Home / 2020 / Maggio (Pagina 7)

“Agrigento non è Milano, e, soprattutto, Agrigento non è territorio non soggetto alle iniziative legate alla ripartenza post emergenza covid adottate dai governi nazionale e regionale”.

Così il candidato sindaco, ed ex sindaco, di Agrigento, Marco Zambuto, interviene a seguito del provvedimento di stop alla vendita di alcolici alle 21 e di chiusura dei locali entro le ore 24 che sarà in vigore per tutto il mese di giugno ad Agrigento.

Zambuto aggiunge: “Come può il governo nazionale incentivare le riaperture degli esercizi commerciali e quello locale, invece, tagliare in tronco ogni possibilità di ripresa? Garantire il distanziamento sociale non puo’ e non deve tradursi con l’impedire ai locali la vendita di alcolici dopo le 21 ed una serrata imposta alle 24. Se al loro interno i locali sono in grado di garantire tutte le norme di sicurezza, con le dovute precauzioni (riscontrabili dalle forze di Polizia), devono poter lavorare. Chi tra tanti sacrifici ha deciso di riaprire ha la mia massima solidarietà! L’attuale amministrazione è responsabile di una  nuova e grave, se non mortale, batosta economica che i commercianti non dovrebbero subire. Se questa misura è adeguata per Milano non significa che lo sia per Agrigento. Concludo ribadendo massimo rispetto per le forze dell’ordine che hanno maggiori difficoltà nel far rispettare le giuste distanze nei luoghi pubblici e non in quelli privati”.

“E’ necessario un approccio nuovo per affrontare una situazione eccezionale quale è l’emergenza economica scaturita dalla pandemia da Covid-19 e un diverso utilizzo delle risorse della CIG per far ripartire le imprese”.  Ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di ANCI Sicilia

“Utilizzare gli interventi di gestione delle crisi di tipo tradizionale, come quelli nel panorama delle tipologie degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro presenti nel nostro ordinamento – continua Orlando –  non può essere più adeguato a far fronte alla crisi in atto. Il trattamento di integrazione salariale ha senso, infatti, solo se è  limitato sia nello spazio che nel tempo”.

“Per far ripartire l’economia italiana e in particolare a quella del Mezzogiorno è indispensabile che le imprese riprendano la propria attività sostenendo un costo del lavoro in linea con la propria capacità produttiva e reddituale ed adeguata ad un mercato che non resterà più lo stesso. E’ importante che le imprese che mantengano i livelli occupazionali e laddove possano sostengano forme di welfare aziendale e forme di retribuzione legate al risultato e dello Stato che compensi almeno una parte del reddito perso dai lavoratori con politiche fiscali di riduzione del cuneo. Per esempio basterebbe applicare  l’art. 8 della l. 148/2011 ed i contratti di prossimità, con azione limitata nel tempo, ed integrare con dei bonus fiscale il reddito perso dai lavoratori a fronte della riduzione retributiva contrattata.”. Aggiunge il presidente dell’Associazione de Comuni siciliani.

“E’ necessario destinare maggiori risorse finanziarie alle imprese che utilizzino i lavoratori senza porli in cassa integrazione utilizzando tutti gli strumenti legislativi nazionali e regionali di cui disponiamo. Per citarne uno ad esempio l’art. 60 del Decreto Legge n.34 del 2020 (Rilancio Italia) prevede che le regioni possano adottare misure di aiuto alle imprese per contribuire ai costi salariali dei lavoratori per evitare i licenziamenti con effetto già a partire da febbraio 2020. Costerebbe, infatti, meno erogare un contributo di 1200 euro al mese, a ristoro della contribuzione a carico azienda e di una parte retributiva per ogni lavoratore mantenuto nel rapporto di lavoro che dare il trattamento di integrazione salariale per lasciare il lavoratore a casa senza lavorare. Il tutto magari nei settori più colpiti come tutti i settori collegati ai flussi turistici (alberghi, ristoranti, agenzie di viaggio etc…) ed il settore dello spettacolo dal vivo (teatri, cinema, sport)”.

