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Il 2 settembre scorso personale della Polizia di Stato notava la presenza all’interno di un esercizio pubblico/bar ubicato nel viale della Vittoria di questo Centro, di  tre extracomunitari tra i quali uno già noto per precedenti pregiudizi penali per reati inerenti le sostanze stupefacenti. Il personale della sezione Volanti  procedeva alla perquisizione personale ex art. 103 D.P.R. 309/90 dei tre soggetti rinvenendo, occultata nella tasca anteriore destra dei pantaloncini indossati da uno di essi, cinque involucri contenenti sostanza stupefacente del tipo cocaina e tre involucri contenenti sostanza stupefacente del tipo hashish.

Da successivi accertamenti si appurava che il predetto era, altresì, attualmente sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Agrigento nonché sottoposto all’ulteriore divieto di dimora nel Comune di Agrigento e destinatario di Decreto di Espulsione dal territorio italiano emesso dal Prefetto di Palermo.

Veniva quindi tratto in arresto per il reato detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente ex art. 73 D.P.R. 309/90 c. 5 ed associato alla Casa circondariale di Agrigento nonché  deferito,  in stato di libertà, alla competente A.G. ai sensi dell’ art. 14 comma 5 quater del T.U.I.

L’arresto veniva convalidato dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Agrigento il quale applicava nei confronti del nominato in oggetto la misura del divieto di dimora nella provincia di Agrigento.

Come già recentemente accaduto in anni passati, ancora una volta il WWF ha impugnato il calendario venatorio 2020/2021 emanato dall’Amministrazione regionale, contestando alcuni asseriti profili di illegittimità, segnatamente nella parte in cui per talune specie animali consente la preapertura, e per altre la chiusura posticipata del prelievo venatorio rispetto alle date indicate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

A tal proposito, il Presidente del TAR Sicilia ha già respinto l’istanza con cui il WWF aveva chiesto l’adozione del decreto cautelare monocratico ai fini della sospensione dell’efficacia del calendario; il Presidente del TAR ha chiarito che “non sembra sussistere una situazione di “estrema gravità ed urgenza” tale da giustificare la concessione della misura cautelare monocratica”.

La prossima udienza camerale è fissata per il giorno 25 settembre 2020.

A fronte del ricorso proposto dal WWF, l’UNAVES (UNIONE ASSOCIAZIONI VENATORIE SICILIANE) ha già conferito mandato agli avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza del foro di Palermo al fine di costituirsi nel predetto giudizio, sostenere le ragioni delle associazioni venatorie e difendere la legittimità del calendario venatorio (e con essa della possibilità di garantire l’apertura delle attività venatorie) nelle competenti sedi giurisdizionali.

Pur trattandosi di un’udienza cautelare, in esito alla quale cioè il Giudice si pronuncia con provvedimenti afferenti la sospensione dell’esecutività degli atti impugnati, in realtà essa costituisce un passaggio determinante per l’intero contenzioso, dal momento che in caso di accoglimento della istanza cautelare sarebbe immediatamente preclusa la preapertura della caccia il 20 settembre anziché il 1 ottobre 2020.

Inoltre, potrebbe essere complessivamente preclusa anche la caccia al coniglio per tutta la stagione, mentre la chiusura della caccia alla beccaccia potrebbe essere anticipata al 31 dicembre 2020.

Ed ancora, gli ambientalisti contestano la liberazione con successivo abbattimento delle specie Starna e Fagiano nelle aziende agro-venatorie, nonché il prelievo venatorio delle “diverse forme fenotipiche” di Cinghiale, ossia di animali vaganti non riconducibili alla “fauna selvatica.”

E dunque, si tratta di consistenti ed immediate limitazioni all’attività venatoria, sulle quali il Giudice amministrativo sarà chiamato a pronunciarsi nell’immediato, ben potendosi affermare che l’intera stagione venatoria è ancora una volta a rischio, tenuto conto che in caso di accoglimento di tutte le richieste degli ambientalisti, la caccia potrebbe essere praticata solo nei confronti di alcune specie del tutto marginali, che non destano alcun interesse per gli appassionati.

Intanto, i legali dell’UNAVES ricordano che il parere Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a cui le Associazioni ambientaliste fanno continuamente riferimento, non ha alcun valore vincolante per l’Amministrazione regionale, a cui è ampiamente riconosciuto il potere di discostarsi da tale parere, adattando le date di apertura dell’attività venatoria tenendo conto delle specificità regionali.

