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Contrabbando di sigarette tra Palermo e Napoli. Sono 14 le misure cautelari eseguite dalla Guardia di Finanza di Palermo: 3 arresti in carcere, 8 ai domiciliari, e ad altri 3 indagati è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le Fiamme Gialle hanno anche sequestrato beni per oltre 2 milioni e mezzo di euro nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Palermo, cosiddetta Duty free 2. Agli indagati si contestano i reati di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette. La banda avrebbe gestito i “banchetti di vendita” nelle zone di Oreto-Stazione, Settecannoli, Borgo Vecchio, Brancaccio, Ballarò, Sperone e dello Zen. L’organizzazione sarebbe stata gerarchicamente strutturata e radicata a Brancaccio. Le persone in carcere sono due palermitani, il capo del gruppo e il suo vice, e un napoletano fornitore delle sigarette e punto di contatto con i broker stranieri.

Un trentenne, originario della Romania, residente a Favara, alla guida della sua auto, è andato a sbattere contro un muretto, per poi il mezzo ribaltarsi. Il giovane è rimasto lievemente ferito. L’incidente stradale si è verificato la notte scorsa, in via Enrico Berlinguer, a Favara.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Tenenza di Favara, e del nucleo Radiomobile della Compagnia di Agrigento che hanno sottoposto all’alcoltest l’automobilista, risultato con un tasso alcolico ben al di sopra del limito consentito. E’ stato denunciato, in stato libertà, alla Procura della Repubblica, per guida in stato di ebbrezza.

Innanzi al Tribunale di Agrigento è iniziato il processo, per violenza sessuale aggravata a danno di una bambina di 9 anni, a carico di un pensionato di 70 anni di Montallegro, già arrestato dai Carabinieri. Lei, in occasione dell’incidente probatorio, ha confermato le accuse e ha raccontato: “Lui mi regalato alcuni bracciali, delle caramelle, 5 euro, e poi mi ha toccata baciandomi anche sulla bocca”. E’ successo due volte”. La sorella della bambina, ascoltata anche lei, ha reso la stessa versione. Entrambe sono assistite dagli avvocati Fabio Inglima Modica e Floriana Salamone. L’imputato è invece difeso dall’avvocato Giuseppe Lo Gioco. E’ stata la madre, insospettitasi dell’atteggiamento della figlia, a presentare denuncia ai Carabinieri. Prossima udienza il 4 luglio con l’ascolto dei primi testimoni.

Un brigadiere dei Carabinieri: “Sono stato io a indicare Salvatore Biondino come l’autista di Riina prima della cattura”. Dettagli e punti interrogativi.

Il brigadiere dei Carabinieri, Walter Giustini, oggi in pensione, ha dichiarato che nei primi mesi del 1992, prima delle stragi, ha saputo dal collaboratore di giustizia, Alberto Lo Cicero, che Salvatore Biondino era l’autista di Totò Riina. E di avere anche relazionato su ciò. E infatti il 15 gennaio del ’93 Riina fu arrestato in automobile insieme a Biondino diretto a casa di Biondino in via Tranchina per partecipare a una riunione della Cupola di Cosa Nostra. Il pentito Balduccio Di Maggio indicò come autista di Riina tale “Salvatore Biondolillo”.

Il brigadiere Giustini è intervenuto al “Fatto Quotidiano” dopo che in un articolo le sue dichiarazioni sull’identificazione dell’autista di Riina, Salvatore Biondino, sono state accostate alle motivazioni della sentenza sulla mancata perquisizione del covo di Riina in via Bernini, che ha assolto il generale Mario Mori e il capitano, poi colonnello, “Ultimo”, colui che arrestò materialmente Riina sulla circonvallazione di Palermo. E Giustini riferisce al giornale: “Sono stato io nel gennaio 1993 a dire che l’autista di Riina si chiamava Biondino e non Biondolillo, come indicato dal pentito Di Maggio, proprio perché Lo Cicero me lo aveva indicato come autista di Riina mesi prima. Io ho dato al mio comandante, Marco Minicucci, la fotografia di Biondino.

