L’Assemblea Regionale dopo una raffica di contese

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I contenziosi tra i deputati regionali Vasta – Giuffrida, Bica – Catania e Daidone – Nicotra: gli esiti e i mutamenti all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana.

La recente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che ha assegnato a Salvatore Giuffrida, difeso dagli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Giovanni Verga, il seggio di deputato regionale di Davide Vasta, potenzia la coalizione di maggioranza all’Assemblea Regionale. Giuffrida è stato già a Sala d’Ercole in due legislature. Alle elezioni Regionali del settembre 2022 è stato il primo dei non eletti nel collegio di Catania nella lista lanciata da Cateno De Luca, “Sud chiama Nord”. Tuttavia, appena varcherà la soglia di Palazzo dei Normanni, non si iscriverà al gruppo di De Luca. Lui, Giuffrida, ex sindaco di Tremestieri etneo, sarebbe intenzionato ad aderire alla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro. E ciò sarebbe conseguente all’essere stato in forza nell’area centrista perché durante i suoi due mandati parlamentari precedenti ha militato nell’Udc: la prima volta al posto di Fausto Fagone, coinvolto nell’inchiesta “Iblis” della Procura di Catania, e la seconda volta subentrando a Lino Leanza, morto nel maggio del 2015. Ancora tuttavia: Salvatore Giuffrida, che giurerà all’Assemblea Regionale nella seduta di mercoledì 28 febbraio, vanta anche un ottimo rapporto con l’assessore regionale all’Economia di Forza Italia, Marco Falcone, ed ecco perché non si esclude una sua adesione al partito di Tajani. Comunque sia, il Gruppo “Sud chiama Nord”, rinunciando a Vasta ma non incassando Giuffrida, diminuirà la propria rappresentanza a 6 deputati. E il centrodestra l’aumenterà a 41 deputati, contro i 29 dell’opposizione. E’ stato Giuffrida a proporre ricorso contro Davide Vasta, colpevole di non essersi dimesso entro i termini di legge, prima delle elezioni Regionali, dalla carica di componente della società cooperativa “Cot”, che ha intrattenuto rapporti contrattuali anche con soggetti pubblici, parte dello Stato e della Regione. E poi: nella partita interna a Fratelli d’Italia tra Giuseppe Bica e Nicola Catania ha vinto Bica. Infatti, Catania, deputato in carica ed ex sindaco di Partanna, è decaduto perché in Corte d’Appello è stata appena confermata la sentenza di primo grado che ha sancito la sua non eleggibilità a deputato regionale perché al tempo delle elezioni non si è dimesso, entro i termini di legge, da un incarico nella Srr, ovvero l’ex Ato rifiuti locale. A Catania subentra pertanto il primo dei non eletti nel partito di Giorgia Meloni, Giuseppe Bica. Ed è stato lui, Bica, a proporre ricorso contro Catania. Un altro scontro tra i Fratelli d’Italia è stato tra Dario Daidone e Carmelo Nicotra. Vittorioso della contesa è stato Daidone, attuale presidente della Commissione Bilancio. Infatti, la Corte d’Appello di Palermo ha condiviso le tesi difensive di Daidone, ribaltando la sentenza di primo grado del Tribunale che, invece, aveva accolto il ricorso presentato da Carmelo Nicotra, primo dei non eletti, secondo cui Dario Daidone non sarebbe stato eleggibile perché non si sarebbe dimesso da un incarico all’Irfis entro i termini di legge stabiliti per potersi candidare alle elezioni Regionali. Nicotra, che nel frattempo ha manifestato “simpatie” per la Lega di Salvini, ha annunciato ricorso in Cassazione.

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