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Sono due gli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Squadra Mobile di Caltanissetta su una raffica di furti d’automobili commessi nelle province di Caltanissetta e Agrigento. Si tratta di G S, sono le iniziali del nome, 34 anni, di Canicattì, già ristretto in carcere, al quale sono contestati tre furti, la ricettazione di un veicolo, e più cessioni di sostanze stupefacenti. E poi un altro di Racalmuto, di 35 anni, al quale è stato imposto l’obbligo di dimora nel Comune di residenza e di presentazione alla Polizia giudiziaria 5 volte alla settimana. Al racalmutese è contestato solo uno dei furti di auto.

Dal giugno del ’93: Messina Denaro latitante da 29 anni. La lettera alla fidanzata dell’epoca prima della fuga. Il brindisi con gli amici il giorno della strage di Capaci. E altro.

E’ il compleanno di Matteo Messina Denaro. Non dell’età, ma della latitanza, dal giugno del 1993. Sono 29 anni. Di lui non vi sono foto segnaletiche né impronte digitali. Se le forze dell’ordine lo incontrassero sarebbe riconosciuto solo tramite l’esame del Dna. E’ conosciuto anche come “U siccu”, o Diabolik, come il suo fumetto preferito. E come Diabolik anche lui avrebbe voluto montati due mitra sul frontale della sua Alfa Romeo 164. Lui scappa da quando a suo carico un giudice palermitano ha spiccato l’ordine di arresto numero 267 del 2 giugno del ‘93, per 4 omicidi. Tre giorni dopo ha scritto una lettera alla sua fidanzata dell’epoca, per annunciarle la sua fuga: “Non so se hai capito che nell’operazione di ieri da parte dei Carabinieri c’è anche un mandato di cattura nei miei confronti… Qualunque cosa abbiano messo è soltanto una grande infamia, perché sono innocente… E’ iniziato il mio calvario, e a 31 anni, e con la coscienza pulita, non è giusto né moralmente né umanamente… Spero tanto che Dio mi aiuti… Non voglio neanche pensare di coinvolgerti in questo labirinto da cui non so come uscirò… Vuol dire che il nostro destino era questo. Spero tanto, veramente di cuore, che almeno tu nella vita possa avere fortuna, la meriti, sei una brava ragazza. Non pensare più a me, non ne vale la pena… Con il cuore a pezzi. Un abbraccio, Matteo”. Da latitante è riuscito ad avere due figli: una ragazza di cui si conosce anche la madre, e un maschio, Francesco, come il nonno paterno don Ciccio Messina Denaro. Dell’esistenza di Francesco, nato tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, le uniche certezze emergono nelle intercettazioni dei familiari del boss, che ne parlano più di una volta: il padre, Matteo, si sarebbe pure arrabbiato e avrebbe preteso la prova del Dna. Totò Riina, nei dialoghi registrati in carcere con il compagno dell’ora d’aria, ha accusato Messina Denaro, il suo “figlioccio”, di avere abbandonato la causa di Cosa Nostra per occuparsi dei propri affari. Le parole di Riina: “Non ha fatto niente… io penso che se n’è andato all’estero”. Giuseppe Tilotta, sospettato di mafiosità, nell’agosto del 2015 si sfoga così: “Ma anche questo, che minchia fa? Cioè, arrestano i tuoi fratelli, le tue sorelle, i tuoi cognati e tu non ti muovi? Ma fai bordello! Io sono del parere che questo qualche giorno, a meno che non lo abbia già fatto, si ritira… e gli altri vanno a fare cose a nome suo quando lui oramai non c’è più qua…”. Matteo Messina Denaro si vanta che da solo ha riempito un intero cimitero per i suoi morti ammazzati, comprese le stragi mafiose del 1993 di Roma, Milano e Firenze. E ancora oggi sarebbe onorato e rispettato come un “Dio” da tutta la consorteria. Nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Golem”, un indagato intercettato conversa al telefono e rivela: “Sono pronto a lasciare moglie e figli pur di onorare e aiutare il boss latitante”. La sua Castelvetrano è stata assediata a ferro e fuoco. Negli ultimi 10 anni sono stati arrestati oltre 200 tra familiari, parenti di primo e secondo grado, fiancheggiatori e amici del boss. Di lui nessuna traccia, nonostante le dichiarazioni del defunto cugino, Lorenzo Cimarosa, e dei suoi ex fedelissimi poi collaboratori di giustizia, come Andrea Mangiaracina o Vincenzo Sinacori. Ecco un particolare tra i tanti raccontati: a Castelvetrano Matteo Messina Denaro e gli amici suoi festeggiano la morte di Giovanni Falcone in un bar il 23 maggio del ’92. Gli amici suoi brindano e poi spaccano il bicchiere a terra, come secondo usanza. Lui no. Matteo si rivolge al proprietario del bar: “Posso rompere il bicchiere?”. E il barista risponde sì. E lui lo spacca, quasi a volere insegnare l’educazione agli altri. Poi, conclusa la festa, Matteo si rivolge ancora al barista: “Ecco 400mila lire. Sono per il disturbo”. E poi, centinaia di trapiantati di rene non ne sono a conoscenza ma le loro cartelle sanitarie sono state rivoltate alla ricerca di Messina Denaro che, forse, si sarebbe sottoposto al trapianto sotto falso nome o all’estero. Dal 2017 una parte del sistema informatico del Centro nazionale trapianti è stato controllato da un reparto dei servizi di sicurezza. Anche a caccia delle ricette dei costosissimi farmaci antirigetto necessari nei casi di trapianto.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La compagnia aerea ha finalmente ottenuto dagli enti preposti l’autorizzazione a effettuare i voli da e per Lampedusa e Pantelleria per l’estate 2022. Le prenotazioni dei voli Dat fra gli aeroporti della Sicilia, e quelli delle due isole, una agrigentina, l’altra trapanese, riprenderanno a partire dall’1  luglio. A breve nei sistemi di prenotazione e sul sito della Compagnia saranno visibili e prenotabili i voli dal 1° luglio al 30 novembre. Le frequenze e gli orari saranno gli stessi delle estati passate mentre le tariffe sono state adeguate all’attuale incremento del costo del carburante. Sul sito i voli appaiono già prenotabili dalla tarda mattinata di oggi, l’incremento di prezzo è di circa due euro.

