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Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Catania, Chiara Di Dio Datola, ha disposto il rinvio a giudizio, richiesto dal pubblico ministero Martina Bonfiglio, nei confronti dell’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, imputato di avere diffamato a mezzo stampa, nel 2015, Alfonso Cicero, all’epoca dei fatti presidente dell’Irsap. Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile di Cicero, difeso dall’avvocato Annalisa Petitto, per i danni morali e d’immagine subiti. La prima udienza del processo è in programma il 13 gennaio del 2022, innanzi alla terza sezione del Tribunale di Catania. Arnone, con un suo comunicato stampa, pubblicato l’11 luglio del 2015 dalla testata on line “Le Iene Sicule”, aveva affermato che Alfonso Cicero aveva posto in essere varie condotte illecite nel conferimento degli incarichi legali dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive.

I Carabinieri di Modica, in provincia di Ragusa, hanno arrestato un uomo, titolare di un Bed and breakfast, per detenzione illegale di armi e munizioni. L’uomo, A S sono le iniziali del nome, 49 anni, indagato di detenzione abusiva di arma da fuoco e detenzione di ingente quantitativo di munizionamento, è stato ristretto ai domiciliari, come disposto dalla Procura. Lui, alla guida della sua automobile, è stato sorpreso in possesso, dentro un borsello, di una pistola Beretta calibro 9 corto, illegalmente detenuta e con il caricatore pieno di alcuni proiettili. Dentro casa, adibita a Bed and breakfast, i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato munizioni di vario calibro: oltre mille cartucce, tra tipo da fucile e molte per pistola.

A Marsala, in provincia di Trapani, le ruote di buona parte delle automobili in dotazione alla polizia municipale, 15 su un totale di 20, parcheggiate davanti al Comando in via Ernesto del Giudice, sono state squarciate nottetempo. Le auto dei vigili sono parcheggiate in strada perché il garage dove trovavano riparo da qualche tempo è stato dichiarato inagibile. I mezzi ai quali non sono stati squarciati i pneumatici sono quelli parcheggiati nel raggio d’azione delle telecamere dell’impianto di video-sorveglianza.

Un uomo di 35 anni, R G sono le iniziali del nome, residente a Salemi, è stato arrestato dai Carabinieri della locale Stazione per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. E’ stato sorpreso alla guida di un’automobile sull’A29, alquanto nervoso al posto di blocco, in possesso di circa 15 grammi di cocaina divisi in dosi, materiale per il confezionamento dello stupefacente e 200 euro in banconote di vario taglio. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha imposto al 35enne l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Ad Agrigento volontari, tra medici e amministrativi, del Rotary Club Padova Est, dell’Associazione “Medici in Strada” e del Rotary Club Mussomeli-Valle del Platani, sono intervenuti in ausilio al personale dell’Azienda sanitaria impegnato nelle vaccinazioni all’hub vaccinale del PalaCongressi. Le attività di volontariato sono già iniziate sabato scorso e proseguiranno fino a giovedì prossimo. Il commissario dell’Azienda sanitaria, Mario Zappia, e i direttori amministrativo e sanitario, Alessandro Mazzara e Gaetano Mancuso, hanno espresso “un compiaciuto stupore per la grande generosità di associazioni, enti ed aziende nel sostenere le azioni sanitarie di contrasto alla crisi epidemiologica in corso”.

La Corte Costituzionale ha deciso di non decidere sull’ergastolo ostativo. L’intervento di Maria Falcone che cita il caso di uno dei mandanti dell’omicidio del giudice Livatino.

