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Era il primo matchpoint ed esattamente come successo a Imola arriva la sconfitta nella prima gara fuori casa per la Fortitudo Agrigento contro la Kienergia Rieti che non ha mai perso il controllo ed ha saputo sfruttare le occasioni create da qualche disattenzione di troppo in fase difensiva. Un primo tempo stupendo per Ambrosin, un secondo quarto d’impatto per Grande e l’incisione di Bruno e Morici nel terzo non sono serviti a strappare il match. Proprio nel terzo quarto, al rientro dagli spogliatoi, la Fortitudo ha sbagliato tutto e Rieti si è portata fino ad un parziale di 11-1 prima che la coppia argentina non abbiamo messo le triple che hanno riaperto e ribaltato il match. Hanno pesato i falli nei momenti decisivi, le palle perse e la mancanza di lucidità nel finale. Tiberti e Antelli salgono in cattedra, la squadra reatina prende fiducia e nel finale di partita sono due le triple sbagliate da Ambrosin, top scorer del match con 20 punti e rientrato proprio ad un minuto dalla fine, che non permettono il pareggio ad Agrigento. Serata negativa per Lo Biondo, tiro da tre stregato per Chiarastella (0/5) che però recupera 13 rimbalzi e 4 assist ma non bastano contro Papa che oltre ai rispettivi 13 assist conquista 8 punti. Fino al terzo parziale di gioco le due squadre hanno tenuto testa l’una all’altra ed hanno combattuto su ogni pallone portanti il match sul 47-47. Il quarto e decisivo parziale si è chiuso con un 20-16 e Rieti batte Agrigento 67-63. La squadra di coach Catalani però ha dimostrato di esserci, di poter lottare punto a punto e nonostante una statistica migliore nei tiri da tre è leggermente più bassa in quella da due che ha fatto la differenza per Rieti. Domenica, dunque, si torna in campo per Gara 4 alle ore 18 sempre a Rieti e la partita si prospetta infuocata. Nel frattempo l’altra Rieti, la Sebastiani, è la prima finalista vincendo su Senigallia e portando il risultato sul 3-0 asfaltando letteralmente la squadra avversaria.

L’Ordine degli architetti firma i primi protocolli d’intesa con le pubbliche amministrazioni: l’obiettivo è garantire il supporto tecnico dell’Ordine nelle procedure concorsuali con la concessione a titolo gratuito della piattaforma informatica del Consiglio nazionale degli architetti (Cna), su cui i concorsi si svolgono velocemente e con ampia garanzia di anonimato.

Nel corso del convegno “Nuovi scenari per l’economia, tra guerra in Ucraina, pandemia e Recovery Plan”, promosso dall’Ordine degli architetti, presieduto da Rino La Mendola, svoltosi ieri pomeriggio nell’aula Crescente del Consorzio universitario Empedocle, relatori di prestigio si sono alternati per spiegare i vantaggi e le opportunità messi a disposizione attingendo alle risorse stanziate dallo Stato lo scorso 17 dicembre.

“Accesi i riflettori sui nuovi scenari economici determinati dalla drammatica guerra in Ucraina piuttosto che dalla pandemia da Covid-19 e contestualmente abbiamo lanciato i primi concorsi di progettazione che gli enti beneficiari delle risorse stanziate dallo Stato dovranno bandire entro il prossimo 18 agosto – afferma Rino La Mendola – A queste risorse potranno accedere il Libero Consorzio di Agrigento e i comuni con meno di 30mila abitanti per un importo complessivo di 1milione600mila euro, in termini di montepremi per concorsi di progettazione che genereranno sul nostro territorio una serie di lavori per un importo di 60milioni di euro. Un’occasione da non perdere molto importante per il territorio, ecco perché il Consiglio dell’Ordine ha dato la possibilità agli enti beneficiari di sottoscrivere un protocollo d’intesa così da garantire il nostro supporto tecnico – logistico affinché questi enti possano bandire i concorsi entro la scadenza del 18 agosto. Abbiamo ricevuto richiesta dai primi enti con i quali è stato sottoscritto il protocollo d’intesa così da cominciare con i concorsi di progettazione utili ad avviare nuove opere pubbliche e interventi di rigenerazione urbana, capitalizzando così le risorse del PNRR”.

Presente anche il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa, che ha sottolineato l’importanza di accedere ai fondi erogati dallo Stato.

