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Altri ancora sono tormentati da fibrillazioni che fino all’ultimo minuto saranno preenti e potenti. Si rischia che grossi nomi e candidature certe andranno a farsi benedire.

Intanto Totò Cuffaro e cateno De Luca, con le idee più chiare degli altri, hanno già chiuso le proprie liste. Ecco chi sono gli agrigentini che concorreranno per un posto all’Assemblea Regionale Siciliana.

DC NUOVA: Carmelo Pace, ex sindaco di Ribera, Decio Terrana, Giuseppe Alaimo, Salvatore Fanara, Marinella Notonica, Chiara Cosentino e Giuseppe Alaimo. 

DE LUCA SINDACO DI SICILIA: Gaetano Cani di Canicattì, Roberto Battaglia, Ciro Miceli, Salvatore Monte, Maria Dalli Cardillo e Marzia Maniscalco.

 

 

 

Vile atto intimidatorio nei confronti del vicesindaco. Ieri nella notte è stato distrutto con una pietra il parabrezza della sua macchina.
“A nome mio e di tutta la maggioranza condanno il vile gesto ed esprimo piena solidarietà nei confronti del Professore Salvatore Cutró – ha dichiarato il sindaco Milko Cinà – . Purtroppo il clima di veleno che abbiamo subito attraverso i social e che continuiamo a subire, oggi si concretizza in azioni di questo tipo. È giunto il momento di porre un freno alla violenza verbale e non solo a cui stiamo assistendo ormai da troppo tempo. Spero che i Carabinieri, immediatamente allertati, possano individuare il prima possibile l’autore/gli autori di questo vile gesto”.

Nel ciclo della seconda edizione di SERATE AL MUSEO, con la direzione artistica di Beniamino Biondi, giovedì 25 agosto alle ore 21:00, nel chiostro del Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo, la proiezione del film “L’arte di arrangiarsi”, con la regia di Luigi Zampa e l’interpretazione di Alberto Sordi. Il film è un omaggio a Vitaliano Brancati, il grande scrittore siciliano che ne ha scritto per intero il soggetto e la sceneggiatura.

Rosario Scimoni, un opportunista senza scrupoli, nipote del sindaco di Catania, è sempre pronto a schierarsi con chiunque possa aiutarlo. Passa dal socialismo al fascismo con apparente cinismo; cambia fede politica con la stessa facilità con cui cambia le donne. Dopo essere stato braccio destro di un onorevole e amministratore di molini, nel dopoguerra arriva a Roma e tenta di girare un film, dapprima cercando l’appoggio dei comunisti, e con la vittoria dei democristiani è costretto a cambiare la sceneggiatura. Il film religioso, con protagonista l’ennesima fidanzata, è finanziato con i capitali di un duca il quale, convinto di finanziare le missioni estere, non appena scopre la verità lo fa arrestare e condannare a cinque anni di carcere. Una volta uscito, Rosario tenta di fondare un partito proprio, ma alle elezioni prende pochissimi voti e si ridurrà a vendere lamette da barba con la sua nuova compagna.

“L’arte di arrangiarsi” è l’ultimo copione a cui lavorò il compianto scrittore Vitaliano Brancati. Interpretato e dominato da un Alberto Sordi in pienissima forma, è il ritratto e la storia, di timbro prettamente brancatiano, cioè satirico, di uno dei tanti voltagabbana, versipelle, opportunisti, che hanno fatto i loro giochi di destrezza in un tempestoso scorcio di storia nazionale.

Mentre Musumeci annuncia ipocritamente il blocco delle manifestazioni regionali durante la campagna elettorale, i suoi assessori non
bloccano le nomine e, anche peggio, nominano in posti di prestigio e responsabilità alcuni militanti e fedelissimi del partito di Giorgia
Meloni, con l’aggravante di farlo violando le regole e mortificando le istituzioni locali.

E’ questo il caso della nomina di Beatrice Venezi, concertista di fiducia di Giorgia Meloni tanto da curare l’accompagnamento musicale
dell’ultima convention nazionale di Fratelli d’Italia, come Direttore artistico della Fondazione Taormina Arte Sicilia. Una nomina avvenuta senza alcun atto formale che coinvolgesse il socio di maggioranza relativa della Fondazione, il Comune di Taormina che detiene le quote al 50%, che ha appreso dalla stampa dell’avvenuto conferimento dell’incarico.

