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Sarà in scena al Teatro della Cometa dal 20 dicembre al 12 gennaio, NON È VERO MA CI CREDO di Peppino De Filippo, con Enzo Decaro, regia Leo Muscato, e con Giuseppe Brunetti, Francesca Ciardiello, Lucianna De Falco, Carlo Di Maio, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo.

Quella che andremo a raccontare è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte… L’azione dello spettacolo è avvicinata ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni 80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona… Lo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in 90 minuti”.

Leo Muscato

Ereditando la direzione artistica della compagnia di Luigi De Filippo, Leo Muscato inaugura questo nuovo corso partendo proprio dal primo spettacolo che ha fatto con lui Non è vero ma ci credo, rispettando i canoni della tradizione del teatro napoletano, ma dando a questa storia un sapore più contemporaneo. Il protagonista dello spettacolo assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Teme che qualcuno o qualcosa possa minacciare l’impero economico che è riuscito a mettere in piedi con tanti sacrifici. Qualunque cosa, anche la più banale, lo manda in crisi. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. L’uomo minaccia di denunciarlo, portarlo in tribunale e intentare una causa per calunnia. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba. Da qui parte una serie di eventi paradossali ed esilaranti che vedranno al centro della vicenda la credulità del povero commendator Savastano. Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni ‘30.  Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Questo allestimento seguirà l’intuizione di Luigi avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri.

Speciale Capodanno 31 dicembre 2019 replica ore 21,45 con cena e brindisi di mezzanotte.

Venerdì 20 ore 21.00, sabato 21 doppia replica ore 17 e ore 21.00, domenica 22 ore 17.00, 24 e 24 niente replica, 26 dicembre replica ore 18.00, 28 e 29 dicembre solo replica pomeridiana alle 17.00, 1 e 2 gennaio 2020 niente replica, 3 e 4 gennaio replica alle 21.00, 5 gennaio replica ore 17.00, 6 gennaio replica ore 18.00, dal 7 all’11 gennaio replica ore 21.00, 12 gennaio replica ore 17.00

 

Dall’ 11 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 Michela Andreozzi sarà in scena al Teatro della Cometa con “L’amore al tempo delle mele”, per la regia di Paola Tiziana Cruciani, uno spettacolo di Michela Andreozzi, Paola Tiziana Cruciani e Giorgio Scarselli; musiche dal vivo Alessandro Greggia e direzione artistica di Massimiliano Vado.

Dopo il successo di “Maledetto Peter Pan”, Michela Andreozzi è pronta ad accompagnare ancora il pubblico in un nuovo viaggio, comico e sentimentale, questa volta a ritroso nel tempo, indietro, fino a quel momento in cui, a nostre spese, abbiamo iniziato a capire le prime tragiche, irresistibili e divertentissime conseguenze del primo amore: l’adolescenza.

“L’amore al tempo delle mele… mature” mantiene la stessa formula dello stand-up metà commedia, metà viaggio nella memoria collettiva, accompagnato stavolta dalla musica dal vivo e il coinvolgimento del pubblico che partecipa come se fosse l’altro interprete dello spettacolo, o un vecchio amico. In questo nuovo spettacolo interattivo Michela porta in scena personaggi storici del suo repertorio e novità, brani musicali degli anni ’80 e classici sanremesi… la colonna sonora del nostro primo amore.

“Dreams are my reality” cantava Richard Sanderson ne “Il tempo delle mele”. Il sabato pomeriggio una palla di specchietti girava sul soffitto del salotto: poche coppie dondolavano al centro della stanza. Lei gli teneva le mani sulle spalle, lui le teneva a pinza sui fianchi e tutte le mani erano sudate. Poi arrivava qualcuno con una scopa e la coppia scoppiava fino al lento successivo.

Sul sesso circolavano poche notizie e annosi quesiti restavano insoluti: “Si può rimanere incinta con un bacio?”. Le confuse spiegazioni dei genitori riuscivano solo ad alimentare i dubbi…

Non restava che scrivere alla Posta del Cuore.

