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Dallo scorso 29 dicembre a Sortino, in provincia di Siracusa, non vi è stata più traccia di un ex Carabiniere in pensione, Luigi Di Pietro, 58 anni. Il figlio Giuseppe ha lanciato l’allarme su Facebook: “Urgente. Stiamo cercando mio padre… Se qualcuno ha qualsiasi informazione mi faccia sapere per favore! E’ stato visto l’ultima volta giovedì 29 alle 13. Grazie”. Adesso Luigi Di Pietro è stato ritrovato cadavere. I Vigili del fuoco di Siracusa, che, insieme a forze dell’ordine e Protezione civile sono stati a lavoro nelle ricerche, hanno trovato il corpo in una zona impervia, poco distante dal centro abitato. Sono al vaglio diverse ipotesi: è stato vittima di un malore, oppure è scivolato, oppure si è suicidato.

Si attendeva una ventata di aria nuova, di nuove forze che potessero dare nuovo slancio al territorio, che con competenza si interessassero dell’aspetto politico e culturale della cittadina di Montalto Uffugo

È proprio il direttivo, costituto da giovani professionisti a spiegare in una nota stampa, le motivazioni che hanno spinto il gruppo a costituire questa nuova realtà politico-culturale:

La consapevolezza di voler essere protagonisti e non spettatori delle scelte che riguarderanno il futuro dei cittadini ha spinto un gruppo di giovani di Montalto Uffugo a unirsi nell’associazione politico – culturale denominata “Innoviamo”.
Abbiamo raccolto l’invito che viene da più parti sia a livello nazionale e sia locale di impegnarsi in politica e per il territorio fornendo un punto di vista in più, unanime e innovatore, nel pensiero come nell’azione.
Da tempo condividiamo momenti di confronto sui temi esteri, nazionali, regionali e locali che hanno dato vita a una convinzione sempre più marcata della necessità di occuparci fattivamente di tutti quegli aspetti che influenzano nel bene e nel male la vita dei cittadini, il progresso della società, lo sviluppo di un territorio.
Noi di “Innoviamo” crediamo che le sorti di Montalto Uffugo siano in mano ai cittadini, pertanto, guardiamo con attenzione e interesse alle prossime amministrative per la creazione di una valida alternativa alimentata dal contributo e dall’impegno di coloro che desiderano realmente un cambiamento mediante una nuova visione di città.

L’associazione, che vede presidente Antonio Brogno, vicepresidente Maria Esposito, segretario Federica Giannuzzi nonché l’assemblea dei soci quale organo collegiale, conta già tantissime adesioni e sostenitori.

Così prosegue la nota:

Siamo fiduciosi di poter interloquire con tutti coloro che hanno a cuore la nostra comunità, attraverso argomentazioni programmatiche sui temi più sentiti e di maggiore interesse.

Nei prossimi giorni l’associazione si presenterà al territorio con un incontro pubblico.

“Innoviamo” sarà protagonista assoluta delle sorti della nostra città

– conclude la nota.

