Teresi e l’ergastolo ostativo

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“Si rischia una nuova stagione di sangue”: l’allarme di Vittorio Teresi contro una possibile modifica dell’ergastolo ostativo per i reati di mafia.

E’ attesa la sentenza della Corte Costituzionale nel merito della questione di legittimità costituzionale sull’ergastolo ostativo, ossia del no alla liberazione condizionale e ad altri benefici carcerari per i detenuti condannati per reati di mafia che abbiano scontato 26 anni di carcere e che non hanno collaborato con la giustizia. Quando invece la libertà condizionata e altre premialità sono concesse a tutti gli altri detenuti con 26 anni di carcere sulle spalle. Si tratta di quanto prevede l’articolo 4 bis comma 1 dell’ordinamento penitenziario su cui è imminente il pronunciamento della Consulta. Tanti magistrati e addetti ai lavori antimafia hanno già sollevato le barricate contro un eventuale accoglimento della tesi della non costituzionalità dell’articolo sull’ergastolo ostativo, perché, tra l’altro, ciò è stato una delle richieste contenute nel ‘papello’ di Totò Riina. L’ennesimo allarme lo lancia Vittorio Teresi, già pubblico ministero al processo sulla presunta trattativa Stato – mafia all’epoca delle stragi. Teresi afferma: “Chi contribuisce oggi ad allentare il regime del carcere ostativo nei confronti dei capi della mafia irriducibili si assume un’enorme responsabilità politica e sociale. Coloro che potrebbero tornare a casa dalle patrie galere non sono mai stati e non hanno mai avuto una revisione critica del loro passato. Uscendo dal carcere anche solo in permesso potranno, anzi dovranno, secondo gli obblighi dell’organizzazione di cui fanno parte, riprendere le fila e il comando dell’organizzazione.
Certamente se ciò accadesse si correrebbe il rischio che si torni alle stagioni di sangue. Quindi chi si assume oggi questa responsabilità non avrà più il diritto a partecipare a cerimonie di ricordo di vittime delle mafie e neanche di sedere accanto ai loro familiari. Non si può consentire a questa gente di avere, senza un minimo di revisione critica e di collaborazione, questi benefici. La mafia nel ‘92 ha dovuto ricorrere alle stragi per ottenere il beneficio di allentamento del carcere duro che è stato introdotto con il regime di cui l’articolo del 41 bis dell’ordinamento penitenziario. Ed oggi potrebbero ottenere quello che volevano senza neanche sparare un colpo di pistola e senza mettere un grammo di tritolo. Questo sarebbe un passo indietro gravissimo di cui nessuno si dovrebbe fare fautore. Mi auguro che questo disegno non vada in porto. E che la Corte Costituzionale rimanga nel rigore del carcere ostativo nei confronti di coloro che non hanno prestato nessuna collaborazione con lo Stato”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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