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Visita a Lampedusa del deputato regionale, l’agrigentino, Giovanni Di Caro che ha incontrato il sindaco delle isole Pelagie, Filippo Mannino.
“Lampedusa, un’isola che molti indicano come “il sud del sud” o “il confine d’Europa”, è invece il centro di un mediterraneo crocevia di disperazione, di speranza, di inclusione e di accoglienza.
Lampedusa (con la splendida Linosa) è anche un comune che, come tutti i comuni siciliani, affronta i problemi legati alla carenza di personale, ai bilanci sempre più asfittici; la gestione e lo smaltimento dei rifiuti, l’approvvigionamento idrico. Tutti temi irrisolti da un governo regionale ai titoli di coda. Sono sicuro che Filippo Mannino riuscirà ad imprimere una svolta per Lampedusa, lo conosco bene. Per farlo però ha bisogno del sostegno dei suoi concittadini che non manca mai, delle istituzioni e delle forze politiche che credono in Filippo Mannino. Il M5S Sicilia è stato e sarà sempre al suo fianco, per il rilancio e il riscatto di uno dei luoghi più belli del mondo”.

Il Tribunale di Palermo ha condannato il ginecologo ed ex primario dell’ospedale palermitano di Villa Sofia, Biagio Adile, attualmente in pensione, a 5 anni e 2 mesi di reclusione per violenza sessuale. Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni e il sostituto Giorgia Righi, a conclusione della requisitoria, hanno proposto 8 anni di carcere. Le indagini sono state avviate nel 2016, dopo la denuncia presentata da una donna tunisina, ospite di una casa famiglia. Durante le visite mediche sarebbero avvenuti i casi di violenza, registrati in parte col cellulare dalla vittima. Alla parte civile è stata riconosciuta una provvisionale di 10mila euro. Il danno complessivo sarà quantificato in sede civile. Adile è stato anche interdetto per due anni dall’esercizio della professione. Il ginecologo, difeso dagli avvocati Nino Agnello e Gioacchino Genchi, ha sempre respinto le accuse. In particolare ha sostenuto di essere stato vittima di una trappola e che la registrazione sarebbe stata usata dalla paziente al fine di ricattarlo. Ha anche raccontato che sarebbe stata la donna ad “istigarlo”, mostrandogli ripetutamente dei film porno sul cellulare e rivelandogli che avrebbe gradito avere rapporti con lui.

Fiammetta Borsellino: “Diserteremo tutte le manifestazioni ufficiali per la strage di via D’Amelio fino a quando lo Stato non ci spiegherà cosa è accaduto davvero, non ci dirà la verità”.

Il prossimo 12 luglio i giudici del processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage Borsellino, in corso a Caltanissetta, si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza. Ebbene, alla vigilia, la figlia minore del giudice, Fiammetta Borsellino, è intervenuta alla presentazione del libro scritto dal giornalista Piero Melati, intitolato “Paolo Borsellino, per amore della verità”, che raccoglie le testimonianze della stessa Fiammetta, del fratello Manfredi e della sorella Lucia. Lei ha ribadito rammarico, sconforto ma non rassegnazione. E ha affermato: “Uno Stato che non riesce a fare luce su questo delitto non ha possibilità di futuro. Dopo 30 anni di depistaggi e di tradimenti noi non ci rassegniamo e continueremo a batterci perchè sia fatta verità sull’uccisione di nostro padre. E’ per questo motivo che la mia famiglia ha deciso di disertare le cerimonie ufficiali sulle stragi del ’92, e non a caso mia madre non volle funerali di Stato, proprio perchè aveva capito…”.

E poi Fiammetta Borsellino ha ricordato quanto accaduto nei mesi successivi all’attentato: “La mia famiglia fu oggetto di un vero e proprio ‘assalto alla diligenza’ da parte di uomini dello Stato. Emerse quasi la necessità di svolgere una sorta di vigilanza nei nostro confronti, di tenerci buoni, di controllarci. A casa mia, da quando è morto mio padre, è entrato chiunque. Ma se all’inizio questa presenza continua era giustificata come forma di attenzione, poi alla luce di tradimenti e depistaggi ci ha fatto capire che c’era una forma di controllo, una necessità di una sorta di stordimento. Davanti a una finta attenzione non c’è stato un giusto percorso di verità. Per noi l’unico modo di fare memoria era attivare un giusto percorso di verità. Invece abbiamo avuto solo tradimenti e verità distorte”. E poi ha aggiunto: “Ci sono uomini che lavorano per allontanare la verità sulla strage di via D’Amelio. Oggi questa verità è negata non solo alla mia famiglia ma a tutto il popolo italiano, il primo a essere stato offeso. Diserteremo tutte le manifestazioni ufficiali per la strage di via D’Amelio fino a quando lo Stato non ci spiegherà cosa è accaduto davvero, non ci dirà la verità: nonostante tutte queste celebrazioni si è fatto un lavoro diametralmente opposto su questo barbaro eccidio”.

