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La delegazione agrigentina del Co.N.Al.Pa, beato Rosario Livatino con il suo Presidente e Segretario provinciale Cav. Domenico Bruno e geom. Alfonso Scanio, ha presentato una circostanziata denuncia all’Autorità Giudiziaria relativa all’abbattimento totale di alcuni esemplari di pino domestico, al Viale dei Pini in località San Leone, dell’età presumibile di anni 60 poichè la potatura  sembrerebbe ingiustificata, tenuto conto delle modalità tecniche eseguite.

Poiché la zona è sottoposta a vincolo tutorio, la Delegazione Provinciale del Conalpa sostiene che non si sarebbe potuto operare senza la preventiva autorizzazione dell’Ente Parco o della Soprintendenza.

L’azione compiuta determina un danno irreparabile per l’aspetto paesaggistico ed ecologico della zona e del benessere dei cittadini. (Assorbimento anidride carbonica e conseguente riduzione di ossigeno).

E’ parere della Delegazione Conalpa che l’intervento di taglio ha messo ulteriormente in pericolo la stabilità degli alberi in considerazione che prima del taglio, tramite la chioma si appoggiavano e si sostenevano l’un l’altro, come potrà evincersi dalle piante rimaste che, prima o poi, si teme subiranno la medesima sorte se non si interviene in maniera decisa da parte delle Autorità preposte.

Certamente i pini non stanno bene ma il precario stato di salute in cui versano è ascrivibile alla cattiva realizzazione del marciapiede, effettuato diversi anni or sono, che ha compromesso il naturale sviluppo delle piante in quanto ha determinato l’asfissia radicale ed il conseguente marciume di queste.

La delegazione Co.N.Al.Pa. di Agrigento è del parere che:

  • sia necessario eseguire un’indagine conoscitiva sullo stato di salute dell’apparato radicale delle piante;
  • si provveda all’allargamento delle conche attorno ai tronchi al fine di favorire la traspirazione dell’apparato radicale.

La Delegazione Conalpa di Agrigento ha chiesto all’Autorità Giudiziaria di accertare eventuali ipotesi di reato di danneggiamento aggravato a carico di pubblici Ufficiali e/o professionisti che hanno ordinato e diretto i lavori di taglio e potatura e delle ditte che hanno eseguito i lavori, le quali devono essere in possesso di caratteristiche precise dettate dalla legge.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, condividendo quanto richiesto dal procuratore aggiunto, Salvatore Vella, e dal pubblico ministero, Cecilia Baravelli, ha archiviato l’inchiesta ruotante intorno al soccorso di migranti del 9 maggio 2019, operato da “Mare Jonio”, la nave della ong Mediterranea Saving Humans, e ha prosciolto il comandante Massimiliano Napolitano e il capo-missione e armatore Beppe Caccia dalle ipotesi di reato contestate loro. A 35 miglia a nord di Zuara, in acque libiche, soccorsero 30 persone, tra cui due donne incinte e una bambina di 2 anni. E poi il comandante e il capo-missione si rifiutarono di obbedire agli ordini del governo italiano di rientrare in Libia. Pertanto, il 10 maggio, dopo lo sbarco dei migranti a Lampedusa, il comandante e il capo-missione furono indagati per il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina, e la nave fu posta sotto sequestro.

Al processo d’Appello sul “Sistema Montante” è intervenuta l’avvocato Annalisa Petitto, che assiste la parte offesa e civile Alfonso Cicero. I dettagli.

Al processo in abbreviato di secondo grado sul cosiddetto “Sistema Montante”, lo scorso 15 gennaio, il sostituto procuratore generale, Giuseppe Lombardo, ha chiesto alla Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Andreina Occhipinti, la riduzione della condanna a carico di Antonello Montante da 14 anni a 11 anni e 4 mesi di reclusione.

Ebbene, adesso in aula è intervenuta l’avvocato Annalisa Petitto, che assiste Alfonso Cicero, ex presidente dell’Irsap e parte offesa che si è costituita parte civile. E tra l’altro la Petitto ha affermato: “Montante ha rinunciato in questo processo a difendersi dalle pesanti accuse che lo vedono imputato scegliendo invece di calunniare e offendere il mio assistito e altre parti civili. Montante aveva pianificato uno spietato piano ritorsivo ai danni di Cicero nella certezza che lui, Cicero, si sarebbe tolto la vita. Inoltre, con la presentazione di una miriade di denunce false e calunniose, voleva minare la sua attendibilità davanti all’autorità giudiziaria dopo che Cicero si era recato in Procura per denunciare diversi fatti sul ‘Sistema Montante’.

