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Altro caso sospetto di effetti collaterali del vaccino AstraZeneca in Sicilia. A Messina preoccupano le condizioni di una docente di musica di 55 anni di una scuola media, in coma profondo a causa di una trombosi. La donna, che è attualmente ricoverata e monitorata nella Rianimazione neurochirurgica del Policlinico, ha ricevuto la prima dose l’11 marzo e subito ha accusato febbre alta e un forte mal di testa. La tac, dopo il ricovero d’urgenza, ha evidenziato una trombosi alla vena cava inferiore, alla vena porta e giugulare, all’encefalo e un’embolia polmonare. I familiari hanno presentato un esposto sottolineando che la donna non ha sofferto di patologie pregresse e che le sue condizioni di salute erano ottimali.

E’ morta Cinzia Pennino, l’insegnante 46enne di  scienze all’istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo che aveva ricevuto come molti suo colleghi, il vaccino AstraZeneca.

La donna che non soffriva di nessuna patologia pregressa e che lo scorso 24 marzo si era sentita male ed era stata trasportata in ospedale dove le avevano diagnosticato una trombosi profonda estesa. Alla donna era stato inoculato il vaccino anticovid AstraZeneca, questo era venuto fuori dalla sua anamnesi.

Trasferita presso la terapia intensiva in disfunzione multiorgano, nonostante i trattamenti avanzati e le cure prestate dai sanitari, è deceduta ieri mattina. Adesso, il Policlinico di Palermo ha segnalato alla magistratura e all’Aifa la morte sospetta dell’insegnante; gli esperti si dovranno pronunciare sulla causa del decesso e, soprattutto, dovranno dire se c’è un nesso tra la vaccinazione AstraZeneca e la trombosi.

La vicenda è stata ricostruita dalla stessa direzione della struttura sanitaria: “La paziente è giunta al Policlinico il 24 marzo scorso proveniente dall’ospedale Buccheri La Ferla – si legge in una nota – in condizioni molto critiche con trombosi profonda estesa e una storia anamnestica nella quale è presente anche una somministrazione vaccinale. Trasferita in terapia intensiva in disfunzione multiorgano nonostante i trattamenti avanzati e le cure prestate dai sanitari la paziente è deceduta”.

“L’intera Sicilia salesiana, e in particolare le comunità di Palermo Ranchbile e Santa Chiara – scrivono i colleghi di Cinzia Pennino su Facebook – piangono la scomparsa di una persona speciale, una donna eccezionale con un cuore grande come la sabbia del mare. Una donna sapiente, generosa e allegra, impegnata a pieno titolo nella missione salesiana in Sicilia e in Africa dove grazie al Vis, di cui era membro attivo, ha visitato Madagascar e Senegal”. Tanti i messaggi sui suoi profili social, alcuni brevi, altri intensi, che rispecchiano appieno la splendida figura di Cinzia, una donna che non si è mai risparmiata, ma che ha fatto tutto con amore e per amore, fino all’ultimo respiro secondo lo stile di San Giovanni Bosco.

“Cinzia – continuano i docenti e il personale dell’istituto scolastico – ha incarnato pienamente quello che si dice di Don Bosco; è stata madre, maestra e amica di quanti ha incontrato nel suo cammino e nelle sue svariate attività. Madre di tanti bambini e ragazzi conosciuti nell’oratorio di Santa Chiara a Palermo, ma anche nelle varie missioni in Africa. Maestra giorno dopo giorno nel liceo del Don Bosco di Palermo Ranchibile, dove ha insegnato fino a pochi giorni fa guidando gli alunni non solo in una crescita culturale ma anche umana”.

 

 

A fronte dell’insorgere di casi di contagio da coronavirus, ed al fine di eseguire le necessarie opere di disinfezione e sanificazione, il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ha disposto la chiusura, da oggi lunedì 29 marzo fino a mercoledì 31, delle scuole infanzia e primaria dell’istituto Esseneto, del plesso di Giardina Gallotti dell’istituto Anna Frank, i plessi Giovanni Paolo secondo e Santa Chiara in via dei Fiumi al Villaggio Mosè, il plesso Margherita Hack, con annesso oratorio Pio Decimo, al Villaggio Peruzzo, e i plessi Malaguzzi e Montessori, con annesso oratorio San Francesco, in piazza Montessori a San Leone.

