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La superba scalinata della Chiesa Madre di Palma di Montechiaro, farà da cornice questa sera, alle 21, al Premio Gattopardo D’Oro.
Ospiti della serata, all’insegna del cinema e della televisione, Nino Frassica, Cesare Bocci, Francesco Benigno e Miriam Rizzo.
La manifestazione, patrocinata dal Comune di Palma di Montechiaro, dall’istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa e dal Distretto Turistico Valle dei Templi, ha l’obiettivo di contribuire alla promozione della settimana arte e, allo stesso tempo, unire il gusto per la passione cinematografica, alla storia della città dei Tomasi di Lampedusa, fonte d’ispirazione del film Il Gattopardo di Luchino Visconti, come sottolinea il Sindaco Stefano Castellino: “Palma di Montechiaro è una Città da amare e servire senza mai risparmiarsi, per donarle un futuro glorioso degno della sua antica storia”.
Così la presidente dell’Istituzione Letizia Pace: “A Palma di Montechiaro, città del Gattopardo, l’Istituzione Giuseppe Tomasi di Lampedusa, grazie al mio impegno e con il sostegno del CDA e del sindaco Stefano Castellino, intende promuovere una serie di attività culturali per una crescita comunitaria che poggia le fondamenta del proprio sviluppo sul patrimonio artistico e culturale. Il premio Gattopardo D’Oro è parte qualificante delle attività dell’Istituzione stessa e nasce per ricordare la figura dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore de “Il Gattopardo”. Solo agendo sulla coscienza morale e civile dei cittadini, aumentando il senso di appartenenza al territorio e al suo patrimonio artistico, si può creare sviluppo”, conclude la presidente Pace.
Infine, il direttore artistico Marco Gallo afferma: “Sono onorato di curare questo evento cercando di dare prestigio e visibilità ad una città che vuole promuoversi sempre di più. Sono artisti di fama nazionale e molto apprezzati dal pubblico, speriamo che possa essere solo l’inizio di un nuovo percorso per questo premio”.
Nel corso della serata, presentata da Angelo Palermo e con le musiche del Trio Trix, verrà consegnato il Premio Gattopardo D’Oro a Nino Frassica, Cesare Bocci, Francesco Benigno e Miriam Rizzo.

Su delega del Tribunale di Agrigento i Carabinieri hanno arrestato un imprenditore agrigentino di 48 anni che, dal 2019 al 2021, si sarebbe reso responsabile di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti a danno della propria compagna.

Quando a casa sua si sono presentati i Carabinieri della stazione del Villaggio Mosè per la notifica del provvedimento e per una perquisizione, l’imprenditore si è scatenato in atti di autolesionismo. Prima i militari dell’arma hanno evitato il peggio intervenendo sull’uomo, poi lo hanno trasferito in ospedale per le cure del caso. Dopo essere stato medicato l’imprenditore è stato trasferito al carcere “Pasquale Di Lorenzo di Agrigento.

 

Dopo l’ennesimo grave incidente stradale lungo la strada statale 123 tra Naro e Campobello di Licata, che la notte di domenica 22 maggio ha provocato la morte di Angelo Scardaci, 19 anni, di Campobello di Licata, il sindaco di Naro, Maria Grazia Brandara, promette l’impegno personale affinchè nella zona sia installato un autovelox permanente a deterrente della velocità. E afferma: “Sono veramente sconvolta all’idea che ancora una volta le nostre strade si siano macchiate di sangue di vittime innocenti a causa dell’ennesimo incidente stradale. Porgo alle famiglie colpite dalla tragedia la mia umana vicinanza e mi impegno ad adoperarmi per la messa in opera di un misuratore elettronico di velocità che possa servire da deterrente all’alta velocità e scongiurare altri simili eventi”.

Anche i bersaglieri in congedo della sezione di Agrigento, intitolata alla Medaglia d’argento al valor militare Gaetano Camizzi, hanno partecipato al raduno nazionale dei fanti piumati svoltosi la scorsa settimana a Cuneo. La delegazione agrigentina, guidata dal presidente ten. bers. Andrea De Castro, ha sfilato domenica mattina con il proprio labaro inquadrata tra i ranghi della regione Sicilia. Dopo la lunga e forzata sosta dovuta agli effetti della pandemia, dunque la sezione agrigentina dell’Associazione Bersaglieri riprende la propria attività con l’ambizione di consolidare ulteriormente la propria presenza nel territorio agrigentino attraverso la realizzazione di un ambizioso programma di iniziative.

