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E’ ufficialmente partita la prevendita dei biglietti per la prima edizione della fiera “Hymera Comics” in programma il 10 e 11 settembre al Palacongressi di Agrigento. I ticket d’ingresso sono già disponibili in 2 biglietterie fisiche ad Agrigento e on line su mailticket.it.
Tra gli ospiti confermati ci sarà anche Giorgio Vanni, uno dei più famosi e longevi interpreti di sigle di cartoni animati, che terrà un mini live nella serata di sabato 10 settembre.
“Hymera Comics” – organizzata dal gruppo “We are Comics” di Sciacca – è il nuovo progetto messo a punto da un team di appassionati, di cultori del mondo del fumetto e di tutto ciò che ruota al mondo fantasy: dai supereroi ai videogame fino ad arrivare ai Cosplayer, ovvero il “travestirsi” da supereroi e personaggi del mondo dei fumetti e del cinema fantasy con grande dovizia di particolari nei costumi e nel trucco. Un mondo che per 2 giorni diventerà realtà negli spazi interni ed esterni del Palacongressi con tanti ospiti, giochi di ruolo e momenti d’intrattenimento a tema.
Il biglietto ordinario per accedere alla fiera costa 10 euro ed è possibile acquistarne uno cumulativo – che permette di entrare al Palacongressi in entrambe le giornate – al costo di 16 euro.

Avvistata ieri sera nei cieli di Agrigento per pochi secondi una sfera luminosa che muovendosi lentamene è poi sparita dissolvendosi, non è il primo caso di presunto ufo nei cieli italiani e anche ad Agrigento in passato ci sono stati vari casi. Nulla lasciava intendere che fosse un mezzo aereo visto che volava in modo lento per poi sparire come una sfera luminosa ne una stella o altro. Tra l’altro ci avviciniamo alla notte di San Lorenzo, ma le stelle cadenti hanno una velocità costante e durano un attimo mentre quello vista ieri aveva una velocità moderata.

A Catania sarebbero gli appartenenti a due opposte fazioni, una contigua al clan Mazzei, l’altra al clan Cappello Bonaccorsi i partecipanti ad una rissa degenerata poi in una sparatoria avvenuta nei pressi di una discoteca nella zona del porto. La Polizia ha arrestato 5 indagati di, a vario titolo, rissa e lesioni personali aggravati dall’uso di armi, detenzione e porto in luogo pubblico di più armi comuni da sparo. La rissa e l’esplosione di alcuni colpi di pistola che hanno ferito due persone, tra cui un minorenne, rientrerebbero in un regolamento di conti tra i due clan. Durante la notte tra il 16 e il 17 aprile, nello stesso, locale alcuni giovani del clan Mazzei avrebbero impedito al cantante neo-melodico catanese Niko Pandetta di esibirsi insieme ad un trapper. Da qui lo scontro. Gli arrestati sono Sebastiano Miano, 28 anni, Giuseppe Santo Patanè, di 26, Salvatore Danilo Napoli, di 20, Gabriele Gagliano e Gaetano Salici, entrambi di 19 anni. Le armi usate sarebbero state due pistole: una calibro 7,65 e una calibro 40.

L’assessorato regionale alle Politiche sociali ha dirottato 7 milioni e 300mila euro per il ricovero delle persone con disabilità psichica. Si tratta del pagamento delle rette che riguardano la permanenza nelle comunità alloggio dei 2.266 disabili psichici censiti in tutta l’Isola nel 2021. Ai Comuni dell’Agrigentino (570 disabili psichici censiti) 1 milione e 846 mila euro; a quelli del Nisseno (153 disabili) 493 mila euro; agli Enti locali catanesi (320 disabili) 1 milione e 45mila euro; nell’Ennese (152 disabili) 490 mila euro; ai Comuni del Messinese (111 disabili) poco più di 358 mila euro; nel Palermitano (325 i disabili censiti) sono stati erogati 1 milione e 49 mila euro; 661 mila euro alle amministrazioni locali del Ragusano (205 disabili); 613 mila euro al Siracusano (190 disabili); 774 mila euro ai Comuni del Trapanese (240 disabili).

