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Alzi la mano chi c’ha capito qualcosa.
No, perché basta prendere un telegiornale qualsiasi per capire che è ormai una immensa, fantasmagorica, ingombrante torre di babele. Tutto e il contrario di tutto, sono al punto 1 dell’ordine del giorno.
La RASSEGNA STAMPA per quanto mi riguarda è da un po’ divenuta una RASSEGNA STANCA, nella quale le notizie non sono quelle che ci rifilano per indottrinarci e per confonderci tra numeri (tanti, troppi)  date (imprecise e disattese) e opportunità deluse (e svilenti).

Parlo con direttori di banca, con esercenti, con cittadini.
Parlo dal ruolo di giornalista e quello che mi raccontano sono situazioni sconcertanti, che mi lasciano intendere che non eravamo pronti sotto nessun punto di vista, e che c’è più di un motivo circa il perché in Germania le cose procedono senza intoppi mentre qui gli intoppi, sono al punto 2 dell’ordine del giorno. Banche che ancora non sanno nulla di preciso circa i famosi finanziamenti a tasso zero, commercianti lasciati allo sbaraglio, casse integrazioni difficili da gestire, cittadini in difficoltà che si vedono rifiutare il buono dal comune senza sapere perché son stati esclusi da quel diritto;  e molto altro ancora che non si dice perché in apparenza, per tenere buono il popolo ci sono tutte le ottime intenzioni del caso, salvo che per il fatto che quelle, non sfamano.

I presidenti di regione fanno ormai quel che vogliono; aprono, chiudono, si battono per non mandare in fumo i sacrifici dei cittadini, ma alle domande che vengono poste loro, non rispondono. Cautela, è la parola d’ordine. Sì, va bene, ma un piano di riapertura va fatto e pure in fretta sennò questo collasso ormai iniziato, finirà per portare ad  un perimento totale senza precedenti.

Procedono le raccolte fondi.
Tutti dobbiamo donare, per salvarci.
Ci bombardano di pubblicità progresso, numeri iban e regole da seguire. 

Intanto i virologi giocano a fare le starlet.
Da influencer dell’ultima ora a prime donne che si rimbeccano come se la salute dei cittadini fosse un divertente passatempo. Burioni che ormai sembra essere star indiscussa che se la sta giocando a tre sette con Giulio Tarro: il primo disse il 2 febbraio che in Italia il virus non sarebbe arrivato e il secondo che tra un mese, il virus ci abbandonerà. Tutto questo in un momento in cui l’OMS prende le distanze dalle dichiarazioni del Prof. Ricciardi e mentre si prova ancora una volta a tenere a bada e a smontare l’ipotesi – sostenuta ultimamente dal Prof. Montagnier (virologo e scienziato premio nobel per la medicina nel 2008 e colui che scoprì nel 1983 il virus dell’HIV) – circa la possibilità che il coronavirus attuale sia frutto di una manipolazione del virus in laboratorio durante lo studio di un vaccino per contro l’Aids, poi sfuggito al controllo e uscito accidentalmente da un laboratorio di Wuhan. Del resto sono anni che grandi magnati come Bill Gates sovvenzionano studi di ricerca contro le malattie così come sta facendo oggi finanziando la corsa alla cura da covid-19.

E mentre in Italia, si annaspa in un groviglio di burocrazia, mentre non si capisce ancora bene come arrivare alla fase 2, in cosa consisterà la fase 2, che fasce commerciali interesserà e come cambierà (se cambierà la quotidianità dei comuni cittadini) e  mentre i governatori di regione fanno a modo proprio a volte, anche sfiorando azioni che rasentano abusi di potere, la vicina Germania con poche ma efficaci idee tramutate in azione, sta uscendo alla grande dal problema pandemia. Senso civico (aziende e parchi sempre aperti ma tutti capaci di un regolare e consono distanziamento sociale)  piano pandemico ben organizzato (scorte di reagenti chimici, dispositivi di protezione, respiratori ecc).
E basta a parlare di sfiga dell’Italia, sfiga della Lombardia. La verità è che l’Italia non è mai stata pronta a nulla, ha navigato sempre a vista, si è barcamenata come meglio (?) ha potuto per aggredire un problema ma con la cosa più sempre: “State a casa, perché non vi sappiamo proteggere, non ne abbiamo i mezzi e non sappiamo cosa fare
Scarse terapie intensive, tagli costanti alla sanità pubblica, nessuna scorta di reagenti, poco personale sanitario (reclutamento in massa in corso d’opera), pochi fornitori sul territorio nazionale di materiale sanitario, deboli ed insufficienti presidi medici locali (medici di base spesso lasciati da soli), scarsissimo coordinamento Stato-Regioni (ognuno fa un po’ come cavolo gli pare).  Tutto condito da un accattivante “Andrà tutto bene!” No non andrà tutto bene perché a pochi giorni dal fatidico 3 di maggio, l’italia è ancora un paese che reagisce piano e male dopo essere stato preso alla sprovvista, mentre molte domande restano inevase e chissà se su alcune cose, avrà imparato davvero la lezione. Diciamolo senza mezzi termini: la cialtroneria in politica non è più possibile tollerarla. Senza competenze, senza capacità logiche e versatili non si va da nessuna parte.