L’adolescenza, il diario, il telefono, la gita scolastica e soprattutto, il primo amore: indimenticabili, drammatici e involontariamente esilaranti momenti che hanno segnato la vita di ciascuno di noi.

E se potessimo per un attimo tornare indietro a quell’incantevole istante in cui non eravamo né carne né pesce, ma in cui tutto stava per accadere?

E oggi, come siamo diventati?
Siamo davvero cambiati?
O siamo rimasti, da qualche parte dentro di noi, gli adolescenti che eravamo?
E non è ogni amore un primo amore?
E non siamo tutti sempre e ancora adolescenti nei confronti dell’amore?

 

 

Nella stagione teatrale 2018/2019, il Teatro della Cometa inaugura il nuovo Salotto Cometa. Da ottobre a maggio, una volta al mese si terrà l’aperitivo culturale del nuovo Salotto Cometa nel foyer del teatro: tra food, cultura e performance, si racconteranno progetti, idee, storie, libri, per favorire conversazioni, connessioni.

Il primo appuntamento di aperitivo letterario che inaugurerà questo nuovo corso si terrà lunedì 29 ottobre alle ore 18.30 è vedrà protagonista il conduttore radiofonico, televisivo e attore, Savino Zaba che racconterà il suo ultimo libro “Parole Parolealla radio, il linguaggio radiofonico dalle origini a oggi”. Introdurrà Dario Salvatori

Savino Zaba firma un saggio storico-linguistico sul linguaggio radiofonico dagli anni Venti ai giorni nostri, focalizzando la sua attenzione su tre rilevanti nuclei tematici. Il primo si traduce nell’evoluzione storica del mezzo e, nel contempo, sullo “stato dell’arte” dell’attenzione che i linguisti stanno dedicando al linguaggio radiofonico.

La seconda parte, dopo la necessaria contestualizzazione storico-letteraria di Carlo Emilio Gadda, si concentra su un approccio critico e linguistico del suo testo, Norme per la redazione di un testo radiofonico, del 1953.

La terza è il frutto di una riflessione sull’utilizzo della lingua da parte di alcuni dei personaggi più rappresentativi della radiofonia italiana: Angelo Baiguini, Carlo Conti, Linus, Michele Mirabella, Riccardo Pandolfi, Rosaria Renna, Marino Sinibaldi, Enrico Vaime, Zap Mangusta.

L’autore offre uno squarcio del mondo radiofonico, coniugando in modo singolare l’excursus storico del linguaggio nel nostro Paese alle più preziose testimonianze a riguardo.

 Mettetevi comodi e seguite la Cometa, vi aspettiamo nella nostra casa, nel Salotto Buono di Roma. #seguilacometa #teatrocometa

 

Un monologo di due ore, ma non solo.
Tanti personaggi per la bravura sfacciata e coerente di Michela Andreozzi.

Si dice essere più difficile far ridere che far commuovere e allora potremmo aggiungere che c’è chi ti fa ridere di gusto e fino alle lacrime, perché gli appartiene una comicità che non solo viaggia di pari passo con il testo, ma sa anche come incarnare ogni sentimento che quel preciso personaggio prova, con tutte le sue manie, con le contraddizioni, con le riflessioni ancorate ad una realtà che è fin troppo sfacciata, a volte.

Michela Andreozzi mostra quelle che sono le capacità molteplici di un’artista che ha presenza scenica, che ha consapevolezza della sua bravura, che ha un “umore teatrale” che non nasconde, anzi, lo lascia andare con maestria, lo condivide con il pubblico sicura di un feedback convincente e sentito.
È quel che accade e che accadrà fino al prossimo 28 gennaio sul palco del Teatro la Cometa a Roma dove è stato allestito lo spettacolo “Maledetto Peter Pan” la cui regia è curata da Massimiliano Vado.

