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Lunedi 14 settembre alle ore 12  a San Leone presso il Roof Garden de il Molo, lungomare Falcone Borsellino n.1, conferenza stampa di presentazione della candidata a sindaco della città di Agrigento Angela Galvano. Saranno presenti nell’occasione, l’on. Arturo Scotto coordinatore nazionale di Articolo Uno, l’on. Pippo Zappulla, segretario regionale di Articolo Uno, Pippo Di Falco, segretario provinciale di Sinistra Italiana, Teresa Monteleone, presidente regionale Pari Opportunità di Articolo Uno e Antonio Palumbo di Rifondazione Comunista.

I lavori saranno moderati dal giornalista Nino Randisi, designato assessore nella giunta della candidata Galvano.

Sarebbe stato ucciso perchè molestava donne sposate: a commissionare l’omicidio – secondo quanto ipotizza l’accusa – sarebbe stato uno dei figli dopo che la madre aveva cacciato fuori da casa il proprio marito e che lo stesso avrebbe persino tentato un approccio intimo con una nuora, moglie di un altro figlio.
Nove anni dopo i fatti, grazie alla collaborazione di uno dei presunti organizzatori dell’agguato, scattano tre arresti per l’omicidio dell’imprenditore Pasquale Mangione, assassinato a colpi di pistola il 2 dicembre del 2011 in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana.
L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Palermo Antonella Consiglio su richiesta del pm della Dda Claudio Camilleri, è stata eseguita dai poliziotti della squadra mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi. In carcere sono finiti Antonino Mangione, 40 anni, di Raffadali, che due anni fa ha collaborato con i poliziotti dando impulso alle indagini che erano in ghiaccio, Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta e Angelo D’Antona, 35 anni, di Raffadali. Quest’ultimo è stato rintracciato qualche ora dopo in Germania.
Indagati a piede libero anche uno dei figli della vittima – Francesco Mangione, titolare del “Metabirrificio”, ristorante di Raffadali – e il presunto boss quarantenne Francesco Fragapane, di Santa Elisabetta, condannato a 20 anni di carcere nell’ambito del processo “Montagna” con l’accusa di avere diretto il nuovo mandamento mafioso seguendo le orme del padre Salvatore. La vicenda, piuttosto articolata, viene descritta da Antonino Mangione il 30 maggio del 2018. Il raffadalese, più volte arrestato per mafia e droga e sempre prosciolto, entra in contrasto col boss Antonio Massimino e decide di collaborare con gli inquirenti. Oltre a riempire pagine di verbali nell’ambito dell’indagine “Kerkent”, svela agli inquirenti di avere organizzato un omicidio su incarico del figlio di Pasquale Mangione.
“Mi chiese se potevo organizzare un omicidio senza dirmi, in un primo momento, chi fosse la vittima. Mi disse solo – ha aggiunto il collaborante – che il colpo di grazie avrebbe dovuto essere ai testicoli perchè fosse a tutti chiaro il movente e che ci sarebbe stato un compenso di 10mila euro”.
Antonino Mangione, che non è parente della vittima, decide allora di parlarne con Lampasona (entrambi sono stati coinvolti in numerose vicende comuni di mafia e droga) e D’Antona. Il primo, secondo la versione di Antonino Mangione, avrebbe chiesto il permesso a Francesco Fragapane seguendo le regole mafiose. Permesso che arrivò anche perchè la vittima non faceva parte di Cosa nostra.
La vittima viene pedinata per scoprire le sue abitudini e viene scelto come giorno per l’omicidio il 2 dicembre perchè è un venerdì e, di solito, trascorre quel giorno in campagna. Lampasona e D’Antona materialmente, sempre secondo il racconto di Antonino Mangione, con una moto e un’auto vanno a cercarlo in quell’appezzamento di terreno isolato con una calibro 7,65, comprata da Antonino Mangione. Il presunto omicida ricercato gli spara al petto ma le cose si complicano perchè Mangione, seppure ferito, riesce a fuggire dentro la casa e l’arma si inceppa.
Alla fine viene raggiunto e colpito con il calcio della pistola alla testa, restando ucciso per il trauma cranico. Il corpo verrà trovato l’indomani dilaniato dai cani. Sulle prime non si comprende neppure che si è trattato di un omicidio. L’indagine resta ferma per anni. Fino alla collaborazione di Mangione che tecnicamente non è un “pentito” e nelle scorse ore è finito in carcere. I pm non hanno chiesto l’arresto di Fragapane e del figlio della vittima ma solo di Antonino Mangione e degli altri due che, intercettati, di fatto confessano commentando la notizia della collaborazione di Mangione nell’ambito dell’inchiesta Kerkent, data dai giornali.
Lampasona e D’Antona parlano fra loro e sperano che la pioggia e i cani abbiano cancellato le loro tracce e temono di venire arrestati. Gli esiti degli accertamenti biologici, balistici e dell’autopsia – sottolinea il gip – danno pieno riscontro alle dichiarazioni del collaboratore. La mafia, però, nulla c’entrerebbe secondo il magistrato che, infatti, dopo avere disposto gli arresti si è dichiarato “incompetente per materia”.

