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La Corte d’Appello di Palermo ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Anna Messana, 59 anni, di Ravanusa, imputata, e già condannata in primo grado dal Tribunale di Agrigento a due mesi di reclusione, di oltraggio a pubblico ufficiale allorchè il 9 maggio del 2017 avrebbe insultato e minacciato di morte i Carabinieri innanzi ai quali il marito era intento a firmare il registro delle persone sottoposte a libertà vigilata. In primo grado il reato di minacce di morte non fu riconosciuto dai giudici del Tribunale di Agrigento. La donna è stata difesa dall’avvocato Davide Casà.

I Carabinieri del gruppo ‘Tutela lavoro’ di Palermo, in collaborazione con i colleghi di Agrigento, hanno notificato la misura interdittiva del divieto di esercitare attività professionale per un anno a carico di un ingegnere di Cammarata, indagato, insieme ad altre cinque persone, di, a vario titolo, truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo della professione medica e falso. La titolare dell’inchiesta è la sostituto procuratore di Agrigento, Alessandra Russo. Dalle indagini è emerso che l’ingegnere, in rapporto di lavoro con un ente di formazione professionale, avrebbe omesso di svolgere alcuni corsi concedendo tuttavia gli attestati di frequenza ai corsisti. E poi avrebbe prodotto e consegnato falsi attestati di formazione professionali. E poi, nonostante non fosse medico, ha diretto dei corsi di pronto soccorso. Si sarebbe dunque procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente tra i 150 e i 200 euro a corso. E provocato un danno sia all’ente di formazione, che ha pagato i corsi, sia ai corsisti per attestati senza alcuna validità.

I poliziotti della Squadra Mobile e della Squadra Volanti di Palermo hanno arrestato un tunisino di 28 anni per detenzione di 30 chili di hashish. L’indagato è stato sorpreso appena giunto alla stazione con un pullman proveniente da Messina. I poliziotti hanno notato che il giovane, dopo avere recuperato un trolley dalla stiva dell’autobus, ha indugiato guardandosi più volte attorno prima di allontanarsi a piedi. E così è scattato un controllo di polizia. Lui ha spintonato gli agenti ed ha tentato una improbabile fuga ma è stato subito raggiunto e bloccato. Risponderà all’autorità giudiziaria anche di resistenza a pubblico ufficiale.

A Palermo, al palazzo di Giustizia, a conclusione dell’udienza preliminare, il giudice per le udienze preliminari ha rinviato a giudizio per il reato di corruzione elettorale il deputato regionale di Forza Italia, Stefano Pellegrino. Il parlamentare, che è presidente della commissione Affari istituzionali dell’Assemblea, è stato indagato nell’ambito dell’inchiesta dei Carabinieri di Trapani cosiddetta “Mafia Bet”, che ha determinato l’arresto di tre imprenditori indagati, tra l’altro, di avere finanziato la famiglia del boss latitante Matteo Messina Denaro. Stefano Pellegrino, 61 anni, uno dei più noti avvocati penalisti del foro di Marsala, è stato eletto con 7670 preferenze alle Regionali del 2017. Lui ha sempre negato di avere pagato il consenso elettorale.

Al palazzo di Giustizia di Palermo, in Corte d’Appello, la Procura Generale ha proposto la conferma della condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Agrigento a 4 anni di reclusione a carico di Vito Florio, 74 anni, di Licata, imputato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina affetta da problemi psichici. Un’altra giovanissima avrebbe invece reagito con calci e pugni, inducendo lui a desistere. Le ipotesi di reato, che secondo la Procura Generale sono state riscontrate, risalgono al periodo tra il 2014 e il 2016. Il racconto delle ragazze alle proprie madri, e la conseguente denuncia, determinarono l’avvio delle indagini. Le due presunte vittime sono state all’epoca affidate dai genitori a Vito Florio quando loro uscivano da casa per andare a lavorare.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha pubblicato un video tramite cui, rivolgendosi alla popolazione palermitana, prospetta il precipitare della situazione, a fronte degli oltre 500 casi di positivi al covid appena registrati nel capoluogo siciliano. Orlando tra l’altro ha affermato: “Siamo alla vigilia di una strage, non soltanto umana ma anche economica. Incoscienti fermatevi, state provocando la morte di migliaia di persone e di migliaia di aziende”.