Un segnale gravissimo per il metodo di scelta della persona nominata, che al di là del curriculum artistico di livello non superiore a quello di tanti altri potenziali candidati, vanta come unico requisito quello dell’amicizia personale con Giorgia Meloni. Si tratta di una scelta gravissima perché avvenuta senza alcun avviso pubblico e soprattutto senza alcun coinvolgimento del territorio, di quel Comune che è unanimemente riconosciuto come il simbolo universale dell’eccellenza turistica della Sicilia, dando così una ulteriore conferma della cultura di arroganza e analfabetismo istituzionale che ha caratterizzato, e purtroppo continua a caratterizzare fino all’ultimo, il Governo Musumeci. Contro questa nomina e per il rispetto delle prerogative del nostro territorio e della sua cultura, siamo pronti a batterci con ogni mezzo, non prima di aver chiesto al Governo di provvedere ad una urgente revoca in autotutela.”

Lo dichiarano in una nota congiunta il deputato regionale Danilo Lo Giudice, l’Assessore di Taormina Andrea Carpita, i consiglieri comunali Salvo Abbate e Giuseppe Sterrantino e il coordinatore cittadino Stefano Loria, tutti rappresentanti di Sicilia Vera, il movimento fondato dall’ex sindaco di Messina Cateno De Luca.

La Polizia e la Guardia di Finanza di Agrigento hanno eseguito un provvedimento di confisca dei beni a carico del defunto imprenditore agrigentino Giuseppe Burgio e dei suoi eredi.

La Polizia e la Guardia di Finanza di Agrigento hanno eseguito un provvedimento di confisca dei beni emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, a carico del defunto imprenditore agrigentino Giuseppe Burgio e dei suoi eredi. Si tratta di 5 immobili, del valore complessivo di 8 milioni e 247mila euro, ubicati ad Agrigento, Porto Empedocle, Palermo e Gela. E poi di 14 autoveicoli e 11 rapporti bancari/assicurativi. E poi, a fronte dello stesso decreto, è stato eseguito il sequestro e la confisca, “per equivalente”, di 2 magazzini ubicati nel Comune di Realmonte, del valore complessivo di 50mila euro, come contropartita di pietre preziose di ingente valore, anch’esse parte dei beni nella disponibilità di Burgio, già oggetto di sequestro ma che non sono state mai rinvenute. Giuseppe Burgio, imprenditore operante nel settore della distribuzione alimentare, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza il 28 ottobre del 2016 nell’ambito dell’inchiesta intitolata “Discount”, e poi il 14 maggio del 2018 è stato condannato dal Tribunale di Agrigento, per bancarotta fraudolenta ed altri reati connessi, ad 8 anni di reclusione. Poi il 7 maggio del 2021, a seguito di concordato, ovvero una sorta di patteggiamento della pena, la Corte d’Appello di Palermo ha ridotto la condanna in primo grado e gli ha inflitto 6 anni di reclusione. E’ deceduto il 15 giugno del 2021. Dopo l’arresto Burgio è stato ritenuto socialmente pericoloso e, conclusi i necessari riscontri da parte di Polizia e Guardia di Finanza, gli sono state applicate dal Questore le misure di prevenzione personale e patrimoniale e la Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, oltre al sequestro nel febbraio del 2020 degli stessi 5 immobili, adesso confiscati, tutti riconducibili alla società HO.PA.F. Srl di cui Burgio è stato amministratore, e degli stessi 14 autoveicoli e 11 rapporti bancari/assicurativi.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Un’altra scossa di terremoto in Sicilia. Dopo la provincia di Palermo e la provincia di Messina, adesso è stata la volta della Valle del Belice, già teatro del disastroso terremoto della notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, a ridosso delle province di Trapani, Palermo e Agrigento. Alle ore 2:20 della scorsa notte una scossa, anche se per fortuna di lieve entità, è stata registrata con epicentro a Salaparuta. Il sisma, secondo quanto rilevato dalla sala sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, ha avuto un’intensità di 2.3 e una profondità di appena 1 chilometro. E non si tratta di un caso isolato, perchè martedì sera, sempre in quella zona, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato un’altra scossa, di magnitudo 2.1 e con epicentro nella vicina Poggioreale.