 

La scadenza per i Comuni era fissata al 28 febbraio 2022. L’avviso era del dicembre 2021. Sul sito del Ministero dell’Istruzione ora sono stati resi pubblici gli elenchi dei Comuni ammessi per l’avviso PNRR relativo alle mense scolastiche. Obiettivo ministeriale: aumentare la disponibilità di mense scolastiche, anche per facilitare il tempo pieno nelle scuole del primo ciclo.

“Basta scorrere la graduatoria dei comuni siciliani – dice il consigliere comunale di Agrigento, Lillo Firetto – e vediamo che per la provincia di Agrigento ci sono altri Comuni ma non Agrigento. Alcuni Comuni sono ammessi con riserva e riceveranno nei prossimi giorni richiesta di chiarimenti da parte del Ministero. Ma Agrigento proprio non c’è. Purtroppo l’amministrazione comunale di Agrigento ha perso un’altra opportunità per garantire servizi alle famiglie e potenziare la didattica”.

La denuncia era partita da parte di un dipendente della Provincia regionale, Ignazio Gennaro il quale sosteneva che i vertici politico-amministrativi dell’Ente avessero commesso un abuso nominando i componenti del nucleo di valutazione senza i necessari requisiti richiesti dal bando. Gennaro aveva anche ampliato la denuncia: a sua detta, a seguito delle denunce, sarebbe stato vittima di mobbing e sottoposto ad un procedimento disciplinare non legittimo.

Ebbene, il giudice per le indagini preliminari Michaela Raimondo ha archiviato il tutto che vedeva coinvolti l’ex Commissario del Libero Consorzio Giuseppe Marino e l’ex segretario generale Giuseppe Vella con la seguente motivazione: “La violazione regolamentare, ammesso che vi sia stata, non è più prevista dalla legge come reato di abuso di ufficio e i maltrattamenti, che presuppongono una condotta “abituale”, non “si ritiene siano stati realizzati”.

Già lo stesso pubblico ministero Cecilia Baravelli aveva chiesto l’archiviazione e Gennaro si era opposto.

Oggi la conclusione definitiva della vicenda.