E in tutto questo c’è un aspetto che provano a far passare in secondo piano come se dicendo: “Per il vostro bene stata a casa“, tutto il resto possa restare congelato, mentre tutti cedono allo sconforto e si arrendono a mani basse a questa vita che cambia, poco al giorno, sempre in peggio; da chi non può più mangiare, a chi è sull’orlo di una depressione mentre tutto intorno tace.
Ma l’attenzione invece dovrebbe sempre più essere rivolta verso due parole chiave: Regole e libertà. Perché se è vero che sarebbe assurdo uscire da una crisi senza alcune regole precise e dettate affinché nel rispetto di esse si possa avere la trasparenza di una condizione da riportare alla normalità, le ultime disposizioni, le app, i braccialetti per gli anziani, ci allontanano sempre più da quel diritto costituzionale ed insindacabile che la nostra costituzione, prevede per la tutela del singolo quanto per la collettività. Sottilmente, silenziosamente, in mezzo a sorrisi fintamente rassicuranti ogni giorno provano a toglierci il libero arbitrio, la libertà di agire all’interno delle regole (sia chiaro), fino a perdere il lusso della libertà che risiede nella scelta di decidere fino a che punto vogliamo rischiare, fino alla scelta (in extrema ratio) se vivere o morire. Ogni giorno sempre più anestetizzati dalla paura, e addomesticati dall’uso sproporzionato che si fa del virus oltre la sua naturale carica nociva. Una sottile dittatura senza dittatore e come tutte le dittature, anche quelle sottili, nascondono la presumibile tutela degli interessi del popolo. La nostra paura serve a chi ci governa, quella paura che tiene tutti a casa, tutti distanti, perché così è più facile gestire le inadempienze vecchie e nuove.

Le mappe del virus ci mostrano delle realtà che nessuno vuole vedere o forse che fa bene a chi governa che nessuno la veda. La macchia scura sulla Lombardia flagellata dal virus, quella che per prima riaprirà quasi tutto, perché senza il motore trainante delle fabbriche del nord il paese sarà sempre più in ginocchio (in Germania non hanno mai chiuso, ricordiamolo).
Si dice che la natura si sta riprendendo i suoi spazi, le acque sono limpide, gli animali appaiono in luoghi dove mai li si era visti prima. Corriamo a fare pasticci su pasticci.
Riapriamo le fabbriche!
Però restate a casa!
Il distanziamento sociale!
Un metro, anzi no due!
Che fai? Saluti l’amica per strada?
No, non si può!
Ma ero a distanza!
Non si può lo stesso!
Lo sai che puoi andare al mare che ti monteranno il plexiglass?
No, non lo voglio il mare bunker. Sai in Germania sono andati al fiume a Pasqua e si sono distanziati ragionevolmente da soli, senza fucili spianati.
Vedi? L’aria è più pulita?

Ok, ma chissà se ce la lascerete più respirare, quell’aria ripulita.

Ma ci voleva una pandemia per ripulire l’aria? Ma che assurdità è? Perché le industrie non hanno provveduto nel tempo a rendere meno inquinanti i macchinari? Perché non si è ricorso nel tempo alle energie rinnovabili, alla riduzione degli allevamenti intensivi? Ma non è questo il momento di parlarne. No, cioè sì. Sì parliamone oggi, tanto ieri non lo si è fatto. Serviva la pandemia per avere l’aria più salubre, mentre moriamo in un tempo asfittico, che ci avvelena piano, mentre proviamo a gridare “no, andrà tutto bene“, se non la si smetterà di pensare che si possa risolvere tutto con un semplice “state a casa“, perché ognuno di noi ha una responsabilità verso le regole, sì, ma anche verso una libertà che è l’unica cosa che abbiamo il diritto di traghettare nel domani.

