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Sia a Favara che a Caltanissetta è stata lanciata una petizione on line, su change.org, rivolta al presidente della Regione, Musumeci, da parte di un gruppo di genitori preoccupati per la salute dei propri figli, e che invocano la chiusura immediata delle scuole. I genitori spiegano: “I contagi aumentano, eppure i nostri figli sono costretti ad andare a scuola. Ciò é inaccettabile. Firma anche tu se vuoi che le cose cambino. Lo scopo di questa raccolta è quello di raccogliere più firme possibili al fine di poter inoltrare la richiesta di chiusura alle autorità competenti”.

Al Tribunale di Agrigento, a conclusione di giudizio abbreviato condizionato a perizia psichiatrica, il Giudice Monocratico Giuseppe Sciarrotta, accogliendo le istanze del difensore l’avvocato Giuseppina Ganci, ha assolto per vizio di mente B A, sono le iniziali del nome, 55 anni, di Venezia, imputato di avere turbato nel 2017 l’esercizio di una messa domenicale in una parrocchia di Lampedusa, urlando tra i banchi della chiesa contro una fedele intenta a leggere una sacra lettura accusandola di non recitarla correttamente. E poi di aver danneggiato la porta di un supermercato di Lampedusa rendendola inutilizzabile. L’avvocato Ganci ha chiesto e ottenuto che fosse effettuata una perizia psichiatrica. Ebbene, lo psichiatra Lorenzo Giordano ha accertato che l’imputato, all’epoca dei fatti, è stato affetto da infermità mentale tale da escludere la sua capacità di intendere e di volere. Da qui l’assoluzione.

Si è svolto l’Open Day al Polo territoriale universitario di Agrigento. Dunque, in vetrina, a disposizione degli studenti interessati, è stata l’offerta formativa del Consorzio universitario, presieduto da Nenè Mangiacavallo, per il prossimo anno accademico. Più nel dettaglio, è possibile scegliere tra 7 corsi di studio. Si tratta di Architettura Progetto nel Costruito, Scienze dell’Educazione, poi Lingue e Letterature – Studi Interculturali, ed ancora Scienze delle attività motorie e sportive, Scienze della formazione primaria e infine Servizio Sociale. Altre più accurate informazioni sono disponibili sul sito internet

Marco Vullo, assessore ai quartieri del comune di Agrigento, esprime soddisfazione dopo il recupero del “Giardino della Legalità” nella frazione di Fontanelle, una bella pagina per tutta la città.

“Agrigento continua a crescere con piccoli grandi gesti che, oltre simbolici, hanno un forte significato in termini di legalità e riappropriazione del territorio.

Piazzetta Livatino da troppi anni, continua l’Assessore, era abbandonata a se stessa, adesso rivitalizzare questa area con interventi di recupero significativi è frutto di una piena sinergia e collaborazione con il comitato di quartiere “Fontanelle Insieme” che dimostra l’attenzione di questa amministrazione ai gruppi di cittadini volenterosi che operano con dedizione per la crescita del territorio.

Un ringraziamento doveroso non può non andare alla cooperativa sociale “Rosario Livatino” e al suo Presidente che ha donato un monolite che è stato posizionato al centro della Piazzetta.

E in attesa dell’evento commemorativo dell’8 maggio i lavori di abbellimento e riqualificazione continueranno.

Già l’Assessore Lala ha provveduto a ripristinare la targa di toponomastica che mancava da quando era stata intitolata la piazzetta al Giudice Rosario Livatino.

Sono certo che nell’attività di questa amministrazione questi feed-back e sinergie con il mondo dell’associazionismo avranno risvolti positivi in tutta la città. Esiste un’unica Agrigento con le proprie sfaccettature e realtà che ci sono e che ci saranno sempre, alla stessa stregua ci sono e ci saranno, le pari opportunità e il riconoscimento dei diritti indistintamente per tutti i cittadini residenti senza alcuna divisione tra zone centrali e periferiche.”