I giudici di Cassazione hanno confermato, e reso definitive, dieci condanne a carico di altrettanti imputati nell’ambito dell’inchiesta antimafia nelle Madonie, sostenuta dai Carabinieri, cosiddetta “Black Cat”. Dunque: Mercurio Bisesi, di Termini Imerese, 10 anni; Loreto Di Chiara, di Caccamo, 11 anni e 7 mesi; Luigi Giovanni Barone, di Caccamo, 9 anni; Nicasio Salerno, di Caccamo, 15 anni; Rosario Lanzardi, di Cerda, 9 anni; Riccardo Giuffrè, di Caltavuturo, 9 anni; Nicola Teresi, di Sciara, 9 anni; Antonio Marino, di Trabia, 4 anni e 6 mesi; Salvatore Cancilla, di Trabia, 9 anni e 6 mesi; Salvatore La Barbera, di Trabia, 6 anni. Condanne annullate e rinvio in Appello per Giuseppe Albanese di Caltavuturo, e Gioacchino Martorana di Castelbuono.

Disastro ampiamente prevedibile: 278 su 391 Comuni siciliani, il 71%, non ha approvato il bilancio consuntivo 2021 entro il termine di legge, fissato al 30 aprile. Pertanto sono stati commissariati. Il decreto è stato firmato dall’assessore regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, Marco Zambuto, che ha nominato i commissari ad acta per svolgere preliminarmente le necessarie funzioni di impulso e di sollecitazione per l’approvazione del rendiconto di gestione dell’esercizio finanziario dello scorso anno, sostituendosi se necessario agli organi inadempienti.

L’intervento di Nino Di Matteo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza sulla presunta trattativa tra Stato e mafia: “Legittimato il dialogo con la mafia”.

Il magistrato Nino Di Matteo, attualmente consigliere togato del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, è tra i pubblici ministeri che hanno istruito il processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi del ’92 e del ’93. Adesso, apprese le motivazioni della sentenza assolutoria addotte dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, Nino Di Matteo commenta: “La trattativa fra pezzi dello Stato e Salvatore Riina ci fu. E quella interlocuzione con il boss corleonese fu cercata da esponenti dello Stato subito dopo il sangue sparso con la strage di Capaci. E ciò con buona pace di quelli che hanno continuato a parlare di una fantomatica trattativa e di teorema del pubblico ministero”. Poi, ancora in riferimento alle motivazioni, Nino Di Matteo aggiunge: “A fronte della giustificazione dell’iniziativa, definita improvvida, del dialogo con la mafia avviato dai Carabinieri del Ros per un interesse generale dello Stato a evitare altre stragi, la sentenza potrebbe essere letta come una legittimazione a dialogare con la mafia, che faccia passare l’idea che con la mafia si può convivere. A tal proposito ricordo le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che l’anno scorso, alla commemorazione per la strage di Capaci, disse: ‘Nessuna zona grigia, omertà: o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi, non ci sono alternative’. Io continuo a pensare che il comportamento di uno Stato che cerca Riina, in nome di una ragione di Stato non dichiarata con un atto del potere politico, è inaccettabile in una democrazia. Ogni qualvolta lo Stato ha cercato il dialogo con la mafia ne ha accresciuto a dismisura un potere di ricatto notevolissimo”.

