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Angelo Incardona ha sparato in tutto 15 colpi, con la sua Beretta 92 FS con matricola abrasa. Tre o quattro sono stati sono stati esplosi a casa dei suoi genitori: Giuseppe Incardona 65 anni e Maria Ingiamo 60 anni, ferendoli solo di striscio. Il resto dei colpi, quasi tutti a raffica, li ha esplosi contro la vittima: Lillo Saito di 66 anni, imprenditore e socio della “Gelati Gattopardo”, mentre era seduto dentro la sua autovettura una Chrevrolet Captiva stazionata in piazza Provenzani a Palma di Montechiaro.

La salma del defunto, già da ieri, è stata trasportata all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha già disposta l’autopsia.

Dopo gli assalti, Incardona, viene dissuaso dalla moglie a costituirsi alle forze dell’ordine. Sarà lei ad accompagnarlo al comando provinciale dei Carabinieri di Agrigento.

Angelo Incardona, ha dichiarato, durante l’interrogatorio condotto, nella serata di ieri,  dal Procuratore Dott. Luigi Patronaggio e dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Maria Barbara Cifalinó, insieme al Comandante Provinciale dei Carabinieri Colonnello Vittorio Stingo e al Comandante del Nucleo Investigativo Maggiore Luigi Balestra, di aver ucciso, dopo aver lasciato la casa dei genitori, tale Lillo Saito. Ha parlato, anche di una faida legata a dinamiche interne ai “paracchi” (organizzazione criminale paramafiosa) di Palma di Montechiaro; quest’ultima dichiarazione sarebbe apparsa, a inquirenti e investigatori, assai confusa e intricata. Una storia, quella raccontata da Incardona, tutta da verificare e decifrare.

Il fascicolo d’inchiesta sull’omicidio e il duplice tentato omicidio resta, almeno per il momento, alla Procura di Agrigento. Se dovesse essere confermata la matrice mafiosa del gesto, l’inchiesta dovrà essere trasferita alla Dda di Palermo.

La Cassazione ha confermato la sentenza d’Appello emessa il 16 ottobre 2015 a carico di Giuseppe Gangarossa, 52 anni, di Porto Empedocle, pescatore, che a Porto Empedocle, in via Roma, il 5 dicembre 2013, al culmine di una violenta rissa, ha accoltellato un ragazzo di 26 anni. In primo grado, il Tribunale di Agrigento ha condannato Gangarossa a 4 anni di reclusione, poi aumentati a 6 in Corte d’ Appello riconoscendo il reato di tentato omicidio. Adesso il sigillo definitivo della Cassazione.

Se il sedicenne adesso in coma, dopo aver subito un delicatissimo intervento alla testa dovesse morire, i tre aggressori si trasformerebbero in tre assassini

i tre aggressori -foto Ansa

E’ accaduto a Caltagirone, dove tre ragazzi tra i 18 e 32 anni, hanno aggredito tre ragazzi egiziani, trai 16 e i 17 anni, ospiti di un centro di accoglienza. Li hanno aggrediti a colpi di mazze da basball e spranghe. Gli stessi sono stati anche intimiditi con una pistola ad aria compressa di proprietà di uno degli aggressori, ritrovata poi dai carabinieri. Una vera e propria punizione, ai danni dei tre ragazzi stranieri, un pestaggio in piena regola.

I tre ragazzi egiziani sono stati fermati ed aggrediti mentre rientravano al centro di accoglienza per migranti, vicino Caltagirone. Da due macchine sono usciti tre uomini che li hanno pestati violentemente. Il sedicenne, forse il vero bersaglio del gruppo, è stato ferito gravemente alla testa, ed ora è in prognosi riservata, ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania. I medici lo hanno sottoposto a “un intervento di svuotamento ematologico al cranio e si trova in stato di coma farmacologico”.