Quando sentiamo parlare di malasanità pensiamo sempre agli ospedali del Sud, Sicilia compresa.
Ed invece il racconto di vita vera di Michela e del suo papà, il racconto della disavventura patita all’ospedale Sant’Orsola di Bologna dal 19 dicembre scorso e che dura ancora oggi, è significativa di come manchino tante, troppe cose nella sanità da nord a sud, e in primis, manca l’empatia, la voglia di essere utile al prossimo, manca l’umanità, manca il senso del dovere che dovrebbe spingere a fare il lavoro del medico, dell’infermiere, dell’Oss, dell’inserviente.
Di seguito il racconto che ho raccolto, l’ennesima denuncia, perché è giusto che si sappia cosa accade negli ospedali, spesso osannati per buona sanità, ma che devi provare assolutamente a scansare se …
Come primo punto fondamentale, al di là del motivo e indipendentemente dalla gravità di ciò che ti ha portato in ospedale, la prima cosa che ti devi augurare è che sia un giorno feriale. Perché un paziente nei giorni di domenica e festivi, smette di essere paziente, oppure detto meglio, deve esserlo ma nel vero senso del termine e incrociare le dita sperando di poter arrivare presto e velocemente al primo giorno feriale successivo. Sembra paradossale, ma purtroppo è così. Se poi ti dovesse capitare, come nel caso di mio padre, di accedere pochi giorni prima di Natale … allora beh… la cosa si complica e di parecchio.
Non parliamo nemmeno dell’eventualità che tu sia un paziente “fragile”, del tipo che magari coltivi da anni alcune patologie, li il rischio di non cavarci la pelle diventa esponenziale.
Da qui la mia triste e surreale storia, o meglio, quella di mio padre da 20 giorni ricoverato in ospedale vittima inconsapevole di una malasanità imbarazzante.
Tutto ha inizio domenica 19 dicembre, quando nel prepararlo per la notte, scopro il pannolone completamente asciutto. Campanello d’allarme.
Voi mi direte: beh per così poco?
Dovete sapere che mio padre (83 anni) non è un paziente che potremmo definire “fragile”, ma fragile al cubo: affetto da una malattia degenerativa da oramai una decina d’anni (in tutto questo tempo non sono riusciti a fare una diagnosi precisa), allettato, incapace di intendere, di parlare e di muoversi, portatore di peg (alimentazione tramite sondino gastrico… “regalo” di un precedente ricovero…). Praticamente l’emblema della fragilità. A parte questo quadro clinico molto impegnativo, per tutto il resto gode di una ottima salute: esami sempre perfetti tanto che mia mamma (di un anno più giovane) è spesso risentita perché a un controllo incrociato, i suoi esami sono peggio.
Torniamo a noi.
Campanello d’allarme.
È domenica sera, quindi si chiama la guardia medica. La guardia medica, consiglia di andare subito al pronto soccorso. Eccallà la parola magica: pronto soccorso. Mi di rizzano tutti i peli solo al sentirla pronunciare: pronto soccorso. Purtroppo viste le precedenti esperienze cerco di capire se non c’è altra possibilità, magari che la guardia medica venga prima a visitarlo a casa magari anche a pagamento. No assolutamente no. La cortesia che ci muove è quella di chiamarci l’ambulanza. Grazie.
Dalle 21.30 che mettiamo giù il telefono, alle 01.00 siamo in pronto soccorso.
Mio padre entra direttamente con l’ambulanza e io entro in sala di aspetto.
Spero in cuor mio che gli abbiamo dato almeno un codice arancione che leggo sul monitor essercene solo 5 in attesa, perché di verdi ce ne sono ben 18… azzurri e bianchi non li considero nemmeno.
Dopo due ore mi convocano e il medico di turno mi spiega la gravità della situazione: setticemia.
Lo trovo in un gabbiotto, sulla barella con la maschera di ossigeno e una flebo attaccata. E così rimane per ben due giorni perché “ci dispiace ma non abbiamo posto per ricoverarlo”. Evito di descrivere la situazione di quei due giorni passati li.
E intanto io veglio e prego accanto a lui senza abbandonarlo un solo attimo.
Finalmente dopo due giorni ci trovano un posto: medicina interna.
Il primo “regalo” appena lo visitano in reparto è scoprire una piaga di 4o grado sul sacrale e una nella coscia destra: in confronto alla setticemia, le piaghe sono trascurabili…
E così passano i giorni, io e mia mamma e la badante a darci il cambio perché mio padre ha bisogno di una assistenza “h24” e non posso fare tutto da sola.
La terapia sembra funzionare, i valori dell’infezione migliorano costantemente, i polmoni sono a posto, i reni pure, il cuore è un portento anche se i medici dicono e ripetono che con pazienti così fragili non si può mai dire di essere fuori pericolo. E va bene, oramai è prassi che mi senta dire che mio padre è un paziente sul chivalà.
E poi il primo dell’anno arriva la bella notizia: finiscono la terapia antibiotica il 5 e il 6 gennaio lo dimettono. Deo Gratias.