“In un momento di crisi economica eccezionale- conclude il presidente Orlando – abbiamo il dovere di utilizzare tutti gli strumenti per sostenere il tessuto produttivo del nostro Paese garantendo la dignità del lavoro  e la salvaguardia delle diverse  professionalità”.

Io ancora mi tormento, ancora mi meraviglio e ancora mi indigno.
Temo il giorno in cui tutto sarà “come da ordinaria amministrazione”.

Le ultime parole di George Floyd – “non posso respirare” – si sono trasformate nello slogan della manifestazione di protesta ed indignazione, contro la morte dell’afroamericano che 48 ore fa è morto, o forse dovremmo dire è stato ucciso, da 4 poliziotti a Minneapolis, durante un controllo, senza ancora un perché.

Però una domanda nasce spontanea: “Vale più un resoconto fatto a parole, o un video dettagliato realizzato in presa diretta, lì sul posto, che racconta di come siano andate le cose?

Per adesso sappiamo solo che i 4 poliziotti sono stati licenziati, che sulla vicenda si sta indagando, che l’uomo è morto e sul suo corpo si effettuerà l’autopsia e che la manifestazione di protesta ha riempito le strade della città, e non ha avuto connotati docili tanto che la polizia ha dovuto usare i gas lacrimogeni contro la folla in cerca di una risposta.

Un poliziotto bianco uccide un nero.
Un classico da film americano.
Qual è la condotta della polizia nei confronti dei neri?
Sembra esserci ancora una ingombrante condizione di razzismo, in essere, tanto che nel 2016 nacque un movimento chiamato “Black Lives Matter” (le vite nere contano) impegnato nella lotta contro il razzismo perpetuato a livello socio-politico verso le persone di colore.

Che aveva fatto, dunque, George Floyd, quel giorno  in cui è morto? Chi era George Floyd?
46enne afroamericano che per vivere faceva il buttafuori di un ristorante, poi chiuso per il lockdown, in cerca di una nuova occupazione, fermato all’interno della sua auto dai 4 poliziotti che avrebbero avuto una segnalazione circa un traffico di documenti farsi, c’è chi sostiene che fosse in possesso di sostanze stupefacenti. Un po’ ostica la motivazione, ma facciamo che andava bene così.

Il poliziotto che si è inginocchiato letteralmente sul collo di George Floyd, si chiama Derek Chauvin, 19 anni di carriera e diverse denunce per uso eccessivo della forza, con una causa relativa ad un’accusa di violazioni dei diritti costituzionali federali di un prigioniero.

Il punto è perché da un controllo si finisce per morire.
Noi certo, non abbiamo nulla da invidiare agli americani anche in circostante come questa.
Non ci dimentichiamo  (no, non ci dimentichiamo perché tanto è impossibile dimenticare) di Stefano Cucchi, per il quale la giustizia ha incominciato ad arrivare dopo 10 anni, quando finalmente sono venute fuori le responsabilità di chi lo arrestò, lo trattenne, lo picchiò fino ad ucciderlo. Omertà, silenzio che è tanto violento quanto un pugno, un calcio, un ginocchio sul collo, come quello che ha presumibilmente ucciso George Floyd poche ore or sono.

E se per Cucchi (e per molti altri come lui, vittima della condotta violenta e non maldestra come spesso si cerca di giustificare) non c’erano testimoni che ripresero con il telefonino in mano gli eventi, lì, sul posto, a Minneapolis mentre si consumavano, due giorni fa una ragazza che era presente, ha filmato tutto e le immagini sono molto eloquenti, sono vere, pulsano e fanno male.

(Ho scelto di non inserire il video, ma se volete lo trovare in rete, ma preparatevi perché fa male).

Un uomo nero, a faccia in giù, ammanettato con un poliziotto bianco che gli preme un ginocchio sul collo, che non si ferma malgrado gli venga detto che non può respirare, malgrado il sangue che esce dal naso, malgrado l’implorazione dei presenti che urlano di smetterla. Arriva l’ambulanza, il medico infila la mano sotto il ginocchio del poliziotto per verificare se ci sia ancora il battito, carica l’uomo sull’ambulanza, ma lo stesso in serata, viene dichiarato morto.

Perché tanta violenza?
Cosa è avvenuto prima dell’arresto?
Purtroppo il filmato non mostra gli istanti che precedono quell’atto di forza.