E poi, in riferimento al tentativo dei Carabinieri del Ros di insinuarsi nel contrasto tra gli stragisti di Riina e i moderati di Provenzano, favorendo Provenzano e arrestando Riina, Nino Di Matteo aggiunge ancora: “E c’è anche un altro passaggio che leggo con preoccupazione tra le motivazioni: cioè che in sentenza si è affermato un principio che sembra giustificare la possibilità che si possa trattare con i vertici di Cosa Nostra per favorire una fazione piuttosto che un’altra, con il dichiarato intento di far cessare le stragi. Questo è un passaggio preoccupante, sembra quasi distinguere una mafia con cui si può dialogare e un’altra da sconfiggere. Inoltre l’intento di far cessare le stragi tramite una trattativa è un argomento già affrontato in una sentenza ormai definitiva della Corte d’Assise di Firenze in cui si è affermato che quella iniziativa dei Carabinieri del Ros di contattare Vito Ciancimino avesse rafforzato in Riina il convincimento che la strategia di attacco alle istituzioni pagasse, inducendolo a fare altre stragi. In tale ambito è ulteriormente inquietante che, come io e i miei colleghi avevamo sostenuto nel processo di primo grado, la mancata perquisizione del covo di Riina dopo il suo arresto sia stata un segnale per incoraggiare il dialogo a distanza. E quindi per rafforzare la trattativa in corso. Oggi la sentenza sottolinea la gravità evidente dell’omissione di un atto doveroso da parte di una struttura di polizia giudiziaria quale sarebbe stata la perquisizione del covo di Riina”.

E poi Nino Di Matteo conclude: “Mi chiedo con preoccupazione cosa penserebbero oggi le decine di esponenti delle istituzioni, non solo magistrati, ma agenti di polizia, carabinieri, anche politici, che nel contrasto alle cosche mafiose per il rifiuto al dialogo e al compromesso hanno perso la vita. Alla luce di questa sentenza – che non condivido e che spero sia impugnata – sono fiero di avere, insieme ai miei colleghi Vittorio Teresi, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Antonio Ingroia, contribuito a fare emergere fatti storici ritenuti dai giudici provati, fatti che hanno attraversato la storia opaca e ancora in parte da chiarire dello stragismo mafioso nel nostro Paese”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

L’organizzazione criminale esisteva e si occupava, in prima battuta, della costituzione delle imprese prive di capacità operative e di fatto inesistenti (cartiere) che avevano come unico scopo realizzare fittizie assunzioni di lavoratori e originare sulla carte fittizie posizioni assicurative e previdenziali”.

Il giudice Alessandro Quattrocchi, della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, ha depositato le motivazioni della sentenza, emessa lo scorso 29 aprile, del processo scaturito dall’inchiesta “Demetra”, che ipotizza una colossale truffa ai danni di Inps e Inail.

Secondo il tribunale 17 dei 52 imputati sono colpevoli: le pena decise vanno dai 18 mesi ai 7 anni di reclusione. Per altri 35 imputati il decorso del tempo è arrivato in soccorso facendo prescrivere tutti i reati.

Tre mesi dopo sono state depositate le motivazioni che, in prima battuta, confermano soprattutto l’impostazione accusatoria legata all’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere.

Organizzazione che prima creava le finte aziende e poi “simulava falsi infortuni sul lavoro o altri eventi, come licenziamenti per usufruire degli ammortizzatori sociali”.

L’operazione dei carabinieri è scattata il 28 giugno del 2013.

In carcere, allora, erano finiti il consulente del lavoro Giorgio Lo Presti, 67 anni, di Porto Empedocle, e l’assicuratore Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 57 anni, di Raffadali, ex consigliere provinciale. Arresti domiciliari per Salvatore Borsellino, 40 anni e Giuseppe Gangarossa, 45 anni, ritenuti componenti della banda, per il medico dell’Inail Salvatore Conti, 64 anni, di Agrigento; e Salvatore Russo, 44 anni, radiologo di Aragona.

La pena più alta – 7 anni di reclusione – è stata inflitta a Terrazzino: 6 anni e 10 mesi a Lo Presti; 6 anni e 8 mesi a Conti; 5 anni e 6 mesi a Russo; 3 anni e 10 mesi a un altro presunto componente della banda di truffatori ovvero Fabrizio Santamaria, 39 anni, di Siculiana, accusato di avere fatto da prestanome nella creazione di un’azienda; 3 anni e 6 mesi a Giuseppe Gangarossa, 46 anni, di Porto Empedocle, accusato di avere gestito alcune aziende “fantasma”; 3 anni a Salvatore Tortorici, 33 anni, di Porto Empedocle, anche lui accusato di essere un prestanome della banda.

