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La seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, ha condannato a 6 anni di reclusione Giuseppe Aquilino, 77 anni, di Licata, imputato di tentato omicidio plurimo e detenzione illegale di arma da sparo. Il 9 agosto scorso, lui, al culmine di un diverbio con un commerciante per l’affitto di un garage, in via Palma, a Licata, avrebbe tentato di ucciderlo sparando diversi colpi di pistola contro il balcone occupato dal commerciante e dal figlio. I proiettili hanno colpito delle tegole.

No all’aggravante mafiosa, due prescrizioni e un’assoluzione: nessun colpevole per il depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio. I dettagli.

Lo scorso 11 maggio la Procura di Caltanissetta, dopo 70 udienze e l’ascolto di 112 testimoni al processo iniziato il 5 novembre del 2018, ha concluso la requisitoria nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Gli imputati, di calunnia aggravata dall’avere favorito la mafia, sono tre poliziotti: il funzionario Mario Bo, ex capo del gruppo d’indagine “Falcone – Borsellino” diretto dal defunto Arnaldo La Barbera, e gli ispettori in pensione Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, che si occuparono della tutela di tre falsi pentiti, Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Salvatore Candura.

Bo, Mattei e Ribaudo avrebbero suggerito ai tre falsi collaboratori la versione da fornire agli inquirenti e i nomi da indicare quali responsabili della strage. La falsa verità, a cui tanti anni i giudici hanno creduto, ha nascosto i veri colpevoli, ed ecco perchè la Procura sostiene che la calunnia abbia favorito la mafia. Ed è costata la condanna all’ergastolo a sette innocenti, poi scarcerati, e che si sono costituiti parte civile in giudizio. Le richieste della Procura nissena alla sezione del Tribunale presieduta da Francesco D’Arrigo: 11 anni e 10 mesi di reclusione a carico di Mario Bo, e 9 anni e 6 mesi di detenzione ciascuno per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Il procuratore capo, Salvatore De Luca, intervenuto in occasione dell’ultima udienza riservata alle conclusioni della requisitoria condotta dal pubblico ministero, Stefano Luciani, ha dichiarato: “Io sono qui per testimoniare che le conclusioni di questa requisitoria non rappresentano il convincimento isolato di uno o due pubblici ministeri di udienza. Tutta la Procura di Caltanissetta le condivide. I plurimi e gravi elementi depongono tutti nel senso che il depistaggio ha voluto coprire delle alleanze, delle cointeressenze di alto livello di Cosa Nostra”.

Ebbene, il Tribunale, dopo 10 ore di camera di consiglio, ha emesso sentenza. Non ha riconosciuto sussistente l’aggravante dell’avere favorito la mafia. Pertanto, e di conseguenza: le imputazioni a carico di Mario Bo e Fabrizio Mattei sono state dichiarate prescritte. Michele Ribaudo è stato invece assolto nel merito con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”. Secondo alcune interpretazioni della sentenza, in attesa che siano depositate le motivazioni, i giudici non hanno escluso il depistaggio, hanno ritenuto che Mario Bo e Fabrizio Mattei fossero consapevoli delle false dichiarazioni di Scarantino, ma che non abbiano agito al fine di favorire Cosa Nostra. Il Tribunale ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura relativi al falso pentito Vincenzo Scarantino, affinchè si proceda per calunnia e falsa testimonianza.

E l’avvocato Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino e legale della famiglia Borsellino parte civile, commenta: “Sarà decisivo leggere le motivazioni per capire gli aspetti che potranno costituire i motivi di appello. Il Tribunale non ha accolto la nostra ricostruzione, specie rispetto all’aggravante. Il dato che evidenzio è che Bo e Mattei hanno commesso la calunnia, quindi la prescrizione li salva perchè sono fatti di 30 anni fa, ma l’elemento della calunnia resta”. E il difensore di Mario Bo, l’avvocato Giuseppe Panepinto, commenta: “E’ una sentenza che non ci soddisfa perché riteniamo che i nostri assistiti sono completamente estranei ai fatti contestati. Leggeremo le motivazioni e capiremo il da farsi”.

