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La candidata sindaco di Agrigento del Movimento Cinque Stelle, Marcella Carlini, questa mattina, ha incontrato il segretario generale della Uil agrigentina, Gero Acquisto. Marcella Carlisi ha raccolto l’appello lanciato alcuni giorni fa dallo stesso Acquisto che aveva invitato i candidati sindaco di Agrigento, ad impegnarsi per risolvere fin da subito dopo la tornata elettorale, alcune problematiche che investono la città dei templi a cominciare dal dramma occupazionale che il Covid ha creato e continua a provocare. Inoltre, Acquisto chiedeva anche l’impegno del nuovo sindaco a portare a termine l’iter del nuovo Piano regolatore generale ed al recupero del centro storico.
Marcella Carlisi ha promesso ad Acquisto che se verrà eletta, sarà sua priorità cercare subito di riportare chiarezza al comune anche circa lo strumento urbanistico indispensabile per il rilancio socio economico della città. Inoltre, si è impegnata anche a convocare le organizzazioni sindacali al fine di lavorare tutti assieme per rilanciare Agrigento e il suo ricco patrimonio artistico, culturale, archeologico e paesaggistico.

La Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie) sarà in missione in Sicilia occidentale da martedì 22 a giovedì 24 settembre 2020. L’obiettivo è svolgere sopralluoghi per approfondire le criticità relative alla depurazione delle acque reflue, tema su cui la Commissione sta conducendo un’inchiesta. I sopralluoghi saranno dedicati a siti interessati da procedure di infrazione europee per depurazione carente o mancante e a impianti industriali significativi. Nella giornata di martedì 22 settembre, la Commissione svolgerà un sopralluogo al depuratore di Marsala, a cui seguiranno, mercoledì 23, quelli ai depuratori di Bocca Arena a Mazara del Vallo e di Acqua dei Corsari a Palermo. Nella stessa giornata, sono previsti sopralluoghi anche a Fontanelle (Agrigento) e alla foce del fiume Oreto. Giovedì 24 settembre la Commissione svolgerà inoltre un sopralluogo al depuratore di Santa Flavia a Porticello. Parteciperanno alla missione la deputata Caterina Licatini (M5S) e i senatori Luca Briziarelli (Lega) e Andrea Ferrazzi (PD), vicepresidenti della Commissione, Pietro Lorefice (M5S) e Fabrizio
Trentacoste (M5S). «La Sicilia si sta lasciando alle spalle un’altra estate di oltraggi al proprio mare. Una situazione inaccettabile, fatta di impianti vetusti che non depurano e altri nuovi mai entrati in funzione, scarichi abusivi e interi agglomerati senza rete fognaria. La struttura del commissario straordinario alla depurazione sta lavorando per risolvere le criticità, fronteggiando ritardi, lentezze e carenza di risorse. In questo quadro, la Commissione prosegue con decisione il suo lavoro di approfondimento, con l’obiettivo di dare il proprio contributo perché si arrivi il prima possibile a una piena salvaguardia del mare siciliano, risorsa fondamentale per gli ecosistemi e l’economia dell’isola», dichiara il Presidente della Commissione Ecomafie Stefano Vignaroli.

Oltre milleduecento (1256) presenze all’Hotspot di Lampedusa. Ancora ammassati, di nuovo. Lo Stato ha rivendicato in ogni sede la sua competenza, ma continua a non esercitarla fino in fondo. Segnalo che non mi risulta che nessuno degli interventi segnalati dalla taskforce regionale sia stato eseguito per adeguare la struttura alla fase di emergenza sanitaria in corso. E anche l’iniziativa diplomatica, di cui ci ha parlato a Roma il ministro Lamorgese, non ha prodotto alcun effetto. Il fenomeno degli sbarchi in Sicilia è affidato al clima, non alla politica. Se c’è brutto tempo si rallenta, con il bel tempo si arriva a flusso continuo. Se non bastassero i barchini, le navi quarantena sono piene di persone portate dalle Ong. Anche in questo il governo non ha voluto raccogliere la nostra proposta. Avevamo detto una cosa di buon senso: se la Sicilia deve gestire gli sbarchi autonomi, non può sopportare anche quelli programmati dalle Ong, che andrebbero quindi destinati in altri porti europei. Risultato: navi piene e hotspot stracolmi. Con rischio di contagio per chi arriva, per gli operatori e per la collettività.
Sono trascorsi molti giorni dalla mia ordinanza ed oggi posso serenamente dire che: alle parole non sono seguiti i fatti; che l’Europa non guarda alla Sicilia e al Mediterraneo; e che il governo nazionale preferisce polemizzare con il presidente eletto dai siciliani, piuttosto che avere l’umiltà di riconoscere ritardi e omissioni. Una cosa è certa: ho il dovere di intervenire. E niente e nessuno potrà intimidirmi o farmi desistere dal dovere di tutelare la salute di tutti.