Proseguono i controlli dei Carabinieri al fine dell’osservanza delle norme anticovid. Durante il fine settimana appena trascorso sono state intensificate le attività da parte dei militari in particolare nella zona balneare di San Leone dove, in piazzale Giglia, sono stati multati sei giovani sorpresi in gruppo, in spregio alle norme contro gli assembramenti. Ciascuno dei multati pagherà 400 euro.

Il diritto al riconoscimento del figlio naturale deve essere negato al padre violento. Lo ha chiesto – in adesione al ricorso presentato dall’avvocato Arnaldo Faro – il procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

L’avvocato Faro, nell’interesse di una minore, ha chiesto alla Suprema Corte l’annullamento della sentenza della Corte d’appello di Venezia che aveva consentito il riconoscimento filiale al padre biologico che si era reso responsabile di atti violenti contro i familiari. Dopo la nascita della bambina, al padre M. A. H., di origine egiziana, era stato negato – dalla madre della piccina: F. V. di Raffadali – il riconoscimento della figlia. Una decisione importante, presa però a causa delle condotte violente dell’uomo che l’aveva indotta all’aborto. Dopo la nascita della piccina, l’uomo aveva anche programmato – ha ricostruito l’avvocato Arnaldo Faro – di impartirle un’educazione religiosa integralista, secondo rigidi canoni comportamentali, in contrasto con il contesto socio culturale della minore, manifestando anche l’intento di volerla condurre nel suo paese d’origine per affidarla alla propria madre.

Il procuratore generale ha censurato la sentenza della Corte di Venezia che non ha applicato il principio della prioritaria tutela del preminente e superiore interesse del fanciullo. La Procura generale ha anche richiamato il principio secondo cui se è diritto soggettivo dell’altro genitore quello di riconoscere il proprio figlio naturale, tutelato dall’articolo 30 della Costituzione, tuttavia tale diritto può essere sacrificato in presenza del rischio di compromissione dello sviluppo psico fisico del minore, con un bilanciamento tra l’esigenza di affermare la verità biologica, con l’interesse alla stabilità dei rapporti familiari e ciò impone uno scrupoloso accertamento di quale sia in concreto l’interesse del minore.

L’avvocato Faro investendo della tutela della minore la Corte di Cassazione ha evidenziato che i giudici di merito nel valutare l’interesse concreto della minore si erano posti in contrasto con la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta contro la violenza domestica. Convenzione che ha definito la violenza domestica quella che si concretizzi in tutti gli atti di violenza fisica sessuale, psicologica o economica che si verifichino all’interno della famiglia o del nucleo familiare.

A Palermo, al palazzo di giustizia, a conclusione della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto al giudice monocratico sette condanne e cinque assoluzioni nell’ambito dell’inchiesta antidroga lungo l’asse Palermo – Licata cosiddetta “Bazar”. 10 anni e 11 mesi per Giampiero Arrostuto, 42 anni, di Canicattì. 7 anni e 8 mesi per Giuseppe Tinnirello, 33 anni, di Palermo. 10 anni per Antonio Montana, 47 anni, di Licata. 6 anni per Antonio Truisi, 56 anni, di Licata. 4 anni per Luciano Bonvissuto, 34 anni, di Licata. 11 anni per Giusy Manuela Angileri, 30 anni, di Marsala. E 10 anni per Giselle Angileri, 35 anni, di Marsala. Richiesta di assoluzione invece per Emanuele Marchione, 57 anni, di Licata, Diego Pelonero, 47 anni, di Licata, Melchiorre Salvatore Alabiso, 47 anni, di Licata, Salvatore Paraninfo, 32 anni, di Licata. E Santa Loredana Giorgio, 40 anni, di Canicattì.

Antonello Montante ha chiesto e ottenuto di essere interrogato al processo d’Appello sul cosiddetto “Sistema Montante”. L’intervento del difensore, l’avvocato Carlo Taormina.