L’11 gennaio ’93, quindi 4 giorni prima dell’arresto di Riina, Minicucci portò la foto di Biondino a Di Maggio, e Di Maggio disse: ‘E’ iddu!’. Ho fornito io a Minicucci la scheda con l’indirizzo di Biondino, in via Tranchina”. E a dimostrazione di avere avuto un ruolo nella cattura di Riina, il brigadiere Giustini ha mostrato un “apprezzamento” del 23 giugno ‘93, firmato dal comandante regionale dell’Arma, Giorgio Cancellieri, e ha dichiarato di avere ricevuto un premio da 1 milione e mezzo di lire. Minicucci a processo ha dichiarato: “Di Maggio parlò di questo ‘Biondolillo’ che era vicino a Riina e addirittura gli poteva fare da autista. Noi facemmo degli accertamenti e non individuammo nessuno: Di Maggio non riconobbe nessuno dei ‘Biondolillo’ che gli mostrammo con foto. Venne in mente a personale da me dipendente di mostrare una fotografia di tale Biondino Salvatore che veniva fuori dalle dichiarazioni del collaboratore Lo Cicero. La mostrammo a Di Maggio e lui riconobbe Biondino come il suo ‘Biondolillo’. Ad avere l’intuizione fu il brigadiere Giustini che disse: ‘vogliamo provare…’ Aggiungo che Di Maggio non fornì l’indirizzo di Biondino”.

Ebbene, insorgono degli interrogativi: “Se il 12 gennaio vi fu un sopralluogo con Di Maggio davanti a casa di Biondino, ed il 15 gennaio fu il giorno dell’arresto di Riina, cosa fu fatto sul piano investigativo nei tre giorni dal 12 al 15? Furono fatti pedinamenti di Biondino? Fu messo sotto intercettazione quel soggetto che, in quel momento preciso, era stato indicato come l’autista del Capo dei capi? Perché non fu messa sotto osservazione l’abitazione di Biondino? E’ un fatto raccontato dai collaboratori di giustizia che il 15 gennaio mattina, proprio a casa di Biondino, in via Tranchina, si doveva tenere un summit assieme a tutta la Cupola. Ovviamente alla notizia dell’arresto di Riina tutti si dileguarono, e quando i Carabinieri si recarono nella casa di Biondino non c’era più nessuno. Ancora una volta tornano le domande. Perché non fu dato peso a quelle indicazioni che riguardavano l’autista di Riina? Biondino godeva di qualche protezione alta? Salvatore Cancemi, capo del mandamento di Porta Nuova e poi collaboratore, lo aveva già descritto come un personaggio importantissimo che aveva contatti a tutti i livelli, comprese le istituzioni e i servizi segreti: un uomo di strategia, e nello stesso tempo feroce assassino”.

Un altro collaboratore di giustizia, Francesco Onorato, ha raccontato un particolare legato all’omicidio del giovane poliziotto Emanuele Piazza. Lui, Piazza, collaborava in maniera riservata con i servizi segreti alla ricerca dei latitanti. Forse un po’ ingenuo, o forse solo amante del rischio, Emanuele Piazza era riuscito a stringere una buona relazione di conoscenza con Onorato. I due infatti condividevano la passione per la boxe e spesso si fermavano a fare due chiacchiere. In una di queste occasioni passava per caso da quelle parti Salvatore Biondino che li vide. Più tardi Biondino fece chiamare Onorato e gli disse: ‘Ma che fai? Ti abbracci con gli sbirri?’. Come facesse Biondino a conoscere il lavoro super riservato di Emanuele Piazza resta un mistero”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A Lampedusa, in un locale della movida, si è scatenata una lite tra sei persone, compresa una donna. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della locale stazione. Sono stati denunciati a piede libero alla Procura di Agrigento per rissa. Si tratta di due ristoratori di Lampedusa, di 43 e 40 anni, un cuoco di 55 anni, anche lui lampedusano, due palermitani residenti a Cinisi, un pensionato di 73 anni, un tecnico ortopedico di 45 anni, e una 18enne disoccupata. Ignota è la causa dell’azzuffata. Nessun ferito.

Agrigento e la Valle dei Templi in festa per i 208 anni della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Dopo due anni di pandemia, i festeggiamenti sono tornati all’aperto, in un luogo pubblico, alla presenza delle autorità civili, militari, istituzionali e religiose, e soprattutto con la partecipazione della cittadinanza. La ricorrenza è stata commemorata con il tradizionale schieramento dei militari, in rappresentanza di tutti i reparti dell’Arma della nostra provincia. A fare gli onori di casa il comandante provinciale dei Carabinieri di Agrigento, Vittorio Stingo. Protagonisti in assoluto i ragazzi delle scuole. Gli studenti durante la cerimonia hanno messo in atto delle vere e proprie rappresentazioni di sei eventi, tra i più salienti, degli ultimi dodici mesi, raccontati non dai carabinieri, quanto dagli studenti, che hanno raccontato i carabinieri. Ragazzi di sei licei, uno dei quali, si è dedicato alla componente musicale: “Politi” di Agrigento, “Ugo Foscolo” di Canicattì, “Saetta e Livatino” di Ravanusa, “Enrico Fermi” di Licata, e il liceo classico, e musicale “Empedocle” di Agrigento.

