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Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte, domenica 25 Aprile saremo a Palma di Montechiaro in Piazza Bonfiglio dalle ore 8.00 alle 12.00 ed a Raffadali in Via Dei Fiumi dalle 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.

La pandemia coronavirus e i dati in dettaglio nella provincia agrigentina secondo il bollettino quotidiano dell’Azienda sanitaria provinciale: vi sono, in tutta la provincia, 73 nuovi casi di positività al covid, con 7 nuovi ricoveri. Un morto, a Porto Empedocle, per un totale di 199. I guariti sono 141. Ad Agrigento città sono attualmente 153 i contagiati. L’elenco integrale dei positivi in ciascun Comune della provincia di Agrigento:
Alessandria della Rocca: 5; Aragona: 4; Bivona: 16; Burgio: 4; Calamonaci: 7; Caltabellotta: 6; Camastra: 1; Cammarata: 12; Campobello di Licata: 50; Canicattì: 289; Casteltermini: 17; Castrofilippo: 19; Cattolica Eraclea: 62; Cianciana: 1; Comitini: 11; Favara: 179; Grotte: 10; Joppolo Giancaxio: 0; Licata: 123; Lucca Sicula: 0; Menfi: 11; Montallegro: 30; Montevago: 7; Naro: 3; Palma di Montechiaro: 155; Porto Empedocle: 47; Racalmuto: 6; Raffadali: 77; Ravanusa: 62; Realmonte: 5; Ribera: 156; Sambuca di Sicilia: 25; San Biagio Platani: 12; San Giovanni Gemini: 12; Sant’Angelo Muxaro: 11; Santa Elisabetta: 2; Santa Margherita di Belìce: 29; Santo Stefano Quisquina: 2; Sciacca: 82; Siculiana: 14 e Villafranca Sicula: 2.

La vicenda attiene all’annosa questione della stabilizzazione, con fuoriuscita dal precariato, dei lavoratori LSU che oramai da decenni attanaglia gran parte dei Comuni siciliani.

Nella fattispecie, il Comune di Corleone, nel dicembre 2020, tenendo conto delle sopravvenute modifiche normative e dei limiti assunzionali ivi previsti anche con riguardo alla stabilizzazione di soggetti precari, aveva provveduto ad aggiornare il Programma di fuoriuscita dal bacino del precariato dei LSU e, in linea con lo stesso, era stato adottato il nuovo programma del fabbisogno del personale ( che faceva salvi i concorsi espletati nel 2020), escludendo di conseguenza dalla programmazione ogni riferimento alla stabilizzazione degli ASU.

Avverso tali atti, proponeva ricorso dinanzi al T.A.R.S. Palermo, il sig. G.M.D., lavoratore A.s.u. presso il medesimo Comune, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, delle suddette delibere , in quanto illegittime giacché adottate in asserita violazione di una precedente sentenza che avrebbe fornito chiare linee di indirizzo al Comune resistente circa la dovuta stabilizzazione del ricorrente e dall’Ente ignorate con l’adozione degli atti impugnati.

Inoltre il ricorrente chiedeva l’accertamento del proprio diritto alla stabilizzazione.

Si costituiva in giudizio il Comune di Corleone, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino,per resistere al ricorso proposto dal sig. G.M.D., rilevando preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione, essendo stata l’azione proposta al fine di ottenere, tramite l’annullamento degli atti impugnati, il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione del ricorrente, e non già per lamentare vizi della procedura o degli atti di macro-organizzazione, con consequenziale appartenenza della controversia alla giurisdizione del Giudice Ordinario.

Nel merito, inoltre la difesa del Comune, ribadiva la piena legittimità dei provvedimenti impugnati, non avendo, la precedente sentenza del TAR Palermo, sancito alcun diritto all’assunzione del ricorrente con obbligo dell’Amministrazione di procedere alla stabilizzazione in favore dello stesso, ma solamente la contraddittorietà dell’impugnato piano del fabbisogno rispetto al precedente programma di fuoriuscita dal precariato; mentre il Comune di Corleone aveva correttamente riesercitato i propri poteri nel pieno rispetto sia della predetta sentenza sia del quadro normativo vigente che impedisce, tutt’ora, di procedere alla stabilizzazione del ricorrente.

Il T.A.R. Palermo, condividendo le tesi difensive dell’Avvocato Girolamo Rubino, ha respinto la richiesta cautelare di sospensione dei provvedimenti impugnati avanzata dal ricorrente, non ritenendo sussistente il prospettato vizio di sviamento di potere e di violazione del precedente giudicato reso dal medesimo Tribunale Amministrativo Regionale ed affermando altresì la natura discrezionale delle deliberazioni impugnate, come tali insindacabili nel merito.

I Giudici Amministrativi, inoltre, con la medesima pronuncia hanno ribadito come, in ogni caso, la domanda sottesa all’accertamento del diritto alla stabilizzazione non rientrerebbe nella giurisdizione del giudice amministrativo.