Un catanese di 36 anni, dopo una vacanza a Madrid, è risultato positivo contemporaneamente al vaiolo delle scimmie, al Covid e all’Hiv, il virus dell’Aids. Il paziente è stato ricoverato per poco più di due settimane dal 5 luglio nell’ospedale San Marco del Policlinico universitario di Catania. Le sue condizioni di salute sono buone ed è stato dimesso da tempo. Sarebbe stato il primo caso di co-infezione da vaiolo delle scimmie, Covid e Hiv ed è al centro di studi da parte di ricercatori britannici. La notizia, pubblicata dal magazine medico Journal of Infection, è stata confermata dall’azienda ospedaliera del capoluogo etneo.

Ad Agrigento, a Villaseta, in contrada “Fondacazzo”, i Carabinieri hanno sequestrato un’area di circa 150 metri quadrati adibita a maxi discarica di rifiuti di ogni genere, in particolare urbani non differenziati. I militari sono impegnati ad indagare per risalire al proprietario del fondo e agli incivili che hanno alimentato la discarica. Il sequestro rientra nelle attività dell’Arma a tutela dell’ambiente e di contrasto al fenomeno degli abbandoni incontrollati di rifiuti.

Ancora vivace il dibattito dopo il deposito delle motivazioni della sentenza assolutoria al processo “Trattativa”. L’intervento dell’avvocato ex pm, Antonio Ingroia.

L’avvocato Antonio Ingroia, ex pubblico ministero al processo di primo grado sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi del ’92 e del ’93, interviene nel merito delle motivazioni addotte alla sentenza assolutoria emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, secondo cui il dialogo, definito improvvido, avviato dai Carabinieri del Ros con la mafia tramite Vito Ciancimino, e l’atteggiamento di favore verso Provenzano a scapito di Riina, siano stati assunti e condotti a tutela dell’interesse generale dello Stato affinchè si evitassero altre stragi e quindi per “fini solidaristici”.

Ingroia è di avviso contrario, e afferma: “Chi avviò quella trattativa non era un eroe della Repubblica. Anzi, ha tradito lo Stato e la Costituzione. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non avrebbero mai trattato con i mafiosi sanguinari e stragisti. Invece questi uomini dello Stato hanno fatto questa scelta, che i giudici hanno definito essere stata fatta per ‘fini solidaristici’, per impedire altre stragi. Beh, direi ‘alla faccia’, visto che ci sono state altre stragi dopo quella trattativa, furono uccisi altri cittadini innocenti, altro che ‘fini solidaristici”. E poi Antonio Ingroia rincara la dose: “Quella trattativa è stata avviata da uomini dello Stato con coloro che erano gli assassini di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, e gli uomini e le donne delle loro scorte. Si mettano quindi l’anima in pace i detrattori e i sedicenti opinionisti che per anni hanno detto che noi pubblici ministeri di Palermo del tempo eravamo dei ‘visionari’, e che quell’accusa, ovvero l’attentato o minaccia a corpo politico dello Stato, era costruita sul nulla. La trattativa c’è stata, ma i Carabinieri del Ros sono stati assolti perché, secondo i giudici, contattando il sindaco mafioso Vito Ciancimino non vollero rafforzare la minaccia mafiosa allo Stato per strappare al Governo concessioni favorevoli agli interessi mafiosi, ma, semmai, avrebbero voluto tali concessioni come male e come mezzo necessario per sventare una minaccia in atto. Ovvero fermare le stragi. In sostanza sono stati condannati i mafiosi, Bagarella e Cinà, che avevano portato avanti questo progetto, mentre nei confronti dello Stato i magistrati di Palermo hanno affermato che quelle dei Carabinieri furono delle ‘improvvide’ iniziative, senza considerare eventualità sfavorevoli. Infatti tali iniziative hanno rafforzato i mafiosi nel loro proposito criminale, perché li hanno rafforzati nella loro determinazione a proseguire nella stagione stragista in Sicilia e fuori dalla Sicilia. Insomma quello che noi sostenemmo in quell’indagine era tutto vero, fondato, altro che chiacchiere e invenzioni giudiziarie”.

E poi Ingroia conclude: “Mi chiedo chi ha dato ai Carabinieri l’ordine di prendere contatti con Vito Ciancimino? E ciò – come scrivono i giudici nelle motivazioni – ‘per indicibili ragioni di Stato’. Quali erano queste indicibili ragioni? Anche istituendo una Commissione parlamentare d’inchiesta, occorre verità e chiarezza sulle vicende di questo Stato parallelo, che non ha solo tradito Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma che è stato anche assassino”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)