E’ stata emessa l’attesa sentenza della Corte Costituzionale nel merito della questione di legittimità costituzionale sull’ergastolo ostativo, ossia del no alla liberazione condizionale e ad altri benefici carcerari per i detenuti condannati per reati di mafia che abbiano scontato 26 anni di carcere e che non hanno collaborato con la giustizia. Quando invece la libertà condizionata e altre premialità sono concesse a tutti gli altri detenuti con 26 anni di carcere sulle spalle. Si tratta di quanto prevede l’articolo 4 bis comma 1 dell’ordinamento penitenziario su cui si è pronunciata la Corte Costituzionale. Ebbene la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’ergastolo ostativo ma – attenzione – la Corte ha aggiunto che la norma sull’ergastolo ostativo potrà essere applicata ancora, almeno fino a quando il Parlamento non deciderà di intervenire. Il termine per la decisione del Parlamento è stato fissato al maggio 2022. Tanti magistrati e addetti ai lavori antimafia hanno già sollevato le barricate contro un eventuale accoglimento della tesi della non costituzionalità dell’articolo sull’ergastolo ostativo, perché, tra l’altro, ciò è stato una delle richieste contenute nel ‘papello’ di Totò Riina. Ancora ebbene, dopo il rinvio della decisione dalla Corte Costituzione al Parlamento, ovvero il legislatore, interviene Maria Falcone, sorella del giudice vittima della strage di Capaci, che commenta: “Dopo la decisione della Consulta che solleva dubbi di costituzionalità sull’ergastolo ostativo, mi auguro che il legislatore intervenga presto in modo però da non pregiudicare l’efficacia di una normativa antimafia costata la vita a tanti uomini delle istituzioni”. E poi aggiunge: “Chiunque abbia una conoscenza minima del mondo mafioso, però, sa che solo la collaborazione con la giustizia spezza i legami tra l’uomo d’onore e il clan. Concedere la libertà condizionale o altri benefici, a prescindere dalla scelta netta della piena collaborazione, sarebbe un errore pericolosissimo. Come sarebbe sbagliato e grave lasciare ai giudici, sovra-esponendoli, la discrezionalità di scegliere caso per caso”. Poi Maria Falcone cita in particolare il caso di uno dei mandanti dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, Antonio Gallea, di Canicattì, arrestato dai Carabinieri lo scorso 2 febbraio nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Xydi”. Antonio Gallea ha scontato 25 anni per l’assassinio di Livatino, ed è stato ammesso alla semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Napoli il 21 gennaio del 2015 perché ha mostrato la volontà di collaborare con la giustizia, ritenuta poi impossibile perché Gallea ha citato avvenimenti già noti alla magistratura non apportando, dunque, contributi nuovi alle indagini. E Maria Falcone, riferendosi a Gallea, afferma: “Indagini recenti, ma gli esempi che potrei citare sono tantissimi, dimostrano quanto la materia sia insidiosa. Solo qualche mese fa è venuto fuori da un’indagine che un killer della Stidda, condannato all’ergastolo per avere ucciso il giudice Livatino, ed al quale erano stati concessi permessi premio sulla base di un presunto ravvedimento, appena rientrato nel suo ambiente è tornato alla guida del clan”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La giornalista e docente agrigentina, Loredana Guida, 44 anni, è morta il 28 gennaio del 2020 vittima della malaria, curata come influenza stagionale nonostante lei avesse più volte informato i medici di essere da poco rientrata da un viaggio in Africa, in Nigeria. Ebbene adesso il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e il pubblico ministero, Elenia Manno, hanno chiesto il rinvio a giudizio di tre imputati. Si tratta dei medici Gioacchino Brucculeri, in servizio alla Guardia medica, Maurilio Castelli, in servizio al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio, e Francesco Sciortino, medico curante della donna. A Castelli, in quanto medico in servizio al pronto soccorso, si contesta di non avere sottoposto Loredana Guida ad un’accurata anamnesi, e di non avere eseguito un test rapido per il riscontro della malaria. Sciortino, invece, pur essendo a conoscenza del viaggio in Nigeria, le avrebbe prescritto una terapia per l’influenza. Brucculeri, infine, a seguito del suo accesso in guardia medica il 19 gennaio, “avrebbe omesso – si legge nel capo d’imputazione – di effettuare ogni ulteriore approfondimento nonchè omesso di indirizzare la paziente verso un’adeguata struttura di emergenza nonostante le condizioni critiche”. I familiari di Loredana Guida si costituiranno parte civile tramite l’avvocato Daniela Posante.

La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, confermando il verdetto di primo grado, ha condannato ad un anno di reclusione due funzionari dell’ufficio tecnico del Comune di Agrigento – Giuseppe Principato e Gaspare Triassi – nell’ambito del processo scaturito dalla morte di Chiara La Mendola.

La giovane agrigentina perse la vita in un brutto incidente stradale in via Cavaleri Magazzeni, a San Leone, nel dicembre 2013. I due imputati sono accusati di omicidio colposo e – in particolare – per non aver vigilato sul dissesto stradale che ha causato il sinistro mortale.

Nella vicenda era coinvolto anche Giuseppe Valenti, 81enne che si trovava alla guida della Nissan Micra contro cui si scontrò la giovane agrigentina dopo la caduta che – secondo quanto ricostruito – fu causata da una buca presente sul manto stradale.