Gli aggressori sono stati arrestati grazie al video girato da uno delle vittime. Proprio davanti a quel video, i tre aggressori hanno confessato ed adesso sono accusati di tentato omicidio aggravato, lesioni personali e porto illegale di armi improprie. Si tratta di Antonino Spitale, di 18 anni, e i fratelli Giacomo e Davide Severo, di 32 e 23 anni.

Si cercano ancora due persone, che sarebbero rimaste in macchina ad attendere gli aggressori.

Simona Stammelluti

Il Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato a 5 anni di carcere un favarese imputato di tentato omicidio a colpi di scalpello. Si tratta di Gaspare Vecchio, 36 anni, già sottoposto alla libertà vigilata, e che adesso risponderà anche di tentato omicidio, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. Vecchio, lo scorso 26 settembre 2015, è entrato dentro casa di un favarese di 37 anni, Emanuele Di Dio, e lo avrebbe colpito alla testa e al viso con uno scalpello di ferro. La moglie della vittima dell’ aggressione ha reagito e ha indotto l’aggressore, armato anche di un coltello di 30 centimetri, alla fuga. Quando Gaspare Vecchio è stato rintracciato dai Carabinieri a casa sua ha resistito e minacciato i militari. Scalpello e coltello sono stati sequestrati. Emanuele Di Dio è stato soccorso in Ospedale con 20 giorni di prognosi.

A Gela la Polizia ha arrestato ai domiciliari il romeno Vasile Ciprian Guia, 37 anni, che, ubriaco, ha aggredito e tentato di uccidere due operatori del “118”, intervenuti con un’ambulanza, per soccorrerlo e accompagnarlo al pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele”. Il romeno, armato di taglierino, si è scagliato più volte contro il personale paramedico, che il romeno ha rinchiuso nella casa del proprio fratello, in via Amendola, dove, peraltro, ha incendiato due sacchi di spazzatura.

Accogliendo quanto richiesto dal difensore, l’ avvocato Tanja Castronovo, il Tribunale di Sorveglianza di Palermo ha concesso la semilibertà e la possibilità di trascorrere le 12 ore diurne della giornata fuori dal penitenziario, tra casa e lavoro, a Calogera Sferlazza, 54 anni, di Favara, che sconta la condanna a 6 anni di reclusione per tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi allorchè il 2 luglio 2008, nelle campagne intorno a Favara, in contrada Giarrizzo, sparò 3 colpi di pistola contro Giovanni Alonge, 66 anni, anche lui di Favara.

fonte teleacras

A Porto Empedocle i poliziotti del locale commissariato, agli ordini del vice questore aggiunto, Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari Giuseppe Taormina, 45 anni, macellaio, allorché, all’interno della sua macelleria, in via Catania, al culmine di una discussione, avrebbe accoltellato un 60enne di Caltanissetta per contrasti legati alla manutenzione di un immobile del nisseno vicino di casa di Taormina. Giuseppe Taormina avrebbe sferrato due coltellate, e una ha sfiorato la gola. Il ferito, non ad organi vitali, è stato soccorso in Ospedale, al San Giovanni di Dio, non è in pericolo vita e i medici hanno sciolto la prognosi.
fonte teleacras

A Porto Empedocle i poliziotti del locale commissariato, agli ordini del vice questore aggiunto, Cesare Castelli (nella foto), hanno arrestato ai domiciliari Giuseppe Taormina, 45 anni, macellaio, allorché, all’interno della sua macelleria, in via Catania, al culmine di una discussione, avrebbe accoltellato un 60enne, che non abita in provincia di Agrigento, per contrasti legati ad un immobile che il 60enne ha recentemente acquistato all’ asta. Taormina avrebbe sferrato due coltellate, e una ha sfiorato la gola. Il ferito, non ad organi vitali, è stato soccorso in Ospedale, al San Giovanni di Dio, non è in pericolo vita e i medici hanno sciolto la prognosi.
Fonte teleacras

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