“Spero ci siano degli sviluppi concreti – dichiara il prefetto Cocciufa – perché si tratta di una occasione unica ed è un peccato sia sprecata. Certo, i Comuni hanno bisogno di supporto e di persone che redigano i progetti e, per questo, credo sia utile il rapporto di collaborazione con l’Ordine degli architetti anche in considerazione dei tempi brevi. È una iniziativa che va nella direzione giusta. Stiamo cercando di spronare i Comuni, anche perché dal Ministero arrivano delle forti sollecitazioni, ma è difficile che vengano fatti progetti nonostante gli strumenti messi a disposizione perché i Comuni hanno difficoltà a causa della carenza di personale. C’è un altro aspetto che riguarda la vigilanza, affinché queste somme siano utilizzate bene e vadano a imprese sane che lavorano nella legalità. Su questo siamo fortemente chiamati a vigilare”.

Fondi, dunque, capaci di generare sviluppo creando le condizioni affinché siano eseguiti importanti interventi su opere pubbliche a beneficio della comunità.

“Un’interessante iniziativa per spiegare ai Comuni come con i soldi per le progettazioni si possano avviare i lavori per svariati milioni di euro – dice Giancarlo Cancelleri, sottosegretario di Stato al ministero delle Infrastrutture e Mobilità – Con l’architetto Rino La Mendola abbiamo programmato questo incontro per spiegare ai sindaci come le somme a disposizione per la progettazione sviluppano lavori per oltre 20milioni di euro, opportunità per il territorio che non vanno lasciate al caso. Ecco perché abbiamo voluto radunare tutti quanti e creare il punto di appoggio. Oggi si sono poste le basi per avviare una collaborazione tra enti pubblici e attività private, quali studi di progettazione, ordini professionali, che si mettono a disposizione affinché le risorse arrivino ai territori così da generare sviluppo economico, posti di lavoro e, finalmente, non perdere neanche un centesimo delle opportunità”.

Al convegno, moderato dalla giornalista Giovanna Neri, hanno portato il loro prezioso contributo, oltre al presidente La Mendola, Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme; Lilia Cannarella, responsabile del dipartimento Agenda Urbana del Cna; il celebre architetto Gianluca Peluffo. Dopo le relazioni, si è svolta la tavola rotonda sul tema “I concorsi per accedere al PNRR” alla quale hanno partecipato don Mario Sorce, Cartello sociale Agrigento e direttore diocesano pastorale sociale; Salvatore Pezzino, Camera di commercio; i sindaci Margherita La Rocca Ruvolo (Montevago), Vincenzo Maniglia (Racalmuto), Marilena Mauceri (Menfi), Alfonso Provvidenza (Grotte), Santo Borsellino (Cattolica Eraclea) e Raffaele Sanzo, commissario straordinario del Libero Consorzio comunale di Agrigento.

Il pm Giorgia Righi ha chiesto la condanna a dieci anni e otto mesi per un uomo di 54 anni, accusato di aver abusato sessualmente di nove ragazzini che giocavano a calcetto in un campus dove l’imputato era il “mister” di una scuola calcio. Il processo con il rito abbreviato si sta svolgendo davanti al gup Ermelinda Marfia.

L’inchiesta della squadra mobile era partita dalla denuncia di due ragazzini e le presunte violenze erano state anche riprese in diretta dagli agenti, tanto che il 12 agosto erano intervenuti per arrestare l’imputato. L’allenatore, secondo il racconto delle presunte vittime, avrebbe mascherato gli abusi facendoli passare per giochi. Giochi che avvenivano anche in una piscina gonfiabile all’interno del circolo. Le presunte vittime hanno tra i 9 e gli 11 anni e sono assistite dagli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Maria Laura Lima e Claudia Corrao.