Tale aspetto risulta peraltro confermato anche dal TAR all’interno del decreto con cui è stata rigettata l’istanza di sospensione cautelare monocratica proposta dagli ambientalisti.

Inoltre, nel corso del giudizio si dimostrerà che contrariamente a quanto asserito dalle associazioni ricorrenti, il calendario venatorio 2020-2021 non si pone affatto in contrasto con il piano faunistico 2013, e che non vi sono rischi concreti per gli equilibri ambientali, in considerazione del fatto che le differenze tra le prescrizioni del calendario venatorio regionale ed il parere dell’ISPRA non sono affatto significative.

In ogni caso, precisano i legali, nel territorio dell’isola vi sono comunque numerose aree protette in cui la caccia è comunque preclusa, e che garantiscono ampiamente la sopravvivenza delle specie.

Si resta in attesa della pronuncia cautelare  collegiale da parte  del TAR.

I familiari della donna di 78 anni, positiva al Covid19, morta l’altro ieri nell’ospedale di Catania, hanno presentato un esposto alla procura di Ragusa per accertare eventuali responsabilità della casa di riposo di Modica dove la donna viveva. La paziente dall’ ottobre 2019 era ospitata nella struttura di Modica dove a metà dello scorso agosto era scoppiato un focolaio, con nove contagiati tra cui sette degenti, tutti ricoverati negli ospedali della cittadina, di Catania e di Ragusa.

Lo dice lo Studio3A-Valore, società specializzata nel risarcimento danni che assiste i figli della donna. Secondo gli avvocati, la settantottenne “era autosufficiente e godeva anche di buona salute a parte qualche acciacco dell’età. La degente, dopo essere risultata positiva al tampone, è stata ricoverata prima all’ospedale di Modica, poi trasferita al “Maria Paternò Arezzo” di Ragusa e infine al San Marco di Catania, dove, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni, è morta il 2 settembre. I figli hanno chiesto che si faccia piena luce i fatti, si verifichi il rispetto delle norme anti-contagio all’interno della struttura e si accertino tutte le eventuali responsabilità dei dirigenti, dei medici e degli operatori della casa di riposo

Due dipendenti della clinica Noto di Palermo sono risultati positivi al Coronavirus dopo avere effettuato i tamponi. Sono un’infermiera e una operatrice sanitaria che si trovano da ieri sera in isolamento domiciliare.
La casa di cura Noto Pasqualino avendo appreso che una sua dipendente è positiva al tampone per Sars cov 2 per contatti avuti all’esterno della struttura, ha avviato dei tamponi su tutto il personale ed i pazienti ricoverati ed ha rintracciato un ulteriore dipendente positiva. Dice Giovanni Centineo direttore sanitario della struttura: “Di conseguenza in maniera precauzionale abbiamo bloccato i ricoveri ed ogni tipo di accesso alla struttura. Si stanno definendo gli ultimi tamponi. Di quanto sopra è stato informato il Dipartimento di Prevenzione dell’Asp Palermo”

E’ iniziato con modalità inusuali il trasferimento dei migranti, ospiti dell’hotspot sulla nave quarantena Rhapsody. La nave, a causa del vento, non può attraccare ed è rimasta davanti al porto dell’isola. Secondo il bollettino meteo, il vento dovrebbe calare fra lunedì e martedì. Per tamponare l’esigenza trasferimenti – visto che l’hotspot con circa mille ospiti è in tilt – s’è trovata una soluzione alternativa all’attracco della nave.

Dopo ripetute prove con le motovedette, per un problema di differenza di altezza è stata esclusa la possibilità di procedere al trasferimento con i mezzi della Guardia costiera. Ma a Lampedusa non ci si arrende. Mai. Grazie al contributo del sindaco Totò Martello e dei pescatori è stato individuato il peschereccio più alto della flotta di Lampedusa che ha, notevolmente, ridotto la differenza d’altezza con la “Rhapsody”. Tra ieri sera, prima del tramonto, e stamattina all’alba sono state fatte più prove di affiancamento fra la nave quarantena, il peschereccio e le vedette della Guardia costiera. Prove che sono andate bene, tant’è che il trasbordo è già iniziato.

Con le motovedette si sta effettuando la spola fra il porto e il peschereccio che viene utilizzato come piattaforma per il passaggio sulla nave quarantena Rhapsody che ha una capienza di 804 posti no-Covid e 156 per persone contagiate dal Coronavirus. Attualmente, si sta procedendo per riempire la Rhapsody alla massima capienza, ossia 804 migranti non contagiati dal virus e circa 20 positivi al Covid.