Un atto di vandalismo è stato perpetrato a Siculiana nel centro storico a danno delle installazioni, che sono state decapitate, montate in occasione della recente rievocazione dello storico percorso dello “Sposalizio benedetto”. Il sindaco, Peppe Zambito, commenta: “Mi auguro che le telecamere installate riescano a fare luce su colui che con il suo agire mortifica una intera comunità. Non saranno certo questi gesti a fermare il processo di cambiamento e di bellezza in atto. Non possiamo consentire a qualche mela marcia di farla franca. Gli autori saranno individuati e puniti”.

Contrasti e condizioni nel centrosinistra siciliano riunito intorno alla candidata presidente Caterina Chinnici. Gli interventi critici dei 5 Stelle e di Claudio Fava.

Non solo nel centrodestra vi sono ancora incertezze, come nel merito della scelta del candidato presidente della Regione, ma anche in casa centrosinistra non mancano i contrasti, tanto che le forze politiche che si riuniscono intorno alla candidatura unitaria di Caterina Chinnici dovrebbero incontrarsi al più presto al fine di rimediare alle possibili spaccature. Nel frattempo il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, ha ritenuto opportuno blindare la Chinnici, così: “Caterina Chinnici è la candidata alla presidenza della Regione siciliana della coalizione progressista. E lo è legittimamente dopo aver vinto le primarie di coalizione dello scorso 23 luglio. Lo è convintamente e sta lavorando in questo senso, in silenzio e con grande intensità”. E poi aggiunge: “Tutti, inclusi gli alleati della coalizione, conoscono lo stile e il garbo di Caterina Chinnici, che non ama entrare a piedi uniti nelle polemiche. Ricordo che ci siamo impegnati a sostenere, con lealtà, il candidato vincente. Per noi è cosi e lo sarebbe stato anche nel caso in cui avessero vinto Claudio Fava o Barbara Floridia”. E poi Barbagallo conclude lanciando un appello ai compagni di viaggio: “A tutti, in primis a me stesso ma anche agli alleati, ricordo che l’avversario da battere è il centrodestra, e per raggiungere questo obiettivo è necessaria l’unità, non certo discussioni e ultimatum a mezzo stampa. Al più presto la candidata Caterina Chinnici concorderà, ora che ce ne sono le condizioni, un incontro con i responsabili politici della coalizione per mettere a punto un programma che ci consenta di proseguire il cammino che abbiamo avviato e che ci porterà a palazzo d’Orleans”. Tuttavia, i 5 Stelle non esitano a dettare delle condizioni per proseguire insieme il percorso elettorale, e si impuntano innanzitutto, così come a Roma anche in Sicilia, contro gli inceneritori. E poi Giampiero Trizzino allarga il tiro: “Si tratta di battaglie che hanno segnato la vita del Movimento 5 Stelle nei lunghi dieci anni di lavoro all’Assemblea regionale siciliana: l’acqua pubblica, le trivellazioni petrolifere, le azioni contro i disastri ambientali delle industrie, la gestione rifiuti, le leggi contro l’abusivismo edilizio e l’aggressione del cemento selvaggio. Se di accordo si deve parlare allora lo si faccia sui nostri temi. Chiederemo a Caterina Chinnici e a coloro che hanno siglato il patto delle primarie di giugno di essere netti, perché la nostra storia non è negoziabile”. Ed è critico anche Claudio Fava, che si rammarica: “A quasi tre settimane dalla fine delle primarie, Caterina Chinnici non sta ancora esercitando il suo ruolo di garante della coalizione. Abbiamo bisogno, subito, di aprire la campagna elettorale che si preannuncia già difficile e di rivitalizzare il nostro popolo. Abbiamo bisogno di sapere e capire come la candidata scelta dalle primarie intenda proseguire. Sia chiaro che davanti al perdurare di silenzi e attendismi, il sostegno della lista ‘Cento passi’ è tutt’altro che scontato”.

Giuliana Miccichè (Teleacras)