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In occasione della stagione della vendemmia e della raccolta delle olive, proseguono serrati in tutto il territorio provinciale i controlli disposti dal Comando dell’Arma dei Carabinieri contro l’odioso furto di uva e di olive. I Carabinieri sono a lavoro da Licata a Sciacca, da Agrigento a Cammarata, con particolare attenzione alle località tipiche della vendemmia, come a Canicattì e a Campobello di Licata, oltre che nel saccense. Durante la notte trascorsa sono stati impegnati contemporaneamente più di 150 Carabinieri, e 50 pattuglie hanno setacciato un’area di oltre mille chilometri quadrati di campagna e ispezionato oltre 100 vigneti e 50 uliveti. Duecento circa sono state le persone controllate anche con riscontri al terminale. Nei loro confronti, in alcuni casi, sono state elevate sanzioni al codice della strada, e, soprattutto, è stato verificato il motivo per cui si trovassero in zona. Molti contadini e proprietari terrieri si sono avvicinati alle pattuglie ringraziando per il servizio svolto e per rendere indicazioni su autovetture ritenute sospette, transitate nelle ore precedenti.

A Licata intorno alle ore 23 due uomini irrompono dentro un bar nel centro cittadino. Chiudono la saracinesca. Minacciano il personale all’interno. Staccano il sistema di video-sorveglianza del locale. Arraffano l’incasso della serata. Rubano un cambia monete. Sparano alcuni colpi d’arma da fuoco contro una slot machine e poi, però, la abbandonano all’esterno del bar prima della fuga. I poliziotti del locale Commissariato, coordinati da Sergio Carrubba, giungono sul posto, valutano come procedere, sfogliano virtualmente le pagine del libro dei sospettabili, e si recano nell’abitazione di un noto pregiudicato, A A sono le iniziali del nome. Odono colpi di materiale ferroso provenienti da un magazzino nel cortile della stessa abitazione. Entrano e sorprendono A A intento ad armeggiare con il cambia monete nel tentativo di scassinarlo a colpi di martellate. L’automobile dell’uomo ha ancora il motore caldo. I sedili posteriori sono reclinati, e così lo sono verosimilmente per trasportare il cambia monete. A A, 33 anni, bracciante agricolo, è stato arrestato per rapina aggravata e porto abusivo di arma da fuoco, in concorso con altro soggetto allo stato ignoto.

Il coordinatore del Movimento Mani Libere di Agrigento, Giuseppe Di Rosa, ha espresso disappunto e indignazione a seguito del taglio, a suo avviso immotivato e indiscriminato, di un albero storico al Viale della Vittoria, a ridosso della curva all’inizio della via Giovanni 23esimo. Ebbene, l’assessore con delega al verde pubblico, Nello Hamel ha spiegato: “L’albero ha radici molto invasive, e aveva creato problemi nelle fogne e nell’impianto idrico. Ci sono stati numerosi sopralluoghi anche con la protezione civile. C’è anche una diffida del condominio. L’albero tagliato sarà sostituito con una essenza arborea uguale a quelle vicine”.

Botta e risposta su facebook tra Miccichè e Armao sulla responsabilità dei collegati alla finanziaria e i gravi ritardi nell’approvazione. E il presidente dell’Ars invoca il bilancio.

L’oggetto della contesa sono le condizioni finanziarie della Regione. L’Assemblea Regionale ha appena approvato l’ultimo collegato, della stagione dei collegati, alla Finanziaria: pochi articoli, senza impegni di spesa, perché la spesa è stata provvisoriamente bloccata. L’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, ha scritto su facebook che “il moltiplicarsi dei collegati è stato il risultato di alchimie assembleari”. Assembleari? E il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Miccichè, ha usato lo stesso strumento, facebook, e ha subito replicato all’assessore Armao così: “Egregio assessore Gaetano Armao, mi chiedo quando porrà fine a questo bluff sui collegati”. Ennesimo botta e risposta tra i palazzi d’Orleans del governo e Normanni della Regione. In verità è stato il presidente della Regione, Nello Musumeci, ad escogitare il collegato alla finanziaria per approvare nel gennaio scorso la finanziaria, evitando l’esercizio provvisorio e trasferendo nel collegato, da approvare successivamente, tutto ciò che a gennaio non è stato compreso nella finanziaria.

