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Come pubblicato ieri, in una grotta dell’Etna sono stati rinvenuti dalla Guardia di Finanza, fiutati da un cane molecolare durante un’esercitazione, resti umani di un uomo. Ebbene, adesso si avanza timidamente l’ipotesi che i resti umani siano di Mauro De Mauro, il giornalista de “L’Ora” rapito da un commando mafioso la sera del 16 settembre 1970. Per le poche informazioni sin qui raccolte, i resti appartengono ad un uomo dall’apparente età di 50 anni, alto circa un metro e settanta e con delle malformazioni congenite a naso e bocca. Per L’Ora De Mauro aveva seguito diverse inchieste su mafia e politica, droga e comitati d’affari. Sulle cause della sua scomparsa Leonardo Sciascia disse: “Ha detto la cosa giusta all’uomo sbagliato e la cosa sbagliata all’uomo giusto”.

Secondo il dato indicato  nel bollettino diffuso dall’Asp i nuovi casi di positività al coronavirus, registrati nella giornata di ieri, 10 novembre, sono stati 52 a fronte di 197 tamponi processati, non si è registrata nessuna vittima e i guariti sono 12

Risultano cinque le persone ricoverate, di cui tre all’ospedale di Ribera e due fuori provincia. Altri tre si trovano in terapia intensiva a Ribera.

Ecco la situazione per singolo comune: Agrigento 24; Alessandria della Rocca 0; Aragona 5; Bivona 0; Burgio 8; Calamonaci 0; Caltabellotta 3; Camastra 1; Cammarata 4; Campobello di Licata 3; Canicattì 26; Casteltermini 3; Castrofilippo 0; Cattolica Eraclea 6; Cianciana 0; Comitini 0; Favara 6; Grotte 2; Joppolo Giancaxio 0; Licata 52; Lucca Sicula 0; Menfi 5; Montallegro 0; Montevago 1; Naro 20; Palma di Montechiaro 5; Porto Empedocle 16; Racalmuto 0; Raffadali 25; Ravanusa 1; Realmonte 2; Ribera 8; Sambuca di Sicilia 16; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 4; Sant’Angelo Muxaro 2; Santa Elisabetta 0; Santa Margherita di Belìce 3; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 20; Siculiana 0; Villafranca Sicula 0.

Sulle Navi accoglienza gli attuali positivi sono 10.

Vi è anche Agrigento nella lista delle città in cui la Guardia di Finanza è stata impegnata in una imponente operazione nazionale sul fronte del Reddito di cittadinanza. Le persone denunciate in tutta Italia sono oltre 9mila. E sono 16 le ordinanze di custodia cautelare eseguite a carico di altrettanti soggetti, su disposizione della Procura di Milano. Agli indagati destinatari di ordinanza cautelare sono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni ed al conseguimento di erogazioni pubbliche, tra cui, in particolare, il Reddito di cittadinanza. Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento. I militari stimano di avere sventato truffe per oltre 60 milioni di euro complessivi.

Anche nel territorio agrigentino  il settore balneare è sul piede di guerra. Il futuro delle  concessioni è appeso ad un filo. Questo dopo la sentenza, senza appello,  del consiglio di Stato: dal primo gennaio 2024 tutte le concessioni balneari dovranno essere assegnate con gara, senza eccezioni.  Il  Parlamento non potrà concedere ulteriori proroghe. Un brutto colpo per i titolari di stabilimenti balneari che non hanno intenzione di stare a guardare. Gero Niesi, vice presidente vicario delegato Sib provinciale di Confcommercio Agrigento, interviene chiamando a raccolta tutti gli operatori del settore: “Occorre fare fronte comune-dice-. A breve si terrà un confronto con il presidente Regionale, Ignazio Ragusa, e sarà convocata una riunione per discutere sulle eventuali azioni da intraprendere per far sì che chi ha investito nel settore balneare non si ritrovi di colpo senza nulla”. Per il Sib , sindacato italiano dei balneari, “il settore deve essere difeso , non è possibile continuare a lavorare serenamente- dice Niesi- con questa enorme incertezza che pesa sul futuro”. I concessionari attuali potranno partecipare alle gare che dovranno essere bandite. Ma, per consentire alla Pubblica amministrazione di avviare le procedure e di evitare un impatto economico e sociale sugli attuali gestori dei lidi, “le attuali concessioni potranno continuare fino al 31 dicembre 2023”. Poi, scatteranno le gare e “tutte le concessioni demaniali dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente da se via sia – o meno – un soggetto subentrante nella concessione”.