La sig.ra C.D. , di anni 46, di Porto Empedocle, titolare dell’omonima ditta operante nel settore della produzione di energia elettrica, nel 2017 risultava destinataria da parte della Prefettura di Agrigento di una informativa interdittiva antimafia.
In particolare, l’amministrazione prefettizia ha ritenuto sussistente un rischio di condizionamento mafioso nei confronti della titolare della ditta sulla scorta dei precedenti giudiziari dell’ex marito.
A seguito del provvedimento interdittivo il GSE disponeva la risoluzione di diritto delle convenzioni in Conto Energia in essere con la ditta. Pertanto la ditta insorgeva contro i suddetti provvedimenti innanzi alle competenti autorità giurisdizionali, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Calogero Marino.
Ed ancora, nelle more della definizione di tutti i procedimenti instaurati , ed essendo decorsi alcuni anni dell’adozione del provvedimento interdittivo reso a proprio carico, la ditta in questione, sempre con il patrocinio degli avv.ti Rubino e Marino, trasmetteva alla Prefettura di Agrigento una istanza di aggiornamento ex art. 91 comma 5 del d.lgs n.159/2011, volta ad ottenere l’aggiornamento in senso positivo dell’informativa resa a carico della ditta, stante il dimostrato venire meno delle circostanze ritenute a suo tempo rilevanti ai fini dell’accertamento del rischio di infiltrazione mafiosa.
Nello specifico gli Avv.ti Rubino e Marino , a mezzo della superiore istanza, evidenziavano come il presunto elemento sintomatico di un condizionamento mafioso della ditta risultava superato, e ciò alla luce sia della interruzione del legame coniugale con il soggetto asseritamente controindicato e sia in ragione della sopravvenuta riabilitazione di quest’ultimo disposta con recente provvedimento del Tribunale di Agrigento.
In seguito, gli Avv.ti Rubino e Marino, preso atto dell’inerzia manifestata dall’amministrazione prefettizia sull’istanza di aggiornamento da ultimo presentata dalla ditta in questione, adivano nuovamente il TAR Palermo per la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dalla Prefettura.
Ebbene la Prefettura di Agrigento , in vista dell’udienza di trattazione di quest’ultimo ricorso, accogliendo le deduzioni degli Avv.ti Rubino e Marino, ha disposto la revoca dell’informativa interdittiva resa a carico della titolare della ditta rilasciando, per l’effetto, una informativa liberatoria. Inoltre per effetto di tale provvedimento liberatorio il GSE dovrà immediatamente ripristinare le convenzioni precedentemente stipulate con la ditta. Pertanto la ditta empedoclina potrà nuovamente riprendere la propria attività sia in ambito pubblico che in quello privato.

A Licata i poliziotti del locale commissariato hanno arrestato G V, sono le iniziali del nome, 33 anni, perché ha violato l’ordine di allontanamento dalla casa familiare, e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ovvero i familiari. E’ stato ristretto ai domiciliari con il braccialetto elettronico. I poliziotti hanno accertato che più volte lui ha commesso tale violazione.

Ad Agrigento in un’abitazione nel quartiere “Esseneto” è accaduto che una coppia ha litigato, e lui ha schiaffeggiato lei. E non sarebbe stata la prima volta. I vicini di casa, preoccupati dal trambusto, hanno telefonato al 112. Sono intervenuti i poliziotti della Squadra Volanti. Lui, di 35 anni, è stato denunciato a piede libero alla Procura per maltrattamenti in famiglia. Lei è stata curata dai sanitari del 118, poi allontanata da casa e condotta in una struttura protetta per donne vittime di violenza. Lei ha raccontato che tali episodi si protraggono da parecchio tempo. E’ stato avviato il rituale codice rosso a tutela della malcapitata.

I Carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato in flagranza di reato un uomo di 62 anni, G Z sono le iniziali del nome, di Licata, già ristretto ai domiciliari. Lui, in un terreno adiacente alla sua abitazione, in contrada “Manga”, ha interrato un sacco nero contenente un barattolo con dentro ben 241 grammi di cocaina purissima, in 48 pietre. Sequestrati anche un bilancino di precisione, della mannite, e dei sacchetti di cellophane termosaldati, che verosimilmente sarebbero serviti per il confezionamento delle dosi. Al licatese sono stati imposti nuovamente i domiciliari.

Al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage Borsellino interviene l’avvocato Giuseppe Panepinto, difensore del poliziotto Mario Bo. I dettagli.

Al palazzo di Giustizia di Caltanissetta, al processo sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio, è intervenuto in arringa difensiva l’avvocato Giuseppe Panepinto, che assiste il poliziotto Mario Bo, per il quale la Procura ha chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi di carcere, e che è imputato, insieme ad altri due colleghi, di calunnia aggravata dall’avere favorito la mafia allorchè avrebbe contribuito al pilotaggio del falso pentito Vincenzo Scarantino.

