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Questa volta protagonista della contraddizione è Caltanissetta che il 29 settembre scorso ha festeggiato il suo  Santo Patrono “San Michele Arcangelo” e su decisione della curia nissena l’amato protettore ha ricevuto il suo ennesimo divieto d’uscita dalla propria dimora, il secondo dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Niente processione hanno tuonato, dobbiamo evitare gli assembramenti ma sono consentiti i momenti di raccoglimento nella casa del signore!

Ma se il santo non “esce”, lasciando i fedeli a un flebile ricordo, la quinta Commissione Consiliare del comune ha dato l’ok allo svolgimento della consueta fiera e la presenza delle giostre per i piu’ piccoli. Le uniche prescrizioni, date dal palazzo di città, sono quelle in linea ai protocollo sanitari anti-covid.

Ebbene due autorità opposte prendono decisioni diverse, tutte legittime ma contrastanti, ma ieri qualcosa di miracoloso è successo: il divieto d’uscita del Santo viene raggirato in uno stazionamento davanti la sua casa, allora il dado è tratto, si è dato il via ai festeggiamenti. Una marea di persone ammassate intorno al Santo  che era in attesa da un anno davanti il suo uscio, ad allietare l’evento miracoloso la banda musicale locale – tutti rigorosamente senza mascherina perchè uno strumento a fiato non si suona con la forza di Eolo, ma non si capisce del perchè quelli che hanno utilizzato gli strumenti a percussione ne erano sprovvisti.

A questo punto non ci resta altro che affidarci nelle mani del Santo nisseno, con la speranza che nulla di grave sia successo.

 

 

Esprimo vicinanza e solidarietà all’autista dell’autobus aggredito da un giovane immigrato, poi fuggito, colpevole soltanto di avergli vietato di salire sul mezzo pubblico perché sprovvisto di mascherina e biglietto.

Mi auguro che l’autore di questo comportamento violento venga prontamente individuato dalle forze dell’ordine ed immediatamente espulso dal territorio italiano.

Le testate giornalistiche, quasi quotidianamente, riportano notizie di immigrati, arrivati illegalmente sulle nostre coste, coinvolti in spaccio di stupefacenti, risse, molestie sessuali ed altri comportamenti illeciti.

La furia immigrazionista della sinistra ha finito col riempire la città dei templi di centri di accoglienza e di delinquenti, è ora di finirla con l’ipocrisia dell’accoglienza, dietro la quale si cela soltanto un becero business e che ha avuto l’effetto di rendere Agrigento una città non più sicura”.

Lo dichiara Lillo Pisano di Fratelli d’Italia.

Nuclei temporaleschi si avvicinano nei settori occidentali della Sicilia. Per domani è prevista una giornata di marcata e diffusa instabilità. Piogge e temporali interesseranno tutta la provincia di Agrigento ed in alcune zone possono essere anche intensi, soprattutto nel pomeriggio. Un po’ meglio domenica anche se il contesto rimane più o meno lo stesso: spiccata instabilità e ampie schiarite contrastate da improvvisi acquazzoni.

 

 

 

Oggi i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Trapani hanno proceduto all’esecuzione del Decreto di sequestro ex art.19 del D. Lgs. n.159/11, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani nei confronti di Dario Messina di Mazara del Vallo, di 37 anni e attualmente detenuto, nonché dei componenti del suo nucleo familiare.

Il sequestro ha interessato beni aziendali relativi a due società, l’una operante in ambito edile e l’altra in quello della ristorazione, entrambe con sede a Mazara del Vallo, nonché altri beni ed immobili il cui valore è complessivamente quantificabile in poco più di 140.000 euro.
L’esecuzione di tale provvedimento ablativo rappresenta l’esito di approfonditi accertamenti patrimoniali condotti dal personale del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria di Trapani sul conto del medesimo Messina, atteso il ruolo di primo piano esercitato nel mandamento mafioso di Mazara del Vallo nel triennio 2015-2018, tale da determinare, nel maggio di quell’anno, l’emissione nei suoi confronti di ordinanza di custodia cautelare in carcere all’esito dell’operazione di polizia cd. “Anno Zero” coordinata dalla Procura Distrettuale di Palermo.