Un concerto amabile, sofisticato, appagante; è sembrato quasi finire troppo presto. Mario Venuti conserva negli anni quel fascino e quel carisma che si coniuga perfettamente con quel suo riconoscibile modo di cantare e quel suo fare musica che, nella sera del 10 settembre scorso, non ha avuto bisogno di nulla se non di un pubblico attento, una chitarra, un pianoforte e un cielo pieno di stelle.
Un concerto in acustica, che inizia chitarra e voce, che profuma di bossanova, che ti contagia di entusiasmo e bellezza, come quella che attraversa da sempre i testi delle sue canzoni; testi ricercati e capaci di coniugare amore e attualità, e con i quali si potrebbe riempire un libro di poesie.
Elegante, raffinato, musicalmente colto, incastona il concerto dentro un pizzico di malinconia che rende tutto perfetto.
Un excursus senza fronzoli, dentro una carriera che gli ha concesso di scrivere pezzi indimenticabili, e che giovedì sera ha suonato con l’arte della delicatezza, alla chitarra e poi al piano, mentre l’atmosfera riusciva a coniugarsi con le emozioni di ognuno e i ricordi che facevano capolino ricordandoci che la vita scorre, mentre alcune cose come la bravura ed il talento sanno essere immuni al tempo che passa.
Il cantautore siciliano con generosità ha anche parlato al pubblico di Cetraro Marina, ha racconto piccoli aneddoti e quell’esigenza di sentimenti in un mondo che smarrisce tutto, a volte anche il cuore.
Le sue canzoni sono favole, ma a volte sanno essere anche viaggi verso posti lontani. Canzoni colme di sonorità sudamericane, di echi del mediterraneo, e poi di pathos che ti trascina dove lui vuole, ossia dentro le sue canzoni delle quali si finisce per sentirsi protagonisti.
Da Niña Morena a Caduto dalle Stelle, attraversando Veramente, Ciao Cuore. E poi ancora Un altro posto nel mondo, Tutto questo mare, e il racconto di Crudele a Sanremo.
Ad impreziosire il concerto di Mario Venuti alcuni elementi dell’Orchestra Filarmonica di Calabria che hanno accompagnato il cantautore nell’ultimo pezzo di viaggio.
Il finale proprio lì, dove tutto è iniziato, con quel pezzo che segnò la sua carriera di solita; Fortuna, il suo lasciapassare per un futuro tutto da scrivere e da regalare mentre si innamorava del domani, quel domani che finisce dritto dritto nel suo sorriso e nel suo modo di essere a discapito di qualunque apparire.
Dopo il concerto ho scambiato una chiacchierata con il cantautore. Trovate tutto questo nel servizio.

È bello scoprire che alcune cose sono come te le aspetti, che non deludono e che, al contrario, ti lasciano la consapevolezza che l’arte resta l’unica bellezza che ci salverà.

Simona Stammelluti 

 

Potrebbero essere almeno un migliaio in tutta Italia, tra studenti, docenti e non docenti, gli inconsapevoli contagiosi da coronavirus presenti al suono della prima campanella la prossima settimana. Probabilmente non ne mancheranno anche in Sicilia.

E’ quanto ha calcolato l’Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia, elaborando i dati diffusi dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri sui test sierologici effettuati nelle scorse settimane dal personale scolastico.

