L’insostenibile leggerezza “della superficialità”

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di Mario Gaziano
Non è proprio il caso di parafrasare il celebre romanzo di Milàn Kundèra “L’insostenibile leggerezza dell’essere” da cui l’intrigante film con Daniel Day–Lewis e l’affascinante Juliette Binoche.
Non è proprio il caso per stigmatizzare la “insostenibile superficialità” di Fiorello e degli autori del festival di Sanremo.
Una superficialità becera e cialtrona. Senza alcun pudore.
Alla ricerca di una inutile risata, di una “carnevalata” per alzare l’audience.
Incredibile e inaccettabile.
Per dove ridono solo loro: Fiorello e Amadeus.
Per dove nessun telespettatore accenna  non ad una risata, ma -men che meno- ad un sorriso.
La televisione pubblica insegue una “inutile superficialità”, ad ogni costo, per cogliere pervicacemente consensi di borgata e di borgatari.
Proprio come “borgatari della notte ubriacaticcia” si sono proposti i due super-conduttori con gags da “strapazzo”.
Poco o niente da Sanremo 2021.
Poco o niente sul piano della costruzione di uno spettacolo suoper confezionato.
Il cattivo gusto impazza ed è sostenuto e ringalluzzito da trovate tra blasfemia e cialtroneria.
Incredibile per il maggiore spettacolo della televisione pubblica.
Lo spettacolo con la pretesa di essere grandioso nelle scenografica, nell’ingegneria illuminotecnica, nella esecuzione di una prestigiosissima orchestra, miserabilmente caduto per trovate e gags nemmeno del più miserando degli avanspettacoli di ultima periferia.
Prendano lezioni (autori, registi e direttore) dalle notti eleganti e civilissime degli Oscar.
Ha ragione Oscar Wilde che ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto” sentenzia rumorosamente “Il vizio supremo è la superficialità”: (gustoso e intelligente testo teatrale che ho presentato come direttore artistico del Pirandello di Agrigento nel 2015, co una grande Lucia Poli.
Un “vizio assurdo” (per parafrasare, questa volta, Cesare Pavese).
Un “vizio” più mortificante del “vizio pavesiano con odore di morte”.
Qui,a Sanremo 2021,si è celebrata la morte dell’intelligenza.
Si è celebrata la celebrazione di una “superficialità” inutile e pretenziosa.
Senza alcun rispetto.
Povero Fiorello ,da artista a a “buffoncello di strada”.
E povero Amadeus caduto, inadeguatamente, nella trappola del dovere “piacere ad ogni costo”.
Cari miei,questa volta, vale sempre il grande Ennio Flaiano :”L’insuccesso (Vi) ha dato alla testa”.

Con l’aggravante scandaloso che Salini, ad della RAI, propone un triplete Amadeus-Fiorello.

 

Mario Gaziano

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