Per effetto della suddetta sentenza, dunque, il Comune di Corleone potrà regolarmente procedere all’adozione dei documenti contabili di previsione, rispetto ai quali il Piano impugnato risulta obbligatorio e propedeutico e ad immettere in servizio, sempre nel rispetto dei limiti assunzionali imposti dalle disposizioni normative vigenti, i vincitori dei concorso già espletati.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha rinviato a giudizio, all’udienza del prossimo 13 settembre, gli otto imputati nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Piazza Pulita”, che ha sgominato un presunto gruppo di africani spacciatori di droga nel centro storico della città, tra piazza Ravanusella e via Gallo. Gli otto non avrebbero inoltre desistito dall’aggredire, anche con bottigliate, i clienti. A processo dunque Lamin Singhateh, 24 anni, del Gambia, Sainey Danso, 22 anni, del Gambia, Mustapha N’Diaye, 26 anni, del Senegal, Mamadi Cissè, 21 anni, del Gambia; Henry Heraze, 22 anni, della Nigeria, Ballamusa Cham, del Gambia, 22 anni, Nathalie Verons, 46 anni, belga, Mohamed Bah, 21 anni, del Gambia.

Conferenza congiunta tra i presidenti delle Regioni Sicilia e Calabria sul ponte lungo lo Stretto di Messina. Il gruppo Salini: “Pronti a costruire già da domani”.

Incombe ancora, e lo da è da anni ma mai come adesso a fronte verosimilmente dell’occasione dei fondi del “Recovery Plan”, la questione del sì o no al ponte o al tunnel lungo lo stretto di Messina, osannato da tanti come parte del “corridoio europeo”, la conclusione dell’asse “Berlino – Palermo”. Tuttavia si tratta ancora di un’incognita. E il presidente della Regione, Nello Musumeci, intervenendo a Catania in conferenza insieme al presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha rilanciato l’argomento così: “Dopo numerosi anni sono più le domande che le risposte, e del famoso ponte sullo Stretto neanche l’ombra. Rivolgiamo l’ennesimo appello al nuovo governo nazionale. Il governo Draghi è un governo di emergenza per le situazioni di emergenza. E Calabria e Sicilia rivendicano il diritto di sapere cosa si vuole fare del ponte sullo Stretto. Basta con i rinvii. Ci dicano se le due Regioni, Sicilia e Calabria, sono ancora continente Europeo. Non ci offendiamo. Ma il governo Draghi ci dica che vuole fare del Mezzogiorno, del bacino Afro-Asiatico, e se dobbiamo essere soltanto un contenitore per consumare prodotti che vengono dal Nord. Abbiamo la necessità di cogliere la presenza importante dell’imprenditoria nazionale e internazionale per rilanciare la costruzione del ponte. Siamo stanchi di essere considerati colonia. Vogliamo essere protagonisti del nostro futuro” – ha concluso Musumeci. E quale è la “presenza importante dell’imprenditoria nazionale e internazionale” a cui si è riferito Musumeci? La risposta è l’amministratore delegato del colosso delle costruzioni Webuild, ex Salini Impregilo, Pietro Salini, che, intervenendo alla conferenza a Catania, ha ribadito: “Noi abbiamo fatto mille chilometri di ponte nella nostra storia imprenditoriale, compresi due a campata unica tra i 10 più grandi del mondo. Quello sullo Stretto si può fare. Lo stavamo facendo, ma ci hanno fermati. La differenza tra Paesi che crescono e quelli che annaspano è anche nella capacità di creare le grandi opere, di creare prospettive e di essere attrattivi. La responsabilità sociale è importante. Ricordo che a Catania ho chiesto che fanno i ragazzi qui, e mi è stato risposto ‘niente’. Immaginare dei giovani senza futuro è terribile, che cosa ha fatto per loro la nostra generazione? Per questo mi sento coinvolto in questa operazione. E’ una sfida che insieme come Italiani dobbiamo affrontare e vincere. Dobbiamo spingere per il futuro dei giovani della Sicilia e della Calabria, glielo dobbiamo. La struttura creerebbe 20mila posti di lavoro. Noi siamo pronti a partire, anche domani. Il progetto ha superato un sacco di ostacoli e tutti i passaggi burocratici previsti” – ha concluso Salini.

Identificati dai Carabinieri e trasferiti in Comunità due minorenni presunti complici del gruppo che a Licata avrebbe sequestrato, pestato e vessato dei disabili.