Ci sono sentimenti che vengono fuori, che non si possono tenere a bada, che ci pongono nella condizione di riflettere sul perché ancora accadano questi episodi. Orrore, rabbia, dispiacere, sofferenza, affollano pensieri e sensazioni e ci si interroga su come sia possibile provare così tanto odio verso qualcuno, soprattutto quando si indossa una divisa. Violenza, contro persone che implorano prima di morire, che si lasciano morire, che lottano fino alla fine prima di soccombere, di soffocare, di morire tra dolori atroci, da soli, vittime (forse consapevoli) dell’odio che un altro essere umano prova verso di te.

Nessuna colpa può giustificare tanta violenza, nessuna.
Vi prego, vi prego, vi prego, sto soffocando, non posso respirare (please, please, please i can’t breathe” – sono state le ultime parole prima che George Floyd morisse soffocato e senza più fiato. Ripete tre volte le parole “Per favore” prima di morire.

Anche Stefano Cucchi morì martoriato da danni irreversibili da percosse così evidenti che ancora oggi, quando sua sorella Ilaria mostra quella gigantografia, a me viene da restare senza fiato. Chissà quante volte ha chiesto di fermarsi, Stefano Cucchi.

Giustizia sia fatta, e al più presto.
Giustizia per George Floyd.
Perché non esistono al mondo tante Ilaria Cucchi, lei che non si è mai, mai, mai arresa davanti alla morte di suo fratello e ha lottato insieme ai suoi genitori per 10 lunghi anni, affinché venisse fuori la verità, solo la verità e insieme all’avvocato Fabio Anselmo sono riusciti a far condannare i due carabinieri, colpevoli della morte del giovane romano che avvenne il 22 ottobre del 2009.

La violenza deve essere bandita, la violenza che nasce da una forma di razzismo profonda, radicata ancora in una società che può provare a difendersi da tutto tranne che da atti come quelli che ancora si perpetuano per le strade, dentro le caserme, oltre il muro del rispetto della vita umana.

 

Simona Stammelluti 

 

Nell’operazione denominata “Waterfront” coordinata dalla DDA di Regio Calabria e dalla Guardia di Finanza che ha interessato 63 persone molte delle quali vicine al clan Piromalli, sono coinvolti anche alcuni imprenditori della provincia di Agrigento.

Agli arresti domiciliari sono finiti anche gli imprenditori di Santo Stefano di Quisquina Vito La Greca, di 39 anni e Alessio La Corte di 36.

Altri due imprenditori coinvolti sono di Cammarata; si tratta dell’ex consigliere comunale Filippo Migliore, 50 anni e Francesco Migliore di 59 anni.

“Le aspettative di un settore già martoriato, che da mesi sperava di veder ripristinato il bilancio europeo della ‘politica agricola’, (visto anche l’impatto della crisi scatenata da covid19 che ha visto le aziende agricole in prima fila nel garantire i beni essenziali), vengono disattese dalla proposta di quadro finanziario pluriennale presentata ieri dalla Commissione europea. Si conferma, dunque, la volontà del collegio dei commissari di ridimensionare le risorse per gli agricoltori europei, già manifestata due anni fa”. È quanto afferma l’europarlamentare della Lega, Francesca Donato, membro della commissione Agri (Agricoltura e sviluppo rurale) del Parlamento europeo.

“Nonostante le correzioni di bilancio su pagamenti diretti e sviluppo rurale – aggiunge l’europarlamentare della Lega – e considerando anche le risorse del nuovo programma “Next Generation EU” del Recovery Fund sui nuovi impegni agricoli previsti dal Green Deal, rimane sul tavolo un taglio complessivo rispetto alla programmazione attuale di quasi 35 miliardi di euro a prezzi 2018, principalmente concentrato sul primo pilastro, quello dei pagamenti diretti”.

