“Caso emergenza incendi”: prove di raffreddamento

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La Regione a lavoro per risolvere i presunti intoppi burocratici che avrebbero impedito la dichiarazione dello stato di emergenza incendi. Lo stato dell’arte della diatriba con Roma.

Non si placano le tensioni tra Palermo e Roma, tra il presidente della Regione, Renato Schifani, e l’ex governatore adesso ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, dopo il “no” alla dichiarazione dello stato di emergenza per gli incendi che hanno flagellato la Sicilia durante la scorsa estate provocando danni per oltre 150 milioni di euro ad imprese e famiglie. Lo staff di Musumeci ha puntato il dito contro gli uffici della Regione Siciliana per carenze di documentazione. Schifani ribadisce: “Uno Stato che nega ai cittadini il risarcimento di un danno di pubblico dominio, subito per colpe o eventi altrui, e lo fa sulla base di cavilli procedurali non applicati prima, non è lo Stato in cui mi riconosco”.

E poi il presidente annota in agenda una riunione convocata da Musumeci con i tecnici dei dipartimenti della Protezione civile nazionale e siciliana. Nel frattempo gli addetti ai lavori sarebbero impegnati a risolvere gli intoppi burocratici che avrebbero impedito la bollinatura dell’istanza, in modo tale che al tavolo ministeriale siano assunte le determinazioni per il trasferimento dei fondi.

L’assessore regionale all’Energia, Roberto Di Mauro, eccepisce: “La risposta da Roma, negativa, è arrivata con 5 mesi di ritardo rispetto alla domanda, assolutamente documentata da un’ampia relazione di oltre 500 pagine redatta in modo certosino dal dirigente della Protezione Civile, l’ingegnere Salvatore Cocina”. E poi aggiunge: “Il diniego è stato motivato dal ministro Musumeci da una mancanza di documentazione a fronte di incendi che hanno provocato sei vittime e ingenti danni tra cui la devastazione di ben due parchi archeologici. Impensabile non valutare gli eventi tali da giustificare una misura d’emergenza, in considerazione del fatto che ci sono anche moltissime persone che hanno dovuto abbandonare la propria abitazione a causa degli incendi. Peraltro – sottolinea Di Mauro – c’è un precedente che risale al periodo in cui lo stesso ministro Musumeci era presidente della Regione. In quel caso, dinanzi a un diniego della Protezione civile, fu il presidente del consiglio Draghi a spingere per sbloccare i fondi destinati alla Sicilia”.

A sostenere le ragioni di Schifani vi sono anche le opposizioni di centrosinistra. Ismaele La Vardera, di “Sud chiama nord”, rilancia: “Tutta la querelle fra Roma e la Sicilia non deve gravare sulle famiglie e su quelle persone che hanno perso tutto. Siamo fiduciosi nel rimedio”. E le parlamentari regionali del Partito Democratico, Valentina Chinnici ed Ersilia Savarino, aggiungono: “Speriamo che la piena disponibilità del presidente della Regione a risolvere in tempi brevi la mancata dichiarazione di stato di calamità naturale da parte del governo nazionale non si risolva in nulla di fatto. Siamo state anche rassicurate dal presidente Schifani su un cambio di passo che consenta di programmare una strategia di prevenzione senza la quale eventi prevedibili diventano un pericolo per la vita dei cittadini”.

Giuliana Miccichè

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