E il difensore di Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, l’avvocato Giuseppe Seminara, commenta: “La sentenza è stata esaustiva perché ha rinviato gli atti in Procura per il reato di calunnia nei confronti di Scarantino. Allora ritenere che la calunnia da parte sua vi sia stata e assolvere Ribaudo significa che anche in questo processo Scarantino è stato ritenuto un calunniatore, come in tanti processi precedenti, e Ribaudo è stato assolto. Il fatto che sia stata dichiarata la prescrizione non significa affatto che siamo in presenza di elementi univoci sulla responsabilità di Bo e Mattei. Dovremo analizzare le motivazioni per capire il percorso dei giudici. Certamente è stata esclusa l’aggravante. Ove vi fosse un solo elemento nella sentenza che possa turbare l’onore dei miei assistiti presenteremo appello”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

In sostanza, l’ospedale di Sciacca diventa “misto”, con pazienti con contagio ma senza particolari sintomi, che per i vertici sanitari provinciali possono essere gestiti nelle normali unità operative e in appositi spazi.
La circolare di Mancuso scaturisce da una nota del direttore del dipartimento di medicina interna di Ribera che rilevava come da Sciacca verrebbero inviati al reparto di medicina Covid di Ribera pazienti che non necessiterebbero di ricovero perchè non avrebbero manifestazioni patologiche direttamente riconducibili alla infezione da Sars Covid 2 e pazienti che, al contrario necessiterebbero della immediata presa in carico nelle unità operative appropriate, per la presenza di patologie che non necessitano trattamenti nel reparto Covid di Ribera.
La disposizione pare stia creando perplessità nelle varie unità operative dell’ospedale di Sciacca. Si tratta di una direttiva che in realtà non sarebbe ancora operativa perchè mancano i percorsi e le terapie dedicate. Molti definiscono l’iniziativa “il fallimento della politica sanitaria dell’assessore regionale Ruggero Razza”, riferendosi forse al fatto che per realizzare all’ospedale di Ribera l’area Covid sono stati spesi milioni di euro per creare una struttura che oggi è quasi vuota, mentre in questi due anni a Sciacca diverse unità operative hanno ridotto i loro servizi ed oggi alcune rischiano di essere chiuse.

Ma è bene dire che il percorso “misto” è lo stesso indicato di recente dalle autorità sanitarie regionali in tutta l’isola. Ma a Sciacca ci sono proteste, soprattutto perchè questi provvedimenti riguardano una struttura che appare in questo momento in grossa sofferenza per carenza di personale.

Oggi all’ospedale di Sciacca ci sono i dirigenti medici ( cardiologi, nefrologi, rianimatori) che vanno a fare turni ai presidi ospedalieri di Ribera e Licata, mentre per l’estate sarebbe stata istituita una reperibilità condivisa tra Chirurgia, Ortopedia e Urologia. Inoltre, l’Area di emergenza è con soli sei medici, la Medicina con dirigenti che dovendo fare turni si notte anche in nefrologia non andranno in ferie e con l’Ortopedia sempre più vicina alla chiusura perchè i rinforzi non sono ancora arrivati.

*corrieredisciacca

Maxi colpo la scorsa notte in contrada “Bugiades”, a Licata. Ignoti ladri sono riusciti ad intrufolarsi all’interno della sede della “Omnia”, ditta che si occupa dello smaltimento di rifiuti speciali, e hanno rubato 400 litri di gasolio, una idropulitrice, un compressore, e diversi cavi in rame. I malviventi per portare via il rame hanno distrutto il quadro dei comandi dell’impianto di triturazione. A fare la scoperta del furto sono stati i responsabili della struttura, che hanno allertato il 112. Sul posto accorsi i carabinieri della Compagnia di Licata, che hanno avviato le indagini per risalire ai ladri.