Tutto sembra procedere per il meglio… quando in camera (in dieci giorni si erano avvicendati diversi degenti) vengono portate due pazienti entrambe affette da polmonite: mio padre paziente “fragile” nella stessa stanza con due affette da polmonite… da li la tragedia. Dopo pochi giorni (il 4 per l’esattezza) una delle due (quella che strangosciava interrottamente maledicendo il Signore per avergli inferto un simile supplizio, ovviamente tutto questo senza aver indossato per un solo minuto la mascherina) viene trovata positiva al covid.
Lei viene immediatamente spostata e agli altri viene fatto un tampone di controllo: tutti negativi. La camera diventa immediatamente area covid quindi per entrare bisogna bardarsi come palombari… e va bene
Quello che non va bene è che la sera stessa mio padre ha un picco di febbre fino a 39.4.
I medici evidentemente non pensano al covid ma a una nuova possibile infezione alle vie urinarie (vai a capire il perché…) e gli fanno sostituire il catetere prelevando nel mentre un campione biologico per fare nuovi accertamenti. In reparto però non hanno un catetere della sua misura e ne mettono uno più grande. Risultato? Una notte passata a fare lavaggi alla vescica con siringhe piene di sangue e coaguli. E il giorno dopo arriva l’altra batosta: tampone positivo.
E così a due giorni dalla dimissioni veniamo trasferiti al reparto covid con l’aggiunta dell’incognita sangue nelle urine.
Mia madre intanto a casa si fa un tampone di controllo e risulta positiva, la badante pure.
Lo faccio anche io: negativo. Fantastico
Sono una highlander ce la farò.
E così adesso sono qui seduta in una camera del reparto covid tutta bardata come una mummia: doppia mascherina, tutta anti traspirante, visiera e doppi guanti, sudata, senza poter bere, né mangiare, né fare pipì, dopo aver avuto l’ennesima discussione con il medico di turno (oggi è domenica… e il medico di reparto non c’è..) per rivendicare non chissà cosa solo il minimo di assistenza sindacale, circondata dalla supponenza e costretta a supervisionare il mio povero padre colpevole solo di aver avuto bisogno di ricevere delle cure. Tutto qui.
Non so quando usciremo, se usciremo e se sì in che condizioni usciremo, ma vi assicuro che quello che è capitato a mio padre purtroppo non è assolutamente un evento straordinario ma potrebbe capitare anche a vostro padre o madre o fratello o sorella o amico o amica, perché se come me che non fai parte del sistema e che stai in ospedale dalle 15/20 ore consecutive e non solo per quei 45 minuti giornalieri concessi a chi non ha parenti “fragili”, ti rendi conto purtroppo di tante cose dalle più piccole e banali alle più grandi.
Tipo?
Beh tipo che se hai bisogno e suoni il campanello, prima che qualcuno ti dia udienza possono trascorrere anche 10 minuti: in effetti se sei un paziente, qualcosa vorrà pur dire.
Tipo che devi imparare alla svelta a distinguere chi sono i medici, gli specializzandi, la caposala, gli infermieri, chi gli Oss, chi i semplici inservienti (ovviamente su tutti i turni) perché ognuno ha le sue competenze e guai a chiedere alla persona sbagliata.
Tipo appunto che se ti capita di chiedere a un infermiere se può posturare tuo padre, ti guarda offeso e va via a culo dritto sbuffando “ora passano i colleghi” e li ai 10 minuti se ne aggiungono altri 10 e più.
Tipo che mezz’ora prima e mezz’ora dopo il cambio turno (ce ne sono ben 4 nell’arco della giornata) puoi spingere il bottone, essere in agonia, metterti a urlare, ti devi mettere il cuore in pace perché tanto non arriverà nessuno.
Tipo che se tu hai i diverticoli (non parlo di mio padre eh, lui è quello sano come un pesce!) e il medico di fa una dieta a base di pasta al pomodoro e mela che lo sanno anche le galline che con i diverticoli è veleno e tu ti sfoghi con l’inserviente che ti ha portato il pasto e lui allarga le braccia “non posso farci nulla, l’hanno detto i medici” e così pure quella che avendo problemi di masticazione non c’è stato verso di farsi dare una minestrina in brodo (si proprio quella, la classica minestrina insapore e inodore neppure se ci aggiungi tre etti di grana grattugiato dentro): no pure a lei è toccata la pasta al pomodoro…
Tipo che se ti sporchi e il turno degli inservienti nella tua camera è già passato, aspetti il turno dopo…
Tipo che se ti tengono tuo padre due giorni con la flebo pensi che debba rimanere a digiuno e invece scopri che la sua nutrizione è stata ordinata ma non arriva e me lo tieni a flebo senza dirmi nulla, dai lo capisci anche tu che non stai lavorando bene. Lo chiedi e te la porto io da casa eh.
Tipo che ora mi viene in mente anche la mia surreale vicenda di 4 anni fa (chi mi conosce sa tutto) e tutto torna senza soluzione di continuità.
Tipo…
Tipo che la lista sarebbe ancora lunga ma sono talmente stanca e provata che la finisco qui.
E siamo in una città virtuosa di una regione virtuosa…
Statemi bene, mi raccomando.