A fronte di 500mila persone sottoposte allo screening, la metà del totale impiegato nelle scuole, 13mila sono risultate positive al test – ricorda Domenico Mamone, presidente dell’Unsic. “Ovviamente ciò non equivale alla positività al coronavirus, il più delle volte si tratta di vecchio contagio: il successivo controllo al tampone abbatte notevolmente questo bacino. Ad esempio, in Campania sono risultati effettivamente contagiati in quattro, nell’Emilia-Romagna in due, nelle Marche uno, in Liguria e Molise zero. Benché questi dati non siano consolidati in attesa di nuovi tamponi. Il problema è che fuori dallo screening sono rimaste circa 500mila persone tra docenti e non docenti e soprattutto otto milioni e mezzo di studenti”.

In base a quanto è emerso dallo screening, secondo l’Unsic è possibile ipotizzare, proiettando i dati sul campione 18 volte più numeroso, composto quasi esclusivamente da studenti, almeno un migliaio di soggetti potenzialmente contagiosi. Con differenze accentuate tra i territori.

In Lombardia, dove lo screening è stato in assoluto il più importante, coinvolgendo 95.324 docenti e non docenti, pari al 70 per cento circa del totale, i positivi al test sono stati 4.528 pari al 4,75 per cento. Se in Alto Adige siamo intorno al 3 per cento, si scende fino all’1 per cento in Abruzzo (83 su 11mila), a meno dello 0,5 in Friuli-Venezia Giulia (52 su 9.090) e in Puglia (400 su 82.600) – conclude Mamone.

In termini generali, secondo quanto riporta l’Istituto superiore di sanità, meno di un terzo delle identificazioni del Covid-19 (31,2 per cento nel periodo tra il 3 e il 16 agosto) avviene perché sintomatici, mentre secondo i dati di OpenCovid, riferiti al periodo 12-21 giugno, percentuali di nuovi positivi tra il 32 per cento in Lombardia, il 47 in Piemonte e il 70 in Emilia-Romagna derivano da tamponi effettuati a seguito dei test sierologici, con una funzione sempre più importante.

FONTE:

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’

L’agenzia di disbrigo pratiche era chiusa dopo il lockdown imposto dal Governo italiano e da allora non aveva aperto più gli uffici.

Nel corso della notte una molotov ha colpito l’ingresso della agenzia situata in pieno centro a Palma di Montechiaro; un forte boato che è stato sentito da tutti gli abitanti circostanti. Sul posto i Vigili del Fuoco del distaccamento di Licata che hanno spento anche un principio di incendio.

I poliziotti del locale Commissariato e i Carabinieri, giunti sul posto, hanno avviato le indagini per capire motivi e circostanze dell’attentato.

 

 

Al via i lavori in viale dei Giardini a San Leone. Sono previsti interventi di realizzazione e sistemazione di marciapiedi.  Riusciremo ad  adeguare e restituire decoro e nel contempo a impegnare e sostenere persone che hanno bisogno di avere restituita la dignità del lavoro. Lo abbiamo fatto in economia con un totale di 235 mila euro spesi anche per riqualificare la piazza Madonna della Catena, a Villaseta.   Nonostante la nota carenza di risorse è stato possibile assicurare questa serie di interventi che si sommano ad altri progetti di sistemazione e manutenzione nelle periferie che hanno coinvolto disoccupati, ai quali è stata data l’opportunità di un lavoro. Lavori che sarebbero partiti prima se non ci fosse stato il lockdown che ha fatto slittare una serie di interventi di sistemazione e riqualificazione nelle periferie.

La situazione è grave, gravissima.
Ignorarla è follia.
Va considerata e affrontata per quella che è, perché facendo finta che questi non esistano, provando ad ignorarli, si finisce per far passare il messaggio che “ad un metro dal mio culo, ognuno può fare tutto quel che vuole” (anche avere questo genere di voce in capitolo).

