Home / 2022 / Luglio (Pagina 9)

La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Siracusa, diretta dal Colonnello Lucio Vaccaro, ha sequestrato in territorio di Avola un’area di oltre 800 metri quadri destinata allo stoccaggio abusivo di materiale di risulta, elettrodomestici usati ed eternit. L’area è a ridosso di un torrente di via Cava Campana, dove sono state rinvenute oltre 200 tonnellate di rifiuti speciali: numerose le lastre di eternit spezzate, nascoste sottoterra e in parte dalla vegetazione, serbatoi, rifiuti di provenienza urbana, plastica, materiale ingombrante, legno e vetro. Inoltre, i rifiuti risultano in ampia parte bruciati, quindi ancora più pericolosi per la salute, come accertato dai funzionari dell’Arpa Sicilia, intervenuti sul posto per valutare l’entità dell’illecito ambientale.

“Sulla latitanza di Matteo Messina Denaro ci sono troppi lati oscuri.
Cosa e chi ha permesso al boss – condannato anche per il coinvolgimento nelle stragi del ’92 – di rimanere latitante per quasi trent’anni?
L’occasione per approfondire questo aspetto, sarà la presentazione del libro di Marco Bova dal titolo “Matteo Messina Denaro latitante di Stato”, che si terrà domani alle 19:30 a Cammarata, in via Roma, con la partecipazione del Senatore Nicola Morra, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.
È bene ricordare che grazie al sollecito intervento del Sen. Morra – a seguito di una lettera aperta di noi familiari di vittime innocenti di mafia – sono stati resi pubblici i contenuti dell’audizione del giugno del 1990 del Giudice Giovanni Falcone in Commissione Antimafia.
Un importante segnale di inversione di rotta rispetto i trent’anni di omertosi silenzi che hanno favorito i depistaggi e la latitanza di Matteo Messina Denaro.
Depistaggi, errori e collusioni di cui si parla nel libro che verrà presentato domani a Cammarata, e che nella qualità di Coordinatore nazionale dei Familiari Vittime innocenti di mafia, dell’Ass. “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, voglio sperare vengano approfonditi anche in altre sedi”.

Un caldo opprimente e il vento intenso hanno determinato ieri un pomeriggio molto complicato sul fronte incendi a Sciacca e in altro zone della Sicilia, anche se per fortuna non si registrano danni a cose e persone.

Una serie di incendi hanno interessato in modo continuo diverse zone del territorio urbano e impegnato severamente vigili del fuoco e volontari di protezione civile. Primo focolaio nella zona di Raganella, dove le fiamme si sono avvicinate pericolosamente ad un’abitazione, contemporaneamente sterpaglie in fiamme intorno al ponte Cansalamone e paura nelle case che si affacciano sul torrente.

Intorno alle ore 18.30 altro incendio di vaste proporzioni nel fondo Bernardo, nell’area di macchia mediterranea tra le Terme e la Rocca Regina, dove per precauzione in via Caricatore sono state evacuate le abitazioni di due anziane. Le fiamme si sono levate alte per una ventina di metri e si avvistavano da diverse zone della città. Sul posto hanno operato fino a tarda sera  i Vigili del Fuoco di Sciacca e la Protezione Civile con il supporto di personale del distaccamento volontari dei vigili del fuoco di Cianciana.

Parrebbe pronto a partire finalmente dopo due anni il cantiere al Collegio dei Filippini per gli interventi di ristrutturazione e ammodernamento e per l’allestimento di una sala multimediale che dovrebbe precedere la realizzazione del museo della città: un progetto ideato come tassello di un mosaico di interventi di riqualificazione e di connessione tra la Valle dei templi e la città. Un museo della città ideato con una visione complessiva di riqualificazione che abbiamo immaginato di poter realizzare col contributo attivo della Regione e prevedendone copertura finanziaria all’interno di Agenda Urbana con il felice coinvolgimento del Fai. Mi auguro che sia rispettato fino in fondo questo intendimento

Scavi clandestini, furti di beni culturali e contraffazione di opere d’arte: questi i fenomeni monitorati dai militari del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Palermo, nel corso del 2021.

