamento del provvedimento (può accadere per innumerevoli motivi o vizi di forma), ma sulle motivazioni che spingono dei genitori a fare ricorso.
Altro che “vizio” c’è in questa condotta.
C’è una mancanza sostanziale nel ruolo di chi deve educare al rispetto, al rispetto delle regole e del ruolo di colui o colei preposto all’insegnamento e non solo. Perché il gesto sarebbe stato altrettanto grave se fosse stato commesso contro un altro compagno, un collaboratore scolastico, o un passante per strada.
C’è questo lassismo verso errori che hanno l’aggravante di essere premeditati, che sono incastonati in azioni che vengono studiate per altri scopi, che ledono non solo nel corpo ma anche la dignità altrui. L’educazione è un bene fondamentale per la crescita dei ragazzi e della società, e la mancata punizione, sostituita invece con quel ricorso, è la spia di un percorso formativo familiare che si è interrotto in maniera grave e forse irreparabile.
Dov’è finito il genitore che insegna il rispetto perché anch’egli rispetta il ruolo altrui?
Dov’è l’esame di coscienza da instillare nel giovane che in casi come questo non capirà mai di aver sbagliato?
Dov’è la punizione che serve a tenere alta l’attenzione su ciò che non si deve mai fare?
I giovani a cui si lascia fare qualunque cosa, se non messi davanti alle proprie responsabilità e alle conseguenze delle loro azioni, cresceranno con l’idea che possono fare tutto, tanto non esistono conseguenze.
Cosa c’era di sbagliato in quei 5 giorni di sospensione?
Erano giusti, quei giorni di sospensione. Soprattutto se in quei 5 giorni, i ragazzi fossero stati privati di quei mezzi che permettono loro di sentirsi potenti, importanti, “seguiti”. Sarebbero dovuti essere 5 giorni di studio, di riflessione, di faccende domestiche e di consapevolezza. Ma non può esserci consapevolezza a 14 anni se qualcuno preposto ad indicare la strada, ad insegnare cosa sia giusto e cosa no, non ne ha a sua volta. Perché dubito che quei genitori abbiano consapevolezza del danno che hanno procurato ai loro figli, vincendo quel ricorso.
Non si può rimettere a posto nulla, se non si applica la formula “chi rompe paga”, chi sbaglia, in qualche modo paga.
È fondamentale tenere in piedi quei sentimenti portanti, quei princìpi intellettuali e morali che mettono in correlazione i giovani con gli adulti, che sottolineano i ruoli, che creano empatia, che tengono in piedi le regole e il rispetto per esse.
Sarebbe interessante interrogare quei genitori e chiedere loro perché lo hanno fatto, perché hanno firmato quel ricorso, perché non hanno voluto quella sospensione; anche senza sospensione, anche se tutti faranno finta di niente, i figli restano dei maleducati, irrispettosi, bulletti irriverenti.
La “non sospensione” non lava via la colpa, anche a fronte delle mancate scuse all’insegnante.
Ma forse i genitori si sono sentiti – o forse dovrei dire si sentono – sotto esame, come se qualcuno avesse voluto “sospendere anche loro”, come se quella sospensione volesse giudicare la loro condotta.
Non era per loro, la sospensione, il giudizio; ma un esame di coscienza non farebbe loro male.
Io da madre, mi sarei sentita mortificata, delusa ed anche sconfitta.
Perché i comportamenti dei nostri figli sono un po’ la bussola, la cartina tornasole in quel mestiere così difficile che è quello di genitore. Non abbiamo libretti di istruzione, ma abbiamo una “sospensione” a dirci, forse, che qualcosa è da rifare.
Una bella lezione non guasterebbe.
Insegnare loro per esempio a gestire le emozioni, a fare qualcosa per gli altri, a vivere i propri anni senza la pretesa di possedere un potere che è solo figlio di ignoranza e di ignominia.

 

 

 

Si parla tanto del contrasto della povertà educativa. Si dice anche che la nostra scuola è l’arma più potente contro la criminalità. Si parla anche nei salotti TV a “circuito” chiuso solo per “intellettuali” amici, che il   lavoro è una dimensione fondativa dell’individuo. Quando viene meno la certezza di potere costruirsi un futuro, attraverso il proprio impegno, viene meno anche la spinta di sognarsi nel mondo, di essere uomini e donne di cambiamento, perché si intuisce che se non lo si potrà essere per se stessi, figurarsi per il prossimo. Si dice anche che nella scuola la democrazia è prassi, (dovrebbe), un luogo in cui si praticano regole di democrazia, in cui si respira la democrazia. In poche parole, un laboratorio di cittadinanza. Purtroppo, la centralità  dell’Istituzione scuola nello sviluppo della qualità della vita democratica, ad oggi è rimasta nella carta e nei pensieri dei vari ministri della pubblica istruzione e merito come si chiama oggi, se non si avvia un reale, consapevole, condiviso e praticabile percorso in cui la scuola dell’emancipazione e dell’inclusione diventa nei fatti la scuola del “non uno di meno”. Un percorso che alla base deve “cementare” i suoi pilastri con personale tecnico, amministrativo, ATA ecc, altrimenti si rischia di fallire miseramente – altro che merito – Al Sud le scuole sono allo stremo. Basta andare in giro per le scuole della Sicilia- Calabria – Puglia- Campania – Cattedre vuote e corridoi sguarniti. Tanti istituti non possono tentare neanche la carta delle sostituzioni, in quanto il personale lo hanno al completo ma insufficiente per le mansioni da svolgere. Senza l’aggiunta dell’organico Covid e con le sanificazioni quotidiane ancora da garantire – ci sono scuole senza personale a sufficienza per tenere aperto il plesso – denunciano dall’associazione nazionale presidi. Il prezioso personale “covid” preso dopo due anni di “trincea” pandemica, a pedate nel culo, ha fatto emergere una montagna di criticità. Criticità mai sottoscritte (nero su bianco) dai DS o dai Provveditorati territoriali. Al Presidente dell’ANP Prof. Giannelli dico: “facciamo rumore”; la ripresa dell’innovazione del FARE SCUOLA deve passare anche attraverso l’incremento del personale.  Le urgenze e l’affanno che segnano il lavoro di chi opera nella scuola, sollecitano l’approfondimento sul vero problema che è sotto gli occhi di tutti. Non si può rinunciare al ruolo della scuola come ambiente di “decondizionamento sociale”.  La scuola è una meravigliosa Istituzione, in grado di costruire un futuro migliore e di vivificare la nostra splendida Costituzione.