“Non solo, quindi, il taglio sarebbe largamente superiore alle nuove risorse disponibili, ma verrebbe fatto sulla componente che incide di più sul bilancio delle aziende agricole. Avremmo perciò il primo settore chiamato a far fronte alle ‘nuove sfide’, tutte da declinare, relative alla sostenibilità ambientale, togliendo risorse al sostegno vero, quello che più incide sul reddito aziendale e dal quale dipende la produzione agricola. Uno scenario negativo e inaccettabile, che in assenza di interventi correttivi, si abbatterà sulle aziende agricole italiane, penalizzando quelle più competitive e pregiudicando la tenuta della produzione agricola italiana ed europea, baluardo del nostro approvvigionamento e della nostra sicurezza alimentare anche in questo periodo di crisi”.

“In questo quadro – conclude la Donato – il governo italiano resta a guardare non intervenendo, nonostante le ripetute sollecitazioni, nemmeno per sbloccare i pagamenti dei contributi di superficie a centinaia di aziende messinesi e sassaresi, illegittimamente bloccati da AGEA da oltre un anno. Gli agricoltori italiani sono abbandonati mentre il Ministero si occupa solo di promuovere gli sbarchi di clandestini tramite sanatorie e sussidi. Così non si può andare avanti”.

Il personale della locale Squadra Mobile dava esecuzione ad un Ordine di Esecuzione per la Carcerazione per cumulo di pene, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena – Ufficio Esecuzioni Penali a carico di un cittadino tunisino J. A., classe’97, per l’espiazione del cumulo della pena residua di anni 5, mesi 7 e giorni 17 per i reati di spaccio di sostanza stupefacente, resistenza a Pubblico Ufficiale e falsa attestazione ad un Pubblico Ufficiale sulla identità personale. Informata A.G..

Nella stessa giornata, personale della Squadra Mobile, procedeva all’arresto dei seguenti cittadini extracomunitari ai sensi dell’art. 10, comma 2 ter e quinques D.L 286/98, poiché, destinatari di decreto di respingimento, rientravano in Italia entro i previsti tre anni dall’effettivo rimpatrio: R. H., tunisino classe’98 e K. M., Tunisino classe ‘97, entrambi destinatario di decreti di respingimento emessi dal Questore di Agrigento. I predetti, come disposto dal Magistrato di turno, venivano sottoposti agli arresti domiciliari presso il C.A.S. “Villa Sikania” di Siculiana (AG).

Personale della Squadra Mobile, procedeva altresì all’arresto dei seguenti cittadini extracomunitari ai sensi dell’art. 13, comma 13bis D.L 286/98, poiché, destinatari di decreto di espulsione, rientravano in Italia entro i previsti cinque anni dall’effettivo rimpatrio: T. S., tunisino classe ‘91, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Agrigento; T.A., tunisino classe ‘81, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Ragusa; B. A.,  Tunisino classe’95, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Bolzano e J. A. tunisino classe ‘97, destinatario di decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Modena. I predetti, ad eccezione di J., tradotto presso la Casa Circondariale di Agrigento, come disposto dal Magistrato di turno,  sono stati sottoposti agli arresti domiciliari presso il C.A.S. “Villa Sikania” di Siculiana (AG).

In data 27 maggio 2020, in Canicattì (AG), personale del locale Commissariato di P.S. dava esecuzione all’ordinanza di aggravamento di misura cautelare emessa in data 27.05.2020 dal Tribunale di Agrigento – Ufficio del G.I.P. a carico del ventenne, pregiudicato per reati predatori, G.S., nato a Roma, in atto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in quanto riconosciuto colpevole del reato di evasione. Il predetto, dopo gli adempimenti di rito, veniva condotto presso la Casa Circondariale di Agrigento ove rimane ristretto a disposizione dell’A.G. procedente.

L’assessore all’Ambiente e all’ecologia Nello Hamel informa che il problema della raccolta dei rifiuti nella località di Zingarello è stato avviato a soluzione. Nella prima fase, partirà da oggi, giovedì 28 maggio, un furgone con un addetto alla raccolta che sosterà nell’area dov’erano posizionati i cassonetti stradali per consentire ai residenti di conferire i rifiuti secondo il calendario della differenziata. L’orario di conferimento sarà dalle ore 10.30 alle ore 12.00 di tutti i giorni tranne la domenica. Contestualmente si procederà alla bonifica della discarica che si era creata attorno ai cassonetti stradali, che saranno rimossi. il gestore del servizio curerà inoltre il posizionamento a Zingarello di un gazebo dove saranno fornite tutte le informazioni utili e dove saranno distribuiti i mastelli agli utenti che abitano in questa frazione. Per la consegna dei mastelli si dovrà compilare un’autocertificazione e consegnare una copia del documento di riconoscimento e del codice fiscale.