Antonello Montante renderà dichiarazioni e risponderà alle domande dei magistrati, in aula, in occasione del processo d’Appello in abbreviato sul cosiddetto “Sistema Montante” in corso innanzi alla Corte d’Appello di Caltanissetta. Più nel dettaglio non si tratta di dichiarazioni spontanee, ma di un interrogatorio. E’ la prima volta che ciò accade. Ed è stato annunciato su Facebook da uno dei difensori dell’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, l’avvocato Carlo Taormina, che ha scritto: “Antonello Montante ha chiesto di poter vuotare il sacco e di essere sottoposto all’interrogatorio del procuratore generale, delle parti civili e dei suoi difensori. Intende ristabilire la verità e l’onestà di 12 anni della sua vita impegnata nel combattere la mafia imprenditoriale in ambito locale e nazionale, anche al fine di indicare i comportamenti della magistratura e delle istituzioni che lo hanno sollecitato e sostenuto nella meritoria opera anticriminale compiuta all’insegna di ConfIndustria Nazionale di cui era il delegato per la legalità”. E poi l’avvocato Taormina aggiunge: “Montante, che nel processo di primo grado non ha mai reso dichiarazioni per le sue condizioni di salute, ha ritenuto che la Corte d’Appello di Caltanissetta che deve giudicarlo sia da ritenere affidabile ed imparziale, e che questa sia la sede giusta per mettere fine al massacro al quale continua ad essere sottoposto e che merita la dovuta risposta. La Corte ha accolto la richiesta e sono state fissate tre prime udienze nel corso della quali Montante chiarirà la sua posizione e quella di magistratura e istituzioni continuamente chiamate in causa come protagoniste del cosiddetto ‘Sistema Montante’. Il dado è tratto” – conclude Taormina. La Corte d’Appello ha preventivato tre udienze per ascoltare Montante, dal prossimo 11 giugno, e poi il 12 e il 18 giugno. Inoltre, la stessa Corte d’Appello, presieduta da Andreina Occhipinti, ha accolto l’eccezione presentata dall’altro difensore di Montante, l’avvocato Giuseppe Panepinto, e ha dichiarato la nullità delle dichiarazioni rese dal testimone Alfonso Cicero nel giudizio di primo grado. Secondo Panepinto, nel processo di primo grado Cicero non avrebbe dovuto essere ascoltato come testimone ma come indagato di reato connesso. Il 14 maggio del 2019, a conclusione del giudizio abbreviato, a fronte di una proposta di condanna da parte della Procura nissena a 10 anni e 6 mesi di carcere, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha condannato Antonello Montante a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. L’ex presidente di UnionCamere Sicilia e della Camera di Commercio di Caltanissetta sarebbe stato la punta del compasso del “Sistema Montante”, ovvero una presunta rete di spionaggio utilizzata per tutelare se stesso e colpire gli avversari.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Dunque, l’ex ministro Matteo Salvini dovrà essere processato per la nota vicenda della Open Arms, nave spagnola che sale e scende dal Mar Mediterraneo (e non solo) pronta ad individuare gente disperata che cerca una vita migliori in altri Paesi.

Unitamente alla Open Arms, anche tante altre navi fanno la stessa cosa; l’etichetta che autorizza a cercare nei mari gente disperata viene denominata ONG. Per accorciare i tempi ho fatto un salto su Wikipedia ed ho copiato ed incollato cosa si intende per ONG: “Si tratta di una organizzazione non governativa (ONG) è un’organizzazione senza fini di lucro che è indipendente dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali. Sono organizzazioni molto diverse tra di loro, impegnate in una vasta gamma di attività, spesso a carattere umanitario o sociale; alcune possono avere lo status di enti benefici, mentre altre possono essere registrate per l’esenzione fiscale basata sul riconoscimento di scopi sociali. Altre possono costituire dei fronti per interessi politici, religiosi o di altro tipo. Tipicamente sono finanziate tramite donazioni oppure da elargizioni di filantropi, sebbene tutte quelle più grandi siano sostenute anche da denaro pubblico”.