La ricerca archeologica clandestina rappresenta la più grave forma di aggressione al patrimonio culturale siciliano. Nel 2021, l’attività del Nucleo TPC ha portato al sequestro di 11516 importanti reperti archeologici e 10 reperti paleontologici illecitamente trafugati. Per quanto concerne i furti di beni culturali sull’intero territorio siciliano, si registra un lieve decremento del numero dei reati: 20 nel 2021, a fronte dei 23 dell’anno precedente. Gli obiettivi più colpiti sono stati i luoghi privati e quelli di culto. Inoltre, nell’ambito dell’attività di contrasto al fenomeno della falsificazione delle opere d’arte, nel corso dei controlli su siti web dedicati all’e-commerce, sono state sequestrate 14 opere contraffatte.

La strategia di intervento del Nucleo si è articolata lungo due direttrici fondamentali: l’attività di prevenzione, rappresentata dalle molteplici attività ispettive, e l’azione di contrasto, sviluppata attraverso le indagini di polizia giudiziaria.

Nel corso del 2021, l’attività di prevenzione ha certificato l’esecuzione di 276 controlli finalizzati alla sicurezza dei luoghi della cultura, quali musei, archivi e biblioteche,  e delle aree archeologiche e/o tutelate da vincoli paesaggistici. Le verifiche hanno altresì riguardato gli esercizi commerciali di settore, con numerosi controlli amministrativi presso mercatini, fiere ed antiquari che rivestono un ruolo fondamentale per contrastare la ricettazione di beni rubati. Infatti, i dati acquisiti vengono successivamente incrociati con quelli presenti nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la più grande banca dati di opere d’arte rubate al mondo.

Altrettanto incisiva è stata l’azione di contrasto, svolta attraverso indagini di polizia giudiziaria, d’iniziativa o su delega dell’Autorità Giudiziaria, finalizzate al recupero dei beni culturali trafugati e all’individuazione dei sodalizi criminali operanti nel settore. Nel 2021, sono state deferite in stato di libertà 73 persone per diversi reati (prevalentemente furto, ricettazione e contraffazione di opere d’arte) e sono stati sequestrati beni culturali illecitamente sottratti per oltre un milione e duecentomila euro. I beni recuperati sono stati riconsegnati a musei, chiese, alla Regione per garantirne la pubblica fruizione.

I risultati conseguiti sono dettagliatamente esposti nelle seguenti tabelle.

 QUADRO DI SINTESI DELL’ATTIVITÀ PREVENTIVA

Di seguito si riportano, suddivisi per settore d’intervento, i controlli effettuati nel 2021 per il cui conseguimento il Nucleo TPC di Palermo ha operato in piena sinergia con i Reparti dell’Arma territoriale di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Trapani, il Nucleo Elicotteri CC di Palermo e le competenti Soprintendenze:

 

Verifiche alla sicurezza di musei, biblioteche e archivi 35
Controlli nelle aree archeologiche 80
Controlli alle aree tutelate da vincoli paesaggistici/monumentali 92
Controlli presso esercizi antiquariali, mercati e fieri antiquariali 69
TOTALE 276

 

QUADRO DI SINTESI DELL’AZIONE DI CONTRASTO

 

Beni recuperati 12875
Beni archeologici 11516
Beni paleontologici 10
Beni antiquariali 1349
Valore economico dei beni recuperati € 1.202.900,00

 

Falsi sequestrati 14
Valore economico falsi sequestrati € 22.500,00

 

Persone denunciate all’A.G. 73
Perquisizioni 47
Tipologia dei reati perseguiti  
Ricettazione 50
Scavo clandestino 3
Contraffazione opere d’arte 12
Illecita esportazione 1
Altri reati 60

 

OPERAZIONI DI RILIEVO

Tra le operazioni più significative, si evidenziano:

 

  • il recupero, a Favignana (TP) Località Bue Marino di importanti reperti archeologici tre anfore fittili Italiche del IV sec. a.C. e un’anfora fittile punica del III sec. a.C., verosimilmente appartenenti ad un relitto naufragato. Il recupero è avvenuto al termine di attività congiunta con la Soprintendenza del Mare, l’Arma territoriale e il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina;

 

 

  • il sequestro di 062 (undicimilasessantadue) reperti archeologici, (frammenti fittili, acromi e a vernice rossa e nera; oscillum; pesi da telaio; elementi in pasta vitrea, elementi in bronzo di epoca greco-romana (IV sec. a.C. – III sec. d.C.) a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti (ME) condotte unitamente alla dipendente Sezione TPC di Siracusa e alla Compagnia Carabinieri di Santo Stefano di Camastra (ME), su segnalazione della Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina;