Per quanto ci riguarda ha poco interesse se il figlio di Beppe Grillo sia uno stupratore. C’è un nugolo di magistrati che lo sta indagando e alla fine si vedrà se il giovincello (in un video con l’uccello di fuori) verrà condannato o no.

La nostra speranza è rivolta principalmente alla ragazza che ha denunciato il fatto. Auspichiamo fortemente che per lei sia stato solo un brutto sogno da dimenticare al più presto. Per buona pace di tutti.

Per il resto è storia recente; increduli e basiti di quanto il comico genovese è stato capace di fare.

Non ci crederete, ma, seppur vomitevoli le parole profferite da Grillo in quel video, noi lo assolviamo. Grillo è stato sempre questo, oggi, cinque anni fa, dieci anni fa, venti anni fa.

Il problema, ancor di più un vero e proprio pericolo, sempre a nostro modo di vedere, non è lui, Beppe, ma quella fetta di popolazione che nel corso degli anni passati ha creduto in lui, nelle sue misere parole e nei suoi miseri proseliti.

Quella gente che in tempo di votazioni ha messo la ics sulla casella Movimento 5Stelle oggi dovrebbe semplicemente vergognarsi. Siamo certi che molti lo faranno, ma purtroppo abbiamo altrettante certezze che ancora una volta ci sarà un pezzo di popolo che manterrà a galla (seppur notevolmente ridimensionato)  una ideologia “straordinaria” come quella del Movimento 5Stelle.

Altrettanto uguale dovrebbero fare tutti gli eletti in questa bolgia di Ministri, onorevoli, senatori, deputati, sindaci e così via dicendo.

Tirate fuori le palle e provate a dire pubblicamente: “MI VERGOGNO!”

Forse gli eletti non lo faranno. Saranno d’accordo con questa “ideologia” del Movimento? E poi, cazzo, hanno uno stipendio meraviglioso ogni fine mese grazie a quella gente che da perfetta rincoglionita ha creduto in questi cialtroni (politici) e dovrebbero rinunciarvi?

Popolo di balocchi…

 

Resta alta la curva dei contagi Covid in Sicilia e la speranza del ritorno in zona gialla e delle riaperture il 26 aprile sembra allontanarsi di fronte a numeri impietosi. Oggi sono 1.123 i nuovi positivi nell’isola su 14.416 tamponi processati, con una incidenza al 7,8%, quasi due punti in più della media nazionale.

La Regione sale al secondo posto per numero di contagi giornalieri, subito dopo la Campania. Le vittime sono state 10 e portano il totale a 5.172. Il numero degli attuali positivi è di 26.322, con un incremento di 564 casi rispetto a ieri; i guariti sono 549. Cresce anche il numero dei ricoveri ospedalieri: sono 1.438, 39 in più rispetto a ieri, mentre è in calo quelle delle terapie intensive: 176, 11 in meno. La distribuzione tra le province, vede ancora una volta oltre 500 casi concentrati nella provincia di Palermo, che continua a essere zona rossa.
Un quadro sconfortante che suggerisce anche al presidente della Regione Musumeci di andare con i piedi di piombo per quanto riguarda le possibili riaperture in vista del 26 aprile.
“E’ difficile – dice – poter pensare a uno scenario a distanza di una settimana, diciamo che operiamo guardando i dati alla giornata. Con il cuore vorremmo essere zona gialla, con la ragione vogliamo aspettare il dato numerico”.
Intanto però si moltiplicano in Sicilia le proteste di ristoratori e commercianti, che lamentano di essere ormai alla canna del gas. “Certamente – ammette Musumeci – guardiamo tutti alla speranza di poter presto riaprire e, al tempo stesso, di poter ricevere i famosi ristori di cui in Sicilia, più che altrove, c’è un disperato bisogno”.
In questo quadro sconfortante una nota positiva viene però dal successo ottenuto proprio dall’iniziativa della Regione per accelerare la campagna vaccinale. L’Open day per consentire anche ai siciliani che non erano prenotati di potersi vaccinare con AstraZeneca nel fine settimana. “Nel week end abbiamo somministrato complessivamente 26.242 mila dosi commenta soddisfatto Musumeci – quadruplicando i numeri della settimana precedente e superando la diffidenza che si era creata nella nostra regione verso questo vaccino, dopo cinque casi sospetti di mortalità per trombosi. Adesso dobbiamo puntare alla somministrazione del vaccino andando anche in periferia, con i medici di famiglia e con le farmacie”