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Secondo i dati diffusi dall’Ufficio scolastico regionale, nella provincia agrigentina sono attualmente 185 gli studenti positivi al coronavirus, su una popolazione complessiva di oltre 58.700 studenti, con una incidenza dei casi che è quindi dello 0,31%, e con una percentuale che aumenta fino allo 0,35% per la scuola primaria di primo grado e ed poco sotto lo 0,34% nella scuola di secondo grado. Il rapporto medio tra alunni positivi e classi è adesso di 1,09 dopo aver sfiorato anche l’1,30

A Lampedusa sono approdate due imbarcazioni con a bordo complessivamente 29 tunisini. Una, con 22 migranti tra cui 19 minorenni, ha eluso i controlli in mare ed è giunta sulla terraferma. Ed è stata intercettata dalla Guardia di Finanza. Ed ancora la Guardia di Finanza ha intercettato ad un miglio dalla costa l’altra barca, con a bordo 7 persone, tra cui 3 donne. Dopo i primi accertamenti sanitari, gli immigranti sono stati trasferiti nel centro d’accoglienza in contrada Imbriacola, che ospita attualmente 40 extracomunitari.

Il numero uno degli Industriali siciliani, Alessandro Albanese, interviene su coprifuoco, regioni e colori, lockdown, attività commerciali e crisi economica. I dettagli.

Si tratta della punta del compasso su cui ruota ampia parte dell’attuale dibattito politico, che si infuoca sempre di più: ovvero il coprifuoco alle ore 22 o alle 23? A tentare di risolvere il dilemma Shakespeariano è il presidente di ConfIndustria Sicilia, Alessandro Albanese, che si lancia nella mischia dello scontro affermando: “Coprifuoco alle 22 o alle 23? Mi sembra una polemica tutta politica e per di più sterile. Il ragionamento che va fatto è: coprifuoco sì o no? Serve o non serve? Insomma, è inutile continuare a discutere su un’ora in più o in meno, bisogna capire se mantenere o togliere il coprifuoco”. E poi Albanese punta il dito anche contro i colori rosso, arancione, giallo e bianco, inneggia al lockdown, e spiega: “L’attuale classificazione delle regioni in aree rossa, arancione, gialla o bianca, ha rivelato tutti i suoi limiti. Non mi sembra stia funzionando granché. L’esperienza ci ha insegnato che per abbassare la curva dei contagi serve il lockdown totale, come quello fatto in Inghilterra o nel nostro Paese l’anno scorso. Al contrario, i lockdown parziali hanno dato pochissimi effetti. Forse sarebbe stata meglio una serrata rigorosa per un paio di mesi per abbassare i contagi anzichè questo stillicidio che va avanti da mesi. Ad esempio, Palermo continua a rimanere in zona rossa, molte attività commerciali sono chiuse, ma in strada ci sono ugualmente migliaia di persone a passeggio. Questo significa far pagare la crisi solo ad alcune categorie, che sono già in ginocchio. Invece – ecco una delle ricette del numero uno degli industriali siciliani – sarebbe più opportuno consentire a bar e ristoranti di restare aperti con tutte le cautele del caso, rispettando i protocolli nazionali e mettendo in campo controlli adeguati”. E poi, ancora in riferimento al coprifuoco, Albanese aggiunge: “Se l’85 per cento della mortalità si registra nella fascia degli ultra settantenni, che sono quelli che escono meno la sera, credo che il coprifuoco c’entri poco. Al contrario, se si dovesse notare che l’età media di chi si ammala e muore si abbassa di molto, allora potrebbe essere corretto mantenere una restrizione agli spostamenti oltre una certa ora. Ma non mi sembra che i dati a nostra disposizione vadano in questa direzione”. Vi è il rischio di assembramenti la notte? E il responsabile di SicIndustria replica: “Oggi con bar e ristoranti chiusi, alcune sere, già alle 20 o alle 21 è possibile vedere folle di giovani assembrati senza mascherine in ogni città d’Italia, da Nord a Sud. E’ un problema di civiltà delle persone, non di chiusure. Ed è assurdo anche il via libera alle riaperture per i ristoranti che hanno spazi all’aperto: è concorrenza sleale, perché non tutti i locali hanno spazi all’aperto, e così se ne favoriscono alcuni a scapito di altri, come si favoriscono alcune aree del Paese a danno di altre in cui le condizioni climatiche non permettono di utilizzare spazi esterni. Se in un ristorante al chiuso ho la possibilità di un corretto distanziamento e una buona ventilazione non cambia molto”. Poi, infine, a proposito della crisi economica, Alessandro Albanese riflette così: “Lo stato di emergenza, che doveva durare 4-5 mesi, va avanti da un anno. Non sappiamo ancora quante aziende avranno la possibilità di riprendersi. Proprio per questo abbiamo chiesto non i ristori da poche migliaia di euro che non servono a nessuno, ma degli interventi che possano dare alle imprese la capacità di rilanciare la propria attività attraverso prestiti a 20 anni con interessi zero. La ripresa arriverà non prima del 2026. In questo arco di tempo bisogna dare agli imprenditori la possibilità di programmare attività e investimenti. Serviranno da 15 a 20 anni per ripagare i debiti accumulati durante la crisi pandemica. Al ristoratore che sta fermo da sette mesi non si può pensare di dare qualche migliaio di euro. O gli rimborsi tutto o lo hai condannato a chiudere”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ampio successo per l’“open weekend” di vaccinazioni anticovid-19 senza prenotazione in provincia di Agrigento.
Nel corso del lungo fine settimana, dal 22 al 25 aprile, sono state oltre diecimila (10.598 per l’esattezza) le dosi complessive somministrate presso i centri vaccinali. Il dettaglio delle inoculazioni, fra prime e seconde dosi e fra prestazioni programmate e senza prenotazione, fornisce cifre record per la nostra provincia.