Simona Stammelluti 

 

Sì, avete letto bene.
C’è chi si sente (in modo improprio) come i martiri di Abitene.
E’ pronta una vera e propria rivolta da parte di alcuni sedicenti cattolici che vogliono la messa a Pasqua e che sono pronti già ad organizzare messe segrete e se vogliamo, clandestine; sette, per intenderci. Perché non solo le messe sono vietate, come ogni altra forma di aggregazione, così come stabilito dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, ma c’è una completa disobbedienza ai dettami della chiesa che i credenti dovrebbero rispettare.

Insistere in questa direzione diventa davvero molto molto pericoloso. Ci sono gruppi di persone che hanno la presunzione di considerarsi negativi al coronavirus o ancora peggio, immuni. E tutto questo è in atto con la compiacenza di preti, anch’essi convinti di essere “fuori” dalle grinfie del virus, ed invece sono “fuori” e basta. Fuori da ogni logica, fuori dalla cosiddetta “grazia di Dio”, fuori da ogni ragionevolezza.

E così, gruppetti di una ventina di persone, che avrebbero pensato proprio a tutto, anche ai luoghi, che non saranno certo le chiese ufficiali, mantenendo la giusta distanza (perché solo sono campioni mondiali di distanza di sicurezza) e che sono anche “superaccessoriati” come le spider di lusso, con mascherine e guanti.

Non è possibile. Saranno assembramenti a tutti gli effetti, anche se clandestini. Ci parteciperanno molte persone anziane e non potrebbe certo essere un evento supervisionato dalle forze dell’ordine che invece dovrebbero prestare attenzione massima nei prossimi giorni, perché qualcuno, proverà a farla franca.

Immaginate la scena.
Una chiesa (se chiesa fosse), con le panche che sicuramente non saranno state sanificate, e il prete? Il prete che dà l’eucarestia? Anche se non la poggiasse in bocca l’ostia, la poggerebbe in mano a circa una trentina di fedeli. Non si potrebbe mai gestire una messa in condizioni di sicurezza. Non si può fare, non si deve. Punto.

Come fanno queste persone ad essere cristiane, cattoliche, votate al Signore, se non hanno a cuore la salute di tutti? Tra l’altro non ascoltano neanche la loro guida spirituale che è il Papa che ha largamente detto ai fedeli che ascoltare la messa in Tv, in questo periodo di pandemia, vale quanto nei luoghi sacri e che la comunione non è solo un fatto fisico, ma la gioia del cuore.

Ma quale cuore hanno le persone che stanno invece cercando di evadere dalla quarantena collettiva, di disobbedire al decreto ministeriale e alla legge di Dio che per parola del Papa invita tutti a restare a casa e a seguire la settimana santa attraverso i mezzi a disposizione?

Che la verità sta in quella dualità tra i nostalgici di Benedetto XVI, quelli che si definiscono “puri”e quelli che forse votano Salvini e reputano Papa Francesco una specie di anticristo per quel suo modo di essere etico, oltre che cattolico, che ha rispetto per il musulmano quanto per il cristiano, che ha aperto agli omosessuali, ai divorziati e che della Carità ne fa ogni giorno una forma di incoraggiamento.

Il Papa che ha investito i medici e gli infermieri che lavorano in prima linea nelle rianimazioni della possibilità di concedere l’ultima benedizione alle persone che muoiono sole negli ospedali lontano da tutti.

E se è vero che il cattolicesimo è una religione carnale, umana, a differenza di altre come il protestantesimo, o il buddismo, e prevede che “il verbo si è fatto carne” e l’incarnazione in un’ostia è un aspetto fondamentale per i cattolici. Ma per quelli veri. Perché chi segue Dio non vìola la legge del Pontefice e dello Stato, non mina la salute propria e degli altri per un rito che diventa solo la spettacolarizzazione di un bigottismo inutile e deleterio.

