La Sicilia hub energetico del Mediterraneo?

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Le incompiute energetiche in Sicilia, tra impianti fotovoltaici ed eolici, trivellazioni per gas e idrocarburi, e rigassificatori. Lo stato attuale e le prospettive.

Dal gas alle rinnovabili la Sicilia potrebbe essere l’hub energetico del Mediterraneo, contribuendo a sottrarre l’Italia dalla sudditanza energetica verso l’estero, in primis dalla Russia di Putin. La Sicilia sarebbe la punta del compasso nazionale delle fonti energetiche pulite se i progetti per centinaia, se non migliaia, di impianti per la produzione di energia da fotovoltaico ed eolico non fossero ancora bloccati tra le pastoie burocratiche di Regione e Stato.

Al momento vi sarebbero circa 9mila megawatt in attesa di autorizzazione per l’impatto ambientale nelle Commissioni competenti regionali e nazionali. E la Sicilia potrebbe rifornire l’Italia di una determinante quantità di gas se fossero installati i rigassificatori a Porto Empedocle e o ad Augusta, per estrarre i miliardi di metri cubi di gas che, secondo il Ministero competente, sono custoditi nel sottosuolo siciliano. E invece la Sicilia è ancora alla casella di partenza nello sviluppo di infrastrutture energetiche. Così conferma Domenico Santacolomba, dirigente del servizio di programmazione energetica della Regione siciliana, che rivela: “Dal 2018 al 2021 non vi sono stati grandi installazioni o grandi quantitativi di impianti connessi. La crescita degli impianti eolici e fotovoltaici in Sicilia dal 2018 è tendenzialmente pari a zero”. E così emerge anche dal report di Legambiente intitolato “Scacco matto alle rinnovabili”, secondo cui in Sicilia vi sarebbero addirittura 23mila richieste in attesa, tra pale eoliche e pannelli solari, su un totale nazionale che ammonta a quasi 100mila, ovvero circa un quarto del totale. Ed è un ritardo che rischia di provocare in Italia il fallimento del traguardo europeo dei 70 gigawatt entro il 2030 per garantire copertura dei consumi rinnovabili di almeno il 72% del totale.

E la Sicilia vale il 10% del traguardo dei 70, avendo previsto nel suo piano energetico di raggiungere con eolico e fotovoltaico almeno 7 gigawatt entro il 2030. Poi, in riferimento al gas nel sottosuolo, l’Assemblea Regionale ha appena approvato un ordine del giorno contro le “trivelle selvagge” a prima firma del deputato 5 Stelle Giampiero Trizzino, che sottolinea: “La Sicilia ha una riserva complessiva nella terraferma che non supera neppure 1 miliardo di metri cubi. Per questa ragione, trivellare ancora in cerca di gas serve a poco, se non a danneggiare l’ambiente, ed ecco perché bisogna spingere verso le rinnovabili”. E poi, in mare: da oltre 10 anni è pronto il progetto di Enel per la costruzione di un terminale per la rigassificazione a Porto Empedocle, a cui si è opposto il Comune di Agrigento che si è rivolto al Tar contro il passaggio del metanodotto che si sarebbe dovuto allacciare alla rete nazionale. Il Tar ha appena rigettato il ricorso, e dunque ad oggi non vi sarebbero impedimenti.

Nel frattempo però sono trascorsi più di 10 anni. Il progetto originario ha previsto un investimento di 600 milioni di euro che, secondo gli esperti, oggi sarebbe da aggiornare con una spesa di quasi un miliardo. Per concludere l’opera sarebbero necessari 5 anni, impiegando quasi 1000 lavoratori tra diretti e indotto. Il rigassificatore a Porto Empedocle rifornirebbe l’Italia di 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno, circa il 10% del fabbisogno nazionale, che attualmente è di 76 miliardi di gas all’anno. E ciò consentirebbe di ridurre la dipendenza dalla Russia, da cui importiamo 29 miliardi di metri cubi, che è il 39% delle importazioni totali. E dall’Algeria, da cui proviene circa il 28% del gas che utilizziamo. Il rigassificatore di Porto Empedocle è quasi cantierabile: vi sono già le autorizzazioni e, inoltre, Enel nel tempo ha rinnovato tutte le concessioni. Serve però una scelta netta del governo nazionale sull’assetto energetico in Italia.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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