In particolare, le indagini fecero emergere il ruolo di Messina nella promozione e nel coordinamento delle attività della locale consorteria mafiosa – tipicamente quelle di natura estorsiva – esercitato da quest’ultimo avvalendosi dell’interlocuzione con soggetti vicinissimi al superlatitante Matteo Messina Denaro.
Determinante si era inoltre rilevato, in tale arco temporale, l’apporto personale fornito dal Messina nel curare i rapporti tra le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo, come pure nel gestire la distribuzione dei proventi illeciti ed il sostentamento dei familiari dei detenuti affiliati.
L’attività eseguita si inserisce nella costante azione di aggressione agli interessi economici della criminalità organizzata delle Fiamme Gialle trapanesi e ne rappresenta uno degli obiettivi strategici di primaria importanza, specie nell’attuale congiuntura socio-economica che ancora risente dell’emergenza pandemica in atto.

Per tutti quelli che si sono sempre schierati con Mimmo Lucano sin dalla prima ora delle sue vicissitudini processuali, questo 30 settembre 2021 è un giorno brutto.
Partiamo dal presupposto che io sto (ancora) con #MimmoLucano al quale va tutta la mia solidarietà perché penso che abbia commesso forse l’unico errore di aver operato con troppo umanità in una terra nella quale la mafia invece uccide, contamina, annienta.
La Calabria è una terra ostile.
È la terra di mafia e del voto di scambio.
È la terra dimenticata da Dio e dagli uomini.
È la terra dove ci sono problemi enormi di sanità, di rifiuti, dove le istituzioni che si sono avvicendate si sono mangiate praticamente tutto, dove nessun giovane vuole restare più.
Eppure salta alle cronache la forza di un uomo che decide di accogliere fino a rendere un piccolo centro come Riace famoso in tutto il mondo, per il suo “metodo di accoglienza“.
Siamo ancora al primo grado di giudizio, ed un uomo è innocente fino al terzo grado.
Tutto dunque, può cambiare. La sentenza di primo grado può essere ribaltata.
È assurdo, sì, ma la giustizia si accetta e non si discute.
Guai se perdessimo fiducia nella giustizia.
Non la possiamo discutere, ma possiamo parlarne, però, cercare di capire.
Perché sono innumerevoli i casi di errori giudiziari che hanno fatto la storia.
Perché questa sentenza arriva giusta giusta a 3 giorni dalle elezioni. Sarà un caso?
Mimmo Lucano che accetta di candidarsi e di correre a sostegno di Luigi De Magistris alla carica di presidente della Regione Calabria.
Così De Magistris subito dopo la sentenza:
Per me Mimmo Lucano è un uomo giusto, un simbolo di umanità e di fratellanza universale, non si è mai girato dall’altra parte di fronte alla richiesta di vita di esseri umani diversi. Conoscevo Riace prima di Lucano ed era un borgo desertificato, con Lucano era divenuto un Paese ricco di energie, di economia circolare e di comunità viva. Con il post Lucano nuovamente abbandono e spopolamento. Per me Lucano è l’antitesi del crimine. Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità ed illegittimità, ma sono convinto che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male. […]  Mimmo non devi mollare perché sei un uomo buono e giusto e il popolo ti vuole bene. Ora mi voglio assumere la responsabilità di guidare la Calabria affinché con la volontà del popolo sovrano la giustizia e i diritti possano trionfare”.
13 anni e due mesi a Mimmo Lucano, più del doppio di quanto richiesto dal Pm, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le accuse a Lucano: associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per presunti illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti.
Il Pm:
“Non era importante la qualità dell’accoglienza ma far lavorare i riacesi così da conseguire, quale contraccambio, un sostegno politico elettorale. A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari
Riace fa  – udite udite – 2300 abitanti a 125 km da Reggio Calabria.
Qualche domanda dovremmo porcela:
Di quali vantaggi elettorali si parla?
In quel paese dimenticato da tutti che cosa ci guadagna un uomo a fare il sindaco?
Che cosa si sarà mai comprato Mimmo Lucano con i soldi guadagnati facendo il sindaco di Riace?
Cosa si sarà comprato mai … una villa, una barca a vela, ha conti offshore?
Chi saranno mai questo persone che lo hanno “favorito” alle elezioni?
I proprietari di quelle 4 botteghe? Chi?
Stando alla sentenza, Mimmo Lucano – che non si è potuto neanche permettere altro tipo di avvocato – è un criminale ma nessuno se n’era mai accorto. Nessuno di quelli che negli anni sono andati a vedere da vicino il modello di accoglienza che ha reso “Il modello Riace” famoso in tutto il mondo, modello d’integrazione, che avrebbe di fatto salvato il morente borgo, grazie a una contaminazione di culture e al recupero dei vecchi mestieri artigianali.
Così Mimmo Lucano ricorda quell’idea di accoglienza:
“Mentre vedevamo Riace Marina affollata durante la stagione estiva, Riace Superiore, la parte alta del comune, era addormentata, svuotata dei suoi abitanti partiti a lavorare al nord. E se questi profughi ci aiutassero a svegliarla? Se grazie a loro le vie potessero tornare alla vita? Se si potesse ancora sentire la gente parlare e i ragazzi ridere?”
Riace così diventa simbolo di integrazione, solidarietà e accoglienza in contrasto con i porti chiusi di Matteo Salvini, ma  Lucano si dovette allontanare dalla cittadina, per divieto di dimora.
Non si era mai arreso.
E neanche noi, ci arrendiamo, caro Mimmo.
Che aggiungere …
Ognuno fa i conti con la propria coscienza e dopo, con la giustizia.
E comunque l’Italia non è sicuramente un paese ideale nel quale si può accogliere e amare gli ultimi così come ha fatto Lucano.

