Van Gogh, i più noti capolavori nella eccezionale rassegna di Padova

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Opere di pittura e  disegni, sono in mostra al Centro San Gaetano fimo all’11 Aprile 2021. Tra le opere i ritratti “Il postino Raulin”, “Il signor Giinoux”, “L’Arlesiana”.

 Il pittore olandese Vincent van Gogh è nato nel 1853  a Goot  Zunder,  un piccolo paese del Brabande,  ebbe una vita intensa e piena di vicissitudini, carico com’era  di un grande e sofferto talento artistico

Diede alla storia dell’arte un’originale e complessa  figurazione, un’immagine forte e pregnante di energiche soluzioni segniche e cromatiche.

Ebbe, anche, tanto fervore negli studi di teologia, fino alla vocazione di voler essere un predicatore.  Solo nel 1880, dopo un’esistenza difficile e un  profondo esame di coscienza, decise di dedicarsi definitivamente alla pittura, e con essa parlare al mondo.

Ha sempre vicino il fratello Teo, che lo sostiene nelle sue vicende e scelte sociali e artistiche, aiutandolo anche economicamente.

La pittura che esprime van Gogh non  è una riproduzione del reale, di ciò che vede nella natura e nelle sue molteplici forme. Dal reale cerca di evadere, e da visionario cerca la sua immagine, che appare come lui la sente, sofferta, sfuggente, inquietante, al punto da turbare la sua serenità.

Il sole in cielo è un cerchio infuocato, gira come una ruota di carro, , gli ulivi come braccia contorte, attorte, i cipressi sono fiamme appuntite verso il cielo, le stelle  grandi e roteanti. Dopo anni di studi e incertezze e con sentimenti contrapposi giunge ai migliori risultati, e con sofferenza esistenziale scopre il valore del suo lavoro.

Il disegno e la pittura, sono gli elementi del suo messaggio rivolto alla natura e alla fratellanza umana. Testimonia il lavoro e la fatica di vivere, sente il conforto della  preghiera. La sua immagine esemplare e quella di Millet.

Un mondo di immagini si susseguono con rapidità: luoghi, volti,  fiori, barche arenate, campi di grano, architetture di case e di chiese.

Fantastico e inquietante un  generico “Caffe di notte”; si attardano gli avventori, la strada già quasi deserta riflette un cielo carico di stelle, grandi e lontane, fulgide e roteanti, fissate nel cielo della  notte silente.

Ora un’opera molto significativa, il luogo intimo dove raccoglie le sue poche cose e i suoi  molteplici pensieri, la “Camera da letto ad Arles”.

Un letto che identifica pienamente il luogo, un letto come un trono, duro e massiccio, pochi vestiti, parecchi quadri, due sedie forti, impagliate, anch’esse dure, come tagliate con l’accetta. In tutto l’arredo nessuna eleganza, niente di superfluo, inutile, gli elementi dell’arredo si dichiarano subito per quelli che sono; la luce è forte ed è per tutto ciò che appare, nessuna penombra per esaltare il rilievo. La stanza praticamente appare vuota, ma è piena della sua presenza spirituale,  dei suoi fiati disperati, dal baluginio dei suoi riflessi rossi, dei suoi pensieri, della sua anima che vuole essere tragica, e che tragica sarà, Vincent.

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