Dopo i crolli degli ultimi mesi che hanno visto sgretolarsi alcuni stabili già pericolanti della parte più degradata del centro storico, il collasso di un altro edificio, per fortuna senza conseguenze per le persone, scuote la vita dei pochi abitanti ancora residenti nella parte vecchia di Agrigento.
Un altro edificio che sparisce, un altro pezzo di storia che si dissolve per incuria e colpevole dimenticanza di chi deve garantire non solo la conservazione della memoria collettiva ma anche la pubblica incolumità.
Un altro edificio crollato su se stesso mentre altri si incamminano sulla stessa strada perché avviluppati in un degrado che ha raggiunto ormai livelli non più tollerabili.
Il Cartello Sociale della provincia di Agrigento, formato dall’Ufficio di Pastorale Sociale della Diocesi e dalle segreterie provinciali di CGIL, CISL e UIL, fa appello a tutte le forze politiche ed economiche del territorio affinché si mettano in campo, con urgenza, tutte le azioni necessarie per porre fine a questo vero e proprio disastro.
Occorre più che mai mettere in sicurezza tutti gli stabili che presentano evidenti segni di degrado strutturale. È necessario che, con urgenza, il Comune, previa verifica dello stato di conservazione del proprio patrimonio abitativo predisponga ogni intervento, anche minimo, necessario alla sua salvaguardia, chiedendo anche ai proprietari degli immobili privati degradati ad operare subito con azioni atte a garantire la loro staticità.
Solo così sarà possibile evitare che altre parti della nostra memoria e del nostro patrimonio storico siano cancellate per sempre dal prossimo crollo annunciato.

 

“Ancora oggi si registra il mancato riscontro della nota/delibera della Corte dei Conti in ordine alle possibili anomalie della situazione finanziaria del Comune di Agrigento e con l’indicazione di attivare le necessarie misure correttive finalizzate ad eliminare ogni situazione di inadeguatezza o disequilibrio finanziario.

Questa inadempienza continua a perdurare, nonostante la stessa Corte dei conti abbia assegnato un nuovo termine di 15 giorni per curare l’invio delle controdeduzioni. 

In proposito si ricorda che il tempestivo adempimento di riscontro è assolutamente necessario ed ineludibile per evitare ogni possibile refluenza negativa sulla gestione finanziaria comunale e scongiurare il rischio dell’attivazione di procedure di gestione controllata o possibili percorsi di predissesto.

Da non trascurare che, in atto, sussistono oggettivamente le condizioni per proseguire il programma di risanamento finanziario avviato nell’ultimo periodo purchè vengano rispettati i criteri di prudenza e controllo della spesa così come indicato nella parte conclusiva della nota della Corte dei conti. 

A tal riguardo si evidenzia che la recente notizia della nomina fiduciaria da parte del Sindaco di personale esterno tecnicamente e giuridicamente contrasta con le prescrizioni della Corte dei Conti, in quanto viene effettuata in una circostanza temporale nella quale manca il c.d. “allineamento degli strumenti contabili” e, quindi, in assenza delle condizioni di legge che disciplinano l’assunzione di personale, gli incarichi ad personam o la stessa pratica di esternalizzazione a terzi di ruoli istituzionali. 

Per meglio focalizzare la problematica ed al fine di evitare possibili errori di valutazione, si riporta di seguito una breve sintesi normativa sull’argomento: 

l’art. 9, comma 1-quinquies, D.L. 24 giugno 2016, n. 113, aggiunto dalla L. di conversione 7 agosto 2016, n. 160 e, successivamente, modificato dall’art. 1, comma 904, L. 30 dicembre 2018, n. 145, il quale stabilisce che “In caso di mancato rispetto dei termini previsti per l’approvazione dei bilanci di previsione, dei rendiconti e del bilancio consolidato, nonché di mancato invio, entro trenta giorni dal termine previsto per l’approvazione, dei relativi dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 13 della L. 31 dicembre 2009, n. 196 , compresi i dati aggregati per voce del piano dei conti integrato, gli enti territoriali, ferma restando per gli enti locali che non rispettano i termini per l’approvazione dei bilanci di previsione e dei rendiconti la procedura prevista dall’art. 141 del testo unico di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto, fino a quando non abbiano adempiuto. E’ fatto altresì divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione del precedente periodo.”;

In conclusione, non entrando nel merito delle scelte amministrative, che sicuramente sono state orientate su professionisti che rivestono caratteristiche di ottima qualità per curriculum ed esperienza maturata, si interroga per conoscere se nell’effettuare le nomine ex art.110 del T.U.E.L. sia stata valutata la normativa e gli articoli sopra citati e se tali nomine non contrastino con la predetta prescrizione della Corte dei Conti che richiama a non effettuare spese che non siano inderogabili ed obbligatorie”.

Lo dichiarano i consiglieri comunali Lillo Firetto, Nello Hamel e Margherita Bruccoleri.

“Un  richiamo e una presa di responsabilità da parte di tutta l’Assemblea in merito alle problematiche sui rifiuti in Sicilia”. Queste le parole del deputato Edi Tamajo e componente della commissione Ambiente in Ars, dopo l’audizione a Palazzo dei Normanni dell’assessore all’Energia Daniela Baglieri.