Poi la Borsellino si è riferita alla lettera che il magistrato indagante all’epoca, Ilda Boccassini, inviò ai colleghi della Procura di Caltanisetta rilevando la non attendibilità del pentito Vincenzo Scarantino. E ha commentato: “Una vicenda così grave non può essere liquidata con una lettera. Mio padre mi ha insegnato che in questi casi si fanno denunce pubbliche. A me è sembrato più che altro un volersi mettere il ferro dietro la porta da parte della Boccassini. Peraltro era stata proprio lei ad autorizzare i dieci colloqui investigativi nel carcere di Pianosa nel corso dei quali Scarantino sarebbe stato torturato per costringerlo a rendere quelle false dichiarazioni”.

E poi Fiammetta Borsellino ha concluso: “Abbiamo avuto magistrati che non hanno fatto le verbalizzazioni dei sopralluoghi nei garage dove Scarantino diceva di avere rubato l’automobile esplosa in via D’Amelio. Se fosse stato fatto un verbale ci si sarebbe resi subito conto della inattendibilità di Scarantino che non sapeva neppure come si apriva il garage. Se non avessero delegato parti di indagine ai servizi segreti, se avessero esercitato quel controllo previsto dalla legge sugli organi investigativi, il depistaggio non ci sarebbe stato. Tutto questo non può avvenire sotto gli occhi di chi invece deve controllare e coordinare, cioè i magistrati. Se un medico avesse sbagliato una operazione di questo tipo sarebbe stato messo subito alle sbarre. Qui invece non si è avviata nessuna indagine, né sul piano disciplinare o penale. E quel poco che si era fatto è stato subito archiviato. C’era la volontà della magistratura di non guardare dentro se stessa, perché si doveva partire da quella frase che disse mio padre quando definì la Procura di Palermo ‘un nido di vipere’. Mio padre non è stato ucciso solo da Cosa Nostra, ma il lavoro di Cosa Nostra è stato ben agevolato da persone che sicuramente hanno tradito”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Lei si chiama Lina Pierro, mamma di Vincenzo un bambino morto due anni fa dopo che – da quanto si evince dal racconto – nessuno dei medici che per mesi lo avevano visitato si sarebbero accorti che il piccolo aveva un tumore, un linfoma non hodgkin tipo T, scambiando ripetutamente la malattia per bronchite asmatica e adenoidi.

La signora Lina, in un video su Instagram racconta la sua storia e chiede di aiutarla a diffondere il racconto della tragedia vissuta e dell’agonia di suo figlio che – a suo dire – non si è salvato a causa della diagnosi sbagliata fatta al suo bambino sia da medici privati che da quelli ospedalieri del Santobono di Napoli.

Una vera e propria via crucis, per questa mamma e il suo bambino che stava sempre peggio, che oltre a non riuscire a respirare, era inappetente, perdeva peso rapidamente e che i medici continuavano a curare con il cortisone, farmaco che ben nascondeva la malattia. Ogni qualvolta però il ciclo di cura terminava, il piccolo Vincenzo stava sempre peggio.

Nell’agosto del 2019 il piccolo viene visitato  da uno specialista, un otorino, che parla di adenoidi.
La mamma si domanda come mai un mese di mare non abbia migliorato la condizione di suo figlio e le sarebbe stato risposto che “il medico è lui e che ha 30 anni di carriera”.

Vincenzo viene visitato anche dalla sua pediatra, che lo visita spesso, da quando è nato ma neanche a lei viene in mente di fare accertamenti più approfonditi. Al pneumologo che visiterà Vincenzo, un mese e mezzo prima di morire, la mamma racconta di aver fatto presente che il bambino ha i linfonodi ingrossati, ma sembrerebbe che neanche questo dettaglio per nulla trascurabile, consegnerà alla famiglia del piccolo la giusta diagnosi.