Nel corso della cerimonia per l’anniversario dei 208 anni di fondazione dell’Arma, sono stati consegnati riconoscimenti, e ricompense ai carabinieri, che si sono distinti in servizio, e non solo. Ecco i premiati. Tenenza di Favara: Gerlando Montana e Domenico Accardo; Stazione di Agrigento: Nicholas Mencio, Giuseppe Prinzivalli, Rosario Russo, e Mario Miraglia; Compagnia di Agrigento, e Stazione di Realmonte: Marco La Rovere, Antonio Ditto, Francesco Scimè; Compagnia di Cammarata: Diego Pizzuto, Luigi Bonanno, e Pierluigi Umbaldo; Compagnia di Licata: Carmelo Caccetta, Gianfranco Antonuccio, Giacomo Piacenti, Giuseppe Mele, Giacomo Sica, Giovanni Musetti e Denis Gabrieli; Compagnia di Licata: Augusto Petrocchi, Salvatore Turtorici e Daniele Martinez; altri riconoscimenti alla Compagnia di Licata: Ilario Scali, Stefano D’Elia, Angelo Stimolo, Giuseppe Bennici, Giuseppe Licata, Giuseppe Azzolino, Nunzio Lavore, Alessandro Gaetano Martino, e Angelo Conte.

Tolleranza zero. In una sola giornata, quella di domenica, a San Leone, gli agenti della Polizia Locale di Agrigento hanno elevato 165 contravvenzioni, per varie infrazioni al Codice della strada.

“Siamo riusciti ad aumentare il budget delle ore, da 28 a 34, per 22 agenti di Polizia Municipale – spiega l’assessore Francesco Picarella -. L’aumento delle ore porterà a maggiori controlli sul territorio, settimanalmente daremo notizia ai cittadini delle attività che riguarderanno le infrazioni del Codice della strada, i reati ambientali e la tassa di stazionamento”.

“Durante l’audizione presso laCommissione speciale di indagine e di studio per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi, presieduta dall’On. Carmelo Pullara, concernente la disabilità e l’inclusione scolastica dei bambini disabili gravi e gravissimi, ho urlato tutto il mio “sdegno” la vergogna, nell’ascoltare gli interventi con “ nonchalance” di chi dovrebbe garantire i servizi”.

Lo dichiara Aldo Mucci, del sindacato SGB che continua: “Gli atteggiamenti ironici e indifferenti, quasi scocciati di chi rappresenta i cittadini, di chi rappresenta le istituzioni regionali, di chi rappresenta la Famiglia, la  Fragilità  la Povertà in questa terra di Sicilia. In quella audizione è apparsa la “maschera” dell’indifferenza, quella più disastrosa delle mancanze umane. In quella audizione, di fronte ad un riscontro, documentale, tutti hanno fatto gli “gnorri”. Il comune di Trapani non ha ricevuto nessuna richiesta, l’assessorato alla “Famiglia  Fragilità  Povertà “non sa nulla, il Libero Consorzio ritiene il servizio nella normalità. Ci troviamo di fronte ad un vergognoso buco istituzionale e si continua a nascondersi dietro un dito. Cose da pazzi avrebbe detto Cetto la qualunque. Le mamme dei bambini disabili gravi e gravissimi non ci stanno, ed hanno deciso di presenziare ad ogni comizio elettorale, per urlare la loro rabbia, la loro disperazione, verso tutti quei politici che sono stati distratti e indifferenti alla grave problematica della disabilità, verso tutti quei politici che hanno girato l’angolo, evitando di incontrarli durante le manifestazioni, ma pronti a distribuire promesse da campagna elettorale. Naturalmente saremo con loro” – conclude Aldo Mucci.

“Il reddito di cittadinanza ‘è una conquista civile certamente da migliorare e da difendere’, che ‘ha contribuito alla tenuta sociale, soprattutto in una delle fasi più complicate della nostra storia recente’. Parola di Roberto Lagalla, candidato a sindaco di Palermo di quel centrodestra, che, con Giorgia Meloni in testa, vuole abolire questa misura di civiltà introdotta dal Movimento 5 Stelle che nel capoluogo siciliano sta aiutando concretamente 67.200 famiglie per un totale di circa 178.500 persone. È evidente che chi vive nel Palazzo non ha idea di che cosa accade ogni giorno sui territori. La propaganda è una cosa, la vita reale un’altra”. Lo afferma in una nota Davide Aiello, deputato palermitano del M5S componente della commissione Lavoro.