Già da dieci giorni in cartellone, anche ieri sera vi era il “tutto esaurito” ed è quello il destino che spetta ad uno spettacolo ben diretto, che veste le giuste intenzioni e che é affidato ad un’attrice che mette anche la sua bellezza a disposizione dell’arte teatrale ma soprattutto non si risparmia, pur di far giungere al pubblico – con il quale dialoga – il senso del suo parlare.

Il monologo esilarante, che in alcuni momenti diventa una “stand up commedy” affidato alla Andreozzi, debutta in Italia dopo la fortuna spettata a “Le demon de Midi”, rifacimento del fumetto di Florence Cestac, diventato poi spettacolo teatrale ed anche un film.

Tanti personaggi affidati a Michela Andreozzi che con leggiadria e la giusta sfacciataggine racconta in maniera assai credibile le vicissitudini di una donna che scopre di essere stata tradita da un marito di scarsa personalità, che come molti uomini diventa vittima della crisi di mezza età, della “sindrome di Peter Pan”, del voler tornante giovani per un po’, pur di non sentire quel tempo che inesorabilmente incalza.
Gioca con i simboli espressivi il testo tradotto e riadattato, e la regia di Massimiliano Vado mira a tenere alto il ritmo della narrazione, senza orpelli scenici, ma con quell’essenziale che mette lo spettatore nella condizione di riscontrare in quel testo tutta la veracità di una condizione che è spesso tragicomica, perché fuori da ogni logica.

Le corna, gli stereotipi, i luoghi comuni che vedono le amanti dei propri mariti sempre un gradino più in basso, e poi le problematiche inconsistenti che portano alla rottura, “l’inizio della fine”, la gestione dei figli, gli amici che sanno e tacciono, i consigli disastrosi, i commenti dei familiari circa la condizione di “donna separata e quindi finita”, le strategie, le ansie, i ritorni, la voglia di riscatto, ma anche quella di voler ristabilire un equilibrio…a qualunque costo.
Tutto questo nella performance di Michela Andreozzi, che sembra parlare ad ognuno dei presenti e spesso questo lo fa per davvero, con quel far sentire la sua presenza viva, lì in piedi sul palco, a pochi metri da un pubblico che applaude a scena aperta più e più volte durante la serata.

Basta a se stessa e allo spettacolo, La Andreozzi, non ha bisogno di chissà quale orpello, o scenografia o costume. Lei che fa la donna tradita, la “fatina troia” con cui suo marito la tradisce, mima le movenze e la personalità di quel marito poco più che insignificante, porta in scena le manie delle sue amiche, e poi in maniera impeccabile tutti i dialetti dello stivale, dal calabrese al bergamasco.

Le battute sono scritte ad arte, è proprio il caso di dirlo, cosa non facile nel momento in cui si va a tradurre un testo e dunque necessita risistemarne il senso ed anche il ritmo.
Sembra azzerare tutte le difficoltà che stanno dietro ad un monologo, Michela Andreozzi; le appartiene una bravura fuori dal comune, come anche quella completa assenza di inibizione che ogni attore dovrebbe possedere.

Chi crede alla coppia perfetta?”, domanda la protagonista dello spettacolo al suo pubblico, che fino ad allora ha collaborato a che si potesse consumare quel monologo “condiviso”.
Lei sì, ci crede, è innamorata e quel legame di vita con Massimiliano Vado che ha saputo anche divenire sodalizio artistico, racconta di come si può essere felici condividendo quello che si sa fare, stando vicini e apprezzando appieno le doti dell’altro.

Peter Pan, quello verde, quello del colore di merda che sbatte a tutti” – dice quella bella signora quarantenne che deve affrontare in maniera rocambolesca un tradimento in piena regola.

Morire per un uomo proprio no” – comincia così “Maledetto Peter Pan”.
Se volete sapere come finisce, andate a vivere una bella esperienza e a godere di un teatro fatto bene, nel quale chi recita sa cosa lasciare, anche in termini di riflessione e non solo di divertimento, dopo un applauso che sembra non dover finire mai.

Simona Stammelluti