Mascherina da indossare sempre, anche mentre si balla, e sanzioni pesanti per chi non rispetta le regole, così come accade per chi viola la legge fumando all’interno di locali chiusi. Queste alcune delle proposte di Silb Fipe – Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da ballo e di spettacolo – per evitare che sia prorogato lo stop alle discoteche stabilito durante la conferenza Stato Regioni dello scorso 16 agosto e in vigore fino al prossimo 7 settembre.

Tra le misure di sicurezza proposte da Silb ci sono, inoltre, la garanzia di un ricambio d’aria più frequente rispetto alle precedenti norme, il distanziamento di 1 metro e i balli di coppia consentiti solo ai congiunti, la possibilità di effettuare screening del pubblico anche all’uscita dei locali, magari in collaborazione con la Regione e il riconoscimento della responsabilità individuale dei clienti sul rispetto delle norme all’interno dei locali. Il tutto in aggiunta a quanto già previsto dalla legge: la misurazione della temperatura e il tracciamento del pubblico all’ingresso, rigidi controlli sul personale obbligato a indossare la mascherina durante tutte le ore di attività e l’obbligo di mettere a disposizione di tutti e in diversi punti del locale materiali igienizzanti.

Maurizio Pasca, presidente nazionale del Silb Fipe, sottolinea il senso di responsabilità degli imprenditori di un settore che non può essere indicato come la causa dell’impennata dei nuovi contagi. “Da sempre la discoteca è un facile capro espiatorio. – dice Pasca – ma vogliamo impegnarci in maniera propositiva per trovare delle soluzioni. Ecco perché facciamo alle Istituzioni competenti una proposta concreta per evitare di proseguire con uno stop che risulterebbe devastante. Quello che chiediamo è di poter lavorare, così come fanno tutti gli altri. Sarà cura dei nostri imprenditori verificare che le regole, come indossare la mascherina sempre, anche quando si balla, siano rispettate da tutti. Ribadisco con forza che i comportamenti errati non sono imputabili al luogo, bensì alle persone che li compiono”.

“Resta, inoltre, necessario un impegno forte da parte del Governo per garantirci il supporto adeguato per provare a superare una crisi senza precedenti – conclude Pasca – Per questo le nostre richieste sono molto chiare: parliamo di contributi a fondo perduto, prestiti garantiti dallo Stato, credito d’imposta per locazioni commerciali e sgravi fiscali importanti”.

“Stiamo vivendo un momento drammatico – sottolinea Vincenzo Grasso, presidente del Silb di Palermo – tante aziende sono in ginocchio e faranno fatica a rialzarsi. Sette mesi di chiusura hanno creato danni ingenti ai gestori dei locali ma anche ai fornitori e ai tanti collaboratori. La strada di una riapertura in sicurezza dei locali da ballo, con regole certe e rigorose, non può che essere la giusta soluzione anche per contrastare il fenomeno già evidente delle feste abusive e degli assembramenti spontanei dove non è possibile garantire il rispetto delle regole per il contenimento del contagio”.

Sara il Collegio dei Filippini di Agrigento a fare da cornice, lunedì 7 settembre alle ore 11.00, alla presentazione di Data Factor, progetto che intende trasformare Agrigento in un polo informatico di eccellenza nel settore della DATA SCIENCE. L’evento promosso da Expleo Italia Spa e TopNetwork Spa, sarà patrocinato  dal Comune. Il centro di competenza Datafactor sarà dotato di almeno 100 figure professionali altamente qualificate. I lavoratori che si insedieranno nella città dei templi, con le loro famiglie, saranno supportati da adeguati programmi di orientamento forniti dal Comune. Il progetto prevede, inoltre,  un investimento in ricerca e sviluppo pari a circa 21 milioni di euro nei tre anni di esecuzione, mentre ulteriori 13 milioni potranno essere investiti in attività produttive nei cinque anni successivi all’avvio dell’attività. L’incremento occupazionale generato dall’investimento di Datafactor produrrà un indotto economico in termini di acquisto di beni e servizi dei nuovi occupati oltre che benefici sull’intero territorio regionale siciliano, in termini di aumento della produzione locale, crescita dell’occupazione, incremento del livello di know-how nell’ambito ICT e crescita economica indotta.

