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In Italia uno stabilimento balneare su tre non è in regola: 21 sono quelli per cui è stata disposta la chiusura. E’ il risultato dei controlli dei Carabinieri del Nas d’intesa con il ministero della Salute, che, con l’avvio della stagione turistica estiva, hanno eseguito diversi accertamenti negli stabilimenti balneari e relativi esercizi di ristorazione, bar e ulteriori servizi forniti a favore dei vacanzieri, nelle aree costiere marittime e dei laghi, eseguendo, fino ad oggi, 886 controlli. Ad Agrigento, i militari del Nas di Palermo hanno denunciato il gestore di uno stabilimento balneare ritenuto responsabile di avere conservato, nel locale adibito a infermeria, una bombola di ossigeno scaduta.

I Carabinieri della Compagnia di Catania – Fontanarossa hanno arrestato, in flagranza del reato di detenzione di droga a fine di spaccio, quattro catanesi: due maggiorenni di 18 e 19 anni, e due minorenni, entrambi di 17 anni. E’ stato posto sotto stretta osservazione il civico 121 di via Capo Passero, già teatro di numerose operazioni antidroga, storicamente attivo 24 ore su 24 al servizio della numerosa clientela alla ricerca di ogni tipo di sostanza stupefacente. I Carabinieri hanno notato due soggetti, ovvero il 17enne e l’altro di 18 anni, intenti a cedere dosi di cocaina. Sono intervenuti, e i due sono fuggiti sulle terrazze sopra l’immobile, ma sono stati inseguiti e acciuffati. Sono stati recuperati e sequestrati denaro e cocaina all’interno di un borsello che i due fuggitivi hanno lanciato durante la fuga. Poco dopo i Carabinieri hanno sorpreso gli altri due, di 19 e 17 anni, intenti anche loro a spacciare cocaina. Sono fuggiti ma sono stati inseguiti e bloccati in piazza Beppe Montana. Complessivamente sono state sequestrate 50 dosi di cocaina, circa 900 euro in contanti e una ricetrasmittente.

La Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, avanza il sospetto che dietro agli incendi si nascondano gli interessi sul fotovoltaico. Legambiente: “E’ una sciocchezza”.

In Sicilia imperversa disastrosamente l’emergenza incendi. E la Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, è giunta ad una conclusione: “La criminalità organizzata ha mutato la sua strategia. Il fuoco al posto delle pallottole”. La Commissione si è riunita in trasferta a Caltagirone, in provincia di Catania, nella sede dell’impianto di raccolta e smaltimento rifiuti “Kalat Ambiente”, appena devastato da un incendio. E Claudio Fava ha affermato: “Dobbiamo prendere atto che in Sicilia non sono i barbecue e le sterpaglie che provocano questi incendi. Siamo di fronte a un 98-99 per cento di dolo nei roghi che sono scoppiati quest’estate”. E poi ha aggiunto: “Dietro alle fiamme si nascondono interessi forti e precisi, che potrebbero essere collegati anche al fuoco scoppiato alla ‘Kalat Ambiente’, che è una struttura virtuosa, che fa paura, perché non è costruita sul principio del profitto ad ogni costo”. E poi il presidente dell’Antimafia ha sottolineato: “In Sicilia si usano i roghi più delle pallottole, quando c’è da contrastare avversari pericolosi o da sopprimere interessi e contenziosi. Ad esempio, c’è da fare una riflessione su quello che sta accadendo sul fotovoltaico, ovvero una ricerca spasmodica di terreni da acquistare a 30.000 euro ad ettaro, con 200 progetti già presentati alla Regione Siciliana per impianti di fotovoltaico con ingenti finanziamenti che stanno per arrivare nell’assenza assoluta di misure che garantiscano una salvaguardia del territorio, quindi in condizione di totale anarchia normativa” – ha concluso Fava. E a tal proposito, da indiscrezioni è trapelato che alcuni proprietari terrieri sarebbero stati avvicinati da intermediari interessati ad acquistare i loro campi, da destinare poi alla realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici. Di diverso avviso è il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna, che controbatte: “Questa ipotesi di un collegamento tra gli incendi dolosi e le nuove opportunità per gli investitori del fotovoltaico sembra una sciocchezza, proprio perché una legge regionale, la numero 14 del 2006, che ha recepito la legge nazionale 353 del 2000, vieta almeno per 10 anni le trasformazioni urbanistiche nei terreni bruciati. E, tra l’altro, per ora è possibile fare il fotovoltaico nei terreni agricoli: dov’è il nesso? Il parallelismo roghi-fotovoltaico fa perdere il nodo della questione: in questa regione gli incendi cominciano da anni a maggio, e una pessima e arrugginita macchina organizzativa si mette in moto, quando va bene, a giugno, e con mezzi antiquati e personale anziano. Invece di parlare di questo, si va a guardare al fotovoltaico, contro le fonti rinnovabili”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo a Palermo, ha auspicato che il prossimo candidato presidente della Regione, alle elezioni nell’autunno del 2022, sia della Lega. Salvini ha affermato: “L’ambizione che sia la Sicilia ad essere la prima grande regione del Sud ad avere un candidato, uomo o donna, governatore espresso dalla Lega, l’ho fatta in passato e la ribadisco a maggior ragione oggi. Non chiedetemi nomi che ancora manca un anno e mezzo e noi ci stiamo preparando ad essere pronti. Nel frattempo puntiamo a lavorare bene. Siamo in maggioranza e vogliamo fare ancora di più. Se aumenterà il peso della Lega nel parlamento regionale sarà anche più facile pesare di più”. Salvini ha incontrato deputati europei, nazionali e regionali, il coordinatore regionale Nino Minardo e i dirigenti siciliani del partito. E poi ha accolto due nuovi ingressi: la senatrice Valeria Sudano e il deputato regionale Luca Sammartino, già di Italia Viva.