Per colpire Cicero, Montante avrebbe fatto confezionare molteplici atti finalizzati a punirlo nel suo ambito lavorativo, procurargli danni di natura economica ed a sommergerlo di denunce calunniose, tutte archiviate dall’autorità giudiziaria per infondatezza delle accuse”. E poi Annalisa Petitto ha aggiunto: “E’ stato rilevato un fatto gravissimo ovvero il trafugamento di numerosi file contenenti documenti riguardanti la sfera strettamente personale di Cicero, tra i quali fotografie, dichiarazioni dei redditi, preliminari di vendita, promemoria, curriculum, agende, qualche bozza relativa ad esposti e altro”.

E poi l’avvocato ha aggiunto ancora: “Dagli atti dell’inchiesta e dal processo d’Appello emerge come Antonello Montante ha da sempre avuto il terrore che venissero scoperti i suoi antichi ed inquietanti rapporti con Paolino Arnone, storico boss di mafia, con il figlio Vincenzo, sin dal 1992 coinvolto in pesanti inchieste di mafia, entrambi suoi testimoni di nozze, e i suoi rapporti con Dario Di Francesco, già reggente della famiglia mafiosa di Serradifalco e dal 2014 collaboratore della giustizia. Montante, per sostenere la fantasiosa tesi che le pesanti accuse di Dario Di Francesco da cui è scaturita l’indagine a suo carico per concorso esterno alla mafia, tutt’ora pendente, derivavano da una vendetta di Cosa Nostra, ha tentato di estorcere ad Alfonso Cicero, a tutti i costi, sino al 19 luglio 2015, senza riuscirci, una lettera retrodatata nella quale Cicero avrebbe dovuto attestare, falsamente, che su indicazione di Montante avrebbe rappresentato in Commissione antimafia, il 10 luglio 2014, le vicende di mafia riguardanti Dario Di Francesco tratto nuovamente in arresto il 12 marzo 2014 per avere pilotato per conto di Cosa Nostra alcuni lavori del Consorzio Asi di Caltanissetta. Montante, che dal 2005 si è proclamato ‘paladino antimafia’, sulle vicende di mafia riguardanti Di Francesco e i suoi scomodi ‘compari di nozze’,

Paolino e Vincenzo Arnone, non ha proferito nessuna parola innanzi alla Commissione antimafia nelle audizioni del 2005, del 2010 e del 2014, diversamente da quanto dallo stesso Montante sbandierato falsamente in aula. E’ emerso, peraltro, che Montante aveva attuato un’estesa azione di spionaggio e di discredito anche nei confronti di Dario Di Francesco, per dimostrare che era un falso pentito finanziato dall’imprenditore Pietro Di Vincenzo, mediante il quale Cosa Nostra voleva vendicarsi nei confronti di Montante per le sue sedicenti denunce contro la criminalità organizzata”.

E poi l’avvocato Annalisa Petitto ha sottolineato: “Nel corso delle perquisizioni, la Squadra Mobile ha rivenuto le prove relative all’accesso abusivo il 6 dicembre del 2009 alla Banca dati della Polizia commissionato da Montante a danno di Cicero, nonché alcuni esposti anonimi inviati, vedi caso, a Confindustria, nei quali Cicero, il giornalista Attilio Bolzoni e Marco Venturi venivano accusati di fare parte di un gruppo di affiliati alla mafia i cui registi sarebbero stati Di Vincenzo ed il suo legale Gioacchino Genchi. Inoltre, Montante, come svela un’intercettazione del 6 agosto 2016, voleva fare pubblicare su un giornale on line un dossier falso nel quale Cicero e Venturi venivano accusati di avere ceduto alle pressioni della mafia agrigentina”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Musumeci, a Roma come Grande Elettore del presidente della Repubblica, ha incontrato Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e Nino Minardo, segretario regionale della Lega. Gli esiti.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, votato dall’Assemblea Regionale, insieme a Gianfranco Miccichè di Forza Italia e a Nuccio Di Paola del Movimento 5 Stelle, come Grande Elettore del presidente della Repubblica, ha colto l’occasione della presenza a Roma per incontrare la leader di “Fratelli d’Italia”, Giorgia Meloni.

L’incontro è seguito all’annuncio dell’azzeramento della Giunta regionale dopo lo sgambetto in Assemblea a Musumeci nella votazione dei Grandi Elettori, che tanto clamore ha sollevato e che poi si è attenuato, se non congelato, nel corso del tempo, rinviato a dopo l’approvazione dell’esercizio provvisorio. Nel frattempo Musumeci ha avviato un confronto con i rappresentanti dei partiti della maggioranza di centrodestra. E in tale contesto (è molto probabile) è maturata anche la visita a Giorgia Meloni. Ebbene, almeno secondo quanto trapelato non ufficialmente, la Meloni, durante le circa 4 ore di conversazione, avrebbe condiviso e benedetto la ricandidatura di Musumeci alla presidenza della Regione alle elezioni nel prossimo autunno.