I dati del contagio in Sicilia, ricoveri e morti, l’impegno del Governo nazionale e delle Regioni, le scuole: l’intervento del presidente della Regione, Nello Musumeci.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, interviene nel merito della gestione della pandemia coronavirus in Sicilia, e puntualizza che non ricorre allarme. Le sue parole: “I dati sono fisiologici, non allarmanti: è cresciuto il numero dei contagi negli ultimi giorni, ma non c’è pressione sugli ospedali e gli ingressi in terapia intensiva sono limitati. Continuiamo a perdere vite umane, ma è un dato assolutamente diverso rispetto alle settimane passate”. Poi, in prospettiva, verso il mese di aprile, Musumeci prospetta: “Siamo convinti che in questo mese di aprile bisogna tenere alta l’attenzione. La Sicilia in particolare, per la fragilità del suo tessuto imprenditoriale, ha bisogno di guardare al futuro con ottimismo e anche con immediatezza. Per questo non mi stanco mai di dire al governo centrale di mandare presto i ristori e i sostegni, e che siano concreti”. E poi, sul ruolo e l’impegno del governo nazionale Musumeci riflette così: “L’approccio del presidente Draghi è stato improntato al rigore, forse ci vorrebbe un pizzico in più di generosità, lo dico con serenità. Se non ci fossero state le Regioni i morti li avremmo contati ai bordi delle strade. Lo Stato ha potuto affrontare e in parte superare questa drammatica stagione perché le articolazioni dello Stato, le Regioni, con mille difficoltà e con errori, ma anche con iniziative virtuose, hanno saputo fare fronte ai problemi sul territorio. Il governo nazionale non può pensare di contestare le Regioni quando c’è qualcosa che non va e assumere i meriti a Roma quando le cose vanno bene. Credo che serva maggiore comprensione, linee più chiare dal governo nazionale, una maggiore tolleranza e disponibilità da parte di tutte le Regioni a cominciare dalla mia. La strategia deve essere unitaria fin dove è possibile, poi ogni territorio può avere esigenze particolari”. E poi, in riferimento alle scuole, il presidente della Regione ribadisce: “L’ho sempre sostenuto: l’ultima cosa che chiuderei sono le scuole. La scuola va tenuta, finché è possibile, aperta nell’interesse degli studenti e delle famiglie. I ragazzi meglio tenerli a scuola che farli andare in giro a creare assembramenti o tenerli a casa chiusi in una condizione che sfocia nella depressione”. E dunque? “Dunque, fin quando il Comitato tecnico scientifico non mi dirà di chiudere, perché è in pregiudizio la salute di tutti quanti i siciliani, io terrò aperte le scuole come è stato fino a questo momento. Tranne pochissime parentesi, noi non abbiamo chiuso le scuole, in particolare fino alla prima media, e abbiamo riaperto anche le scuole superiori. Non si può fare pianificazione a media e lunga scadenza in tempo di epidemia, si vive alla giornata, si contano i numeri la mattina e in base a questi si decide cosa fare”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

La Sezione misure di prevenzione della Corte d’Appello di Palermo ha confermato il verdetto del Tribunale di Agrigento che ha rigettato la proposta di applicazione della misura preventiva della sorveglianza speciale, in quanto socialmente pericoloso, a carico dell’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone. Nelle motivazioni del no alla misura i giudici tra l’altro hanno scritto: “Giuseppe Arnone svolge l’attività di avvocato e non risulta accompagnarsi a pregiudicati, né allontanarsi dal proprio domicilio in ore notturne per compiere attività delittuosa, né detenere o portare armi in luogo pubblico”. Il sostituto procuratore generale ha proposto che la sorveglianza con obbligo di dimora fosse applicata per due anni. Arnone è stato difeso dagli avvocati Daniela Principato e Francesco Menallo.

La Confasi Sicilia ha chiesto all’assessore regionale alla Pubblica Istruzione Roberto Lagalla che nel programma di vaccinazione venga data priorità a tutti i nuclei familiari conviventi con studenti, docenti, personale ATA coinvolti nella apertura delle scuole”. ” Tutto ciò– dichiara il Presidente di Confasi Davide Lercara-  considerata l’intenzione del Governo di aprire le scuole fino alla prima media anche in zona rossa. Tale richiesta viene avanzata tenuto conto della necessità di tutelare la salute di tutto il mondo della scuola e del  piano vaccinale attualmente vigente per età e vulnerabilità”. Confasi ha indirizzato la lettera anche al Presidente del Consiglio Draghi e ai ministri Bianchi e Speranza.

Intorno alle ore 22 un boato ha fatto sobbalzare gli abitanti di via Pirandello a Favara.
A venire giù tutta la parete di una vecchia abitazione non abitata.
Su quel tratto di strada, però,  malgrado fosse stata chiusa al traffico da un’ordinanza comunale, transitava gente a piedi. Per fortuna il crollo è avvenuto in un orario in cui vige il coprifuoco e così si è potuto scongiurare una eventuale tragedia.

Sul posto i Carabinieri della tenenza di Favara, ma stanno arrivando anche i vigili del fuoco ed è stato richiesto anche l’intervento dell’Enel considerato che sono al momento scoperti molto cavi di alimentazioni che rappresentano un pericolo.

953 i casi registrati su 25.247 tamponi (tra molecolari e test rapidi), con un tasso di positività in aumento e che si attesta al 3,8%. Rispetto a domenica scorsa una crescita dei contagi del 36% con soltanto il 5% di tamponi in più. Le vittime del virus oggi sono 25.

La curva sale e di conseguenza aumenta anche la pressione sugli ospedali dell’Isola: i ricoverati in regime ordinario nei reparti Covid diventano 844, una crescita di 31 pazienti rispetto a ieri. Lieve incremento anche nelle terapie intensive, con 2 ricoverati in più e un totale di 129 pazienti.

I nuovi contagi per province:

Palermo 395,

Catania 119,

Messina 121,

Siracusa 51,

Trapani 25,

Ragusa 86,

Caltanissetta 45,

Agrigento 100,

Enna 11.

Cinque persone tutte originarie del Gambia, sono state arrestate dai carabinieri della compagnia di Licata per occupazione abusiva e furto aggravato. I carabinieri sono intervenuti subito dopo una segnalazione.

La casa, abusivamente occupata è di proprietà di un uomo di Licata ma residente a Milano.
I cinque si sono giustificati dicendo di non avere un tetto dove soggiornare e che credevano fosse disabitata. I militari durante il controllo hanno poi scoperto i cinque in flagranza di reato per allaccio abusivo alla rete idrica

 

E’ accaduto a San Leone, dove un quarantenne ha perso completamente la testa.

Dopo una normale lite per futili motivi, tenta di accoltellare il vicino di casa, poi si barrica in casa, apre la bombola del gas e minaccia di far saltare tutto in aria.

Il vicino di casa è riuscito a evadere l’aggressione e si è chiuso in casa.

Sul posto i poliziotti della sezione Volanti della Questura di Agrigento che, dopo aver fatto evacuare la zona, sono riusciti a bloccare il quarantenne, che è stato poi condotto in ospedale in evidente stato di shock.