di Antonella Sferrazza*

Elezioni e strumentalizzazioni elettorali

All’annuale show dei soliti noti che in questi giorni si esibiranno sui palchi di Palermo – in molti casi gli stessi che non hanno mai mosso un dito per sgretolare il “muro di omertà istituzionale” di cui parla Fiammetta Borsellino costruito intorno alla verità sul periodo delle stragi – quest’anno si aggiunge con vigore un altro squallido fenomeno: la strumentalizzazione politica dei nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Certamente non è un fenomeno del tutto nuovo, ma le ‘vette’ raggiunte in questo periodo di campagna elettorale per le elezioni comunali di Palermo non si erano mai viste e destano amarezza, perché rivelano tanta miseria umana, oltre che politica. C’è, infatti, qualche parte in gioco che tenta di “fare fuori” gli avversari dispensando patenti di mafiosità e antimafiosità. Il vuoto cosmico, a livello politico, non trova altre argomentazioni se non quella di auto-nominarsi erede legittimo del nome di Falcone e Borsellino, mentre gli altri no, per carità, gli altri sarebbero solo una vergogna per questi due eroi siciliani trucidati nel nome di chissà quale trama di real politik terroristica.

La gogna

Va da sé che parliamo della gogna cui viene sottoposto quotidianamente l’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, insieme con Marcello Dell’Utri, entrambi schierati a sostegno della candidatura a Sindaco di Palermo, di Roberto Lagalla. I primi due, secondo i concorrenti, non avrebbero l’autorevolezza antimafiosa  per sostenere una qualsivoglia candidatura. Di conseguenza, anche Lagalla sarebbe uno che non può rappresentare nulla di buono. Anzi, è il male. Che offende la memoria di Falcone e Borsellino. Insomma, misera propaganda da quattro soldi fatta sulla pelle di due siciliani d’oro, offensiva di certo della loro memoria. Parole che i siciliani perbene non dovrebbero consentire (in effetti, pare stiano ottenendo l’effetto contrario). Perché?

Non sempre la verità processuale coincide con la verità in senso stretto 

Una breve premessa. E’ un fatto che Cuffaro sia stato condannato per favoreggiamento alla mafia, come è un fatto che abbia scontato la sua pena. Niente gli impedisce di impegnarsi in politica come sta facendo. E’ una questione morale, dunque? Alcuni la pensano così e non lo voteranno. Altri, come ad esempio, Andrea Piazzaavvocato e fratello di una vittima di mafia (il fratello Emanuele, poliziotto, assassinato nel 1990) pensano invece che la verità processuale non sempre coincida con la verità in senso stretto. Ed eccolo li, con il suo carico pesante di esperienza e dolore, al fianco di Cuffaro. Sicuramente, di casi in cui la verità processuale non era poi del tutto vera ce ne sono tanti. Anche, per restare sul tema delle stragi, nell’ambito dell’infinita inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Scarantino docet.

Nel nostro caso, chi ha ragione? Lo decideranno gli elettori. Lo stesso vale per Marcello Dell’Utri, la cui posizione, a giudizio di chi scrive, è molto più complicata e oscura di quella di Cuffaro, sotto il profilo storico-politico, soprattutto, per il ruolo nazionale e il preciso momento storico in cui compare la sua creatura politica (l’ex senatore di Forza Italia è comunque stato assolto, per restare sul piano del codice penale, dall’accusa di avere svolto un ruolo nella trattativa Stato-mafia).

Ma anche qui,  la parola va agli elettori che scemi non sono.

Tutto sommato, trattasi di considerazioni e giudizi che, se sono accettabili all’interno di un qualsiasi salotto o al tavolo di un bar, diventano insopportabili se buttate con foga nell’agone politico da quegli avversari politici che stanno cercando, con una retorica marcia, di identificare la mafia (pur sapendo, ormai tutti, che dietro le stragi del 1992, c’era ben altro) con i rivali politici e con chi li vota. Indegni candidati, indegni sponsor e  pure chi li sostiene- dicono- perché fanno un torto a Falcone e Borsellino.