Ebbene, l’avvocato Panepinto tra l’altro ha affermato: “E’ un castello di menzogne. E’ una gogna mediatica. Sono ricostruzioni romanzesche. Ammetto che sulla strage di via D’Amelio vi sia stato il più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana, come ha sentenziato anche la Cassazione. Non è stato però opera dei tre poliziotti imputati o di magistrati e uomini dello Stato, ma di ‘tre balordi’, ovvero i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta. Non è possibile accusare Bo. I testimoni dell’accusa sono ‘personaggi in cerca d’autore’, inaffidabili e inattendibili. Prima di gravi accuse e danni d’immagine ci vogliono delle prove, che non ci sono. Abbiamo sentito parlare di ‘prove granitiche’, che non abbiamo mai visto. E abbiamo trovato semplici sospetti, dubbi e illazioni. Ovviamente abbiamo sentito parlare del ‘dovere di verità, e di rispetto delle vittime della strage e della loro memoria. Naturalmente provo totale rispetto per i familiari e le vittime di questa terribile tragedia che ha sconvolto lo Stato italiano. Il processo per anni ha costretto gli imputati a subire conseguenze in ambito personale, familiare e lavorativo. Anche malattie e sofferenze. Mario Bo è un uomo dello Stato integerrimo, del quale ho avuto modo di apprezzare la dignità e soprattutto il grande senso di abnegazione e rispetto per lo Stato. Ancora oggi ripete che rifarebbe tutto ciò che ha fatto. Lasciamo fuori dal processo i libri, scritti da ex magistrati e giornalisti, e le interviste televisive. Si continua a parlare di fatti mai accaduti ed esistiti, di altre verità. Forse qualcuno avrebbe voluto che Mario Bo accusasse i magistrati… Ma lui ha sempre e solo detto la verità, le cose che sono accadute. Lui sì. Gliene hanno dette di tutti i colori, gli hanno dato del mafioso e del colluso, e lui è sempre rimasto in silenzio, a subire. Noi siamo pronti a parlare di verità, ma devono essere fatti riscontrabili. Non abbiamo paura della verità, perché la verità non deve fare paura a chi non ha commesso determinati fatti. Ma è davvero credibile che Bo abbia indottrinato Scarantino? Si può pensare mai che uno indottrina in una vicenda così delicata? Nell’interrogatorio del 28 settembre 2009 Vincenzo Scarantino dice di non ricordare se le dichiarazioni da lui rese fossero frutto di notizie di stampa o di suggerimenti. Nell’interrogatorio ci dice che lui comprava il quotidiano ‘Il Giorno’, e l’altro detenuto con lui ‘Il Corriere della Sera’, e quindi erano informati. Scarantino stesso ha detto: ‘Ci sono tante cose che ho letto sui giornali’. Dice di non aver subito costrizioni perché altrimenti avrebbe reagito. Ha affermato di non avere avuto suggerimenti prima degli interrogatori. In un successivo interrogatorio dell’ottobre 2009 dice che Mario Bo non gli aveva mai fatto promesse. Questo Scarantino è sicuramente un sempliciotto, per essere generosi. Scarantino non fu indottrinato ma fece le sue dichiarazioni sulla base di notizie giornalistiche, sulle informazioni che sentiva negli ambienti carcerari, sulle contestazioni ricevute durante i processi e gli interrogatori, e anche cose apprese nel contesto familiare”.

L’avvocato Panepinto prosegue l’arringa lunedì prossimo. A metà giugno è prevista la sentenza.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Una motovedetta libica avrebbe sparato alcuni colpi d’arma da fuoco di avvertimento verso due peschereccio italiani: il ‘Salvatore Mercurio’, che si trovava in acque internazionali a nord di Bengasi assieme al ‘Luigi Primo’.

I colpi non hanno provocato danni alle imbarcazioni né feriti. In zona è intervenuta la fregata Grecale della Marina Militare che ha invitato la motovedetta ad allontanarsi, mentre un team sanitario e uomini del del San Marco sono saliti a bordo dei pescherecci per garantire la sicurezza. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini è stato costantemente informato della situazione.

L’episodio, spiega la Marina, si è verificato nella sera di ieri: i due pescherecci, entrambi iscritti al compartimento marittimo di Catania, sono stati avvicinati da una motovedetta libica perché avrebbero violato le zone di pesca del paese nordafricano. Secondo il racconto di chi era a bordo del ‘Salvatore Mercurio’ i libici avrebbero anche sparato una serie di colpi di avvertimento, senza però provocare danni. Da bordo dei pescherecci, che si trovavano in acque internazionali a nord di Bengasi, è partita la richiesta d’intervento, ricevuta da nave Grecale della Marina che è impegnata in una serie di attività operative nell’area centromeridionale del Mediterraneo.
Mentre si dirigeva nel punto dove si trovavano i pescherecci, dalla fregata hanno contattato via radio la motovedetta libica comunicando che i pescherecci si trovavano fuori dai limiti della Zona di protezione della pesca (Zpp) dichiarata dalla Libia e dunque invitandola a desistere dall’azione in corso. Quando ha raggiunto i due pescherecci, da nave Grecale sono saliti a bordo un team sanitario, per accertare le condizioni dei marinari, e uno della Brigata Marina San Marco per garantire la cornice di sicurezza. La motovedetta libica nel frattempo si era allontanata dall’area.
I due motopesca, si trovavano nel Canale di Sicilia, dove attualmente si pratica anche la pesca di tonni e pesce spada. (Ansa)