Angelo Balsamo, legale licatese, già sindaco della città, oggi è stato assolto “per non avere commesso il fatto”, dai giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Palermo. Il dispositivo di sentenza è stato emesso poco fa. Il legale licatese è stato assistito dagli avvocati Fiorello e Gagliano.

Si chiude così un lungo iter giudiziario durato 8 anni e iniziato ancora prima che Balsamo diventasse sindaco. Il legale è stato difeso dagli avvocati Gagliano e Fiorello.

Il pronunciamento dell’Appello ribalta quello della sentenza di primo grado quando, i giudici del Tribunale di Agrigento, avevano condannato Angelo Balsamo a 2 anni e 6 mesi di reclusione. L’accusa era di corruzione in atti giudiziari, falsa testimonianza e calunnia.

I giudici della Corte d’Appello hanno pronunciato il “non doversi procedere” nei confronti di Francesca Bonsignore, assistita dall’avvocato Giuseppe Glicerio, ed hanno assolto Carmelo Malfitano “perchè il fatto non sussiste”.

Rocambolesco incidente stradale, senza gravi conseguenze, al mattino di oggi ad Agrigento, a San Leone, al Viale delle Dune, dove ad una donna, per cause in corso di accertamento, è sfuggito il controllo della propria automobile, si è schiantata contro un’altra auto parcheggiata, e si è ribaltata. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale ed il personale sanitario 118 Gise, che hanno estratto la donna dall’abitacolo in stato confusionale e con dolore toracico da trauma. E’ stata trasferita al pronto soccorso per ulteriori accertamenti.

L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte,  attuale leader del Movimento Cinque Stelle, sarà a Porto Empedocle il prossimo 8 ottobre – alle ore 11 per sostenere la candidatura di Ida Carmina, sindaco uscente di Porto Empedocle.

A darne notizia è la stessa sindaca Carmina con un post scritto sulla sua pagina di facebook che recita testualmente: “Orgogliosa di ospitare nel nostro Paese una delle personalità più influenti della politica italiana degli ultimi anni, che con impegno e determinazione ha ridato credibilità alla nostra nazione a livello mondiale, grazie alla coerenza delle sue scelte e al coraggio di portare avanti decisioni impopolari ma necessarie per il bene di tutti.