I distributori di patenti antimafia 

Ma davvero, loro – i presunti depositari delle verità – hanno l’autorevolezza e la limpidezza d’animo per distribuire patenti antimafia? Non sono, forse, molti di loro,  gli stessi che hanno fatto alleanze con quell’associazione di “prenditori” che rispondeva al nome della Confindustria Sicilia di Antonello Montante? Non sono, forse gli stessi che hanno consentito a questa banda di “prenditori” di colonizzare il Governo regionale di Rosario Crocetta- indagato anche lui-  con la sistematica occupazione di assessorati ed enti economici strategici in termini di risorse? E in quale partito militava Crocetta? Non era forse un esponente del PD? Non è, forse, Antonello Montante, la falsa icona dell’antimafia, la vera essenza del professionista dell’antimafia, per dirla con Sciascia, un condannato per fatti gravissimi? Undici anni per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, amicizie con mafiosi doc, regista, secondo i giudici, di un sistema composto da politici, imprenditori (“prenditori” sarebbe meglio) e servitori dello Stato, basato su corruzione, pressioni, dossieraggi.

Eppure, c’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui ha regnato incontrastato, a Palazzo d’Orléans e dintorni, con il sostegno di chi oggi dispensa patenti di antimafiosità ai rivali politici (per la cronaca, chi scrive, insieme con il collega e direttore di questo sito, Giulio Ambrosetti, in quegli anni ha collezionato nove querele dalla banda dei “prenditori” di Montante, tutte archiviate, tutte ignorate da chi ne celebrava le gesta. Insomma, chi non vedeva era solo chi non voleva…).

Ripensando alle facce raccontate da Nathaniel Hawthorne

Ecco, dunque, che la cosa diventa indigesta. Se qualsiasi valutazione sulla ‘antimafiosità’ dei candidati e di chi li sostiene è lecita da parte di ogni semplice cittadino, oltre che dalle autorità preposte, così come è lecito da parte dei parenti delle vittime delle mafia (e non c’è unanimità, come ci ricordano le parole di Andrea Piazza),  non lo è da parte di chi ha regnato con Crocetta e Montante. Perché questi signori che oggi si auto-proclamano antimafiosi per antonomasia erano parte di quel sistema. Anche se, e qui torniamo alla verità processuale che può divergere da quella storica, non ci sono prove materiali evidenti, erano comunque parte integrante di quel mondo. Con il sostegno, con il manuale Cencelli, con la calcolatrice. Con il silenzio. Erano complici.

Ecco, allora la cosa giusta da dire sarebbe forse che se sono legittimi eredi di qualcuno, questo qualcuno è anche Montante. Ergo, da quale pulpito arrivano le prediche? Questa ipocrita strumentalizzazione dei nomi di Falcone e Borsellino, che di certo non avrebbero apprezzato il sistema Montante e i suoi proseliti, non è, forse, offendere o, peggio, sporcare, la loro memoria?

Spiace che a scrivere queste cose debba essere chi non ha mai votato i partiti di Cuffaro, Dell’Utri e Lagalla, né, con ogni probabilità, mai lo farà perché incline, ideologicamente, ad altro. Forse all’isola che non c’è. O che non c’è più. Ma la nausea dinnanzi a tanta miserabile ipocrisia non lascia scelta. “Nessuno – scrive Nathaniel Hawthorne – può, per un periodo che non sia brevissimo, indossare una faccia da mostrare a se stesso e un’altra da mostrare a tutti gli altri, senza alla fine trovarsi nella condizione di non capire più quale possa essere la vera”.

inuovivespri.it

731 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 7.713 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 1.462. Il tasso di positività scende al 9,5% .

La Sicilia è al quinto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 83.679 con una diminuzione di 650 casi. I guariti sono 1.578 mentre le vittime sono cinque e portano il totale dei decessi a 10.862.

Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 635, in terapia intensiva sono 33.
Questi i dati nei Comuni capoluogo: Palermo 270, Catania 179, Messina 154, Siracusa 93, Trapani 64, Ragusa 45, Caltanissetta 74, Agrigento 42, Enna 12.

Domani, alle ore 9.30, presso la Sala Giove dell’hotel Dioscuri, ad Agrigento, si terrà il primo incontro del Dibattito Pubblico sulla “Tangenziale di Agrigento”, inserita nel più ampio Itinerario “Gela – Agrigento – Castelvetrano”. Nel corso della conferenza, che si svolgerà in presenza e in streaming, saranno presentati gli obiettivi e le diverse alternative di progettazione dell’opera.

Interverranno le istituzioni territoriali, le autorità nazionali e regionali, i rappresentanti di Anas, quale ente attuatore, il gruppo di progettazione ed il team di coordinamento del Dibattito Pubblico.

Lo streaming sarà trasmesso sulla pagina Facebook e sul canale YouTube “Dibattito Pubblico Tangenziale di Agrigento”.