I giudici della Terza sezione della Corte d’Assise di Appello di Catania hanno confermato la condanna all’ergastolo per Davide Garofalo, 47 anni, a conclusione del processo di secondo grado per omicidio aggravato ed estorsione aggravata dal metodo mafioso scaturito dall’inchiesta sulla cosiddetta ‘ambulanza della morte’. A riportare la notizia è il quotidiano ‘La Sicilia’. Garofalo, in qualità di barelliere, era accusato di avere ucciso tra il 2014 e il 2016 tre persone. Le vittime erano pazienti gravi a cui, secondo, l’accusa, avrebbe iniettato aria nelle vene per causarne il decesso.

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Agata Anna Genna ha inflitto la condanna a 3 anni di reclusione nei confronti di Giuseppe Gangarossa, 59 anni, di Porto Empedocle, per i reati di stalking, lesioni, danneggiamento, incendio, e violazione del divieto di avvicinamento ai danni dell’ex compagna. Il pubblico ministero al termine della requisitoria aveva avanzato richiesta di condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. L’imputato, secondo quanto ricostruito dall’accusa, non si sarebbe rassegnato alla fine della relazione con la donna, mettendo in atto una serie di episodi di violenza e minacce. Tra quelli contestati il danneggiamento, e l’incendio dell’autovettura dell’ex, e frasi minatorie alla stessa donna, e anche al padre e all’amico di quest’ultimo, minacciato addirittura con un martello. Le parti civili, rappresentate dagli avvocati Alba Raguccia e Graziella Vella, saranno risarciti.

9.747 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 32.982 tamponi processati in Sicilia secondo il bollettino odierno. Il giorno precedente i nuovi positivi erano 3.259. Il tasso di positività sale oltre il 29,5.%. La Sicilia è al sesto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 129.010 con un aumento di 1.492 casi. I guariti sono 9.320 mentre si registrano 31 vittime e il totale dei decessi è di 11.323. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 1043, 6 in più rispetto al giorno precedente, in terapia intensiva sono 47, tre in più rispetto al giorno prima.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 1.643 casi, Catania 2.031, Messina 1.806, Siracusa 1.427, Trapani 1007, Ragusa 722, Caltanissetta 625, Agrigento 1.276, Enna 306.

Il suo cuore non ha retto. E’ finita la vita di una turista canadese di 53 anni la quale stava villeggiando dalle parti della Scala dei Turchi. Dopo essere stata a godere le bellezza del luogo la donna ha deciso di risalire per prendere l’auto. Fatta la lunga scalinata la 53enne canadese ha avuto appena il tempo di mettere piede nel parcheggio. Giunta li è stata colpita da un arresto cardiaco che non le ha dato scampo.

Apparese subito gravi le sue condizioni è stato chiamato anche l’elisoccorso. Purtroppo l’elicottero non ha avuto il tempo nemmeno di atterrare. La donna era già morta.

Sul luogo della tragedia, allertata dai Carabinieri, la Polizia Municipale di Realmonte che ha provveduto a far trasferire la salma presso l’obitorio del cimitero di Porto Empedocle.

La Procura di Agrigento ne ha disposto la restituzione ai familiari.

La consortile AICA, la società pubblica i cui soci sono i Comuni agrigentini (solo 33) che gestisce il servizio idrico integrato nella nostra provincia fa il punto della situazione finanziaria relativa al prestito erogato dalla Regione di 10 milioni di euro. Situazione che ancora oggi rappresenta diversità che riguardano i Comuni, molti ancora inadempienti. L’AICA ha necessità di chiudere questa vicenda e farsi accreditare dai Comuni le somme che la Regione ha destinato ai medesimi Comuni. Sono essi a stornare la cifra sul conto corrente dell’AICA. Sono i Comuni ad accollarsi il debito.