 

 

2.081 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 15.950 tamponi processati in Sicilia. Il tasso di positività scende al 13%, ieri era al 15,1%. La Sicilia è al quarto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 60.929 con un decremento di 54 casi. I guariti sono 2.679 mentre le vittime sono 21 e portano il totale dei decessi a 11.020. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 550, in terapia intensiva sono 25.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 759, Catania 674, Messina 309, Siracusa 264, Trapani 145, Ragusa 174, Caltanissetta 102, Agrigento 151, Enna 68.

La notizia dell’arresto del candidato di Forza Italia Pietro Polizzi ha certamente sconvolto l’altra candidata Adelaide Mazzarino. I due candidati appaiono entrambi nel fac simile delle votazioni. Insomma era la coppia uomo donna.

Tale circostanza, ma non solo questa, ovviamente, ha spinto Adelaide Mazzarino ha ritirare la propria candidatura alla corsa del Consiglio comunale di Palermo. La Mazzarino ha evidenziato la sua decisione in una nota che recita testualmente: “Queste cose non mi appartengono neppure lontanamente e mettono un macigno sopra la mia passione. Sono talmente sconcertata per la notizia appresa da non avere più la voglia di proseguire, anche perché, riprendendo le parole del coordinatore Gianfranco Miccichè, mai accetterei voti del genere. La mia campagna elettorale finisce qui. Mi spiace solo non potere dare il mio solito contributo al partito nel quale ho sempre creduto con tutta me stessa”.

Pietro Polizzi, l’ex consigliere provinciale dell’Udc e candidato alle prossime amministrative di Palermo con Forza Italia, arrestato oggi con l’accusa di scambio politico elettorale politico mafioso, aveva già tentato nel 2017 di essere eletto al consiglio comunale, In quell’occasione si era presentato nella lista “Uniti per Palermo, sindaco Orlando”, a sostegno dell’attuale sindaco uscente Leoluca Orlando, che raggruppava esponeti del Pd e dell’area centrista poi confluiti alla Regione nel movimento Sicilia Futura.

Polizzi Pietro, “detto Piero, detto Li Muli” riporto 617 voti senza riuscire ad essere eletto.

(ANSA).

Ancora agenti di Polizia penitenziaria presi di mira al carcere di Agrigento, ancora atti di violenza non più giustificabili. Un agente, e un ispettore della polizia Penitenziaria sono stati feriti con una lametta da un detenuto, all’interno del carcere di contrada “Petrusa”, ad Agrigento. A quanto pare si rifiutava di essere trasferito in un’altra struttura, e fuori di sé ha aggredito i due uomini in divisa. A rendere noto il grave episodio la Uilpa polizia penitenziaria Sicilia. Tutto sarebbe successo in pochi attimi. Il detenuto ha preso la lametta, che l’aveva nascosta in bocca, e s’è scagliato contro il personale della Penitenziaria. “Mentre la politica pensa alle stanze dell’amore per i detenuti, nelle carceri ancora una volta la fortuna, unita alla grande professionalità degli operatori, ha evitato una tragedia”, scrive il sindacato.

“Gli arresti delle ultime ore sono una bomba a ridosso delle urne e non possono non turbare le coscienze dei palermitani a qualche giorno dal voto che può decidere le sorti di Palermo e del loro futuro per i prossimi anni. Premesso che tutti devono essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio, fatti del genere devono però indurre nei cittadini profondissime riflessioni per evitargli di fare scelte sbagliate che rischiano di farci ripiombare in un nano secondo nella Sicilia di 30 anni fa”.

Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars Nuccio Di Paola a commento dell’arresto del candidato di Forza Italia Polizzi e del boss Sansone.

“Tentare di vincere le elezioni è un fatto lecito e perfino dovuto – continua Di Paola – farlo senza passare ai raggi x dal punto di vista etico chi ci si mette accanto non lo è affatto. Il M5S, nato anche per combattere la mafia e i comportamenti opachi nella gestione della cosa pubblica, è sempre stato severissimo nella scelta dei candidati, sarebbe auspicabile che lo fossero anche le altre forze politiche. Gli interessi economici in campo in questo periodo, per via degli innumerevoli fondi che stanno arrivando al Sud e alla Sicilia, sono enormi e non possiamo assolutamente permettere queste risorse vengano gestite da mani sbagliate”.