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato i ricorsi avanzati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con cui chiedeva l’arresto nei confronti di quattro indagati nell’ambito della maxi inchiesta antimafia Xydi che, nel febbraio scorso, ha di fatto decapitato il mandamento mafiosi di Canicattì. Si tratta di Giuseppe Pirrera, 61 anni, di Favara; Gianfranco Roberto Gaetani, 53 anni, di Naro; Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicatti’e Luigi Carmina, 56 anni di Ravanusa.

I quattro, difesi dagli avvocati Giuseppe Barba, Maria Antonia Gennaro e Filippo Gallina, erano stati fermati dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Agrigento lo scorso 2 febbraio insieme ad altre 19 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso (cosa nostra e stidda), concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, tentata estorsione ed altri reati aggravati poiché commessi al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso. I fermi – però – non erano stati convalidati dai giudici del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella e Stefano Zammuto, che li avevano rimessi in libertà non disponendo nei loro confronti alcuna misura cautelare. Per tale motivo la Procura Antimafia aveva avanzato ricorso al Tribunale della Libertà chiedendone invece l’arresto. Oggi arriva la decisione che conferma quanto già stabilità dai magistrati di Agrigento.

La Guardia di finanza di Palermo ha eseguito quindici misure cautelari nei confronti dei componenti di un’organizzazione criminale che contrabbandava sigarette fra Napoli e Palermo. I finanzieri del gruppo, guidati dal colonnello Alessandro Coscarelli e coordinati dal sostituto procuratore Giorgia Spiri, hanno scoperto una banda che dal novembre del 2019 al maggio 2020, è riuscita a far arrivare a Palermo cinque tonnellate e mezzo di “bionde”.

Tutte di marche note senza i timbri del monopolio di Stato.
Le indagini dei militari hanno permesso di documentare 78 viaggi di andata e ritorno fra Palermo e Napoli. Tre indagati sono finiti in carcere perché ritenuti i capi della banda, ad altri sette è stata notificata la misura degli arresti domiciliari, mentre cinque hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Cinque degli indagati sono napoletani e 10 palermitani. Nel corso dell’inchiesta altre tre persone sono state arrestate in flagranza mentre trasportavano le sigarette e 28 sono indagate.
I reati contestati a vario titolo sono associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette e traffico di stupefacenti. In una spedizione i finanzieri hanno trovato un chilo di hashish. Il gip di Palermo ha disposto anche il sequestro di due magazzini nella zona di Corso dei Mille-Brancaccio dove il gruppo custodiva le stecche di sigarette che poi venivano vendute dagli ambulanti abusivi nei quartieri palermitani dello Zen, a Bonagia, a Brancaccio, a Borgo Nuovo e nelle borgate marinare dell’Arenella, Acquasanta e Vergine Maria. Un traffico di tabacchi che in sette mesi ha prodotto un giro d’affari di 2,4 milioni di euro.

I Carabinieri della Compagnia di Misilmeri, in provincia di Palermo, hanno arrestato ai domiciliari D.L.P, sono le iniziali del nome, di 38 anni, indagato di usura allorchè avrebbe prestato soldi con interessi compresi tra il 20% e il 91% approfittando della crisi economica durante i mesi del lockdown dello scorso anno imposto dall’emergenza covid. Le indagini hanno svelato che, una volta contratto il debito con il presunto usuraio, le persone non sarebbero state più in grado di uscire dalla sua morsa, impegnando così le pensioni percepite all’inizio di ogni mese. Durante la prima fase d’indagine a maggio dello scorso anno sono state scoperte 20 vittime e sequestrati in casa dell’indagato 6mila euro in contanti oltre a materiale informatico. L’analisi del materiale sequestrato ha permesso di ricostruire come le vittime fossero 60.

A Palermo i Carabinieri del Nas hanno esaminato gli elenchi di coloro che hanno ricevuto la dose di vaccino al Policlinico e a Villa delle Ginestre. E hanno denunciato 15 persone alla Procura di Palermo, indagate di falso e truffa aggravata. Il reato di falso è contestato perché falsa è l’autocertificazione relativa al rientro nelle categorie vaccinabili. Il caso limite è quello di un funzionario pubblico che si è spacciato per dipendente dell’Università del Policlinico pur di vaccinarsi. Tra i furbetti vi sarebbero anche sindaci, amministratori locali, prelati, e rappresentanti delle forze dell’ordine. Nel frattempo l’indagine prosegue a più ampio raggio, perché i Carabinieri del Nas sono impegnati ad acquisire tutti gli elenchi dei vaccinati in tutti i centri vaccinali dell’Isola.