A Licata, lo scorso 26 gennaio, i Carabinieri della locale Compagnia, capitanati da Francesco Lucarelli, hanno arrestato tre indagati di avere sequestrato, picchiato e umiliato, nella propria abitazione o in strada, delle persone disabili. Si tratta di Antonio Casaccio, 26 anni, ritenuto il capo del branco, Gianluca Sortino, 23 anni, e Angelo Marco Sortino, 36 anni. I tre, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal procuratore, Luigi Patronaggio, e dal sostituto procuratore, Gianluca Caputo, avrebbero, in un’occasione, in strada, legato con del nastro adesivo e picchiato con un bastone un disabile. E poi, lasciandolo legato, sarebbero andati via, e sarebbe stata una donna di passaggio a liberare il malcapitato. Poi avrebbero legato ad una sedia un altro disabile con un secchio in testa, e lo avrebbero altrettanto picchiato. In un’altra occasione ancora ad un disabile sarebbe stata gettata della vernice sul volto. Il tutto è stato filmato con i telefoni cellulari, e diffuso in rete, sui social network, con titoli di derisione. Stanchi delle vessazioni e dei pestaggi sono state le stesse vittime a denunciare quanto accaduto, ed anche il padre di uno dei disabili ha raccontato agli investigatori quanto subito dal figlio. L’inchiesta dei militari dell’Arma è proseguita alla ricerca di altri presunti complici. Infatti adesso sono stati identificati due minorenni ritenuti compartecipi delle sevizie. I due, su ordine del Tribunale competente, sono stati trasferiti in una Comunità di accoglienza per minori. Sono due quattordicenni già presunti protagonisti, lo scorso 24 marzo, di una violenta aggressione contro l’ex assessore del Comune di Licata, Paolo Licata, di 62 anni, “colpevole” (tra virgolette) di averli rimproverati perché sorpresi a danneggiare vandalicamente la villa comunale “Regina Elena”. I due ragazzini avrebbero reagito colpendo l’ex assessore con un bastone, provocandogli ferite con prognosi di 30 giorni. L’indagine a carico dei due è stata coordinata dal Procuratore della Procura per i minorenni di Palermo, Massimo Russo. Ed ancora più nel dettaglio, ai due giovanissimi si contesta di essere entrati nottetempo nell’abitazione a Licata di un disabile approfittando che fosse a letto a dormire. Lo hanno immobilizzato ed i due minorenni, comprimendogli la testa con il piede e il collo sino quasi a soffocarlo, gli hanno tagliato i capelli con un rasoio elettrico cercando anche di bruciarglieli con un accendino e scottandogli la pelle con una sigaretta. I due, inoltre, in un altro episodio sono irrotti in casa di un uomo invalido e lo hanno schiaffeggiato, umiliato, gli hanno tirato la barba e gli hanno sputato addosso.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Al Palacongressi al Villaggio Mosè di Agrigento, polo vaccinale per la provincia, nella giornata di ieri si è creato qualche disguido a causa del sovraffollamento.

E così mentre il commissario straordinario dell’Asp di Agrigento Mario Zappia si scusa con i cittadini, l’assessore alla salute Giovanni Vaccaro dichiara:

Mi sembra fisiologico che si formi la coda al centro vaccinale… essendo pazienti fragili senza prenotazione, si crea per forza di cose un imbuto. Il medico deve controllare le patologie di cui il soggetto è affetto e tutto ciò richiede tempo già per il singolo, poi moltiplicato per migliaia di persone l’attesa cresce esponenzialmente. Un po’ di pazienza e tutti saremo vaccinati, non mi stupiscono le code perché la gente è paziente, ma quello che mi meraviglia è la triste strumentalizzazione anche politica

Ha chiamato le forze dell’ordine la donna agrigentina vittima di violenza domestica consumatasi davanti ai figli nella sua abitazione a Fontanelle. Minacce ed aggressione da parte del marito che è stato condotto in caserma dai poliziotti della sezione volanti della Questura di Agrigento, e poi denunciato alla Procura della Repubblica. Per il 50enne, è poi stato disposto anche l’allontanamento dalla casa coniugale

 

 

 

‘A fuoco il coprifuoco’: è il nome, “volutamente provocatorio”, dell’iniziativa che Confcommercio Sicilia intende attuare di concerto con Fipe Sicilia per “dire basta a una scelta che comprime gli orari, con la previsione di fare chiudere i pubblici esercizi alle 22 in piena estate, favorendo comportamenti disordinati e opposti”.
“La nostra non è disobbedienza civile – sottolinea il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – ma il volere alzare la voce rispetto a un provvedimento inaccettabile, ancora di più in una terra come la nostra dove, in estate, con le elevate temperature, il periodo serale è quello scelto per cercare un poco di refrigerio, per ritemprarsi dalle fatiche giornaliere, per godere della brezza marina.

E tutto ciò, naturalmente, va ad incrociarsi con le legittime aspettative degli operatori del settore che sfruttano questo periodo per accrescere i loro affari, un’attesa ancora più pressante dopo mesi e mesi di fermo”. Manenti annuncia che Confcommercio “avvierà, in Sicilia, una raccolta firme su Change.org tra i nostri associati” che metterà “a disposizione della nostra confederazione a livello nazionale per esprimere tutto il dissenso verso questa decisione che continua a penalizzarci in maniera forte”. Per il presidente di Fipe Sicilia, Dario Pistorio, la categoria “continua a pagare per colpe non nostre” ed “è esausta”. “Il settore dei pubblici esercizi – aggiunge – sta perdendo attività, costrette alla chiusura definitiva, e posti di lavoro. I danni economici sono ingentissimi. E tutto ciò determina un effetto a catena che procura un disagio sociale che diventerà sempre più difficile da sanare. Le scelte di quest’ultimo decreto sembrano punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. La Fipe ha sempre proposto gradualità e regole certe. Infatti, pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l’utilizzo degli spazi interni. Tutto incomprensibile e, soprattutto, insostenibile per le nostre imprese”