“Una presa di responsabilità e collaborazione che deve andare oltre ad ogni gioco politico e territoriale. Mi sembra doveroso ringraziare  l’Assessore Baglieri, che attraverso la sua disponibilità ci ha illustrato oggi in aula, le eventuali risoluzioni ed i possibili scenari di una tematica che ha messo sotto scacco la Sicilia da oltre 20 anni. D’altronde la relazione finale redatta dalla commissione antimafia dona una fotografica chiara e plastica di ciò che sono stati i rifiuti in Sicilia”.

Continua il deputato regionale.  “Questo sistema malato è ovvio che va arginato da parte di tutti. Sono convinto che oggi, ognuno di noi dovrebbe lasciare alle spalle le proprie logiche politiche e le proprie appartenenze per convogliare (ognuno come può) ad una stagione di collaborazione nella risoluzione di questa tematica. Chi accusa l’Assessore ai Rifiuti  di immobilismo a parer mio sbaglia.

Il ddl. 290 ossia la riforma dei rifiuti incardinata all’Ars e l’avvio della stagione dei termo valorizzatori sono due dei tempi importanti di questo assessorato. Eliminiamo l’ostruzionismo, la demagogia, lo “sfascismo “ , e diamo tutti una mano per un problema che riguarda tutta la Sicilia”.  Conclude.

Una raccolta firme in tutta Italia per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare che consenta a migliaia di lavoratori Asu e Lsu di avere una pensione dignitosa: è questa l’iniziativa della Cisal nazionale che, su proposta della Cisal Sicilia, coinvolgerà tutte le Federazioni del sindacato per consentire a condizioni vantaggiose il riscatto dei contributi figurativi dei lavoratori, di cui quasi 10 mila solo in Sicilia. La decisione è stata assunta ieri a Pomezia dal Consiglio nazionale della Cisal che si è riunito per la prima volta in presenza dopo lo scoppio della pandemia.
“Migliaia di lavoratori Asu e Lsu di varie amministrazioni rischiano di ritrovarsi con una pensione misera, addirittura più bassa di quella sociale – dicono Giuseppe Badagliacca, Nicolò Scaglione, Angelo Lo Curto e Gaspare Di Pasquale della Cisal Sicilia – I servizi prestati dal 1996 a oggi non sono infatti riconosciuti come rapporto di impiego e i contributi figurativi non incidono sulle somme che verranno percepite: il risultato è che il riscatto di questi anni costerebbe migliaia di euro che i lavoratori non possono permettersi”.
Da qui la stesura di un disegno di legge che consenta di applicare la sola quota a carico del lavoratore e una lunga rateizzazione o, in alternativa, una compensazione con il Tfr ponendo gli oneri del datore di lavoro a carico del Fondo di Coesione dell’Agenzia per la Coesione territoriale. Un dipendente di categoria B, per fare un esempio, con le attuali norme deve versare 66 mila euro per riscattare 10 anni di contributi figurativi, pagando 1.100 euro al mese per 5 anni; con il ddl della Cisal, invece, la somma si ridurrebbe a 17.600 euro con 120 rate da 147 euro o 180 rate da 98 euro, potendo detrarre la metà del versato nei cinque anni successivi.
“Ringraziamo il segretario generale della Cisal Francesco Cavallaro e il segretario generale della federazione Csa-Cisal Francesco Garofalo per avere accolto la nostra proposta – continuano Badagliacca, Scaglione, Lo Curto e Di Pasquale – L’obiettivo sarà la raccolta delle 50 mila firme necessarie per il ddl che poi andrà all’attenzione del Parlamento: un modo per risarcire migliaia di lavoratori di anni di precariato. La Cisal nazionale chiederà inoltre alla Funzione Pubblica di riaffermare il diritto dei lavoratori fragili a prestare servizio in modalità agile”.

Il Tribunale di Caltanissetta, nell’ambito del processo sul depistaggio delle indagini successive alla strage del ’92 in via D’Amelio a Palermo, accogliendo alcune richieste avanzate dalle parti, ha disposto che nell’udienza del prossimo 19 novembre saranno ascoltati l’ex magistrato Antonio Ingroia, Santi Foresta, Lucia Falzone e Luigi Li Gotti. Nell’udienza invece del 26 novembre saranno invitati a deporre i magistrati Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone. Il Tribunale ha invece respinto la richiesta avanzata nella scorsa udienza dall’avvocato Giuseppe Panepinto, di ascoltare l’ex pentito di mafia Maurizio Avola, il quale ha raccontato di avere ricoperto un ruolo attivo nel compimento della strage. Le sue dichiarazioni sono state smentite dalla Procura nissena. Imputati al processo, per calunnia aggravata, sono tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.