L’ho tenuto per ultimo, il commento sulla stupidità della richiesta di Salvini di tenere aperte le chiese a Pasqua con la sua “la scienza non basta, serve anche il buon Dio”. Come sempre finisce per spettacolarizzare tutto, anche la fede, ammesso che ne si abbia una, vera, che sia autentica. Ma permettetemi di avere un dubbio, perché quando non si guarda al benessere di tutti, allora si è molto, ma molto lontani da una qualsivoglia fede.
E a fidarsi, di questi tempi, i farei molta attenzione.

Buona domenica delle Palme a tutti

 

Simona Stammelluti 

Un uomo.
Un uomo tra gli uomini, ma con la responsabilità di un ruolo così delicato sulle spalle. 
Nel suo abito bianco, senza cappotto, a piedi, affaticato, solo e sotto la pioggia incede in una piazza (San Pietro) vuota come mai era stata, fin dove si spinge il ricordo.
Papa Francesco ieri ha raccolto in preghiera tutto il mondo, anche chi forse sta in quello spazio compreso tra il non credere e il perché non crede.
Un’ora in mondovisione, in cui ha raccontato a noi, quello che noi tutti stiamo attraversando in questo periodo. Tutti collegati, a mezzo Tv e social network per seguire una diretta al calar della sera, in quel momento dell’anno in cui la bella stagione pone il meriggio a custodia di un tempo mite che verrà, ma che ancora non si è deciso.
Il vescovo di Roma, con tutto il carisma di cui è dotato, parla così ad una piazza vuota, alla luce delle fiaccole, con le tv di tutto il mondo che riprendono il suo viso e le sue parole, e quel suo discorso rieccheggia nel vuoto di un luogo che è anche quello spazio che è dentro ognuno di noi, che spesso anche nel silenzio, sa di essersi smarrito.

Un discorso quello di Papa Francesco che non è solo un discorso religioso, da fare a chi la domenica si accalca in preghiera e colmo di fede in quella piazza per l’Angelus, ma un discorso che tocca tutti; perché quella che doveva essere semplicemente un’omelia, un commento al vangelo di Marco, si è trasformata in un discorso etico, morale, a tratti politico e di altissima levatura.

Un messaggio buono, un esempio di come si può essere caritatevoli verso gli altri senza gesti plateali, e anche solo con una manciata di parole.

Perché avete paura? 
Queste le parole tratte dal vangelo di Marco, che racconta di quando i discepoli scesa la sera, in mare nell’incertezza più assoluta, si sentono impauriti e smarriti, allarmati e disperati.
Ecco, sulla paura e su come tenga in ostaggio le nostre vite in questo tempo di pandemia, che si impernia quella omelia di ieri pomeriggio, di un Papa che si fa fratello di tutti, in un momento in cui ci sente avvolti dalla notte, senza il punto di riferimento quotidiano dato da una normalità che si è data sempre (forse troppo) per scontata; fatta di progetti, di abitudini e di priorità non sempre ben a fuoco; e adesso lo sappiamo. Siamo andati avanti sempre sentendoci forti, invincibili e capaci di tutto. Ed ora siamo stanchi, incapaci e realmente smarriti. Ma come il buon pastore, il Papa ci dice che “nessuno si salva da solo” e ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza, capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare.

Poi il papa riprende il filo del Vangelo e racconta che è l’atteggiamento di Gesù che sconvolge i discepoli. Lui dorme, è sereno, non ha paura. Lui ha fede nel Padre.
Papa Francesco parla a tutti, raccontandoci quando noi si sia vulnerabili, incapaci di gestire un tempo nuovo, nelle avversità.

Ma c’è un passaggio di quell’omelia così madida di sentimento, di pietà e di consolazione che lascia il mondo cattolico e laico sospeso in una commozione difficile da trattenere:

“Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”. 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»
No, abbiamo perso tutto, forse anche quella.
Ma avere fede significa avere fiducia, essere capaci di “affidarsi” a Dio (per chi crede) e all’altro per chi riesce ancora a ricordare quanto bello possa essere che qualcuno ti tenga per mano quando scende la sera e la strada si fa impervia. Quella fiducia che è un bene imprescindibile nei rapporti umani e che adesso affidiamo a medici, forze dell’ordine, scienziati e politici, affinché insieme si possa traghettare il futuro in un posto sicuro, più confortevole e degno di speranza.

Tutti insieme, perché saremo anche tutti lontani, ma dovremo continuare ad interessarci all’altro, perché abbiamo bisogno dell’altro e perché ha ragione Papa Francesco, nessuno si salva da solo.

E così sia

Simona Stammelluti