Cafoncello

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Wikipedia: Cafone: dare del cafone ad una persona vuole indicare quella persona come di basso intelletto e bassi istinti oppure dalle maniere rozze e scurrili, indipendentemente dallo status sociale che la persona possiede.

E purtroppo, in questa triste vicenda che stiamo per raccontarvi, il soggetto al quale dedicheremo questo Filo di Nota rispecchia molti dei connotati che vengono racchiusi nel sostanivo cafone con l’aggravante che ricopre anche lo status sociale di sindaco.

Antonio Palumbo era, inizialmente, la speranza di tutti i favaresi. Anzi, ancora prima di diventare primo cittadino. La stampa, in un certo qual modo, lo incoraggiò indicandolo, (pur essendo un comunista delle peggiore specie, ndr) ancora una volta come colui il quale si mantenesse lontano dagli schemi politici, dai padroni e dalle segreterie politiche dove, in realtà, in quei luoghi si amministrano Comuni, Province e persino Regioni.

Certamente il collega Franco Pullara, Direttore di siciliaonpress, è stato uno degli artefici a promuovere l’immagine di Antonio Palumbo, da tutti indicato come il benzinaio del paese ma che potesse rappresentare la riscossa e soprattutto la continuità di una amministrazione senza padroni e padrini politici. Nei 5 anni precedenti, infatti, la stoica Anna Alba nel corso della sua attività amministrativa dovette subire una caterva di attacchi senza precedenti.

A Palumbo non è andato giù il fatto che sulle nefandezze che sta portando avanti (Favara non è cambiata per nulla, anzi è peggiorata) qualche consigliere comunale si sia rivolto al collega giornalista. A Palumbo è sfuggito un piccolo particolare: al consigliere comunale il problema era stato segnalato dal popolo, quello stesso popolo sovrano che ha fatto sedere il pompista nello scranno più alto di Palazzo di Città.

Quando il collega Pullara, stimato professionista e da sempre vicinissimo alla collettività (cosa che dovrebbe fare Palumbo…) ha evidenziato in un articolo un problema serio che rappresentava una via cittadina il cielo sopra palumbo si è aperto in modo sproporzionato

Il primo cittadino dapprima si scaglia contro quel consigliere comunale (“deve parlare con me, non con in giornalisti…”) e poi con il collega Pullara che aveva fatto solo ed esclusivamente il proprio dovere. Convinto di scrivere sulla chat dell’amministrazione, sbaglia e scrive nella chat  di un gruppo (200 persone) del quale Franco Pullara è stato uno dei fondatori. Palumbo definisce Pullara “una bestia”, da sempre indicato dall’amministrazione come tale. E poi, rivolgendosi ancora a Pullara, lo “nomina” direttamente “Onnipotente”. Accipicchia!

Alla fine della fiera appare scontato come Antonio Palumbo non ami particolarmente chi lo contraddice, chi non è d’accordo con lui, chi non scrive che è uno dei sindaci più bravi d’Italia, forse d’Europa. E perchè no: anche del mondo!

Ed ecco l’errore di un fuori mestiere quale è Antonio Palumbo. Il fallimento totale di una amministrazione che certamente Favara ed i favaresi, inizialmente molto speranzosi, non meritavano.

Palumbo, al contrario, si è autoincensato da solo pronto a definirsi onnipotente (ma lui non se n’è accorto…). E la sua onnipotenza deriva dal fatto che crede di poter dare della bestia a chiccheesia; tanto penserà: “Io sono il sindaco e faccio quello che voglio!” 

Tale comportamento è tipico degli arrinanzati, termine questo molto usato nelle sue storielle scritte da Andrea Camilleri. Palumbo è la prova provata che non sempre cambiare casacca (si passa dalla tuta di benzinaio al vestito con cravatta e gilet) porta beneficio. A lui questo cambio sta proprio male, anzi malissimo, non fosse altro perchè era convinto che amministrare una città fosse un gioco da ragazzi. Ed invece non è stato così. Favara va sempre indietro, è sempre più sporca, è sempre più emarginata, Favara sta ritornando agli anni bui; complice una amministrazione da lui guidata che fa acqua da tutte le parti.

Nessuno gli vieta di rimettere tuta e coppolina e ritornare a fare il benzinaio, lavoro nobile riservato a molti e non a tutti. Lui appartiene a quei molti che quel lavoro lo svolgono egregiamente.

Tolga la giacca, che pur essendo una taglia calibrata a lui sta molto stretta. Strettissima.

Del resto mica gli si può proibire di “viver come i bruti.” E si hanno ragionevoli certezze che vestito da bruto sarebbe un figurino…

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