A Licata è risultato positivo al Coronavirus un 31enne. Salgono dunque ad 8 complessivamente i contagiati delle ultime settimane. Resta soltanto una la persona ricoverata, ma per altre patologie. L’uomo – che s’era recato in ospedale perché non si sentiva bene – è, adesso, in isolamento obbligatorio domiciliare. Comune e Asp di Agrigento hanno già avviato l’indagine epidemiologica per identificare tutti i possibili contatti diretti del 31enne. Il contagio di Burgio, di un uomo di mezza età, è stato reso noto dal sindaco Franco Matinella. “E’ stato posto in quarantena, come pure i componenti della sua famiglia. Pare che nelle settimane scorse sia stato a Palermo – è stato ricostruito – . Si sta adesso cercando di tracciare tutti i suoi contatti”.

Il Tribunale di Roma dà torto al Ministero della Salute. Il dott. Giovanni Riggio ha diritto ad essere inserito nell’elenco dei soggetti idonei alla nomina di Direttore Generale. Riggio ha presentato domanda per l’inserimento nell’elenco dei soggetti idonei alla nomina di Direttore Generale delle Aziende sanitarie locali. Tuttavia, lo stesso – nonostante i numerosissimi titoli vantati – non è stato inserito in tale elenco. Ed infatti, la P.A. non ha valutato: – taluni titoli post universitari (Master e Corsi di Perfezionamento) vantati dal dott. Riggio e rilasciati dal Consorzio Universitario For.Com; – taluni incarichi ricoperti dal dott. Riggio presso società private. Pertanto, Riggio – assistito dall’avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia – ha presentato apposito ricorso innanzi al Tribunale Ordinario di Roma, chiedendo il riconoscimento del diritto ad essere inserito nell’elenco dei soggetti idonei alla nomina di Direttore Generale. Il Tribunale di Roma, aderendo alle tesi degli avvocati ha dichiarato il diritto di Riggio ad essere inserito nell’elenco dei soggetti idonei alla nomina di Direttore Generale delle Aziende sanitarie locali. Riggio, per effetto della suddetta ordinanza del Tribunale Civile di Roma, pertanto, è inserito nel novero dei soggetti cui potrà esser conferito l’incarico di Direttore Generale del Servizio Sanitario nell’ambito della selezione che a brevissimo verrà indetto dalla Regione Siciliana.

Le immagini fin troppo esaustive, sono di questa mattina e si riferiscono all’ Hotspot di Lampedusa di contrada Imbriacola, dove risiedono attualmente 1200 migranti a causa dei 26 sbarchi che sono avvenuti ieri in sole 24 ore. 
Tutte le porte del punto caldo di frontiera sono spalancate: entra ed esce chiunque, siano essi migranti o altre persone la cui zona dovrebbe essere off limites.
Entra ed esce chiunque dunque, senza alcun controllo.
I cancelli dell’hotspot sono letteralmente incustoditi in barba a qualsiasi regola e alle norme di sicurezza e di sicurezza sanitaria, che invece dovrebbero essere osservate in maniera altamente scrupolosa.
Dal video si può constatare come i migranti siano completamente liberi di girare come se fossero in un mercato della qasba di Hammamet.
L’intera isola di lampedusa questa mattina era attraversata da centinaia di migranti a spasso senza alcun controllo.

Ogni altra parola ci sembra superflua.

Guarda il video

 

Fu un vile e barbaro omicidio mafioso. 

La “stidda” agrigentina fu spietata verso il giudice Rosario Livatino, che quel 21 settembre di trent’anni fa aveva solo 38 anni, percorreva la  SS 640 Agrigento-Caltanissetta a bordo della sua Ford Fiesta. Provò a mettersi in salvo a piedi, scappando dalla sua auto e dal commando omicida, ma trovò poi la morte dopo pochi passi. Si dirigeva senza scorta, in tribunale, per fare il suo lavoro con competenza, abnegazione e coraggio. Si dirigeva in tribunale per celebrare un processo a carico di alcuni mafiosi di Palma di Montechiaro.

La stidda, la  derivazione di ribelli della classica mafia siciliana. Di solito ne fanno parte coloro che per un motivo qualsiasi vengono allontanati da “cosa nostra“. Ma non per questo sono elementi meno pericolosi, visto che gli scopi societari sono sempre stati quelli: controllo del territorio con metodi mafiosi e delle attività illecite in Sicilia (in particolare della zona di Agrigento e Caltanissetta).

I giudice Livatino – mai ricordato abbastanza rispetto ai suoi colleghi siciliani – fu il magistrato che per primo immaginò il colpo alla mafia con lo strumento della confisca dei beni. La sua “tangentopoli siciliana” si nutrì di indagini complesse sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso nonché su eclatanti episodi di corruzione.