Anas Spa, società del Gruppo FS Italiane, è il soggetto proponente del dibattito pubblico, mentre STEP “Strategic TEam of Planning” è la società incaricata per coordinarlo.

Il Dibattito Pubblico è un percorso di confronto con la cittadinanza, obbligatorio per legge (DPCM 76/2018), un processo di informazione, partecipazione e confronto sulle opportunità, le soluzioni progettuali e le potenzialità di un’opera. È progettato e guidato dal coordinatore del dibattito pubblico, figura imparziale che ha il ruolo di favorire la partecipazione, definire le attività e gli incontri, predisporre il piano di comunicazione e redigere la relazione conclusiva.

Nel trentesimo anniversario della strage di Capaci, Maria Falcone è stata ospite di “Facciamo finta che”il programma di Maurizio Costanzo e Carlotta Quadri in onda su R101.

Questi alcuni passaggi del suo intervento:”

“Quando vedo lei, dottor Costanzo, io non posso fare a meno di pensare a Giovanni, a quella tremenda trasmissione nella quale fu attaccato come sempre e messo all’angolo. L’attentato che hanno fatto a lei l’anno successivo derivava proprio dal suo impegno insieme a Giovanni. Io dico sempre che gli attentati del ‘93, che molti non ricordano, sono la dimostrazione di quanto la mafia o chi ci stava dietro voleva andare avanti, tanto è vero che gli attentati non possono essere solo di mafia, furono attentati ben calibrati quello ai Georgofili alla cultura, quello a Milano dove si stavano celebrando i processi di Mani Pulite, e poi quello a lei, all’informazione, perché l’informazione doveva tacere, era fastidiosa, creava attenzione, attirava dissenso”.

Costanzo: “I magistrati a Firenze mi informarono che la sentenza di morte a me fu emessa da Totò Riina che disse ‘Questo Costanzo mi ha rotto i coglioni’, chiedo scusa per la parola”.

Carlotta Quadri: “Maria Falcone si riferiva a quella puntata del Costanzo Show che abbiamo commentato anche con Roberto Saviano, quella in cui c’erano anche amici di suo fratello, come Galasso, che dicevano ‘Non mi piace che tu stia nel palazzo’”.

Maria Falcone: “No, non avevano capito niente”

Carlotta Quadri: “Perché anche gli amici non avevano capito e l’hanno isolato”.

Maria Falcone: “Ma io non li posso definire nemmeno amici, perché se fossero stati amici avrebbero capito che Giovanni era andato via da Palermo per far sì di garantire l’istituzione magistratura. Prima di partire mi disse che per restare avrebbe dovuto iniziare una lotta accesa con Giammanco eccetera e si sarebbe detto Palermo il palazzo dei veleni, e lui non voleva creare questo dissenso, questo mettere in dubbio l’istituzione magistratura”.

A proposito del suo libro “L’eredità di un giudice” scritto con Lara Sirignano (Mondadori), Maria Falcone ha raccontato: “Io il libro l’ho dovuto fare, ma il libro bello che dobbiamo sempre ricordare è il libro di Giovanni ‘Cose di Cosa nostra’ che pensate Giovanni ha dovuto pubblicare in Francia per evitare che qua in Italia si dicesse che Falcone faceva anche lo scrittore.
Gli italiani hanno poca voglia a volte di parlare di cose serie, ma la mafia è una cosa seria, è una cosa che riguarda non la Sicilia, non il Meridione d’Italia, riguarda tutta l’Italia.
Se non ne parliamo, se pensiamo di avere vinto ci ritroveremo tra anni in una situazione ancora peggiore, ecco perché vado nelle scuole
.
Costanzo: “Mai supporre di vincere con la criminalità organizzata”.

Maria Falcone: “La criminalità organizzata cambia si trasforma e si adatta alle nuove situazioni cercando sempre di fare grandi guadagni e quello che mi preoccupa in questo periodo post virus, e speriamo post guerra, è che questa nuova ondata di finanziamenti che arriveranno al Sud andare a finire nelle mani della mafia. Questo dobbiamo sorvegliare”.

A proposito dell’isolamento di Falcone, “Giovanni non si è mai lamentato di niente; noi siamo stati abituati in famiglia che mai dovevamo lamentarci di qualcosa. La mamma diceva a Giovanni quando era piccolo ‘tu sei uomo e gli uomini non piangono’.

