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Non essendo emersi elementi probatori tali da consentire e giustificare la conclusione delle indagini preliminari e notificare agli indagati il relativo avviso di conclusione, la Procura di Agrigento, tramite il sostituto Federica La Chioma, ha chiesto al Tribunale la proroga di altri 6 mesi, dopo i primi 6 trascorsi, per cinque ipotesi di bancarotta fraudolenta documentale e distrattiva a carico di 9 tra dirigenti, funzionari, consulenti e tecnici dell’ex Girgenti Acque, tra Marco Campione, Pietro Arnone, Calogero Patti, Piero Angelo Cutaia, Gian Domenico Ponzo, Francesco Barrovecchio, Calogero Sala, Igino Della Volpe, e Giancarlo Rosato.

Sono diversi gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Palermo e notificati, non solo a indagati agrigentini, dai Carabinieri della Compagnia di Partinico che martedì scorso hanno acquisito documenti e supporti informatici al Municipio di Agrigento, nell’ufficio del dirigente del Distretto socio – sanitario D1, di cui Agrigento è capofila. Trapela, senza conferme ufficiali, che l’ipotesi di reato per la quale si procede è corruzione, e che l’inchiesta è stata avviata a seguito della denuncia di un’impresa che si ritiene danneggiata nell’ambito dell’espletamento di una gara d’appalto.

Nel frattempo, come già pubblicato, il sindaco Franco Miccichè ha ruotato gli incarichi dirigenziali. Antonio Insalaco, Affari generali e Affari legali e ad interim Servizi alla persona. Gaetano Di Giovanni, Patrimonio e Tributi. Giovanni Mantione, Servizi finanziari e ad interim Polizia locale. Gaetano Greco, Territorio e Sanità. Alberto Avenia, Lavori pubblici.

Proseguono le indagini conoscitive nella voragine, che interessa entrambe le carreggiate della strada, venutasi a creare in Viale Sicilia a Fontanelle, interdetta al traffico veicolare da alcuni giorni.

Gli scavi conoscitivi effettuati fino ad oggi hanno permesso di accertare che nel tratto interessato dallo “scavernamento” del manto stradale vi è la presenza di una serie di connessioni di tubazioni per le acque bianche e fognarie.

«Dall’apertura del manto stradale è possibile percepire anche lo scorrere di acqua. Adesso occorrerà accertare la natura di questo liquido. Abbiamo già predisposto con Aica – spiega l’assessore ai lavori pubblici Gerlando Principato – di intervenire per riattivare le connessioni accertando la provenienza di queste acque, adesso occorrerà comprendere la derivazione della perdita e procedere con la sua riparazione».

A Realmonte i Carabinieri hanno denunciato alla Procura di Agrigento, a piede libero, un uomo di 46 anni e una sua conoscente, una casalinga di 42 anni, per le ipotesi di reato di maltrattamenti e lesioni personali. I due avrebbe più volte picchiato a schiaffi e pugni, e insultata e offesa, la moglie di lui, una casalinga di 49 anni, costretta spesso a ricorrere al pronto soccorso dell’ospedale di Agrigento. Lei, esasperata, li ha denunciati ai Carabinieri. E’ stato subito attivato l’iter del cosiddetto “codice rosso” a tutela della donna.

La figlia di Totò Cuffaro, Ida, ha superato gli esami scritti di magistratura. Dei 3.797 candidati che si sono presentati l’estate scorsa per sostenere le prove scritte, sono stati ammessi all’orale solo in 220 su 310 posti disponibili. E Cuffaro commenta: “Io sono molto orgoglioso della scelta di mia figlia, perché testimonia la grande e ostinata fiducia che mia figlia ha nella giustizia, d’altronde come la mia. E ritengo che la scelta di Ida sia la sconfitta della mia sconfitta. Io condivido pienamente la scelta di mia figlia di volere fare il magistrato perché è la cosa più bella che potesse fare, una scelta di legalità. Io so che lei non vorrebbe che io ne parlassi, non ama stare al centro dell’attenzione”.

A fronte delle polemiche ricorrenti, Totò Cuffaro precisa: “Non sono stato condannato per collusioni con la mafia. Bisogna ristabilire la verità storica e processuale”.

Divampano le polemiche intorno al rinnovato impegno in politica dell’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro. Il commissario regionale della Democrazia Cristiana Nuova, da lui fondata, ha più volte replicato: “Non sono candidato, non sono candidabile, e anche se fossi candidabile non mi candiderei. Credo negli ideali democratici e cristiani, e li professo tramite una formazione politica. Ne ho il diritto. Non sono interdetto dal pensiero. Ho pagato, e caramente, il mio conto con la Giustizia”. Adesso Totò Cuffaro ritiene opportune alcune precisazioni. Lui è stato condannato per favoreggiamento aggravato alla mafia, ma non – come tanti ribattono – per collusioni con la mafia. E afferma: “Non sono mai stato ritenuto colluso con la mafia dalla sentenza che ho subito. I processi celebrati sono stati due. In tutti e tre gradi di giudizio relativi al processo per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa è stato escluso che sia stato legato da un rapporto collusivo con la mafia perché i giudici hanno ritenuto inesistente il patto di natura politico-mafiosa o di scambio elettorale con l’organizzazione mafiosa di cui ero stato infondatamente accusato”.