Di proprio iniziativa sarà la famiglia a sottoporre il piccolo ad una lastra che evidenzierà il collasso di un polmone.
Solo allora, tornati in ospedale, al piccolo sarà data la giusta attenzione, con la diagnosi nefasta. Ma sarà troppo tardi.

Il 1 aprile del 2020 i medici scoprono la massa tumorale, il 2 aprile il piccolo Vincenzo è in sala rianimazione, e ai suoi genitori viene detto che ha solo l’1% di possibilità di uscirne vivo. La mamma rassicura il piccolo che tornerà a casa, ma non potrà mai dirgli addio.

Questo il racconto fatto dalla signora Lina che commossa fa i nomi di tutti i medici che hanno visitato suo figlio, chiedendo di non affidare mai i proprio figli a quelle persone semmai ce ne fosse bisogno, considerato che sono stati gli stessi che hanno scambiato un tumore per adenoidi.

Aiutatemi a far conoscere la storia di mio figlio, per me non è facile fare questo video, e vi prego se capitate nelle mani di queste persone, non fategli toccare i vostri bambini 

 

La Campagna d’istruzione di quest’anno ha preso il via il 2 luglio scorso, da Livorno. Il Vespucci seguirà poi le seguenti tappe: Palermo, Tunisi, Lisbona, Casablanca, Trapani, La Valletta e, infine, Manfredonia. Il tour si completerà a Taranto il 3 settembre, dove gli Allievi sbarcheranno, dopo aver scelto, durante gli ultimi giorni di navigazione, il nome del Corso.

La sosta nella città di Palermo, costituisce anche occasione, da parte della Marina Militare, di dimostrare la vicinanza alle organizzazioni che si occupano di attività di alta valenza civica e morale, in quanto coincidente con il 30° anniversario delle stragi mafiose.

Le visite a bordo in favore della popolazione sono previste nei seguenti orari:

– Mercoledì 6 luglio: dalle ore 16.00 alle ore 21.00;

– Giovedì 7 luglio: dalle ore 11.00 alle ore 21.00;

– Sabato 8 luglio: dalle ore 11.00 alle ore 19.00;

8.920 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 36.964 tamponi processati in Sicilia secondo il bollettino odierno. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 9.993. Il tasso di positività scende al 24% il giorno precedente era al 33,5%. La Sicilia è al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 113.765 con un aumento di 8.126 casi. I guariti sono 3.027 mentre 4 sono le vittime che portano il totale dei decessi a 11.249. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 963, anche oggi 22 in piu’ rispetto al giorno precedente, in terapia intensiva sono 36, due in meno rispetto al giorno prima.

Questi i dati nei Comuni capoluogo: Palermo 2.970 casi, Catania 2.270, Messina 1.593, Siracusa 928 Trapani 874, Ragusa 723, Caltanissetta 412, Agrigento 940, Enna 447.

Ho presentato apposita istanza di accesso agli atti cui, se le perplessità dovessero essere plasticamente evidenziate negli atti che verranno forniti, spero con celerità, ovviamente seguirà apposita interrogazione parlamentare nonché segnalazione agli eventuali organi competenti.

E’  il commento dell’onorevole di “Prima L’Italia” Presidente Commissione Speciale di Verifica e monitoraggio delle leggi all’Ars Carmelo Pullara.

Il Libero Consorzio di Agrigento ( ex Provincia), – spiega Pullara- ormai commissariata da anni, che certo non brilla per i servizi erogati soprattutto nella tempestività, ricordo a me stesso il caso dei servizi aggiuntivi per gli studenti disabili ( servizi Asacom e Igienico personale) e da ultimo la pulizia delle spiagge, solo per citare alcune esempi, invece di assolvere questi compiti,  forse  funge da “Lavatrice”, per talune tipologie di lavoratori, non me ne vogliano gli interessati cui va il mio massimo rispetto. Infatti sembrerebbe che taluni fortunati lavoratori ASU che, forse in barba alle leggi ed alle procedure ovvero all’aderenza ai principi a cui deve attenersi la pubblica amministrazione, provenienti da comuni in dissesto, quindi non stabilizzabili, siano stati  presi in carico e stabilizzati, “in men che non si dica”, dal Libero Consorzio di Agrigento.