Si svolgerà il 29 maggio dalle 11:00, in videoconferenza sulla piattaforma ZOOM, il convegno per la presentazione dei risultati dell’Indagine sul benessere soggettivo e l’alimentazione ad Agrigento. Il convegno è organizzato dal finanziatore della ricerca, PLEF e vedrà la partecipazione della Presidente della Cabina di regia “Benessere Italia”, organo di supporto Tecnico-Scientifico del Presidente del Consiglio ed ha la finalità di sostenere, potenziare e coordinare le politiche e le iniziative del Governo italiano per il Benessere Equo e Sostenibile (BES).

La ricerca è svolta dall’Università degli studi di Palermo, è coordinata dal Responsabile scientifico, professore Gaetano Gucciardo, docente dell’Ateneo di Palermo, del Corso di Studio in Servizio Sociale con sede ad Agrigento. I lavori hanno impegnato per circa due mesi in città dodici intervistatrici e intervistatori che hanno rilevato le opinioni di un campione probabilistico dei cittadini di Agrigento sul benessere soggettivo e l’alimentazione.

La ricerca è nata grazie allo straordinario riconoscimento ricevuto dalla città per due suoi ristoratori che hanno ottenuto il primo e il secondo posto nella speciale graduatoria per la ristorazione virtuosa, i ristoranti Ginger People & Food (primo classificato) e Terracotta (secondo classificato) ed è stata realizzata grazie al finanziamento previsto per il primo classificato del premio Bezzo. Il premio Bezzo è finanziato dal sistema cooperativo CRAI ed è organizzato da PLEF e dai suoi partner AIQUAV e AREGAI.

La ricerca è stata effettuata nel quadro della “Convenzione per la collaborazione scientifica tra il Polo territoriale universitario di Agrigento e l’Associazione Planet Life Economy Foundation (PLEF)”. Anche in questa occasione, la presenza dell’Università ad Agrigento si conferma punto di forza per il territorio. PROGRAMMA Introduzione Emanuele Plata – Presidente Planet Life Economy Foundation Presentazione della ricerca Gaetano Gucciardo – Senior Researcher Università di Palermo (polo territoriale di Agrigento dell’Università di Palermo) Commenti alla ricerca Enza Laretto – CTS AREGAI-Terre di benessere Matteo Mazziotta – Consigliere AIQUAV Lillo Firetto – Sindaco di Agrigento Domande e risposte Conclusioni Filomena Maggino – Presidente AIQUAV e Cabina di Regia “Benessere Italia.

La decisione del Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico (chi ne ha chiesto la convocazione e perché visto che era presente solo il sindaco di Agrigento), ha sferrato il colpo mortale all’economia agrigentina.

Sia ben chiaro il Covid-19 è stata una pandemia drammatica e devastante ma da noi non è mai stata fuori controllo.
Allora perché questo inutile quanto devastante provvedimento?
La città ed i commercianti, è il momento che si ribellino, consegnino le chiavi al sindaco ed impugnino il provvedimento(noi siamo al loro fianco).

Sindaco, la città è in uno stato comatoso, igiene 0, Servizi essenziali, le erbacce dentro le ville ed i giardini cittadini stanno arrivando alle stelle, i commercianti attendono un provvedimento di sgravio delle tasse comunali da noi sollecitato ed invece non arriva nulla, mascherine 0, cosa stai facendo oltre a chiudere le uniche attività che possono dare respiro all’economia cittadine? non sarebbe stato meglio regolare e mandare in strada a fare i controlli i 3 vigili urbani che utilizzi per la tua scorta ? Il prefetto sa di questo ed altre irregolarità? ecc… ecc… ecc….