Un sub palermitano di 65 anni, Fernando Scalici, è morto durante un’immersione nel tratto di mare antistante la costa di Bonagia, frazione di Valderice, in provincia di Trapani. A lanciare l’allarme sono stati altri sub insieme a lui, a circa un miglio dal porticciolo di Bonagia. Lo hanno sollevato a galla e poi issato sulla loro imbarcazione. Immediato è stato l’intervento del 118 ma Scalici è giunto morto a terra. La Procura della Repubblica ha avviato un’inchiesta, delegando gli accertamenti alla Guardia Costiera.

Minacce, insulti e vere e proprie aggressioni fisiche, messi in atto dall’ottobre scorso, per costringere la famiglia affittuaria a lasciare l’abitazione prima della fine del contratto di locazione, in scadenza a fine febbraio del 2023. Protagonista una 34enne di Canicattì, che voleva liberata la residenza prima del tempo. Dopo alcuni episodi di violenza, la locataria, una quarantaduenne di Canicattì, s’è rivolta ai poliziotti del Commissariato cittadino, per denunciare quanto è stata costretta a vivere lei e la sua famiglia.

Le ipotesi di reato configurate sono: minacce, lesioni personali, violenza privata e violazione di domicilio. In un’occasione la proprietaria dell’abitazione, attraverso il balcone, sarebbe entrata nella residenza data in affitto e ha iniziato a spintonare, facendola finire per terra, la quarantaduenne. Sarebbe stata, inoltre, bloccata da due operai perché la donna pare che abbia anche cercato di scagliare contro l’affittuaria il televisore, dopo averle lanciato addosso un tavolino, per fortuna senza colpirla.

Ancora cadaveri affiorano nel mare a ridosso di Lampedusa. Dopo il corpo di un migrante ripescato giovedì scorso 5 gennaio, adesso è emerso a galla, ed è stato recuperato al largo da un peschereccio italiano, il cadavere di una donna. La salma è saponificata e manca di mani e piedi. Sarebbe stata in mare da parecchio tempo. E’ stata trasportata al porto di Lampedusa e poi trasferita alla camera mortuaria dove vi sono i tre cadaveri recuperati venerdì scorso dopo il naufragio avvenuto a oltre 30 miglia dall’Isola.

Con fuochi d’artificio, palloncini in cielo e un volo di colombe bianche sono stati celebrati i funerali a Termini Imerese di Patrizia Rio, la bambina di 4 anni travolta e uccisa da un’automobile venerdì scorso 6 gennaio lungo via Manzoni, in contrada Chiarera. Ad investire la bimba è stata una donna di 51 anni alla guida di una Fiat 600, adesso indagata per omicidio colposo. La bara, seguita dal sindaco Maria Terranova, dalla giunta e dall’intera cittadinanza, è stata prima condotta a Termini bassa, in piazza Marina, dove la piccola Patrizia è stata solita giocare ogni giorno. Poi il carro funebre è ritornato per i funerali a Termini alta, nella Chiesa Madre. Ad officiare la messa è stato padre Antonio Todaro. Patrizia è stata sepolta nel cimitero della città, al fianco della nonna, anche lei Patrizia.