E poi Totò Cuffaro rimarca con determinazione: “Bisogna ristabilire la verità storica e processuale della vicenda giudiziaria, dopo l’inaccettabile e crescente disinfomazione non più tollerabile delle cronache di questi giorni. La sentenza, col sigillo della Corte di Cassazione, dovrebbe indurre ‘i detrattori’ a porre fine all’insopportabile travisamento della realtà a cui abbiamo assistito ormai da settimane, perché non corrisponde al vero nè alla realtà processuale che sia stato ritenuto in rapporto organico con la mafia. La condanna definitiva, e la pena che ho scontato a Rebibbia, sono legate al solo favoreggiamento personale che mi è stato contestato nei confronti dell’amico Mimmo Miceli, e soltanto indirettamente nei confronti di Giuseppe Guttadauro, che si relazionava con Miceli. La mia responsabilità per tale singolo fatto sarebbe, sotto il profilo del dolo eventuale, quella che avrei avvertito Miceli dell’esistenza di indagini nei suoi confronti, e Miceli lo avrebbe poi riferito a Guttadauro in ragione delle loro frequentazioni. E poichè Guttadauro all’epoca dei fatti era ritenuto un soggetto compromesso col sistema mafioso, il favoreggiamento imputatomi avrebbe assunto una forma ‘aggravata’ proprio per tale ragione, perchè si è ritenuto che ne sarebbe rimasta avvantaggiata anche l’organizzazione mafiosa. Ma un fatto del tutto episodico, così come ricostruito, con questa peculiare caratterizzazione, non può autorizzare alcuno a ritenere che da esso siano emersi gli elementi di una mia collusione con la mafia perché non ho mai avuto alcun contatto né con Guttadauro nè con nessun altro esponente dell’organizzazione mafiosa. Tra l’altro, l’impostazione accusatoria che ha generato la mia condanna non aveva convinto unitamente tutti i giudici che si sono occupati del processo, tanto che il Tribunale, in primo grado, non aveva ritenuto aggravato il favoreggiamento, così come invece avvenuto poi in Cassazione da parte del procuratore generale che, invero, aveva chiesto l’annullamento della sentenza di condanna”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

A Realmonte, al Municipio, nell’aula consiliare, si è svolta la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria al Colonnello Vittorio Stingo, comandante provinciale dei Carabinieri di Agrigento, al Maggiore Marco La Rovere, comandante della compagnia dei Carabinieri di Agrigento, ed al Luogotenente Antonio Ditto, comandante della Stazione dei Carabinieri di Realmonte. Il sindaco di Realmonte, Sabrina Lattuca, spiega: “L’attribuzione di queste cittadinanze onorarie esprime la riconoscenza di tutti i cittadini di Realmonte per il prezioso e fattivo contributo manifestato in occasione dell’atto vandalico dell’imbrattamento con vernice rossa della marna bianca a Scala dei Turchi lo scorso 8 gennaio. Il solerte impegno dei militari dell’Arma ha in tempo record chiuso l’attività investigativa, con il fermo dell’autore dello scempio. Inoltre, sono stati consegnati riconoscimenti agli uomini e donne del Servizio civile e ai giovani volontari che, con gli Amministratori locali del Comune di Realmonte, hanno subito ripulito la marna, restituendo al sito della Scala dei Turchi, di interesse comunitario, la bellezza di sempre”.

Al palazzo di Giustizia di Agrigento, il pubblico ministero, Paola Vetro, a conclusione della requisitoria, ha chiesto alla sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, la condanna di 4 imputati di Favara nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “New generation”, per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, furti e una rapina, fra l’agosto del 2011 e gennaio del 2012. Proposti 8 anni di reclusione per Giuseppe Bosco, 29 anni, poi 7 anni per Giovanni Nicotra, 33 anni, poi 5 anni per Antonio Perricone, 29 anni, e 4 anni per Salvatore Bruccoleri, 31 anni.

A Lampedusa una mano ignota ha squarciato tutte e quattro le ruote dell’automobile di Attilio Lucia, responsabile della Lega a Lampedusa, candidato al consiglio comunale di Lampedusa, nella lista “L’alternativa c’è” a sostegno del candidato a sindaco, Filippo Mannino, in occasione delle elezioni Amministrative del 12 giugno. E’ stata sporta denuncia ai Carabinieri. Attilio Lucia ha commentato: “E’ un episodio increscioso, legato con tutta probabilità alla mia candidatura al Consiglio comunale, perché mai prima d’ora, nonostante il mio impegno politico attivo degli ultimi anni a sostegno dell’isola, mi era mai successa una cosa del genere”.