Un futuro che deve fortemente comprende anche il personale ex covid,il quale ha contribuito alla sua crescita – conclude Aldo Mucci del direttivo nazionale scuola –

Vittoria e nuovo primato per l’Akragas. La squadra di mister Nicolò Terranova batte il Mazara con un perentorio 2-0 e ritorna in vetta al campionato di Eccellenza. Il Mazara è stato battuto grazie ad un primo tempo straordinario dei biancoazzurri, probabilmente il migliore della stagione. Impatto sul match devastante dell’Akragas che fin dal calcio d’inizio detta legge e mette alle corde i canarini.
Inizio di gara sprint e dopo due nette occasioni, la capolista spacca la partita con il bel gol di Semenzin che sottomisura non da scampo a Thomas.
Trovato il vantaggio, i padroni di casa costruiscono altre occasioni per segnare ancora con Mansour, Vitelli e Semenzin. Il raddoppio è nell’aria e arriva puntuale al 26esimo con Mansour, servito da Semenzin. Poi tanta, troppa Akragas per il Mazara che soffre e rischia di beccare altri gol.
Nella ripresa, dopo un buon avvio della squadra del patron Deni, il Mazara cresce e sfiora il gol con Fernandes: Elezaj devia sul palo il tiro dell’attaccante di colore. Poi chance per Lo Porto e Gomes ma il punteggio non cambia. L’Akragas vince e prepara la finale di Coppa Italia di mercoledì con il morale alto. La squadra di mister Nicolò Terranova continua ad avere la migliore difesa del calcio italiano, dalla serie A all’Eccellenza: 5 reti subite in 17 partite.

Un pranzo domenicale perfetto con la Fortitudo Agrigento che vince 85-79 contro la Juvi Cremona e si porta a ridosso del quarto posto in classifica in piena zona playoff. Rientra dall’influenza Cosimo Costi ma è assente per un problema fisico Mait Peterson, a sostituirlo ci pensa Sadio Traore che però a metà partita si infortuna ed esce dal campo dopo una buona prestazione. Il Palamoncada torna ad essere il fortino di sempre, l’ultima sconfitta risale ad oltre due mesi fa contro Milano e da allora, se pur con qualche sofferenza, sono state battute molte squadre blasonate ed altre che puntano la salvezza. La Juvi Cremona dopo aver cambiato assetto nelle ultime settimane ha dimostrato di giocare una buona pallacanestro ma ha mancato di lucidità e nell’essere cinici nei momenti cardini del match. Ha messo in difficoltà la difesa agrigentina sin dall’inizio ma la squadra di coach Cagnardi non ha mai perso il ritmo degli avversari e grazie alle triple di Ambrosin e la tenuta offensiva di Marfo la squadra ha martellato dal terzo periodo fino alla fine. Bel gesto di sportività di Daeshon Francis che, da solo davanti al canestro, a fine partita ha deciso di non schiacciare. Un gesto sottolineato dal coach cremonese ed apprezzato dagli avversari. Poco apprezzata, invece, la gestione arbitrale da parte della Juvi Cremona che ha recriminato più e più volte sulle scelte prese. Nel finale la Juvi ha ritrovato le energie e vince il parziale 17-22 cercando di riaprire il match ma Alessandro Grande e Daeshon Francis la chiudono e portano a casa due punti pesanti per Agrigento. Tanta sportività a fine partita e coach Crotti che si complimenta con Agrigento per il gioco espresso. Il top scorer del match è Ambrosin con 24 punti, seguito da Marfo con 20 con 8 rimbalzi, in doppia cifra anche Grande e Francis rispettivamente con 15 e 13 punti. Devis Cagnardi sottolinea l’importanza dei rimbalzi ottenuti e dei rimbalzi offensivi in favore di Agrigento oltre alla soddisfazione di avere un bottino importante di punti conquistati al Palamoncada.

Prossimo match in trasferta a Latina.

Un 17enne egiziano è morto questa mattina all’interno di una comunità d’accoglienza per minori non accompagnati al Villaggio Mosè.

Il ragazzo a causa di un arresto cardiocircolatorio si è sentito male improvvisamente, e si è accasciato a terra. Immediati i soccorsi che non hanno potuto altro che constatare il decesso del giovane.

La salma, accertate le cause naturali del decesso, è stata già dissequestrata ed affidata ai responsabili della struttura.

Al momento, visto che la notizia è in aggiiornamento, si hanno solo poche certezze che vi raccontiamo subito. In pieno centro storico di Agrigento, in salita Iacono a due passi dal monastero di Santo Spirito, un giovane cinese dell’apparente età di 20 anni è stato assassinato con un colpo di coltello che di fatto gli ha trafitto il cuore.

A scoprire il cadavere sono stati i Vigili del Fuoco i quali adesso stanno cercando di comprendere cosa sia accaduto in quella casa del centro storico.