Finanziaria e Bilancio prossimi all’esame all’Assemblea Regionale ma ancora non approvato il preliminare Documento di economia e finanza. De Luca: “Inevitabile l’esercizio provvisorio fino a marzo”.

Il leader di “Sicilia Vera – Sud chiama Nord”, Cateno De Luca, non usa mezzi termini: “Tra le fila del governo regionale vi sono dilettanti alla sbaraglio. Hanno trasmesso Finanziaria e Bilancio all’Assemblea Regionale ma prima si sarebbe dovuto approvare l’essenziale Documento di economia e finanza regionale. Dall’inizio della legislatura questo Governo le ha sbagliate tutte!”. E più nel dettaglio il già candidato presidente della Regione spiega: “Ancora una volta il Governo regionale dimostra di non avere le conoscenze basilari per poter amministrare la Sicilia. Ho invitato il presidente del Parlamento siciliano, l’onorevole Gaetano Galvagno, a restituire al Governo Schifani i disegni di legge recentemente trasmessi all’Assemblea Regionale, ovvero la Finanziaria 2023-2025 ed il Bilancio di previsione della Regione per il triennio 2023-2025. Infatti, il Parlamento non ha ancora proceduto all’esame e all’approvazione del Documento di economia e finanza regionale per gli anni 2023-2025, fondamentale documento di programmazione legalmente necessario per la predisposizione dei disegni di legge della Finanziaria e del Bilancio” – conclude. Il Documento è stato approvato dalla Giunta Musumeci a giugno ma, nonostante sia giunto in Assemblea, non si è ancora proceduto alla relativa assegnazione e trattazione nelle Commissioni parlamentari competenti. E De Luca ribadisce: “Eppure questo Governo e la presidenza dell’Assemblea dovrebbero sapere che l’approvazione del Documento da parte del Parlamento siciliano è tappa imprescindibile del percorso di programmazione economico-finanziaria della Regione. Adesso il presidente Galvagno, in quanto garante del rispetto delle norme e del Regolamento interno dell’Assemblea Regionale, solleciti il Governo Schifani ad aggiornare il Documento approvato dal Governo Musumeci, e poi ad assegnare alle Commissioni parlamentari il relativo testo così da proseguire con il dibattito e l’approvazione in Aula prima che nelle stesse Commissioni inizi l’esame della Finanziaria e del Bilancio, del quale ho già chiesto la sospensione”. Poi, in prospettiva, Cateno De Luca, per adempiere a tutto ciò ritiene insufficiente un solo mese di esercizio provvisorio già deliberato fino al 31 gennaio, e afferma: “E’ chiaro che a questo punto l’esercizio provvisorio dovrà essere approvato con termine fissato al 31 marzo. Non riteniamo infatti soddisfacente il termine del 31 gennaio che aveva già previsto il Governo Schifani. Non consentiremo nessun balzo in avanti. Pretendiamo chiarezza e rispetto delle regole”.

Giuliana Miccichè

E’ scontro alla Regione per la plurimilionaria partecipazione della Sicilia al Festival di Cannes. I dettagli sulla miccia esplosa intorno alla Costa Azzurra.