Sulla base delle disponibilità di altri comuni della Sicilia, il nuovo polo informatico estenderà la propria attività presso altre città siciliane, instaurando rapporti di collaborazione e condividendo piani di sviluppo con le relative amministrazioni.

Non accetta il fatto che il matrimonio con la moglie si sia interrotto. Un uomo di Canicattì, 40 anni, ha iniziato a maltrattare e soprattutto a minacciare, anche di morte, la ex moglie che ha chiamato i Carabinieri.

Le liti, sempre più violente, hanno preso corpo dopo la separazione e l’ex marito ha iniziato la sua opera non curandosi delle presenza, spesse volte, anche del figlio minore che ha assistito a scene poco edificanti.

Il quarantenne è stato arrestato dai Carabinieri e tradotto nel carcere di Agrigento.

 

 

 

“Un volto nuovo per la caserma dei carabinieri di Casteltermini. Abbiamo formalmente finanziato il risanamento di questo strategico presidio di legalità della provincia di Agrigento, investendo ben 160mila euro di fondi del Patto per il Sud”.

Lo rende noto l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone, a seguito della pubblicazione del decreto di finanziamento per la ristrutturazione della caserma dei carabinieri del Comune di Casteltermini (Ag).

“Prosegue su tutto il territorio siciliano – aggiunge Falcone – la strategia del Governo Musumeci di rilancio e tutela del patrimonio pubblico destinato a ospitare le forze dell’ordine, la prima garanzia di sicurezza per ogni cittadino. Entro sei mesi il Comune dovrà mandare in gara e affidare i lavori, così da consegnare ai cittadini la caserma finalmente ristrutturata entro la prossima estate”.

E ancora, e poi ancora, ancora, e stamattina è toccato al nido di Ribera, dove i volontari del Progetto Tartarughe e Life EuroTurtles WWF, Dylan Pelletti e Giuseppe Mazzotta, hanno ispezionato Il nido di Pietre Cadute, dopo aver fatto le comunicazioni di rito alla Ripartizione Faunistica e alla Guardia Costiera.

Delle 79 uova deposte da mamma tartaruga a fine giugno, se ne sono schiuse ben 59 ed altrettante neonate hanno preso il mare, sperando che le femmine tornino fra 20 anni a deporre le loro uova, come ha già fatto la loro mamma.

L’intervento di stamattina è stato prezioso per salvare la vita a 6 neonate che erano rimaste intrappolate sotto la sabbia.

L’operazione si è svolta insieme ai volontari che per oltre due mesi hanno vigilato e custodito il sito, perché così natura aveva deciso: i villeggianti di Borgo Bonsignore, che è sopra Pietre Cadute, hanno assecondato la vigilanza sul nido, con in testa il presidente Nino Fidanza e poi Antonio Borsellino, Mimma Tamburello, Anna Buttafuoco, Francesco Alcamisi, Giuseppe Graziano, Gino Sarullo, Anna Baiamonte, Roberta Masotti e molti altri, giovani e meno giovani, che in questa occasione hanno voluto “esserci”. A cominciare dai ragazzi dall’Interact, primo fra tutti Simone Palermo, e poi moltissimi ancora, che si sono avvicendati nel magico mondo del volontariato WWF, fatto di notti a vigilare, osservare, gioire e provare emozioni profonde durante le schiuse.

Qui le prime tartarughe sono emerse il 28 agosto, dopo 60 giorni, fra lo stupore dei volontari di turno, mescolata ad un sentimento di emozionante tenerezza difficile da descrivere.

Tanti sono stati i giovani che si sono avvicendati, a partire dai volontari WWF, Domenico Macaluso, Nicola Palermo, Daniele Mazzotta, Giuseppe Scorsone, Andrea Lupo, Francesco Messana, Leonardo Scuderi e Carmelo Gibilaro, per le operazioni di messa in sicurezza del nido e controllo del sito.

Fondamentali si sono rivelati i tanti giovani che hanno controllato e quasi coccolato le tartarughine che nascevano e fra questi vogliamo citare Andrea Caponnetto, Carmelinda Aprile, Arcangela Tavormina, Maria Bellanca, Elena Mangione, Enzo Galifi, Giuliana Lo Cascio, Giuseppe Catalanotto, Chiara, Rosvida Scozzari, Silvia Marino, Fabio Tortorici e tanti tanti altri.

Un particolare ringraziamento va ai Lions e ai Rotary di Ribera che vorranno omaggiare i volontari di una maglia del WWF.