 

  • il sequestro preventivo del “Teatro Greco” del sito archeologico di Eraclea Minoa, a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento e condotte unitamente al locale Comando Provinciale Carabinieri;

 

 

  • il sequestro di una rarissima moneta in bronzo, litra della zecca di lipari, di epoca greca 425 a.C. oltre a 1000 monete archeologiche e 6 lamine in bronzo, a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Enna e condotte unitamente al locale Comando Provinciale Carabinieri;

 

  • il sequestro di strutture abusive realizzate successivamente all’originaria costruzione “Case Valenti” all’interno del parco della Valle dei Templi di Agrigento. Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P., su richiesta della locale Procura della Repubblica, a seguito di controlli eseguiti congiuntamente al Nucleo Carabinieri Antisofisticazioni e Sanità di Palermo e al Comando Stazione Carabinieri di Agrigento.

 

Infine, si segnala che, nel corso del 2021, il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo ha restituito:

 

  • all’Arcidiocesi di Siena preziosissime oreficerie, di eccezionale valore storico-artistico, realizzati da orafi senesi o romani tra il XII e il XVIII sec., tra i quali il reliquiario a tabella di San Galgano, in rame dorato, con smalti traslucidi del XIV; un reliquiario a tempietto in rame dorato XIV sec.; una croce processionale astile, in rame e bronzo dorato, XII sec.; nr.7 calici in argento, sbalzato e cesellati; asportati nel mese di luglio 1989 dal Museo del Seminario di Monteriggioni (SI) e recuperati da questo Nucleo e dalla dipendente Sezione di Siracusa, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania;

 

 

  • all’Ordine dei Carmelitani di Trapani, un’importante bolla papale in pergamena, relativa a una “Richiesta d’indulgenza” concessa da Papa Benedetto XI alla Chiesa del Carmine di Messina oggi Santuario della madonna del Carmelo;

 

  • al direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Jato (PA) sono stati restituiti quatto anfore ed un elemento cilindrico, fittili, acromi di epoca compresa tra il II sec. a.C. e l’XI sec. d.C.

Il Consiglio comunale di Agrigento ha approvato il progetto definitivo per la costruzione di una scuola materna e di un polo dell’infanzia nella Villa del Sole, lungo viale Europa. In proposito l’assessore al Verde pubblico, Giovanni Vaccaro, esprime soddisfazione e aggiunge: “Tanti bambini agrigentini usufruiranno di una struttura moderna ed efficiente. Circa 2 milioni di euro a disposizione sono risorse di Agenda Urbana. Altri 600mila euro, frutto di un finanziamento intercettato dal deputato Roberto Di Mauro, serviranno per recuperare l’area a verde della villa”.

“Il depistaggio è iniziato già quando Paolo Borsellino è stato a capo della Procura di Marsala”: l’intervento dell’ex collega ed ex assessore regionale, Massimo Russo.