Il caso della vetrina della Sicilia al festival francese di Cannes, costata ai siciliani che pagano le tasse 3 milioni e 750mila euro, agita la navigazione della barca appena salpata del governo Schifani, e rischia di compromettere irrimediabilmente i rapporti con i “Fratelli d’Italia”, e in particolare con il “fratello” Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale al Turismo, che, come il suo predecessore, il “fratello d’Italia” anche lui, Manlio Messina, ha finanziato “Sicily, Women and Cinema“, la mostra fotografica che rappresenterà la Sicilia al 76esimo festival di Cannes. Messina però ha concesso 2 milioni e 200mila euro, e adesso Scarpinato 3 milioni e 750mila euro. Forse a causa dei costi lievitati per il caro bollette? Boh. Sarà Scarpinato a spiegarlo a Schifani. Sì perché l’avvocato presidente della Regione non è stato a conoscenza di nulla. Ha letto le interrogazioni del Partito Democratico, firmate da Antonello Cracolici e da Michele Catanzaro, è saltato dalla sedia, ha impugnato la penna e ha scritto all’assessore Scarpinato: “La si invita cortesemente a fornire tutti i dettagli con la documentazione degli atti rispetto alle determinazioni assunte”. Punto. I quasi 8 miliardi di lire sono stati destinati, senza bando di gara ma con una procedura negoziata, ad una società con sede in Lussemburgo, la “Absolute Blue”. Nella lista della spesa tra il tanto altro vi sono: 920mila euro solo per l’affitto del salone dell’Hotel “Barriere Majestic”, il noto albergo a 5 stelle sulla Croisette. In tale salone sarà allestita “Casa Sicilia”, con una sala vip destinata a ricevere gli artisti che si avvarranno degli spazi della Regione Siciliana per le conferenze stampa, le presentazioni dei film in concorso, e per i pranzi e le cene. Poi ancora 511mila euro stanziati per “Animazioni, conferenza stampa e consumi”. E poi 306mila euro per i pannelli pubblicitari, e più di 790mila euro di manodopera complessiva. Per gli ospiti della Regione la spesa sarà di appena 29.760 euro. La società lussemburghese, la “Absolute Blue” incasserà l’8 per cento del totale, ovvero 227mila euro. Ha ottenuto il finanziamento senza bando ma con “procedura negoziata” perché “esclusiva titolare del format Women and Cinema”. Ha quattro dipendenti, un patrimonio netto di 300mila euro, asset per un milione di euro, e l’ultimo bilancio disponibile è al 31 dicembre 2020. L’assessore Scarpinato, che dalla Regione ha ricevuto un rimborso spese di 2157 euro per una missione ricognitiva a Cannes da 5 al 7 dicembre, replica: “In conformità con quanto previsto dal codice degli appalti, gli uffici hanno proceduto mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, in forza del diritto di esclusività in ambito artistico ed organizzativo in capo alla società lussemburghese Absolute Blue, titolare in esclusiva del format Woman and Cinema, nonché dell’organizzazione anche sotto il profilo logistico dell’evento al Festival Internazionale del Cinema di Cannes 2023. Per quanto riguarda le capacità tecniche e finanziarie della società affidataria, sono state puntualmente verificate dalla stazione appaltante. L’evento è già tra le iniziative programmate dal precedente Governo regionale per il 2023, nell’ambito del Piano di sviluppo e coesione 2014-2020 approvato dal Comitato di sorveglianza, secondo gli obiettivi apicali allora delineati e condivisi dalla Giunta regionale. Pertanto la Regione Siciliana non avrebbe potuto destinare ad altre finalità le somme impiegate per la realizzazione di tale progetto e per la sua presentazione presso Casa Sicilia”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ad Altarello, frazione di Giarre, in provincia di Catania, un uomo di 52 anni, Vincenzo Zappalà, di Acireale, è stato vittima di un’aggressione mortale. Lui, a bordo della sua automobile Fiat 500, è stato affiancato da alcune persone. Zappalà sarebbe sceso dall’auto, si sarebbe scatenato un litigio e poi il pestaggio a morte. A lanciare l’allarme sono stati alcuni cittadini accortisi dell’uomo riverso a terra e sanguinante. Un’ambulanza lo ha trasportato all’ospedale Sant’Isidoro di Giarre dove Vincenzo Zappalà è giunto cadavere. Il corpo è stato trasferito al Policlinico di Catania, dove sarà eseguita l’autopsia disposta dalla Procura. Indagano i Carabinieri di Giarre.