Ad Agrigento da 5 anni, PRIVARE E’ L’UNICO MEZZO CHE CONOSCE L’AMMINISTRAZIONE FIRETTO, ha esordito nel lontano 2015 abolendo il ferragosto anziché dettare regole e farle rispettare, ed oggi unico capoluogo in Sicilia ed unica città in provincia, viene vietata la vendita di alcol dalle 21 e chiusura dei locali alle 24, il tutto se davvero fosse stata una decisione del Comitato per la sicurezza Provinciale, sarebbe dovuto essere esteso alla intera provincia.

Ed allora perché? perché continuare a distruggere l’economia Agrigentina con la scusa del Covid-19 in un’isola con contagi vicino allo zero ed una provincia assolutamente fuori dal rischio contagi?

Gli agrigentini sono stati bravi, la politica sta continuando ad utilizzare la macchina dell’emergenza, per fare campagna elettorale,

Da chi è arrivata la Richiesta di convocazione del comitato PROVINCIALE PER L’ORDINE E LA SICUREZZA? Noi siamo più che certi che è arrivata dal sindaco di Agrigento, unico sindaco presente, la decisione infatti seppure si tratta di un comitato provinciale, riguarda solo i Comuni di Agrigento, Sciacca, Licata, Palma, Favara, Canicattì e tutti i paesi della movida rimangono aperti e tranquillamente affollati.

Si ritorna alle regole generali: chi non è andato in vacanza o non ha preso un volo a causa del decreto del 3 marzo 2020 ha diritto all’immediato rimborso e, se lo stesso verrà rifiutato, ci si potrà rivolgere al giudice.

Chi aveva prenotato un viaggio e non è potuto partire a causa dell’emergenza da covid19 ha diritto ad avere indietro il denaro speso. Non voucher a scadenza o proposta di cambio di data, come molti vettori stavano proponendo, ma, se il cliente lo richiede, l’intero importo versato. Una posizione che già da diverse settimane portava avanti l’associazione di tutela dei consumatori Konsumer, che si era schierata al fianco di moltissimi consumatori, e che ora è stata ufficializzata anche attraverso una lettera che la Commissione Europea ha inviato al Governo italiano.

Una decisione centrale che contribuisce a dare forza a quella che già da tempo era la nostra posizione. – Commentano gli l’avvocati Giovanni Franchi, di Parma Presidente per la Regione Emilia-Romagna e Giuseppe Di Miceli Vice-Presidente per la Regione Sicilia dell’associazione Konsumer –Non era pensabile far perdere il denaro a migliaia di consumatori per un’emergenza sanitaria di cui non hanno assolutamente colpa. Non è possibile imporre ad una persona di riprogrammare il proprio viaggio nel prossimo anno. Alcuni potrebbero non aver voglia di partire o di lasciare il paese, c’è chi ha perso il lavoro o è stato mesi in cassaintegrazione, e non ha più la serenità economica per concedersi un viaggio in tranquillità, ci sono, poi, viaggi di nozze da diverse migliaia di euro di coppie che non sono riuscite a sposarsi. Parliamo di decine di migliaia di euro di prenotazioni per viaggi e servizi dei quali i clienti non hanno usufruito. Non si poteva per come dagli atti governativi lasciar decidere solo i vettori o ai tour operator, seppur vanno tenute in considerazioni le loro problematiche sarebbe stato necessario stabilire una linea di azione ufficiale e condivisa.”

Il nostro Governo entro oggi dovrà fornire una risposta alla Commissione Europea, comunicando la volontà di consentire ai viaggiatori la scelta se chiedere il rimborso integrale della somma versata o usufruire di un voucher.

Ma, in realtà – per Konsumer chiariscono gli l’avv. Giovanni Franchi, di Parma e Giuseppe Di Miceli, di Agrigento – non vi è alcun bisogno che l’Italia cambi la propri  normativa, perché i turisti che hanno perso il loro viaggio abbiano il rimborso. Per la giurisprudenza italiana infatti – sempre per gli l’avv. Giovanni Franchi, di Parma e Giuseppe Di Miceli, di Agrigento – la violazione di norme comunitarie comporta la necessità di disapplicare la disciplina contraria alle stesse. Dal che discende, nei casi di in cui il passeggero o il turista non  abbiano potuto fare uso  del biglietto o del viaggio turistico, la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta e il suo diritto di ricevere la rifusione di quanto versato.