Il 22 aprile sono stati somministrati 2732 vaccini suddivisi fra 151 Moderna, 385 AstraZeneca e 2196 Pfizer. Dopo l’aumento di venerdì 23 aprile a 2836 vaccinazioni (82 Moderna, 579 AstraZeneca e 2175 Pfizer) si è registrato un vero boom sabato 24 con 3095 dosi in un sol giorno (221 Moderna, 587 AstraZeneca e 2287 Pfizer). Nella giornata conclusiva, domenica 25 aprile, il dato si è attestato a 1935 inoculazioni con 81 dosi di Moderna, 414 di AstraZeneca e 1440 di Pfizer. La crescita significativa dei dati registrati è certamente da mettere in relazione al “porte aperte” voluto dalla Regione Siciliana ma va anche correlata alla sempre maggiore consapevolezza, fra la gente, dell’importanza del vaccino quale arma centrale nella lotta al covid-19.

Undici complessivamente i centri vaccinali messi a disposizione dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento: l’Hub vaccinale del palacongressi di Agrigento, il presidio ospedaliero “San Giovanni di Dio” di Agrigento, il “Giovanni Paolo II” di Sciacca, il “San Giacomo D’Altopasso” di Licata, il “Fratelli Parlapiano” di Ribera, il “Barone Lombardo” di Canicattì, il PTA di Bivona, il PTE di Cammarata, il PTA di Canicattì, il PTA di Licata ed il PTA di Sciacca. Qui, dal 22 al 25 aprile, con o senza prenotazione, sono stati vaccinati gli oltre diecimila cittadini (con AstraZeneca gli over 60, senza patologie e fragilità, fino ai 79 anni e con Pfizer-Moderna gli ultraottantenni e gli over 60 vulnerabili).

Il Tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato i ricorsi avanzati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con cui chiedeva l’arresto nei confronti di quattro indagati nell’ambito della maxi inchiesta antimafia Xydi che, nel febbraio scorso, ha di fatto decapitato il mandamento mafiosi di Canicattì. Si tratta di Giuseppe Pirrera, 61 anni, di Favara; Gianfranco Roberto Gaetani, 53 anni, di Naro; Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicatti’e Luigi Carmina, 56 anni di Ravanusa.