E Musumeci si è pentito di tale scelta, tanto che poche settimane addietro ha testualmente dichiarato: “Mai più i collegati”. E infatti, Gianfranco Miccichè, in replica a Gaetano Armao, scrive su facebook: “Come già comunicato in Aula nella seduta del 24 settembre scorso, ribadisco che i cosiddetti ‘collegati’ non sono affatto frutto di alchimie assembleari, come lei continua a ripetere, ma sono stati pensati e voluti dal Governo stesso, una precisa richiesta dell’Esecutivo per consentire una rapida approvazione dei documenti finanziari principali ed evitare il ricorso all’esercizio provvisorio.

Non è certo colpa del Parlamento se per approvare la finanziaria sono passati oltre 8 mesi. Si assuma la responsabilità delle scelte compiute e la smetta con questa farsa, un gioco a scaricabarile che di fronte ai siciliani certamente non la deresponsabilizza”. Ancora in verità, l’assessore Armao ha scritto su facebook che “il moltiplicarsi dei collegati alla finanziaria è stato il risultato di alchimie assembleari”, precisando che il governo ha progettato un solo collegato, e che poi in Assemblea i collegati si sono moltiplicati. Infatti, Armao ha aggiunto al suo post: “Il governo Musumeci aveva proposto, nel rispetto della legge, un solo collegato, e poi le alchimie assembleari ne hanno imposto una frammentazione in ben cinque testi: una forzatura che ha imbrigliato l’Ars per lungo tempo.

Ma per fortuna, adesso, con gli ultimi emendamenti è stato approvato il testo finale”. Stop e bando alle ostilità? No, affatto. Gianfranco Miccichè rincara la dose e rimprovera Armao perché in Assemblea sono latitanti tutti i documenti contabili attesi dal Governo. E scrive: “E’ la prima volta nella storia di questa Assemblea che ad ottobre inoltrato gli strumenti finanziari sono solo sulle pagine dei giornali. Infatti il rendiconto 2018 non è stato parificato dalla Corte dei Conti, non sono stati presentati l’assestamento di bilancio, il consolidato 2018, la nota di aggiornamento al Documento economia e finanza regionale, e l’elaborazione del bilancio di previsione 2020-2022, che ovviamente non potrà essere esitato entro il 31 dicembre, dati gli incredibili ritardi di tutti gli altri strumenti finanziari”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Saranno disponibili fino al 30 novembre le borse di studio per l’anno 2012/13 e 2013/2014 non ancora riscosse dalle famiglie destinatarie del beneficio economico riconosciuto a seguito dell’approvazione dell’apposita graduatoria da parte del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Più della metà delle famiglie degli studenti delle scuole medie superiori della nostra provincia si sono già recate negli sportelli della banca Unicredit, su tutto il territorio nazionale. Dopo il 30 novembre le somme verranno restituite alla Regione Siciliana. Il beneficio riguarda le famiglie degli studenti che avevano presentato un’apposita istanza nel 2013 e nel 2014.

Nel mese di maggio il settore “Politiche Attive del Lavoro e dell’Istruzione  ed Edilizia Scolastica” aveva adottato il relativo provvedimento di liquidazione che riguarda 5.364 allievi degli Istituti Superiori di Secondo grado per l’anno scolastico 2012/2013 e 6.443 studenti per l’anno scolastico 2013/2014. La liquidazione delle borse di studio è avvenuta dopo l’accreditamento della somma di oltre ottocentocinquantamila euro da parte della Regione Siciliana.

Sempre sul tema delle borse di studio è intervenuto l’Assessore Regionale all’Istruzione e alla formazione professionale, Roberto Lagalla che ha confermato che “gli uffici del dipartimento dell’Istruzione stanno lavorando, con tutte le risorse a disposizione e per quanto di competenza, per procedere all’erogazione delle borse di studio per gli anni 2014- 2015, 2015-2016 e 2016-2017.”

Le borse di studio coprono una quota delle spese sostenute per l’istruzione da parte delle famiglie che versavano in particolari condizioni economiche con un reddito Isee inferiore a 10.632,94 euro.

Per ulteriori informazioni le famiglie interessate potranno rivolgersi al settore “Politiche Attive del Lavoro e dell’Istruzione ed Edilizia Scolastica” del Libero Consorzio, in Via Demetra n. 1 ad Agrigento, o recandosi nelle varie sedi Urp dell’Ente presenti nel territorio provinciale.

 

 

Sono stati arrestati a Malta, nella città di Swieqi, due empedoclini Giuseppe Vecchia, 36 anni, che si è dichiarato in vacanza a Malta e Domenico Galante, 46 anni, ristoratore residente nella Baia di San Paolo.

Per i due agrigentini l’accusa è di traffico di sostanze stupefacenti essendo stati trovati con 40 kg di cannabis suddivisa in 14 scatole.