L’ex magistrato ed ex assessore regionale, Massimo Russo, interviene a margine del dibattito storico, quanto attuale a fronte della recente sentenza, sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio. E afferma: “I depistaggi su Paolo Borsellino erano cominciati quando era ancora in vita, e come capo della Procura di Marsala aveva promosso importanti inchieste sulla mafia. Io in quel tempo ero uno dei sostituti che lavoravano al suo fianco. Mi ricordo il caso di Vincenzo Calcara, pentito molto loquace ma con tante ombre. Un giorno Calcara si presentò da Paolo Borsellino, lo abbracciò e confessò di essere stato incaricato di ucciderlo con un fucile di precisione. Solo dopo qualche tempo si scoprì che Calcara aveva inventato quella e tante altre storie. Non era vero nulla, Calcara non era nessuno nella mafia. In quel momento si stava sperimentando un depistaggio con molte analogie con il caso di Vincenzo Scarantino. Calcara è da considerare quindi un ‘depistatore ante litteram”. E poi Russo aggiunge: “La ‘confessione’ (tra virgolette) di Calcara non ha prodotto altre conseguenze, a differenza di quella confezionata attraverso Scarantino che a distanza di 30 anni continua a produrre effetti devastanti nella ricerca giudiziaria della verità”. Poi Massimo Russo interviene su ciò che a suo avviso avrebbe non certamente fomentato ma alimentato indirettamente il depistaggio. E spiega: “Si tratta di due criticità. La prima è una caduta professionale da parte dei magistrati che fino alla Cassazione non hanno saputo sventare la colossale bugia. La seconda è un debole filtro critico dell’informazione”. Poi Russo ricorda: “Al tempo in cui, da procuratore di Marsala, Borsellino rischiava di essere perfino sanzionato dal Csm per le sue denunce sul calo di tensione nella lotta alla mafia, ai giovani colleghi raccomandava: ‘Distinguere sempre le persone dalle istituzioni che rappresentano’. E’ una grande lezione civile. Borsellino non era solo il magistrato autorevole e impegnato ma anche il collega della porta accanto che aveva con i suoi sostituti un rapporto umano, gioviale e fraterno. Tra le indagini promosse a quel tempo dalla Procura di Marsala c’era anche quella sulla guerra di mafia di Partanna, affidata ad Alessandra Camassa, che raccolse il contributo di Piera Aiello e di Rita Atria. Proprio con Rita Atria, che aveva solo 17 anni, Borsellino aveva stabilito un rapporto così forte che la giovane decise di suicidarsi: con la morte di Borsellino le era venuta a mancare la figura paterna che non aveva mai avuto.
Borsellino era intanto rientrato a Palermo come procuratore aggiunto. Quasi un mese prima che fosse assassinato, io e Alessandra Camassa andammo da lui e trovammo un uomo piegato dal dolore per la fine di Giovanni Falcone. Aveva le lacrime agli occhi. Si abbandonò sul divano. ‘Un amico mi ha tradito’, disse. E aggiunse di sentirsi in un ‘nido di vipere’. Sul momento pensammo a uno sfogo segnato dall’amarezza. Quando ci rendemmo conto che in quelle parole c’era il senso di un grande dramma umano ne abbiamo riferito anche in aula ai processi. Borsellino aveva chiaro il seguito della storia. E per questo mostrò la sua condizione di un uomo molto provato”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A seguito di parecchie segnalazioni da parte di residenti a Joppolo Giancaxio, l’associazione ambientalista MareAmico informa di avere effettuato un prelievo acqua superficiale e del terreno a valle dell’impianto di compostaggio ubicato nel territorio di Joppolo Giancaxio. E che ha commissionato ad un laboratorio d’analisi di Agrigento l’esame. E che dagli esiti delle analisi, consegnati al sindaco di Joppolo Giancaxio, risulta che le acque sono inquinate per la presenza di notevoli quantitativi di cloruri, azoto ammoniacale, Cod, boro e ferro. Anche il terreno supera la soglia di contaminazione. MareAmico ha trasmesso i risultati delle analisi ai Carabinieri del Noe e all’Arpa protezione ambiente per i necessari accertamenti. Inoltre sottolinea che i prelievi sono stati effettuati in una zona vicina ad un torrente che sfocia nel fiume Akragas e quindi nel mare di San Leone, dove tempo addietro la stessa MareAmico ha rilevato una strana moria di pesci e di uccelli.

A Santa Margherita Belice, dopo uno spettacolo musicale nel piazzale innanzi al Municipio, si è scatenata una rissa per futili motivi. E uno dei belligeranti ha ferito un Carabiniere intervenuto per sedare lo scontro. Prognosi di pochi giorni. Altri Carabinieri hanno nel frattempo identificato e denunciato cinque degli almeno dieci giovanotti partecipanti alla rissa. Si tratta di cinque studenti: due di Sambuca di Sicilia, di 19 e 21 anni, e poi tre di Santa Margherita Belice, di 17, 19 e 22 anni. Il solo ventunenne di Sambuca di Sicilia risponde anche di resistenza a Pubblico ufficiale.

Un bimbo di 4 anni e’ stato ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale verificatosi in via Rosso di San Secondo, a Caltanissetta.

Il piccolo era in compagnia del padre. Stavano attraversando la strada, quando improvvisamente sono stati investiti da uno scooter con a bordo una coppia, marito e moglie. Le condizioni del bimbo sono apparse subito gravi. Il piccolo ha riportato un grave trauma cranico con una vasta ferita alla testa.

E’ stato intubato e presto dovrebbe essere trasferito in un’altra struttura. Meno gravi le condizioni del padre e dei due passeggeri dello scooter. Sul posto sono intervenute le ambulanze del 118 e gli agenti della Polizia Municipale che stanno tentando di ricostruire l’esatta dinamica e le cause di quanto e’ successo.