I quattro, difesi dagli avvocati Giuseppe Barba, Maria Antonia Gennaro e Filippo Gallina, erano stati fermati dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Agrigento lo scorso 2 febbraio insieme ad altre 19 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso (cosa nostra e stidda), concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento personale, tentata estorsione ed altri reati aggravati poiché commessi al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso. I fermi – però – non erano stati convalidati dai giudici del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella e Stefano Zammuto, che li avevano rimessi in libertà non disponendo nei loro confronti alcuna misura cautelare. Per tale motivo la Procura Antimafia aveva avanzato ricorso al Tribunale della Libertà chiedendone invece l’arresto. Oggi arriva la decisione che conferma quanto già stabilità dai magistrati di Agrigento.

Ristoratori in piazza con i tavoli apparecchiati davanti alla Prefettura di Enna. La manifestazione “Mai più chiusi”, organizzata dai ristoratori ennesi ha visto la partecipazione di oltre 200 persone tra partite iva, proprietari di palestre, di cinema, il mondo dello spettacolo, le lavanderie, i bar, gli alberghi, gli agriturismi, i b&b, le discoteche, gli Ncc, le agenzie di viaggio, le guide turistiche, le pizzerie, i teatri, i fotografi, ma anche persone della società civile, arrivati anche da fuori provincia per chiedere al governo nazionale l’eliminazione del coprifuoco e dei colori che condizionano l’andamento della vita economica.

Per il caso di Denise Pipitone è stato avviato l’iter di formazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Lo ha confermato l’onorevole Alessia Morani (Pd), componente della Commissione Giustizia, oggi durante la trasmissione televisiva “Ore 14” su Rai 2 condotta da Milo Infante.

“Mi ha colpito l’enormità di errori che sono stati fatti più volontari che involontari, mi ha colpito il numero di magistrati che si sono succeduti, mi ha colpito la mancanza di approfondimento su alcune prove chiave. Oggi è ora di fare chiarezza”, ha detto la parlamentare in trasmissione.
A rilevare una serie di retroscena dell’inchiesta è stata proprio una ex pm che indagò sul caso, Maria Angioni. Alcuni particolari erano stati anche sollevati dall’avvocato Giacomo Frazzitta durante la fase processuale a carico della sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, poi assolta in tre gradi di giudizio. “Fondamentale è stato ed è il supporto dell’avvocato Frazzitta e di Piera Maggio che a gran voce chiedono verità e giustizia”, ha concluso la Morani.

1.069 i nuovi positivi al Covid19 su 20.619 tamponi processati, con una incidenza del 5,2%.
La Sicilia seconda per numero di contagi giornalieri dietro alla Campania. Le vittime nelle ultime 24 ore sono state 13 e portano il totale a 5.305. Il numero degli attuali positivi è di 26.091, con incremento di 581 casi rispetto a ieri. I guariti sono 475. Negli ospedali i ricoverati sono 1.428, 13 in più rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 174, tre in meno rispetto a ieri.

i nuovi contagi per province:

Palermo con 584 casi, Catania 210, Messina 101, Siracusa 37, Trapani 19, Ragusa 66, Caltanissetta 33,Agrigento 1, Enna 18.

Sono in viaggio verso le casse dei 390 Comuni siciliani altri 74 milioni e 700mila euro. Si tratta del semaforo verde al pagamento della quarta trimestralità del 2020 con cui il governo Musumeci ha completato i trasferimenti regionali agli Enti locali, dunque, per l’anno 2020. Per il 2020 è stata versata ai Comuni siciliani la somma complessiva di 293 milioni e 980mila euro, compresa la riserva di 2 milioni per il riequilibrio delle assegnazioni ai Comuni con popolazione superiore ai 5mila abitanti.

“L’ennesima caduta di stile del Dr. Salvatore Lucio Ficarra che dall’oggi al domani ha dato il benservito al Direttore Amministrativo Dr. Salvatore Iacolino, apprezzato professionista, perché, sembrerebbe, lo stesso sarebbe diventato punto di riferimento per la classe dirigente dell’Azienda in cui ha diretto i servizi amministrativi, conferma i limiti caratteriali e gestionali di Ficarra. Così l’onorevole Pippo Gennuso in una nota stampa diffusa poco fa. Un’azienda che, malgrado la professionalità di Iacolino, non è riuscita a decollare e che, anzi, si mostra appiattita su una direzione generale autoreferenziale, incapace di ascoltare, spesso assente da Siracusa e priva di una visione moderna per la crescita dei validi professionisti che vi operano e per la costruzione di una sanità al passo con i tempi.