Abbiamo assistito alla fondazione di un partito alternativo, rivoluzionario fuori, dagli schemi, votato alle battaglie giuste, alla difesa dei più deboli e alla cura degli indifesi. Era questa la premessa dell’ambizioso progetto di Matteo Renzi, un progetto che avrebbe dovuto rivoluzionare le dinamiche politiche, non solo nazionali, ma anche locali.

Italia Viva avrebbe dovuto essere un partito inclusivo, femminista, europeista, riformista, ecologista, laico, fondato sui valori cristiani e sociali della costituzione. Un partito giovane e per i giovani, che avrebbe dovuto porre al centro le persone e le proprie idee, e mai le banali dinamiche di interesse e di partito.

Ma oggi lo scenario a cui assistiamo è tutt’altro, la costante fuga di buona parte della classe dirigente, quella che, forse, più di un ambizioso progetto, aveva visto un capiente recipiente elettorale, capace di garantire il seggio alle prossime elezioni. 

Italia Viva in Sicilia sconta la propria incapacità di parlare alla gente, di cogliere le grida di dolore di una popolazione sofferente e incompresa. Qualcuno dovrà pur avere qualche colpa?

Sammartino, Sudano, sono solo alcuni dei grandi nomi che hanno deciso di abbandonare Italia Viva, questo ci pare essere chiaramente un avvenimento sintomatico.

Davide Faraone, responsabile regionale di Italia Viva, ha fallito nel suo ruolo. Assenza, indifferenza, silenzio e cura particolareggiata di alcuni tornacontisti hanno contraddistinto il suo operato. Un partito non nasce con “nominucce”, con comunicati stampa e fittizie adesioni. Quello che è accaduto a Favara nei giorni scorsi è la chiara dimostrazione di quanto sia grande e pesante il fallimento siciliano del partito. Faraone faccia un atto buono e di coraggio: si dimetta!

Sappiamo quali potranno essere le ripercussioni per queste nostre dichiarazioni, ma noi, giovani del comitato Sturzo, abbiamo creduto in questo progetto molto più di tanti altri furbi signorotti. Matteo Renzi, Ettore Rosato e Teresa Bellanova rivedano il progetto siciliano e si occupino davvero della Sicilia!

I poliziotti del Commissariato di Gela hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale, su richiesta della Procura che ha coordinato e diretto le indagini. I 26 indagati destinatari del provvedimento, tutti imprenditori agricoli e gestori di aziende del comprensorio di Gela e Butera, sono stati sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora e di accesso nelle aziende agricole da loro gestite o nelle quali collaborano. Inoltre, 14 dei 26 sono stati anche sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria competente per territorio di residenza. Agli indagati si contestano, a vario titolo, i reati di furti aggravati di ingenti quantità di acqua potabile, a fini agricoli, a danno della condotta idrica Gela – Aragona, una infrastruttura gestita dalla Siciliacque S.p.A. Le condotte contestate sono tutte aggravate dalla commissione dei reati con violenza su beni destinati a pubblico servizio ed utilità.

Tragedia a Palermo, dove nelle prime ore del mattino un paziente affetto da Covid19 si è suicidato. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la vittima, ricoverata in terapia subintensiva respiratoria all’ospedale Cervello, si è tolta la vita, si è gettato nel vuoto da una finestra al terzo piano dell’edificio.