L’arresto è avvenuto martedì scorso e già oggi i due sono comparsi davanti ai giudici maltesi respingendo ogni accusa. Nonostante ciò i due empedoclini sono rimasti detenuti ed hanno avuto sequestro, oltre che la droga anche parecchi soldi. Il tribunale, presieduto dal magistrato Charmaine Galea, ha accolto la richiesta della procura di congelare tutti i loro beni ad eccezione di un’indennità annuale di 13.976,24 €.

Nella vicenda risulta coinvolta una terza persona, un poliziotto maltese di 61 anni residente a Santa Venera che è stato già interrogato.

La droga si trovava a bordo di un’auto guidata da Vecchia con a bordo Galante.

Da giorni Vecchia e Galante erano sotto intercettazione e pedinamento della Polizia maltese.

 

Non più di 200 persone, e nessun esponente politico italiano, hanno partecipato a Lampedusa ai funerali delle 13 donne morte nel naufragio avvenuto poco prima dell’alba di lunedì 7 ottobre a 6 miglia dalla costa dell’Isola. Le bare sono state disposte davanti all’improvvisato altare allestito nella Casa della fraternità. Le cerimonia è stata officiata da Padre Carmelo La Magra che ha distribuito ai presenti una copia in francese della bibbia e del corano.

“Sono indignato, queste accuse sono assurde. Dopo le mie denunce, e il mio lavoro per cacciare il malaffare che per anni ha rubato decine milioni di euro per l’informatica in Sicilia, l’assurdo è che l’unica persona che viene accusata è il sottoscritto, e cioè l’unico che ha bloccato lo sperpero di denaro pubblico. Ma io credo nella giustizia, e ho fiducia che alla fine la verità verrà fuori”, questo sono le parole di Antonio Ingroia dopo la richiesta di condanna a 4 anni, avanzata dai pm Pierangelo Padova e Enrico Bologna in rappresentanza della Procura di Palermo.

Antonio Ingroia si vede sotto processo, ingiustamente e le accuse avanzate risultano macigni. 

Il processo si sta svolgendo con il rito abbreviato, l’accusa è di peculato. Secondo la tesi accusatori Ingroia si sarebbe appropriato di somme non dovute durante il suo mandato da liquidatore della Sicilia e-Servizi, società partecipata della Regione Siciliana.

Il gup che presiede la procedura è Maria Cristina Sala.

La pubblica accusa evidenzia come lo stesso Ingroia nel 2013 avrebbe ricevuto   l’indennità spettante all’amministratore e non da liquidatore, e per solo un trimestre di attività avrebbe percepito il compenso per l’intera annualità, importo ottenuti in maniera illegittima senza la deliberazione dell’assemblea dei soci. 

Un altro commento amaro lascia trasparire lo stato d’animo di Antonio Ingroia ex pm ed ex collega di chi oggi lo accusa: “Mi aspettavo un grazie e invece mi sono ritrovato sotto processo. La richiesta della procura non mi sorprende dato l’accanimento e l’evidente ostilità nei miei confronti. Quello che è importante è che io so di aver operato nel giusto e di avere la coscienza a posto. Ho capito che c’è un’interpretazione alla rovescia dei fatti”.

 

Antonio Ingroia, avvocato, ha svolto il suo tirocinio professionale al Tribunale di Palermo con Giovanni Falcone. La sua esperienza, di grande spessore, continua con la sua nomina a sostituto procuratore a Marsala al fianco di Paolo Borsellino. Fu nominato componente della Procura distrettuale Antimafia di Palermo, successivamente gli viene conferito  l’incarico di magistrato della procura di Palermo, nella veste di Pubblico Ministero. 

Nel 2013 viene nominato liquidatore di Sicilia e-Servizi, incarico conferito da Rosario Crocetta, ex presidente della Regione Siciliana, tra le prime azioni da lui compiute nella sua nuova veste fu il licenziamento di tutti i soggetti in odor di mafia.

I Carabinieri di Agrigento hanno eseguito un blitz a Licata. Una cinquantina di militari hanno circondato un intero quartiere, il “Torregrossa”, al fine di effettuare controlli sulle reti idriche ed elettriche al servizio di alcune palazzine. E ciò perché i condomini sono stati sospettati di approvvigionarsi illegalmente di acqua ed energia elettrica. A termine delle ispezioni sono state arrestate ai domiciliari 24 persone indagate di furto aggravato. Ingenti sono i danni alle società di gestione. Si calcola che le bollette, non pagate, in alcuni casi da 7 anni, si aggirino intorno ad un milione di euro. I controlli proseguiranno.