Testimoni di ciò sarebbero i coordinatori regionali di “Fratelli d’Italia”, Giampiero Cannella e Salvo Pogliese, l’assessore regionale Manlio Messina, il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida, e il vicepresidente del Senato Ignazio la Russa, che sono stati presenti al dialogo tra Giorgia e Nello. Ancora secondo quanto emerso da indiscrezioni non confermate, ma nemmeno smentite, in Sicilia si dovrebbe procedere, se non proprio all’azzeramento, ad un rimpasto della giunta regionale, con un governo del Presidente, ovvero: dentro la giunta vi sarà posto solo per le forze politiche che intendono sostenere con convinzione la ricandidatura di Musumeci. E non solo: l’accordo romano con la Meloni avrebbe sancito anche una stretta collaborazione politica tra “Fratelli d’Italia” e il movimento di Musumeci, “Diventerà Bellissima”. Punto. Nel frattempo, il presidente della Regione ha incontrato a Roma anche il segretario regionale della “Lega”, Nino Minardo, e l’esito non è stato lo stesso. Infatti è stato poi diffuso un intervento alquanto freddo e raffreddante.

E si legge: “Ribadiamo la volontà di andare avanti fino alla naturale scadenza della legislatura alla Regione. Minardo si riserva di confrontarsi con il partito in Sicilia e con il leader Matteo Salvini prima di esprimersi sulla ricandidatura di Musumeci alla presidenza della Regione”. A fronte di ciò, a meno di altre evoluzioni, in Sicilia per le Regionali si profila un “derby” tra “Lega” e “Fratelli d’Italia”, tra fratello Matteo e sorella Giorgia, e la “fiamma tricolore” si alimenterebbe sempre di più.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha condannato a 4 anni di reclusione Maurizio Modica, 51 anni, di Agrigento, giudicato in abbreviato e imputato di omicidio stradale e lesioni personali gravi. Ad Agrigento, tra San Leone e Villaggio Mosè, in via Teatro Tenda, il 22 febbraio del 2020, nottetempo, un uomo di 32 anni, Giuseppe Terrosi, passeggero sui sedili posteriori di una Peugeot 207, è morto allorchè al conducente del mezzo è sfuggito il controllo e l’automobile si è schiantata contro un muretto di cinta. Gli altri due a bordo hanno subito ferite e sono stati soccorsi in Ospedale. Essendo risultato ubriaco a seguito degli accertamenti sanitari eseguiti in ospedale, il conducente del mezzo, Maurizio Modica, è stato arrestato ai domiciliari su disposizione della Procura di Agrigento.

“Il servizio pubblico dovrebbe meglio valutare la qualità dell’informazione che viene data all’opinione pubblica, evitando che diventi il discredito di Uomini illustri che hanno pagato con la vita la lotta alla mafia”
A dichiararlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.
“Mi riferisco – prosegue Ciminnisi – alla trasmissione di Rai3 “Report” e al verbale d’interrogatorio di Alberto Volo, reso ai pm nel 2016.
Leggendo la trascrizione delle sommarie informazioni testimoniali rese dal sig. Volo a magistrati della Procura di Palermo, in data 14 luglio 2016, si evince come il Dott. Paolo Borsellino, a suo dire, lo avesse portato a conoscenza di sue personali opinioni in merito alla strage di Capaci.
Una ricostruzione – a mio modesto avviso –  assolutamente inverosimile, visto lo spessore del magistrato, la sua riservatezza e la professionalità che da tutti gli è sempre stata riconosciuta.
Ciò che forse ancor più stupisce, è la maniera in cui viene descritto il rapporto tra il Volo e il Dott. Giovanni Falcone, quest’ultimo quasi indicato come subalterno al primo dal quale attendeva suggerimenti in merito alle indagini che stava conducendo, così come si evince dal verbale di Sit “VOLO: è chiaro che Giovanni Falcone qualcuno… a qualcuno l’incarico deve averlo dato, perché quando parlavamo poi di determinati a di di… Il faceva anche perché glieli suggerivo io: ‘vai a vedere ‘sta cosa, vedi di sapere questo, questo e questaltro*, insomma”.
A prescindere dall’attendibilità delle dichiarazioni del signor Volo che – seppur non spetta a me giudicarle – mi appaiono come un compendio di assolute castronerie, prescindendo dalla valutazione della sua attendibilità – a tal proposito giova ricordare che il Dott. Giovanni Falcone lo aveva definito un ‘mitomane’ – trovo riprovevole che si possa consentire a chicchessia di ridicolizzare la figura dei due Giudici che per questo Paese hanno dato la propria vita.
Nell’auspicare una maggiore attenzione da parte del mondo dell’informazione che non dovrebbe accettare in maniera acritica quanto proposto, non posso fare a meno di restare basito dal fatto che così poco spazio viene dato ai familiari dei due Giudici e a chi, come nel caso dell’Avvocato Trizzino, ha seguito tutte le vicissitudini giudiziarie relative alle stragi – in particolare quella di via D’Amelio – che maggiori spunti di riflessione potrebbero dare.
A questi ultimi – conclude Ciminnisi – esprimo la mia personale vicinanza e quella dei familiari delle vittime di mafia che rappresento all’interno dell’associazione di cui mi onoro di far parte”.