La tragedia si è consumata in pochi secondi nonostante la prontezza degli operatori sanitari, il cui intervento non ha potuto scongiurare il triste epilogo.  La direzione strategica dell’ospedale esprime “vivo cordoglio” ai familiari. “Nel massimo rispetto della dolorosa vicenda umana e della privacy delle persone coinvolte l’azienda non fornirà altri particolari”, spiega in una nota.

(Adnkronos)

Sono 809 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 14.296 tamponi processati nell’isola. L’incidenza risale fino al 5,7% per effetto del basso numero di tamponi. L’isola è di nuovo prima per nuovo contagi giornalieri in Italia. I guariti sono 395 mentre nelle ultime 24 ore si registrano 6 vittime. Sul fronte ospedaliero sono adesso 370 i ricoverati, 16 in piu’ rispetto a ieri.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 196; Ragusa 151; Agrigento 119; Catania 102; Trapani 71; Caltanissetta 63; Siracusa 40; Messina 38; Enna 29

“Si intervenga subito, prima che il disordine diventi dannoso per l’incolumità di chi decide di raggiungere e vivere la movida ed il relax della zona turistico balneare della città di Agrigento”.

Lo afferma il consigliere comunale di Agrigento, Alessia Bongiovì, che prosegue: “Ripongo sempre fiducia sul sindaco Miccichè, ma bisogna sottolineare il fatto che il Lido di San Leone, è un quartiere a vocazione turistica, e lo testimonia l’affluenza che si registra in questo periodo e le tante strutture ricettive presenti. Migliaia di persone raggiungono San Leone, ma, a causa di un’assenza totale del controllo del territorio, ciò che vivono è un disagio notevole, che potrebbe generare rischi anche per la sicurezza delle persone. I vigili urbani ci sono in presenza massiccia solo in alcuni orari della sera, quando invece basterebbe una turnazione durante la giornata. Da questo ne consegue che il traffico si paralizza, a causa di auto posteggiate ovunque, anche sui marciapiedi. Persone che sostano pericolosamente a gruppi consistenti in mezzo alla strada, con il traffico veicolare che non viene assolutamente controllato e moderato. Non ci sono parcheggi per i ciclomotori e il piano traffico non tiene conto di eventuali vie di fuga. I mezzi di soccorso non possono transitare nelle vie interne e nemmeno sulle strade principali. Un vero collasso sull’ordine pubblico”, – prosegue la Bongiovì – , “che non può e non deve essere gestito con la solita superficialità, senza governarle, senza orientarle e senza ordinarle. Bisogna cambiare pagina, bisogna guardare oltre, e per questo occorre una mente imprenditoriale ed una caparbietà di politica sana, dura e costante, quella che spero di riscontrare sempre di più in questa nuova amministrazione”.

“Ancora nel 2021, manca la comunicazione, spuntano mercatini che occupano zone di parcheggi e creano solo disagio. La vendita di merce contraffatta è sempre tollerata. Servono i vigili urbani, che in realtà dovrebbero esserci quotidianamente visto il notevole disagio e disordine che si vive nel quartiere ogni giorno della settimana. Ricordo solo un’azione di collaborazione tra il comune, nella persona dell’assessore Picarella, e le forze dell’ordine, per lo sgombero degli abusivi, ma ribadisco che occorre costanza.

Inoltre c’è carenza di pattumiere, e mancano i servizi igienici. Su questo ultimo punto, ribadisco sulla mia note di qualche mese fa, sui bandi pubblici per la privatizzazione e l’affidamento delle strutture pubbliche. E faccio fede per rafforzare il servizio di spazzamento e pulizia in generale, si CUP proposti dall’assessore Vullo che già sono stati approvati dalla giunta.”

Conclude la consigliera Bongiovì:

“San Leone è abbandonato a se stesso. Confidando nell’amministrazione, mi auguro che provveda subito e non rinvii all’anno prossimo. E’ nei suoi obblighi, lo deve fare e deve farlo subito”.

La Guardia di Finanza, in occasione di un blitz nel cimitero di Giarre, in provincia di Catania, ha trovato 71 chili tra marijuana, hashish e cocaina. Due persone, entrambe originarie di Acireale, sono state arrestate in flagranza di reato: A T sono le iniziali del nome, di 55 anni, custode del cimitero a titolo di volontario, ed F S, 43 anni. Più in particolare, 20 chili di marijuana ‘skunk’ e 1 di hashish sono stati nascosti in un loculo vuoto collocato a circa 3 metri di altezza. Altri 20 chili di marijuana sono stati scoperti in possesso del 43enne. Poi 30 chili in un deposito. E, nascosti addosso ai due arrestati, 300 grammi di cocaina. Le indagini sono scattate a seguito di segnalazioni su movimenti sospetti nella zona del cimitero, soprattutto di notte.