Recentemente alcune Procure siciliane (quelle buone o quelle cattive?) si sono interessate sulle attività di queste navi che salgono e scendono nel Mediterraneo ed alcune di esse (le Procure) hanno “osato” ipotizzare un reato che recita testualmente: “Favoreggiamento della immigrazione clandestina”. Un’altra Procura, quella di Ragusa, dopo avere “ascoltato” una serie di intercettazioni telefoniche avrebbe individuato in Luca Casarini, ex poco obbediente e attivissimo leader del movimento pacifico “No Global”, qualche telefonata a dir poco anomala. Insomma, per un capo missione umanitaria quella conversazione non sarebbe stata troppo umanitaria; secondo la Procura di Ragusa (ancora tu!!!) Casarini, per un momento, al posto delle limpide acque marine avrebbe intravisto dello champagne. Uno champagne per festeggiare qualche botto del quale l’unica certezza è quella di non essere di capodanno.

Notizia di qualche ora fa: l’Open Arms risulta sequestrata nel porto di Pozzallo per una serie di inadeguatezze amministrative. Ma tu guarda queste Procure, cattive e insensibili!

Ribadiamo ancora una volta che al momento si tratta di indagini e le Procure (quelle buone o quelle cattive?) avranno il loro da fare. Certo, è assai antipatica una nota di Medici senza Frontiere (altra ONG), dopo che un’altra Procura (quella di Trapani) aveva chiuso le indagini sul presunto favoreggiamento di immigrazione clandestina, che, anche in questo caso, recitava testualmente: “Le decisioni della magistratura, allungano l’elenco dei numerosi tentativi di criminalizzare il soccorso in mare, che a oggi non hanno confermato alcuna accusa, ma che hanno pericolosamente indebolito la capacità di soccorso”.

Mi dispiace per Medici senza Frontiere ma a nostro modo di vedere nessuna Procura al mondo tenta di criminalizzare l’operato di chicchessia, soprattutto quello altamente nobile come quello delle ONG. Semmai, le Procure, cercano i criminali, che è cosa sostanzialmente diversa.

Salvini è indagato. Più o meno, sull’asse Palermo Catania, i reati che avrebbe commesso sono gli stessi. Ed anche in questo caso accade che: per la Procura di Catania l’operato dell’allora ministro non necessita un processo. Diversa, la sostanza, per la Procura di Palermo che adesso ha chiesto il processo il leader leghista per sequestro di persona.

Tra un tira e molla, una risalita e una discesa, la Open Arms ha girovagato nel Mediterraneo per quasi due settimane, in attesa di trovare un porto sicuro. E’ scontata, in questo caso, una riflessione: sarebbero bastati due soli giorni di navigazione per raggiungere un porto sicuro spagnolo, visto che la Open Arms batte quella bandiera, ed avrebbe così evitato una ulteriore sofferenza di quasi quindici giorni a quella povera gente disperata, trattenuta a bordo alla ricerca della sicurezza portuale.

Mistero…

Una cosa è certa: rivogliamo Karola!!! Quella nobildonna che non si era accorta che involontariamente stava “scavazzando” una vedetta della Guardia di Finanza che già fuori dal porto di Lampedusa le aveva intimato l’alt di Stato.

Salvini ha accennato ad un “processo politico”; ha fatto riferimento anche al “vulcano Palamara” il quale, secondo le sue dichiarazioni, avrebbe fatto emergere un mondo togato alquanto discutibile e fortemente politicizzato.

Fiato alle trombe, avrebbe detto Mike Bongiorno. E le trombe le ha fatte fiatare un giornale nazionale, noto per i suoi giustizialismi, che si chiama il Fatto Quotidiano. E’ bastato leggere solo il titolo di un articolo per capire l’andazzo di certe anomalie mediatiche italiane: oggi in prima pagina imperava un articolo dal titolo: “Dopo il rinvio a giudizio Salvini ora si rivolge anche a Palamara…”.

il “Fatto” si indigna e pubblica uno sfottò nei confronti del leghista che a nostro modo di vedere ci è parso di pessimo gusto.

Come mai, semmai, il Fatto Quotidiano non accerti (ma soprattutto non si indigna), attraverso i suoi inchiestisti, se le parole di Palamara corrispondo al vero.

No, quello poco importa. C’è da azzoppare Salvini…