Dall’agenda di Rosario Livatino, con data 18 luglio 1978, leggiamo: “Oggi ho prestato giuramento: da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige“.

Per onorare la figura di Livatino e per comprenderne a pieno  l’eredità che ci ha lasciato, e che anche noi giornalisti dovremmo fare in modo che non vada perduta, ho pensato di raccontare un po’ quella sua eredità, contenuta in alcune conferenze che il magistrato fece spiegando dettagliatamente quale fosse la responsabilità di chi deve difendere la giustizia e la verità.

Il giovane ma capace Livatino raccontava come il magistrato non dovrebbe essere una realtà sul cui mutamento ci si debba interrogare:egli è un semplice riflesso della legge che è chiamato ad applicare  – diceva –  Se questa cambia, anch’egli dovrebbe cambiare; se questa rimane immutata, anch’egli dovrebbe mantenersi uguale a se stesso, quali che siano le metamorfosi della società che lo avvolge”.

Spiegava nella conferenza del 7  aprile del 1984 presso il Rotary Club di Canicattì che l’indipendenza del giudice, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrifizio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della vita condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza.

Per Rosario Livatino “l’indipendenza del giudice è nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività”.

E questo vale anche per chi come noi lavora nella verità della notizia e con la credibilità di un’attività che è travagliata e difficile.

Il giudice e il servizio da lui reso devono far parte di un processo di adeguamento e non sfugge al cammino della storia. E non solo ai giudici si può chiedere quell’adeguamento, in una società in cui è assai complessa la difesa dei bisogni, degli interessi e dei diritti di tutti.

«Nelle società primitive e, comunque, semplici, tutto era relativamente chiaro in termini di “cosa era giusto e cosa era ingiusto” e tutto era facile, relativamente, in termini di accesso a chi amministrava giustizia (il capo tribù, il capo villaggio, il capo religioso); oggi, nelle società a crescente complessità e soggettività, come sono tutte le società occidentali mature, è sempre più difficile sapere e far accettare i concetti di giusto ed ingiusto ed è sempre più difficile individuare e rendere più accessibili gli strumenti per ottenere giusta protezione»

E’ chiaro come in questa prospettiva, riformare la giustizia, in senso soggettivo ed oggettivo, è compito non solo di pochi magistrati, come Rosario Livatino che sono morti per difendere la propria missione,  ma di tutti i magistrati, dei giornalisti, dello Stato tutto, della collettività e della stessa opinione pubblica. Livatino sapeva che il giudizio critico, il rispetto della cosa pubblica e la il disprezzo verso ciò che è privilegio, costituisce la chiave della giustizia, perché la convivenza in una democrazia moderna, non può essere compito di una minoranza.

E che queste sue parole possano rimbombare nel  nostro domani, affinché le nostre azioni abbiamo sempre un significato, siano lucide e responsabili:

«Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma quanto le nostre azioni siano state credibili.»

 

Simona Stammelluti 

I progressi registrati nella tecnologia endovascolare e le innovazioni procedurali dal 1977, anno della prima angioplastica coronarica, ad oggi hanno contribuito a determinare un salto di qualità nelle procedure di emodinamica, rendendo il trattamento di queste patologie sempre più performante, mininvasivo e sicuro.

In quest’ottica, vi sono innovazioni che rappresentano un unicum nella Cardiologia Interventistica come la TEVAR (acronimo di Thoracic EndoVascular Aneurysm Repair), un’alternativa mininvasiva alla chirurgia per il trattamento delle patologie dell’aorta toracica, quali aneurismi e dissezioni. Maria Eleonora Hospital, Ospedale di Alta Specialità a Palermo, è tra i pochi centri in Sicilia a proporre questo tipo di procedura, che consente di intervenire su pazienti molto gravi senza ricorrere alla chirurgia open, che comporterebbe un rischio elevato, e permette di abbassare notevolmente l’indice di mortalità, di morbilità e del tasso di paraplegia rispetto alla chirurgia tradizionale.

Come dimostra il caso del paziente di 44 anni, giunto in ospedale in condizioni estremamente gravi e sottoposto a intervento con tecnica TEVAR, che è stato dimesso dopo soli dieci giorni di degenza e oggi conduce una vita normale.

“Il paziente, con una storia di ipertensione arteriosa importante e una familiarità per malattia cardiovascolare, è arrivato da noi dopo che, nell’ospedale dove era giunto tramite chiamata al 118, era stato sottoposto ad angio tc che evidenziava una dissecazione aortica di tipo B con ampio ematoma della parete dell’aorta discendente toracica – spiega il prof. Amerigo Stabile, del Dipartimento di Cardiologia Clinica ed Interventistica a Maria Eleonora Hospital –. Una volta arrivato presso la nostra struttura, e previo consulto con l’équipe di Cardiochirurgia reso necessario dalle condizioni precarie del paziente e dall’elevato rischio di complicanza neurologica, si è deciso di sottoporlo a TEVAR per l’applicazione di due endoprotesi dell’aorta toracica”.