Prorogare la scadenza dei termini per la realizzazione degli interventi per l’internalizzazione dei prodotti prevista dall’azione 3.4.2 del PO Fesr 14-20 (Incentivi all’acquisto di servizi di supporto all’internalizzazione) e porre in essere ogni iniziativa utile al fine di consentire alle imprese di modificare il processo di internalizzazione previsto da questa misura.
E’ questo in sostanza il cuore di una mozione presentata dal M5S all’Ars, primi firmatari i deputati Ketty Damante e Giorgio Pasqua.
“Il governo – dicono i due deputati – non può fare orecchie da mercante, lasciando cadere nel vuoto le richieste avanzate in tal senso dagli imprenditori e che il M5S aveva portato all’attenzione dell’esecutivo nel corso di un’audizione tenuta in commissione all’Ars a metà giugno. Da allora nulla è stato fatto, ma l’esecutivo non può restare sordo alle esigenze che vengono dal mondo produttivo, messo in ginocchio dalla pandemia che ha frenato i progetti”.
“La pandemia – dicono Damante e Pasqua – ha stravolto ogni tipo di pianificazione, portando l’amministrazione regionale a prevedere l’impossibile realizzazione di parecchi eventi on line: una follia, specie per i prodotti agroalimentari. Musumeci e soci ci spieghino, e spieghino ai siciliani, come si possa degustare un caciocavallo o un olio tramite il web. Noi non ci arriviamo. Rimediare a questi errori, con una sospensione e proroga dei termini per la realizzazione degli interventi è il minimo che l’esecutivo Musumeci possa fare”.

Il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in una sua dichiarazione, nell’analizzare  la diffusione del covid 19 nell’isola, mette sotto accusa i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta  sostenendo che vi siano state da parte loro dei diniego nell’adesione alla campagna vaccinale contro il covid 19  promossa dalla Regione Siciliana. Da questo presunto diniego si fa derivare  il non raggiungimento della zona bianca nell’Isola: siamo basiti di quante bugie  si è capaci  di dire per nascondere i fallimenti della Regione Siciliana  nella prevenzione  sanitaria anti covid”. Così in una dichiarazione Giuseppe Catania, Segretario Regionale Sicilia del Sindacato Medici Italiani che continua: “In questi mesi siamo intervenuti più volte verso la Regione Siciliana per manifestare la piena disponibilità dei medici di medicina generale ad effettuare  le vaccinazioni. Si è invece preferito, con l’impiego di tantissimi soldi pubblici, di allestire hub con un dispiegamento di personale medico, sanitario e amministrativo per effettuare le inoculazioni. Musumeci dica, a questo punto, quanto sono costate ogni vaccinazione  negli hub?”

“Bisognava scegliere  soluzione diverse per arrivare prima alla più alta percentuale   di vaccinati siciliani e alla zona bianca. Per questo era naturale puntare sui medici di medicina generale perché sono loro le figure mediche  di cui i  pazienti si fidano. Sono i medici di famiglia, infatti,  che  hanno il controllo capillare dei pazienti, che li conoscono psico-fisicamente e anche dal punto di vista  delle terapie  che praticano; in questo senso non necessitano di anamnesi e di esame obiettivo e di fare diagnosi”.

Quest’attacco alla medicina generale  è ancora più grave nel momento in cui con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vi saranno grandi risorse a disposizioni e saranno molti i cambiamenti nel sistema dell’assistenza primaria.

Trasformare i medici di famiglia in capri espiatori è dannoso per tutto il sistema sanitario e allo stesso rappresenta una manovra per distogliere  i cittadini dai fallimenti della Regione Siciliana.

“Basta con il fango contro i medici di famiglia:  la magistratura contabile avvii un’indagine per appare  i costi e le modalità di spesa per l’effettuazione delle vaccinazioni negli hub vaccinali della Sicilia” conclude Catania.