Ci si chiede quali i criteri e le procedure di questo fortunato sorteggio, di cui ne verificheremo la legittimità.  Ma, a parte la verifica della procedura e l’eventuale discriminazione da parte di altri o, nelle medesime o più favorevoli condizioni, chiedo ma che modo è? E poi a ridosso delle elezioni regionali tutto fa pensare tranne ai principi del buon andamento della P.A. Mi chiedo ci sono ASU figli di un Dio minore?

L’Assessore Zambuto , – conclude Pullara -cui compete la proposizione della nomina dei commissari e la verifica dell’attività sugli enti cosa ne pensa? Quali attività intende porre in essere, non solo con riguardo ad eventuali comportamenti non conformi da parte dei commissari delle ex province e ma anche con riguardo a tutti gli altri lavoratori ASU per così dire meno fortunati cosa che, una volta acquisiti gli atti necessari, non escludo che chiariremo in una apposita commissione parlamentare.

E’ stato siglato questa mattina il protocollo d’intesa tra il Comune di Corleone e l’Associazione Cammini Francigeni di Sicilia rappresentata dalla delegata del comitato di accoglienza di Corleone Maria Licia Pollara.

“La nostra amministrazione – dichiarano il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi e l’assessore al Turismo Giusy Dragna – da sempre mostra un vivo interesse per questo settore del turismo lento e sostenibile mettendo al centro l’accoglienza alla persona e un’attenzione alle esigenze fisiche e spirituali del pellegrino”.

La “Magna Via Francigena” percorre più di 180 chilometri tra Palermo e Agrigento, attraversando tutta la Sicilia da un mare all’altro, in 9 tappe. È via di campi e trazzere, si sviluppa principalmente su strade sterrate e in parte su asfaltate a bassa percorrenza. E’ una grande arteria di comunicazione che collega da sempre, in senso nord/sud, Agrigento con Palermo, incrociando la via di transumanza verso le Madonie nel territorio di Corleone e Castronovo di Sicilia, che in età medievale e per un lungo periodo venne chiamata col questo nome di “Magna Via Francigena”.

Il protocollo d’intesa inserisce il comune di Corleone nel novero dei comuni “Francigeni” depositari della storia e del passaggio delle antiche Vie.

Lui è un ginecologo originario di Racalmuto, si chiama Biagio Gigi Adile. I giudici della seconda sezione del Tribunale di Palermo lo hanno condannato a cinque anni e due mesi accogliendo in parte le tesi dell’accusa.

Il collegio presieduto da Roberto Murgia ha anche riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva a favore della parte civile, una donna straniera che aveva denunciato l’imputato. Dei due episodi segnalati dalla donna, solo per uno Adile, ex primario della Ginecologia a Villa Sofia, è stato ritenuto colpevole: si tratta di un rapporto orale consumato nello studio privato del medico, documentato dalla vittima con un video ripreso attraverso il cellulare.

Dall’altro episodio contestato Adile è stato invece assolto con la formula un tempo dubitativa. L’imputato si è sempre difeso sostenendo che i rapporti erano consenzienti: attraverso i propri legali, gli avvocati Antonino Agnello e Gioacchino Genchi, farà adesso ricorso in appello. La parte civile era assistita invece dall’avvocato Michele Calantropo.

Qualche sera fa l’equipaggio di una volante della Questura, transitando per via Rochester, all’altezza del Palasport Carelli, ha notato una donna sul marciapiedi che all’improvviso si è accasciata a terra. I due poliziotti sono subito accorsi constatando che era priva di sensi. Allertato subito il 118, uno dei due agenti della Polizia di Stato, in possesso dell’abilitazione di primo soccorso di rianimazione cardio polmonare, verificando l’assenza di respirazione e di battito alla carotide e al polso della donna, ha praticato le necessarie manovre di massaggio cardiaco. La situazione di forte criticità delle condizioni della donna è perdurata per circa due interminabili minuti, nel corso dei quali il poliziotto le ha praticato circa venti compressioni toraciche, riuscendo a farla rinvenire. La soccorsa è stata presa in carico dai sanitari del 118 nel frattempo sopraggiunti. Al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta sono stati eseguiti i necessari accertamenti e ora la donna sta bene. Entrambi gli agenti della Polizia di Stato nei mesi scorsi hanno frequentato il corso di rianimazione cardiopolmonare necessario per l’abilitazione all’utilizzo del taser.