Si e’ svolta alle ore 17 di oggi, 28 gennaio 2022, in video conferenza causa emergenza covid 19, la prima assemblea dei Sindaci del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.

L’incontro convocato dal Commissario ad acta Antonio Garofalo con l’assistenza del Segretario Generale Pietro Amorosia rappresenta il primo atto ufficiale per la costituzione dell’Assemblea dei Sindaci della provincia di Agrigento, introdotto dall’Assemblea Regionale Siciliana a fine dicembre scorso.

L’Assemblea dopo essere stata insediata con la presenza di oltre 30 Sindaci ha trattato l’approvazione dello schema di regolamento che disciplina le modalità di funzionamento della stessa con il ruolo di organo di indirizzo politico e di controllo dell’Ente.

Un nuovo Organo di indirizzo e controllo, come piu’ volte sottolineato dal Commissario Garofalo, rappresentato dall’Assemblea dei Sindaci, nelle more di una revisione della norma sulle ex province.

Il Commissario ad acta Garofalo  ha auspicato che il nuovo organismo, composto dai Sindaci, possa produrre maggiore funzionalità alla ex Provincia di Agrigento  e  rafforzare, ulteriormente, con l’azione dei Comuni, il ruolo e le competenze del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.

Nell’ambito del più ampio programma di educazione finanziaria proposto dalla Banca d’Italia e dal Ministero dell’istruzione, ha preso avvio la nona edizione del premio per la scuola “Inventiamo una banconota”, rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.

Per l’anno scolastico in corso il tema prescelto “Un nuovo inizio: ripartire attraverso l’economia” ha l’obiettivo di favorire una riflessione – superate le fasi più drammatiche della pandemia – sulle opportunità che possono derivare dalla ripartenza in chiave economico finanziaria; i progetti delle banconote costituiranno lo strumento per rappresentare i messaggi e i valori che gli studenti vorranno trasmettere.

Il calendario prevede il termine del 18 febbraio 2022 per l’iscrizione e quello delle ore 18 del 14 marzo 2022 per l’invio dei bozzetti, seguiranno tre fasi di selezione e la premiazione con un contributo di 10.000 euro alle tre scuole vincitrici, una per ogni grado.

Il bando completo è disponibile al seguente link: https://premioscuola.bancaditalia.it

Un operaio di 39 anni, Giovanni Caronna, è morto in casa a Partinico folgorato da una scarica elettrica mentre stava facendo lavori con un flex nella sua abitazione di contrada Badia. Portato all’ospedale Civico di Palermo da alcuni familiari, è morto poco dopo. I medici hanno chiamato i carabinieri che indagano sull’accaduto.
I tecnici dell’Enel hanno accertato che la casa è alimentata con un allaccio abusivo e quindi non ci sarebbe stato il salva vita che avrebbe evitato la tragedia. La salma di Caronna è stata riconsegnata alla famiglia per i funerali.

Lunedì 24 gennaio, a nome di un gruppo di Compagne e Compagni di Rifondazione Comunista e di semplici cittadini, è stata depositata, presso l’ufficio protocollo del comune di Caltagirone, la richiesta, indirizzata al Sindaco e alla Giunta Municipale, di intitolare una via o una piazza della città a Giuseppe Impastato. Il militante di Democrazia Proletaria che nella sua Cinisi combatté un’aspra battaglia, contro la borghesia mafiosa rappresentata in primis da Tano Badalamenti, fu, com’è noto, assassinato dalla mafia il 9 Maggio del 1978. I firmatari della richiesta ritengono che la figura di questo giovane siciliano, comunista e pacifista che lottò per i diritti dei contadini, dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, in difesa dell’ambiente e della bellezza della sua terra, possa essere un esempio per tutte le generazioni, comprese quelle future. Un modello di coraggio, coerenza, sacrificio e lotta alla mafia che è fondamentale ricordare e onorare. Gli stessi auspicano che la richiesta venga al più presto presa in considerazione e non finisca nel dimenticatoio, come già accaduto nel 2018 con la precedente Amministrazione Comunale.