Il presidente dell’Assemblea dei Sindaci, Alfonso Provvidenza, ha inviato un a lettera ai sindaci, ai presidenti dei Consigli comun ali, ai segretari comunali, al Prefetto, all’assessorato regionale Energia e Servizi di pubblica utilità, ai componenti del Cda dell’AICA, al Direttore Generale dell’AICA e al Collegio dei Revisori.

Una lettera chiarissima con la quale si fa il punto della situazione. Intanto, Provvidenza evidenzia che ” il Dirigente Generale del Dipartimento delle Autonomie Locali ha rappresentato che diversi Comuni non hanno ancora presentato l’istanza di erogazione delle somme di che trattasi e, inoltre, che qualora non dovesse pervenire l’istanza di erogazione entro l’esercizio finanziario in corso, l’Amministrazione regionale procederà all’eliminazione delle somme impegnate in favore dei Comuni.

Dalle informazioni in possesso di AICA risulta che, ad oggi, le istanze di erogazione delle somme sono state presentate da 13 Comuni: Agrigento, Caltabellotta, Campobello di Licata, Castrofilippo, Grotte, Joppolo Giancaxio, Lucca Sicula, Montallegro, Montevago, Raffadali, S. Angelo Muxaro, Siculiana, San Biagio Platani.

Gli Enti che ad oggi hanno provveduto ad effettuare il trasferimento delle somme ad Aica sono 10: Agrigento, Caltabellotta, Campobello di Licata, Castrofilippo, Joppolo Giancaxio, Grotte, Lucca Sicula, Montevago, San Biagio Platani, Sant’Angelo Muxaro, per un ammontare complessivo di euro 2.365.132,88 a fronte dei 10 milioni di euro programmati.

All’AICA risulta che i Comuni di Sciacca e Favara hanno adottato le delibere di Consiglio Comunale di approvazione del piano di rientro così come previsto dalla legge regionale. Ma AICA non ha altre notizie.

Inoltre, per AICA è incomprensibile che i Comuni di Raffadali, Siculiana, Montallegro, “pur avendo nelle proprie casse le somme trasferite dalla Regione, omettono di effettuare il previsto trasferimento monetario al soggetto gestore“.

Non si hanno notizie dei rimanenti Comuni: Aragona, Calamonaci, Canicattì, Casteltermini, Cattolica Eraclea, Comitini, Licata, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Racalmuto, Ravanusa, Realmonte, Ribera, Sambuca di Sicilia, San Giovanni Gemini, Santa Elisabetta, Villafranca Sicula.

Alfonso Provvidenza lamenta anche che diversi Comuni “non abbiano mai riscontrato le note di sollecito con le quali è stato chiesto di rappresentare lo stato dell’arte in merito all’adozione delle delibere consiliari; si registrano, invece, dichiarazioni di stampa di sindaci e/o consiglieri comunali tutt’altro che favorevoli a porre in essere gli atti consequenziali all’art. 2 della Legge n. 22/2021”.

L’assessore regionale alla Salute della Sicilia, Ruggero Razza, ha deciso di saltare l’udienza preliminare della inchiesta che lo vede oggi imputato con l’accusa di falso. Con lui l’ex dirigente del dipartimento per l’osservatorio epidemiologico, Maria Letizia Di Liberti, e il direttore dello stesso Dasoe, Mario Palermo. I tre si sono avvalsi del rito immediato, che consente di andare direttamente a giudizio.

Saranno cosi’ processati il 10 novembre davanti alla terza sezione del tribunale, con rito ordinario. Restano in udienza preliminare gli altri tre imputati: Salvatore Cusimano, dipendente regionale, Emilio Madonia, impiegato di una societa’ privata e Roberto Gambino, dipendente dell’Asp di Palermo, distaccato al Dasoe.

Nell’inchiesta si ipotizza che Razza e gli altri avrebbero indotto in errore il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanita’, che classificarono la Sicilia non a rischio elevato, evitandole la zona rossa, nelle ultime settimane del 2020. Ieri la giunta regionale, di cui Razza fa parte, ha deliberato la costituzione di parte civile nel processo.