Sono il “popolo” contro la dittatura sanitaria e gridano al complotto, non hanno alcuna fonte certa, negano la realtà e difendono la libertà di opinione. Io sinceramente bestemmio ascoltandoli, pensando che il suffragio universale abbia fatto un bel po’ di danni.
Tornano in piazza, a Roma, assembrati e mostrano cartelli contro il distanziamento e le mascherine.
Di questo popolo che protesta fanno parte “le mamme per la libertà”: “speriamo che i bambini stiano a casa (lei dice “stanno a casa”, capite che è troppo chiedere che conoscano un congiuntivo) perché  se devono andare con le mascherine tutti bardati così come voi beh …” – dice alla intervistatrice di La7.
C’è sotto qualcosa di più grosso” – chiosa un’altra di quelle.
Ci vogliono lobotizzare” (anziché eventualmente “lobotomizzare”) – la più scienziata di tutte.
Non ce la si può fare. 
E non ce la si può fare perché ci sono anche i nonni: “Lo faccio per i miei nipoti. Non sono contro i vaccini (ahahahah) ma bisogna liberamente sceglie“, gli audaci: “Sono immunodepressa e non ho mai avuto paura“, i rivoluzionari e i credenti.
Ma l’apoteosi delle idiozie si sono sentiti da quelli di Forza Nuova, anche loro in piazza che si offendono pure ad essere chiamati fascisti.
Roberto Fiore di Forza Nuova dichiara: “siamo vicini agli italiani che sanno benissimo (chi noi? Italiano a chi, oh?!) che bisogna manifestare uscire e lottare per salvare l’Italia da questo momento che è gravissimo” (eh … ne avremmo da dire, vero?)
Allora l’intervistatrice prova ancora, con un’altro soggettone: “non è che c’è un po’ di populismo in questa manifestazione?” (un cicinino proprio!) E lui: “no no no, ne riparleremo nel prossimo lock down (ma quando?) quando due milioni di italiani verranno licenziati (ma dove?) quando le casse integrazioni non verranno più date (ma perché?!) quando i negozi chiuderanno definitivamente (ma chi?)”

Guai a chi li chiama negazionisti. 
Guai! Capito?
Perché c’è la signora che ci fa lezione di chimica e biologia e ci dice di aver letto su Facebook che tenendo su le mascherine “noi mettiamo dentro il nostro corpo candida polmonare” – medici di tutto il mondo unitevi e stracciate le vostre lauree, che c’è lei che vi darà 4 dritte.
Ed ancora quella che ha sentito gli scienziati! Fa due nomi in croce e uno di quelli – udite udite – è lì, sul palco della manifestazione, ed è un medico legale che risponde al nome di Bacco: “Nel vaccino c’è acqua di fogna” (lo dice, vi assicuro che lo dice, al popolo presente).
Poi a tu per tu con l’intervistatrice rincara la dose: “Il virus non è capace di uccidere nessuno (36 mila morti) è stata una strage di stato, al governo ci sono degli assassini (che si preparino le manette) ci dobbiamo infettare, ci infettiamo e ci immunizziamo“.
La situazione è grave perché questo popolo (mandria)  è guidato da soggetti che sono antiscienza, negano contro ogni evidenza, e contagiano gli indecisi. 
Ecco perché non possiamo tacere, ecco perché dobbiamo parlare, mostrare tutti i loro limiti, spiegare a chi è allo sbando ideologico che negare davanti alla realtà è un crimine, è istigazione al danno collettivo.

Quando sostengo che una delle piaghe di questo periodo storico sia proprio la completa assenza di giudizio critico non sbaglio. Dobbiamo assolutamente lavorare sui giovani, nei piccoli gruppi,  dissentire ogni qualvolta ascoltiamo baggianate, insinuando sempre il dubbio circa il sentito dire, coltivando la logica dello studio, del dato certo, della ricerca delle fonti, alla base anche del delicatissimo lavoro del giornalista.

 