Il paziente ha risposto molto bene alle terapie e, dopo circa quattro giorni in Terapia Intensiva, è stato trasferito in reparto e nel giro di dieci giorni è stato dimesso in buone condizioni generali con la sola prescrizione di un breve ciclo di riabilitazione ambulatoriale. Oggi ha ripreso a pieno le sue attività.

“Un risultato impensabile con la chirurgia tradizionale – spiega ancora il prof. Stabile –, si pensi solo che queste patologie sono gravate da un tasso di mortalità immediata del 25%, oltre a un ulteriore 50% entro le prime 24 ore dall’evento. Ma, una volta che si esegue l’endoprotesi, la prognosi a distanza di anni è assolutamente favorevole. Abbiamo pazienti trattati 5 o 6 anni fa che godono di ottima salute”.

 

Maria Eleonora Hospital non è nuova a procedure chirurgiche mininvasive all’avanguardia, come la TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), una tecnica operatoria che consente di applicare o sostituire protesi cardiache in sostituzione delle valvole aortiche danneggiate dalla malattia stenotica (restringimento) con minimo o senza taglio chirurgico e senza fermare l’attività del cuore.

In base alle condizioni del paziente e delle valutazioni del chirurgo, l’intervento può avvenire tramite una minima incisione di soli 4-5 centimetri a livello dello spazio intercostale, e in questo caso si parla di TAVI Transapicale, o con l’introduzione di cateteri attraverso i quali si inserisce protesi biologica, inseriti direttamente dall’arteria femorale (TAVI Transfemorale).

La mininvasività del trattamento chirurgico fa sì che la TAVI sia l’approccio terapeutico più indicato in caso di pazienti fragili, in età avanzata o con comorbilità, che mal sopporterebbero l’intervento classico.

“La TAVI nasce come tecnica interventistica ideale per pazienti ad alto e medio rischio – spiega il dott. Amerigo Stabile – ma oggi l’indicazione a questa procedura si sta allargando anche a pazienti a basso rischio, per gli indubbi vantaggi di un approccio così poco invasivo, sia in termini di esiti sia in termini di durata dell’ospedalizzazione e recupero post operatorio. Lo scorso anno abbiamo eseguito circa 50 interventi con indice di complessità alto e mortalità pari allo 0%”.

In tutti i casi, la degenza è di 48 ore, a fronte dei 5 giorni richiesti per un intervento tradizionale. Inoltre, con la TAVI i pazienti non necessitano di preparazione da sala operatoria, né di terapia intensiva o post intensiva.

Sono saliti a 103 i positivi al Covid 19 nella Missione Speranza e Carità fondata dal missionario laico Biagio Conte. Ieri i positivi erano 39, oggi ne sono stati riscontrati altri 64 dopo l’esito dei tamponi processati dall’Asp di Palermo che sta continuando ad eseguire i test nelle quattro strutture palermitane. L’andamento dei contagi è tenuto sotto osservazione dalla prefettura che oggi ha convocato una riunione per fare il punto sulla situazione. Ieri il presidente della Regione Nello Musumeci ha dichiarato zona rossa i quattro centri gestiti dalla Misione che accolgono indigenti, migranti, senza tetto e donne in difficoltà.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presenziera’ oggi pomeriggio al Palazzo di Giustizia di Palermo al seminario sul tema “Deontologia e professionalita’ del magistrato. Un binomio indissolubile” dedicato alla memoria di Rosario Livatino nel trentennale del barbaro omicidio, organizzato dall’Anm e dalla sede territoriale di Palermo della Scuola Superiore della Magistratura. Prima dell’inizio dei lavori il Capo dello Stato fara’ una breve visita sempre all’interno del Palazzo al “Museo Falcone Borsellino”, gestito dall’Anm Palermo con la collaborazione della Fondazione Progetto Legalita’ Onlus presieduta dall’ex magistrato Leo Agueci, che “racconta” gli anni piu’ intensi vissuti dal pool antimafia e il lavoro di Falcone e Borsellino. Interverranno al seminario don Giuseppe Livatino, postulatore diocesano della causa di canonizzazione di Rosario Livatino; Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale; Margherita Cassano, Primo presidente aggiunto della Corte di Cassazione; e Guido Raimondi, presidente di sezione della Corte di Cassazione e gia’ presidente della Corte Europea dei diritti dell’uomo. I lavori saranno moderati dal giornalista Felice Cavallaro.