Costanzo: “Le voglio raccontare una cosa, prima delle trasmissioni che abbiamo fatto (insieme) in camerino scherzavamo”

Carlotta Quadri: “Costanzo lo dice sempre che Suo fratello era molto simpatico”

Maria Falcone: Giovanni aveva una grandissima ironia, noi dicevamo che aveva un’ironia demenziale, un’ironia all’inglese”.

Giovanni nemmeno quando ebbe l’attentato all’Addaura ha piagnucolato; ha detto soltanto ‘Dietro a quell’attentato ci sono delle menti eccellenti, questo per dire che non c’era solo mafia”.

Il Presidente della Commissione antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana, Claudio Fava, affida ad un lungo post sui social network il proprio pensiero sul trentennale della strage di Capaci e il proprio commento alle iniziative di questi giorni.
“Trent’anni, d’accordo. Io però, sono sincero, sento il rischio che un velo d’ipocrisia avvolga questa giornata.
La prima ipocrisia: una memoria senza verità è solo liturgia. E noi su Capaci (e su via D’Amelio) abbiamo verità minime, consolatorie, inoffensive. E un fatto, giudiziariamente acclarato, che la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rispondesse a urgenze ed interessi non solo mafiosi. Eppure sul ruolo che apparati dello Stato ebbero in quelle stragi sappiamo poco, pochissimo.
I vertici della nazione, che questa mattina si sono dati festoso e commosso appuntamento a Palermo, dovrebbero pretendere dalle istituzioni che essi rappresentano un atto di onestà morale e di verità. Così non è stato in questi trent’anni. Non conosciamo le catene di comando dei servizi che acconsentirono alla manipolazione delle indagini, nè gli affidavit politici che ricevettero dal governo dell’epoca. Abbiamo fatto finta di credere che il più clamoroso depistaggio della storia italiana sia opera di un funzionario e di due ispettori di p.s., gli unici imputati a Caltanissetta per le menzogne su via D’Amelio.
La seconda ipocrisia: l’eredità di Giovanni Falcone. Sbriciolata. La procura nazionale antimafia è un ufficio di molta forma e pochissima sostanza, mai capace in questi anni di svolgere almeno quella funzione di coordinamento tra le procure distrettuali che la legge le attribuisce. E l’attacco all’ergastolo ostativo è un altro pezzo di quella eredità che si smarrisce.
La terza ipocrisia: questo nostro piccolo, livoroso consesso dell’antimafia di diritto (e di pochissimi fatti). Gli esibizionisti che mostrano la propria scorta come se fosse un prezioso capo di biancheria intima; i fini narratori che parlano di Falcone e Borsellino chiamandoli “Giovanni” e “Paolo”; i frequentatori delle peggiori taverne della politica e dei più imbarazzanti pregiudicati per mafia che poi trattano queste giornate di memoria come se fosse una domenica delle palme, vestito lustro e via in chiesa e al convegno con faccia di circostanza; ma anche quelli che hanno cavalcato questa memoria mutandola in ferocia pubblica, in una rabbia millenarista, sprezzante, livida.
A me di Falcone piacevano il tono sobrio e le idee concrete. Oggi, attorno alla sua morte, sento poca sobrietà, molte fanfare e nessuna verità.”

Un’interrogazione urgente è stata trasmessa dall’Onorevole Michele Catanzaro al Presidente della Regione, all’Assessore regionale del territorio e dell’ambiente e all’Assessore dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea per fare fronte alle esigenze degli agricoltori di diversi territori interessati da fenomeni di siccità straordinaria .
Mentre in molte zone della Sicilia durante la stagione invernale 2021-2022 la piovosità è stata quasi nella media annuale, nella zona costiera compresa nei Comuni di Gela, Butera, Licata e Palma di Montechiaro, le precipitazioni sono state scarsissime e non sono arrivate complessivamente nemmeno a 60 mm.

“Ho ritenuto opportuno chiamare subito in causa le autorità regionali – dice Catanzaro – dopo la segnalazione del segretario del circolo PD di Licata Decimo Agnello e di Paolo Iacopinelli, oltre che del consigliere Angelo Curella. E’ una questione che deve essere affrontata e risolta – aggiunge – il governo regionale è nelle condizioni di farlo e in tempi rapidi”.

Nell’interrogazione, Catanzaro chiede al Governo regionale se non ritenga opportuno disporre apposite perizie per accertare celermente i danni e predisporre altrettanto velocemente aiuti straordinari allo scopo di assicurare la continuità produttiva di questa importante zona della Sicilia che interessa circa 40.000 ettari.