Simona Stammelluti 

Il candidato sindaco Franco Micciche’ non parteciperà ai confronti pubblici con gli altri candidati. Lo ufficializza con una nota stampa: “L’inizio della campagna elettorale segna l’arrivo anche degli inviti ai confronti fra i candidati a sindaco. Una formula cominciata negli anni ’90 con l’elezione diretta del sindaco, ma che nel tempo, a mio giudizio, ha perduto il suo spirito iniziale.
Non e’ piu’ un confronto fra candidati ma un soliloquio nel quale ogni candidato sindaco fa le sue proposte e le sue seducenti promesse che poi, per lo più, vengono abbandonate all’etere senza mai essere realizzate.
Non è più tempo di dibattiti preferisco muovermi in fretta per andare incontro ai bisogni della gente e ai loro sogni.
Sono convinto che è molto meglio ascoltare la voce dei cittadini e dei tanti giovani che rappresentano il futuro di questa nostra città piuttosto che cadere nei soliti luoghi comuni, scivolando sul terreno delle promesse mai realizzate e mai mantenute…
Non vogliamo perdere altro tempo in confronti che rimangono lontani dai bisogni dei cittadini. Ritengo che siano cambiati i tempi e gli obiettivi da seguire.
Gli agrigentini sono stanchi! Questo è il dato centrale che emerge dai nostri incontri quotidiani tra la gente che a fatica si muove in una città sporca, nei quali i marciapiedi dissestati sono la regola. Per questo ho elaborato con il mio staff un programma che ritengo concreto e realizzabile. Per questo preferisco stare tra la gente a sentire i loro bisogni e i loro sogni, cosi’ da capire nel concreto quello che dovro’ fare da sindaco.
Ringrazio tutti gli organizzatori che avranno la gentilezza di invitarmi, ma anticipo che ho scelto di non essere presente a questi incontri”.

Dopo la Statale 115, adesso tocca alle martoriate strade del centro cittadino essere “ritoccate” in vista della tapa del Giro d’Italia in programma il 4 ottobre. Domani inizieranno i lavori di pavimentazione delle strade della città di Agrigento. Per consentire l’esecuzione dei lavori, da domani e sino a cessata necessità, il tratto stradale compreso tra via Crescente, la passeggiata Archeologica e via Crispi, sino a raggiungere piazza Vittorio Emanuele, sarà “a traffico limitato”, come da ordinanza del Comune di Agrigento.
“Ho avuto modo di apprezzare la disponibilità e la professionalità dei funzionari incaricati – afferma il Capo del Genio Civile Rino La Mendola – che stanno facendo di tutto per riuscire ad eseguire i lavori entro la fine del mese e quindi in tempo per il passaggio del giro di Italia. In pochi giorni, hanno redatto il progetto, acquisito i pareri e proceduto alla verifica e validazione dello stesso progetto, consentendo un immediato avvio dei lavori”.
“Puntiamo sulla pazienza dei cittadini – spiega La Mendola – per i disagi che dovranno affrontare durante le prossime due settimane, a causa del traffico limitato in zone nevralgiche della città. Al fine di ridurre il tempo di esecuzione dei lavori e quindi i disagi per i cittadini, abbiamo prescritto alla ditta esecutrice di lavorare anche nei giorni festivi”. I lavori, che sono stati finanziati dal Governo Musumeci con delibera 370 dello scorso 3 settembre. Nel dettaglio gli operai si occuperanno della scarificazione della vecchia pavimentazione stradale, nella sistemazione dei tombini, che in atto non sono allineati alla superficie stradale e nella ripavimentazione con apposito tappetino bituminoso di usura, che garantirà una superficie particolarmente idonea al transito ciclistico.

Parcheggio da destinare al personale dell’ospedale “San Giovanni di Dio”, la Cisl Fp, nel dare il proprio benvenuto al nuovo commissario Mario Zappia , chiede al manager di proseguire il cammino già intrapreso dalla precedente governance e portare a termine un progetto atteso dal personale e che potrà portare benefici anche ai pazienti in termini di efficienza del servizio prestato.

Tutto è racchiuso in una lettera inviata dal coordinatore regionale delle professioni sanitarie e segretario aziendale Cisl Fp Alessandro Farruggia e dal responsabile del Dipartimento della Sanità Pubblica e Privata di Agrigento, Caltanissetta ed Enna Giovanni Farruggia.

“Prendiamo atto che è stato deliberato il provvedimento che ha dato seguito a quanto da noi richiesto per il parcheggio riservato ai dipendenti e sono stati già stanziati 400mila euro – dicono – . Considerato che è già passato un anno dall’atto deliberativo, chiediamo un’accelerazione delle tempistiche burocratiche al fine di raggiungere un obiettivo atteso da tanto dagli stessi dipendenti, che ancora oggi a causa della grossa affluenza di utenti negli orari previsti per il cambio turno nelle tre fasce orarie, trovano serie difficoltà a parcheggiare creando a loro volta ritardi nella presa di servizio. Chiediamo quindi al nuovo commissario straordinario – concludono – di procedere alla fase conclusiva della procedura, sapendo che il progetto esecutivo è stato già consegnato”.